Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, solo un pensiero libero, che liberamente lascio al vostro commento

venerdì 31 ottobre 2008

Fioccano le multe per i parcheggi

Ero andato ad un giornale locale per rialsciare un'intervista e per porgere la mia solidarietà al sindaco Farioli dopo l'attentato incendiario alla sua auto, mi sono trovato con una multa da 36 euro per aver superato il limite orario per 6 minuti.
Posso considerarmi anch'io una delle tante vittime che in questi giorni si è trovata una sgradita sorpresa sotto il tergicristallo, c0n una vaga sensazione di discriminazione che lascia sempre l'amaro in bocca.
Perchè discriminazione? Mi sembra che chi supera il tempo di sosta, fosse anche di qualcosa di più che 5/10 miuti, compia una sorta di peccato veniale, rispetto a tante altre infrazioni che avvengo in città. Quante volte vedete circolare auto con il guidatore con il cellulare all'orecchio? Oppure parcheggiare in doppia fila con le quattro frecce, prendere una strada in contromano, giudare a velocità eccessiva, travolgere passanti sulle strisce pedonali >>>leggi post<<<.
"Ma dove sono i vigili in queste occasioni", ti viene da chiedere. Per non farti passare col rosso mettono i T-red, ma per fermare la gente che compie manovre spericolate non si azzarda mai nessuno a provare di bloccare questi pazzi.
Ecco dove la gente percepisce qualcosa che non funziona: prendersela sempre con chi non ha alibi, non ha vie di fuga, non può fare il furbetto. Una sensazione molto italiana, diciamo la verità: chi non vorrebbe avere la possibilità di evadere le tasse? Se dovessimo essere onesti fino in fondo, quella volta che ci capita di prendere una multa è perchè in 10 altre occasioni ci è andata bene.
Dovremmo provare ad essere un filo più onesti, prima ancora che con noi stessi (anche perchè nei nostri confronti siamo sempre MOLTO indulgenti), con gli altri e riconoscere che se cominciassimo a cambiare le nostre abitudini, che poi diventano ossessioni, forse riusciremo a tornare a livelli di vita più soddisfacenti la vera natura umana.
Possiamo provarci?

giovedì 30 ottobre 2008

La diretta del Consiglio del 30 ottobre 2008

Anche questa sera tento di darvi in diretta i contenuti del Consiglio Comuale. Il consiglio comincia con qualche minuto di ritardo e il primo messaggio è il ringraziamento del Sindaco per la solidarietà ottenuta per l'attentato alla "sua auto". Inoltre, ricorda ceh il 18 novembre vi sarà l'inaugurazione del nuovo palazzo di giustizia alla presenza del Ministro Alfano.
Alle ore 21.20 inizia la discussione del punto sulla revisione del Bilancio.
Il Sindaco, nella veste di Assessore al Bilancio ad interim, spiega come si sia arrivati ad individuare le risorse economiche necessarie a questa variazione di bilancio: tagliando altre opere che non sono più ritentute adeguate, come ad esempio la sistemazione quartierale di S.Edoardo, piuttosto che recuperando alcune piccole somme "risparmiate" da precedenti interventi ora conclusi.
Su questo argomento il PD propone una mozione di indirizzo, perchè venga realizzato il sottopasso alla Ferrovia Nord nel quartiere Sacconago tra via del Chisso e la zona industriale, che dovrebbe essere la soluzione definitiva per alleggerire il traffico che si verrà a generare con l'inizio delle attività del tronco intermodale. Un emendamento invece chiede di annullare l'intervento di 10.000 euro per lo studio di fattibilità per lo stadio Speroni, attribuito ad una consulenza esterna, che invece si chiede di delegare agli uffici interni.
Il dibattito porta ad evidenziare come, andando a ripescare nel passato, avvenga un palleggio di responsabilità tra l'attuale amministrazione e quella dell'ex sindaco Rosa: per gli uni si trattò di errori, per l'altro solo una normale procedura di ribasso prezzi.
Il Sindaco chiede che l'emendamento venga trasformato in mozione, cosa che viene accolta dai proponenti. La mozione invece riaccende la vicenda del sottopasso di Sant'Anna, che Pellegatta (AN) afferma vicina alla conclusione solo perchè prossima la terza tranche del contributo governativo per la realizzazione e perchè l'opera compresa nel piano triennale delle opere, ma sapendo che a questo progetto mancano i soldi che dovrà trovare l'amministrazione, non c'è di che gioire.
Alle ore 22.45 si procede con la votazione: la mozione PD è approvata all'unanimità (27), la variazione di bilancio è approvata con 18 voti favorevoli e 9 astensioni.
Si passa alla discussione dei punti non deliberativi.
Interrogazione di Corrado (RC) sui rapporti tra Parco Alto Milanese e Associazioni di Protezione Civile. Il nodo della polemica sta tra le due Protezioni civili di Busto Arsizio (uscente) e Legnano (subentrante). La questione resta aperta, senza un vero chiarimento.
Cislaghi (Gruppo Misto) interroga sulla carenza di personale negli asili nido: tranquillizzanti risposte da parte dell'Assessore Fantinati.
Interrogazione del sottoscritto sulla criminalità organizzata: risponde il sindaco, che tranquillizza tutti sia in merito all'attentato incendiario subìto, frutto di un episodio isolato, sia per quello che riguarda la situazione della criminalità, legata soprattutto alla droga, che comunque è la meno invasiva sulle strade tra i comuni del circondario. La mia considerazione è di sollievo per l'evidenza di una situazione molto tranquilla, e allora perchè la Lega tira in ballo le ronde padane per garantire la sicurezza di Busto Arsizio, se è città così esemplare? E fa paicere sapere che non ci sono nemmeno problemi con la questione dei tifosi, che evidentemente non danno alcuna preoccupazione... perchè riempiamo gli stadi di poliziotti, allora?
Interrogazione sul numero di dipendenti di Busto Arsizio (Cislaghi): una situazione fortemente deficitaria in termini di occupazione, che questa amministrazione sta cercando di stabilizzare anche a seguito delle ispezioni della Corte dei Conti. Se la Corte non fosse intervenuta? Non lo sapremo mai...
All'alba delle ore 23.45 si va a discutere di Fondazione Blini, con la mozione di Erica D'Adda: ripensare la Fondazione sul modello di altre esistenti in zona. Ruffinelli afferma che ci sarebbe stato il tempo per convocare la commissione cultura, mentre gli eventi ricordati da Pecchini evidenziano che questo non corrisponde al vero. Viene anche invitato Cornacchia a leggere la sua mozione che solleva problemi sulla legittimità della Fondazione stessa e del completamento dell'iter finora svolto. Scoppia la tempesta. Come ogni volta che si affronta questo tema.
I nodi vengono al pettine, la ricostruzione del percorso dal maggio del 2007 ad oggi dimostra che la Fondazione Blini fu un atto imposto dalla Provincia, che della Fondazione il consiglio non ha mai ratificato lo Statuto e che, come dice Cornacchia, non ha mai preso forma giuridica. E allora?
Si ritirano le due mozioni e si va a casa alle 0.30



All'indomani del decreto Gelmini

Oggi non scrivo io, ma ospito. Ed ospito nientemeno che il pensiero fresco fresco di un senatore del PD, Paolo Rossi, varesino e omonimo di tanti altri, che mi ha mandato il suo pensiero in proposito e mi sento di condividere con voi:

Il decreto Gelmini è stato approvato nell'Aula del Senato: un'Aula da cui – non appena usciti – era possibile udire i cori e le manifestazioni di protesta che hanno costantemente accompagnato la discussione, fino al voto e oltre. Era da tempo che non si assisteva a cortei di studenti di tali proporzioni, uniti nel rappresentare ed esibire uno stato di disagio, anche a prescindere dalle diverse posizioni politiche: Maurizio Crozza, introducendo la puntata scorsa di "Ballarò" sottolineava ironicamente come la Gelmini ha avuto il merito, se non altro, di mettere tutti d'accordo, facendo arrabbiare indistintamente studenti e insegnanti, genitori e persino bidelli, in una parola l'intero universo che ruota intorno al mondo della formazione e della Scuola.
Gli svarioni di cui il ministro è stata interprete sublime fanno pensare che, quando si affrontano certi temi, forse bisognerebbe avere maggiore autorevolezza e un briciolo di credibilità: e il disorientamento che ne è seguito, da parte della Gelmini, è stato uno spettacolo che stringe il cuore.
L'atteggiamento del Governo, fin dai primi passi, è stato molto chiaro: dal punto di vista cosmetico-pubblicitario offrire segnali rassicuranti e populisti (dall'abolizione dell'ICI alla Robin Hood tax all'affaire Alitalia…), mentre dal punto di vista pragmatico compulsare il librone dei conti per decidere che tagli operare, usufruendo del mezzo più diretto: servendosi cioè, non a caso, di decreti per non por tempo in mezzo – viste anche le proporzioni dei numeri nei due emicicli – e dunque, nei fatti, negarsi a prescindere a una più ampia dialettica parlamentare. Come se a questo bastasse il montare di un consenso tanto pubblicamente ostentato quanto, a giudicare dalla situazione e dalla gravità dei problemi in atto, a dir poco effimero.
Ma questo, come ormai è chiaro, rientra nella strategia del Miliardario ridens, secondo il quale il dialogo è un'opzione come un'altra, buona all'occorrenza ma subito rigettata se il confronto diviene aspro e di conseguenza si verifica qualche turbativa sulla via, asfaltata di nuovo, delle magnifiche sorti e progressive del centrodestra.
Gli Italiani hanno la memoria corta, com'è noto, e forse non ricordano – nei toni e nei temi – in cosa consistette l'opposizione dell'opposto schieramento al passato governo Prodi: quel che ieri appariva scellerato oggi è ragionevole, quel che era inutile oggi è necessario, e quelle manifestazioni che ieri testimoniavano il malcontento dell'Italia oggi sono solo la prova di un centrosinistra diviso e inaffidabile.
Non ci vuol molto a comprendere che il nostro è un Paese a crescita zero, impantanato in dinamiche economiche recessive e che, a colpi di decreto le cose cambiano, certo, ma non si riformano. Parlare di riforme, come quella della Scuola in questa situazione (è stato da voci ben più autorevoli della mia sottolineato), è risibile oltre che falso. Queste sono "riforme" piovute dall'alto e generate solo dalla necessità di risparmiare, che nulla hanno a che vedere con le esigenze reali dei cittadini (una Scuola pubblica libera e davvero meritocratica, perché tutti siano virtualmente uguali e abbiano le stesse possibilità di emergere e di far valere i propri talenti), ma che riproducono stancamente l'antica logica della sopravvivenza in cui tutto si riduce al "quanti soldati abbiamo e dove sono dislocati". Vizi privati e pubbliche virtù. La musica non cambia: con quale credibilità si può parlare di meritocrazia in un Paese che alla meritocrazia non crede, che non crede negli outsiders e nel dialogo, imprigionato dalle logiche delle corporazioni e delle lobbies, e dove guardacaso lo stesso ministro ha affrontato gli esami nella sede più chiacchierata d'Italia, dove si parla di riforma della Scuola senza che – non dico Baumann… – ma non è stato consultato un solo pedagogista né alcuno degli addetti ai lavori…
Una dichiarazione come quella del ministro Gelmini sul fatto che il 97% delle uscite concernenti la Scuola grava sugli stipendi di insegnanti – sia detto per inciso socialmente poco riconosciuti e fra i meno pagati d'Europa – è sintomatico del punto di vista scelto per guardare ai problemi. Visto che siamo qui a discutere dell'efficacia formale di grembiuli, voto in condotta e altre amenità, potremmo cominciare col dire che in Europa ogni insegnante ha la sua aula e non è lui che deve recarsi nelle diverse classi, e che quel 3% residuale di cui sopra, a voler tacere dell'edilizia scolastica, non è sufficiente a pagare le fotocopie predisposte per i compiti in classe e a offrire lavagne e banchi più moderni di quelli del dopoguerra.
Ma il problema è ancora più a monte: giacché si richiede alla Scuola, senza offrire mezzi e da ora anzi riducendoli ulteriormente, di rispondere a tutte le domande che una società sempre più sbilanciata e frammentaria pone con sempre maggiore evidenza ai ragazzi e alle famiglie. Dove l'informazione cresce esponenzialmente a scapito della conoscenza e di quella diversa specificità dei saperi che, in un mondo terziarizzato, si fanno sempre più necessari.
Quello che mi ha colpito degli slogan ascoltati in strada è stato il livello di riproducibilità tecnica: in gran parte infatti si trattava di slogan riadattati dalle curve da stadio: è questo, forse, il senso di una osmosi sempre più stratificata e complessa fra una dimensione del sociale esposta e sempre meno perimetrabile e una politica sempre più marginale e arroccata, fatta di trucchi con le carte e con lustrini che distolgono l'attenzione dai problemi reali.
Seppure in un'epoca di leaderismo, sarebbe tuttavia un grave errore spostare il baricentro del confronto interno al Partito democratico e al centrosinistra, sul modello berlusconiano. Può darsi che, di fronte a una legge sbagliata sia giusto e opportuno ricorrere al referendum; ma resto convinto che sia ancor più necessario riempire di contenuti i vuoti contenitori-decreto del centrodestra, fare le leggi piuttosto che abrogarle e battersi per un consenso sempre più esteso.

