Alessandro Berteotti

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lunedì 21 novembre 2011

L'Ambrosia tradita

Egregio Signor Sindaco,
in data 28 luglio 2011 le scrivevo per segnalarle il mancato sfalcio di un terreno in via Guido d'Arezzo, dove l'ambrosia cresceva incolta.
In data precedente, il 25 luglio 2011, la sua ordinanza n.48405 imponeva ai proprietari di terreni incolti o coltivati e di tutte le aree verdi, oltre ad altre casistiche, di vigilare e di eseguire "interventi di manutenzione e pulizia ... per evitare la fioritura dell'Ambrosia" e che ai trasgressori sarebbe stata comminata una ammenda da 25a 500 euro, se non avessero provveduto al taglio entro 10 giorni dal verbale di notifica di violazione dell'ordinanza.
In data 19 ottobre 2011 (!)  ricevo lettera a firma di Maria Paola Reguzzoni, Presidente di AGESP Servizi, con numero di protocollo quasi illeggibile (parrebbe 8156), che Lei facilmente potrà reperire, nella quale si afferma che"il terreno di cui all'oggetto non risulta di proprietà comunale".
Ora le chiedo come sia possibile una risposta di questo tipo.
Sembrerebbe che il braccio e la mente siano svincolati l'uno dall'altra, e forse non è solo una sensazione.
Pur essendo AGESP titolare del Verde, la mia segnalazione era in sintonia con la sua ordinanza, e poco importa se il terreno fosse di proprietà comunale oppure no.
Come altre persone hanno potuto notare passando presso quel terreno, esso fu sfalciato la settimana successiva alla segnalazione, ed io intesi che questo atto fu il frutto della segnalazione eseguita.
Scopro ora che non fu così.
Per altri versi, il bordo strada rimase incolto e fiorente di ambrosia per tutto il restante periodo estivo e mai fu sfalciato da alcuno, anche se lo sfalcio bordo strada sarebbe dovuto essere competenza proprio di AGESP, visto che si richiede la medesima azione al Responsabile di ANAS per le strade di competenza.
Il Responsabile di AGESP Servizi era in copia nella trasmissione dell'ordinanza, come Lei ben conosce.
La ringrazio per i chiarimenti che mi vorrà dare a margine di questa vicenda.

Con i migiliori ossequi

Alessandro Berteotti

giovedì 25 agosto 2011

Un diritto dei cittadini

Egregio Sindaco Farioli,
rilevo che anche per i nuovi interventi in corso d'opera nella città di Busto Arsizio e che lei ha avuto modo di illustrare alla stampa pima di partire per le ferie, non viene indicata, nella cartellonistica che illustra i lavori, la data di fine attività, mentre si precisa quella di inizio.
"Fino a Termine Lavori" indica il cartello.
A mio giudizio questo è lesivo del diritto dei cittadini a conoscere da un lato la durata dei lavori, dall'altro di verificare di persona gli impegni assunti dall'amministrazione e l'accuratezza con cui questi lavori sono portati avanti e conclusi entro la data prevista.
Sinceramente non so se questo sia almeno un obbligo morale per le Amministrazioni, ma una volta si parlava di trasparenza, di partecipazione, di responsabile del procedimento, di qualità della vita... oggi tutto questo pare scomparire dietro le oggettive difficoltà economiche che le attuali amministrazioni incontrano.
Eppure, pur di fronte a tutto questo, non può scomparire il senso civico e l'attenzione da parte dell'Amministrazione comunale ad informare i cittadini sulle cause e le ragioni del disagio che può essere portato alla città, illustrando i benefici attesi con le opere in costruzione e dando modo a tutti di esserne informati.
Ritengo quindi che dovrebbe essere fornita una cartellonistica più precisa, non solo circa le date ed i tempi degli interventi, ma su chi è responsabile di seguire i lavori e a chi sono stati affidati, del costo complessivo dell'opera, delle ragioni dell'intervento, del rispetto dei tempi, di eventuali penali o premi previsti in contratto e quant'altro potrà essere utile e necessario comunicare al cittadino perchè direttamente osservando lo svolgimento dei lavori possa valutarne l'impatto, la fruibilità, l'adeguatezza.
Facendo così si garantisce al cittadino il diritto all'informazione e la trasparenza sulle opere ed i relativi costi e si favorisce un rapporto più diretto tra istituzione e popolazione, dimostrando anche come i soldi vengano spesi a favore della città, meglio di quanto possa fare qualsiasi burocratico bilancio o patto di stabilità.

lunedì 22 agosto 2011

Via Corbetta: la fogna può attendere

Leggendo stamattina le notizie di alcune fonti di informazione riguardo le opere che stanno disegnando un nuovo volto per la città, mi vengono spontanee alcune considerazioni. Ho piacere che il sindaco Farioli sia rimasto al suo posto in questi giorni di calura e di tempesta economica, ma mi sarei aspettato che il suo trattenersi in città fosse dettato dal fatto di indagare (e nel caso, indignarsi) sugli esiti pratici della manovra del Governo che potrebbero tagliare fondi ingenti alle amministrazioni locali.
Busto non è esente da questo processo, anche se non si tratta di un comune minore, inferiore ai 1.000 abitanti, nè di una provincia. Semmai ci sarebbe da recriminare sul fatto che provincia non lo sia mai diventata, ma questo è un altro discorso.
Però le opere proseguono, alcune bene, celermente e con soddisfazione, altre decisamente no e senza alcuna spiegazione. Mi rifaccio quindi all'articolo di Varesenews, dove si legge testualmente l'affermazione del sindaco: "Di due (opere) sono particolarmente contento: via Roma/via San Gregorio e piazza Manzoni. Queste due opere devono essere terminate entro breve tempo perchè occupano nodi cruciali per il traffico cittadino e le ditte hanno fermato gli operai solo a ferragosto, come da richiesta".
Ora, a questa affermazione di principio, si contrappone un'altra situazione quasi opposta, quella di via Corbetta. Qui il sindacco afferma che "la conclusione dell'opera slitterà con molta probabilità alla prossima primavera". Paranoico.
Se il sindaco fosse un comune cittadino della zona Redentore/Cimitero si chiederebbe come mai i cartelli gialli posti alla conflenza delle direttrici che conducono a via Corbetta riportino come data inizio lavori il 28 ottobre (2010, dobbiamo sottolineare), e non diano indicazione della data di fine lavori: "fino al termine dei lavori".
Dunque, al di là della criticità degli snodi, via Corbetta vale in ipotesi 18 mesi di interruzione, di certo 10 se ne sono già andati. Problemi economici della società appaltatrice? E chi controlla le società? Come si fanno gli appalti? Quanti disagi sono da sopportarsi da parte dei cittadini, anche nelle periferie, mentre in centro non si può aspettare nemmeno un'ora in più?
Perchè cittadini di serie A e di serie B o C? Perchè le tasse le paghiamo, e sempre di più, ma poi le amministrazioni viaggiano tra sprechi e malgoverni, senza possibilità di garantire uguali diritti a fronte di conclamate esigenze? Via Corbetta è una traversa esterna, dove vivono poche decine di famiglie. Ebbene anche queste famiglie hanno gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Avete idea di cosa significhi vivere in un'area di cantiere per mesi e mesi?
Ma AGESP provvederà ad un "ripristino in emergenza"... Già. E chi ripaga questo intervento straordinario? In quanto ripristino in emergenza, non sarà un'opera finita, con ogni probabilità si andrà a coprire l'attuale via sterrata con un sottile strato di asfalto, giusto per chiudere le buche. Come già successo nel passato, si rischia così di stabilizzare una situazione precaria, facendola diventare, in modo subdolo, quasi defnitiva.
In rapporto alla situazione economica e allo stato di profonda crisi in cui versa il Governo questo problema potrebbe apparire marginale, ma proprio per questo, fatti come quello di via Corbetta o della rotonda del Palaghiaccio (che merita la medesima considerazione) non vanno sottovalutati nè dimenticati, pena il dover correggere la frase del sindaco con un più triste: "fino ad una prossima primavera".

giovedì 30 giugno 2011

Quanto potrà durare Farioli?

Fa abbastanza impressione leggere sulla stampa locale, sia elettronica che della carta stampata, delle difficoltà del sindaco Farioli a sole 48 ore dall'insediamento ufficiale del Consiglio Comunale.

Sono passati meno di due mesi dalle elezioni eppure già siamo alle notti dei lunghi coltelli, alle "rese dei conti" che ben prima del risultato del turno elettorale, erano in molti a pronosticare nel caso molto probabile di vittoria del tandem Lega-PdL.

