Alessandro Berteotti

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lunedì 17 novembre 2008

L'allegoria dei rifiuti di Napoli

Forse qualcuno ieri sera ha avuto occasione di vedere la trasmissione di Report su RAITRE e quindi potersi ricredere sulla situazione reale dei rifiuti intorno a Napoli e, in generale, in Campania. Se qualcuno la volesse vedere può accere >>>cliccando qui<<<.
Vi sono varie considerazioni che mi vengono d'istinto dopo aver visto questo servizio, ed una è sull'attendibilità delle informazioni che arrivano alla gente. Berlusconi si è lamentato più volte del fatto che la stampa ce l'ha con lui, quando invece è lui a controllare più del 75% per cento della distribuzione dell'informazione in Italia. Ad esempio: lui dice di stare bene, mentre tra operazioni, malattie e malori è certamente tra i politici italiani più malati. Ma questo non sarebbe un buon segnale da dare agli italiani.
Cosa c'entra questo con i rifiuti di Napoli (che poi sono i rifiuti di tutto il nostro paese)? Parecchio, e non solo in senso metaforico, per il fatto che i rifiuti rappresentano anche l'immagine di un certo mondo politico corrotto e lazzarone, come dimostra anche "l'affaire" Brunetta >>>leggi<<<.
I rifiuti di Napoli siamo noi. Siamo noi che pensiamo sempre di essere meglio, che "gli altri ci vogliono fregare", che esiste il diritto di essere privilegiati, che gli altri se sbagliano devono pagare mentre "io sono solo un perseguitato". Noi che pretendiamo il rispetto delle leggi da parte degli extracomunitari, ma poi siamo quelli che non li paghiamo come dovrebbero, li sfruttiamo, li cacciamo quando non ci servono più. A meno che non siano badanti.
Siamo quelli che scriviamo la parola "Libertà" dovunque, perfino dentro i nomi dei partiti, ma poi l'unica libertà che pratichiamo è la nostra. Parliamo di famiglia ogni momento, ma picchiamo moglie e figli, e pure l'amante quando non accetta più di starsene buona.
Contiamo molto sulla nostra capacità di avere fascino, di essere persone vincenti, di avere un'immagine da salvaguardare; e per "tenerci su" sniffiamo coca, ci buchiamo come un colapasta o beviamo come delle spugne. Però poi ce l'abbiamo coi drogati.
Vogliamo bene ai bambini, tanto che diventiamo pedofili. Poi, quando ci sbattono in galera, un buon avvocato trova che essere deviati "è nella natura dell'uomo", quindi non possiamo essere perseguibili. Siamo ipocriti fino al midollo, riusciamo a negare anche le evidenze.
Ecco allora il quadro che vedo di Napoli: una città che non potrà mai essere libera dalle proprie paure, dalle proprie ossessioni, perchè per secoli le è stato insegnato a vivere alla giornata, a fidarsi più della camorra che della Polizia perchè la camorra ti mantiene se vai in galera, lo Stato ti ci manda e basta.
Prodi manda l'Esercito per pulire le strade e Berlusconi se ne prende il merito: va bene. Sta nella logica delle cose, in uno stato democratico, e le ultime elezioni presidenziali in America ce lo hanno dimostrato benissimo.
Ma l'uso insano della comunicazione non può andare avanti in eterno, soprattutto per i cittadini che devono aver fiducia nelle istituzioni. La ragion di Stato può anche pretendere che il bianco diventi nero, ma non per sempre.
Napoli è una città che amo, che ho imparato ad amare, ed ho grande stima dei napoletani, capisco il loro modo di vivere e un po' li invidio. Ma essi non possono sempre piegare la testa, non possono sempre sperare che arrivi un salvatore della patria, perchè se vogliono cambiare qualcosa devono iniziare ad avere più dignità ed autostima, combattendo i loro incubi antichi. E rifiutando quelli nuovi.

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