Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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giovedì 30 giugno 2011

Quanto potrà durare Farioli?

Fa abbastanza impressione leggere sulla stampa locale, sia elettronica che della carta stampata, delle difficoltà del sindaco Farioli a sole 48 ore dall'insediamento ufficiale del Consiglio Comunale.

Sono passati meno di due mesi dalle elezioni eppure già siamo alle notti dei lunghi coltelli, alle "rese dei conti" che ben prima del risultato del turno elettorale, erano in molti a pronosticare nel caso molto probabile di vittoria del tandem Lega-PdL.

Solo che il tutto sta viaggiando anche più velocemente di quanto fosse lecito attendersi, e questo rispetto alla precedente tornata accade alla luce di due fatti acclarati: la debolezza di Farioli dovuta alla sua poca autorevolezza politica (parla bene, ma poi non riesce quasi mai a concretizzare il suo pensiero in azioni) e la frattura tra PdL e Lega Nord, giunta al suo stadio finale e forse pronta per essere dichiarata anche a livello nazionale.

A fare da acceleratore a questo processo ha contribuito in modo concreto anche il lento ma inesorabile scollamento che dentro la PdL ha generato il lavorio delle correnti. I casi Chierichetti prima o Cornacchia ora non sono che la punta di un iceberg che ogni ora si assottiglia, rendendo sempre più chiaro che il fine ultimo di queste operazioni post-elettorali non è l'assetto da dare al piano delle opere o al bilancio, ma unicamente l'applicazione del sempre caro Manuale Cencelli alle cariche e poltrone ancora in circolazione.

La mia paura è che tutto questo finisca per contaminare anche l'opposizione. Lanciare un osso nel cortile del vicino (leggi una sedia in un consiglio di amministrazione) può fare scatenare una baraonda anche all'interno delle opposizioni. Una poltrona è pur sempre una poltrona. Se le opposizioni fossero furbe quanto il loro interlocutore direbbero "No, grazie".

O un organo di garanzia funziona con una rappresentanza basata sul confronto delle opinioni e delle linee politiche in funzione dell'ottenimento del massimo risultato possibile, o non ha alcun senso. E' evidente che nell'odierno confronto sulle poltrone in AGESP si stia rendendo visibile tutto questo, ed io ritengo che la rappresentanza di chiunque all'interno di quei consigli di amministrazione (in verità è insopportabile avere così tanti consigli) non può sussistere se non con l'aspirazione imprenditoriale rivolta all'impresa e non come semplice fonte di reddito personale e indirettamente per il partito. Non per remunerazione, ma per servizio.

Può sussistere oggi un'utopia di questo genere? Non credo che troverò molti simpatizzanti, ma mi piace pensare che come la gente si è mobilitata per i referendum in modo massivo, anche su questi punti della qualità sociale della vita si sappia dare uno scatto di orgoglio morale.

Che la Lega abbia fatto incetta di poltrone dentro AGESP è evidente: ha messo al muro il PdL che ancora una volta si trova ad avere numeri e voti, ma alla fine deve sottostare al volere dell'alleato. Che delusione! Un alleato che corre, e come corre (basta guardare il tachigrafo di Speroni per rendersene conto) verso il completo controllo della vita amministrativa di questa città, come ai bei tempi di Tosi Gianfranco.

Peccato che proprio da allora la città abbia iniziato il suo triste declino.

lunedì 3 gennaio 2011

Auguri, Busto!

Tre di gennaio, primo giorno lavorativo. Sarebbe l'occasione giusta per augurare buon 2011 a tutti. E gli auguri li faccio volentieri. Peccato che in questo momento avremmo bisogno di ben altro che degli auguri.
Chi ha avuto modo di ascoltare o leggere i commenti all'omelia di Monsignor Agnesi, le osservazioni alla vita pubblica della città di Busto Arsizio (estendibile perlatro a un po' tutta la società italiana) sono gentili nei toni, ma taglienti nei contenuti.
Conservare la speranza, questo il messaggio di fondo, che però deve avere come motore una mentalità nuova, un'attenzione maggiore ai bisogni delle persone, una valutazione più attenta delle risorse a disposizione con una ridistribuzione più equa.
C'è un fatto: se la Chiesa diventa per una volta l'anno la voce della città, per tutto il resto dell'anno si sente solo la voce ufficiale del potere che afferma la propria verità. Le cose che contanto sono quelle che si fanno, non quelle che si dicono di fare.
I tanti problemi della città sono spesso minimizzati, volutamente ignorati; i ritardi, le mancanze, le omissioni sono spesso colpa del caso o di chi ha preceduto. Già, ma chi ha preceduto questa amministrazione?
Chi ha preceduto ha portato qui la Corte dei Conti, chi ha preceduto ha svuotato le casse del comune acquisendo mutui per costruire monumenti alla propria grandeur.
Ma i bisogni della città erano altri. Ad esempio, per anni l'amministrazione ha tenuto un atteggiamento almeno "neutro" nei confronti dello sviluppo industriale, in particolare nei confronti di alcune aziende che hanno chiesto di avere spazi per sviluppare l'imprenditorialità di questa zona. Come si fa ad essere così insensibili, ignorando che il mantenimento di un buon tasso di occupazione è la base per superare la crisi, che già di suo seleziona le aziende sane da quelle malate?
Ha ragione, monsignore: se viene meno la speranza, possiamo andare tutti a casa. Stranamente però la città pensa ancora di essere ad un livello superiore alle proprie possibilità. No, non lo siamo più. Solo la ricchezza accumulata negli anni passati permette oggi di pensare di avere ancora solidità economica.
Ma sappiamo che la finanza non è l'economia. E che la finanza non è ricchezza diffusa.
Busto rifletta anche su queste cose.