Solo che il tutto sta viaggiando anche più velocemente di quanto fosse lecito attendersi, e questo rispetto alla precedente tornata accade alla luce di due fatti acclarati: la debolezza di Farioli dovuta alla sua poca autorevolezza politica (parla bene, ma poi non riesce quasi mai a concretizzare il suo pensiero in azioni) e la frattura tra PdL e Lega Nord, giunta al suo stadio finale e forse pronta per essere dichiarata anche a livello nazionale.

A fare da acceleratore a questo processo ha contribuito in modo concreto anche il lento ma inesorabile scollamento che dentro la PdL ha generato il lavorio delle correnti. I casi Chierichetti prima o Cornacchia ora non sono che la punta di un iceberg che ogni ora si assottiglia, rendendo sempre più chiaro che il fine ultimo di queste operazioni post-elettorali non è l'assetto da dare al piano delle opere o al bilancio, ma unicamente l'applicazione del sempre caro Manuale Cencelli alle cariche e poltrone ancora in circolazione.

La mia paura è che tutto questo finisca per contaminare anche l'opposizione. Lanciare un osso nel cortile del vicino (leggi una sedia in un consiglio di amministrazione) può fare scatenare una baraonda anche all'interno delle opposizioni. Una poltrona è pur sempre una poltrona. Se le opposizioni fossero furbe quanto il loro interlocutore direbbero "No, grazie".

O un organo di garanzia funziona con una rappresentanza basata sul confronto delle opinioni e delle linee politiche in funzione dell'ottenimento del massimo risultato possibile, o non ha alcun senso. E' evidente che nell'odierno confronto sulle poltrone in AGESP si stia rendendo visibile tutto questo, ed io ritengo che la rappresentanza di chiunque all'interno di quei consigli di amministrazione (in verità è insopportabile avere così tanti consigli) non può sussistere se non con l'aspirazione imprenditoriale rivolta all'impresa e non come semplice fonte di reddito personale e indirettamente per il partito. Non per remunerazione, ma per servizio.

Può sussistere oggi un'utopia di questo genere? Non credo che troverò molti simpatizzanti, ma mi piace pensare che come la gente si è mobilitata per i referendum in modo massivo, anche su questi punti della qualità sociale della vita si sappia dare uno scatto di orgoglio morale.

Che la Lega abbia fatto incetta di poltrone dentro AGESP è evidente: ha messo al muro il PdL che ancora una volta si trova ad avere numeri e voti, ma alla fine deve sottostare al volere dell'alleato. Che delusione! Un alleato che corre, e come corre (basta guardare il tachigrafo di Speroni per rendersene conto) verso il completo controllo della vita amministrativa di questa città, come ai bei tempi di Tosi Gianfranco.

Peccato che proprio da allora la città abbia iniziato il suo triste declino.

martedì 24 maggio 2011

Io sto con Pisapia

Non scopro certo io come il ballottaggio di Milano stia diventando l'ago di una bilancia molto più importante, non solo limitata all'elezione del Sindaco forse più importante d'Italia, ma anche quella cui si legano le sorti di questo Governo e, in ultima analisi, la fine della parabola storica di Silvio Berlusconi.

Questo anche perchè, ormai è quasi lampante, tutti stanno aspettando solo il pretesto per mettere la parola fine a questo quasi ventennio di tragica agonia della democrazia costituzionale.

Da subito vorrei portare alla vostra cortese attenzione le motivazioni per cui è veramente il caso di considerare l'elezione a Sindaco di Milano di Giuliano Pisapia un atto di giustizia.

Gli eventi di queste ultime settimane ci hanno presentato una persona garbata e molto presente ai problemi della città, mai invadente, mai sopra le righe nei modi, ma soprattutto nei contenuti di quanto andava affermando.

Il fatto di essere simpatizzante di una sinistra più a sinistra di quanto oggi sia disposta ad accettare una certa borghesia benpensante, non lo può in nessun modo far confondere con quelle che sono state le frange eversive e terroristiche di qualche decennio fa. La macchina del fango, da sempre nelle mani di una destra incapace di sviluppare un pensiero di governo concreto, si è ora inceppata ed ha trascinato in quello stesso fango proprio chi (anche involontariamente, la Moratti, ne sono certo) l'ha usata senza comprenderne i delicati meccanismi.

L'ultimo delirante attacco all'Arcivescovo di Milano tramite l'organo di stampa della famiglia Berlusconi (Il Giornale) ne è la prova più concreta. Se non ci credete, documentatevi e poi chiedo a certi elettori che si dichiano cattolici come possano pensare di votare per la proposta politica di Centrodestra. Vorrei anche ricordare che Berlusconi era capolista PdL a Milano, tanto perchè qualcuno non dica e non pensi che lui non c'entra in questa storia.

Basterebbe questo a spiegare perchè io sto con Pisapia.

Ma ancora di più, mi convince in questo frangente la becera e goffa campagna elettorale di questo "Centrodestra", sempre meno Centro e sempre più Destra conservatrice e ottusa, volto a denigrare l'avversario, nel personale, nel privato, attribuendo falsità enormi e cercando sempre una materia di odio con la quale rendere antipatico il profilo dell'avversario.

Ebbene, in questo periodo io non ho mai sentito la signora Moratti dire cosa vorrebbe fare per Milano, come costruire la Milano di domani (non quella dell'Expo, quella sappiamo come la vorranno costruire, vero?), se non facendo uscite clamorose e anche un po' inverosimili come quelle sulle cancellazioni delle multe.

Una volta di più si andrebbe a vanificare l'idea di rispetto delle regole e di rigore morale solo per accaparrarsi il benvolere di ristrette fasce della popolazione, cui peraltro questo tipo di concessioni ormai non fanno più molta impressione, visto che poi esistono enormi difficoltà nel trasformare queste battute in azione.

Per cancellare una regola ne serve un'altra, e quando questa ha un riscontro economico a livello di bilancio pubblico, serve una nuova entrata (o una pari riduzione di spesa) per controbilanciare il mancato introito. Questo lo può sapere chi fa (o ha fatto) l'amministratore pubblico, ma lo può facilmente comprendere anche il normale cittadino.

A Milano hanno dato dei torroristi rossi ai giudici e chi lo ha fatto ha raccolto un ben misero bottino. Forse avesse fatto una campagna elettorale classica avrebbe avuto più consensi. Poi hanno dato del criminale incallito al Pisapia e sono andati sotto di oltre 6 punti percentuali.

Ormai questi sistemi non funzionano più. La gente di Milano, l'elettore di Milano è troppo scaltro per essere preso in fallo da queste cose, e l'hanno dimostrato col voto di dieci giorni fa.

Chi non capisce questo non potrà vincere a Milano. Non solo.

Bossi e la Lega hanno ormai scoperto le carte: sapendo di non poter mai diventare forza di Governo autonoma, avevano bisongo di un alleato forte a livello nazionale da imbrigliare e da utilizzare come Cavallo di Troia per raggiungere gli obiettivi cari al "Popolo del Nord".

Ma quando la gente del Nord comincia a capire, e sta arrivando quel momento, che questo giochino ha permesso solo a qualche "gerarca" padano di sistemare la propria progenie incapace di realizzare il proprio futuro in modo autonomo, senza riuscire a rendere stabile ma soprattutto convincente anche per il resto del Paese la propria azione politica, ecco che la fiducia anche nell'alleato si farà meno concreta perchè quando la barca affonderà ognuno cercherà di salvare prima se stesso.

Chiarissima a questo proposito la situazione di Gallarate, dove la Lega è rimasta vittima di se stessa e ora non parteciperà al ballottaggio. A chi andranno i voti leghisti? Solo la PdL? Non credo. Penso che piuttosto vi sarà un'emorragia di voto leghista al ballottaggio.

Stessa condizione a Varese, dove Luisa Oprandi raccoglierà più di quel 30% da cui parte.

E grande è il rammarico per Busto Arsizio, che una volta di più, mentre la partita si fa interessante sotto tutti i profili, resta mestamente alla finestra a veder passare gli altri e a compiangere il neoeletto sindaco, quasi a preparargli un De Profundis che fa assomigliare la sua rielezione vagamente al più triste dei tracolli.

Se Milano cambia, cambia tutta l'Italia. Questa non è una minaccia, ma una speranza. Milano ha la possibilità di fare di più e meglio di quanto non abbiano fatto il 14 dicembre i deputati romani, determinando le sorti di questa legislatura e spazzando via, in un colpo solo, quegli irresponsabili che meglio non hanno saputo fare che darsi il nome meno adatto al momento politico nazionale: "I Responsabili".

Milano, se vuole davvero ritornare la capitale morale d'Italia, deve riprendere il ruolo di leader su Roma non a parole, ma con i fatti: cacciando il folle vecchietto con evidenti perversioni sessuali e tendenza alla mistificazione dalla poltrona più alta del potere reale.

