Alessandro Berteotti

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venerdì 11 giugno 2010

L'aborto del topolino partorito dalla montagna

Ho atteso per quasi 15 anni che il comune di Busto Arsizio si dotasse di un Piano Urbano del Traffico (PUT, in gergo) serio. L'ho richiesto con convizione nel corso di innumerevoli sedute di consiglio e fuori dal consiglio, sulla stampa e in tutte le sedi ove questo aveva un senso.
Ieri sera, durante la discussione per l'approvazione della delibera che proponeva questo strumento all'attenzione del Consiglio comunale, ero fortemente imbarazzato, combattuto tra l'esprimere tutto il mio disappunto per una attesa così lunga che generava solo palliativi di poco conto, e non denigrare il lavoro comunque serio fatto dalla società TAU, commisionaria dei lavori di preparazione e redazione del piano, che sicuramente ha fatto un buon lavoro in termini di rilevazione.
Purtroppo sappiamo che tutti i consulenti legano l'asino dove vuole il padrone. Quindi, anche in questo caso, i signori della TAU hanno sviluppato la loro ipotesi di lavoro secondo quanto richiesto da Sindaco e Giunta. E qui naascono i problemi.
Infatti la mia attesa in ordine al PUT era di una visione di grande respiro in merito al problema annoso del traffico in città, per renderlo più fluido, ma anche per espellerlo dal centro città senza ammazzare le periferie, per diminuire i flussi in esubero, per garantire più sicurezza a pedoni e ciclisti, per favorire la mobilità pubblica a scapito di quella privata.
Mi sarei aspettato un piano che comprendesse e considerasse una integrazione anche con i piani dei comuni confinanti, dove presente, con il piano del trasporto pubblico provinciale (e qui allargando la visione anche a quello di Milano, oltre che Varese, vista la zona di confine), ed in particolare facesse riferimento a Malpensa come elemento di "disturbo" sulla città, valutandone gli effetti indotti.
Mi sarei aspettato un piano integrato che tenesse conto delle varie tipologie di trasporto che si intersecano nella nostra città, e citerei: Hupac, terminale intermodale di Sacconago, stazioni ferroviarie di via Monti, via Castellanza e Piazzale Volontari della Libertà, linea STIE Gallarate-Milano e collegamenti con la Valle Olona.
Mi sarei aspettato una maggiore enfasi alle piste ciclabili, mettendo in atto anche quelle politiche che permettono di accedere a finanziamenti agevolati per la costruzione di piste ciclabili tra le due stazioni (Nord e Trenitalia) intitolate a Busto Arsizio; anche una visione di insieme e particolareggiata con la zona industriale, e riferita a questa la mobilità dei mezzi pesanti, soprattutto nelle tratte di attraversamento cittadino più critiche (percorso da Sacconago a zona dogana/autostrada).
Mi sarei aspettato tante altre cose ancora che invece nel piano sono, per ben che vada, solo accennate, come la definizione di una migliore sede stradale, come rendere più sicuri i marciapiedi e la sicurezza dei "mezzi deboli" (pedoni e ciclisti); il miglioramento degli arredi e degli indicatori stradali che possono procurare fastidio o mancare nel loro compito, oppure essere addirittura assenti (molti che passano da Busto Arsizio senza conoscere la città si lamentano delle poche indicazioni stradali e non sempre si ha a disposizione un navigatore satellitare).
Eppure siamo riusciti solo ad avere l'indicazione di costruire quattro rotonde lungo viale Cadorna e l'inizio di viale Duca d'Aosta (una parte del cosiddetto Viale della Gloria), andando a rovinare definitivamente quello che Adriano De Zan definì nel memorabile commento all'arrivo della 19.ma tappa del Giro d'Italia 1985 "uno dei più bei viali d'Italia".
Solo questo? Abbimo atteso 15 anni per avere 4 rotonde? E la maggioranza cosa fa? Emenda la sua stessa delibera stralciando le 4 rotonde! Abbiamo stralciato il topolino partorito dalla montagna! Questo è il modo di amministrare questa città, non esiste da nessun'altra parte questo metodo.
Che non è l'applicazione del detto meneghino "fà e disfà l'è tuch un laurà", ma l'espressione più schietta di una incapacità cronica a lavorare seriamente e fruttuosamente per la città.
Se gli elettori di questa città avessero davvero "le palle", come si dice in gergo, e volessero davvero pensare di cambiare qualcosa, dovrebbero almeno chiedere che questa classe politica se ne andasse a casa a fare altro, perchè di amministrare la città non è capace. Ma credo che la gente di questa città, da oggi, le palle le vedrà rotolare solo su di un campo di calcio...

1 commento:

alberto pirani ha detto...

Quello che è tragico nell'amministrazione della città è la continua guerra di posizione tra Lega e PDL e la guerra tra correnti del PDL che paralizzano completamente l'attività amministrativa e costringono il sindaco ad un mero galleggiamento. I problemi rimangono tutti irrisolti, la trasparenza è una utopia ed i cittadini subiscono passivamente(ma si disinteressano del tutto della vita della città) scelte e non scelte quasi sempre fatte in sedi esterne a Busto. I risultati poi si vedono tutti e sono avvilenti

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