Alessandro Berteotti

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venerdì 8 maggio 2009

Il bilancio sociale

Una delle grandi novità promesse dalla Giunta Farioli era il Bilancio Sociale. Non abbiamo mai capito bene cosa fosse, ma il solo nome è affascinante. Allora perchè non provare a leggere il bilancio in una forma diversa, come potrebbe essere quella di verificare, oltre ai numeri, se le attese della città sono riscontrate da questa giunta, o quanto meno, di capire cosa pensano i cittadini di questa città.

Ogni giunta eredita ciò che le precedenti, nel bene o nel male, hanno lasciato alla città. In questi ultimi 15 anni abbiamo assistito a giunte che, in un modo o nell'altro, sono sempre riuscite a lamentarsi di ciò che chi li aveva preceduti aveva lasciato.

Stabilito che nessuno di questa parte della minoranza ha mai fatto parte di maggioranze in questo periodo, possiamo parlare di questo periodo dicendo un generico “voi” per indicare chi governava.

Un bilancio è fatto da numeri, ma non solo.

Abbiamo assistito, come corollario a questo bilancio, alla polemica con la giunta di Gallarate, che lasciamo tutta ai protagonisti, che dimostrano di non riuscire ad intendersi nemmeno stando dalla stessa parte della barricata.

Ma una cosa è innegabile: Busto Arsizio, a differenza di Varese, Gallarate o Legnano, potrà avere una minore imposizione fiscale, ma offre ai propri cittadini un'immagine di gran lunga inferiore a quelli di queste città, che stanno cambiando completamente il loro aspetto, nel bene o nel male.

Se quindi valutiamo il vostro operato partendo da queste due prime considerazioni, dal punto di vista sociale, possiamo dire senza timore di smentite che il debito assunto nel passato è ora un macigno che pesa ora sui nostri conti, ora aggravato dal peso dei derivati, che impedisce di sviluppare un concetto diverso di città, anche quando potremo avere una città più bella, vivibile e pulita. Dal punto di vista sociale queste sono le cose che contano.

Invece abbiamo strade piene di buche come una forma di groviera. I nostri badilanti sono ormai specializzati nel gettare qui e là un po' di bitume per riempire quelle che questa primavera sono ormai delle voragini sull'asfalto.

Ma non è solo questo: provate ad esempio a percorrere via Lonate. Qualche tempo fa l'ho definita un surrogato di Gardaland, l'attrazione “Camel Trophy”, e questo mio giudizio è stato anche condiviso da qualche elemento di spicco della maggioranza, ma non è stato fatto nulla da quasi due anni a questa parte. Così come Via Vespri Siciliani, che ha ospitato migliaia di persone le quali hanno potuto constatare che quella che avevano sotto i piedi a malapena poteva essere definita un viottolo di campagna in cattive condizioni. Così valorizziamo le nostre tradizioni e le nostre bellezze artistiche!

E per quanto riguarda la viabilità, ricordo le opere che attendono da tempo di essere realizzate: le rotonde sul Sempione, il sottopasso di Sant'Anna e tra qualche tempo potremmo mettere anche il sottopasso di Sacconago presso la zona industriale; ma soprattutto, anche perchè è stata una promessa ai cittadini del quartiere Santi Apostoli, la sistemazione dei due sottopassi di via Tasso e XX settembre. Un intervento che ha un costo limitato e che l'Assessore Girola mi ha confermato poter essere realizzato a breve. Certo, a breve, altrimenti i prossimi temporali potranno di nuovo proporre l'allagamento dei sottopassi ed allora potrebbe davvero essere difficile giustificarsi. E questo non lo sto dicendo solo a Girola, ma a tutti coloro che hanno responsabilità in materia.

Gli oneri di urbanizzazione rappresentano una entrata, ma anche l'indice di avanzamento della cementificazione nell'area urbana. Abbiamo tanto discusso lo scorso anno dei piani integrati di intervento, ed oggi non possiamo che constatarne il blocco. Abbiamo una città che sembra sospesa tra ciò che era e ciò che non è ancora e forse non sarà mai. Così come l'intervento sul Campus di Beata Giuliana, che oggi più che mai appare come una chimera elettorale.

Ampie zone del centro città urlano vendetta, ma a parte qualche sistemazione temporanea, regna il degrado. Un esempio per tutti, la zona di San Michele: il prosciuttone. Ma è la stessa storia per tutti i centri storici. E, quasi una legge del contrappasso, la situazione del verde pubblico? Il parco Busto 2000, che fine ha fatto?

La bonifica delle aree presso l'incenitore ACCAM? E su questo punto mi fermo qui, anche se si sarebbe ancora molto da dire.

Ma perfino quando si è fatto qualcosa la situazione è stata deficitaria: basti parlare della zona dei Cinque Ponti e delle passerelle. La gente ricorda i disagi, i commercianti i danni subiti.

Noi oggi ci rattristiamo per i soldi costati quei monumenti all'inutilità. Oppure lo stadio di atletica...

E da ultimo, ma non per ultimo, ecco le vicende che toccano in modo più profondo le nostre convinzioni di cittadini del Profondo Nord: vivere, o meglio convivere, con la criminalità organizzata, scoprirci di botto non più pervasi da qualche birbanteria rintuzzabile con la ronda di turno, ma eufemisticamente “minacciati” da una incombente cappa di criminalità organizzata.

Perfino la nostra sacra ProPatria è stata in pochi mesi gettata nella serie inferiore, riabilita, portata in vetta ed ora in bilico, con il vecchio presidente finito in galera.

Qual è il peso sociale di queste cose, come le sente su di se il cittadino?

La gente vorrebbe sapere cosa vuole fare questa città e chi la governa. Un bilancio consuntivo tira delle somme, e in questo bilancio mi sembra evidente un eccesso di parole ed un difetto di azioni concrete.

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