Se vi par poco....

giovedì 19 maggio 2011

Tutti pazzi per il Consiglio

Per dirla con una battuta, quest'anno a Berlusconi non è riuscita l'accoppiata scudetto-elezioni. Ha vinto lo scudetto, ma ha perso le elezioni. Già. E non è una novità, visto che con Prodi ha sempre perso. Io insisto, visto che solo in queste occasioni qualcuno se ne ricorda.


Essendo ormai libero di esprimere le mie opinioni anche sul consiglio comunale di Busto Arsizio, visto che non ne faccio più parte (per mia scelta), oggi mi sono dedicato, avendo un po' di tempo, a leggere i commenti e le dichiarazioni dei consiglieri eletti e anche di coloro che, tra qualche sorpresa, proprio non ce l'hanno fatta a entrare o rientrare in questo consiglio.


Qualche commento mi ha davvero incuriosito. Come ad esempio il rammarico del neoconsigliere Rossi (Gianpietro, classe 1927, già più giovane sindaco d'Italia, ora più anziano candidato sindaco a questa tornata amministrativa nazionale) per la mancata rielezione di Ninetto Pellegatta, insieme al rammarico di quest'ultimo per il fallito record dei 50 anni consecutivi in consiglio.


Il rammarico di Ninetto diventa amarezza quando parla del collega di partito Lista, il quale non ha badato a spese pur di assicurarsi qualcosa di più di 400 preferenze: camion, manifesti elettorali, intere pagine sulla stampa periodica. Insomma, al povero Luciano questa passione per la politica amministrativa deve essere costata un patrimonio! Altrocchè le 150 lettere agli amici di Ninetto. Insomma, due stili a confronto. Ma se la critica arriva dall'interno della maggioranza che ha vinto le elezioni...


Che dovrebbe dire la minoranza? E' vero, al momento non esiste una legge che imponga un limite, un confine accettabile o un minimo garantito tra le propagande elettorali dei vari partiti, ma non c'è dubbio che in un momento di crisi come l'attuale, spendere e spandere come ha fatto il centrodestra in questa città, sinceramente un po' di fastidio lo dà. Anche nell'ottica del ragionamento (sicuramente sfuggito a parte dell'elettorato) che chi è prodigo del suo, lo sarà anche di più del patrimonio pubblico.


E gli effetti si vedono subito: invece di reclamare qualcosa per la città, i vincitori si buttano a peso morto sulla spartizione delle poltrone disponibili, sia in Giunta che presso le società che offrono posti remunerati. Questo è l'aspetto meno etico ed apprezzabile della politica, e non è e non può essere una giustificazione dire: così fan tutti.


Vorrei ricordare ai Leghisti che se nel 2006 erano scesi al 13% è stato perchè il loro sindaco uscente e rottamato, Luigi Rosa, formò un nuovo movimento politico che raggiunse il 15%, rubando buona parte di quei voti proprio ai vecchi amici di partito. Oggi, riassorbito l'effetto Rosa e del tutto anestetizzato all'intero del PdL, con la di lui bocciatura in questa tornata, quella porzione di voto è tranquillamente tornata là da dove veniva. Non ci sono stati travasi, la Lega non è cresciuta, è tornata a ricomporsi e nemmeno questo movimento ha dato segni di rinnovamento concreti, confermando nelle preferenze il suo esponente locale più radicato, Gianpiero Reguzzoni. Non me ne voglia di questa affermazione Speroni, ma lui ormai sta di casa all'Europarlamento e sarebbe opportuno che lasciasse anche la poltrona di presidente del Consiglio. Magari proprio a Rossi.


Vorrei si considerasse anche la denuncia dei cittadini che ieri hanno dovuto subire il blocco del traffico sui Cinque Ponti, e che molti hanno sottolineato con la frase: "Bravo Farioli, prima ti fai rieleggere e poi ci fai un bel regalo". Il Giro passa tra una settimana, ma se quell'intervento fosse stato fatto la settimana prima delle elezioni, credo ci sarebbe stata anche la possibilità che Farioli non vincesse al primo turno. Ma tant'è...


Nel panorama complessivo di questa elezione, che forse ha visto a Busto Arsizio il record dei candidati (sia sindaci che consiglieri), restano fuori dall'analisi solo i delusi. Chi meno (Stelluti, che un po' se lo aspettava, ma sperava comunque nel ballottaggio), chi più, come Iadonisi, Porfidio e Corrado. Il primo deluso o ingannato dalla commissione elettorale: personalmente gli faccio gli auguri. Tutto sommato, le regole devono essere definite prima e applicate dopo il voto, non interpretate al momento. Ho letto anche dell'analisi del voto a Porfidio e Corrado (o del mancato voto alla loro proposta politica) e sinceramente non sono d'accordo. Essendo stato in questi anni loro collega di consiglio, ed avendo assistito a tutti i consigli (in 14 anni ne ho persi solo 3, per motivi di lavoro), posso dire che entrambi hanno interpretato in chiave personalistica un consenso frazionario. Non è in questo modo che ci si radica nella cittadinanza e si crea un'opinione politica. Sta tramontando l'epoca del "Leaderismo", mentre loro sono sempre stati interpreti di questo tipo di politica, senza dare in realtà un contenuto concreto alle proprie proposte.


Non basta chiamarsi "Voce della Città" per esserlo davvero. Molto spesso le urla di Porfidio hanno solo disturbato l'audio consiliare (qui il gioco di parole è obbligato). Così come questo benedetto Articolo Tre non si è capito bene a quali altri due articoli seguisse, in ordine a quale regolamento. E si sa quale sia l'antipatia degli italiani ai regolamenti...


Io la metto un po' sull'ironico, ma in realtà ci sarebbe poco da ridere, anche a denti stretti.


Sappiamo che tutti questi commenti, tutte le illazioni, tutti i progetti potrebbero essere spazzati via tra pochi giorni a seguito di un cambiamento di rotta della politica nazionale di cui si vedono già le prime (e pure le seconde) avvisaglie: la fine dell'epoca Berlusconi, da lui stesso evocata con il discorso di Milano del 7 maggio, la rottura con la Lega, lo sgretolamento di un centrodestra che senza leader-padrone tornerà sul pianeta Terra e potrebbe avere una più che brutta sopresa da questo impatto.


Milano è origine e ragione di questo disastro imminente. Oltre trent'anni fa, Busto Arsizio ha voltato pagina e da città industriale e indipendente ha deciso di diventare satellite del capoluogo regionale, seguendone anche i destini sociali e politici. Il vento del cambiamento potrebbe arrivare fino qui, nel profondo Nord.

martedì 17 maggio 2011

La città cristallizzata

Questo è il primo post che scrivo da ex-consigliere. In quanto scelta ponderata da tempo, non mi pesa darmi questa definizione, con la quale ho aggiornato il sottotitolo del mio blog.

Dopo 14 anni potrebbe essere tempo di bilanci, ma credo che prima di dedicarsi alle memorie, abbia ancora voglia di commentare il presente. Ieri abbiamo potuto vedere i primi risultati di questo turno elettorale ed oggi siamo alla loro valutazione.

Vediamo allora che in quadro nazionale di grande fermento, in una zoan che ha prodotto i casi Gallarate (scontro aperto tra PDL e Lega) e Varese (Fontana costretto al ballottaggio dalla grande Luisa Oprandi -Vai Luisa!-), a Busto Arsizio, medesima provincia di Varese, non pare essere successo assolutamente nulla, tanto che il candidato sindaco uscente Farioli si riconferma con la medesima percentuale dello scorso turno. Solita sconfitta del Centrosinistra che proprio non ce la fa a decollare da questa strana città, ma nemmeno gli altri, quelli che dovevano cambiare la politica dall'interno (Porfidio e Corrado) ce la fanno ed escono mestamente dal consiglio comunale, nemmeno troppo a testa alta. Un vero disastro per loro.

Invece, una nota di plauso va al Movimento 5 Stelle, che pone in consiglio il proprio candidato sindaco, con un ottimo 5,5%. Adesso per loro comincia però la fase più delicata, quella di trasformare il disagio politico in vera opposizione e, in prospettiva, in logica di governo.

Chi ha già tracciato questa strada fu la Lega, proprio cominciando come movimento di protesta per arrivare alle poltrone di Roma Ladrona, conquistate e mai più cedute. Si vede che sono comode.

Tutto a posto? Non credo proprio.

Ci sono almeno due fattori da indagare e scoprire: il primo è legato alle tensioni che sono ormai palpabili tra Bossi e Berlusconi. La resa dei conti potrebbe portare, come conseguenza, che l'esperimento di Gallarate possa essere un elemento di misurazione del potere della Santa Alleanza PDL-Lega, ammesso che esista ancora.

