Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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venerdì 3 luglio 2009

Apriamo il fronte Cimitero

Ieri ho fatto una visita "guidata" presso il Cimitero Centrale di Busto Arsizio.
Il tutto a partire dal fatto che da alcune settimane, nei giorni di mercoledì (quando il cimitero è chiuso), si è cominciato a riesumare le salme del campo decennale "D". L'operazione durerà mesi, e si è resa necessaria per il fatto che tutto il terreno disponibile nel campo adiacente si sta esaurendo e tra pochi giorni non vi sarà più spazio per nuove inumazioni.
Ma con 8 esumazioni la settimana, ci vorranno tre mesi per liberare il campo. Potrebbe così succedere che si arriverà ad operare contemporaneamente inumazioni ed esumazioni sullo stesso terreno, soprattutto in un periodo estivo che da sempre viene fortemente sconsigliato per questo tipo di operazioni per ragioni di igiene ambientale.
Questo è segno grave di mancanza di programmazione da parte dell'ufficio compentente. Arrivare ad operare in queste condizioni fa pensare che, come per altre attività in carico al Comune, come la manutenzione del verde e la gestione dei luoghi sportivi, esso non sia in grado di provvedere in modo efficace e competente.
Questo è un fatto gravissimo per una citta dell'importanza di Busto Arsizio.
Nello stesso momento ho potuto notare che in più punti dalla struttura di cemento armato a vista emergono i "ferri", cioè le armature in acciaio della struttura: occorre urgentemente una manutenzione conservativa.
Il forno crematiorio poi è fermo, non si hanno notizie su avanzamenti lavori e sulla sua messa in opera.
Succede poi che forni di cui si è acquisito il diritto trentennale da 18 mesi siano ancora con dentro la salma precedente e chi ne ha pagato i diritti (si tratta di 2.750 euro... non scherziamo), non ne ha ancora la disponibilità!
E' evidente che nemmeno da morti si possa riposare in pace...

mercoledì 2 luglio 2008

Non di sola AGESP vivrà Busto Arsizio


Ieri è iniziata ufficialmente l’attività di MOVIBUS, di cui pare io sia l’unico a parlare. Eppure esiste anche un sito ( http://www.movibus.it/ ) che ne racconta le gesta, e la realtà ci vede non solo confinanti per bacino di utenza, ma anche per fornitore di servizio in quanto STIE è partner sia di MOVIBUS che di AGESP Trasporti.
A preoccuparmi è, però, l’intera situazione di AGESP, nel senso di ex municipalizzata, patrimonio economico, sociale ed occupazionale della città. Anni di gestione spericolata ne hanno minato molte delle particolarità che caratterizzavano l’azione imprenditoriale di AGESP. Una volta unica società, aveva una missione chiara e ben indirizzata; ma la fantasia creativa di una certa politica ed il liberismo dilagante, hanno creato una situazione paradossale, per cui AGESP è diventata da un lato parafulmine di parte delle incapacità amministrative del Comune e parte cassaforte gestionale.
Costituire una società privata da una ex municipalizzata dovrebbe richiedere uno sacrificio alla politica: allontanarsi dalla gestione di un patrimonio pubblico per assicurare a questo una vita autonoma, in grado di rispettare le regole del libero mercato e di poter agire da operatore qualificato di settore.
Questo nella nostra città non è avvenuto. La società da unica che era è stata spaccata e diversificata, in parte correttamente per motivi di legislazione o business, in altri solo per generare le condizioni politiche che permettono migliore governabilità degli equilibri interni, e migliori opportunità per avere nuovi seggi nei consigli di amministrazione (CdA).
Se non fosse intervenuto il DDL del Governo Prodi sulla riduzione del numero dei consiglieri nei CdA, oggi avremmo che in alcuni settori la perdita sarebbe stata anche maggiore rispetto all’1,8 milioni di euro che viene dichiarato nel bilancio di AGESP Holding, presentato la scorsa settimana.
Settori tradizionalmente forti, come il gas ad esempio, rischiano di avere difficoltà nel mantenere la propria posizione visto le vicende di Preapli Gas, una delle eterne incompiute della nostra amministrazione: mentre noi giocherelliamo, gli altri (Varese, Legnano, l’Altomilanese) agiscono e precludono sempre più le possibilità di sviluppo.
Abbiamo una bella piscina, ma abbiamo anche un mucchio di debiti e la gestione non gode nemmeno del favore della stagione.
Abbiamo sentitole novità sul teleriscaldamento qualche mese fa, poi è caduto il silenzio, forse anche per l'enormità degli investimenti, in questo momento superiori alle disponibilità.
I costi orari dei parcheggi sono aumentati, anche quello dei pendolari alle Nord passato da 15 a 18 euro al mese, tra lo stupore e la rabbia dei cittadini e la sufficienza dell’Amministrazione. Sembra prevalere l’effetto struzzo: metto la testa nella sabbia e faccio finta che i problemi non ci siano.
Poi mi vengono a parlare di efficienza lombarda… ma va là…