mercoledì 29 ottobre 2008

La barbarie delle strade che uccidono

Ancora sangue sulle nostre strade. Ancora un TIR coinvolto. Ancora una persona anziana che muore schiacciata sotto le ruote assassine.
La signora Crespi era persona amata ed apprezzata da tutto il quartiere ed abitava proprio a due passi dal luogo dell'incidente. Conosceva i pericoli di quella strada, ma questo non è bastato a salvarla. Malgrado le mie denuncie di questi ultimi anni, continua questo eccidio sulle nostre strade, di cui continuiamo ad attribuire alla casualità, alla fatalità, la responsabilità di questi morti, senza vedere quali siano le vere responsabilità in capo a questa drammatica questione.
Il saldo contabile è impressionante, eppure pare che la vita umana non abbia un grande valore, perchè in questo contesto non viene presa l'unica decisione vera che dovrebbe essere presa, radicale, definitiva: l'espulsione del traffico pesante da tutto il centro cittadino e da tutte le vie che non siano adatte e messe in sicurezza per accogliere questo tipo di traffico.
Questo progetto dovrebbe essere inserito nel famoso PUT, che come al solito, vive di fiammate, e che in questo momento è in fase depressiva. Forse quest'ultimo evento lo risveglierà, ed allora gli esperti e gli amministratori ci diranno di non preoccuparci. Ma noi siamo preoccupati, eccome!
Ricorda qualcosa la frase "Qualità della vita"? Qualche anno fa andava di moda e molti ci credevano davvero, pensavano che le nostre città potessero essere costruite a misura d'uomo, di pedone, di ciclista, di utente della strada. Oggi dobbiamo prendere atto che a Busto Arsizio si sta alzando bandiera bianca perfino sui cortei per i funerali.
Non è una città per persone civili.
Il business uccide tutto, lascia che traffico, puzza, rumore, pericolo, stress, alienazione siano le padrone della città, senza volervi porre rimedi. Le strade sono piene di buche, i marciapiedi sono distrutti o inestenti, vi sono punti in cui è difficile perfino passare a piedi o con una carrozzina.
Per le biciclette è impossibile circolare, troppo pericoloso, troppe vittime nel recente passato e senza un'adeguata protezione (che non significa solo piste ciclabili, ma una vera cultura delle due ruote) sarà difficile anche rilanciare il progetto di "bike sharing", che invece a Varese è stato realizzato molto in fretta (grazie ai soldi dei Mondiali?). Gli alberi sono sempre più nel mirino di questa amministrazione: ai tanti viali alberati cancellati possiamo anche aggiungere il disboscamento in atto presso l'entrata di via Samarate del Cimitero centrale.
E' civiltà questa? Dove i diritti dei cittadini sono calpestati, non vi è civiltà, ma barbarie.

martedì 28 ottobre 2008

Immigrati e stranieri, pregiudizi e verità

Sembra stiano tornando di moda le ronde padane. Nella nostra città questo ha il sapore di una operazione di marketing politico, poco compatibili con la percezione di rischio della città.
I problemi in realtà sono ben altri, per quello che riguarda il livello di criminalità del territorio, ma di certo non sono contrastabili da queste presunte ronde, in quanto non si manifestano in episodi di microcriminalità sociale per cui sia valido il deterrente di una presenza fisica.
Questa provocazione, però, mi dà modo di poter fare un altro ragionamento, sul fatto che tutta una serie di necessità, di emergenze, di interventi anche di carattere politico, possano essere patrimonio di un solo gruppo (la Lega) che si erge a baluardo e rappresentanza di tutte queste situazioni.
Vedo di spiegarmi meglio. La questione dell'immigrazione clandestina, ad esempio. Questo tema non può essere patrimonio solo della Lega e non è la Lega ad avere l'esclusiva per trattare questo argomento. Ma se gli altri partiti si defilano o si allineano, senza generare ragionamenti alternativi e meglio calzanti, è logico che la voce che si sente è solo quella della Lega.
La convenienza, per certi versi, è quella di lasciare che, nel bene e nel male, sia proprio questo movimento ad assumersi l'onere di prendere posizione. Io questa convenienza non ce l'ho e quindi mi sento di dire la mia.
Accogliere gli immigrati è un dovere, ma lo è altrettanto quello di selezionare chi viene da noi per cercare una propria opportunità di vita nel rispetto, prima di tutto, delle leggi e delle culture locali. Ciò significa, inoltre, che prima di pretendere diritti bisogna assumersi in proprio i doveri.
In modo del tutto laico, questo significa dimostrare di essere buoni, anzi, ottimi cittadini. Per portarli ad essere meritevoli di ciò, è anche necessario mettere queste persone nelle condizioni di poter diventare cittadini avendo conoscenza delle regole del vivere civile, e quindi avendo la posibilità di essere formati e informati delle nostre leggi.
Mi vengono in mente i censimenti dei rom o le classi differenziate per gli stranieri: mezzi di coercizione e discriminazione, roba da Ku Klux Klan che però, nel nostro libero paese, possono diventare strumenti terribili in mano al Governo, senza che il Paese (o almeno una parte non indifferente) trovi nulla da ridire.
E' chiaro che costa molto di più selezionare, distinguere, aiutare, formare, curare, ma il nostro è anche un paese che si dichiara all'88% cattolico, anche se i praticanti veri sono poco più del 10%. Allora è normale che vi sia una notevole dose di ipocrisia su queste cose, che si tenda ad enfatizzare quegli aspetti del problema che si legano alla "politica della paura", che è facile da coltivare soprattutto quando ci si trova di fronte al "diverso".
Però guai a toccare le badanti romene, ucraine o comunque dell'Europa dell'Est, che sono ormai la parte "buona" di questa immigrazione straniera, quella che ci portiamo nelle nostre case e a cui affidiamo i nostri affetti. Anche i provvedimenti di repressione dell'immigrazione clandestina tendono a salvaguardare questa sfera di competenza. Perchè? Tra queste badanti, probabilmente nelle stesse percentuali in cui troviamo elementi di criminalità nel resto degli immigrati, vi può essere una propensione al furto continuato, alla circonvenzione di incapace, fino alla rapina, all'estorsione e perfino peggio ai danni dei vecchi assistiti e delle loro famiglie.
Perchè allora due pesi e due misure? Forse perchè il margine di rischio che si accetta per le badanti è maggiore che per i rom? Provate a rispondere voi...

lunedì 27 ottobre 2008

La maledizione dello stadio nuovo

Qualche anno fa, La Pro Patria stava per giocarsi i play-off per salire in serie B: vi fu un consiglio comunale nel quale si discusse del nuovo stadio e la Pro non ce la fece a valicare la soglia che da quarant'anni e più la tiene tra i semiprofessionisti.
Da tre settimane si parla del nuovo stadio e, come allora, la Pro ha perso lo smalto col quale aveva iniziato il campionato, tanto da farle sognare di nuovo la promozione, questa volta direttamente, senza passare dai play-off.
Forse sarà meglio rimandare ogni discussione sul tema al termine del campionato, che ne dite?