martedì 19 gennaio 2010

La farsa della tassa

In questi giorni abbiamo fatto un gran parlare delle cartelle che stanno uscendo chiedendo pagamenti più o meno consistenti ai cittadini per gli arretrati degli ultimi 5 anni sulla tassa rifiuti.
Ruoli di pagamento emessi a fine dicembre, perchè da gennaio il 2004 non sarebbe più stato esigibile, scadendo i 5 anni di competenza amministrativa.
Ma come si è arrivati a questo scabroso incomodo? Partendo dal 1999, con la legge Ronchi.
Forse qualcuno si ricorda che quella legge prevedeva il passaggio della TARSU (tassa rifiuti solidi urbani) da tassa appunto a tariffa. Ma, a furia di rinvii, proroghe e cancellazioni, oggi di questo non si parla più.
Ecco che allora l'attuale Governo, che non permette di aumentare le tasse locali dopo la cancellazione dell'ICI, permette invece ai comuni di effettuare una ricognizione sul pregresso per verificare se i cittadini devono versare differenze (non mi risulta, infatti, anche se potrei sbagliare, che siano stati emessi ruoli in risarcimento agli utenti), e quindi portare a casa un po' di quattrini per le sgangherate casse di ormai buona parte dei comuni italiani, anche quelli ritenuti una volta virtuosi.
E' chiaro dunque che potremmo definire questo evento come la pioggia sul bagnato, nel senso che già oggi la tassa rifiuti è un onere accessorio della proprietà, non un costo per un servizio. Si paga in ragione della superficie catastale dell'abitazione e non in base al numero di persone del nucleo familiare o dei chili di rifiuti prodotti.
L'amministrazione comunale ha avuto anni e anni per verificare che i dati in suo possesso fossero corretti, soprattutto adesso che abbiamo, con l'informatizzazione del catasto e della pubblica amministrazione, la possibilità di effettuare le visure direttamente dagli uffici comunali.
Invece, Busto Arsizio ha scelto di affidarsi ad una società, frutto di un gioco di scatole cinesi, che sembra essere stata fatta apposta per un mordi e fuggi. Mordi le tasche del cittadino e fuggi, prima che qualcuno ti prenda.
Tutto questo lascia l'amaro in bocca. E quel che è peggio è che già la gente pare rassegnata al suo destino: che dobbiamo fare? La gente ti dice: devo comperare la carta da bollo, devo fare un ricorso (come si scrive un ricorso? Mi aiuta lei?), devo perdere tempo per andare nei giorni che mi dicono per prenotarmi e per avere il colloquio, poi mi spiegheranno cose che non capirò e alla fine dovrò comunuqe pagare... pago subito e non se ne parla più.
Ma è un'ingiustizia! Certo, ma tanto, chi se ne frega? Questa amministrazione? No di certo. Il cittadino? Subisce, si lamenta, ma domani li voterà ancora.
E allora? Allora rimane la farsa della tassa che non diventa tariffa e che ti tartassa...

sabato 29 agosto 2009

Via Vesuvio, Busto Arsizio, Padania

Immagini di normale degrado urbano, ne hanno parlato le cronache di tutto il territorio, ma questo accade da anni in una via della periferia a Nord-Ovest della città, dietro i boschi della celebrata Madonna in Veroncora, ma anche a poche centinaia di metri da un plesso scolastico come le scuole Pertini di via Rossini, dalla Comunità Marco Riva e a meno di un chilometro dal Cimitero Centrale.
Solo che qui ci si apparta con più tranquillità, senza occhi indiscreti se non quelli dei cittadini che vi abitano e che si trovano con l'immondizia all'uscio. Sicuramente gioca l'ignoranza e la prepotenza di pochi stupidi, ma queste persone si sono sentite rimbalzare dal Comune all'AGESP e viceversa fino allo sfinimento, tanto che da tempo hanno abbandonato la speranza di un intervento da parte dell'Amministrazione.
Triste storia, vista la vicenda aperta tra AGESP e Comune, dove pare che quest'ultimo stia rovesciando sulla ex municipalizzata tutta l'operatività che questa pubblica amministrazione non è più in grado nè di gestire, nè di garantire.
I cittadini trovano quotidianamente immondizia, rifiuti di ogni genere abbandonati anche davanti alla propria recinzione, quasi fossero loro stessi ad abbandonare questi rifiuti. Ovviamente d'estate questo significa, oltre che una desolante immagine davanti ai propri occhi, anche mosche e tafani che invadono la brughiera quando vi sono rifiuti organici; odori di ogni genere in funzione degli altri rifiuti. Perfino tossici e pericolosi, come si vede dalle latte di vernice o altro abbandonate tra gli alberi.
Alberi che a loro volta, dopo bufere o tempeste di vento, una volta abbattuti dagli eventi atmosferici, restano al suolo, schiantati. In attesa che la natura faccia il suo corso?
Direi che gli assessori alla partita dovrebbero interessarsi e, una volta per tutte, porre rimedio a questa situazione. O no?























martedì 25 agosto 2009

Dimenticata la qualità della vita

Prendo spunto per la riflessione odierna da una lettera apparsa oggi sul quotidiano "La Prealpina", a firma del signor Claudio Monoli, che ringrazio. La risposta dell'articolista mi lascia insoddisfatto perchè, come molto spesso accade, le civili proteste, l'indignazione del cittadino vengono stemperate in una specie di pacioso "volemose bbene", una dichiarazione di amore nei confronti della nostra città che non sempre possiamo riscontrare.
Oltretutto, mi sembra si perda il senso del richiamo del signor Monoli.
Se l'amministrazione comunale non fa il proprio dovere, non deve essere assolta da un giornalista. Semmai, compito del giornalista, sarà quello di approfondire, indagare ed eventualmente a sua volta indignarsi, dati alla mano. E di dati ce ne sono, eccome.
Partiamo da un'altra notizia di oggi: in centro sfrecciano bolidi su due ruote che nottetempo disturbano la quiete pubblica. Non solo in centro, potrei aggiungere, vista la mia esperienza di qualche giorno fa, quando ho chiamato la forza pubblica perchè all'una di notte non si poteva dormire causa una allegra compagnia di persone che ballava latino-americano per strada con musica "a palla". Chiamati i vigili, un messaggio registrato informava che ci si doveva rivolgere a Carabinieri o Polizia, cosa che ho fatto, ma perchè? Perchè i Vigili Urbani non intervengono in questi casi? Perchè hanno abdicato, dopo che qualche tempo fa si era istituita anche una pattuglia notturna che doveva sorvegliare le vie cittadine, anche in periferia?
Già. Però poi, sempre oggi, si parla di problemi di sicurezza che potranno essere risolti con le ronde, e si invita Maroni alla festa locale della Lega. Mi sia permesso questo ragionamento: se la Polizia Locale, che dipende dal Comune, è sotto organico e non riesce a presidiare le aree urbane, delegando ad altre forze dell'ordine il pattugliamento ed azioni di controllo del territorio, crea di fatto le occasioni per stimolare nella gente la necessità di sentirsi tutelata da queste "ronde".
Le quali, comunque, avrebbero poi qualche problema nell'intervenire, non potendo svolgere attività di controllo sulle persone o, meno ancora, di fermo. Maliziosamente mi viene poi da pensare che forse certe situazioni possano anche essere indotte: creare la necessità per suggerire la soluzione è uno dei modi di operare del marketing.
Il richiamo del signor Monoli, però, è anche e soprattutto culturale: probabilmente lui ha viaggiato ed ha avuto modo di confrontarsi con altre culture, cosa che spesso noi facciamo solo a scopo turistico e non sempre rileviamo l'enorme diversità che esiste con gli altri popoli.
Molti che riteniamo meno civili rispetto a noi, hanno tradizioni millenarie e per tutti il rispetto della persona viene al primo posto, insieme al rispetto dell'ambiente dove la persona vive.
Noi questo non lo sentiamo più come uno stimolo, ma come un limite. Quando una persona chiede che venga rispettato il verde e la natura in genere, viene ritenuto uno dei soliti esaltati naturalisti.
Guardate come sono ridotti i nostri viali che una volta erano rinomati per il verde, prendiamo via Marco Polo: che tristezza! O l'imperscrutabile mistero di viale Borri: piante malate, ma solo a Busto, a Castellanza no.
E le zanzare? Quest'anno, anche per il clima un po' anomalo, sono un delirio, e le loro punture sono anche più dolorose del passato, forse per la maggiore presenza di zanzare tigre. Dell'ambrosia difficile parlare in termini di sola città di Busto Arsizio, ma aggirandoci verso Malpensa la si vede crescere ai bordi della superstrada alta più di un metro ed abbondante nella campagna, senza che nessuno dica nulla. Anche questa è qualità della vita.
Signor Monoli, le chiedo scusa personalmente. Non posso farlo a nome dell'Amministrazione, non ne ho titolo, ma se fossi Sindaco o Assessore glielo chiederei anche in quella veste e provvederei a migliorare il rapporto con i cittadini, anche ascoltando maggiormente le loro parole.

