Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!

lunedì 9 gennaio 2012

La vergogna di Trenord e di chi governa la Regione

Mi sembra giusto, prima di tutto, augurare buon anno a tutti coloro che dovessero inciampare in questo mio post. Essendo il primo del 2012, è giusto che dedichi prima di tutto un pensiero beneaugurante a tutti. Già, perchè è l'unica cosa che posso fare per scacciare l'ombra della maledizione dei Maya!
Malgrado questo, c'è qualcuno che proprio fa della cattiva organizzazione la propria professione. E parlo di Trenord, la scietà che gestisce il traffico ferroviario (soprattutto quello pendolare) nella nostra regione.
Succede che, notizia della vigilia della Befana, qualcuno scriva che Trenord - che smentisce quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa - avrebbe sospeso le consegne dei nuovi biglietti ferroviari in tutti i punti vendita della Regione. Ora, io non so se questo sia in relazione con un altro brutto fatto che sta accadendo, ed è quello che lega la richiesta di tessere Itinero, necessarie per poter fare un abbonamento integrato tra ferrovia e ATM.
Ieri 8 gennaio mi sono recato insieme a mio figlio, per il quale abbiamo fatto richiesta di una tessera Itinero ai primi di novembre, alla biglietteria di Busto Arsizio Nord. Il bigliettaio ci chiede il tagliando con i dati della richiesta, lo apre e ci dice "non è ancora arrivato".
Oh, bella. Gli chiedo per quale strana magia lui abbia saputo che la tessera non era stata ancora prodotta guardando il tagliando e lui mi spiega che stanno ora distribuendo le tessere richieste ai primi di ottobre e che, quindi, se andarà tutto bene, riceveremo la tessera a febbraio e forse riusciremo a fare l'abbonamento integrato a marzo! Bene. Mi arrabbio un po', ma non lo dò a vedere, quindi gli chiedo a chi mi posso rivolgere per un reclamo.
"Ah, lo dica a quelli che fanno le tessere!". "Benissimo", rispondo io, "mi può dare un riferimento, un numero di telefono?". "No". Quindi mi suggerisce di andare al Customer Care di Cadorna e protestare lì. Dalla mia esperienza, il Customer Care funziona solo quando si tratta di fare un duplicato di tessera o un rimborso per una corsa del Malpensa Express declassato, ma non per segnalare un reclamo. Ne ho fatti almeno una mezza dozzina, senza ricevere risposta o, in un paio di casi, sarebbe anche stato meglio non riceverne affatto.
Ora, mio figlio seguendo le lezioni in università, grazie a questa piccola disfunzione di Trenord, perde secchi quattro mesi di integrazione. Vuol dire almeno 15 euro al mese che per quattro mesi fanno 60 euro. Che paga la famiglia.
Ieri sera ho sentito il Presidente Monti da Fazio: io non so e non credo che avrà mai tra le sue priorità quella di curarsi degli affari di Trenord, ma sarebbe il caso che nella operosa (!) Lombardia ci si rendesse conto di come siame messi in realtà! E mi rivolgo ai signori della Lega: complimenti! Siete al Governo in Regione da una vita, siete stati al Governo dello Stato per otto anni sugli ultimi dieci, non siete stati capaci di fare niente, soprattutto per permettere ai pendolari di avere treni un po' meno affollati, più puliti e più capaci di reggere il confronto con quelli dei colleghi europei. Siete solo stati in grado di aumentare le tariffe del 23% lo scorso anno, più di qualsiasi altra Regione in Italia. Siete la vergogna di chi si impegna quotdianamente per tirare avanti la carretta, eppure restate con i vostri possenti sederoni incollati a tutte le sedie che sono in grado di cacciare del denaro. Vergogna!