giovedì 26 giugno 2008

Disastro AGESP Trasporti, sempre in attesa di novità

Da quando ha dato le dimissioni da presidente Bandello, non si ha più occasione di parlare di AGESP Trasporti. In verità, non si ha più occasione di parlare di tutti i problemi delle ex municipalizzate, di conoscere cosa accadrà nel settore dei servizi pubblici.
Ho già cercato di dare informazioni in merito (vedi post: http://berteotti.blogspot.com/2008/06/ex-municipalizzate-dove-siete-andate.html ), ma questo settore in particolare richiede un minimo di approfondimento.
Da anni si va dicendo, e da più parti, che il servizio di trasporto pubblico è inefficace, anche se presente in modo sostanziale per i numerosi mezzi circolanti. Il problema principale sta nella lunghezza dei percorsi, che fanno perdere un mucchio di tempo al punto che i più giovani preferiscono camminare piuttosto che prendere il bus, e nello stato di conservazione di molti mezzi. A questo si aggiungano le soste a motore acceso (“non sappiamo se spegnendolo poi riparte”, le dichiarazioni degli autisti, alla faccia del caro carburante) e le tante, troppe corse a vuoto di questi mezzi il cui ingombro è decisamente fuori standard per il normale utilizzo urbano.
Questi mezzi sovradimensionati servono per il servizio scuole. Ogni giorno centinaia di giovani prendono il bus per andare a scuola, provenienti anche da fuori città, e qui si ricorderà la polemica degli aumenti del costo dell’abbonamento, i tira e molla sulle corse speciali, la restituzione di parte del costo limitandone la validità nel periodo e negli orari.
Tanti sintomi di una malattia che si chiama approssimazione politica.
Se si lasciasse fare a chi dovrebbe gestire la cosa solo da un punto di vista industriale, con ogni probabilità le cose funzionerebbero molto meglio. Ma poi succedono queste cose. E succede che anche quest’anno, come negli ultimi anni in modo sempre maggiore, gli incidenti di percorso, è proprio il caso di chiamarli così, per il trasporto scolastico, siano stati decine e decine.
Ragazzi che sono arrivati in ritardo a scuola, mezzi che si sono fermati per strada, corse saltate senza preavviso. In tutti questi casi disagi per i genitori e per chi cura i ragazzi nelle ore scolastiche, con corse in auto a prendere i giovani che sono rimasti appiedati e per giustificare (sic!) alla scuola ritardi intervenuti per colpa di un servizio pubblico a pagamento. I benefici attesi dagli aumenti, così come si era prospettato, non ci sono stati e non ci saranno a breve, a meno di interventi societari ed infrastrutturali pesanti.

venerdì 6 giugno 2008

Ex municipalizzate, dove siete andate a finire?

Oggi è San Norberto e colgo l’occasione per fare gli auguri di buon onomastico a don Norberto Brigatti, parroco uscente di Santa Maria Regina in Busto Arsizio. Un ottimo prete e un grande uomo, che ricorderemo e apprezzeremo anche nel suo futuro e non facile impegno pastorale a Casciago.
E da oggi ricorderò, a piede di articolo, il santo del giorno, così se qualcuno si è dimenticato di fare gli auguri a qualche persona cara, potrà velocemente recuperare.
Ma il tema (ostico) che volevo toccare oggi è quello del “servizio pubblico locale”.
La definizione di "servizi pubblici locali" è contenuta nell’art. 112 del D. Lgs 267/2000 “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti Locali”: sono tali, infatti, “i servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”.
Ci sarebbe un grosso discorso da fare, parlando di ente pubblico, del concetto di mercato, di concorrenza, di affidamento in gara che oggi sono richiamati dalla normativa vigente; una volta il servizio pubblico cercava di dare servizi essenziali ai cittadini a prezzi minori di quelli di mercato, o comunque vantaggiosi per i cittadini o ancora, impraticabili per qualsiasi azienda privata.
Da questo punto di vista, è chiaro che molte “ex municipalizzate” lavoravano in perdita; essendo diventate società per azioni, quindi private, devono avere per statuto l’obbligo minimo del pareggio di bilancio.
Di conseguenza non fanno più l’interesse del cittadino, ma quello dell’azionista, che è, in tutto o in parte, l’Ente pubblico stesso.
La “tutela della concorrenza” ha fatto esprimere la Corte Costituzionale (sentenza 272/2004) per l’incostituzionalità della lettera b) del comma 5 dell’art. 113 d. lgs 267/00 sulle società miste nelle quali il socio privato deve necessariamente essere scelto attraverso la procedura dell’evidenza pubblica. E’ il caso, ad esempio, di AGESP Trasporti.
Ben diversa, invece, quella prevista dalla lettera c) del comma 5 dell’art. 113 TUEL: si tratta, infatti, del modello “in house providing” nel senso che la Pubblica Amministrazione per produrre beni e servizi non si rivolge all’esterno ma si avvale di società costituite per lo scopo fissato.
In tal caso, in deroga alla procedura dell’evidenza pubblica, l’affidamento del servizio pubblico locale è gestito direttamente dalla società che risponde integralmente all’ente stesso: è il caso della “Global Service” del comune di Busto Arsizio.
La Corte di Giustizia (atto 6/4/2006 C-410/04) è stata chiara nel ritenere che l’affidamento diretto costituisce una eccezione alle regole generali della concorrenza, per cui, i requisiti indicati nel comma 5 dell’art 113 TUEL devono essere interpretati restrittivamente e la loro effettiva sussistenza deve essere dimostrata in concreto da chi intende avvalersene.
Questi sono i fatti. Immagino che non sia stato semplice per voi essere arrivati fino a qui nella lettura, ma se lo avete fatto, ora cosa ne pensate della care, antiche Municipalizzate e dei rapporti col Mercato della Pubblica Amministrazione?

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