Il secondo è la tenuta del confermato sindaco Farioli, che, come fu già scritto e detto da diverse persone addette ai lavori, ha più nemici nel proprio orticello che altrove. Di certo peseranno in questo contesto le numerose teste coronate che non potranno entrare in consiglio nè potranno sedere sui banchi della Giunta comunale. Tra i "trombati" troviamo il decano dei consiglieri, Pellegatta, quello a cui questa bocciatura fa meno male, considerando l'età non più giovanissima. Poi, il folto gruppo degli ex-consiglieri PDL bocciati: Bottini, Fantinati, Chiesa, Cicero, Cislaghi, Fontana, Lattuada, Rosa e Rosanna (li ho scritti secondo l'ordine alfabetico presente nella scheda elettorale). Ma ci sono anche gli ex consiglieri leghisti trombati: Albè, Buzzi, Cronista, Ferrario Attilio, Gadda, Gallazzi e Gorini. In totale 16 ex che potrebbero chiedere un posto al sole.

Ma la cosa che più mi rattrista è il fatto che dopo queste elezioni, a parte pochi casi isolati, ci troviamo con "i soliti noti": un consiglio che, sebbene ridotto nei ranghi da 30 a 24 consiglieri, si ritrova con una maggioranza riconfermata per 12 elementi su 14 e la stessa minoranza di centrosinistra ha 5 su 7 (volendo considerare Stelluti un novizio, almeno del nostro consiglio), ma soprattutto si arriva all'ex "Sindaco della città", il senatore Giampiero Rossi, il quale dimostra allo stesso Pellegatta che, alla fine, lui stesso può essere considerato un giovanotto con ancora qualche speranza per la prossima tornata elettorale. Che si può anche pensare non sia poi così lontana.

Non ci sono segnali che facciano pensare ad un futuro brillante e stabile per questo nuovo esecutivo. Mi godrò la partita da spettatore, anche se nel frattempo mi dedicherò a fare la conta di 14 anni spesi bene. Alla prossima...

mercoledì 30 giugno 2010

PoliticaMente, per pensare di politica

P0liticaMente. Una iniziativa che l'Associazione AltoMilaneseinRete di cui mi onoro di essere vicepresidente ha preso per cercare di favorire un dialogo più stretto, ma anche più familiare e spontaneo, tra la politica e la gente comune. In un periodo come questo, non è cosa da poco.
L'AltoMilanese è da sempre una terra senza confini e senza riconoscimento, ma è anche un territorio che richiede attenzione alle istituzioni, le quali hanno già perso molte scommesse su di esso.
La vicenda di Malpensa, perfino il fatto di ieri del Consiglio Regionale in trasferta presso lo scalo in brughiera, in realtà nasconde un certo smarrimento di linea, uno sconcerto istituzionale in un momento di crisi profonda del territorio e dell'economia.
Non sapendo cosa fare di meglio, si fa una gita nel verde a vedere gli aeroplani. Ma se qualcuno ha avuto orecchie per ascoltare la voce di chi vive in questo territorio, avrà anche colto le numerose richieste di interventi più mirati, più concreti, anche più progettuali per il rilancio della zona. Ad esempio, la richiesta di portare altri vettori presso lo scalo, per rilanciare non solo l'aeroporto, ma anche l'indotto prodotto dall'iniziativa di Malpensa, che finora è stata davvero deficitaria.
Questa riflesisone fa da sfondo a quanto ho messo come prima parola del post. PoliticaMente è un avverbio con la "M" di mente maiuscola, volendo significare che dobbiamo cercare di guardare alla politica in modo meno intestinale e più intellettuale rispetto al recente passato.
Accanirsi contro Berlusconi rafforza Berlusconi e impoverisce la politica. Pensate alla Nazionale di calcio al rientro dopo l'infusto esito del mondiale in corso: la cosa che ha colpito di più è stata l'indifferenza nella quale essa è stata accolta, e tutti i commentatori sono stati unanimi nell'affermare che questo è anche peggio dei pomodori presi dall'Italia del 1970 che tornava pur sconfitta in una finale mondiale. Quella era passione, questo solo disprezzo.
Abbiamo trasformato la politica in un derby da stadio, tra due contendenti dove alla fine non ci interessa lo spettacolo del gioco, ma solo l'esito della partita. E la sconfitta non è accettata.
Ma la politica è altro, la politica chiede di governare, non solo di vincere le elezioni. La politica è impegno di crescita per il bene comune, non solo per i propri interessi. La politica non si esaurisce in una casta che si autorinnova, ma nell'impegno e nel servizio offerti anche solo per un tempo limitato, finito il quale si ritorna alle proprie attività.
Invece sta diventando costume accettato che la politica diventi (o ritorni) una pratica feudale, dove i padri tramandano i titoli ed i poteri ai figli, contro ogni logica democratica e partecipativa.
Politicamente nasce per tagliare determinati privilegi e per creare, almeno a livello locale, un rapporto più schietto tra cittadino ed istituzione.
Lo fa con le uniche leve che la democrazia vera mette a disposizione, quelle della trasparenza e della partecipazione attiva. Abbiamo creato una tavola rotonda "virtuale" che pone allo stesso tavolo e allo stesso livello sindaci e cittadini.
Da lunedì 28 giugno è iniziata la pubblicazione delle prime risposte che i sindaci hanno fornito su di un tema "scottante": ACCAM. Ieri poi si è svolta l'assemblea di ACCAM che ha cambiato il Presidente, sostituendo nel giorno dell'onomastico Paolo Cicero con Roberto Antonelli.
E proprio oggi, leggiamo nella risposta data dal sindaco di Canegrate Valter Cassani, alla domanda posta riguardo l'essere ACCAM a cavallo di due province: "Gli attriti che oggi esistono non sono tanto tra Comuni del milanese e Comuni del varesotto, ma soprattutto tra la politica della città di Busto Arsizio e gli altri. Nell’ultima convenzione è abbastanza palese una certa arroganza di parte del Consiglio Comunale di Busto, che evidentemente antepone le proprie opportunità amministrative rispetto alla conduzione della società stessa".
Visto che il Sindaco di Busto Arsizio non ha risposto alle nostre domande collettive, sarebbe quanto meno interessante sapere cosa avrebbe da obiettare alla risposta del collega di Canegrate. Anche alla luce del cambio di Presidente, che comunque viene espresso dalla città di Busto Arsizio e, c'è da credere, vicino alla linea politica dell'amministrazione cittadina.
La questione ACCAM merita di essere approfondita e siamo felici di averlo fatto proprio in un momento ed in un passaggio cruciale per questo Ente, nell'intento anche di far capire ai cittadini qualcosa in più di quanto le affermazioni ufficiali non possano fare.
Accendiamo i cervelli per non vivere da sudditi che si illudono di essere in democrazia.

venerdì 15 gennaio 2010

Le novità del Consiglio, viste e da vedere

Ieri sera è andato in onda un nuovo consiglio comunale. Per la prima volta però, la gente lo potrebbe aver visto attraverso il web, da casa, con un semplice collegamento internet.
Questa iniziativa fa perte di un pacchetto di richieste che era stato sottoposto al consiglio ed approvato all'unanimità, e che comprendeva diverse misure: dalla nuova rassegna stampa, alla distribuzione delle convocazioni a mezzo posta elettronica (anche se poi è sempre richiesta la firma per ricezione da parte dell'interessato o persona delegata); la nuova organizzazione del sito del comune, molto più ricco di dati, informazioni e appuntamenti.
Poi si chiedeva la sistemazione della sala consiliare, con il cablaggio delle postazioni consiliari, sia elettrico che di LAN, e da ieri sera ogni consigliere può anche accedere alla rete via WiFi, senza fili (ma questo non è stato detto, perchè non fa grande impressione); sul banco della Presidenza si sono messi gli schermi in modo che anche Presidente, Sindaco, Segretario e Giunta possano vedere ciò che viene proiettato sullo schermo alle loro spalle.
Sempre ieri sera, senza nemmeno fare una richiesta formale, ma semplicemente con l'ausilio del personale addetto, abbiamo proiettato sullo schermo i testi dei punti in discussione, in modo da dare la possibilità di comprendere ciò che viene proposto in discussione, oltre che il solito quadro per il controllo delle prenotazioni per la parlare ed il tempo trascorso per l'intervento.
Se qualcuno fosse venuto in consiglio tre anni fa e fosse riapparso ieri sera, avrebbe trovato sicuramente qualche diversità, se non per la qualità dei temi trattati nella discussione, almeno per la tecnologia a supporto dello svolgimento del consiglio.
Mi sento di poter orgogliosamente affermare che questo balzo epocale si è realizzato per la concreta e non prevaricante collaborazione tra proponenti (il PD, attraverso la mia persona) di minoranza, la maggioranza, la giunta e il Sindaco.
Rivendico questo anche perchè, in parte anche giustamente, si è dato merito ai "Grillini" di avere fatto pressione, con la loro iniziativa di "Fiato sul collo" e la trasmissione differita delle sedute di consiglio via web, ma si è dimenticato che l'iniziativa è partita dall'istituzione ed è stata portata a compimento dalla stessa, pur con i tempi sempre un po' dilatati che è possibile riscontrare in particolare nella nostra amministrazione.
C'è chi dice che questo sia un punto positivo, perchè esistono margini di miglioramento: è certo. Tanto che da qui in avanti porterò avanti, fino al termine del mio mandato (ancora un anno circa) la seconda fase di questa iniziativa, che forse sarà attuata nei prossimi mesi.
Vorrei che questo mio passaggio tra i banchi consiliari venisse ricordato per l'insistenza e la costante intenzione di agire proponendo soluzioni praticabili, economiche, innovative e convincenti. Nello specifico, credo che resti un'unica azione da completare: portare il messaggio agli utenti veri di questo sistema, ovvero i cittadini.
Non più politica riferita, ma politica udita, inizative valutate, persone vere. Questa sarà la sfida.
E chi si è perso la diretta, può comunque rivedere l'evento sul sito: http://www.bustoarsizio.org/webtv/

venerdì 4 dicembre 2009

In che città Vivo?

