Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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venerdì 15 maggio 2009

Incidenti e lutti

Torno in città dopo un viaggio di lavoro di alcuni giorni e scopro che tutte e tre le signore coinvolte negli incidenti di domenica sono defunte. Provo profondo dolore per loro ma, soprattutto, per i loro parenti. Per quello che vale, porgo loro le mie più sentite condoglianze.
Ieri ero stato intervistato da una giornalista della Provincia che mi chiedeva cosa pensassi della proposta della consigliera Regionale Ruffinelli di abbassare il limite di velocità in città a 30 all'ora: per questioni di sintesi e di spazio forse non è stato colto del tutto il significato della mia risposta.
A ciò posso rimediare sfruttando questo spazio. Il concetto è molto semplice: imporre un limite inferiore potrebbe non essere una valida risposta la problema, anzi per certi versi potrebbe essere una sorta di innesco per nuovi e più gravi incidenti.
La questione è: perchè gli incidenti di questo tipo avvengono? Sicuramente nessuno pensa deliberatamente di crearli, ma altrettanto certamente vi sono alcune condizioni che ne facilitano l'innesco. Direi che nella guida in città vi sono principalmente due tipi di cause: la prima tocca il conducente, la seconda la viabilità.
Riflettiamo un attimo sulle condizioni in cui, in molti casi, ci sediamo al volante oggi: stanchi, stressati, sempre in corsa con noi e con gli altri: usiamo l'auto per comodità, ma spesso è un impiccio, soprattutto quando dobbiamo parcheggiare. Velocità è spazio diviso il tempo, quindi quando abbiamo poco tempo aumenta la velocità. L'attenzione è spesso dedicata, mentre siamo al volante, a tantissime cose tranne che alla guida: la ricerca dell'ultimo CD, la sintonia della radio, il cellulare che squilla, il navigatore che ci porta altrove, il cruscotto che ci parla... se abbiamo degli ospiti a bordo, possiamo parlare ma senza perdere la concentrazione nella guida.
Spesso siamo nervosi già prima di entrare in auto, preoccupazioni di lavoro o di famiglia ci tolgono attenzione e questo si somma alle tante situazioni simili che vivono le persone che abbiamo attorno, nelle loro scatole di metallo.
Queste cose le scuole guida non le insegnano, oppure solo un istruttore scrupoloso le introduce, ma l'allievo alle prime guide pratiche è più teso a controllare i propri movimenti e a tenere l'auto in strada che prestare attenzione alle parole. Quando finalmente si ottiene la patente, si diventa automaticamente piloti esperti, e nel giro di poche ore si guida spavaldi, sicuri, immortali. Ingenui!
Questo però accade anche a chi da anni guida tutti i giorni: la distrazione, il riflesso incondizionato può essere causa di gravi conseguenze. Anche l'automobilista più esperto deve metterlo in conto, ma qualche volta l'esperienza, se non può impedire l'incidente, almeno può aiutare a ridurne gli effetti. Le condizioni atmosferiche costituiscono un'altra importante variabile, soprattutto il ghiaccio e la pioggia, oltre alla nebbia, situazioni non improbabili dalle nostre parti.
A questo si uniscono gli elementi di una viabilità problematica, caotica, in alcuni casi devastante. Parlo delle condizioni di traffico, ma anche e soprattutto delle condizioni dell'asfalto. Guido da più di trent'anni, ma strade come negli ultimi dieci anni (non solo a Busto) non le ho mai viste: buche, rappezzi, seganletica mancante sia orizzontale che verticale... vi sono a Busto strade dove sembra di effettuare delle gimcane tra solchi, buchi e tombini.
Manca la segnaletica, ma non mancano i cartelloni pubblicitari, che talvolta distraggono la guida. Di sera o di notte le strade non sono sempre ben illuminate e gli attraversamenti pedonali non sono sicuri. Mancano i marciapiedi in molti luoghi anche particolarmente frequentati, le piste ciclabili sono ridicole e spesso anche quando ci sono, i ciclisti preferiscono la strada normale.
In definitiva a Busto (ma non solo, perchè spesso si finisce a fare le cose "perchè le fanno tutti così") manca una seria politica urbanistica e viabilistica che salvaguardi il bene più prezioso: la persona umana. Lo stesso Piano Urbano del Traffico, da un decennio da me invocato, potrebbe non bastare. Serve una coscienza delle cose e misure vere di sicurezza e protezione.
Voglio provare anche a dare qualche messaggio positivo: quando ci apprestiamo a salire in auto, proviamo a pensare a ciò che stiamo facendo. Da piccolo mio padre aveva sul cruscotto della Bianchina (la nostra prima auto) un portafoto magnetico con le effigi mie e di mia madre, dove in mezzo una targhettina diceva "Guida con prudenza". Facciamo che questa benedetta prudenza sieda sempre al nostro fianco, non gettiamola fuori alla prima curva come l'Armando di Jannacci.
Teniamo sempre in efficienza la nostra auto, soprattutto freni, fari e tergicristalli.
Spegnamo tutti i segnali sonori che ci distraggono, usiamo radio o lettori CD ma con un volume che ci consenta di sentire anche i rumori esterni, soprattutto spegnamo il cellulare o facciamo che se proprio lo dobbiamo usare, ci fermiamo e parliamo a bordo strada.
Se usiamo il navigatore facciamolo con perizia e comunque guardiamo i cartelli indicatori e la segnatica: se ci manda in un senso unico, non infiliamoci contromano.
Se le condizioni del fondo stradale sono critiche, si può anche rallentare. Non prendiamo sempre gli errori degli altri come giustificazione dei nostri.
E da ultimo, usate di più i mezzi pubblici, dove possibile. Chiediamo mezzi migliori e servizi più capillari, che consentano di rinunicare con maggiore facilità all'auto, soprattutto in città. E' possibile; inoltre, se usate la bicicletta o siete pedoni, rispettate le auto, se volete che loro rispettino voi. Vedo pedoni che si gettano sulle strisce pedonali senza dare tempo agli autisti di frenare: anche questo è un gesto incosciente. Biciclette e motorini stiano il più a destra possibile, senza occupare tutta la corsia.
E non aspettate di vedere una pattuglia per comportarvi bene al volante. Proviamo a farlo sempre.