mercoledì 8 luglio 2009

Ancora allagati i sottopassi ferroviari

A questo punto, a poco serve ricordare che "io l'avevo detto"; anzi, che io sono stato solo il portavoce in consiglio dei tanti appelli lanciati dall'Associazione "Noi" del quartiere Santi Apostoli, riguardo la percorribilità dei sottopassi di via Tasso e XX Settembre in occasione di forti temporali.
Ieri, puntualmente, al primo vero grosso acquazzone estivo, abbiamo avuto la conferma che le assicurazioni fornite dall'Assessore Girola erano purtroppo frutto di un ottimismo (o di un parziale realismo) che si scontra immancabilmente con la situazione che da tempo conosciamo.
Che ci siano difficoltà tecniche, operative e di finanziamento delle opere per un migliore smaltimento delle acque meteoriche quando accadono fenomeni temporaleschi come quelli di ieri, che sempre di più assumono le dimensioni di un monsone, nessuno lo nega.
Il fatto è che certamente nell'arco della stagione estiva almeno un paio di eventi di questo tipo accadranno, con certezza matematica. Ed è quello che è successo ieri.
Anche ieri qualche pericolo per l'incolumità delle persone è stato corso, la città è rimasta per alcune ore tagliata in due, tutto quanto avevamo ipotizzato si è verificato.
Non so se dovremo attendere un esito meno favorevole per attivare qualche contromisura.
Poco più di un mese fa in Consiglio Comunale ebbi modo di esprimere i miei dubbi in proposito durante il breve intervento libero concesso ai consiglieri, ricordando gli impegni che l'amminsitrazione si era assunta in proposito e che non è riuscita a mantenere. E di questo, vorrei ricordare, ritenni responsabile l'intera Giunta e non solo l'assessore Girola.
Quindi ora ripropongo la questione: cosa volete fare? Qual è la vostra politica in merito, signori della maggioranza che non governa la città, anche se vince le elezioni? E i cittadini che vi votano costantemente, cosa pensano di tutto questo, oltre che lamentarsi cordialmente?
L'acqua dal cielo ce la manda il Buon Dio, ma gli amministratori se li scelgono i cittadini...

venerdì 3 luglio 2009

Apriamo il fronte Cimitero

Ieri ho fatto una visita "guidata" presso il Cimitero Centrale di Busto Arsizio.
Il tutto a partire dal fatto che da alcune settimane, nei giorni di mercoledì (quando il cimitero è chiuso), si è cominciato a riesumare le salme del campo decennale "D". L'operazione durerà mesi, e si è resa necessaria per il fatto che tutto il terreno disponibile nel campo adiacente si sta esaurendo e tra pochi giorni non vi sarà più spazio per nuove inumazioni.
Ma con 8 esumazioni la settimana, ci vorranno tre mesi per liberare il campo. Potrebbe così succedere che si arriverà ad operare contemporaneamente inumazioni ed esumazioni sullo stesso terreno, soprattutto in un periodo estivo che da sempre viene fortemente sconsigliato per questo tipo di operazioni per ragioni di igiene ambientale.
Questo è segno grave di mancanza di programmazione da parte dell'ufficio compentente. Arrivare ad operare in queste condizioni fa pensare che, come per altre attività in carico al Comune, come la manutenzione del verde e la gestione dei luoghi sportivi, esso non sia in grado di provvedere in modo efficace e competente.
Questo è un fatto gravissimo per una citta dell'importanza di Busto Arsizio.
Nello stesso momento ho potuto notare che in più punti dalla struttura di cemento armato a vista emergono i "ferri", cioè le armature in acciaio della struttura: occorre urgentemente una manutenzione conservativa.
Il forno crematiorio poi è fermo, non si hanno notizie su avanzamenti lavori e sulla sua messa in opera.
Succede poi che forni di cui si è acquisito il diritto trentennale da 18 mesi siano ancora con dentro la salma precedente e chi ne ha pagato i diritti (si tratta di 2.750 euro... non scherziamo), non ne ha ancora la disponibilità!
E' evidente che nemmeno da morti si possa riposare in pace...

giovedì 21 maggio 2009

L'incubo derivati ed i sogni dei bustocchi

L'incubo dei derivati insiste sopra le nostre teste. Poco a poco, anche le persone meno ferrate sul tema hanno cominciato a capire cosa siano questi benedetti derivati: una spece di slot-machine, partita da una idea positiva, terminata con una roulette russa per le amminsitrazioni locali che hanno intravisto in questa soluzione la possibilità di risolvere buona parte dei propri problemi finanziari a breve.
Cosa significa questo, ad esempio, per la realtà di Busto Arsizio? Il tentativo iniziale era semplice: spalmare i debiti acquisiti dalla gestione un po' corsara della Lega (che aveva portato il debito da 36 a 150 miliardi di lire tra il 1994 ed il 2002), in un periodo di circa 25 anni. Allungare il brodo, insomma, permettendo da un lato di avere a disposizione maggiori risorse ma, dall'altro, aggravare il debito per le amministrazioni future.
In pratica, i nostri figli che amministreranno la città tra 15/20 anni dovranno pagare i nostri debiti, mentre noi oggi ci godiamo un minore carico. Ma poi abbiamo voluto esagerare, siamo andati verso la parte più difficile da cogliere di questa operazione, arrivando a scommettere che avremmo avuto una forbice (con un tetto, "cap", ed un minimo, "floor") entro la quale si sarebbero mossi i tassi di interesse.
Abbiamo perso la scommessa. Purtroppo le cose (come tutti sappiamo) sono andate in modo diverso ed ora stiamo perdendo un bel po' di soldi, per cui uscire da quella operazione ci costerà parecchio, almeno qualche centinaio di migliaia di euro.
E considerando lo stato delle nostre finanze, questo significherà che ancora di più pagheremo gli errori del passato, non solo in termini di investimenti sbagliati, di scelte fuori dalla realtà, di errori tattici e strategici.
I Cinque Ponti, le passerelle, lo stadio di atletica, il Borri, la ex caserma della Finanza: solo questi sono costati alle casse della città 10 milioni di euro. Letteralmente buttati via.