martedì 27 dicembre 2011

Il sogno della pensione

Oggi è il mio compleanno e ringrazio tutti coloro che si sono ricordati di farmi gli auguri. Oggi, per chi non lo sapesse, compio 53 anni. Un'età che ormai non saprei come definire, se una tarda giovinezza o una vecchiaia ad uno stadio molto embrionale.
Questo perchè ormai si resta giovani per decreto, come anni fa l'acqua inquinata a causa dell'atrazina ritornò potabile per decreto. Ma qualche volta i conti non tornano. Cosa voglio dire? Semplice. Ho cominciato a lavorare nel 1981 a meno di 23 anni, e da poco ho compiuto i 30 anni effettivi di lavoro. Prima ho fatto anche il mio regolare anno di militare, alla mia epoca obbligatorio, e pertanto valido come anno figurativo per la pensione.
Se lo avessi riscattato appena fossi andato al lavoro, ora avrei 31 anni effettivi di lavoro e, per le regole vigenti al momento in cui iniziai la mia carriera di lavoro, oggi avrei meno di 4 anni prima di potere fare domanda di pensione. Mio padre alla mia stessa età vi andò con 38 anni di contribuiti a fronte di oltre 40 lavorati: almeno tre anni gli furono "rubati" in quanto l'allora datore di lavoro non gli versò i contributi. Ma nell'immediato dopoguerra questo era quasi normale.
Con la riforma delle pensioni voluta da Dini nel 1996, coloro che non aveva maturato almeno 17 anni di lavoro furono passati al nuovo sistema di calcolo della pensione basato sul criterio retributivo, mentre prima era contributivo, e si introducevano i vari sistemi di calcolo eta lavorativa + età effettiva con sommatoria che nel tempo tendeva a crescere, 94, 95, 96 ... verso i 100. Io mi sentivo discriminato perchè, conti alla mano, passavo al nuovo sistema per circa sei mesi di anzianità.
Saltando tutte le variazioni introdotte sul tema, come ad esempio lo scalone Maroni, siamo arrivati bellamente ai 65/67 anni di età e non meno di 41/43 anni di anzianità lavorativa dell'attuale decreto di questo ultimo Governo. Di conseguenza, secondo i calcoli che mi vengono proposti in automatico da alcuni siti, la data più probabile per il mio possibile pensionamento sarà il 2024, quindi tra tredici anni. Almeno nove in più di quanto previsto ad inizio carriera, e sempre sperando che non vengano introdotte altre novità peggiorative di questa situazione.
Ora, io vorrei capire una cosa: perchè la nostra fascia di età, parlo dei nati nel decennio che va dal 1952 al 1961, deve farsi completamente carico di questa situazione? Lo scivolamento della pensione per qualcuno è una tragica burla che si perpetra da quasi dieci anni: si arriva ad un passo dal maturare i diritti, ed ecco che con un bel decreto ti scippano e ti allungano gli anni di lavoro.
Ma alle aziende, chi lo dice che adesso si ritrovano delle persone che sono anziane per l'esperienza aziendale, ma ancora giovani, nel senso che hanno davanti ancora 15 e più anni di lavoro? A me venne detto una decina d'anni fa che la mia azienda non poteva fare calcoli di carriera per me perchè ormai ero prossimo alla fascia di età che rientra nella posizione pensionabile. Capite? Allora avrei avuto sulle spalle ancora quasi 25 anni di lavoro, eppure non mi era possibile sperare in una possibilità di carriera.
Ai signori sindacalisti e a coloro che nel Governo hanno ora determinato questa situazione faccio una proposta: aumentate di un congruo numero gli scatti di anzianità possibili, da tre a cinque. Se questo non lo farete subito, con ricalcolo dell'anzianità effettiva già maturata, non sarà possibile riequilibrare la delicata situazione economica che si viene a determinare a seguito di questo intervento.
Il costo del lavoro in Italia è tra i più bassi dei paesi occidentali, peccato che quasi tutto il lavoro manufatturiero sia stato esportato e delegato ai paesi come India, Cina, Brasile, Est Europa. 
Ma anche questi mercati sono in fermento e presto ci saranno rivendicazioni salariali e richiesta di aumenti, lieviteranno i costi di produzione noi non ci saremo per riprenderci quella parte di lavoro che necessita per poter andare avanti in queste condizioni.
Il lavoro serve qui, e alle condizioni necessarie per portare le persone a maturare quella pensione che finora ci ha permesso solo di poter assicurare il trattamento pensionistico ai nostri genitori.
Per noi, con i figli a cui non è dato spazio per entrare nel mondo del lavoro, la pensione assomiglia sempre più ad una chimera, ad un sogno che è passato davanti a noi da giovani, ci ha accompagnati nella maturità, ma adesso ci abbandona senza speranza, ci tradisce per una nuova giovinezza lavorativa ed anagrafica. Avremo anche diritto ad avere qualche indennizzo per tutto questo?

sabato 24 dicembre 2011

Buone Feste?