La forbice informativa tra maggioranza e minoranza

Pur in mezzo a tutti i drammi che si stanno consumando nel mondo e nella nostra penisola, la città di Busto Arsizio pare essere una sorta di isola felice. Le borse vanno a picco, ma nessuno si danna l'anima; la politica nazionale del muro contro muro torna all'ordine del giorno, ma nessuno si preoccupa più di tanto. D'altra parte, a Busto Arsizio comanda una fragile coalizione che ha come prima regola quella del "sempre e comunque". L'opposizione è avvisata.
Appare dunque più che mai distorta la questione della comunicazione a mezzo stampa dei partiti politici. La stampa quoitidiana ha i suoi spazi e le sue regole, ospita chi ha qualcosa da dire anche se, in qualche modo, cerca di mantenere una certa equidistanza tra le parti. Esiste però un settimanale che da questo punto di vista è, a mio parere, ampiamente indicabile come il vero baricentro dell'opinione politica locale, ed è "L'Informazione".
Se si osserva, i suoi editorialisti sono tutti i principali rappresentanti dei partiti politici all'interno del consiglio comunale: Tosi (Lega), Ruffinelli (Lega), Bottini (FI), D'Adda (PD), Corrado (PRC), a cui si aggiunge l'avvocato Bellazzi, opinionista in quota al PD. Chi poi tra i politici locali voglia far arrivare le sue considerazioni o opinioni, si vdrà pubblicare nelle interviste o nelle lettere il proprio pensiero. Devo riconoscere a Marcora, editore dell'Informazione, che i suoi editoriali sono sempre al netto di avvelenati pareri politici, spesso vicini a quello che è il comune sentire della gente.
Chi invece latita da questo punto di vista è l'informazione (con la "i" minuscola) del nostro comune. Anni fa esisteva una rivista periodica, il "Città di Busto Arsizio", che veniva diffuso in tutte le famiglie della città. Riprotava il parere dell'Amministrazione, ma anche una pagina per ogni partito politico presente in consiglio comunale. Ora questo periodico non esiste più: circa 5 anni fa venne sostituito da un altro foglio, autofinanziato con la pubblicità (quasi tutta di AGESP), che si limtava a dare un quadro della situazione amministrativa senza riportare i pareri politici delle varie componenti presenti in consiglio, e si chiamava "Informando Busto Arsizio". Da oltre 2 anni questo foglione, che veniva distribuito gratuitamente nelle edicole, non è più pubblicato e ben difficilmente ne troveremo di nuovo traccia.
Ora, nella disucssione del Bilancio di Previsione 2007, il Sindaco aveva addirittura offerto spazi televisivi per i gruppi politici su Rete55, ma nessuno ha mai visto queste trasmissioni. Nè le vedrà mai, stante la situazione di crisi che, bufera finaziaria a parte, si trattiene tutte le risorse disponibili.
Però qualcosa si dovrà anche fare per riequilibrare la situazione dell'informativa politica. Qualcuno dirà: se proprio volete, visto che c'è crisi, fatevi da soli il vostro foglio informativo. Ma questo non rispetta le regole democratiche. Di fatto, chi detiene il potere mediatico è anche chi esercita quello politico, ha maggiori disponibilità anche nei momenti di crisi; la voce dell'opposizione è in questo momento ancora più debole.
E visto la velocità con cui la società si ciba di informazioni, per cui i commenti o ci sono o non ci sono, sacrifica troppo spesso l'opinione dell'opposizione, col risultato di generare un ancora maggiore difetto di comunicazione e divaricando la forbice informativa che il cittadino ha sulle azioni politiche e le posizioni di maggioranza e opposizione.

domenica 26 ottobre 2008

Guardare ai bisogni reali del Paese

Ieri Roma e l'Italia tutta ha assistito ad una grande manifestazione di piazza. I numeri contano fino ad un certo punto, servono solo per fare polemiche, ma per chi della politica ha un certo rispetto, vedere la spianata del Circo Massimo piena di gente fa impressione.
Se proprio vogliamo, chiediamoci come mai per le celebrazioni dei mondiali di calcio del 2006 quella spianata valeva 2 milioni di persone, per il Governo quello spazio occupato dal PD solo 200.000: va bene l'inflazione, però...
La questione è dunque nella comunicazione. Bisonga sempre sminuire l'avversario, attaccarlo su ogni iniziativa per eroderne l'impatto mediatico. Il problema invece è affrontare i bisogni reali del Paese.
Era davvero così importante aprire il fronte della Scuola prima di ogni altra riforma? Con ogni probabilità no, ma gli interessi di molti si sono concentrati su quel versante e la Gelmini è stata mandata al massacro, come d'altra parte tanti ministri dell'Istruzione prima di lei, Moratti compresa. Ma dal momento che questo fronte è aperto, ora è necessario arrivare in fondo, costi quel che costi. E al Governo questa riforma potrebbe costare davvero molto cara. Perchè?
Ho già indicato alcuni temi, scusate qualche ripetizione: la scuola elementare funziona bene, era l'ultima parte di una eventuale riforma da prendere in considerazione. Ma poi, stiamo parlando di quale riforma? Abbiamo di fronte una serie di azioni scollate e approssimative, non possono essere una riforma.
L'unica cosa chiara è che si vogliono abbattere i costi dell'istruzione pubblica a favore di quella privata. Se seguiamo questa linea, tra poco avremo solo unviersità private, la ricerca finanziata solo da aziende e studenti che pagheranno cifre astronomiche per accedere alle facoltà. Così si aprirà sempre di più la forbice sociale che già da tempo sta dimostrando la propria azione: i figli dei ricchi hanno possibilità di studio e di posizione maggiori rispetto ai figli di impiegati e operai.
"Siamo sul baratro, ma questa riforma è un passo avanti". Questo uno striscione di una delle ultime manifestazioni che vedono insieme studenti ed insegnanti dichiaratamente bipartizan.
Questa riforma non la vuole il personale docente, non docente, gli studenti, i genitori, tutti insieme a dire che non funziona. Eppure qualcuno vuole continuare in questa folle operazione.
Che fine hanno fatto le riforme elettorali, il conflitto di interessi, la riforma della giustizia?
Avranno tutte lo stesso sviluppo democratico e partecipativo? O presto dovremo occuparci solo di questioni economiche e finanziarie senza poter pensare ad altro?

sabato 25 ottobre 2008

Ettore Petrolini e la Democrazia

Ettore Petrolini è stato uno dei più grandi attori di avanspettacolo italiani. Ha lavorato in un periodo davvero difficile, ma fu talmente bravo da far arrivare la sua fama fino ai giorni nostri. Durante un suo spettacolo, da un palchetto vicino alla ribalta partì una violenta imprecazione contro di lui. Lui senza scomporsi, rivolgendosi all'individuo che l'aveva offeso: "Non ce l'ho con te, ma con quello che hai accanto che ancora non ti ha buttato di sotto".
Riprendo questo siparietto per fare alcune considerazioni sulla situazione odierna. A Roma proprio in queste ore, centinaia di migliaia di persone stanno manifestando per affermare un principio di democrazia e fare proposte concrete a favore dei cittadini. Il Presidente del Consiglio, con falso senso dell'ironia, cerca di minimizzare dicendo che "per fortuna non piove, così non si potrà dire Governo Ladro". Drammatico.
Se questo è il massimo che si riesce ad ottenere come commento politico da parte del Governo, vuol dire che gli italiani lo scorso mese di aprile hanno gettato via l'occasione della loro vita. Hanno affidato l'Italia alla persona sbagliata proprio nel momento più delicato della Repubblica dopo la seconda guerra mondiale. L'hanno affidata ad una persona che ha intenzione di distruggere l'università e la ricerca adducendo falsi dati sulle iscrizioni ai corsi di laurea, come riscontrato dalla tramissione televisiva Matrix di ieri, 24 ottobre.
Hanno affidato l'Italia a colui che vuole, tramite la fida scudiera Gelmini, distruggere più di vent'anni di lavoro della scuola elementare italiana, assunta a livello di eccellenza mondiale, lasciando 90.000 docenti (molti dei quali già precari) a casa, classi senza tempo prolungato, tutto a favore degli istituti privati.
Hanno affidato l'Italia ad un manipolo di piduisti (che non si possono nemmeno definire ex), di cui Cicchitto risulta essere il portavoce. Il fascismo sociale di Licio Gelli si sta costituendo giorno dopo giorno senza che nessuno trovi nulla da ridire, nulla di cui eccepire, lasciando sempre più le istituzioni democratiche deboli e vuote. Ad ucciderle ci pensa l'azione di un Governo che agisce a colpi di fiducia e decreti legge, come ho già avuto modo di spiegare >>>leggi<<<. Allora torniamo alla metafora di Petrolini con cui ho aperto il post: sul palco del teatro troviamo Petrolini (la Democrazia) insultata da un volgare spettatore (Berlusconi), ed il suo vicino incapace di correggere l'azione del proprio amico (gli elettori). Tutti chiedono dialogo, collaborazione per superare questo momento di estrema difficoltà, ma l'incapacità politica di troppi "presunti" politici (di entrambi gli schieramenti), il radicamento di storie parlamentari pluridecennali basate, come l'economia di questi tempi, più su speculazioni di breve respiro che su ferme convinzioni partitiche, sempre disposti a saltare barricate nel sacro nome della poltrona che hanno appiccicata al culo, lasciano l'Italia nuda di fronte ai propri veri problemi. Povera Italia...

venerdì 24 ottobre 2008

ACCAM: si tenta il golpe istituzionale?

Una lettera d'intenti firmata dai tre sindaci di Busto Arsizio, Gallarate e Legnano decreta l'avvio di una nuova fase per la vicenda del termovalorizzatore ACCAM.
Nella sostanza si tratterebbe di passare la gestione operativa di ACCAM, conferendo le quote di partecipazione azionaria, alle rispettive società ex-municipalizzate convertite in SpA, le quali gestirebbero la filiera del rifiuto in modo più dinamico rispetto alle pastoie politiche di enti abituati a tirare le cose in lungo.
Non conosco ancora i dettagli della lettera, attendo particolari specifici, ma vi sono già alcune indicazioni che possono essere considerate interessanti per trarre alcune considerazioni.
Prima di tutto, le modalità: da dove nasce questa necessità per cui, in un consorzio di 27 comuni, i tre maggiori possano determinare l'esigenza di un indirizzo così forte? Tutti i comuni coinvolti hanno la possibilità di effettuare, ad esempio, lo stesso tipo di delega verso le proprie ex-municipalizzate, o vi potrebbero essere problemi per alcuni? Un passaggio di questo tipo sarebbe vincolante per tutti, o alcuni potrebbero continuare a gestire la propria partecipazione attraverso il controllo del Consiglio comunale? Questo passo potrebbe rimettere in discussione gli accordi fissati con il comune di Busto Arsizio in merito al futuro del termovalorizzatore e se si, in che modo?
Sempre connessi alla gestione dell'azienda ACCAM: giuridicamente questo passaggio è possibile? Gli statuti delle aziende controllanti sarebbero ora adatti ad adeguardsi a questo tipo di gestione?
Come avverrebbe il conferimento delle quote azionarie? A titolo gratuito o oneroso? E quale potrebbe essere l'interesse reale delle SpA a prendersi carico di questo ulteriore carico, quali le specifiche conoscenze? Quali le attribuzioni?
Da qui, le considerazioni politiche: non è che con questa operazione si vuole semplicemente sottrarre l'ennesimo tassello al controllo del Consiglio Comunale, attribuendolo ad una società "privata" attraverso la quale Sindaco e Giunta possano controllare meglio tutte le operazioni, avendo mano libera? Continunando di questo passo, quale potrà essere allora il ruolo del Consiglio Comunale, sempre più compresso nella propria azione? Quale potrà essere l'operatività della minoranza, il suo ruolo di controllo, dal momento che rimettendo tutte le operazioni ad aziende controllate si riduce (e di molto) il controllo reale che il consiglio ed i consiglieri possono esercitare verso queste società?
Non si pone un problema di democrazia reale, demandando a consigli di amministrazione quello che fino a ieri, sicuramente con molti problemi di carattere politico, ma anche di garanzia per i cittadini, era un compito istituzionale?
La collega Pecchini ha già posto il problema a livello di consiglio comunale, e credo che sicuramente sulla questione, se prenderà forma nei modi che sono stati ipotizzati, vi sarà molto da discutere.