Il Comune spende 50.000 euro per garantire il servizio bus ai militari della Caserma Ugo Mara (nel territorio di Solbiate Olona) verso il centro della città. Per fare questo non ha chiesto nulla all'Amministrazione di Solbiate Olona.
Il Comune ha investito (vantandosene) 200.000 euro per garantire le misure di prima necessità ai concittadini per affrontare la crisi economica. Centomila sono stati dati per integrare fidejussioni alle aziende in difficoltà, col risultato che difficilmente verranno utilizzati.
I militari della Caserma Ugo Mara non sono cittadini della città di Busto Arsizio. In città al massimo vengono per mangiare, divertirsi e fare qualche acquisto.
La Lega ha chiesto nella Commissione Servizi Sociali e Famiglia che gli aiuti alle famiglie in difficoltà venissero erogati solo per quelle che sono residenti in città da più di cinque anni. Quindi una coppia di sposi italiana proveniente da Gallarate, magari in momentanea difficoltà economica perchè è stato perso il lavoro da uno o entrambi i coniugi e la moglie incinta, non verrebbe presa in considerazione da questa richiesta.
Il Comune ha fatto l'ultima variazione di Bilancio andando ad attingere agli Avanzi di Bilancio, perchè ormai non ha più risorse proprie disponibili.
L'ALER caccia di casa i cittadini morosi, che non pagano l'affitto ad un ente che ormai è diventato Azienda e come tale deve fare cassa.
Il Comune non interviene economicamente per sostenere le famiglie povere ed in difficoltà, ma interviene per sostenere un servizio a dei lavoratori professionisti che hanno uno stipendio e potrebbero tranquillamente pagarsi il biglietto del bus.
Mi chiedo: ma in che città vivo? Dov'è la coerenza, dov'é il senso civico di chi la amministra?

martedì 25 agosto 2009

Dimenticata la qualità della vita

Prendo spunto per la riflessione odierna da una lettera apparsa oggi sul quotidiano "La Prealpina", a firma del signor Claudio Monoli, che ringrazio. La risposta dell'articolista mi lascia insoddisfatto perchè, come molto spesso accade, le civili proteste, l'indignazione del cittadino vengono stemperate in una specie di pacioso "volemose bbene", una dichiarazione di amore nei confronti della nostra città che non sempre possiamo riscontrare.
Oltretutto, mi sembra si perda il senso del richiamo del signor Monoli.
Se l'amministrazione comunale non fa il proprio dovere, non deve essere assolta da un giornalista. Semmai, compito del giornalista, sarà quello di approfondire, indagare ed eventualmente a sua volta indignarsi, dati alla mano. E di dati ce ne sono, eccome.
Partiamo da un'altra notizia di oggi: in centro sfrecciano bolidi su due ruote che nottetempo disturbano la quiete pubblica. Non solo in centro, potrei aggiungere, vista la mia esperienza di qualche giorno fa, quando ho chiamato la forza pubblica perchè all'una di notte non si poteva dormire causa una allegra compagnia di persone che ballava latino-americano per strada con musica "a palla". Chiamati i vigili, un messaggio registrato informava che ci si doveva rivolgere a Carabinieri o Polizia, cosa che ho fatto, ma perchè? Perchè i Vigili Urbani non intervengono in questi casi? Perchè hanno abdicato, dopo che qualche tempo fa si era istituita anche una pattuglia notturna che doveva sorvegliare le vie cittadine, anche in periferia?
Già. Però poi, sempre oggi, si parla di problemi di sicurezza che potranno essere risolti con le ronde, e si invita Maroni alla festa locale della Lega. Mi sia permesso questo ragionamento: se la Polizia Locale, che dipende dal Comune, è sotto organico e non riesce a presidiare le aree urbane, delegando ad altre forze dell'ordine il pattugliamento ed azioni di controllo del territorio, crea di fatto le occasioni per stimolare nella gente la necessità di sentirsi tutelata da queste "ronde".
Le quali, comunque, avrebbero poi qualche problema nell'intervenire, non potendo svolgere attività di controllo sulle persone o, meno ancora, di fermo. Maliziosamente mi viene poi da pensare che forse certe situazioni possano anche essere indotte: creare la necessità per suggerire la soluzione è uno dei modi di operare del marketing.
Il richiamo del signor Monoli, però, è anche e soprattutto culturale: probabilmente lui ha viaggiato ed ha avuto modo di confrontarsi con altre culture, cosa che spesso noi facciamo solo a scopo turistico e non sempre rileviamo l'enorme diversità che esiste con gli altri popoli.
Molti che riteniamo meno civili rispetto a noi, hanno tradizioni millenarie e per tutti il rispetto della persona viene al primo posto, insieme al rispetto dell'ambiente dove la persona vive.
Noi questo non lo sentiamo più come uno stimolo, ma come un limite. Quando una persona chiede che venga rispettato il verde e la natura in genere, viene ritenuto uno dei soliti esaltati naturalisti.
Guardate come sono ridotti i nostri viali che una volta erano rinomati per il verde, prendiamo via Marco Polo: che tristezza! O l'imperscrutabile mistero di viale Borri: piante malate, ma solo a Busto, a Castellanza no.
E le zanzare? Quest'anno, anche per il clima un po' anomalo, sono un delirio, e le loro punture sono anche più dolorose del passato, forse per la maggiore presenza di zanzare tigre. Dell'ambrosia difficile parlare in termini di sola città di Busto Arsizio, ma aggirandoci verso Malpensa la si vede crescere ai bordi della superstrada alta più di un metro ed abbondante nella campagna, senza che nessuno dica nulla. Anche questa è qualità della vita.
Signor Monoli, le chiedo scusa personalmente. Non posso farlo a nome dell'Amministrazione, non ne ho titolo, ma se fossi Sindaco o Assessore glielo chiederei anche in quella veste e provvederei a migliorare il rapporto con i cittadini, anche ascoltando maggiormente le loro parole.

venerdì 21 agosto 2009

C'è Meno Busto in TV

Anche ieri sera, gurdando la puntata di SuperQuark, mi sono detto che il Comune di Busto Arsizio ha perso l'ennesima occasione di essere in una vetrina nazionale. Veniva presentata l'esperienza del comune di Torraca, in provincia di Salerno (non Treviso o Bergamo) e a parlare era il sindaco della città, Daniele Filizola. Avrei preferito cento volte che a parlare fosse il mio sindaco, di cui non condivido le scelte politiche, ma che come rappresentante della città mi avrebbe ugualmente riempito il cuore di gioia.
Perchè Farioli ha perso questa occasione? Perchè nell'autunno del 2006 io avevo proposto a lui di diventare la prima "città a led" d'Italia (e forse del mondo), nel quadro dell'iniziativa legata alla riqualificazione di MalpensaFiere e del Centro di Ricerca sulle energie rinnovabili.
Ora i numeri dell'iniziativa ce li dà questa amministrazione campana: un risparmio energetico del 65%, una riduzione dei costi di manutenzione del 50% e dell’inquinamento luminoso del 90%.
Alla fine di luglio è stato annunciato dall'Assessore Armiraglio che la città ora passerà a questo tipo di illuminazione: ci sono voluti tre anni di tempo e non è bastato un ex sindaco leghista, membro del consiglio di amministrazione di ENEL per capire l'importanza di questa iniziativa.
Che, sia ben chiaro, nasce sempre da una nostra idea: lo scorso anno, a seguito di una mia interrogazione, ho fatto notare all'Assessore Armiraglio come la nsotra spesa annuale di quasi un milione di euro per l'illuminazione pubblica poteva essere drasticamente ridotta di almeno la metà. Per fortuna Alberto è persona ragionevole, tanto che non ho problemi ad affermare che è anche un amico sincero, ed ha raccolto la mia raccomandazione è l'ha portata avanti.
Qui non si tratta di primogeniture di idee o iniziative, si tratta solo di fare l'interesse della città, che non è solo economico (altrimenti arriva la Corte dei Conti), ma soprattutto di immagine e di autorevolezza: hai voglia a fare tutti i "Più Busto" del mondo, sarebbe bastata questa iniziativa per darci la vetrina di una trasmissione da oltre 5 milioni di spettatori per 10 minuti.
Invece andiamo su trasmissioni di ben altro tenore per 10 minuti al sabato mattina facendo la figura degli imbecilli. Complimenti!

