Alessandro Berteotti

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martedì 4 agosto 2009

Il Diluvio sopra di noi


Oggi mi ero preparato per un altro tema, ma c'è un'attualità ed un'urgenza che merita una riflessione approfondita. L'altro tema, che reputo anche più importante, lo riprenderò domani.

Oggi parliamo di acquazzoni tropicali e rete fognaria, ovvero cosa è successo ieri a Busto Arsizio e quali siano gli errori che più frequentemente si commettono perchè non c'è una visione chiara delle cose e degli avvenimenti.

Ma andiamo per ordine. Che da qualche anno i temporali non siano più quelli di una volta lo hanno capito tutti. Assomigliano più a tempeste subtropicali, con grandi rovesci che riversano una quantità di acqua dal cielo che nemmeno l'espressione "acqua a catinelle" riesce più a creare come immagine. Questo cambiamento si accompagna al cambiamento climatico planetario in atto e che rischia di compromettere irreparabilmente l'ambiente nel giro di pochi decenni, creando danni enormi e forse anche devastazioni formidabili. Di fatto però, i singoli cittadini non hanno nè gli strumenti nè la possibilità di intervenire efficacemente.

Possiamo, anzi dobbiamo intervenire, invece, su molte lacune di carattere infrastrutturale che ormai caratterizzano quella che potremmo definire la "gestione Acqua", attraverso l'analisi e la definizione di una politica del territorio in materia di ciclo delle acque. Ne accenno, ma non ne tratto, del fatto che anche la rete idrica ha grossi problemi, con perdite enormi di acqua potabile dalla rete di distribuzione e che ci sono problemi anche con la struttura della rete stessa, con ancora diversi chilometri di tubazione in amianto.

Breve inciso politico: a me Franco Girola sta simpatico. Garbato, alla mano, non è certo il tipo di persona che mi sento di aggredire verbalmente accusandolo di essere in malafede. La sua posizione però non è e non può essere quella di chi sembra essere messo lì a fare la figura dell'incapace a vita: ha dichiarato tempo fa di volersi dimettere perchè aveva poco peso nella gestione degli affari dell'Assessorato a lui affidato, da sempre lamenta la grande penuria di risorse economiche destinate al suo bilancio.

Morale: le strade sono piene di buchi, lo stadio non si può sistemare e le fognature sono quelle di due secoli fa. Appunto, due secoli fa le cose le facevano pensando a cosa necessitava allora; perchè oggi non si riesce a fare altrettanto? Perfino i romani riuscivano a compiere più di 2.000 anni fa opere di ingegneria idraulica che ancora oggi funzionano, noi no.

Non ho le conoscenze e le capacità di critica tecnica per poter dire come stiano effettivamente le cose dal punto di vista della struttura fognaria, ma posso senz'altro affermare che, anche a causa delle mutate condizioni meteorologiche ed ambientali, alla progressiva cementificazione di tutta l'area cittadina, alla vetustà della rete fognaria, il sovrapporsi disomogeneo di interventi e della scarsa manutenzione applicata nel corso degli ultimi decenni, gli esiti nefasti di questi ultimi avvenimenti siano la sommatoria di tutti questi fatti.

E qui mi devo rapportare al Sindaco, alla sua Giunta e a tutti i Sindaci e le giunte di questi anni: avete voluto creare la città nuova, ma avete fallito.

Come un chirurgo estetico, avete curato alcuni aspetti esteriori della città, avete investito capitali ingenti senza portare reali benefici, avete modificato il profilo del naso o levato le borse sotto gli occhi della città, come con i Mulini Marzoli, il Museo del Tessile, lo stadio di atletica, la piscina di via Manara, mentre avete trascurato tutte le necessità vere, le infrastrutture (strade, fogne, marciapiedi, verde pubblico, viabilità e tanto altro), che sono i nervi, le arterie e la pelle della città.