lunedì 9 febbraio 2009

Le strade groviera: una proposta

In Svizzera hanno l'Emmenthal, il formaggio con i buchi; noi in Lombardia abbiamo i buchi e li abbiamo appoggiati un po' dovunque lungo le nostre strade. Certe volte mi chiedo perchè dovremmo essere meglio di altre regioni, dal momento che non riusciamo a coordinarci e ad organizzarci per gestire fatti, come quello della rete di viabilità ordinaria, che permettano di viaggiare in sicurezza.
I nostri amministratori ci dicono che gestire le strade costa una cifra, che loro non hanno. Io però mi faccio qualche domanda, e credo anche voi con me:
1. Paghiamo ogni anno il bollo auto, che è emesso dalla regione. Una volta era chiamato "Tassa di circolazione" ed aveva una sua logica, oggi è una tassa di proprietà e di logica non ne ha più. Di fatto, la sua funzione dovrebbe essere di concorrere proprio al mantenimento del manto stradale e degli accessori alla circolazione, migliorare la sicurezza stradale e la segnaletica, sia orizzontale che verticale, che ogni comune e provincia dovrebbe poter gestire sulle tratte di propria competenza;
2. I proventi della vendita dei carburanti gravano di diverse tasse, tra cui una è destinata alle province; non ne esiste una però che aiuti i comuni. In un'ottica di federalismo fiscale, dovrebbe essere consentito ai comuni di accedere ad un fondo provinciale, sulla base dello sviluppo della propia rete comunale, per trovare fondi per la manutenzione stradale ordinaria;
3. I comuni dovrebbero poter intervenire in maniera più mirata nelle loro contabilità, facendo destinare alla manutenzione stradale una quota anche per i mezzi di servizio (ad esempio, AGESP per la raccolta dei rifiuti solidi, STIE per il servizio di trasporto pubblico), in quanto i mezzi pesanti usurano molto di più le strade che le normali auto. Una tassa dovrebbe essere pagata anche per le costruzioni edilizie, dove vi sono mezzi pesanti che operano, ed anche per le aziende che fanno transitare camion all'interno della città. Non grandi cifre, ovviamente, ma qualcosa che poi possa essere un contributo significativo alla risistemazione del manto stradale.
Non mi sembrano grandi cose...

martedì 3 febbraio 2009

La neve non è più una novità

Da bambino guardavo scendere la neve e mi sembrava la cosa più bella del mondo. Restavo a guardare i fiocchi scendere dal cielo col naso appiccicato al vetro della finestra di casa, e vedere il mondo diventare a poco a poco tutto bianco mi sembrava una specie di magia.
Poi, crescendo, mio padre mi insegnò a spalare la neve, e quando ero ancora ragazzo la neve scendeva diverse volte in un inverno. Lo spettacolo restava lo stesso, ma la magia era finita, restava solo la fatica di pulire gli spazi per il passaggio di auto e persone davanti a casa.
Poi, col passare degli anni, e soprattutto negli ultimi 20, la neve era diventata cosa rara: qualche nevicata di mezza giornata che metteva a terra un sottile strato e già sembrava di essere in Siberia. Per interi inverni non si è visto un briciolo di neve, in alcuni poi nemmeno si è visto il ghiaccio, il freddo intenso. Si è detto, colpa del Nino, (pronuncia "nigno"), del cambaimento climatico, del buco nell'ozono, dei gas serra... o dell'insieme di tutto questo.
Fatto sta che quest'anno la neve è ricomparsa copiosa come trent'anni fa. Ed abbiamo riscoperto alcune cose, come ad esempio che guidare sulla neve non è una cosa semplice, richiede una certa perizia, prudenza e magari ausili particolari, come gomme neve o catene. Già, le catene: come si montano? E poi, quando si mettono? Non quando stiamo affrontando una salitella, foss'anche un cavalcavia: bisogna metterle prima! E magari bisogna metterle anche ai mezzi pubblici, senza bloccare il servizio e lasciare le persone in attesa per ore...
Poi bisogna far passare gli spartineve e i mezzi spargisale per tempo e con attenzione. Anche i cittadini si devono però dare da fare: se le strade sono intasate dalle auto in sosta, i mezzi potranno pulire solo una parte delle strade. E di certo i mezzi non potranno pulire i marciapiedi.
A questi, nel passato, ci pensava almeno in parte l'amministrazione comunale, prendeva degli spalatori e li mandava in giro per la città, assegnando le zone da pulire e quindi liquidando il salario pattuito. Scene da libro Cuore. Oggi si mandano i soldati, forse in centro, perchè nelle periferie non si vedono mai. Lì ci devono pensare i cittadini.
Ora, un'ultima riflessione: non che sia sbagliato, lasciar pulire i marciapiedi dalla neve ai cittadini, anzi... ma perchè, come sempre, privilegiare alcune zone rispetto ad altre? Le stesse delle luminarie natalizie.. Forse che i denari pagati in tasse dalla periferia hanno meno valore di quelli del centro? Forse che in centro vi è più ricchezza, più commercio, e quindi vi è un particolare interesse a far beneficiare i soli cittadini di questa zona all'operazione "marciapiedi puliti"? Non è corretto. Non è una pretesa, è un dovere dell'amministrazione provvedere a fornire il medesimo servizio a tutti i cittadini.
Se questa è una scelta dell'amministrazione, non si meravigli poi il Sindaco se qualcuno se la prende con lui...