mercoledì 6 maggio 2009

Il bilancio dei numeri e il bilancio dei servizi

In certe occasioni mi sembra di essere come il peggiore telegiornale: commento solo le notizie negative, le aspettative della gente disillusa da tante cattive performance delle amministrazioni pubbliche. Purtroppo c'è chi ne dà occasione in modo sconsiderato. Venerdì sera parleremo di bilancio in consiglio comunale, ed oggi i commenti sono tutti improntati alla esaltazione di un bilancio che diminuisce l'incidenza dei mutui e fa calare il costo della politica.
Mi permetto di affermare che sono due falsi in atto pubblico. Il primo, perchè riporta di un ragionamento al netto dell'effetto (devastante) dei derivati sui nostri conti, il secondo perchè fatto in termini assoluti, senza considerare che il "risparmio" è dovuto ai mesi in cui il Sindaco era anche consigliere regionale (e fino a prova contraria, i cittadini che pagano l'IRPEF Regionali mantengono anche quelle persone) ed ai periodi in cui mancavano due assessori, che per mesi non sono stati sostituiti.
Quello che si dovrebbe in realtà misurare è l'efficienza dei costi della politica, in rapporto ai giorni lavorati. In pratica, si dovrebbe ragionare prendendo i costi di assessori e sindaco e dividendoli per la somma dei giorni da loro lavorati, confrontandoli con un indice di gradimento del lavoro svolto. Un indice, sono sicuro, che sarebbe molto basso. Tralascio il lunghissimo elenco che dovrebbe comprendere le condizioni delle strade, del verde pubblico, dei tempi attesi per la burocrazia, la mobilità infernale e le opere buffe e dispendiose. Mi limiterò ad un solo caso, quello dei mezzi pubblici passati da AGESP Trasporti a STIE.
Una cosa che mi ha sempre incuriosito è capire come mai un servizio che alla città (attraverso AGESP) costava un capitale in perdite, ora passato alla gestione di STIE, che già ne era partner (al di là di ritirare con una manciata di euro tutto il parco vetture, un capitale di gran lunga maggiore), come si poteva sperare che il servizio miracolosamente cambiasse. Mi sembra quanto meno surreale.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti (i genitori che hanno figli che usano il servizio scuole): bus in ritardo o che non passano, presidi che si lamentano e si coalizzano per ottenere maggiore attenzione, per chiedere che i ragazzi (che poi con queste cose ci giocano) possano arrivare a scuola per tempo. In alcuni casi, e lo posso testimoniare per esperienza diretta, i ragazzi sono stati lasciati letteralmente per strada: ho un figlio all'ITIS ed una all'Artistico, non è la prima volta che per tornare a casa devono chiamare qualcuno che li vada a recuperare. Oppure che i passaggi delle corse avvengano senza rispettare le coincidenze, con persone che si sbracciano a fermare il bus che sta lasciando la fermata mentre questi scendono dall'altra parte della strada (scena vista qualche giorno fa in via Foscolo).
I fatti riportati in cronaca dai quotidiani non sono che una parte dei tanti casi che accadono; altri spariscono nella rassegnazione di un servizio che viene definito "eufemisticamente non eccezionale". Bisogna fare gli acrobati della lingua italiana per evitare di scivolare nello sconcio per descrivere la situazione.

venerdì 6 febbraio 2009

Busto Arsizio, periferia di Gallarate!

Le notizie di stampa di oggi sono desolanti: leggete l'articolo di Andrea Aliverti sulla Provincia e ve ne renderete conto. Per chi non ha occasione di poter leggere l'articolo, dirò con parole mie che Gallarate comanda tranquillamente su Busto Arsizio, determinandone in modo perentorio sia le nomine politiche negli enti (Franco Colombo a Prealpi Gas, Luca Capodiferro all'ALER, Pietro Zoia DG dell'azienda ospedaliera), come nelle cariche di altre istituzioni, come Davide Piovesan alla Protezione Civile. Infine viene ricordato anche Renato Scapolan di MalpensaFiere, anche se di origine tradatese, ma comunque estranea a Busto Arsizio.
Questo significa che la Grande Busto, fulcro dell'area vasta di cui oggi si inizia a discutere, non è in grado di esprimere personalità di rango in grado di assumere cariche consone alla città. In realtà, sappiamo che la situazione è ben più grave, perchè questo significa che a Busto sono state imposte scelte politiche del territorio, che nulla hanno a che vedere con la qualità delle persone, sia quelle nominate che quelle di possibile nomina nostrana, ma solo per rispondere ad esigenze di distribuzione delle cariche sul territorio varesino. Altrochè, cara la mia Luciana Ruffinelli: questa E' LA SOLITA LOTTIZZAZIONE!!! Non veniteci a mettere le fette di salame sugli occhi.
Questo vizio della politica del terzo millennio sarà ben duro da debellare perchè si è radicato nelle normali transazioni politiche, nel contesto delle cariche distribuite, nel DNA del poltronismo acuto.
Busto non ha Caianiello, non ha Buscemi e Ferrazzi. Così c'è ancora meno Busto a Busto.