venerdì 7 agosto 2009

Bustywood: manca solo la collinetta

I giornalisti sono bravi a fiutare le notizie. Prendiamo il Piano di Comunicazione del Comune: era come un faro che splendeva nella notte, quasi a richiamare la loro attenzione di navigatori nel mare delle informazioni. Come non incuriosirsi dopo le nostre osservazioni e gli atti depositati per il consiglio comunale?
Così i numeri hanno cominciato ad assumere anche una sostanza diversa, dei contorni meno generici e "buonisti". Il biscottino della pagina per le opposizioni nasconde la torta, più consistente e sostanziosa, della comunicazione gestita come arma della maggioranza alle spalle dei cittadini contribuenti.
Quello che colpisce di più è proprio la proposta di destinare MalpensaFiere alla cinematografia, traformandolo in Teatro di posa, in "Studios" tipo Hollywood. Il Presidente di MalpensaFiere non ne sapeva niente, eppure il piano di comunicazione data Novembre 2008.
Che in tutto questo periodo non si sia detto nulla alle minoranze, può anche passare, tanto questo è la norma, succede anche per atti ben più importanti: nessuna notizia fino a una settimana prima del Consiglio, quindi di corsa perchè bisogna deliberare e siccome le cose sono economicamente rilevanti occorre non perdere l'occasione.
La fissa del cinema pare essere un pallino della Lega: Bossi in persona ha voluto trasformare la Manifattura Tabacchi di Milano nel centro di produzione di fiction, sceneggiati e film della nuova capitale del Nord. Ora, come al solito, il sole ha bisogno di satelliti e allora trasforma una fiera (che aveva un senso inserita in un determinato contesto storico-industriale) in una sala di produzione cinematografica. Come dire: Bustywood. Manca solo la collinetta dove mettere il marchio.
Ovviamente questo progetto non è quotato nel piano di comunicazione, pur ingente e che a mio giudizio costerebbe tra i 300.000 e i 400.000 euro entro la fine legislatura di Farioli, e vale molto di più di queste cifre. La stessa MalpensaFiere è una struttura pubblica di ingente valore, la Camera di Commercio credo che ne sappia poco di questo progetto (forse ne sa qualcosa adesso).
Cosa possa centrare un progetto di questo tipo con un Piano di Comunicazione dell'Amministrazione davvero non si capisce. Anche il fatto che si faccia riferimento al Piano d'Area Vasta, altra bufala dell'Amministrazione, non chiarisce le finalità di questa onerosa e disgregante operazione. L'unica cosa che appare chiara è che si è passati dalla celebrazione dell'operosità bustocca (Museo del Tessile, Mulini Marzoli), alla celebrazione del Grande Nulla, dell'Illusione fine a se stessa, proprio con iniziative di grande impatto mediatico come Più Busto e questa cattedrale del Cinema, ma di nessuna sostanza e prospettiva per la crescita della città e del suo ruolo di riferimento per il territorio.
E allora? La questione non finisce certo qui, anche perchè nel piano ci sono altre sorprese...

martedì 4 agosto 2009

Il Diluvio sopra di noi


Oggi mi ero preparato per un altro tema, ma c'è un'attualità ed un'urgenza che merita una riflessione approfondita. L'altro tema, che reputo anche più importante, lo riprenderò domani.

Oggi parliamo di acquazzoni tropicali e rete fognaria, ovvero cosa è successo ieri a Busto Arsizio e quali siano gli errori che più frequentemente si commettono perchè non c'è una visione chiara delle cose e degli avvenimenti.

Ma andiamo per ordine. Che da qualche anno i temporali non siano più quelli di una volta lo hanno capito tutti. Assomigliano più a tempeste subtropicali, con grandi rovesci che riversano una quantità di acqua dal cielo che nemmeno l'espressione "acqua a catinelle" riesce più a creare come immagine. Questo cambiamento si accompagna al cambiamento climatico planetario in atto e che rischia di compromettere irreparabilmente l'ambiente nel giro di pochi decenni, creando danni enormi e forse anche devastazioni formidabili. Di fatto però, i singoli cittadini non hanno nè gli strumenti nè la possibilità di intervenire efficacemente.

Possiamo, anzi dobbiamo intervenire, invece, su molte lacune di carattere infrastrutturale che ormai caratterizzano quella che potremmo definire la "gestione Acqua", attraverso l'analisi e la definizione di una politica del territorio in materia di ciclo delle acque. Ne accenno, ma non ne tratto, del fatto che anche la rete idrica ha grossi problemi, con perdite enormi di acqua potabile dalla rete di distribuzione e che ci sono problemi anche con la struttura della rete stessa, con ancora diversi chilometri di tubazione in amianto.

Breve inciso politico: a me Franco Girola sta simpatico. Garbato, alla mano, non è certo il tipo di persona che mi sento di aggredire verbalmente accusandolo di essere in malafede. La sua posizione però non è e non può essere quella di chi sembra essere messo lì a fare la figura dell'incapace a vita: ha dichiarato tempo fa di volersi dimettere perchè aveva poco peso nella gestione degli affari dell'Assessorato a lui affidato, da sempre lamenta la grande penuria di risorse economiche destinate al suo bilancio.

Morale: le strade sono piene di buchi, lo stadio non si può sistemare e le fognature sono quelle di due secoli fa. Appunto, due secoli fa le cose le facevano pensando a cosa necessitava allora; perchè oggi non si riesce a fare altrettanto? Perfino i romani riuscivano a compiere più di 2.000 anni fa opere di ingegneria idraulica che ancora oggi funzionano, noi no.

Non ho le conoscenze e le capacità di critica tecnica per poter dire come stiano effettivamente le cose dal punto di vista della struttura fognaria, ma posso senz'altro affermare che, anche a causa delle mutate condizioni meteorologiche ed ambientali, alla progressiva cementificazione di tutta l'area cittadina, alla vetustà della rete fognaria, il sovrapporsi disomogeneo di interventi e della scarsa manutenzione applicata nel corso degli ultimi decenni, gli esiti nefasti di questi ultimi avvenimenti siano la sommatoria di tutti questi fatti.

E qui mi devo rapportare al Sindaco, alla sua Giunta e a tutti i Sindaci e le giunte di questi anni: avete voluto creare la città nuova, ma avete fallito.

Come un chirurgo estetico, avete curato alcuni aspetti esteriori della città, avete investito capitali ingenti senza portare reali benefici, avete modificato il profilo del naso o levato le borse sotto gli occhi della città, come con i Mulini Marzoli, il Museo del Tessile, lo stadio di atletica, la piscina di via Manara, mentre avete trascurato tutte le necessità vere, le infrastrutture (strade, fogne, marciapiedi, verde pubblico, viabilità e tanto altro), che sono i nervi, le arterie e la pelle della città.