giovedì 8 gennaio 2009

Busto chiude le scuole per neve

Scuole chiuse a Busto Arsizio. E non per un giorno, per ben tre giorni, fino al 10 gennaio compreso; a meno che non cambi la situazione (così dice l'ordinanza di ieri del Sindaco Farioli ).
Una decisione strana da più punti di vista: primo perchè adottata mentre già la nevicata si era trasformata in pioggia (e se non ci si credeva, bastava guardare le previsioni del tempo); poi, perchè non tiene conto di alcuni disagi che vengono a crearsi nelle famiglie causa questo cambio repentino di programmazione. Genitori e nonni, oltre che parenti e conoscenti, che in fretta e in furia si sono dovuti attrezzare per lasciare una custodia ai figli.
Oggi le strade sono praticabili, almeno le principali vie, e se non lo erano ieri questo era dovuto alla parsimonia con cui è stato dosato l'intervento di smaltimento neve.
Infine, una cattiveria di fonte comunale: pare che costi di più far ripartire le caldaie, dopo questo lungo periodo di inattività che dura dal 21 dicembre, che aspettare lunedì. In effetti, Busto è l'unico comune della zona ad aver già preso una decisione sulla chiusura fino a lunedì (sempre rivedibile, come da ordinanza...).
Sarebbe però desolante scoprire che davvero si rinunci alle lezioni scolastiche per risparmiare sul riscaldamento, cammuffando l'evento come un problema di sicurezza...

martedì 30 dicembre 2008

Il terrore corre sul (telefono) cellulare

Ieri ho parlato dei problemi alla viabilità cittadina e delle contravvenzioni elevate, in questi giorni e non solo, soprattutto per motivo della sosta selvaggia. Non ho accennato alla questione dei parcheggi, che in questi periodi dimostrano tutta la loro inadeguatezza, ma perchè mi prefiggo di trattare prossimamente questo tema.
Oggi invece volevo concetrarmi sulle contravvenzioni non fatte. Non mi capita spesso di circolare in città durante il giorno, vivendo la mia vita diuturna nella splendida metropoli di Milano (la quale, per la verità, non è nè splendida nè metropoli). Ma devo dire che ciò che vedo a Milano non è molto diverso da ciò che osservo nella mia Busto Arsizio.
La cosa che mi dà più fastidio e che mi fa venire spesso i brividi lungo la schiena è la quantità di gente che guida mentre parla tranquillamente al cellulare, senza alcun ritegno, senza alcun tentativo di mascherare la conversazione ad un eventuale tutore dell'ordine la propria flagranza in una di quelle che considero tra le recenti infrazioni al codice della strada, la più odiosa.
Fino ad una decina di anni fa, infatti, questo era uno spettacolo abbastanza raro, ma oggi è praticamente all'ordine del giorno.
La modernità, tra l'altro, ha anche permesso di veder nascere nuovi stili di converasione: coloro che cercano una mitigazione all'infrazione pura, infatti, sfruttando tutta la più moderna tecnologia, non poggiano più il cellulare all'orecchio, ma lo sollevano nell'abitacolo quasi fosse la coppa del mondo di calcio, sembrando descriverne le caratteristiche più intime e nascoste al passante che, ignaro di queste possibilità, pensa all'ennesima follia dell'uomo moderno.
Mia madre ultrasettantacinquenne, infatti, ogni tanto mi racconta di vedere gente che parla da sola in auto, e gesticola, si arrabbia, mostra chiaramente i propri sentimenti, eppure non si ha traccia dell'interlocutore. Allora le spiego che forse quelle persone rispettano, in realtà il codice, in quanto hanno a bordo un vero impianto vivavoce che permette loro di guidare e parlare, tenendo le mani libere.
"Si, ma dimmi: se questi si stanno arrabbiando per motivi di lavoro o per la badante che accudisce il padre novantenne, la quale sta rassegnando le dimissioni e lascia la famiglia nella palta nera, oppure se le questioni sono più profonde e personali, coinvolgono l'emotività della persona, come potrà essa guidare in coscienza senza rischiare l'incidente, senza essere turbata, al punto da non distinguere bene la realtà?" Cosa rispondere a mia madre? Che la sua saggezza supera di gran lunga l'idiozia dei moderni figli e nipoti?
Ed in effetti, come dice anche una celebre pubblicità, questi benedetti cellulari ci hanno proprio cambiato la vita. Pensate solo a quando ci squilla mentre siamo nel "sancta sanctorum", l'unico posto dove nessuno avrebbe prima provato a disturbarci: la toilette (o, per gli amanti del rozzo, il cesso). Ho avuto colleghi che per la foga di rispondere, trovandosi nei bagni aziendali, hanno fatto cadere il cellulare nel water, oppure si assiste involontariamente a comicissime conversazioni, nel medesimo luogo, di compìti colloqui tra altolocate personalità del mondo imprenditoriale o consulenziale, che non vogliono mancare un appuntamento telefonico importantissimo. A quel punto la situazione diventa un invito a nozze per il collega che si trova nell'atrio a fianco, il quale si ricorda di avere mangiato una quantità industriale di fagioli la sera precedente...
In realtà, però, sulla strada non vi è nulla da ridere. Non si può negare che una quantità sempre crescente di incidenti ha come causa innescante il cellulare, per i motivi prima riportati. E la sicurezza sulle strade deve essere il nostro primo impegno, trasformando ogni intervento delle Forze dell'Ordine da repressivo a preventivo. Una multa in meno ed una vita in più.

