Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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venerdì 3 aprile 2009

Un deficit di democrazia

Continuando a ritenere il panorama locale privo di interesse, vorrei insistere invece nel ragionamento sulle ragioni di una democrazia partecipata e più aperta. Continuando nella lettura del saggio di Paul Ginsborg mi imbatto nella seguente frase: "...il mezzo che più influenza culturalmente le famiglie e, nella maggioranza dei casi, l'unico strumento culturale presente nell'ambiente domestico, resta la televisione. Data la struttura oligarchica e la cultura conformistica della televisione globale, c'è poco da sperare da queste fonti in termini di seria televisione di valori pluralistici, democratici e partecipativi. Spesso accade esattamente l'opposto".
Questa settimana sono successe alcune cose nel mondo della televisione e della stampa: De Bortoli è tornato a dirigere il Corriere della Sera, lasciando il Sole 24Ore, a cui subentra l'ex direttore del TG1 Gianni Riotta. Nel frattempo Masi è diventato dg della RAI, mentre Garimberti ne era diventato pochi giorni fa Presidente.
Cambierà qualcosa da tutto questo rimescolamento? Non credo proprio.
Due settimane fa la puntata di Report aveva dimostrato come RETE4 stia da tempo immemorabile occupando delle frequenze senza averne nè titolo nè diritto, semplicemente le ha occupate ed un altro soggetto, Europa7, viene ritenuto il legittimo destinatario di questa licenza.
Per sanare la situazione, che viene da tempo condannata dall'Europa, RETE4 dovrebbe passare sul satellite, ma una legislazione nazionale che nasconde tutte le contraddizioni e gli accordi di potere che non sono diritto esclusivo della maggioranza, la fanno restare al proprio posto.
Oggi apprendiamo che Emilio Fede concluderà con ogni probabilità la propria carriera pubblica con un quinquennio all'Europarlamento. Poichè Emilio Fede è RETE4, c'è da pensare che ormai non vi siano più scuse plausibili per evitarne la chiusura delle trasmissioni in chiaro, senza che davvero qualcuno in sede internazionale non sanzioni in modo molto più deciso la nostra nazione.
RETE4 è dalla sua nascita non una comune rete televisiva, ma la rete personale di Berlusconi. Nessuno prima di lui ha potuto utilizzare in Italia questo mezzo per avere così tanta popolarità a così basso costo. Anzi, guadagnandoci pure. Nessuno ha avuto il proprio ciambellano direttore di rete televisiva, sempre pronto a schierarsi al suo fianco e convincendo le vecchiette d'Italia a salvare la rete che offre loro telenovela e fiction a manetta.
Forse davvero bisognerebbe tornare a leggere John Mill, per quanto riguarda il liberalismo democratico, per rendersi conto di quanto siamo lontani noi italiani dalla vera idea liberale e per capire fino in fondo il deficit di democrazia presente nel nostro paese proprio per questioni come queste. Con la televisione si controlla l'opinione pubblica e, di conseguenza, il voto di questo paese.

venerdì 15 agosto 2008

VIVA Cup: perchè tacere il dissenso?