Se i cittadini devono prendere in mano scope e catini, devono diventare vigili urbani e pompieri, allora vuol dire che non abbiamo più bisogno di una sovrastruttura pubblica la cui efficienza ed efficacia è stata totalmente azzerata dai fatti.

venerdì 31 luglio 2009

l misteri del Piano di Comunicazione

Per il mio 400.mo post voglio replicare al nostro Sindaco Gianluigi Farioli sul Piano di Comunicazione.
Nei giorni scorsi, insieme a Erica D'Adda, abbiamo affrontato in maniera responsabile e con gli strumenti istituzionali il problema che si è innescato con il Piano della Comunicazione del Comune di Busto Arsizio. Il Sindaco ha replicato che eravamo noi, e nella fattispecie io, ad avere sollevato il problema tempo fa e che la sua Giunta agiva in risposta a quella sollecitazione e in ottemperanza della legge. La cosa è vera, ma essa è stata strumentalizzata.
Allora vorrei anch'io fare qualche precisazione da questo blog, dal momento che la stampa non so fino a che punto ospiterebbe una mia replica. Per quello che mi riguarda, mi limiterò alle affermazioni sul metodo, il merito e il contesto verranno trattati nell'ambito del Consiglio comunale.
Partiamo dal fatto che sia stato io, a nome del gruppo consiliare, a sollecitare un piano della comunicazione. In effetti, in una interrogazione datata 7 agosto 2006, chiedevo al Sindaco quale fossero le intenzioni "in merito alla garanzia di uno spazio di comunicazione per tutte le forze politiche presenti in città, soprattutto quelle di minoranza, ed in particolar modo come essi intendano garantire i pari diritti a tutti". Il Sindaco rispose facendo delle promesse nell'ambito della dichiarazione delle linee programmatiche del bilancio di previsione 2007, ma dovemmo ritornare alla carica con un'altra interrogazione, datata 22 ottobre 2007, dove facevamo presente che il Sindaco non aveva mantenuto le sue promesse ed ancora una volta non dava risposta alle nostre domande. Questo veniva sottolineato dal passaggio dove si diceva: "Se ed eventualmente come intende il Sindaco proporre una soluzione praticabile in tempi brevi per attuare quanto ebbe a dire in sede di discussione di Bilancio di Previsione sullo stesso argomento".
Avevamo già aperto il capitolo sull'informatizzazione del consiglio, dal quale si staccava anche la questione della rassegna stampa, temi che sono giunti ad un positivo sviluppo.
Abbiamo quindi iniziato questo percorso tre anni fa. Ma ancora più antichi sono gli atti citati per giustificare il Piano di Comunicazione, dal momento che risalgono addirittura al 2002 e prima ancora. Tutti questi anni per arrivare ora ad attuarlo, con una fretta ed un dirigismo davvero fuori sintonia rispetto a tutti i tempi dell'Amministrazione, che come noto non brilla per i tempi di attuazione.
Ho parlato di metodo, e vorrei sottolineare come noi siamo arrivati a conoscere le intenzioni dell'Amministrazione solo attraverso una determina, un atto esecutivo che taglia fuori qualsiasi dibattito e partecipazione dei consiglieri. Questo potrà stare bene ai consiglieri di maggioranza, come al solito ossequiosi con la propria maggioranza, ma non a noi che siamo opposizione ed abbiamo il compito istituzionale di sorvegliare l'operato dell'Amministrazione. C'è molto da approfondire su questo argomento, e diverrà chiaro a tutti quando arriveremo anche a discutere del merito, che risulterà decisamente sorprendente a chi non ha ancora avuto modo di valutarlo nel suo insieme.

giovedì 2 luglio 2009

Chi ha visto il nuovo Liceo Artistico?

Oggi mia figlia ha sostenuto l'esame di maturità artistica e praticamente ha terminato il suo corso di studi superiori. Passavo stamani accanto all'area ex-Pensotti che avrebbe dovuto vedere nascere la nuova struttura del Liceo Artistico.
E' stato allora che mi sono ricordato della profezia fatta ai miei figli: finirete il vostro ciclo scolastico e non vedrete neanche un mattone messo al suo posto. Eppure non sono un profeta.
Qualsiasi persona di comune senso pratico avrebbe capito che il cartello esposto ancora nell'area, ormai sommersa da piante di ogni genere che crescono indisturbate, e recante la data di termine dei lavori nel 26 gennaio 2009 costituisce già di suo una colossale baggianata.
Allora andiamo ancora una volta a ricostruire la storia di questa bufala.
Alla fine di febbraio del 2007, durante la campagna elettorale per l'elezione di Presidente della Provincia di Varese (candidato Marco Reguzzoni, già Presidente in carica, della Lega), e con la presenza del sindaco di Busto Arsizio, Gigi Farioli (PdL), avveniva la posa della "prima pietra" del nuovo istituto.
Dicono le cronache di allora: "Reguzzoni, orgoglioso, ha dichiarato che la nuova costruzione sarà «la più bella scuola della provincia» (provocando qualche boato di bonario scetticismo fra gli studenti)". Che dire: avevano ragione loro, gli studenti.
Poi il tempo è passato e qualcuno ha cominciato ad accorgersi che in quel luogo dove era stata posta la prima pietra, si aveva qualche difficoltà a trovarne una seconda. Così, quasi nascostamente, si è arrivati a dichiarare che l'azienda a cui era stato affidato il lavoro era fallita. Furono costruiti, un anno dopo il primo annuncio, dei prefabbricati che sostituivano una parte della "villa" fatiscente e poi abbattuta: dovevano durare un paio d'anni, dureranno molto di più.
Gianfranco Bottini, diventato vicepresidente della Provincia, si premurò allora di dare le più ampie rassicurazioni in merito al fatto che entro poco tempo si sarebbe provveduto ad assegnare i lavori ad una nuova impresa, e arrivò a sbilanciarsi: "abbiamo proceduto ad unificare i due lotti dei lavori in un progetto unico, che la Provincia ora riassegnerà entro l'estate (del 2008, ndr)". Poco tempo dopo, nel giugno del 2008, ecco il nuovo annuncio: entro due anni aprirà i battenti il nuovo liceo artistico di Busto Arsizio.
A dare la notizia in conferenza stampa erano, a questo punto, il presidente della provincia Galli, (Lega Nord) il vice Bottini (PdL), il sindaco Farioli (PdL) ed il povero Preside Montenduro, che in mezzo a tanti vasi di ferro faceva proprio la figura del vaso di ciccio destinato ad essere frantumato dall'efficienza lombarda.
Ed ecco i tempi: 20 mesi dalla data della conferenza stampa (17.6.2008) per la consegna dello stabile. Di mesi ne sono già passati 13, senza che si sia mossa foglia.
Evito di riportare l'interezza della dichiarazione, semplicemente vi rimando ai link di questa pietosa storia per verificarne la cronologia. E la verità delle affermazioni.
Ed ora però mi chiedo: quanti cittadini si sentono scandalizzati per questa miserrima storia? Chi pensa che Busto possa ambire ad un ruolo di leadership, per dirla in dialetto, se si ritrova in mezzo a queste secche senza sapere neanche come uscirne, se non inventarsi domani l'ennesima storia che potrebbe solo fare arrossire i concittadini per la vergogna?
Ne ho sentite di tutti i colori in questo periodo: dalla proprietà dell'area non regolata adeguatamente prima dell'inizio dei lavori, a problemi di rischio ambientale. Adesso diranno che gli indiani Sioux la reclamano come parte della loro riserva o qualcosa di simile.
Qui non si tratta di fare marketing, di blaterare che "C'è più Busto", perchè ce n'è meno, molto meno di qualche decennio fa.
Parliamo di un'area a duecento metri da piazza Garibaldi, nella quale corrono i topi e chi si affaccia al balcone delle case prospicenti gode di uno spettacolo ora anche peggiore di quando il fabbricato della Pensotti era ancora edificato. Di fronte si trova la lussuosa struttura di Villa Manara, costata alle casse cittadine come uno jacht di lusso, e di fianco alla splendida e costosissima piscina omonima.
Non c'è due senza tre, ma se possibile questa volta non spendiamo parole prive di senso e vediamo di dare una sede degna ad un istituto fra i migliori della provincia di Varese e di tutta la Lombardia.

Rassegna stampa da VareseNews:

Un'estate di cantieri nelle scuole della Provincia (30.9.2008)
Il nuovo liceo artistico pronto entro due anni (17.6.2008)
Liceo Artistico, lavori a singhiozzo (25.2.2008)
Nuovo Liceo Artistico: "a che punto siamo"? (18.2.2008)
Ampliamento del Liceo Artistico, partono i lavori (28.2.2007)