giovedì 23 ottobre 2008

Governo all'attacco, in pericolo le libertà costituzionali

Berlusconi smaschera la propria vera natura e nega la possibilità di manifestare dissenso. L'occasione è quella della protesta (finora ancora civile) del mondo della scuola e dell'Università che rifiutano la riforma Gelmini.
Chi aveva ancora qualche dubbio in proposito è stato accontentato: siamo veramente avviati verso un fascismo gentile. Di Pietro aveva ragione, e non solo lui, nel denunciare questo tipo di possibile trasformazione della politica del Popolo della cosiddetta Libertà.
Negare la possibilità di manifestare, insultare la stampa che offre un'immagine distorta del Governo (a molti però sembra il contrario, che la stampa sia troppo spesso supina di fronte a questo Governo, priva di ogni forza di commento, limitandosi spesso alla sola cronaca politica, soprattutto quando il Premier dice cose che farebbero rivoltare nella tomba tutti i nostri grandi politici del passato), sono ancora le cose di minor impatto.
Infatti, se andiamo a vedere come questo Governo sta operando la propria azione legislativa, si può notare come essa avvenga a colpi di decreti legge (approvati in sede di Consiglio dei Ministri e non parlamentare), mentre i disegni di legge che passano il vaglio politico sono sottoposti troppo spesso al voto di fiducia, che taglia la possibilità di proposta da parte delle opposizioni e salvaguarda il Governo da imboscate anche se ha un centinaio di voti di margine.
Gli italiani preferiscono Berlusconi con una percentuale bulgara? Non si capisce come può essere, visti i commenti che dovunque (in treno, in metrò, al lavoro, per strada...) si sentono fare da chi ha ancora la voglia di occuparsi di questioni politiche. Per contro, è vero che sempre meno gente dimostra questa sensibilità e si accontenta di quello che ha purchè possa vivere tranquilla.
Ma come si fa a vivere tranquilli in questa situazione?

mercoledì 22 ottobre 2008

Pendolari sull'orlo di una crisi di nervi

Lunedì scorso 20 ottobre abbiamo avuto la giornata di protesta, indetta dal PD nazionale, denominata "Pendolari sull'orlo di una crisi di nervi". Al di là del titolo, in quanto pendolare e da parecchi anni impegnato nel rappresentare le esigenze di coro che, praticamente ogni giorno, si spostano verso una città di riferimento dove studiano o lavorano, mi sento di proporre alcune riflessioni su questo argomento.
Iniziamo dal livello locale: Busto Arsizio si appresta a diventare la città delle tre (?) stazioni, privilegio che tocca a ben pochi centri in Italia. L'erigenda stazione di Castellanza, infatti, si trova completamente nel territorio di Busto, in quella zona dove i limiti urbani sono ormai labili e difficilmente riconoscibili. Ma tre stazioni a poche centinaia di metri di distanza lasciano perplessi gli utenti di LeNord e Trenitalia, i quali da tempo attendo una parola certa su questo argomento.
Quanti treni passeranno ogni ora, dove fermeranno, come funzionerà la tratta per Malpensa non Express, e via dicendo.
Sempre collegato al tema del pendolarismo, ma con riferimenti rivolti al nostro comune, persiste il problema dei parcheggi auto, moto e biciclette. Per le auto si sta un po' meglio alle Nord, ma la vergogna alle Stato è che tutta l'area Hupac resta da oltre 10 anni inutilizzata.
Ho già avuto modo di esprimere il mio parere e la mia indignazione per questo fatto, senza di fatto raccogliere altro che aria fritta. Senza una iniziativa più consistente non si andrà da nessuna parte, per cui CHIEDO A TUTTI COLORO CHE VOGLIONO PARTECIPARE AD UNA AZIONE VOLTA A RICIEDERE L'USO DI QUESTA AREA PER I PENDOLARI DI METTERSI IN CONTATTO CON ME. FATE GIRARE LA VOCE.
Per moto e biciclette ormai, oltre a quanto realizzato, poco più di un palliativo, sarà ben difficile ottenere qualcosa di più. Il progetto di bike sharing, benchè sia stato rilanciato da noi per primi in provincia, è stato ormai realizzato a Varese ma non a Busto.
Sul piano più generale del servizio ferroviario, la mancanza di finanziamenti certi, visti i tempi grami anche per la finanza nazionale, impone attenzione verso tutti i programma già annunciati di rinnovamento del parco mezzi circolanti e sull'acquisto di nuove composizioni per migliorare l'ospitalità dei treni.
Certo, se poi le carrozze vengono sporcate e insudiciate dagli stessi utenti, viaggeremo sempre in condizioni precarie. Un po' di controllo e di educazione civica la possono fare anche i passeggeri, quando ad esempio qualcuno appiccica la gomma da masticare al sedile, solo per il gusto di sporcare i pantaloni o le gonne dei prossimi occupanti, piuttosto che usare il sedile di fronte per poggiare i piedi, come se si fosse in un telefilm americano, oppure lordando con scritte non sempre intelligenti la carrozza o intagliando con coltelli e temperini il vagone.
Cosa voglio dire con questo? Che chi viaggia per un paio d'ore al giorno sulle carrozze dei treni, alla fine, considerato lo scarso livello di pulizia atteso dall'ente gestore, deve cominciare ad avere più cura personalmente del posto su cui si siede. Quando riesce a sedersi, perchè in moltissimi casi, i treni di punta trasportano più persone in piedi che sedute.
Con il qudruplicamento (per la verità solo raddoppio) della tratta Bovisa-Cadorna, era logico aspettarsi un aumento dei treni pendolari, almeno per la parte FNM, invece i passaggi sono stati solo "sistemati", aggiustati senza aggiungere ulteriori treni. Si è un po' decongestionato il sistema, ma non si è sciolto il nodo.
Ora, all'interno del tavolo sul Trasporto Locale, si parla addirittura di una riduzione del numero dei treni in transito dal nodo di Milano (circa 700 al giorno), e di un aumento a due cifre percentuali (maggiore del 10%) delle tariffe applicate dal 2009. A fronte di che? Solo promesse?
E' forse giunto il momento di comprendere una cosa: i pendolari sono disposti a pagare per un servizio migliore, ma solo quando esso sarà realmente disponibile. Non possiamo accettare altre cambiali in bianco. Questo gli enti gestori se lo devono mettere bene in testa, altrimenti si passerà a forme concrete di protesta. I tempi sono maturi.

martedì 21 ottobre 2008

Parlando di rifiuti: e la TV spazzatura?

Vorrei un attimo riflettere oggi sul processo (mediatico) che si sta svolgendo a Perugia a carico di tre giovani i quali, circa un anno fa, uccisero una loro amica e coetanea inglese.
Sembra una di quelle barzellette che raccontano i ragazzi: c'erano un'inglese, un'americana, un italiano ed un ivoriano... che guazzabuglio! Purtroppo però, c'è poco da ridere.
In questo anno abbiamo sentito diverse versioni, persone estranee esser coinvolte, ricostruzioni dettagliate nelle solite trasmissioni televisive alla ricerca del particolare morboso. Adesso che siamo alla fase cruciale del dibattimento, ci si mette perfino la TV americana a cercare di intorbidire le cose... Ecco, questo è un fatto. Quando un cittadino americano viene investigato, accusato da un paese straniero, ancorchè "amico" come l'Italia, scatta un meccanismo di difesa nazionale per cui diventa più difficile appurare la verita. Come nel caso dell'aereo americano che tranciò i cavi della funivia del Cermis.
Sicuramente quella sera avvenne qualcosa di particolarmente grave, qualcosa che forse la nostra coscienza collettiva trova particolarmente torbido, tanto da renderlo particolarmente interessante. Infatti è la notizia di apertura di quasi tutti i telegiornali nazionali. E nessuno trova niente da ridire? Possibile che nella nostra società debba prevalere ancora una volta la mentalità da "buco della serratura", dei guardoni di turno, del turpe e del trasgressivo oltre ogni limite?
A chi afferma che l'utente può scegliere di cambiare programma, ribatto che l'uso improprio di una televisione pubblica è estremamente pericoloso. Dimostrare classe giornalistica ed attenzione a tutti coloro che sono all'ascolto, non solo adulti, ma soprattutto piccini ed adolescenti, non può essere estraneo a chi opera in questo settore.
Notizie date come "la donna è stata strangolata, quindi fatta a pezzi e messa in un sacco della spazzatura e abbandonata in campagna", possono essere date con un semplice "efferato omicidio", senza entrare nei dettagli del come, che ha importanza solo ai fini investigativi e processuali.
Quale è il limite etico di chi porge queste notizie? Esiste un codice di autoregolamentazione, cosa dice in proposito? Manca un garante per la TV pubblica e privata in grado di esercitare un vero controllo e con strumenti in grado di essere efficaci in questi frangenti?
Voi cosa ne dite?

lunedì 20 ottobre 2008

Il pianeta dei rifiuti

Wall-E è l'ultimo film Pixar, dove il protagonista è un robottino che vive su quello che rimane della Terra, un pianeta ormai ricoperto di uno strato di rifiuti che lo rende invivibile agli esseri umani.
Un film che si annuncia bellissimo, e che usa questa ambientazione per raccontare una storia di sentimenti ed emozioni. Ma l'idea di un pianeta ricoperto dai rifiuti è un'immagine drammatica che tutti noi ci portiamo appresso, in qualche modo, come una specie di visione di un futuro imminente.
Abbiamo avuto tragiche rivelazioni di pentiti di camorra su navi riempite di ogni sorta di rifiuto tossico e affondate volontariamente nel Mediterraneo, in grado di generare disastri ecologici degni dei maggiori affondamenti di navi da trasporto e petroliere di cui si abbia avuto notizia nel passato.
Abbiamo rifiuti tossici che sono stati sotterrati in moltissimi punti della Campania, che qualora dovessero essere rintracciati (ammesso di riuscire ancora a recuperare parte o tutti i recipienti), impiegherebbero moltissime risorse economiche per la bonifica dei terreni.
Per non parlare dell'Africa, da molto tempo ormai impiegata come discarica del mondo consumista.
Cosa possiamo fare per non morire soffocati dai rifiuti? Nel nostro piccolo possiamo fare molto.
Una delle principali fonti di inquinamento sono gli imballi che confezionano buona parte dei beni dei consumo che acquistiamo ogni giorno, dall'alimentare, all'elettronica di consumo, agli elettrodomestici e così via. Quasi tutti gli imballi finiscono nel nostro sacco nero o in discarica, mentre si potrebbe agire su almeno due fronti: quello di costruire imballi riutilizzabili, che possano essere di utilità per diversi beni e per diverse volte, e quello di utilizzare contenitori di plastica o vetro per l'acquisto di beni di largo consumo come i detersivi o il latte.
Mentre per i primi serve una "ingegnerizzazione" dell'imballo, che proprio in provincia di Varese vede la presenza di proposte d'avanguardia, per la seconda sono necessari dei dispenser sul modello di quelli che ho visionato nella visita di settembre al comune di Casalmaggiore >>>leggi<<<.
Proprio questa riflessione mi dà l'opportunità di riprendere anche questo discorso: non è che abbia rimosso tutti i buoni propositi determinati dalla visita al sindaco del comune del cremonese, ma il fatto è che ora, con il rimpasto di Giunta in corso, non ho la possibilità di potermi confrontare con alcun Assessore che possa essere sicuro di mantenere il proprio incarico nel prossimo periodo. Questa lunga fase di attesa compromette anche questo tipo di attività e di proposta.
E purtroppo non è la sola: che ne sarà del PUT, il favoloso Piano Urbano del Traffico, se sarà rimosso l'assessore Lista? e del PGT, se fosse rimosso Reguzzoni? In ogni caso, qualsiasi sarà la scelta su chi e con quali deleghe opererà nella futura Giunta, c'è da aspettarsi un rallentamento delle attività (se mai fosse possibile!) in carico ai vari assessorati. che eventualmente venissero sostituiti. L'unico che dovrà agire celermente, ma perchè determinato dalla legge, sarà l'assessore al Bilancio.
Dunque abbiamo ancora un po' di tempo prima di trovare il giusto interlocutore e quindi potremo continuare a riflettere sulla questione rifiuti prima di arrivare ad una proposta. Ma vi posso assicurare che, almeno per parte mia, la questione è di una chiarezza cristallina.