martedì 3 febbraio 2009

La neve non è più una novità

Da bambino guardavo scendere la neve e mi sembrava la cosa più bella del mondo. Restavo a guardare i fiocchi scendere dal cielo col naso appiccicato al vetro della finestra di casa, e vedere il mondo diventare a poco a poco tutto bianco mi sembrava una specie di magia.
Poi, crescendo, mio padre mi insegnò a spalare la neve, e quando ero ancora ragazzo la neve scendeva diverse volte in un inverno. Lo spettacolo restava lo stesso, ma la magia era finita, restava solo la fatica di pulire gli spazi per il passaggio di auto e persone davanti a casa.
Poi, col passare degli anni, e soprattutto negli ultimi 20, la neve era diventata cosa rara: qualche nevicata di mezza giornata che metteva a terra un sottile strato e già sembrava di essere in Siberia. Per interi inverni non si è visto un briciolo di neve, in alcuni poi nemmeno si è visto il ghiaccio, il freddo intenso. Si è detto, colpa del Nino, (pronuncia "nigno"), del cambaimento climatico, del buco nell'ozono, dei gas serra... o dell'insieme di tutto questo.
Fatto sta che quest'anno la neve è ricomparsa copiosa come trent'anni fa. Ed abbiamo riscoperto alcune cose, come ad esempio che guidare sulla neve non è una cosa semplice, richiede una certa perizia, prudenza e magari ausili particolari, come gomme neve o catene. Già, le catene: come si montano? E poi, quando si mettono? Non quando stiamo affrontando una salitella, foss'anche un cavalcavia: bisogna metterle prima! E magari bisogna metterle anche ai mezzi pubblici, senza bloccare il servizio e lasciare le persone in attesa per ore...
Poi bisogna far passare gli spartineve e i mezzi spargisale per tempo e con attenzione. Anche i cittadini si devono però dare da fare: se le strade sono intasate dalle auto in sosta, i mezzi potranno pulire solo una parte delle strade. E di certo i mezzi non potranno pulire i marciapiedi.
A questi, nel passato, ci pensava almeno in parte l'amministrazione comunale, prendeva degli spalatori e li mandava in giro per la città, assegnando le zone da pulire e quindi liquidando il salario pattuito. Scene da libro Cuore. Oggi si mandano i soldati, forse in centro, perchè nelle periferie non si vedono mai. Lì ci devono pensare i cittadini.
Ora, un'ultima riflessione: non che sia sbagliato, lasciar pulire i marciapiedi dalla neve ai cittadini, anzi... ma perchè, come sempre, privilegiare alcune zone rispetto ad altre? Le stesse delle luminarie natalizie.. Forse che i denari pagati in tasse dalla periferia hanno meno valore di quelli del centro? Forse che in centro vi è più ricchezza, più commercio, e quindi vi è un particolare interesse a far beneficiare i soli cittadini di questa zona all'operazione "marciapiedi puliti"? Non è corretto. Non è una pretesa, è un dovere dell'amministrazione provvedere a fornire il medesimo servizio a tutti i cittadini.
Se questa è una scelta dell'amministrazione, non si meravigli poi il Sindaco se qualcuno se la prende con lui...

venerdì 30 gennaio 2009

T-Red non omologati, nuova grana per l'amministrazione

Il tempo è galantuomo. Certo, alcune volte bisogna avere una pazienza di Giobbe, però... Capita allora che nel novembre 2007 il sottoscritto abbia posto una interrogazione a risposta scritta all'assessore Lista per conoscere la posizione dell'amministrazione a margine delle vicende sui T-Red, contestatissimi e poco amati, oltre che illegali, mezzi elettronici per contestare contravvenzioni agli automobilisti che passano ai semafori col quasi rosso.
Una domanda specifica chiedeva dell'omologazione deli T-Red che il comune aveva installato. La risposta lapidaria fu: "Nel 2004 il photored (T-Red) è stato omologato per il funzionamento senza l'operatore". E ancora più avanti: "Le apparecchiature sono omologate e quindi dovrebbe essere il Mnistero dei Trasporti a revocare l'omologazione, non certo un giudice".
Esatto. Però c'è un errore, perchè proprio in questi giorni si apprende che si sta ponendo sotto sequestro preventivo dalla magistratutra tutti i T-Red perchè privi della necessaria omologazione dell'apparecchiatura che fa funzionare il sistema. Mica una cosa da nulla.
Ed ora cosa succederà in quel di Busto Arsizio? Sempre dalle parole dell'assessore: "Pertanto non si procura alcun danno agli automobilisti e quindi nessun motivo di rivalsa da parte degli stessi verso l'amministrazione comunale". Ne è ancora convinto, signor assessore?

martedì 27 gennaio 2009

La funzione di Amministratore Delegato non è una sciocchezza

La cronaca locale da qualche tempo langue di notizie vere. Abbiamo la solita cronaca politica, ma sono pochi i fatti che intersecano la vita dei cittadini: il nuovo stadio di calcio, la commissione sulla crisi economica, l'area delle Nord, i bisticci in maggioranza... sembra quasi che si voglia nascondere ad arte qualcosa.
Allora, giusto per solleticare qualche curiosità, riprendo i soliti vecchi temi che hanno la caratteristica di essere sempre di attualità, anche perchè le risposte sono poche e di poche parole.
Partiamo da AGESP. Ha chiuso la Trasporti, vendendo tutto a STIE, quasi nel completo silenzio e senza troppi imbarazzi. Peccato che il servizio sia rimasto quello di prima, anzi forse peggio.
Proprio ieri mi hanno segnalato i ragazzi che prendono i mezzi, che il bus della mattina per l'ITIS che passa da Beata Giuliana era quasi impraticabile, pieno d'acqua nei sedili in fondo come se vi fosse piovuto dentro.
Poi vi è la questione dei biglietti: gli abbonamenti di 10 corse hanno qualche problema di reperibilità, pare che si debba cambiare i biglietti per cambiare l'intestazione da AGESP Trasporti a STIE. Correttamente, ma se poi non si trovano i biglietti i controllori fanno le contravvenzioni e magari ci scappa la lite.
Arriviamo alla questione di AGESP Servizi. E' stata nominata Amministratore Delegato la signora Paola Reguzzoni, sorella dell'Onorevole Marco Reguzzoni della Lega. Che è genero di Francesco Speroni, Europarlamentare leghista. C'è chi vede in questo una specie di rettorato di famiglia nei poteri della città, e forse si dovrebbe fare qualche ragionamento serio su questo, che sollecito nel solco della questione morale più volte sollevata.
Nel merito, un Amministratore Delegato è nominato nel contesto del Consiglio di Amministrazione, è il legale rappresentante della società, deve avere conoscenza giuridico amministrativa della materia in cui la società opera ed una certa esperienza nel settore non sarebbe sgradita. Se si tratta di una società pubblica o partecipata, come nel caso di una "In house providing", dovrebbe essere pubblico anche il suo curriculum vitae e lo stipendio, non fosse altro che per ragioni di trasparenza.
Paola Reguzzoni è stata nominata fuori dal contesto del Consiglio, il suo nome era noto 10 giorni prima della sua prima convocazione, non è stato reso pubblico il suo curriculum e quindi non siamo in grado di valutare la sua competenza specifica e, in ultima analisi, il suo compenso economico, che comunque non pare indifferente.
Un AD non dovrebbe essere una carica politica, ma gestionale. Personalmente riconosco a Paola una discreta capacità politica, ma non sono per nulla convinto che se AGESP Servizi deve essere il cuore di un sistema gestionale complesso e articolato, la sola competenza politica possa bastare. Qui si sta mettendo in gioco una grossa fetta del patrimonio cittadino, oltre che il prestigio di una delle più grandi aziende del territorio ed uno dei patrimoni societari più ingenti.
Il rischio che si sta correndo è altissimo.