Se i cittadini devono prendere in mano scope e catini, devono diventare vigili urbani e pompieri, allora vuol dire che non abbiamo più bisogno di una sovrastruttura pubblica la cui efficienza ed efficacia è stata totalmente azzerata dai fatti.

sabato 13 dicembre 2008

Responsabilità, sportello e comune

Quante volte avreste voluto far valere le vostre ragioni, ma da persone intelligenti vi siete resi conto che la persona che era di fronte a voi ad uno sportello, sul treno, in metropolitana, in qualsiasi occasione non era la persona giusta con cui protestare, con cui far valere la vostra posizione.
Capita così che di fronte ad una presunta ingiustizia, ad un abuso, l'unica cosa che possiamo fare per scaricare la nostra frustrazione sia di prendersela con il primo rappresentante dell'istituto, ente, azienda o altro, per lo più innocente quanto voi, e non riuscirete mai a mettervi in confronto con chi ha invece la responsabilità di questi fatti.
Faccio un esempio che è riferito alla giornata di ieri. Si aspetta a Milano Cadorna l'annuncio della partenza del treno delle 17.45 per Novara, dopo che faticosamente, sfindando gli scioperi, si è giunti alla stazione, quando sul tabellone appaiono i binari di partenza di tutti i treni, anche quelli che partono diversi minuti dopo il Novara, ma di questo nessuna notizia.
Alla fine, ecco il binario: 8 anzichè 3. Una massa incredibile di persone si sposta, chi si era messo già sul binario abituale è costretto a rincorrere la massa. Arriva il convoglio: difficile definirlo. Tre squallidi vagoni, due doppi piani e una carrozza di prima classe nominale.
Si comincia a salire, ma appare subito chiaro che tutti non potranno trovare posto, non solo seduti, ma perfino in piedi si fa grande fatica a stare nel corridoio e sul predellino. Gli umori non tardano a scaldarsi, bastano un paio di minuti.
A questo punto ecco apparire il capotreno, un ragazzo giovane e garbato con la barba. Era salito in cabina e chiedeva di poter passare per dare il via al treno. Lui stesso si accorge che la situazione è paradossale, la seconda volta non ci prova nemmeno a passare, esce direttamente dal portello del conducente.
La gente protesta, e a ragione: se ne era appena partito un treno per Varese con metà della gente ed il doppio dello spazio, per di più ultramoderno, ultimo modello. Se qualcuno della programmazione viaggi si fosse presentato in quel momento si sarebbe preso una raffica di vaffa da pettinarlo all'indietro.
Ma così le rampogne se le è sentite il giovane capotreno. Il quale peraltro si è dimostrato molto intelligente e tollernate, qualità rara in certe persone.
A lui i miei complimenti, mentre tutta il mio dispiaciuto risentimento ai geni che non sanno capire che con uno sciopero dei mezzi che inizia alle ore 18.00 (con conseguente blocco di mezzi di superficie e metropolitana), tutti i pendolari di Milano avrebbero fatto a gara per prendere l'ultimo treno utile per partire, con un conseguente afflusso straordinario. Ma queste sono cose che chi fa il suo lavoro dentro un "silos" mentale, fa fatica a capire e a gestire: altrochè Customer Care (attenzione al cliente, per chi non conosce l'inglese).
A margine di questa vicenda, quella drammatica dei dipendenti del comune: oltre che la solidarietà a loro, sarebbe ora di fare nomi e cognomi di coloro che hanno la piena responsabilità su quanto successo e quali siano le loro reali pene, perchè ho la sensazione che qui chi paga sia solo una piccola parte, mentre chi ha le vere responsabilità se ne sta tranquillo e sereno a pensare ai fatti suoi. Non è giusto.