lunedì 29 dicembre 2008

Sanzionare, non educare

Ci sono cose che non riesco a spiegarmi nemmeno con l'elasticità che la politica talvolta impone. Ma la politica non è ancora riuscita a cambiare le regole della matematica. Così, se si afferma che fino a novembre 2008 sono state elevate 6.000 contravvenzioni in più rispetto al 2007, significa che, se l'importo minimo di una multa sono 32 euro, dovremmo avere almeno 200.000 euro in più in bilancio. Sembra invece che dai numeri ufficiali abbiamo circa 50.000 euro di maggiori entrate.
Sicuramente ci verrà spiegato anche questo mistero.
Ma al di là di questo, i cittadini che ho incontrato in questi giorni si sono molto lamentati del particolare accanimento che la Polizia Urbana ha tenuto nei giorni precedenti le festività per quanto riguarda le multe (ed in particolare un forte intolleranza ai divieti di sosta). Ad onor del vero, dire che di solito si percepisce questa intolleranza se la contestazione avviene nei nostri confronti, mentre abbiamo la sgradevole sensazione che agli altri vada sempre bene.
Questo pensiero mi dà modo di fare un'altra riflessione su questo argomento: recentemente il Governo ha proposto di portare a 0,2 il limite del tasso alcolemico contenuto nel sangue di chi guida. Personalmente ritengo questo una pura follia. E cerco di spiegare il perchè.
0,2 è un livello talmente basso che basta una birra media bevuta accanto ad un pizza per portare l'occasionale avventore verso la contestazione di una multa quasi sicura; più o meno la stessa cosa con un bicchiere di vino. Ciò significa che una cena in casa di amici, un ultimo dell'anno passato in compagnia o qualsiasi occasione conviviale che comporti un moderato utilizzo di bevande alcooliche comporta un serio rischio per chi si mette al volante di trovarsi di fronte a contestazioni pesanti da parte delle Forze dell'Ordine.
Si rischia seriamente di andare a punire chi ubriaco fradicio di certo non è, ma nemmeno "allegro". Nessuna sanzione aggiuntiva invece per guida sotto l'effetto di droghe (come successo due giorni fa ai cinque giovani di Civitavecchia). Perchè?
Credo che l'effetto crisi unito a questo provvedimento possa creare seri problemi alla ristorazione e al consumo fuori casa. Si rende criminale chi beve anche solo una più che modica quantità di alcool, che sia vino, birra o altro.
Si conferma la linea repressiva del governo di centrodestra. Avevano iniziato con il precedente quando hanno tolto il fumo dai locali pubblici (e su questo sono personalmente d'accordo, ma non lo sono molti altri), appena rieletti hanno eliminato le signore dalle strade, ora si accaniscono contro chi consuma alcolici.
Diventeremo tutti migliori senza bacco, tabacco e Venere? O è solo un modo di cammuffare ben altri problemi che sono in questo momento inarginabili? Si combatte la causa o l'effetto?
Certo, educare e correggere atteggiamenti sbagliati è molto più oneroso e lungo come processo che non incutere paura con sanzioni esemplari... rischia di non produrre effetti immediatamente valutabili, riscontrabili in termini di consenso, dopo che la gente è stata terrorizzata a dovere.

lunedì 24 novembre 2008

Ancora sangue sulle nostre strade

Ancora una volta provo un sentimento di profonda impotenza di fronte a quanto la cronaca ci sottopone. Il più grave incidente a Busto Arsizio degli ultimi 15/20 anni almeno, per quanto mi possa supportare la mia memoria, oltre le cronache di Inernet.
Due morti e due feriti in un incidente stradale, l'ennesimo. Cinque morti in due anni sulle strade di Sacconago, ho perso il conto di tutti quelli che la città ha pianto in questi ultimi anni.
Ora non si può parlare di fatalità, come afferma il nostro Premier Berlusconi in merito ad un altro incredibile dramma, quello di Rivoli con la morte di uno studente diciassettenne e il ferimento grave di altri compagni di classe. Sulle strade d'Italia, non solo di Busto Arsizio per la verità, ogni giorno dobbiamo assistere ad una continua via crucis, a drammi familiari che non consistono solo di terribili morti, ma anche di feriti, di invalidi che rimangono perennemente colpiti da traumi violenti e profondi, come i ragazzi che hanno avuto un incidente sabato scorso a Gallarate.
Non è più il momento di parlare, ma del fare. Se ancora vogliamo dirci una "società civile".