Perchè queste dovrebbero essere delle Buone Feste? Che motivo ci sarebbe per dire che queste saranno Buone Feste? Guardatevi attorno. Vedete gente felice che sprizza gioia e sorrisi? Io non ne vedo molta, ed hanno ragione.
Perchè ci sia gioia e felicità occorrerebbe almeno che la nostra vita potesse essere serena e ricca di valori, di significati, di testimonianze. Quali sono i valori della nostra società, oggi? Non dite bugie. Se guardate detnro voi stessi, dentro noi (non mi esculdo dal numero) troviamo ipocrisia e falsità almeno quanto ce n'è in chi critichiamo e diciamo di non apprezzare.
Lavoro è ua parola che spesso non trova possibilità di applicazione. Ci si adegua, in alcuni casi ci si umilia pur di avere un lavoro, ma più spesso ci si accontenta di avere uno stipendio. Conosco troppi ragazzi che si sono adeguati a fare cose per le quali non hanno studiato, ma che almeno qualcosa portano a casa uno stipendio. Ci dà felicità questo?
Abbiamo tirato la cinghia negli ultimi tempi, ma adesso scopriamo che non basta, bisognerà tirarla ancora un po', almeno chi può. Chi può sfuggire alle spire del fisco, continua a far finta di niente e naviga in barca o gira in Porsche o ha tre ville oltre a quella dove abita.
Chi insegue un sogno sfuggendo da una terra di guerra e di fame vede ancora nella nostra Italia una possibile riva felice e non esita ad attraversare terre ostili, deserti e mari per arrivare, magari stremato, fino da noi. Molti non ci arrivano nemmeno. Loro stanno anche peggio di noi, ma noi li continuiamo a trattare come potenziali criminali, quasi dei nemici. Dove si esprime il Vangelo nei loro confronti? Ricordate le Beatitudini? Non ve le rammento qui, andatevele a cercare. Poi, però, ricordatevene quando si parla di immigrati e clandestini.
Avete visto quante persone vi hanno chiesto l'elemosina in questi giorni? Non mi sembravano fossero tutti zingari. Alcuni erano italiani, sicuramente.
Ecco, quest'anno diremo che la crisi ha colpito il nostro benessere, ma il nostro benessere è da sempre costruito sulla povertà di altri. Se non cambiamo qualcosa, la nostra società non sarà più in grado di sostenersi e non ci sarà più futuro, almeno come lo conosciamo ora.
Senza un patto generazionale, senza un patto di fratellanza, non ci sarà nulla da festeggiare.
Solo dopo avervi offerto questa riflessione, posso dirvi con affetto Buone Feste ed augurarvi di guardare con amore a chi avete intorno e anche a chi è lontano. Solo così potremo cristianamente pensare al Natale.