Era la sera di domenica 27 luglio 2008, rientrati dalla spiaggia intorno alle 19, ci siamo messi a guardare la televisione. Purtroppo la ricezione era scarsa e quindi bisognava accontentarsi dei canali che si riusciva a vedere. In quel momento si vedeva bene RAIDUE e siamo rimasti sintonizzati.
Il servizio era su un evento sportivo particolare, un torneo di calcio in Lapponia, la VIVA world cup, ovvero una sorta di campionato del mondo fra "nazionali" non riconosciute, come la stessa Lapponia, la Provenza, il Kurdistan. E la Padania! Ma da quando la Padania è una nazione ed ha una nazionale?
Per quasi mezz'ora va avanti questa farsa, e rifletto: ci sono degli inviati, la RAI sicuramente ha mandato delle persone per fare questo servizio fondamentale per documentare un campionato mondiale vinto. Inoltre vi erano certamente altri cronisti, di sicuro ho appurato che vi era un inviato del Corriere della Sera. Ora, se i soldi per fare certi servizi ce li mette un privato come l'editore del Corriere, sono fatti suoi; se ce li mette un ente pubblico come la RAI, sono anche soldi miei e sinceramente preferirei che venissero spesi meglio. E si potrebbe andare avanti su questi ragionamenti.
Ma quale non è il mio stupore nello scoprire, qualche tempo dopo, che pure l'amico Marantelli ha avuto parole prima di incoraggiamento e poi di complimenti per "l'impresa" della nazionale di calcio Padana, che tra parentesi si è anche aggiudicata il torneo.
Ritengo l'uscita di Daniele una espressione personale che non condivido. Non ritengo la Padania una nazione, nè una regione. Nell'accezione in cui è stata presentata è solo l'espressione di una parte politica di un'area geografica, della quale non è nemmeno maggioranza.
Hanno partecipato, va bene, ma che si debba anche fare auguri e salamelecchi mi sembra troppo. Anche a costo di essere io la voce che stona, dico che queste cose sono poco più che una sagra paesana e dedicare tutto questo spazio sulla televisione nazionale è un delirio.
Già tutta la televisione è politicizzata e, oltre a Rete4, da dieci anni RAIDUE è espressione della Lega e della lottizzazione politica, quella lottizzazione a cui la Lega si è sempre dichiarata contraria, ma che ormai è diventata ormai parte del DNA anche di questo partito. Ora sì che è un partito "nazionale".

lunedì 20 aprile 2009

Una disgustosa occupazione mediatica

Nei giorni scorsi ho affrontato il tema del PdL (Popolo della Libertà) presso il nostro consiglio comunale. Nell'ultimo consiglio di giovedì scorso 16 aprile non è stato battuto ciglio in proposito.
Pure i telegiornali nazionali continuano a far transitare l'opinione politica di esponenti di quelli che erano i rappresentanti ufficiali di Forza Italia ed AN come se fossero ancora i portavoce dei rispettivi partiti. L'unica cosa che si è capita è che la didascalia al fondo dei nomi dei vari Cicchitto, Gasparri, Capezzone, Rotondi, riporta proprio PdL come sigla. Quindi, mentre gli altri gruppi politici hanno un solo rappresentante, ora il PdL ne ha almeno due, se non tre, che parlano sullo stesso argomento.
Altro tema: Annozero. Buona parte dei rappresentanti della maggioranza si sono stracciati le vesti per le posizioni assunte dal programma di Santoro in merito al terremoto, ma poco alla volta alcuni fatti cominciano a prendere contorni più precisi e forse quanto affermato in quella sede, al di là dei toni del signor Santoro, che nemmeno io gradisco, comincia a trovare riscontri.
L'accusa è quella di fare un programma di parte: qualcuno allora mi può spiegare come mai esista in Italia una intera rete televisiva nazionale, Rete4 nello specifico, che da anni supporta, sponsorizza e dà ampio spazio mediatico a Silvio Berlusconi, in questo momento Presidente del Consiglio in Italia? Ci voleva Santoro per dire questo?
Evidentemente no, visto che lo avevo già denunciato recentemente, nel mio post del 4 aprile, ed ancora prima di REPORT avevo denunciato l'occupazione illegale delle frequenze di Europa7.
Attenzione: io non sono un genio, solo un cittadino che cerca di informarmarsi un po' più della media, anche per l'attività politica che svolgo. Ma se lo posso fare io, lo può fare chiunque. Basta volerlo, ma temo che per molti sia più semplice girare la testa altrove.
Il vero problema è che quasi tutti ci siamo abituati non a cercare i giornali che ci danno le notizie vere, ma quelli che meglio rispondono al nostro clichè politico, quelli che ci danno conferma delle nostre idee, quelli che ci tranquillizzano dicendoci che tutto va, se non bene, almeno nella direzione che noi ci aspettiamo. Ma questo non è giornalismo, queste non sono notizie, al più sono gradevoli menzogne scritte per tranquillizzare le nostre coscienze.
Torniamo quindi a chiedere una sana informazione giornalistica, che tornino a parlarci dei fatti e non delle opinioni, che facciano inchieste per svelare magagne e intrallazzi, non tanto per sostenere una tesi "contraria ad ogni costo", ma per autentica sete di verità.
Solo così potrà finire questa disgustosa occupazione mediatica fatta di cialtronerie e da ciarlatani arruffapopoli; solo così l'Italia potrà tornare ad essere un paese dove esiste la libertà di espressione.