domenica 23 novembre 2008

Sicurezza stradale e piano urbano del traffico

Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno scritto e telefonato per dimostrarmi l'approvazione per l'interrogazione presentata sulla viabilità di piazza Manzoni.
Posso garantire che questa non sarà nè l'unica nè l'ultima interrogazione che porrò su questo tema; già lo scorso anno avevo posto questa interrogazione all'Assessore, insieme ad un'altra mezza dozzina dove indicavo i luoghi della città dove erano presenti problemi, e chiedevo di sapere come si sarebbe comportata l'amministrazione. La risposta, quanto meno evasiva, rimandava sempre e comunque al Piano Urbano del Traffico.
Lo scorso mese di giugno il PUT è stato presentato per la parte di analisi dei flussi, ci è stato consegnato un documento da cui non si riescono ad avere indicazioni vere circa il modo in cui sarà gestito il traffico nella nostra città nei prossimi anni.
Purtroppo continuano gli incidenti, anche gravi e mortali, entro il territorio della nostra città. Già nell'ultimo consiglio abbiamo effettuato una concreta discussione sulla mia interrogazione circa il traffico pesante lungo l'asse di via Cadore - Trentino e sono uscite proposte interessanti. Ho preso come impegno specifico quello di arrivare al più presto ad affrontare seriamente questo problema per trovare concretamente delle soluzioni praticabili e funzionali.
E' anche mia intenzione proporre di creare in sede locale l'Associazione delle Vittime della Strada, e per questo sto prendendo contatto con l'associazione a livello nazionale. Nel frattempo chi fosse interessato ad aderirvi, non esiti a prendere contatto con me. Nei prossimi giorni conto di dare maggiori dettagli.

martedì 4 novembre 2008

Dimostrata l'inutilità delle ronde padane

L'interrogazione che ho sottoposto all'attenzione del Sindaco Farioli e che ha trovato risposta nel corso dell'ultimo consiglio comunale riguardo il grado di infiltrazione della malavita organizzata nel tessuto della nostra città, aveva come scopo quello di capire, da parte di una fonte autorevole, quale fosse il livello percepito e assoluto di sicurezza in città.
Il Sindaco ha disegnato uno scenario tranquillizzante, non privo di punti di attenzione, ma sicuramente molto meno complicato di altre città a noi vicine. Essenzialmente, l'ammissione della quasi assenza di microcriminalità diffusa, dal borseggio allo scippo, dalla rapina al furto in appartamento, rendono le nostre strade abbastanza sicure. Forse, aggiungo io, servirebbe un po' più di solidarietà, di sostegno morale ed attenzione nei confronti di persone sole ed anziane, più esposte a forme di truffa domestica, sempre difficile da intercettare.
Non vi sono particolari evidenze (almeno ufficialmente) di criminalità organizzata, dunque. Ma sappiamo che se anche vi fosse, non agirebbe gambizzando giovani adolescenti all'uscita di un locale pubblico: questione di cultura e di opportunità.
Quindi il percepito di "insicurezza" delle nostre strade, dove sta? Se una forza politica di maggioranza torna a sventolare l'ipotesi delle Ronde Padane, a questo punto potrebbe essere accusata di procurato allarme, stando alle parole del Sindaco, che è la massima autorità cittadina in merito.
Di conseguenza, si è dimostrata l'inutilità dell'affermazione riguardante le cosiddette Ronde Padane da attivarsi nella città di Busto Arsizio, e se qualcuno le volesse mettere in atto andrebbe contro il dettato del Sindaco, il quale non potrebbe assecondare il loro apparire senza richiamare alle Forze dell'Ordine costituite l'unico diritto a salvaguardare la sicurezza dei cittadini.
Semmai, dal punto di vista politico, valutino Sindaco e maggioranza politica l'opportunità di mettere una illuminazione notturna più efficace per le nostre strade, differenziando i lampioni in modo che la strada ed il marciapiede siano più illuminati e quindi più sicuri.
A meno che non si vogliano far circolare persone con fiaccole per illuminare le strade, le famose Torce Padane.

venerdì 31 ottobre 2008

Fioccano le multe per i parcheggi

Ero andato ad un giornale locale per rialsciare un'intervista e per porgere la mia solidarietà al sindaco Farioli dopo l'attentato incendiario alla sua auto, mi sono trovato con una multa da 36 euro per aver superato il limite orario per 6 minuti.
Posso considerarmi anch'io una delle tante vittime che in questi giorni si è trovata una sgradita sorpresa sotto il tergicristallo, c0n una vaga sensazione di discriminazione che lascia sempre l'amaro in bocca.
Perchè discriminazione? Mi sembra che chi supera il tempo di sosta, fosse anche di qualcosa di più che 5/10 miuti, compia una sorta di peccato veniale, rispetto a tante altre infrazioni che avvengo in città. Quante volte vedete circolare auto con il guidatore con il cellulare all'orecchio? Oppure parcheggiare in doppia fila con le quattro frecce, prendere una strada in contromano, giudare a velocità eccessiva, travolgere passanti sulle strisce pedonali >>>leggi post<<<.
"Ma dove sono i vigili in queste occasioni", ti viene da chiedere. Per non farti passare col rosso mettono i T-red, ma per fermare la gente che compie manovre spericolate non si azzarda mai nessuno a provare di bloccare questi pazzi.
Ecco dove la gente percepisce qualcosa che non funziona: prendersela sempre con chi non ha alibi, non ha vie di fuga, non può fare il furbetto. Una sensazione molto italiana, diciamo la verità: chi non vorrebbe avere la possibilità di evadere le tasse? Se dovessimo essere onesti fino in fondo, quella volta che ci capita di prendere una multa è perchè in 10 altre occasioni ci è andata bene.
Dovremmo provare ad essere un filo più onesti, prima ancora che con noi stessi (anche perchè nei nostri confronti siamo sempre MOLTO indulgenti), con gli altri e riconoscere che se cominciassimo a cambiare le nostre abitudini, che poi diventano ossessioni, forse riusciremo a tornare a livelli di vita più soddisfacenti la vera natura umana.
Possiamo provarci?

