Alessandro Berteotti

La mia foto
Non ho verità da regalare, solo un pensiero libero, che liberamente lascio al vostro commento

venerdì 15 maggio 2009

Incidenti e lutti

Torno in città dopo un viaggio di lavoro di alcuni giorni e scopro che tutte e tre le signore coinvolte negli incidenti di domenica sono defunte. Provo profondo dolore per loro ma, soprattutto, per i loro parenti. Per quello che vale, porgo loro le mie più sentite condoglianze.
Ieri ero stato intervistato da una giornalista della Provincia che mi chiedeva cosa pensassi della proposta della consigliera Regionale Ruffinelli di abbassare il limite di velocità in città a 30 all'ora: per questioni di sintesi e di spazio forse non è stato colto del tutto il significato della mia risposta.
A ciò posso rimediare sfruttando questo spazio. Il concetto è molto semplice: imporre un limite inferiore potrebbe non essere una valida risposta la problema, anzi per certi versi potrebbe essere una sorta di innesco per nuovi e più gravi incidenti.
La questione è: perchè gli incidenti di questo tipo avvengono? Sicuramente nessuno pensa deliberatamente di crearli, ma altrettanto certamente vi sono alcune condizioni che ne facilitano l'innesco. Direi che nella guida in città vi sono principalmente due tipi di cause: la prima tocca il conducente, la seconda la viabilità.
Riflettiamo un attimo sulle condizioni in cui, in molti casi, ci sediamo al volante oggi: stanchi, stressati, sempre in corsa con noi e con gli altri: usiamo l'auto per comodità, ma spesso è un impiccio, soprattutto quando dobbiamo parcheggiare. Velocità è spazio diviso il tempo, quindi quando abbiamo poco tempo aumenta la velocità. L'attenzione è spesso dedicata, mentre siamo al volante, a tantissime cose tranne che alla guida: la ricerca dell'ultimo CD, la sintonia della radio, il cellulare che squilla, il navigatore che ci porta altrove, il cruscotto che ci parla... se abbiamo degli ospiti a bordo, possiamo parlare ma senza perdere la concentrazione nella guida.
Spesso siamo nervosi già prima di entrare in auto, preoccupazioni di lavoro o di famiglia ci tolgono attenzione e questo si somma alle tante situazioni simili che vivono le persone che abbiamo attorno, nelle loro scatole di metallo.
Queste cose le scuole guida non le insegnano, oppure solo un istruttore scrupoloso le introduce, ma l'allievo alle prime guide pratiche è più teso a controllare i propri movimenti e a tenere l'auto in strada che prestare attenzione alle parole. Quando finalmente si ottiene la patente, si diventa automaticamente piloti esperti, e nel giro di poche ore si guida spavaldi, sicuri, immortali. Ingenui!
Questo però accade anche a chi da anni guida tutti i giorni: la distrazione, il riflesso incondizionato può essere causa di gravi conseguenze. Anche l'automobilista più esperto deve metterlo in conto, ma qualche volta l'esperienza, se non può impedire l'incidente, almeno può aiutare a ridurne gli effetti. Le condizioni atmosferiche costituiscono un'altra importante variabile, soprattutto il ghiaccio e la pioggia, oltre alla nebbia, situazioni non improbabili dalle nostre parti.
A questo si uniscono gli elementi di una viabilità problematica, caotica, in alcuni casi devastante. Parlo delle condizioni di traffico, ma anche e soprattutto delle condizioni dell'asfalto. Guido da più di trent'anni, ma strade come negli ultimi dieci anni (non solo a Busto) non le ho mai viste: buche, rappezzi, seganletica mancante sia orizzontale che verticale... vi sono a Busto strade dove sembra di effettuare delle gimcane tra solchi, buchi e tombini.
Manca la segnaletica, ma non mancano i cartelloni pubblicitari, che talvolta distraggono la guida. Di sera o di notte le strade non sono sempre ben illuminate e gli attraversamenti pedonali non sono sicuri. Mancano i marciapiedi in molti luoghi anche particolarmente frequentati, le piste ciclabili sono ridicole e spesso anche quando ci sono, i ciclisti preferiscono la strada normale.
In definitiva a Busto (ma non solo, perchè spesso si finisce a fare le cose "perchè le fanno tutti così") manca una seria politica urbanistica e viabilistica che salvaguardi il bene più prezioso: la persona umana. Lo stesso Piano Urbano del Traffico, da un decennio da me invocato, potrebbe non bastare. Serve una coscienza delle cose e misure vere di sicurezza e protezione.
Voglio provare anche a dare qualche messaggio positivo: quando ci apprestiamo a salire in auto, proviamo a pensare a ciò che stiamo facendo. Da piccolo mio padre aveva sul cruscotto della Bianchina (la nostra prima auto) un portafoto magnetico con le effigi mie e di mia madre, dove in mezzo una targhettina diceva "Guida con prudenza". Facciamo che questa benedetta prudenza sieda sempre al nostro fianco, non gettiamola fuori alla prima curva come l'Armando di Jannacci.
Teniamo sempre in efficienza la nostra auto, soprattutto freni, fari e tergicristalli.
Spegnamo tutti i segnali sonori che ci distraggono, usiamo radio o lettori CD ma con un volume che ci consenta di sentire anche i rumori esterni, soprattutto spegnamo il cellulare o facciamo che se proprio lo dobbiamo usare, ci fermiamo e parliamo a bordo strada.
Se usiamo il navigatore facciamolo con perizia e comunque guardiamo i cartelli indicatori e la segnatica: se ci manda in un senso unico, non infiliamoci contromano.
Se le condizioni del fondo stradale sono critiche, si può anche rallentare. Non prendiamo sempre gli errori degli altri come giustificazione dei nostri.
E da ultimo, usate di più i mezzi pubblici, dove possibile. Chiediamo mezzi migliori e servizi più capillari, che consentano di rinunicare con maggiore facilità all'auto, soprattutto in città. E' possibile; inoltre, se usate la bicicletta o siete pedoni, rispettate le auto, se volete che loro rispettino voi. Vedo pedoni che si gettano sulle strisce pedonali senza dare tempo agli autisti di frenare: anche questo è un gesto incosciente. Biciclette e motorini stiano il più a destra possibile, senza occupare tutta la corsia.
E non aspettate di vedere una pattuglia per comportarvi bene al volante. Proviamo a farlo sempre.

Nessun commento:

METEO