domenica 19 ottobre 2008

In fiamme l'auto del sindaco Farioli: la mia solidarietà

Apprendo della notizia sconcertante e preoccupante al tempo stesso, del fatto che l'auto del Sindaco Farioli sia stata incendiata questa mattina mentre si apprestava ad accogliere il nuovo parroco di Sacconago. A lui rivolgo tutta la mia personale solidarietà ed esprimo un sentimento di viva condanna contro questi atti inqualificabili.
So che queste possono sembrare parole di circostanza, e mi duole non riuscire a trovarne altre degne di rappresentare tutto il mio rammarico, ma vorrei che fosse chiaro che, oltre alla solidarietà esprimo vera vicinanza al Sindaco anche per le parole che ha voluto dire subito dopo il fatto: "non ci faremo intimidire". Qualunque sia l'origine di questo atto, che comunque si ritiene doloso, qualunque sia la sua vera finalità, almeno nelle intenzioni di chi lo ha commesso (qualora davvero doloso), sappia che esso non troverà terreno fertile per alcuna intimidazione.
Sapremo, come consiglieri, essere uniti nel respingere ogni forma di violenza. Non esiste democrazia nella violenza e nella paura, non vi sarà mai spazio per gli scellerati che vorranno far prevalere sistemi che queste latitudini non conoscono e rifiutano per cultura, tradizione e formazione.

sabato 18 ottobre 2008

Un ragazzo polacco molto fortunato

Ho sentito della vicenda accaduta ad un nostro concittadino di origine polacca che ha rischiato di essere mandato a casa in manette perchè renitente alla leva, ovvero disertore., nel suo paese. Trovo che questa vicenda ci debba insegnare qualcosa, e a tale proposito vovevo condividere con voi il mio pensiero.
Subito vorrei ringraziare il Presidente del Consiglio Comunale, Speroni, per l'iniziativa presa a favore di questo ragazzo. Condivido appieno la sua posizione.
Personalmente sono convinto che la legge debba essere sempre rispettata, ma vi sono alcune condizioni che dovrebbero far riflettere. Una di queste è: come si può prendere ed incarcerare una persona che sul nostro territorio non ha fatto nulla di male ed il cui reato, in questo caso, non sarebbe più perseguito dal nostro ordinamento?
Diciotto anni fa la Polonia non era ancora un paese democratico come lo sentiamo oggi, all'interno della Comunità Europea e sono sicuro che la situazione oggi sia molto diversa anche là. Io sono stato in Polonia ed in pochi anni ho visto già molti cambiamenti, soprattutto nelle persone e nel loro atteggiamento verso la democrazia. Non hanno paura di parlare in pubblico, soprattutto i giovani, di fatti politici e commentarli, cosa che i nostri invece banalizzano forse un po' troppo.
Lasciarsi alle spalle un passato difficile è stato anche il tentativo di questo ragazzo polacco, che si è rifatto una famiglia qui da noi. Ha fatto una scelta di vita, di questo se ne deve rendere conto, per cui per lui è pericoloso ritornare a casa sua dove il passato non è ancora stato cancellato completamente, ma almeno può ringraziare qualche giudice milanese che, carte alla mano, ha individuato l'anello debole della catena giuridica e l'ha fatto saltare.
Ricordo un intervento di qualche anno fa del giudice Borrelli, avvenuto presso il teatro di Sacconago, dove diceva: "La giustizia non è giusta in assoluto, è solo la migliore mediazione possibile tra gli usi, la cultura e la civiltà di un popolo". Credo che la nostra "giustizia", in questa vicenda, si stia dimostrando all'altezza.

venerdì 17 ottobre 2008

Addio vecchia Trasporti, ma qualcuno ti ha tradito

Permettetemi di tornare su di un tema del consiglio comunale di ieri sera. Perchè a me, sarò anche un romantico, di rinunciare al servizio di AGESP Trasporti proprio non va giù.
Parlo da cittadino prima che da amministratore, ed in entrambe le vesti mi sento di dire che l'indirizzo adottato ieri sera sia profondamente sbagliato. Perchè? E' presto detto.
Tutto si origina dal 2001, quando il Presidente di AGESP, l'attuale onorevole leghista Marco Reguzzoni, decide di assumere un socio privato esperto del settore trasporti, STIE, come partner di AGESP Trasporti. L'accordo è stipulato sulla base di un contratto fitto di clausole e benefici per il socio più che per la nostra Trasporti, e così si va avanti per circa cinque anni con questo scenario. Nel 2006 cominciano le grane: il servizio diventa profondamente inefficiente, i mezzi sempre più vecchi e poco adatti alla percorrenza sulle nostre strade, frequenti rotture ed incidenti minano l'affidabilità di un servizio allo stremo. I conti diventano improvvisamente in profondo rosso.
Cominciano anche i conflitti sindacali, si rischia di non pagare gli stipendi ai dipendenti; a farne le spese sono gli utenti, i quali vedono aumentare il costo del biglietto del 35% e le famiglie vedono aumentare di botto del 50% il costo dell'abbonamento studenti. Questo accadeva lo scorso anno, insieme al fatto che agli studenti esterni alla città veniva richiesta la tariffazione annuale intera, quasi 500 euro.
Fino a questi ultimi giorni, dove con gli ultimi abbonamenti i genitori si sono sentiti raccontare storie di ogni genere, dal fatto che i ragazzi possono prendere il mezzo pubblico solo se la salita sul bus avviene 30 minuti prima dell'entrata. Ora: se il bus fa il giro turistico della città, non è certo colpa degli studenti, i quali resterebbero anche volentieri altri 10 minuti nel loro letto la mattina.
Oppure l'informazione, sempre fornita da AGESP, che ai ragazzi muniti del biglietto di corsa semplice non è permesso accedere ai bus scolastici: incredibile!
Fermate saltate, corse soppresse, autisti che non conoscono il tracciato e lasciano per strada i ragazzi: questa la cronaca recente.
Se questa è la situazione, viene spontaneo chiedersi perchè un imprenditore, la cui missione è fare soldi, si debba mettere sul gobbo una simile carriolata di nefandezze ed essere felice di spendere anche dei soldi per portarsi a casa il 60% di un'azienda fallimentare. Perchè?
Perchè il nostro municipio non vede l'ora di disfarsi di questo bene prezioso per la collettività, senza neanche provare a fare un tentativo (o almeno lo poteva fare nei mesi passati) per vedere se la qualità del servizio poteva essere migliorata e come. Di suggerimenti gliene sono arrivati molti, sicuramente sono arrivati da noi, inteso come PD nel suo insieme.
Ci sono troppe cose che non sono chiare. La forte perdita è stata determinata da una cattiva gestione, questo senza ombra di dubbio, ma nessuno ha ritenuto che gli amministratori siano stati incapaci di governare la situazione. E nemmeno si è valutata (visto che chiediamo tanti pareri su cose da nulla, forse lo si poteva fare anche su questo) una configurazione diversa del servizio, ma si è dato per scontato che il servizio non fosse recuperabile, anche per l'interesse di accedere frettolosamente alla gestione "in house" del patrimonio di AGESP .
Mi piacerebbe conoscere il vostro parere anche su questo punto, ma non posso fare un sondaggio per ogni foglia che cade, ed in questo periodo ne cadono parecchie. Per cui invito chi volesse esprimersi in merito a lasciare un commento o mandarmi un messaggio. Sarà sempre molto gradito, qualsiasi sia il vostro punto di vista.

giovedì 16 ottobre 2008

Prove tecninche di trasmissione dal Consiglio comunale

Buonasera. Oggi per la prima volta tentiamo di fare cronaca diretta di un consiglio comunale. Sono le ore 21.15 e sono entrati in sala consiliare almeno un centinaio di tifosi della ProPatria, come annunciato dalla stampa. In questo momento il sindaco sta spiegando che è stata depositata una richiesta da parte della società ProPatria, "tesa a realizzare nel comune di Busto Arsizio una struttura sportiva polivalente", di circa 150.000 metri quadrati, strutturata con uno stadio vero e proprio, alcuni campi sportivi di contorno ed anche alcuni edifici commerciali per una superficie di 52.000 mq. che completerebbero l'opera, garantendo anche la sopravvivenza economica dell'intera struttura. Il sindaco assicura attenzione immediata, ma non nasconde le difficoltà. Ricorda, ad esempio, che la Juventus ci ha messo 10 anni per arrivare a proporre il proprio progetto. Partirà comunque subito uno studio di fattibilità, respingendo l'accusa di inerzia rivolta all'amministrazione.
Ore 21.35: Il Sindaco tratta l'argomento del Polo Scientifico e Tecnologico, dando spiegazione della ragione della sua chiusura, e chiedendo la salvaguardia degli interessi del Comune, socio di minoranza nel PSTL. Inoltre annuncia che a tutela degli interessi investiti dal Comune nei tanto contestati SWAP, è stato dato mandato ad un professore universitario di investigare circa il reale valore raggiunto a seguito della crisi economica e finanziaria in corso.
A questo punto buona parte dei tifosi lasciano l'aula consiliare.
Alle ore 21.45 viene approvato all'unanimità dei presenti il punto riguardante la trasformazione dell'ATO provinciale in Consorzio.
Ore 22.10: da quasi mezz'ora sta avvenendo la presentazione del punto riguardante l'indirizzo per la cessione delle azioni di AGESP Trasporti.
Ore 22.40: Si alternano gli interventi su questo che era e si dimostra essere il tema centrale della serata. Si dichiara da parte della maggioranza la necessità di vendere un mostro che perde soldi da tutte le parti, mentre la minoranza ribatte che l'intenzione vera dell'amministrazione è quella di aderire all'in house providing, ovvero la possibilità dell'Amministrazione di tornare a controllare AGESP avendo il 100% delle azioni, per dare vita alla Global Service. Su questo percorso AGESP Trasporti è un ostacolo.
Ore 22.55: emerge un altro discorso. Secondo la valutazione del perito, il Comune di Busto dovrebbe essere risarcito con poco più di 300.000 euro; per contro, se la città riacquistasse il 40%, spenderebbe 200.000 euro. Rosa propone di riacquistare la parte ora in mano al socio di minoranza. Dopodichè dovremmo capire quale interesse avrebbe un privato, che attualmente è alla guida della società AGESP Trasporti, a prendersi carico di una società che perde, in realtà, qualche centinaio di migliaia di euro l'anno. Mai visto un imprenditore che vuole perdere soldi...
Ore 23.15: Siamo alle battute conclusive, ormai si ripetono i discorsi già trattati. Restano ora le valutazioni politiche, mentre il voto sembra delinearsi come confronto senza possibilità di accordo. Mariani sottolinea: "A fronte di una richiesta sempre più forte di un servizio di trasporto pubblico di qualità, il comune di Busto abdica, vende". Porfidio minaccia di mandare tutto alla Corte dei Conti.
Ore 23.45: si arriva al voto. Vengono bocciate tutti gli emendamenti delle minoranze e viene approvato il testo della maggioranza con un risultato di 11 a 15.
Ore 24.00: si chiude la sessione con le ultime due interrogazioni del sottoscritto. Per l'adesione al piano energetico regionale si afferma (Armiraglio) che non esistono problemi, tranne rilevare che l'impegno per l'apertura dello sportello per l'energia è in ritardo; sulla questione deli abbonamenti studenti ad AGESP (quale serata più triste per trattare l'argomento) viene confermata una "incomprensione" con AGESP Trasporti. Nel futuro il problema sarà chiarirsi all'interno di un contratto di servizio.