sabato 6 dicembre 2008

Le Ronde politiche: un eccesso a danno dei cittadini

Nel mio precedente post (giovedì) avevo chiesto un parere su queste ronde, ma nessuno ha voluto rispondere. Strano, di solito avete molte cose da dire. Allora parlo io.
A Busto Arsizio abbiamo istituito le Ronde politiche. Esse non hanno alcun diritto di tutela del cittadino, non possono effettuare alcuna azione di polizia, non possono fermare malviventi in flagranza (anzi, meglio che stiano attenti a non essere coinvolti in certe azioni, perchè non si sa mai come vanno a finire queste cose), non possono accertare i documenti di alcuno, nè possono attuare pratiche preventive di nulla.
Insomma, sono inutili dal punto di vista pratico. Se, come affermano, vedono compiere un reato o comunque hanno sospetti circa le intenzioni di persone singole o gruppi, devono anche stare attenti a non effettuare azioni che possano configurarsi come procurato allarme.
Che tipo di formazione è stato dato a queste persone? Sono state messe in guardia dal compiere qualsiasi azione che, anche senza volontà precisa, possano causare danno a se o ai cittadini, che potrebbero, a seguito di queste azioni, chiedere risarcimenti direttamente a loro? Sanno come ci si comporta e quali regole del vivere civile vadano rispettate?
Dal momento che il Sindaco ha affermato che non vi è alcun motivo di temere per la sicurezza in città, questo significa che si vuole far credere che la città sia poco sicura e che la presenza di queste ronde la rende più sicura, mentre temo possa avvenire il contrario, che qualcuno possa anche arrivare a provocare situazioni di insicurezza se non di panico.
Avevo detto facciamo le controronde e qualcuno le ha fatte. Tranne non riuscire a dare una paternità a queste persone. A chi è stata attribuita, non è stata riconosciuta.
Mi sembra che si voglia a tutti i costi creare una situazione tesa, imbarazzante e perfino problematica in termini di sicurezza pubblica, sulla quale dovrebbero intervenire le istituzioni, soprattutto quelle legate all'amministrazione comunale, a tutela di tutti i cittadini, comprese le stesse ronde. Se non si capisce questo, vuol dire che della sicurezza dei cittadini, in realtà non ce ne frega gan che.

martedì 2 dicembre 2008

Risposte serie ai cittadini confusi

Il Sindaco e le maestranze pare si stiano riappacificando. Non sappiamo che fine faranno le minacce, da parte dei sindacati di querelare il Sindaco, da parte del Sindaco di rimettere il mandato e dare le dimissioni, ma di certo possiamo capire che per l'ennesima volta si è persa una buona occasione per cercare di non fare una brutta figura.
Già, ma viene da chiedersi: a qualcuno frega qualcosa di queste magre? Il cittadino, cosa si aspetta? Non sarebbe meglio cercare di capire qualcosa di più su come funziona la nostra città, su quali binari ci si muove, oppure davvero tutti se ne fregano?
Non posso credere che i miei concittadini siano latitanti di fronte alle loro responsabilità, fossero anche solo di controllo dell'azione amministrativa; ma di certo non danno segnali di alcun genere che facciano intercettare questo malumore.
Audio Porfidio attacca con un esposto alla Corte dei Conti sulla questione AGESP Trasporti. Non vorrei che ormai la Corte dei Conti diventasse una sorta di muro del pianto a cui rivolgere le proprie frustrazioni. Anche perchè credo che di esposti se ne sarebbero dovuti fare almeno un'altra dozzina negli ultimi anni, ed i titoli li ho già presentati in altri post: la questione Borri, la caserma dei Carabinieri, gli stipendi negli enti, un direttore generale non proprio ineccepibile, la pista di atletica... andiamo avanti? Che dire allora dell'azione di pulitura dei mutui? Il Sindaco dichiara che solo ora si è potuto provvedere: che strano, proprio adesso che non abbiamo l'assessore al bilancio... Ce ne sono di situazioni davvero paradossali in questo comune.
Ma non possiamo dare alla Corte dei Conti un mandato da polizia amministrativa. La politica deve fare la sua parte, opposizione compresa.
Invece troppo spesso si tratta di puro protagonismo, e la gente resta turbata, confusa. Chi spiega come sono effettivamente le cose alla gente? E quali sono le garanzie di serietà, di correttezza che dovrebbero nascere da queste osservazioni?
Quali sono i parametri per capire e quindi poter giudicare con cognizione le cose?
Forse è questo che i cittadini vorrebbero per poter partecipare di più e meglio alla vita sociale e politica della nostra città.

