Alessandro Berteotti

La mia foto
Non ho verità da regalare, solo un pensiero libero, che liberamente lascio al vostro commento

lunedì 21 giugno 2010

La paura dentro e fuori di noi

Sabato sera, durante la Messa Vespertina celebrata da Padre Giulio Berutti alla chiesa del Redentore, ho sentito pronunciare delle parole che da tempo, troppo tempo non sentivo. Non tanto e non solo per il messaggio che trasmettono, ma quanto il ragionamento profondo che sta alla loro base.
La frase più importante è: "Bisogna avere paura della paura. Chi ha paura è ricattabile, quindi meno libero". Dal momento che le ho ascoltate, queste parole mi continuano a tornare in mente, mi sollecitano, mi turbano. Quindi è questo un segno che sono parole di verità.
Se ascolti una frase e ti lascia come prima di averla ascoltata, vuol dire che non ti ha arricchito, che non ti ha scosso, quindi non era parola di verità. Ma se tu non ci dormi la notte, vuol dire che quella frase ti ha assorbito, è diventata tua e ti spinge come una molla verso la lettura del vero significato.
Ne avevo già parlato in altri post, ma che cos'è la paura per noi? Difficile dirlo a parole. Potremmo cercare mille definizioni, ma sappiamo che quando arriva la paura, il nostro cervello non ragiona più, si perde progressivamente lucidità, si affacciano istinti primordiali, non riusciamo più a controllare le nostre reazioni. Anche senza poterla descrivere, solo la parola ci mette angoscia, il nostro umore diventa negativo.
La paura soprattutto si collega ad una intensa percezione di pericolo, ad uno stato ansioso che ci fa temere che dietro il cigolìo di una porta ci sia la figura di un criminale pronto a massacrarci, come spesso accade nei film del terrore. Un effetto ben studiato e molto utilizzato proprio nel settore cinematografico, teatrale e televisivo, che fa leva proprio su questo aspetto della nostra natura per ottenere un effetto sensazionale, anche se poi dalla porta si affaccia un gattino ancora più impaurito di noi.
Ma se si lavora con più cinismo su questo aspetto, si possono raggiungere effetti mediatici davvero devastanti, tanto da confondere realtà e fantasia, tanto da incutere nelle persone uno stato perenne di paura, di diffidenza, di pessimismo, come lo stesso Leopardi non sarebbe riuscito ad immaginare.
Si possono rendere le persone ricattabili con una sola ombra di dubbio, con un sinistro cigolìo; si può far credere in un imminente pericolo così come nella necessità di avere protezione per combattere la nostra ansia, come la mano materna accarezza il capo del bambino agitato per la febbre o per un brutto sogno.
Si può far credere che la propria libertà possa essere ridotta o amputata per lasciare spazio ad una libertà più grande, più ampia; si può fare in modo che la ricerca di una propria maggiore sicurezza possa essere proporzionale ad una minore libertà, come capita quando per difendere un proprio patrimonio ci si circondi di gorilla o di allarmi di ogni genere, senza accorgerci che proprio così limitiamo la nostra libertà.
Oggi la nostra paura più grande e più diffusa è di perdere la nostra ricchezza, di perdere il nostro stato sociale, di perdere i diritti acquisiti (tra l'altro, spesso non da noi ma da chi ci ha preceduti). Abbiamo paura di perdere qualcosa per cui non abbiamo fatto fatica ad acquisirne il possesso, e diamo o rinnoviamo fiducia solo a chi ci promette di difendere questo nostro "diritto".
Vogliamo più sicurezza nella nostra vita, ma in realtà non sappiamo nemmeno se siamo minacciati e da chi e che cosa. Però basta che ci dicano che le cose stanno così, e banalmente siamo più portati a credere che effettivamente qualcuno ci stia minacciando piuttosto che credere che non corriamo alcun pericolo. A farci decidere è proprio la paura.
Potremmo per assurdo dire che siamo liberi di aver paura.
C'è anche chi dice che la paura ci fa vivere più a lungo. Sarà anche vero, ma come? Quale può essere la qualità di una vita vissuta prigionieri della paura? Ma ce ne rendiamo conto?
C'è un romanzo di Asimov che parla di un'astronave che arriva sulla terra, e come una spece di circo spaziale, offre a caro prezzo la visione di ogni genere di essere vivente raccolto nella galassia. La gente passa dietro una spessa lastra di cristallo, protetti da una salutare grata di robusto ferro; passa lungo questo corridoio e resta discosta dalla superficie del vetro, quasi inorridita di quelle strane figure che si vedono oltre la trasparenza del cristallo. Molti hanno paura, ma è proprio questo che rende più emozionante lo spettacolo.
Dall'altra parte del vetro, alcuni di questi esseri strani commenta: "Abbiamo proprio speso bene i nostri soldi! Valeva davvero la pena di arrivare fin qui per vedere quanto strani siano gli abitanti di questo pianeta!". Chi è davvero in gabbia? Chi dovrebbe avere paura?
Riflettete...

1 commento:

Anonimo ha detto...

Parole sante.

METEO