mercoledì 15 ottobre 2008

Tutti allo Stadio? Chissà...

Il tormentone cittadino di queesti giorni è sul nuovo stadio della Pro Patria.
Anche dopo la doccia fredda di Cremona, la Pro resta, al momento, prima in classifica e maggiore candidata alla promozione in serie B. Considerando che solo tre mesi fa era in C2...
In ogni caso, di stadio si parla da tempo. Ora che sembra davvero probabile la promozione attesa da più di 40 anni, se si vorrà giocare vicino a casa, si dovrà provvedere per tempo, anche se iniziando domattina a costruire non si finirebbe comunque in tempo per la prossima stagione.
Il vero problema però è un altro: uno stadio non costa due euro, e Busto ha già un debito che supera i 60 milioni di euro; inoltre, già nell'ultima revisione di bilancio si sono raschiati tutti i fondi del barile, avendo requisito soldi fermi e non impegnati su opere finanziate tempo fa e non ancora iniziate, da destinare ad altre opere più urgenti.
Ancora, la città ha evidenti esigenze che dovrebbero essere prioritarie, ma si sa, il calcio è ormai più un affare (e che affare!) che uno sport. Quindi bisogna scegliere.
Nello spirito di questo blog, lascio a voi la parola. Come dovrebbe essere costruito questo stadio? Ovvero, ipotizzando lo si faccia (cosa ancora tutta da vedere e da decidere), chi e come lo dovrebbe costruire? Già, perchè anche questo è da discutere.
Se lo deve costruire la Pro Patria, come hanno già fatto nel mondo tanti grandi club?
Oppure lo dovrebbe fare il Comune, pur con quanto detto sopra?
Ci si potrebbe rivolgere a dei privati interessati all'opera, lasciando loro la possibilità di sfruttarla dal punto di vista commerciale e gestionale?
O, infine, ad una società mista, pubblica (comune ed altri enti locali) e privata (imprenditori e, magari, azionariato popolare)?
Aspetto i vostri pareri.

lunedì 13 ottobre 2008

Degenti o utenti? Una Sanità economicamente sana può far morire i propri pazienti...

L'Ospedale, comunemente detto, o ASL è l'azienda più grande (ovvero che dà più occupazione) di Busto Arsizio. Non vi è alcuna altra azienda o ente, pubblico o privato, che occupi più di 2.000 persone.
Certo, molte delle persone occupate, siano medici, paramedici o ausiliari, inservienti o manutentori, provengono anche da altre città, principalmente della zona circostante.
Ma l'ospedale e la sua struttura di servizi esiste per un fine molto più nobile, che non è solo quello di dare occupazione a centinaia o migliaia di persone, ma di ospitare un numero altrettanto grande di pazienti nei vari reparti che lo compongono.
A Busto esistono sia il Pronto Soccorso, appena rifatto, che la rianimazione. Due reparti che notoriamente costituiscono una spina nel fianco degli amministratori perchè sono estremamente costosi, di difficile gestione, poco remunerativi e dove anche il più piccolo errore può essere fatale.
Ieri sera la trasmissione di Raitre Report ci ha mostrato un aspetto della sanità che non è vera e propria "malasanità", ma qualcosa di peggio. E' quando si considera la professione medica e l'essere di servizio in una struttura ospedaliera alla stregua di una catena di montaggio, dove i rapporti tra ammalato e personale sono puramente formali, privi di qualsiasi manifestazione di attenzione alla persona: in queti casi, qualcuno li definisce "informali" o, perfino, "professionali".
A mio parere un rapporto del genere non potrà mai essere informale e la professionalità si traduce in tasso di soddisfazione che i pazienti manifestano nei confronti di quel reparto o specialista che in esso vi opera.
Una volta si diceva che il prete, il medico e il maestro erano una missione: mai come oggi credo che questa frase debba essere rivalutata e riportata al giusto livello nei settori che ne vedono l'applicazione, la Chiesa, la Scuola e la Sanità.
Quella di ripersonalizzare l'ambiente ospadaliero sarà una delle battaglie più dure da portare avanti finchè si considererà la questione solo dal profilo economico e non da quello del valore della persona, della dignità dell'uomo e del malato.
Accade di sentirsi raccontare che alcuni medici non prescrivono più certi esami costosi perchè, sul finire dell'anno, le ASL non hanno più soldi per pagare gli esami. Se fosse vero, sarebbe veramente drammatico.
Se si va a prenotare un esame si corre il rischio di sentirsi proporre una data a 3, 4, 6 mesi ed oltre, magari per una diagnosi precoce. Allora ci si affida alle cliniche private, magari convenzionate, ed a Busto abbiamo centri diagnostici davvero in gamba. Ma perchè questo stesso servizio non può essere erogato costantemente e con tempi decenti dalla nostra stessa struttura?
Stesso discorso per quanto riguarda i ricoveri e la programmazione degli interventi.
Sono sicuro che gli operatori del servizio potranno raccontarci la questione dal loro punto di vista, dirci quali sono le loro attese, i loro timori (se ne hanno), perfino le loro frustrazioni di fronte ad una organizzazione che dovrebbe essere la più umana di tutta la società, ma che spesso rischia di essere semplicemente una organizzazione efficiente ed "economicamente" sana.

domenica 12 ottobre 2008

I cori squadristi un insulto per tutto il Paese

Una volta si diceva cori da stadio. Ora non sappiamo più come definirli. Imbecilli? Troppo semplice.
Se non si riesce a comprendere quale sia il significato vero e profondo di questi gesti e di queste parole, forse - almeno sullo stretto ambito sportivo - ha senso, come suggerisce qualcuno dell'ambiente della Nazionale, il semplice gesto di ignorarli perchè "raglio d'asino non sale in cielo".
Per altri, e per me in particolare, toni di questo genere sono assolutamente incompatibili con lo sport e con la vita sociale e politica. Sempre di più si evidenzia la matrice politica di destra di questi idioti travesti da tifosi, facinorosi e violenti, che carattarizzano la propria azione di sostegno alle squadre di calcio. Finora si erano limitati alle partite delle proprie squadre, adesso sono arrivati alla Nazionale di calcio ed hanno manifestato la propria presenza in una partita internazionale, giocata in trasferta e vista anche da numerosi altri Paesi collegati.
A mio parere questo gesto è voluto, inserito in una strategia che vorrei definire "di contesto". Dopo le revisioni storiche sul fascismo, dopo le polemiche sui morti della Repubblica Sociale, quale migliore platea di un incontro di calcio a cui assistono milioni di spettatori in Italia per fare audience sul tema? Per poi ottenere giudizi di blanda condanna, che con l'andare del tempo si trasformano in sopportazione e quindi nella normalità della vita quotidiana.
Non può, chi governa, fare orecchie da mercante a queste situazioni: le minacce di Maroni fanno un po' sorridere, sembrano molto severe, ma rischiano di non essere più di un buffetto sulla guancia di chi, invece, vuole provocare situazioni da guerriglia e riproporre un copione antico. Criminale.

La crisi che non c'è

Anche se i pareri sono pochi, non hanno dubbi: i lettori sanciscono che i nostri politici di maggioranza litigano solo per le poltrone ed il Sindaco non sa decidere. Questo l'esito del sondaggio che ho fatto la scorsa settimana sulla crisi infinita che attanaglia la Giunta. Tanto che viene da chiedersi che tipo di crisi sia.
Tolti due assessori, non se ne sente la mancanza: tutto quello che non si faceva prima continua a non essere fatto ancora adesso. Le uniche cose per cui varrebbe la pena di prendersela e vedere di cominciare a fare qualcosa restano nel letto dei sogni perchè, per ogni cosa, "non ci sono i soldi". Considerazione fatta da molti cittadini: fateveli dare.
Se leggiamo le notizie della stampa ufficiale capiamo che siamo in fondo ad un tunnel cieco, da cui è difficile tornare indietro. Che peccato buttare via tante risorse, e chissà se un giorno i nostri concittadini, quelli che decidono chi governa la città, finalmente si sveglieranno dal letargo e cominceranno a cercare una soluzione a questa crisi prima che ci pensi qualcun altro (leggi, ad esempio, Corte dei Conti). Auguri.

sabato 11 ottobre 2008

C'è del marcio a Busto Arsizio

Shakespeare faceva dire ad Amleto: "C'è del marcio in Danimarca". Qui a Busto c'è un assessore ai lavori pubblici che, qualsiasi sia l'intervento, afferma, allargando le braccia: "Non ci sono soldi".
Con questa sorta di formula magica si pensa di esorcizzare ogni male, facendo passare le responsabilità oggettive del suo ufficio, ritenuto da molti in città non in grado di rispondere in modo adeguato alle necessità della città - una delle più grandi della Lombadia - come una normale pratica amministrativa dipendente dalle risorse economiche.
Per chi non avesse chiara la faccenda, dobbiamo dire che la capacità politica di un assessore è anche, in sede di formulazione di Bilancio preventivo, quella di ottenere maggiori risorse per il proprio dipartimento, cosa che evidentemente non riesce al nostro Franco Girola.
Il fatto è che a pagare questo stato di cose è tutta la città: ho dedicato alla denuncia dello stato di negligenza dell'apparato pubblico diversi post: quello sulle strade del quartiere Redentore, quello delle difficoltà di un cittadino pedone o disabile in sedia a rotelle o mamma con carrozzina a passare in molti angoli della nostra città, quello delle "gobbe di cammello" stradali (definizione di Speroni) lungo via Lonate, fino al recentissimo caso degli spogliatoi delle scuole De Amicis, ma sono sicuro che molte altre palestre e strutture pubbliche sono nelle medesime condizioni ed invito i cittadini a farmi conoscere quali siano le situazioni non ancora rilevate.
Per tutto questo non basta dire: "non ho i soldi". Per cose molto meno importanti, ma politicamente rilevanti, i soldi sono magicamente saltati fuori dalla sera alla mattina, mentre per questi interventi si allarga le braccia in segno di resa.
Chi non si arrende, in questi casi, è il cittadino contribuente che le tasse le paga - ora anche l'IRPEF comunale - senza vedere un ritorno in linea a queste sue naturali aspettative.