mercoledì 29 ottobre 2008

La barbarie delle strade che uccidono

Ancora sangue sulle nostre strade. Ancora un TIR coinvolto. Ancora una persona anziana che muore schiacciata sotto le ruote assassine.
La signora Crespi era persona amata ed apprezzata da tutto il quartiere ed abitava proprio a due passi dal luogo dell'incidente. Conosceva i pericoli di quella strada, ma questo non è bastato a salvarla. Malgrado le mie denuncie di questi ultimi anni, continua questo eccidio sulle nostre strade, di cui continuiamo ad attribuire alla casualità, alla fatalità, la responsabilità di questi morti, senza vedere quali siano le vere responsabilità in capo a questa drammatica questione.
Il saldo contabile è impressionante, eppure pare che la vita umana non abbia un grande valore, perchè in questo contesto non viene presa l'unica decisione vera che dovrebbe essere presa, radicale, definitiva: l'espulsione del traffico pesante da tutto il centro cittadino e da tutte le vie che non siano adatte e messe in sicurezza per accogliere questo tipo di traffico.
Questo progetto dovrebbe essere inserito nel famoso PUT, che come al solito, vive di fiammate, e che in questo momento è in fase depressiva. Forse quest'ultimo evento lo risveglierà, ed allora gli esperti e gli amministratori ci diranno di non preoccuparci. Ma noi siamo preoccupati, eccome!
Ricorda qualcosa la frase "Qualità della vita"? Qualche anno fa andava di moda e molti ci credevano davvero, pensavano che le nostre città potessero essere costruite a misura d'uomo, di pedone, di ciclista, di utente della strada. Oggi dobbiamo prendere atto che a Busto Arsizio si sta alzando bandiera bianca perfino sui cortei per i funerali.
Non è una città per persone civili.
Il business uccide tutto, lascia che traffico, puzza, rumore, pericolo, stress, alienazione siano le padrone della città, senza volervi porre rimedi. Le strade sono piene di buche, i marciapiedi sono distrutti o inestenti, vi sono punti in cui è difficile perfino passare a piedi o con una carrozzina.
Per le biciclette è impossibile circolare, troppo pericoloso, troppe vittime nel recente passato e senza un'adeguata protezione (che non significa solo piste ciclabili, ma una vera cultura delle due ruote) sarà difficile anche rilanciare il progetto di "bike sharing", che invece a Varese è stato realizzato molto in fretta (grazie ai soldi dei Mondiali?). Gli alberi sono sempre più nel mirino di questa amministrazione: ai tanti viali alberati cancellati possiamo anche aggiungere il disboscamento in atto presso l'entrata di via Samarate del Cimitero centrale.
E' civiltà questa? Dove i diritti dei cittadini sono calpestati, non vi è civiltà, ma barbarie.

sabato 23 agosto 2008

Gardaland? No, Busto Arsizio, via Lonate

Il tormentone dei ragazzi questa estate è stato: papà, ci porti a Gardaland? Bene, i cittadini di Busto Arsizio hanno la possibilità di risparmiare almeno su questo. Certo, non ci sono tutte le attrazioni del famoso centro di divertimenti, ma un po' di montagne russe se le possono godere quasi gratis.
Basta un'auto, meglio se di quelle con le sospensioni morbide, un po' di benzina per farla camminare e raggiungere via Lonate, percorrendola dall'ingresso del cimitero centrale alla rotonda della Busto-Molinelli e ritorno.
Non si paga il biglietto e l'unica avvertenza è di rispettare il limite di velocità. D'altra parte, superarlo potrebbe essere pericoloso e non solo per la possibilità di prendersi una multa salata.
Una sorta di Camel Trophy dei bei tempi andati, su e giù dalle dune cittadine create dagli avvallamenti stradali dopo la sistemazione del tratto fognario, che tornano al livello originale in vicinanza del tombino.
Scherzi a parte, questo fondo stradale è estremamente pericoloso, soprattutto in condizioni di pioggia; quindi attenzione alla sua percorrenza, procedete con prudenza.
La sistemazione di questo tratto stradale doveva essere fatta un anno fa, ma ancora non è dato sapere quando ciò avverrà. Il quartiere di Madonna Regina attende da tempo la sistemazione del tratto di via Lonate e la definizione dell'asse di quartiere: le strade del quartiere che fronteggia l'entrata del Cimitero centrale sono un groviglio di strade talora prive di un senso, con vie che si interrompono e riprendono nella numerazione senza una logica e senza una geometria.
Viste dall'alto sembrano uno scarabocchio di un bambino, ma finora l'Amministrazione comunale, oltre che raccogliere un consenso spropositato per l'attenzione effettivamente riservata al quartiere, non ha fatto molto di più. Ma si vede che va bene così.