lunedì 26 gennaio 2009

Costituita la commissione per la crisi economica

Giovedì sera 22 genaio 2009, il consiglio comunale di Busto Arsizio ha tenuto una seduta dedicata all'analisi della crisi economica e delle sue possibili ricadute sul territorio. In quanto proponente il consiglio, il PD ha presentato una serie di proposte sotto forma di mozioni per indirizzare l'azione dell'Amministrazione in questo frangente; immediatamente prima dell'inizio, tutti i capigruppo presenti hanno firmato una proposta di deliberazione per costituire una commissione speciale, temporanea e non retribuita, che si prenda carico di effettuare un lavoro di analisi e proposta da portare come documento finale all'approvazione del consiglio comunale, nel termine massimo di 120 giorni (quindi entro fine maggio).
Entro questa settimana dovranno essere forniti i nomi dei commissari proposti dai vari capigruppo ed entro la prossima si dovrà attivare il lavoro della commissione, con l'insediamento dei commissari e la nomina di presidente e vicepresidente.
Ho letto sulla stampa locale un giudizio con tanto di voto dato alla commissione, uno dei soliti esercizi che servono più per lo spettacolo che per un vero discernimento: caro Andrea (Aliverti), i voti si danno alla fine, non all'inizio. Potrai anche dare un 2 e non un 5 alla commissione come giudizio finale, ma prima devi concederle la possibilità di esprimersi. Lo spirito con cui è stata costituita è assolutamente bipartizan e con l'intenzione di arrivare ad un risultato positivo, una volta tanto, per il bene comune dell'intera città e di tutto il territorio.
Se non ci si riuscirà, sarà giusto criticare e perfino proporre alla pubblica vergogna chi non avrà saputo cogliere questa occasione, ma fino a fine maggio la commissione dovrà essere messa in grado di operare per il meglio, con il contributo di tutte le parti sociali e amministrative.
Altrimenti sarà lecito pensare che in città c'è qualcuno che ha interesse a farla fallire fin da prima dell'inizio del suo lavoro.

mercoledì 7 gennaio 2009

Immagini da una nevicata annunciata

L'aspettavamo ed è arrivata. Tanta, perfino troppa. Oggi scuole chiuse, quasi impossibile muoversi con l'auto, ed i mezzi pubblici viaggiano con orari "casuali", nel senso che passano quando possono. Idem per i treni, che viaggiano con grandi difficoltà.

In questa situazione, ieri pomeriggio mi sono fatto un giretto per la città, cercando di capire quali fossero le condizioni delle strade sotto la neve, anche per dare quel giudizio annunciato lunedì.

Ne è uscito un album fotografico che ho pubblicato su Facebook al mio indirizzo >vedi album< e credo che possa essere suggestivo anche solo per quello che rappresenta.

Ma il mio scopo però era documentare, per essere oggettivo. Dunque, cosa appare in queste foto? Sicuramente la neve è tanta, come non si vedeva da molti anni, però... le foto sono state raccolte tra le ore 15 e le 16 del 6 gennaio. Quindi quando la nevicata, iniziata verso la mezzanotte dello stesso giorno, era già in atto da altrettante ore. Ho incrociato almeno 5/6 mezzi, tutti con la pala molto alta, che praticamente sfioravano il livello della neve compressa dal passaggio delle auto.

Il traffico veicolare (praticamente inesistente) insisteva lungo alcune strade, e questo è ben visibile (ad esempio, nella foto in Corso Europa), dal colore delle strade, dove le carreggiate trafficate hanno una colorazione marroncina (mescolando la sabbia che alcuni mezzi hanno sparso, con la neve rotta dal passaggio delle auto dotate di catene).

Perchè questa situazione? Ho incrociato un mezzo in via Valle Olona ed ho chiesto al conducente il motivo di quella lama così alta. La risposta diplomatica è stata: "ci hanno detto di girare così", poi nel discorso si è capito che è troppo alto il rischio, mettendo la pala a terra, di incocciare in qualche asperità (tombini, pezze di asfalto, ecc.) che danneggi sia la lama, sia la pavimentazione.

Tecnicamente non so dire di più, dal punto di vista dell'utenza ho sentito però alcune persone lamentarsi, soprattutto in periferia, dei marciapiedi ostruiti e del fatto che per camminare bisognava occupare il centro della carreggiata, solitamente ad uso delle auto.

Anche oggi nevica, e pare che continuerà per diverse ore, fino a domani. In queste ore avrei piacere di conoscere la vostra idea sul servizio offerto dall'amministrazione per lo smaltimento neve!

domenica 21 dicembre 2008

Dallo spazzamento strade allo spazzamento tasche

In questi giorni stanno facendo molto chiasso in città sia la notizia dell'aumento delle multe nel 2008 (oltre 6.000 in più), sia le contravvenzioni elevate nelle zone di spazzamento strade che AGESP e Comune hanno indicato e sulle quali pare si accaniscano ora gli addetti alla sosta.
Una situazione solo in parte riconducibile alla necessità di fare cassa, quanto invece (ancora una volta, mi spiace dirlo), all'incapacità di innovazione che la nostra amministrazione dimostra su questi argomenti e sul conseguente accanimento contro i cittadini che impongono difficoltà organizzative, quali ignorare il divieto di lasciare le auto in strada durante le notti e negli orari indicati per lo spazzamento.
Qui mi dispiace non essere in sintonia anche con qualche mio amico, ma l'amministrazione ha come primo dovere quello di essere di servizio al cittadino e di attivare al meglio ogni propria iniziativa, al fine di elevare la qualità della vita e non di deprimerla.
Cosa voglio dire con queste parole? Semplicemente che quando il Comune ha scelto di iniziare con lo spazzamento notturno delle strade, doveva considerare tutte le situazioni cui avrebbe dovuto fare fronte e trovarvi una soluzione che fosse la meno invasiva e adeguata alla situazione.
La scelta è stata quella di avvisare e reprimere, non quella di trovare una soluzione migliorativa.
A Milano (e non solo) sono, a tale proposito, operativi dei mezzi di spazzamento delle strade che operano con dei bracci meccanici che sono in grado di agire sotto l'auto senza doverne chiedere la rimozione. Anche in Germania è da parecchio tempo funzionante un medesimo sistema.
Per apprendere tali notizie è oggi sufficiente consultare Internet per pochi minuti con l'aiuto di un motore di ricerca e dati precisi su cosa si voglia reperire. Ci sono nomi, indirizzi, riferimenti, perfino costi.
Ma prima bisogna avere l'idea di ciò che si vuole fare, e purtroppo questa non sempre c'è, si agisce per analogia a ciò che meglio conosciamo, senza avere la chiara percezione di antefatti e conseguenza.
Un mezzo così attrezzato, permetterebbe di svolgere ogni attività di spazzamento stradale in qualsiasi condizione, di giorno e di notte.
Il problema di chi lascia l'auto per strada, oltre a quello che anche io ho spesso condannato come il male di quest'epoca, ovvero la precisa volontà di compiere a piedi il minor tragitto possibile per ogni cosa, è quello della difficoltà a lasciare la propria auto in altre zone, anche poco distanti dalla propria abitazione.
Questo, a mio parere, principalmente per due motivi: il primo psicologico, per cui aumenta il pericolo di furto dell'auto (non si capisce perchè), il secondo che qualche cittadino poco civile, vedendo ridursi lo spazio a disposizione per la propria auto, indulga in atteggiamenti poco civili e danneggi l'auto dell'invasore, cosa peraltro già riscontrata anche in altre occasioni.
In entrambi questi casi, comunque, la condizione di base è che esista uno spazio per distribuire decine di macchine in altre vie senza incorrere in divieti e dispetti.
Se l'alternativa è quella della multa, è facile comprendere l'ira di molti cittadini, per i quali il bene prodotto è di gran lunga inferiore al danno subito.
Provare per credere.