mercoledì 6 maggio 2009

Il bilancio dei numeri e il bilancio dei servizi

In certe occasioni mi sembra di essere come il peggiore telegiornale: commento solo le notizie negative, le aspettative della gente disillusa da tante cattive performance delle amministrazioni pubbliche. Purtroppo c'è chi ne dà occasione in modo sconsiderato. Venerdì sera parleremo di bilancio in consiglio comunale, ed oggi i commenti sono tutti improntati alla esaltazione di un bilancio che diminuisce l'incidenza dei mutui e fa calare il costo della politica.
Mi permetto di affermare che sono due falsi in atto pubblico. Il primo, perchè riporta di un ragionamento al netto dell'effetto (devastante) dei derivati sui nostri conti, il secondo perchè fatto in termini assoluti, senza considerare che il "risparmio" è dovuto ai mesi in cui il Sindaco era anche consigliere regionale (e fino a prova contraria, i cittadini che pagano l'IRPEF Regionali mantengono anche quelle persone) ed ai periodi in cui mancavano due assessori, che per mesi non sono stati sostituiti.
Quello che si dovrebbe in realtà misurare è l'efficienza dei costi della politica, in rapporto ai giorni lavorati. In pratica, si dovrebbe ragionare prendendo i costi di assessori e sindaco e dividendoli per la somma dei giorni da loro lavorati, confrontandoli con un indice di gradimento del lavoro svolto. Un indice, sono sicuro, che sarebbe molto basso. Tralascio il lunghissimo elenco che dovrebbe comprendere le condizioni delle strade, del verde pubblico, dei tempi attesi per la burocrazia, la mobilità infernale e le opere buffe e dispendiose. Mi limiterò ad un solo caso, quello dei mezzi pubblici passati da AGESP Trasporti a STIE.
Una cosa che mi ha sempre incuriosito è capire come mai un servizio che alla città (attraverso AGESP) costava un capitale in perdite, ora passato alla gestione di STIE, che già ne era partner (al di là di ritirare con una manciata di euro tutto il parco vetture, un capitale di gran lunga maggiore), come si poteva sperare che il servizio miracolosamente cambiasse. Mi sembra quanto meno surreale.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti (i genitori che hanno figli che usano il servizio scuole): bus in ritardo o che non passano, presidi che si lamentano e si coalizzano per ottenere maggiore attenzione, per chiedere che i ragazzi (che poi con queste cose ci giocano) possano arrivare a scuola per tempo. In alcuni casi, e lo posso testimoniare per esperienza diretta, i ragazzi sono stati lasciati letteralmente per strada: ho un figlio all'ITIS ed una all'Artistico, non è la prima volta che per tornare a casa devono chiamare qualcuno che li vada a recuperare. Oppure che i passaggi delle corse avvengano senza rispettare le coincidenze, con persone che si sbracciano a fermare il bus che sta lasciando la fermata mentre questi scendono dall'altra parte della strada (scena vista qualche giorno fa in via Foscolo).
I fatti riportati in cronaca dai quotidiani non sono che una parte dei tanti casi che accadono; altri spariscono nella rassegnazione di un servizio che viene definito "eufemisticamente non eccezionale". Bisogna fare gli acrobati della lingua italiana per evitare di scivolare nello sconcio per descrivere la situazione.

venerdì 24 aprile 2009

La criminalità organizzata sotto casa

Le notizie che ci giungono in queste ore confermano quello che temevamo ed avevamo richiesto come spiegazione durante un consiglio comunale qualche mese fa.
I fatti sono principalmente due, apparentemente appartenenti a due filoni di indagine separati, ma che trovano un punto di equilibrio proprio nella nostra città.
Il primo, avvenuto ieri, riguarda l'arresto di una quarantina di persone che tra Legnano e Lonate Pozzolo, passando per Busto, avevano messo in piedi un racket di estorsioni e pizzo legati alla 'ndrangheta calabrese; il secondo, l'arresto a Gela di esponenti mafiosi che imponevano il pizzo a Milano, legati alla famiglia Emmanuello, ben noto nella nostra città.
Entrambe questa azioni criminose trovavano nel settore edile ed in quello immobiliare la loro maggiore collocazione, ed anche questo è un elemento che dovrebbe far riflettere. Il modo di percepire queste azioni criminali al Nord è che esse fossero confinate entro i territori storici di Sicilia, Calabra, Campania e che potevano al massimo aver toccato i centri del potere romano.
La questione ora si presenta in modo drammaticamente diverso: la criminalità dei colletti bianchi, quella legata al riciclo del denaro sporco e dei legami con i grandi interessi finanziari è diventata estersione, usura, minaccia, ricatto, arriva a colpire il singolo esercente, il privato cittadino esattamente come al Sud, ma in modo più lasco, meno visibile anche perchè la cultura al Nord è apparentemente diversa. Ma la paura è la stessa.
L'interrogazione posta in consiglio comunale sui fatti avvenuti la scorsa estate, con due omicidi avvenuti nel Legnanese in pochi mesi e l'arresto in una clinica di Pavia di un noto boss latitante calabrese avevano dato a noi il segnale di qualcosa di grave che stava accadendo.
Non abbiamo elementi di valutazione tecnico-giuridica, non disponiamo degli atti, quindi ogni valutazione è fatta solo ed esclusivamente sulla base dei riscontri di stampa, cioè gli stessi che ogni cittadino può leggere in cronaca, e perciò le domande che ci siamo posti noi se le saranno poste anche il Sindaco ed altri che in sede di dibattimento consiliare avevano dato segnali di serenità verso questi episodi, confinandoli nel mondo della malavita ordinaria, senza particolari accenni di straordinarietà.
Comprendo le ragioni di ordine pubblico, ma con questa mia osservazione vorrei sensibilizzare chi ancora crede che noi possiamo essere estranei a certi fenomeni criminali, che per qualche strano motivo non possiamo essere toccati da questi drammatici eventi e che, al limite, si tratta di "cose loro". In realtà, anche questa è "cosa nostra".

martedì 21 aprile 2009

Alla Veroncora, una settimana vale un anno

La scorsa settimana si è svolta la festa della Veroncora, sagra tradizionale che coinvolge tutto il quartiere del Redentore. Il lunedì dell'Angelo, aperta dalla sfilata dei trattori per le vie della città, che già da sola è uno spettacolo raro da vedere, con l'aiuto di un sole "quasi estivo", come l'ha definito Monsignor Agnesi nelle parole che ha espresso durante la messa celebrata presso la chiesetta della Veroncora, migliaia e migliaia di persone si sono date appuntamento per godere della bellezza del luogo e per gli intrattenimenti che per tutta la settimana hanno portato un flusso ininterrotto di persone verso questo luogo.
Al contempo, tutte queste persone hanno potuto constatare le pessime condizioni in cui versa lo stato della via Vespri Siciliani, dall'incrocio con Viale Trentino fino alla chiesetta: buche profonde e gobbe causate dalle badilate di asflato e bitume gettate all'ultimo momento per mitigare lo stato della via; marciapiedi assenti per tutto quel tratto di strada, e quando ha cominciato a piovere, buche piene di acqua e pozzanghere clamorose.
Da quanto tempo denuncio questa situazione? Basta che faccia riferimento alla galleria fotografica che ho pubblicato parecchi mesi fa su questo blog, e cui vi rimando.
Da anni i cittadini del quartiere chiedono che venga realizzato il tratto fognario da piazza Ratti a via Masaniello, l'area più densamente popolata di quel tratto di via, e per cui depositai oltre 300 firme dieci anni fa con la richiesta di realizzazione.
Ma questo è un quartiere di periferia, solo per questa occasione, una volta l'anno riceve questa invasione pacifica e l'interesse delle autorità. A dire il vero, già lo scorso giugno, durante la processione del Corpus Domini, il parroco don Giorgio ebbe modo di far presente al Sindaco Farioli che i fedeli non avevano percorso una strada di campagna, ma una via tra le più lunghe ed importanti della città. Però nessuno poi fece nulla per sistemare le cose.
Mi risulta che lungo questa strada tutti i cittadini pagano le tasse e le tariffe dei servizi non sono inferiori a quelle del resto della città. La gente ora, inoltre, quella che produce reddito, versa anche l'IRPEF comunale. Non sarebbe il caso di "muovere il culo", scusa l'eleganza dell'espressione? E considerato che oltre la metà del quartiere vota per la maggioranza, ma per la stessa percentuale poi si lamenta perchè l'amministrazione non fa nulla, perchè costoro non meditano meglio quando debbono mettere le croci sulle schede elettorali?
Meditate gente, meditate!

mercoledì 25 marzo 2009

Tutti contro tutti

Chi comanda a Busto Arsizio? Non il Sindaco, questo è certo, e nemmeno il Consiglio Comunale. A dire queste cose siamo sì noi dell'opposizione, ma anche un certo consigliere comunale della maggioranza, l'amico Angelucci. Come non condividere le sue affermazioni, riportate oggi sul quotidiano "La Provincia"?
Il fatto è che Angelucci lancia la pietra ma ritratta la mano: dice e non dice. Non dice i nomi di coloro che sono nel suo mirino, coloro che gestiscono questo "gruppo di potere" fuori dalle istituzioni. E dice che anche la sceneggiata delle dimissioni del Sindaco (tra l'altro, quasi a sottolineare questo aspetto spettacolare, Farioli ha scelto la cornice di pubblico del concerto di Uto Ughi per annunciare il loro ritiro, dopo che invece erano state annunciate in una sede istituzionale), altro non è che un elemento di questa storia che non convince.
Di certo possiamo dire che a non essere convinti prima di tutto sono i cittadini. Non credo che siano così sciocchi da non capire queste cose, e anche l'impennata d'orgoglio del consiglio è un tema che rimarchiamo da moltissimo tempo, senza che finora alcuno se ne sia reso parte attiva in maggioranza.
Credo alla buonafede di Angelucci e di Cornacchia, che pure ha chiesto un impegno più preciso e maggiore "dignità", ma ho paura che restino voci che gridano nel deserto istituzionale.

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