venerdì 11 luglio 2008

Presentate le prime analisi del Piano Urbano del Traffico

E' stato presentato ieri sera il primo passo del Piano Urbano del Traffico (PUT). Si tratta solo dei primi risultati delle analisi che la società TAU, incaricata dal Comune, ha voluto ieri sera condividere con i membri consiliari.
Il PUT è uno dei documenti per i quali mi batto con più convinzione. La legge prevede che questo piano venga rivisto ogni due anni per adattarsi alle necessità di mobilità che la città presenta. Dal 1996 siamo in attesa di avere la nuova stesura e, di ritardo in ritardo, siamo arrivati all'evento di ieri. Ma non facciamoci illusioni: ci vorranno ancora mesi per vederne i risultati e forse anni per completare gli interventi.
Limitandoci quindi a quanto presentato, i rilievi dimostrano che in città entrano oltre 13.000 auto al giorno (il 15% in più rispetto a 4 anni fa), che i parcheggi sono aumentati (soprattutto quelli a pagamento), ma che non bastano per le necessità, in particolare al mattino (scuole e pendolarismo pesano notevolmente).
Gi incidenti sono apparentemente stabili come numero, ma la sensazione è che questa rilevazione sia parziale e priva di molti riferimenti (rilievi della sola polizia urbana, mancano Polizia e Carabinieri e non ci sono i tanti piccoli incidenti che non vengono rilevati). Caso emblematico il Sempione, passato da 4 a 18 incidenti nel giro di 4 anni; inoltre manca un'analisi della gravità degli incidenti.
Un aspetto di critica da parte dei consiglieri presenti è stata la viabilità intorno all'Ospedale, piazza Solaro e Via Formazza in testa, sia per la pericolosità degli attraversamenti pedonali, che per la sosta dei bus di città. Legato a questo aspetto, è mancato un riferimento al peso e alla dimensione della circolazione dei mezzi pubblici in città, visto anche la necessità di coordinare l'attività del PUT a quello del piano della mobilità dei mezzi pubblici predisposto dalla provincia di Varese.
Sempre su questo tema, è stato sollevato il problema della viabilità in relazione alle città nostre vicine, tema da me ampiamente toccato nei post dei giorni precedenti, e che le rilevazioni presentate in linea di massima confermano e, in qualche modo, amplificano.
Ora partiranno le osservazioni: singoli cittadini, associazioni, sindacati, enti, privati e politici potranno dire la loro per contribuire a rendere migliore la viabilità e la sicurezza delle nostre strade.
Ma di certo sarà un percorso lungo e difficile, visto come la cosa è stata gestita fino ad oggi.

venerdì 27 giugno 2008

Ancora un grave incidente stradale coinvolge una bicicletta

Non ho parole per commentare ancora una volta un incidente stradale che coinvolge un ciclista.
Al di là della dinamica dei fatti, è chiaro che il mezzo ciclabile sia esposto, nel traffico odierno della nostra città, a rischi gravissimi. Quando parliamo di qualità della vita, ed oggi se ne parla davvero poco rispetto al passato, bisogna pensare ad una città, ad una mobilità, con al centro la persona.
Può sembrare un'affermazione banale, ma se osserviamo bene, oggi il caos regna in una società che ha perso i propri valori di riferimento, tra cui la persona. Ce ne ricordiamo soltanto in occasioni particolari, quando il dramma si affaccia nella nostra vita, ma poi ci riteniamo vittime di un destino immutabile e quindi abdichiamo al nostro dovere civico ed intellettuale.
Credo sia davero giunto il momento di fare i conti con la nostra dignità.

sabato 14 giugno 2008

Ennesimo morto della strada a Busto Arsizio

Domani ricorderò con la mia famiglia il primo anniversario della morte di mia suocera, avvenuta in un tremendo incidente stradale che aveva coinvolto anche mia moglie e mio figlio.

Oggi però piango e mi sento vicino ai familiari di Pierina Valenti, la ciclista deceduta a seguito dell'incidente che l'ha vista travolta sulla strada da una betoniera.

Un anno di distanza e duecento metri di strada dividono queste due tragedie.

La via è sempre quel Viale Togliatti che insieme a Viale Trentino e Via Cadore crea un tratto di via che congiunge L'Ospedale o, più precisamente, la Casa Mortuaria, con il Cimitero.

Una via costellata di incidenti mortali, quasi sempre però con il coinvolgimento di mezzi pesanti, come quello dell'11 novembre 2004, con un ciclista travolto alla rotonda di Viale Rimembranze. Stessa sorte toccata, qualche anno prima, ad un altro ciclista in Via Quintino Sella, all'angolo con viale Trentino, schiacciato da un camion; ora, per iniziativa dell'Ulivo, quel semaforo è regolato da un sistema particolare che permette il passaggio di pedoni e biciclette in tempi separati dalle auto e da altri mezzi.

Ma ancora, lungo viale Trentino, appena realizzata la pista ciclabile, avvennero a breve distanza di tempo, due incidenti che videro la morte prima di una bimba appena tredicenne e poi di una signora, entrambe in bicicletta.

Sembra una ironia del destino dover rilevare come tutte questi morti siano avvenute lungo l'unico asse viario dotato di una vera pista ciclabile.

E questa strada è, a sensazione di chi ci vive, la più trafficata dai mezzi pesanti. Chi sta studiando, per l'ennesima volta, il piano urbano del traffico, raccolga questo appello: fate presto! Personalmente sono stufo di dover contare i morti, soprattutto dover sottolineare che la bicicletta è statisticamente il mezzo stradale più pericoloso, almeno a Busto Arsizio.

martedì 10 giugno 2008

La casa in mezzo alla strada

Nella nostra fantastica città succede anche questo. Lungo la via Rossini, una delle strade più lunghe e conosciute, all'altezza con via Tolmino vi è una casa che occupa circa un terzo di sede stradale.

La vicenda nota da moltissimo tempo ha del grottesco.