mercoledì 19 novembre 2008

Le incompiute del Comune di Busto Arsizio

Filo rosso con quanto scritto ieri. Il Tribunale di Busto Arsizio è stato inaugurato dopo due anni di esercizio, solo per far fare la passerella al Ministro. Forse non solo per questo, ma di certo non ci diranno di più.
Eppure Busto Arsizio, forse più di ogni altra città della provincia (e forse anche d'Italia), vanta un numero incredibile di incompiute. Si tratta di opere annunciate, addirittura presentate in conferenza stampa, ma poi mistorisamente scomparse, dimenticate.
La più antica di tutte è certamente il sottopasso che dovrebbe unire il Sempione al quartiere di Sant'Anna, all'altezza di via dei Sassi. Sono più di 25 anni che esso appare tra le opere in programmazione, eppure ad oggi, tutta una serie di ragioni ne ha impedito la realizzazione. Altre opere invece, anche di maggiore impegno economico e ingegneristico, hanno visto la luce, e cito ad esempio: i Cinque Ponti e le relative passerelle, lo stadio di atletica, i Mulini Marzoli, il Museo del Tessile, Malpensafiere... tutte opere che possono piacere o meno, ma che sono state realizzate.
Proprio la rotonda di via dei Sassi, recentemente deliberata dal consiglio comunale come opera primaria ed urgente, ricordo che fa parte di un intervento integrato e molto ampio, forse il più rilevante in termini economici per la nostra città, assunto due anni fa dall'amministrazione provinciale e che riguarda la realizzazione di 4 rotonde sull'asse del Sempione (oltre alla già citata di via dei Sassi, quella all'altezza della ex Mizar, quella di via Genova e di via valle Olona), della città studi (adiacente alla Ragioneria) e del parco sportivo di Beata Giuliana. In due anni nemmeno un sasso smosso.
Ma andiamo avanti. Sempre in zona Sant'Anna, per compensare l'edificazione di MalpensaFiere, si è deliberato 8 anni or sono di realizzare un grande parco di 600.000 metri quadrati adiacente la fiera, nominato Parco Busto 2000. Da allora le tre amministrazioni comunali che si sono succedute hanno giocato a nascondino. Le aree sono state acquisite solo in parte e per la realizzazione del parco come tale dovranno passare ancora anni e anni.
Arriviamo dunque all'ex Calzaturificio Borri: acquistato nel 2002 per una cifra astronomica, ancora oggi resta una delle incompiute classiche della nostra città. Sono state fatte tante ipotesi, ma nessun impegno preciso. Simile destino per villa Calcaterra, per la quale si sono ipotizzate le cose più fantasiose, e dove pure è stato fatto un consistente intervento ed ora pare che qualcosa si muova. Sempre con estrema lentezza, però.
Per correttezza, ricordo che questa amministrazione ha deciso anche di cancellare alcune opere dichiarate ma mai partite nella realizzazione, come ad esempio la piazza antistante la chiesa di Sant'Edoardo o la sistemazione della piazza Giovanni XXIII.
Ma l'opera più spettacolare che è stata presentata lo scorso anno in pompa magna e di cui oggi si sono perse le tracce è il progetto di teleriscaldamento. Un'opera faraonica che richiederà, in un assetto societario ideale, dai 5 ai 7 anni per essere realizzata, con un intervento che potrebbe cambiare il volto della città. Vista infatti la quantità di strade che verrebbero interessate, si verrebbe a ridisegnare buona parte della viabilità ordinaria. Proprio nel momento in cui si sta parlando di Piano Urbano del Traffico. Ma non preoccupatevi, tanto anche per quest'opera, visti i chiari di luna che si stanno profilando per AGESP, vi sono pochissime probabilità di realizzazione nel breve periodo. Così come il progetto per l'alimentazione ad energia solare della piscina: un lusso che ben difficilmente ci potremo permettere.
Ho sicuramente scordato altri progetti, per riuscire a fare il quadro dettagliato della situazione dovrei andare a ripescare i piani triennali delle opere di 8 o 10 anni fa: ci sarebbe da ridire pensando a quante cose sono state promesse e poi...
Già, ormai questa è una città in cui non serve mantenere la parola data, gli impegni presi, ma unicamente spararle grosse...

domenica 2 novembre 2008

L'inesorabile declino della città

Vorrei tornare su alcuni temi dello scorso consiglio per approfondire alcune cose che forse meritano di essere rimeditate. La prima è che sicuramente la discussione del consiglio del 30 ottobre ha tolto ogni residuo dubbio sul malgoverno della città di questi ultimi due decenni. Infatti, malgrado l'appassionata difesa del Sindaco, resta il fatto che dopo due anni e mezzo di amministrazione la montagna abbia partorito un topolino, cioè la revisione di bilancio (la terza da maggio ad oggi) da 1,6 milioni di euro che raschia il fondo del barile e rimette in gioco i residuali delle gestioni amministrative degli ultimi 6 anni (da Rosa a Farioli).
Si evidenzia che in questo lungo periodo si è navigato a vista, con progetti per lo più estemporanei e privi di una continuità, anche rispetto alla precedente gestione Tosi. Ne esce così che interventi ritenuti qualificanti la città, con tanto di dichiarazioni di personaggi di primo piano della città, siano ora stati cancellati da questa ultima delibera, senza grandi problemi. Eppure alcuni assessori sono gli stessi di Rosa, magari avendo solo cambiato assessorato.
Gli interventi che sono stati promossi in questa fase, invece, sono di una urgenza allucinante.
La messa in sicurezza di via Piombina, con l'approssimarsi dell'apertura dello scmbio intermodale alle Nord, diventa una priorità, ma noi avevamo denunciato questa situazione fin dalla campagna elettorale che aveva portato Farioli a diventare sindaco, solo hce lui aveva affermato che non era un problema. Vedi ad esempio, una mia intervista mandata in onda da Rete55 sull'argomento.
Via dei Sassi è uno dei punti più pericolosi della città, ha già fatto fin troppe vittime. Ma quello che appare assolutamente inconcepibile è come mai, a fronte di contributi milionari (in euro) da parte della provincia già erogati, l'amministrazione non avesse ancora trovato i soldi sia per eseguire questa rotonda, sia le altre tre che comunque fanno parte di questo progetto.
Medesimo discorso, quasi ricopiato con la carta carbone, per il sottopasso di Sant'Anna. La cosa incredibile è che l'amministrazione ne parla come se a dover realizzare queste opere fosse qualcun altro. Come se non fossero 25 anni che se ne parla, ogni anno ribadendo che esso è una priorità per la città. Cos'altro si deve fare?
E vorrei qui ricordare anche un'altra incompiuta: il parco Busto 2000, che doveva essere opera di compendio a Malpensa Fiere: che ne è stato? Aspettiamo che anche quest'opera si realizzi da sola? Ma dove viviamo?
Si fossero investite ingenti cifre in altre opere, si potrebbe capire. Ma a memoria di bustocco vivente non c'è mai stata un'epoca nel secondo dopoguerra così avara di opere pubbliche, di ristrutturazioni del tessuto urbano, sociale e industriale della città come quest'ultimo decennio. Ed ora che i tempi diventano davvero duri, vista l'assenza di un gettito alternativo all'ICI, saremo condannati a prevedere un triennio di magra, dove le entrate saranno assicurate dall'accensione di mutui, dall'innalzamento dell'IRPEF Comunale e da qualsiasi altra diavoleria tributaria pur di aumentare il gettito erariale, senza però avere assicurazione di un ritorno in termini di sviluppo per la città.
Mala tempora currunt...