venerdì 16 dicembre 2011

La democrazia tradita

Se questa crisi economica e politica ha un merito, è quello di portare alla luce i nervi scoperti che in questi ultimi quattro anni hanno avvelenato e quasi ucciso la nostra democrazia.
Lo scellerato patto politico tra Lega e Pdl per il governo del Paese, ha portato a risultati decisamente catastrofali per la nostra economia, fiaccata e drogata per puri interessi di poltrona. Da parte di Berlusconi, per potere avere finalmente una liberatoria per tutti i malaffari combinati negli anni, puntualmente registrati e perseguiti dai magistrati; da parte della Lega, per un'interesse di corporazioni e di categorie, oltre che di dirigenza di partito, che poco o nulla hanno a che fare con una base militante che crede in certi valori.
Il condizionamento operato tramite i media, nella gran parte controllati dal centrodestra e non, come dice il suo capo, dal centrosinistra (a cui deve essere semmai riconosciuto un ruolo di "resistenza" e di contestazione alle populistiche iniziative di questa mal assortita compagine), ha fatto sì che la trasparenza e l'indipendenza dell'informazione giornalistica, di per se garanzia primaria per la democrazia, sia stata messa in dubbio proprio tramite questi sistemi.
La gente è stata condizionata a ragionare per fronti opposti, prima inculcando la pratica del bipolarismo come scienza esatta, poi fornendo, proprio tramite la stampa, le ragioni e le giustificazioni all'azione di partito e di governo, anche quando le azioni erano inefficaci, inefficienti e soprattutto distruggevano quello che di buono il nostro Paese era riuscito faticosamente a costruire in questi anni dal dopoguerra in qua.
L'azione è sicuramente cominciata molto tempo prima, ma gli effetti peggiori si sono manifestati proprio in questi anni. Ricordo un'affermazione di Di Pietro che disse all'indomani del voto del 2008: "Siamo di fronte ad una dittatura dolce". Di Pietro si è sbagliato solo su di una cosa: non è stata dolce.
Il Governo di Berlusconi ha operato contro la volontà parlamentare, imponendo il voto di fiducia ad ogni sintomo di malessere interno. L'imposizione dei candidati e degli eletti, attraverso la preselezione di segreteria politica, il "Porcellum" di Calderoli, è stato il grimaldello col quale si sono fatti i danni peggiori a questo sistema democratico. Per questo ritengo che la sua eliminazione debba essere la priorità di questo attuale Governo Tecnico, subito dopo la sistemazione dei conti pubblici. Le manovre in atto proprio in queste ore mandano un segnale chiaro di minaccia di intoccabilità, cosa che non deve succedere.
L'esito è, piaccia oppure no, quello che abbiamo visto su LA7 nelle scene con Razzi. Vedere un deputato vendersi alla maggioranza solo per conquistare un effimero beneficio personale, mettendo in ginocchio il Paese e l'economia è squallido e disonorevole. Faccio spesso raffronti col Giappone, un paese distrutto dalle bombe atomiche alla fine della seconda guerra mondiale e che ha saputo rinascere, ma anche alla sua logica del dovere e della civiltà, tanto distanti da noi, quanto invece dovremmo essere a loro vicini. Se fosse successo là quello che diceva il parlamentare nel video, quello avrebbe fatto harakiri la sera del video. Qui invece continua a sperare di prendere il vitalizio.
Non so se la magistratura vorrà riscontrare un reato in quello che quell'uomo afferma, ma forse lo dovrebbe fare. Lo dovrebbe fare con lui e per tutti quelli che ora stanno imponendo agli italiani un giro di vite che colpirà i più deboli, i più indifesi dalla tasse e dalla cospirazione che era in atto con quel modello di antidemocrazia.
A quei leghisti che ora protestano in aula si dovrebbe dire, al di là delle battute, che spieghino ai loro elettori perchè li hanno traditi fino a questo punto, li hanno venduti a questo sistema e ora agitano simboli e adottano atteggiamenti da bambini dell'asilo. Spieghino loro agli elettori perchè l'ignoranza e l'interesse personale dovrebbero stare o restare al Governo, grazie alla loro legge balorda e agli interessi che hanno sostenuto a danno dei veri poveri, dei veri operai.
Non basta vestirsi da operaio per esserlo veramente, bisognerebbe vivere con il loro stipendio anzichè prenderne solo le vesti. Avrebbe fatto meglio la signora Numerato a vestirsi da pagliaccio, forse le sarebbe stato più consono il travestimento.

domenica 11 dicembre 2011

Paghino anche loro, che cavolo!