domenica 6 luglio 2008

Presidente Berlusconi, permetta una parola

Credo che queste si chiamino lettere aperte, anche perchè si parla di una persona come se ci potesse leggere, già sapendo che ciò non potrebbe mai accadere. Per cui mi rivolgerò a Lei come se mi riuscisse davvero a leggere, facendo molto probabilmente, come accade in questi casi, la figura di chi parla a nuora perché suocera intenda.

Dunque, signor Presidente, io non sto dalla sua parte politica, ma spero almeno che chi mi rappresenta, sia nelle sede istituzionali nazionali, quanto in quelle internazionali, possa avere almeno l'attenzione ai problemi reali del paese e mettere da parte alcune soffocanti litigiosità che, purtroppo, hanno in questi anni duramente condizionato la vita politica del nostro Paese.

Non mi nascondo dietro un dito: anche chi l'ha contrastata ha fatto la sua parte in commedia. Però il richiamo alla pacificazione fatto dal Presidente Napolitano credo andasse ascoltato con maggiore attenzione, anche e soprattutto da parte sua, anche e soprattutto dopo la sua vittoria elettorale.

Purtroppo rilevo che le cose non sono cambiate. Se il centrosinistra si è sforzato di usare termini meno violenti e frasi meno dirette alla sua persona, da parte sua rilevo solo una malcelata forma di sufficienza nei confronti degli avversari, che si manifesta anche in questi giorni riacquistando una sorta di forma “virale”.

Forse proprio perché all'interno della sua coalizione sta accadendo qualcosa che le sta creando dei problemi, lei ritorna sui temi di sempre proprio per dichiarare tutto il suo astio nei confronti di chi fa semplicemente il mestiere di giudice.

Se un giudice la accusa ingiustamente, va rimosso dall'incarico, ed esiste un organo di autogoverno che è anche garanzia per tutta la nazione che il potere giudicante sia adempiuto con il massimo rigore e rispetto delle leggi (CSM). D'altra parte, non si può impedire a chicchessia di avere liberamente le proprie idee, e visto che siamo in un paese civile e democratico, anche un giudice può permettersi questo “lusso”, semmai evitando di darne pubblicità.

Ma Politica e Giustizia devono restare divise ed indipendenti, altrimenti salta uno dei principi della democrazia. Il concetto che ha lei, signor Presidente, di giustizia, non è affine a molti italiani, anche tra coloro che la votano.

Ed abbia la compiacenza di notare che, come dicevano i filosofi antichi, non c'è pace senza giustizia.

Credo che se i nostri connazionali non avessero la memoria corta, si potrebbero perfino ricordare che lei fu uno dei personaggi di spicco della cosiddetta P2, uno dei più grandi scandali italiani in tema di poteri occulti, loggia massonica di mai totalmente chiarita ascendenza. Lei ha sempre preferito scorciatoie nelle sue attività politiche e personali, come si legge nei tanti libri (sicuramente tutti comunisti) che parlano di lei e dei suoi variegati interessi.

Nessuno nella storia si è mai permesso di avere una rete televisiva (Rete4) fatta a sua immagine e somiglianza, ed ora sottratta ai doveri di una legge che le impone il trasferimento sul satellite, ma ancora di più, non si capisce come mai lei, che ha un impero nella comunicazione mediatica, possa continuare, in queste condizioni, a fare il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Questo è il vero mistero che, come al solito, rischia di restare senza una risposta.

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