venerdì 17 ottobre 2008

Addio vecchia Trasporti, ma qualcuno ti ha tradito

Permettetemi di tornare su di un tema del consiglio comunale di ieri sera. Perchè a me, sarò anche un romantico, di rinunciare al servizio di AGESP Trasporti proprio non va giù.
Parlo da cittadino prima che da amministratore, ed in entrambe le vesti mi sento di dire che l'indirizzo adottato ieri sera sia profondamente sbagliato. Perchè? E' presto detto.
Tutto si origina dal 2001, quando il Presidente di AGESP, l'attuale onorevole leghista Marco Reguzzoni, decide di assumere un socio privato esperto del settore trasporti, STIE, come partner di AGESP Trasporti. L'accordo è stipulato sulla base di un contratto fitto di clausole e benefici per il socio più che per la nostra Trasporti, e così si va avanti per circa cinque anni con questo scenario. Nel 2006 cominciano le grane: il servizio diventa profondamente inefficiente, i mezzi sempre più vecchi e poco adatti alla percorrenza sulle nostre strade, frequenti rotture ed incidenti minano l'affidabilità di un servizio allo stremo. I conti diventano improvvisamente in profondo rosso.
Cominciano anche i conflitti sindacali, si rischia di non pagare gli stipendi ai dipendenti; a farne le spese sono gli utenti, i quali vedono aumentare il costo del biglietto del 35% e le famiglie vedono aumentare di botto del 50% il costo dell'abbonamento studenti. Questo accadeva lo scorso anno, insieme al fatto che agli studenti esterni alla città veniva richiesta la tariffazione annuale intera, quasi 500 euro.
Fino a questi ultimi giorni, dove con gli ultimi abbonamenti i genitori si sono sentiti raccontare storie di ogni genere, dal fatto che i ragazzi possono prendere il mezzo pubblico solo se la salita sul bus avviene 30 minuti prima dell'entrata. Ora: se il bus fa il giro turistico della città, non è certo colpa degli studenti, i quali resterebbero anche volentieri altri 10 minuti nel loro letto la mattina.
Oppure l'informazione, sempre fornita da AGESP, che ai ragazzi muniti del biglietto di corsa semplice non è permesso accedere ai bus scolastici: incredibile!
Fermate saltate, corse soppresse, autisti che non conoscono il tracciato e lasciano per strada i ragazzi: questa la cronaca recente.
Se questa è la situazione, viene spontaneo chiedersi perchè un imprenditore, la cui missione è fare soldi, si debba mettere sul gobbo una simile carriolata di nefandezze ed essere felice di spendere anche dei soldi per portarsi a casa il 60% di un'azienda fallimentare. Perchè?
Perchè il nostro municipio non vede l'ora di disfarsi di questo bene prezioso per la collettività, senza neanche provare a fare un tentativo (o almeno lo poteva fare nei mesi passati) per vedere se la qualità del servizio poteva essere migliorata e come. Di suggerimenti gliene sono arrivati molti, sicuramente sono arrivati da noi, inteso come PD nel suo insieme.
Ci sono troppe cose che non sono chiare. La forte perdita è stata determinata da una cattiva gestione, questo senza ombra di dubbio, ma nessuno ha ritenuto che gli amministratori siano stati incapaci di governare la situazione. E nemmeno si è valutata (visto che chiediamo tanti pareri su cose da nulla, forse lo si poteva fare anche su questo) una configurazione diversa del servizio, ma si è dato per scontato che il servizio non fosse recuperabile, anche per l'interesse di accedere frettolosamente alla gestione "in house" del patrimonio di AGESP .
Mi piacerebbe conoscere il vostro parere anche su questo punto, ma non posso fare un sondaggio per ogni foglia che cade, ed in questo periodo ne cadono parecchie. Per cui invito chi volesse esprimersi in merito a lasciare un commento o mandarmi un messaggio. Sarà sempre molto gradito, qualsiasi sia il vostro punto di vista.