La casa dovrebbe essere abbattuta, ma causa un contenzioso tra i proprietari e l'amministrazione comunale essa resta lì. Una cosa che non dovrebbe succedere in un paese civile: qualsiasi sia la natura del contenzioso, e tra l'altro qui è nota e qualche tempo fa sembrava ormai in via di definizione, non è possibile che si continui a far rischiare l'osso del collo a pedoni, ciclisti e automobilisti che transitano lungo la strada e, chi sopraggiunge dalla periferia verso il centro, deve inevitabilmente spostarsi verso il lato opposto.

Ogni giorno si rischiano incidenti, anche per chi esce dalla laterale via Benedetto Marcello, cosa già successa in molte occasioni. I residenti sono al limite della sopportazione.

Sono state fatte interrogazioni, il problema è stato portato in consiglio comunale, ma finora siamo allo stesso punto di venti e più anni fa.

Come è possibile ciò? Se l'amministrazione comunale non è in grado di risolvere la questione, a chi ci si deve rivolgere? Alla magistratura?

Il senso civico e di responsabilità vorrebbe che ci si interessasse di tutti i punti della città che hanno problemi, non solo quelli che stanno nelle vicinanze del centro cittadino.

Le periferie meritano maggiore interesse e rispetto, anche da una amministrazione che può permettersi di ignorare le istanze delle minoranze consiliari.

venerdì 23 maggio 2008

L'insostenibile manutenzione del verde

Ogni anno, si sa, arriva la primavera e con le piogge e la ripresa della vitalità vegetale. Questo significa verde da mantenere, sia per quanto riguarda le piante, che l'erba e quelle formazioni vegetali che stanno alla base di molti alberi e che tecnicamente vengo chiamati "polloni".
Essi hanno il grosso difetto, in un ambito urbano, di occultare la visuale alle auto che si trovano ad uscire da una strada laterale ad una principale alberata, per cui aumenta il pericolo di incidenti anche gravi, per cui vanno rimossi con cura e per tempo, prima che creino questi disagi.
Ebbene, pare che questo eterno susseguirsi di stagioni sia poco noto ai tecnici ed agli amministratori della nostra città, dal momento che immagini come quella che vedete qui a fianco e scattata i primi giorni di maggio 2008 in via Rossini sono all’ordine del giorno (vedi a proposito articolo su Altomilaneseinrete: http://www.altomilaneseinrete.it/notizie/2008/05/04_3.htm ).
La buona volontà di alcuni cittadini porta allo sfalcio volontario di queste minacce alla sicurezza stradale, ma il problema di fondo resta l’azione del Comune, spesso inefficace o poco incisiva.
Chi controlla che i lavori vengano fatti nei tempi e nei modi previsti dai contratti?
Quali sono le sanzioni concordate in questi casi?
I cittadini che ricevono un danno da queste “disinvolte” gestioni hanno diritto ad un risarcimento ed eventualmente di che tipo?
Provate a riflettere su questi argomenti insieme a noi.

sabato 17 maggio 2008

Piste ciclabili, sconosciute a Busto Arsizio

Pare che le biciclette non siano gradite a Busto Arsizio. Le strade comunali sono disseminate di buche che mettono a repentaglio la sicurezza sulle due ruote, oppure sono strette, soprattutto nei centri storici, ed il gran numero di veicoli che sfiorano le gambe dei ciclisti non danno certo un senso di serenità.
In periferia sono i mezzi pesanti a infondere paura, sia per la stazza che per la velocità con cui percorrono alcuni tratti di strada, ormai divenuti tristemente famosi, come ad esempio la strada verso il cimitero di Sacconago.
Basta vedere le statistiche degli incidenti per rendersi conto che le biciclette sono spesso vittime (ahimè) negli incidenti più gravi: uno degli ultimi è avvenuto alla piazza della Rotonda a Sacconago, dove un automezzo pesante ha tamponato violentemente un ciclista, uccidendolo.
E' naturale allora chiedersi chi e come stia aiutando i ciclisti; che fine ha fatto il piano delle piste ciclabili della signora Paola Reguzzoni, storico ed altolocato esponente leghista.
In realtà, tutte quelle che sono state realizzate finora sono state una enorme delusione: la ciclabile sul marciapiede di viale Boccaccio, dove le biciclette rischiavano di investire le persone che uscivano di casa; la ciclabile di viale Stelvio, un autentico sconcio progettuale, che ancora adesso lascia costernati nel vedere i problemi che provoca al traffico.
Ultima, ma forse anche la più scandalosa, la ciclabile per eccellenza dall'obitorio al cimitero centrale. Realizzata con fondi FRISL, quindi pubblici, non è mai stata completata (un tratto di una cinquantina di metri di fronte al civico 11 di viale Trentino non fu mai completato ed ora è semplicemente asfaltato). Lungo il suo percorso vi sono negozi commerciali che espongono merce o tavolini; diversi palazzi hanno l'entrata del passo carrabile sulla stessa e, avendo uscite cieche dietro a muri pieni, rischiano ogni volta di travolgere chi passa con la bicicletta.
Inoltre, il tratto della ciclabile è spesso usato come parcheggio anche di giorno da chi risiede lungo i viali costeggiati. E per finire, buona parte del fondo ciclabile è pieno di buche e di corrugamenti creati dalle radici degli alberi che ne hanno spaccato il delicato tappeto.
Vista la crisi del petrolio, molti stanno pensando di tornare a rispolverare vecchie biciclette, ma nello stesso tempo si chiedono con quale spirito andare per le vie della città, con quale sicurezza.
Tornerò sull'argomento per parlare di altre situazioni che coinvolgono il mezzo a due ruote, ma nel frattempo, se avete qualche cosa da dire su questo tema, sentitevi liberi di mandare i vostri commenti!

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