venerdì 10 ottobre 2008

Tutti i nodi vengono al pettine

La situazione odierna delle borse internazionali non lascia dubbi sulla drammaticità della situazione finanziaria; la domanda di molti è sul perchè, sulle cause che possono aver determinato questa crisi. Ho già affrontato in altri post l'argomento: mi sembra chiaro che, come dice il proverbio: "tutti i nodi vengono al pettine".
In altre parole: le varie "bolle" speculative, il fatto di vendere per buoni titoli con pessimo credito (vedi caso bond argentini o, più vicino a noi, il caso Parmalat) da parte di banchieri ed operatori finanziari completamente privi di scrupoli, ha generato un effetto domino sul quale si sono sovrapposti altri effetti dovuti alla crisi del dollaro, al prezzo del petrolio, al calo dei consumi in molti mercati occidentali e così via.
Ma ci sono altri nodi che devono venire al pettine. Ad esempio, non dimentichiamo la vicenda Alitalia, e se per caso qualcuno se l'è già scordata sarà la cronaca odierna a fargliela tornare in mente. Infatti, inserendo un emendamento "truffa" dentro il decreto di salvataggio di Alitalia in discussione al Parlamento, due parlamentari del Popolo delle Libertà, tali Angelo Maria Cicolani e Antonio Paravia, hanno tentato di far passare una norma su misura per salvare finanzieri come Tanzi e, soprattutto, banchieri come Geronzi.
Chiaramente questi due rappresentanti del popolo italiano andrebbero cacciati a pedate dal Parlamento, visto che hanno sollevato perfino l'indignazione di Tremonti, il quale, una volta tanto, ha avuto un motto di orgoglio che gli fa onore, spero solo sia stato spontaneo. Questi due ribaldi, però, altro non sono che i prestanome di ben altri personaggi, i quali sono i veri mandanti di questo turpe inganno a carico degli italiani.
Il duo Cicolani/Paravia andrebbe ha offeso il popolo italiano, che però non è il popolo delle libertà. Credo che il popolo italiano tornerà ad essere veramente libero solo quando si sarà liberato di certi squallidi personaggi...

giovedì 9 ottobre 2008

Uno spogliatoio ai confini della realtà




Scusate il ritardo, impegni di lavoro mi hanno impedito di essere regolare nella pubblicazione questa settimana. Sperando di non aver perso, comunque, la vostra attenzione quotidiana, oggi volevo mostrarvi alcune fotografie. Sono state scattate all'interno della Scuola Media De Amicis e documentano lo stato di degrado in cui versano gli spogliatoi di questa scuola. I dirigenti di una società sportiva mi hanno chiesto di vedere come sia ridotto questo ambiente che viene dato agli atleti per la preparazione fisica. Impossibile fare la doccia, i lavandini sono uno schifo (ci vuole del coraggio ad aprire l'acqua, che scorre in strane colorazioni). Una delle due porte di accesso è distrutta - da anni - ma non è mai stata sostituita o riparata.
Di questa cosa ho informato tre settimane fa il Sindaco Farioli e l'Assessore Azzimonti. Nessuna risposta, e nemmeno è stato fatto nulla per eliminare i problemi e permettere ai ragazzi che si allenano di potersi fare una doccia prima di uscire e tornare a casa. Così, in questi giorni dove ormai l'aria la sera comincia ad essere fredda, gli atleti escono sudati per andare a casa loro a farsi la doccia. Alcuni arrivano senza borsa, solo con tuta e giaccone, tanto altre cose non servono.
Cosa ne dicono i cittadini? cosa ne pensano anche i genitori dei ragazzi che frequentano la scuola? E' possibile avere un simile obbrobrio in questo "Profondo Nord"?
Possibile che istituzioni fondamentali come il Comune e la Scuola non possano velocemente mettere in condizioni di miglior agibilità questa palestra?

martedì 7 ottobre 2008

L'Euro paracadute della nostra finanza

Per anni abbiamo dovuto sentire il ritornello del Centrodestra che urlava agli italiani le devastanti "colpe" del Governo Prodi per l'entrata nell'Euro e per i rincari, i sacrifici, le penitenze patite dai cittadini per inseguire questo sogno della moneta unica europea.
In questi ultimi giorni, ed in particolare ieri, in occasione della giornata nera delle borse continentali, in diverse occasioni, e per ultimo a Matrix, tutti: politici, economisti e perfino semplici cittadini, si sono trovati d'accordo nell'affermare che se l'Iitalia non è ancora andata in crisi profonda lo deve solo alla scelta di essere entrata nell'Euro, e che questo ci sta proteggendo, al di là degli errori ed orrori delle nostre banche, ben oltre le possibilità dell'antica eppure ancora amata Lira.
Non sarebbe allora il caso di fare ammenda e, almeno per una volta, riconoscere che Prodi aveva ragione, che gli sforzi fatti avevano un senso, che la politica monetaria sbagliata era di chi si contrapponeva a questa scelta? No, temo che nessuno avrà il coraggio di riconoscerlo.

lunedì 6 ottobre 2008

Si annunciano forti rincari dei costi dei servizi di trasporto pubblico

In questi giorni si sta discutendo in Regione Lombardia il Patto sul Trasporto Pubblico Locale (TPL), una sorta di carta dei servizi che toccherà sia la qualità del servizio offerto, che le tariffe conseguenti. Il tutto in un clima di quasi perfetto silenzio dell'informazione pubblica, anche se nell'aria c'è un sentore di bufera.
Mercoledì prossimo, 8 ottobre 2008, al primo piano del palazzo della Regione (ex grattacielo Pirelli, inizio alle ore 11) inizierà una fase cruciale di confronto tra l'Amminsitrazione Regionale ed i rappresentanti dei pendolari, nel corso della quale verranno affrontanti gli articoli (si inizierà dal'articolo 10) che toccano più da vicino i pendolari, quali tariffe e servizi.
Lo scontro si preannuncia molto duro, anzi durissimo. Basti sapere che in una seduta tenutasi nei giorni scorsi, a fronte di una osservazione da parte dei rappresentanti dei pendolari e delle Provincie sugli adeguamenti dei corrispettivi (per intenderci, la parte di soldi che viene data dallo Stato attraverso la Regione per pagare i servizi), adeguamenti che non andrebbero oltre il 2011, la risposta data è (testualmente): "i corrispettivi sono vincolati per legge e non possiamo modificare gli indici fissati dal patto di stabilità; delle tariffe possiamo fare quello che vogliamo".
Infatti all'articolo 18 sta scritto: "le parti concordano... un incremento straordinario delle tariffe pari al 10% per il 2009".
Senza contare che sono peraltro previsti meccanismi, non chiaramente definiti, di adeguamenti tariffari automatici non legati all'inflazione e quindi potenzialmente anche molto superiori.
In un momento dove la crisi economica e finanziaria si sta manifestando in tutta la sua intensità, dove il ristagno dell'economia pone seri problemi in ordine all'occupazione, dove i pensionati vedono erodere il loro potere di acquisto di giorno in giorno, dove i costi per l'energia e le tariffe dei servizi pubblici aumentano con un ritmo impressionante, tanto che ogni tre mesi si annunciano nuovi rincari, questo tipo di atteggiamento della Regione proprio non si giustifica.
Sembra quasi che tutti stiano giocando al "tanto peggio, tanto meglio", laddove a rimetterci sono proprio i ceti medi e medio-bassi, ovvero quelli che hanno un reddito fisso.
Anche perchè sono gli unici sicuri da sempre di pagare le proprie tasse fino all'ultimo centesimo...

domenica 5 ottobre 2008

Il sondaggio sulla Giunta

Dopo qualche tempo, torno a proporre un sondaggio sulle questioni politiche della città. Il tema è quello caldo di questi giorni: facciamo oppure no questa benedetta giunta? Per non influenzare il vostro giudizio (ho già scritto fin troppo chiaramente il mio personale pensiero in proposito), ma per darvi qualche metro di giudizio, vorrei mettere in luce qualche aspetto di merito e di ricaduta della questione che diversamente appaiono solo come questioni politiche di relativa importanza.
L'assenza di due assessori chiave come quello del Personale e del Bilancio condiziona l'attività di tutta la Giunta. Il Sindaco non può tenerne l'interim senza delegare funzioni importanti e quindi senza disperdere parte dell'attenzione che in realtà questi settori richiedono.
La scorsa settimana abbiamo approvato una revisione di Bilancio senza l'apporto dell'Assessore competente, e stiamo affrontando nelle medesime condizioni un momento durissimo di confronto col personale che, tra la scarsità d'organico e la vicenda della Corte dei Conti, minaccia lo sciopero che questa volta non sembra una minaccia vana.
Questo tentennamento inoltre provoca un grosso danno d'immagine per la nostra città: è ancora molto recente l'evento che nel maggio 2005 portò l'allora Sindaco Rosa sulle pagine dei quotidiani nazionali con il titolo "Un uomo solo al comando", riferendo che una delle maggiori città d'Italia era governata da un Sindaco senza giunta. L'attuale situazione ha in se molti dei problemi rimasti irrisolti da quella vicenda, e se non fosse per il diverso atteggiamento di Farioli rispetto a Rosa ci troveremmo oggi, con ogni probabilità, nella medesima situazione.
Questo danno di immagine mina la credibilità della nostra città quando si propone di attivare politiche e meccanismi che coinvolgono altri comuni, i quali credono poco - anche perchè, sebbene il colore politico delle Giunte sia il medesimo, vince ancora il campanile - alla capacità di essere guida capitolare della nostra città. Difficile dare loro torto, in questa situazione.
Però i grandi temi del territorio (il traffico, l'inquinamento, la gestione rifiuti, il trasporto pubblico, l'ambrosia, eccetera) vanno risolti insieme, e per fare questo occorre una leadership (guida, per chi non ama l'inglese) forte e chiara. Quindi....