lunedì 6 ottobre 2008

Si annunciano forti rincari dei costi dei servizi di trasporto pubblico

In questi giorni si sta discutendo in Regione Lombardia il Patto sul Trasporto Pubblico Locale (TPL), una sorta di carta dei servizi che toccherà sia la qualità del servizio offerto, che le tariffe conseguenti. Il tutto in un clima di quasi perfetto silenzio dell'informazione pubblica, anche se nell'aria c'è un sentore di bufera.
Mercoledì prossimo, 8 ottobre 2008, al primo piano del palazzo della Regione (ex grattacielo Pirelli, inizio alle ore 11) inizierà una fase cruciale di confronto tra l'Amminsitrazione Regionale ed i rappresentanti dei pendolari, nel corso della quale verranno affrontanti gli articoli (si inizierà dal'articolo 10) che toccano più da vicino i pendolari, quali tariffe e servizi.
Lo scontro si preannuncia molto duro, anzi durissimo. Basti sapere che in una seduta tenutasi nei giorni scorsi, a fronte di una osservazione da parte dei rappresentanti dei pendolari e delle Provincie sugli adeguamenti dei corrispettivi (per intenderci, la parte di soldi che viene data dallo Stato attraverso la Regione per pagare i servizi), adeguamenti che non andrebbero oltre il 2011, la risposta data è (testualmente): "i corrispettivi sono vincolati per legge e non possiamo modificare gli indici fissati dal patto di stabilità; delle tariffe possiamo fare quello che vogliamo".
Infatti all'articolo 18 sta scritto: "le parti concordano... un incremento straordinario delle tariffe pari al 10% per il 2009".
Senza contare che sono peraltro previsti meccanismi, non chiaramente definiti, di adeguamenti tariffari automatici non legati all'inflazione e quindi potenzialmente anche molto superiori.
In un momento dove la crisi economica e finanziaria si sta manifestando in tutta la sua intensità, dove il ristagno dell'economia pone seri problemi in ordine all'occupazione, dove i pensionati vedono erodere il loro potere di acquisto di giorno in giorno, dove i costi per l'energia e le tariffe dei servizi pubblici aumentano con un ritmo impressionante, tanto che ogni tre mesi si annunciano nuovi rincari, questo tipo di atteggiamento della Regione proprio non si giustifica.
Sembra quasi che tutti stiano giocando al "tanto peggio, tanto meglio", laddove a rimetterci sono proprio i ceti medi e medio-bassi, ovvero quelli che hanno un reddito fisso.
Anche perchè sono gli unici sicuri da sempre di pagare le proprie tasse fino all'ultimo centesimo...

domenica 21 settembre 2008

Il Caso Catania: l'immondizia peggiore non è nelle strade


313.000 abitanti di Catania sono ormai da mesi col fiato sospeso per conoscere il destino della loro città. Mentre Silvio inaugura il rigasificatore di Rovigo (fatto dal centrosinistra) inebriandosi di un'altra opera non sua (come la scuola ricostruita di San Giuliano), il suo ex medico personale e sindaco di Catania, Scapagnini, sta per portare i libri contabili del comune in Tribunale. La città è ormai priva dei principali servizi, visto che ha un “buco” di oltre un miliardo di euro (sì, un miliardo).
Le librerie convenzionate non distribuiscono i libri di testo per le scuole elementari perchè il comune non ha rimborsato nemmeno i buoni dal 2005; tutti i consulenti ed i lavoratori interinali sono stati allontanati, i dipendenti non ricevono lo stipendio, la raccolta dei rifiuti solidi urbani non avviene in modo completo da giorni.
La gente ormai si arrampica sulla spazzatura per arriva alla buca delle lettere. E non è un modo di dire. La dichiarazione di Anna Finocchiaro, siciliana doc e capogruppo PD, non lascia spazi a fraintendimenti: «C'è una responsabilità indubitabile del centrodestra che ha governato Catania in tutti questi anni. È una responsabilità che coinvolge a pieno titolo il Mpa, che ha fatto parte della maggioranza di centrodestra. Voglio ricordare che Raffaele Lombardo era il vicesindaco di Scapagnini».
La vendita del patrimonio pubblico (anche uno stadio nella lista) è stata la scialuppa sulla quale Scapagnini e la giunta di centrodestra avevano tentato di salire per evitare il naufragio. E´ stata costituita una società (Catania Risorse) alla quale sono stati conferiti i beni immobili: tutto il possibile e, qualche volta, anche l´impossibile. Un po' la loro B.A. Global Service, per intenderci.
Un limpido esempio di cattiva amministrazione che però è appena apparso sui media nazionali, anche perchè il contrasto con le immagini della Napoli immacolata e risanata sono stridenti.
In realtà, nemmeno Napoli è così come sembra. Viene quasi da pensare che si sia usato il vecchio sistema del tappeto: alziamo e buttiamo lo sporco lì sotto. A Catania pare non ci siano riusciti.

lunedì 15 settembre 2008

Cos'è la questione morale?

