Alessandro Berteotti

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giovedì 21 maggio 2009

L'incubo derivati ed i sogni dei bustocchi

L'incubo dei derivati insiste sopra le nostre teste. Poco a poco, anche le persone meno ferrate sul tema hanno cominciato a capire cosa siano questi benedetti derivati: una spece di slot-machine, partita da una idea positiva, terminata con una roulette russa per le amminsitrazioni locali che hanno intravisto in questa soluzione la possibilità di risolvere buona parte dei propri problemi finanziari a breve.
Cosa significa questo, ad esempio, per la realtà di Busto Arsizio? Il tentativo iniziale era semplice: spalmare i debiti acquisiti dalla gestione un po' corsara della Lega (che aveva portato il debito da 36 a 150 miliardi di lire tra il 1994 ed il 2002), in un periodo di circa 25 anni. Allungare il brodo, insomma, permettendo da un lato di avere a disposizione maggiori risorse ma, dall'altro, aggravare il debito per le amministrazioni future.
In pratica, i nostri figli che amministreranno la città tra 15/20 anni dovranno pagare i nostri debiti, mentre noi oggi ci godiamo un minore carico. Ma poi abbiamo voluto esagerare, siamo andati verso la parte più difficile da cogliere di questa operazione, arrivando a scommettere che avremmo avuto una forbice (con un tetto, "cap", ed un minimo, "floor") entro la quale si sarebbero mossi i tassi di interesse.
Abbiamo perso la scommessa. Purtroppo le cose (come tutti sappiamo) sono andate in modo diverso ed ora stiamo perdendo un bel po' di soldi, per cui uscire da quella operazione ci costerà parecchio, almeno qualche centinaio di migliaia di euro.
E considerando lo stato delle nostre finanze, questo significherà che ancora di più pagheremo gli errori del passato, non solo in termini di investimenti sbagliati, di scelte fuori dalla realtà, di errori tattici e strategici.
I Cinque Ponti, le passerelle, lo stadio di atletica, il Borri, la ex caserma della Finanza: solo questi sono costati alle casse della città 10 milioni di euro. Letteralmente buttati via.

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