Ringraziamenti e saluti

Oggi voglio ringraziare e salutare coloro che abitualmente seguono il mio blog. Lino, Alberto, Enrico, Paolo, Ivo solo per indicare i più frequenti e coloro che firmano i loro commenti; inoltre l'ASL di Busto Arsizio. A questi chiedo scusa se mi sono occupato poco della loro realtà, ma tra poco arriverò con qualche nuova riflessione e vi chiedo fin d'ora qualche vostro contributo.
Inoltre, vorrei ringraziare la stampa che segue con assiduità i miei post e che talvolta li riprende in un corretto spirito di collaborazione.
Ringrazio anche i tanti visitatori occasionali (sono, come succede su internet, più della metà delle visite giornaliere), alcuni dei quali lasciano comunque un messaggio, una testimonianza della loro realtà locale che riflette il tema che incrociano.
A tutti un abbraccio ed un saluto, ricordando che il miglor sponsor in questo ambito è il passaparola.

sabato 4 ottobre 2008

Benvenuto Monsignor Franco Agnesi

Benvenuto, monsignor Agensi. Entrare da prevosto di San Giovanni in Busto Arsizio nel giorno del suo onomastico, vista la tradizione della Chiesa ed il santo che la protegge, quel Francesco che per me è il più grande fra i santi - tanto che, d'accordo con mia moglie, abbiamo dato il suo nome anche al nostro figlio maggiore - penso sia quasi un segno di presagio. Una scossa per la nostra Busto, e come.
Credo anche che in questo momento dobbiamo tutti un caloroso "grazie" anche a monsignor Livetti. Come guida della città e del suo decanato, si è speso per oltre 20 anni per far crescere questa città nella fede, e sicuramente ha ottenuto ottimi risultati.
In una città come la nostra avere una guida spirituale forte è essenziale per non perdere la dimensione della fede: infatti da noi contano i fatti, il lavoro, i soldi e purtroppo spesso anche la carità diventa un accessorio, diventa, come si usa dire, "pelosa".
Eppure la carità è il motore della Chiesa. Io confido nell'esperienza di monsignor Franco Agnesi affinchè egli riesca a dare nuovo impulso ad una fede vissuta e aperta, che sappia indicare la strada del rinnovamento dell'uomo anche nella vita sociale e di tutti i giorni.

venerdì 3 ottobre 2008

Lotta a tutte le Mafie: la minaccia in Lombardia

Il signor Vincenzo Conticello è un imprenditore della ristorazione di Palermo. Il suo nome può essere sconosciuto a molti, ma è un uomo speciale perchè ha deciso di rifiutare l'estorsione della mafia, il cosiddetto "pizzo". Il suo negozio, l'Antica Focacceria di San Francesco, è nel cuore della Palermo antica, di fronte proprio alla chiesa di San Francesco, nel rione che diede i natali a Falcone e Borsellino. Io andai a pranzo un paio di volte lì insieme a mia moglie lo scorso anno, senza conoscere ancora questa vicenda. La storia del signor Vincenzo l'ha portato ad essere protagonista anche della puntata di "Blunotte", in onda su RaiTre la scorsa domenica.
Dopo quella trasmissione gli ho scritto e lui mi ha risposto, come fanno le persone normali. Questa la sua risposta:

"Gentile Alessandro,
non immagina come la sua lettera di oggi mi abbia emozionato e reso ancora piu' forte in questa mia decisa guerra a cosa nostra.
Sono i sordi e gli indifferenti che spesso creano a molti la paura di agire. Sono felice di averla avuto come ospite e che si sia trovato bene. La ringrazio ancora per il gesto di solidarieta' e chi lo sa se non le scrivo in futuro per organizzare nel suo comune un fine settimana contro il racket facendo degustare i nostri cibi in una piazza cittadina....
Cordiali e sinceri saluti
Vincenzo Conticello"

Sono sicuro che se ve ne sarà l'occasione, la nostra città non si tirerà indietro.
Perchè anche la nostra città, così come tutta la Lombardia, è a rischio di infiltrazioni mafiose. Proprio lo scorso 27 settembre, a San Giorgio su Legnano, a due passi da noi, la 'ndrangheta ha ucciso un uomo di 34 anni, Cataldo Aloisio, dopo che nello scorso luglio un altro uomo fu ucciso non lontano per le medesime ragioni. Sempre un paio di settimane fa è stato catturato in ospedale a Pavia - non a Crotone o Reggio Calabria - Francesco Pelle, ritenuto esponente di spicco della cosca di San Luca.

Per questo ho formulato una interrogazione al Sindaco per conoscere:
"Quale sia, allo stato delle conoscenze del Sindaco e della Giunta, eventualmente acquisendo ulteriori notizie direttamente dalle fonti di Polizia, lo stato della presenza di organizzazioni criminali nella nostra città e quale possa essere il grado di infiltrazioni di organizzazioni criminose di stampo mafioso sul nostro territorio".

Perchè non crediamo che la mafia e le altre organizzazioni criminali siano lontane da noi, perchè anche noi abbiamo un dovere, istituzionale e personale, nei confronti della legge degli uomini e di Dio. Per questo ringrazio coloro che, come Massimo Brugnone, un giovane della nostra città, si impegnano perchè vi sia una speranza, anzi una certezza, che i criminali non vinceranno questa guerra, che le istituzioni potranno essere più forti perchè ognuno di noi è saldo nel rifiutare ogni tipo di violenza ed è per la legalità.
Massimo ci invita a sostenere la causa di "Ammazzatteci tutti": la loro storia è impressionante e l'intera testimonianza la potrete >>>leggere qui<<<.
Perchè tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa.

giovedì 2 ottobre 2008

Lettera aperta al Sindaco, tra Busto e Roma

"Non lasceremo Busto come Veltroni ha lasciato Roma". Sembra una barzelletta, eppure questa è l'affermazione del nostro Sindaco. Una burla? Pare di no.
Forse il signor Sindaco non si rende conto di quella che è la realtà. Roma è Roma, una città di oltre 4 milioni di abitanti, che ha un bilancio pari a quello di tutta la Liguria. Ospita al suo interno, oltre ai palazzi del potere (presente e passato), un'intero Stato sovrano. E' la Capitale, ha problemi urbanistici che non si sono formati negli ultimi 30 anni, ma forse negli ultimi 30 secoli.
Busto è una delle prime 100 città in Italia in quanto ad abitanti, ma è un cinquantesimo della Città Eterna. Era la capitale dell'industria tessile italiana, ora le sue "industrie" più grandi sono l'Ospedale ed il Municipio. Ha 300 chilometri di strade asfaltate in pessime condizioni da anni, decine e decine dei quali senza marciapiede e male illuminate. Basti vedere le rassegne fotografiche che ho presentato nei mesi scorsi per ripassare la lezione. I Romani dei secoli passati avrebbero saputo fare meglio.
Stiamo portando avanti un progetto di "Area Vasta" e non c'è un Sindaco della zona che sia interessato a proporsi come spalla del progetto, quasi disconosciuto dall'intera cittadinanza. Qual è il suo obiettivo? Io un'idea ce l'avrei, ma non la dico qui. Almeno adesso.
Parliamo del traffico? Roma avrà una circolazione caotica, ma non si capisce perchè Busto ne debba avere una che, proporzionalmente, è anche peggio. Nessuna politica del traffico è stata sviluppata nell'ultimo decennio per essere conseguenza di un progetto di mobilità, dai parcheggi ai sensi unici, dai semafori alle rotonde, dal traffico pesante alle piste ciclabili.
Della cultura coma mi dice? Vuole competere con Roma in quanto a cultura, turismo e spettacolo?
Signor Sindaco, io sono anche un po' stufo di dover fare ogni volta la lista della spesa per farmi capire: lei Busto non la può peggiorare, perchè è difficile fare peggio di così. Basterebbe l'impegno di fare il minimo, ovvero una buona e saggia manutenzione alle parti pubbliche, dalle strade al verde, per vedere già un netto miglioramento della città. Ma lei questo non potrà mai farlo finchè le sue energie e quelle della sua parte politica saranno impegnate unicamente nella spartizione delle poltrone.
E non dica che non è vero, perchè lo dicono anche i suoi alleati.
Siamo già a metà del suo mandato e non abbiamo visto nulla che qualifichi la sua gestione e quella della sua coalizione. Fissare due/tre obiettivi per ogni assessore nei prossimi due anni anni e mezzo? Ma vogliamo scherzare? E con questo lei pretende di mettersi in competizione con Roma?
Complimenti...

mercoledì 1 ottobre 2008

Passato è il Consiglio, resta l'amarezza

Impegni di lavoro urgenti mi hanno tenuto lontano da Busto un paio di giorni, impedendomi anche di poter partecipare al consiglio comunale di ieri sera. Ma sono riuscito ugualmente a consocere alcuni particolari che mi riconfermano molte delle perplessità che ho già manifestato nel recente passato sulla qualità della politica.
La prima, ma nemmeno la più importante: il rimpasto. Si chiacchera sui numeri, sui nomi, sugli incarichi, e non si pensa alla necessità della città di avere un guida che risolva i veri problemi in cui si arrabatta. Quali? Il traffico e l'inquinamento, il PUT, il Piano di governo del territorio, il dissesto di strade e marciapiedi, la cura del verde e perfino la manutenzione ai Cimiteri e il forno crematorio, senza dimenticare la ex-municipalizzata (con annessi e connessi, tipo Trasporti e Global Service) ed ACCAM.
Vi sembra poco? Ma noi dissertiamo in merito a quanti assessori toccano a quella forza politica in base al manuale Cencelli, ovvero alle scelte (presunte) del Sindaco in barba agli stessi partiti. Fesserie.
La seconda è invece anche più pesante, specialmente dal punto di vista politico. Da tempo assistiamo ad un effetto da analisi neuropsichiatrica: la maggioranza si spacca e prende posizioni diverse nel dibattito interno ed esterno al consiglio, ma poi vota compatta (o quasi) i punti in discussione. Pochi minuti dopo il voto iniziano le dichiarazioni, i distinguo e gli auspici di un cambiamento per il futuro. Illusi!
Non potrete mai cambiare niente finchè i cittadini non capiranno che se vorranno cambiare qualcosa dovranno cambiare questa maggioranza! Certi teatrini non sono degni della città di Busto Arsizio e non sono degni di politici che dicono di essere i rappresentanti della città.
La linea politica e gli assessorati di Busto Arsizio sono decisi dalle direzioni provinciali dei partiti. A Busto delle lobby di potere guidano pesantemente il voto di larga parte della città. Noi "peones" della politica, che cerchiamo di dare il massimo, in maniera seria e costruttiva, siamo talvolta accusati dai nostri stessi sostenitori di cose assurde, di cene fatte con persone della maggioranza o anche peggio.
A questo proposito, colgo l'occasione per dichiarare che sinceramente sono disgustato di questi atteggiamenti, anche se ritengo inutile replicare a simili menzogne. Invito chi volesse fare rilievi di qualsiasi tipo a circostanziarle con nomi, date e rendendo pubblico il proprio nome, altrimenti di fare accuse false ed anonime sono capaci tutti. Mi spiace dover usare questo strumento per esternare questo mio sentimento, ma purtroppo non ho altra possibilità di far sapere il mio pensiero a questi "signor nessuno".
Resta il fatto, in conclusione, che la città di Busto Arsizio merita di più e soprattutto merita qualcosa di meglio dei quattro Balanzoni che si ritrova ora come amministratori.

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