Pare che il mio discorso di qualche giorno fa sulla "questione morale" abbia fatto innervosire qualcuno. Non mi stupisco: fintanto che parliamo di cose lontane da noi, va tutto bene; ma quando i fatti e le persone cominciano ad essere così prossime, è chiaro che la reazione diventa più istintiva.
Il tema però, a mio parere, non è da sottovalutare e, per molti versi, investe anche la minoranza di cui faccio parte. Premesso che io non posso essere censore di nessuno, prendo solo spunto da alcuni appunti che mi sono stati fatti, nella mia veste di consigliere, da normali cittadini, e cerco di riportarli in una logica di confronto allargato, proprio per cercare di realizzare quel dialogo che diversamente non può avvenire.
Dunque, il principale rilievo che viene rivolto a noi rappresentanti dell'opposizione (o minoranza che dir si voglia), è è di non essere incisivi, di non saper portare avanti una opposizione vera a questa Giunta e di non saper nemmeno distinguere tra ciò che è giusto per la città rispetto a ciò che non lo è. Purtroppo le stesse persone mi dimostrano anche di non sapere affatto cosa sia possibile fare, stando all'opposizione, con gli strumenti che la legge pone nelle mani dei consiglieri.
A parte questo, devo riconscere che in molti casi questi rilievi sono veri, ma anche perchè l'opposizione si trova nella situazione di non avere notizie, o di averle tardi; l'opposizione può sì interrogare, ma spesso non riceve risposta.
Essere opposizione non significa andare a testa bassa contro la maggioranza. Una buona parte della "questione morale" è proprio dettata dal tipo di rapporto che si deve instaurare tra maggioranza ed opposizione.
Ho accusato la maggioranza di Busto Arsizio di essere "poltronistica" perchè alla minoranza non ha concesso che la presidenza della commissione bilancio, che per quanto importante, da sola non è in grado di garantire nulla. Vedasi caso Corte dei Conti, il quale suggerisce il mio sospetto che quella commissione non ci fu affidata solo per magnanimità.
Tutto questo non cancella le responsabilità della minoranza, che comunque è assai variegata, con frange che arrivano ad essere politicamente molto vicine alla maggioranza: difficile trovare una linea comune su molti temi.
La legge 267/2000 chiede ai partiti di presentarsi agli elettori con un programma, e dovrebbe esse un obbligo morale rispettare poi, una volta eletti, ciò che si prese come impegno con i cittadini. E' dunque un diritto dei cittadini rilevare se le azioni della Giunta o delle stesse minoranze siano prese in linea con quanto descritto nei programmi presentati alla città.
Ad esempio, tanto per capirci: potremmo chiedere alla Giunta attuale cosa dicesse il programma riguardo al verde pubblico se, come accade leggendo il più recente numero del settimanale "L'Informazione", si rileva che Gianfranco Tosi (ex sindaco leghista, non un Quisquino qualsiasi) si sorprende del taglio degli alberi di viale Borri. Se si sorprende anche la minoranza di ciò, vuol dire che non è chiaro chi stia amministrando la città e sulla base di quale programma. Questa è una "questione morale", quella di tradire, o comunque di non dare seguito in maniera coerente, ai punti riportati nel programma elettorale, che costituiscono il "contratto" con i cittadini per cui una Giunta amministra la città.

giovedì 11 settembre 2008

La questione morale: basta un uomo giusto al posto giusto?