Dunque, i parlamentari ritengono una ingerenza nelle loro specifiche competenze il fatto che il Governo abbia richiesto di adeguare il loro stipendio alle medie europee, con una conseguente riduzione di circa 5.000 euro mensili per questa azione. Con mille parlamentari che affollano la Camera e il Senato, questa semplice azione equivale, facendo due conti, a circa cinque milioni di euro al mese e sessanta milioni l’anno di risparmio. Una sciocchezza, verrebbe da dire. Per cui questo atto avrebbe più che altro una valenza simbolica… mi sia concesso: Col cavolo!
Percependo al minimo 14.000 euro al mese, toglierne 5.000 equivale a lasciare a questi nostri rappresentanti istituzionali 9.000 euro, che equivalgono allo stipendio di un ottimo dirigente aziendale privato. Che di solito lavora 10 o più ore al giorno per almeno 5 giorni alla settimana, se va bene ha l’auto come benefit e poche altre cose. Sempre molto di più di un lavoratore dipendente a stipendio fisso, che a sua volta ha molto di più di un giovane precario a stipendio variabile.
In questa sorta di “catena alimentare” dei valori, si rende evidente che i signori chiamati a rappresentarci lavorano poche ore alla settimana, a giudicare dalle aule parlamentari semivuote che si vedono sugli schermi dei telegiornali e dei canali digitali dedicati. Sono presenti tutti solo quando c’è un voto di fiducia o un atto dove le telecamere e i commentatori di tutte le televisioni si affollano a dimostrare quanto essi siano attivi nel sostenere o nell’opporsi alle misure proposte dal Governo di turno.
Ma mentre costoro, pur avendo un taglio del 30% del loro stipendio continuano a vantare un reddito ben sopra le necessità di una famiglia normale, oltre agli altri benefici che ricevono di rimorchio a questo loro ruolo (non dimentichiamoci che adesso che viene Natale ci sarà un proliferare di regali e regalini da parte di “simpatizzanti”, sostenitori e altro), ai pensionati al minimo, a coloro cui si propone di tagliare la rivalutazione della pensione, a tutti i cittadini che hanno una prima casa a cui viene rimessa l’ICI, a tutti coloro che stanno pagando ora ulteriori accise sul carburante e che vedranno di conseguenza aumentare i costi di beni di consumo dovuti all’aumento dei costi di trasporto, a tutte queste persone non è stato chiesto alcuna “specifica competenza”, si è chiesto di pagare per gli errori di questi anni di politicanti di bassissimo livello e basta. Che paghiamo profumatamente ancora oggi, però.
Abbiamo avuto per quasi quattro anni un Parlamento rissoso che si è occupato più di fare propaganda che non di amministrare un Paese; una maggioranza larghissima si è assottigliata  e si è dispersa in lotte intestine, camuffate in vario modo, ma che come hanno prodotto il solo risultato di metterci con il culo per terra. Le frasi del Ministro Fornero, più che le sue lacrime, relative alla questione economica, danno un quadro allucinante eppure estremamente chiaro e nitido di come il precedente Governo Berlusconi abbia creato un autentico cratere nei conti pubblici, tanto da averci portato alle condizioni attuali.
La precedente manovra da 60 miliardi infatti risulta spalmata su di un periodo troppo lungo per portare ad effetti evidenti, ha generato caos e incomprensibili interpretazioni di norme, non ha risanato la situazione economica, spingendo tutti gli indicatori della nostra stabilità economica al limite dei paesi del Terzo Mondo, senza offesa per questi.
L’intervento di Monti e del suo Governo, per quanto criticabilissimo per non essere equo, come dichiarato prima della presentazione della manovra, avendo chiesto ai “soliti noti” di stringere ancora un buco la cinta, senza incalzare sceicchi e ricconi a pagare il dovuto, senza avere posto in essere misure destinate al recupero di liquidità dai capitali scudati o dai redditi più alti, era comunque un intervento doloroso ma necessario perché chi era prima ha demolito lo stato sociale, ha rapinato l’Italia. E questo lo dicono i conti pubblici, l’Unione Europea e tutti i grandi istituti di misura dello stato dei vari Paesi.
Non ci sono giustificazioni: l’incompetenza e l’inefficacia del Governo Berlusconi è definitivamente sancita, anche se però questo non aiuta né l’attuale Governo, né la situazione dei nostri redditi, a sentirci risollevati.
Dovremo patire per anni, per recuperare questa situazione, come dopo Craxi ereditammo un debito pubblico catastrofico: questi fatti li vedo equiparabili alla caduta del muro di Berlino e della crisi mondiale del Comunismo. Questa è la crisi del Buongoverno, del mito della ricchezza per tutti, delle agevolazioni date agli amici e del “tiriamo a campare”. Questo è il risultato del Porcellum e del Parlamento eletto dalle segreterie di partito. Così non funziona, non ha funzionato e non funzionerà. Occorre una svolta, una sterzata decisa negli usi e nei costumi.
Ecco perché è importante allora che questi parlamentari si riducano lo stipendio e magari, come fanno in Giappone, vadano tutti in televisione a chiedere scusa a tutto il Popolo Sovrano degli errori commessi e del danno arrecato al Paese. Di questo, che sarebbe un atto di umiltà dovuto, non c’è però traccia nei programmi di nessuno, se non alla prossima occasione affermare che questo è stato colpa di un avversario politico scorretto.

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