lunedì 20 ottobre 2008

Il pianeta dei rifiuti

Wall-E è l'ultimo film Pixar, dove il protagonista è un robottino che vive su quello che rimane della Terra, un pianeta ormai ricoperto di uno strato di rifiuti che lo rende invivibile agli esseri umani.
Un film che si annuncia bellissimo, e che usa questa ambientazione per raccontare una storia di sentimenti ed emozioni. Ma l'idea di un pianeta ricoperto dai rifiuti è un'immagine drammatica che tutti noi ci portiamo appresso, in qualche modo, come una specie di visione di un futuro imminente.
Abbiamo avuto tragiche rivelazioni di pentiti di camorra su navi riempite di ogni sorta di rifiuto tossico e affondate volontariamente nel Mediterraneo, in grado di generare disastri ecologici degni dei maggiori affondamenti di navi da trasporto e petroliere di cui si abbia avuto notizia nel passato.
Abbiamo rifiuti tossici che sono stati sotterrati in moltissimi punti della Campania, che qualora dovessero essere rintracciati (ammesso di riuscire ancora a recuperare parte o tutti i recipienti), impiegherebbero moltissime risorse economiche per la bonifica dei terreni.
Per non parlare dell'Africa, da molto tempo ormai impiegata come discarica del mondo consumista.
Cosa possiamo fare per non morire soffocati dai rifiuti? Nel nostro piccolo possiamo fare molto.
Una delle principali fonti di inquinamento sono gli imballi che confezionano buona parte dei beni dei consumo che acquistiamo ogni giorno, dall'alimentare, all'elettronica di consumo, agli elettrodomestici e così via. Quasi tutti gli imballi finiscono nel nostro sacco nero o in discarica, mentre si potrebbe agire su almeno due fronti: quello di costruire imballi riutilizzabili, che possano essere di utilità per diversi beni e per diverse volte, e quello di utilizzare contenitori di plastica o vetro per l'acquisto di beni di largo consumo come i detersivi o il latte.
Mentre per i primi serve una "ingegnerizzazione" dell'imballo, che proprio in provincia di Varese vede la presenza di proposte d'avanguardia, per la seconda sono necessari dei dispenser sul modello di quelli che ho visionato nella visita di settembre al comune di Casalmaggiore >>>leggi<<<.
Proprio questa riflessione mi dà l'opportunità di riprendere anche questo discorso: non è che abbia rimosso tutti i buoni propositi determinati dalla visita al sindaco del comune del cremonese, ma il fatto è che ora, con il rimpasto di Giunta in corso, non ho la possibilità di potermi confrontare con alcun Assessore che possa essere sicuro di mantenere il proprio incarico nel prossimo periodo. Questa lunga fase di attesa compromette anche questo tipo di attività e di proposta.
E purtroppo non è la sola: che ne sarà del PUT, il favoloso Piano Urbano del Traffico, se sarà rimosso l'assessore Lista? e del PGT, se fosse rimosso Reguzzoni? In ogni caso, qualsiasi sarà la scelta su chi e con quali deleghe opererà nella futura Giunta, c'è da aspettarsi un rallentamento delle attività (se mai fosse possibile!) in carico ai vari assessorati. che eventualmente venissero sostituiti. L'unico che dovrà agire celermente, ma perchè determinato dalla legge, sarà l'assessore al Bilancio.
Dunque abbiamo ancora un po' di tempo prima di trovare il giusto interlocutore e quindi potremo continuare a riflettere sulla questione rifiuti prima di arrivare ad una proposta. Ma vi posso assicurare che, almeno per parte mia, la questione è di una chiarezza cristallina.

mercoledì 15 ottobre 2008

Tutti allo Stadio? Chissà...

Il tormentone cittadino di queesti giorni è sul nuovo stadio della Pro Patria.
Anche dopo la doccia fredda di Cremona, la Pro resta, al momento, prima in classifica e maggiore candidata alla promozione in serie B. Considerando che solo tre mesi fa era in C2...
In ogni caso, di stadio si parla da tempo. Ora che sembra davvero probabile la promozione attesa da più di 40 anni, se si vorrà giocare vicino a casa, si dovrà provvedere per tempo, anche se iniziando domattina a costruire non si finirebbe comunque in tempo per la prossima stagione.
Il vero problema però è un altro: uno stadio non costa due euro, e Busto ha già un debito che supera i 60 milioni di euro; inoltre, già nell'ultima revisione di bilancio si sono raschiati tutti i fondi del barile, avendo requisito soldi fermi e non impegnati su opere finanziate tempo fa e non ancora iniziate, da destinare ad altre opere più urgenti.
Ancora, la città ha evidenti esigenze che dovrebbero essere prioritarie, ma si sa, il calcio è ormai più un affare (e che affare!) che uno sport. Quindi bisogna scegliere.
Nello spirito di questo blog, lascio a voi la parola. Come dovrebbe essere costruito questo stadio? Ovvero, ipotizzando lo si faccia (cosa ancora tutta da vedere e da decidere), chi e come lo dovrebbe costruire? Già, perchè anche questo è da discutere.
Se lo deve costruire la Pro Patria, come hanno già fatto nel mondo tanti grandi club?
Oppure lo dovrebbe fare il Comune, pur con quanto detto sopra?
Ci si potrebbe rivolgere a dei privati interessati all'opera, lasciando loro la possibilità di sfruttarla dal punto di vista commerciale e gestionale?
O, infine, ad una società mista, pubblica (comune ed altri enti locali) e privata (imprenditori e, magari, azionariato popolare)?
Aspetto i vostri pareri.

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