La riflessione odierna parte da una frase riportata nell'articolo apparso oggi su "La Provincia" a firma di Andrea Aliverti, in merito all'ormai risibile rimpasto di Giunta. Argomento tedioso, lo so, ma al quale non si può fare a meno di aggiungere qualche riflessione che vorrei sperare di maggior contenuto.
La frase dice: "...Secondo la logica dell'uomo giusto al posto giusto, che sembra muovere tutti i partiti (di maggioranza, aggiungo io)". Affermazione apprezzabile, ma assolutamente non sufficiente a giustificare le attuali posizioni. Credo che esistano altre regole che andrebbero rispettate.
La prima, da me già affermata chiaramente tempo fa, è quella che una città dell'importanza, del peso e delle capacità di Busto Arsizio non ha bisogno di andare a "comperare" assessori provenienti da "fuori le mura". Secondo le ultime indiscrezioni, parrebbe che questa ipotesi sia rientrata, e mi auguro che davvero sia così.
La seconda tocca "la questione morale": come si fa a dare un incarico assessorile a persone che sono sotto indagine o della magistratura ordinaria o di quella amministrativa? Fuor di metafora, i problemi di Lattuada come indagato di fatti per apologia di fascismo e di Castiglioni, come ex assessore coinvolto nella vicenda della Corte dei Conti, non dovrebbero dare spazio a loro candidature, non perchè non siano in grado di ricoprire la carica (a Busto non occorrono grandi conoscenze tecniche o particolari competenze), quanto per una opportunità politica e di rappresentanza.
Immagino che la Lega, da sempre attenta a queste cose (come quando sventolava in Parlamento un cappio per dimostrare la propria irritazione verso i rei di Tangentopoli), non possa ignorare questo fatto.
Purtroppo, come tanti rappresentanti della pubblica opinione hanno fatto rilevare negli ultimi tempi, in Italia non c'è più la dignità che impone di dare le dimissioni quando ci si trova di fronte a difficoltà personali o morali, da cariche pubbliche o politiche, che hanno alla base un rapporto fiduciario tra l'elettorato e la persona interessata. Figurarsi se parliamo di candidati a poltrone, oltretutto. Da anni si ignora questo tipo di comportamento, responsabile e civile, facendo davvero sprofondare il senso di fiducia della gente verso le istituzioni.
Senza scomodare Pannella, qui la partitocrazia impera: la distribuizione delle sedie ha alla base il più bieco "Manuale Cencelli" (>>>vedi<<<), altrochè "uomo giusto al posto giusto". E su questo, la città tace, soffocando nel silenzio anche la propria coscienza.

sabato 12 luglio 2008

Amicizia e politica

Nel consiglio comunale vi sono molte persone che, pur non essendo della mia stessa idea politica, considero amici o quanto meno persone perbene. Le rispetto e le apprezzo anche fuori dal palazzo comunale, senza alcun bisogno di mascherare questa mia amicizia.
Nle passato vi sono stati altri consiglieri che hanno goduto e continuano a godere della mia stima. Oggi vorrei ricordarne due, che hanno storie diverse.
Il primo è Ernesto Allodi, entrato con me in consiglio comunale nel 1997 tra le file della Lega. Con Ernesto ho condiviso anni di adolescenza e la prima giovinezza, giocondo con lui a calcio nella squadra del quartiere, la mitica "Folgore", che però nulla aveva di politico.
Il secondo è il dottor Anzini, già capogruppo della Lega nell'ultima legislatura. Con lui condivido il quartire, la messa domenicale, ma soprattutto condividiamo l'amicizia vera e profonda della nostre figlie, Milena e Debora. Sono particolarmente lieto di questo fatto e spero che esse possano restare amiche per sempre.
Con questo voglio solo dire che se la passione politica divide, l'intelligenza e la razionalità non possono mettere delle barriere che vadano a ledere il rapporto personale ed umano. Ci sono ancora valori che possono aiutare a capire che non è inasprendo i toni di una battaglia politica che si avrà più o meno ragione.
Spero questo lo possano capire anche a Roma.

martedì 8 luglio 2008

Riscoprire il significato del termine Sacrificio

Estate, tempo di vacanze, di spiagge affollate e di città deserte. Questo luogo comune quest'anno rischia però di non essere rispettato, causa la crisi economica.
Eppure sappiamo che molti non sono disposti a rinunciare a nulla e, pur di andare in vacanza, si fanno finanziare sino al limite estremo di quanto nelle loro possibilità economiche.
Questo ci porta a fare una riflessione che a molti potrebbe risultare antipatica: la nostra società ha dimenticato il senso della parola "sacrificio". Chi mi conosce sa che questo è uno dei miei punti fissi, ma credo che, a dispetto dell'apparente pessimismo, questa sia una delle molle che potrà far ripartire davvero la nostra società, riappropriandoci del senso ultimo di questa parola.
Sacrificio ha in se molti valori, non solo il significato di rinuncia. Se ci rifacciamo a quelle radici ebraico-cristiane, spesso sbandierate a sproposito dalla nostra Amministrazione, dovremmo ricordare che l'atto di donare qualcosa a Dio è sacrificio. In una visione più allargata, dunque, è sacrificio togliere qualcosa dal nostro quotidiano per donarlo, fisicamente o idealmente, a beneficio di altri.
Nella gestione della cosa pubblica, potremmo dire che il sacrificio di alcune risorse non vitali può essere utilizzato per il bene comune. Verrebbe facile dire che se qualche assessore dà le dimissioni, potremmo non sostituirlo e quindi, potremmo fare un sacrificio per recuperare risorse economiche da destinare ad altro utilizzo.
Però non voglio focalizzare l'attenzione del ragionamento a facili congetture amministrative, altrimenti dovrei dire che comunque 8 assessori al comune di Busto sono troppi; in realtà, quello che vorrei sostenere è che, se da una parte il Pubblico può essere un tramite, un esempio da seguire, poi deve essere la città nel suo insieme che raccoglie questa sfida e si impegna per rilanciare con convinzione questa provocazione.
La società però è totalmente focalizzata su un altro vocabolo: benessere. Vivere bene è quasi un dovere, e benessere si coniuga facilmente con un altro termine: benestante.
Questa cultura del bello è però anche cultura dell'effimero. La bellezza è per sua natura destinata a durare poco, come un fiore che al mattino sboccia e alla sera sfiorisce.
Allora per dare significato alla nostra vita dobbiamo tornare a credere nei valori essenziali, e riportarli a concetto fondante della nostra società. La nostra Costituzione ne è una testimonianza: la potremmo anche ammodernare per alcune parti, ma l'impianto di base regge al tempo perchè fondato su valori solidi e universali. E questi non sono nè i soldi, nè il successo personale.

venerdì 30 maggio 2008

La scure della Corte dei Conti sul portafoglio dei dipendenti comunali

Prima o poi doveva succedere, era solo una questione di tempo. La giustizia amministrativa è, in questi casi, più chirurgica e tempestiva della giustizia ordinaria.
Quando più di un anno fa cominciammo a discutere delle ispezioni della Corte dei Conti e dei suoi possibili effetti, sia sulla Giunta che sui dipendenti, c’era chi minimizzava e vedeva scenari molto morbidi e lontani. Si sbagliava. E si sbaglia anche chi pensa, oggi, che la questione si risolverà comunque senza grosse ricadute per i dipendenti e, a seguire, per gli amministratori.
Ora accadrà una cosa che non è abituale negli scenari del mondo lavorativo, sia pubblico che privato: retrocedere i lavoratori di categoria, chiedendo la restituzione dei soldi ricevuti indebitamente.
Le carriere potranno poi essere ricostituite a fronte di concorsi, che però non garantiscono e non assicurano il reintegro immediato e completo di tutti i lavoratori nelle posizioni attualmente ricoperte. Un brutto affare, davvero brutto.
Per moltissime di queste persone si tratterà di restituzioni di una certa entità. Se ipotizziamo 50 euro al mese, per un periodo di 48 mesi (4 anni), stiamo parlando di un totale di circa 2.600/2.700 euro, e questa potrebbe essere solo l’ipotesi minima. Vi saranno parecchie restituzioni ben superiori ai 10.000 euro.
A chi ascrivere la responsabilità di questo fatto? Perché di responsabilità ce ne sono, eccome. E non sono solo di coloro che, come dirigenti, hanno già o dovranno a breve restituire ingenti somme, anche di centinaia di migliaia di euro; vi sono soprattutto responsabilità politiche altrettanto precise, figlie di una gestione “spensierata” della cosa pubblica. Da qui la richiesta della minoranza consiliare di una Commissione di indagine sui fatti interni, oltre a quanto già appurato amministrativamente dalla Corte dei Conti.
Ciò che finora non ha fatto molto clamore inizierà a manifestarsi quando i primi dipendenti si troveranno a dover regolare questo conto, c’è da starne certi.

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