Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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martedì 7 settembre 2010

Cosa c'è che non va

Domenica sera ero anch'io tra coloro che hanno ascoltato con attenzione il dicorso di Gianfranco Fini da Mirabello. Era forte la mia curiosità di sentire gli elementi di novità che eventualmente il suo discorso avrebbe portato, sia in considerazione della sua posizione istituzionale, che la sua veste di neo-leader di un neo-invisibile-partito.
Un particolare ha però attirato la mia attenzione: una platea mediatica enorme per un evento politico che si è bevuta per un'ora e mezzo il discorso di Fini, senza alcuna interruzione pubblicitaria. Cosa accaduta a mia memoria solo per le dirette di Paolini su LA7.
E proprio LA7 ha trasmesso in diretta l'evento, insieme a SKY, RaiNews e non so se altre emittenti si siano unite al coro, ma di certo so che queste lo hanno fatto.
A questo punto, dobbiamo dirlo con sincerità, si pone davvero un problema di visibilità della vera opposizione, già mortificata nella comunicazione durante tutta l'estate, secondo i numeri forniti sempre da LA7 sull'occupazione mediatica delle reti nazionali da parte dei singoli partiti.
Se dobbiamo parlare di par condicio questo deve essere possibile non solo durante la campagna elettorale, ma durante tutto l'anno. Ho potuto apprezzare in queste sere il nuovo telegiornale di Mentana, che mi ha un po' riconciliato con il giornalismo, perchè finalmente vedo qualcuno che se dice un'opinione afferma che sta dicendo una sua opinione e non un fatto, che riporta le fonti quando cita qualcuno, che fornisce dati e chiarisce responsabilità, non a capocchia, ma secondo le reali attribuzioni. Cosa che purtroppo non vedo più nel servizio di stato della RAI e non ho mai visto nei vari telegiornali del Presidente del Consiglio.
Questo per quanto riguarda la comunicazione.
Circa i contenuti di quanto ha detto Fini, mi vengono due considerazioni di base: la prima è quella del politico che parla più da opposizione al leader che da alleato. E non da opposizione interna, su questo ha ragione Bossi, ma d'altra parte, lo ricordo ancora, lui non doveva più prendere caffè con Fini da molto tempo. Adesso gli farà solo bene alla salute, viste le sue condizioni.
Fini attacca tutti i punti del programma di governo, dando praticamente dell'incapace a Berlusconi, con dovizia di particolari e di tesi; peccato che nessuno dei punti che egli tocca sia in realtà, originale. Tutti sono stati, nel corso delle ultime settimane, ripresi e analizzati da tutti i leader dell'opposizione vera, da Bersani a Casini, da Di Pietro a Vendola a Chiamparino e a moltissimi altri che, durante il periodo estivo, si sono alternati, spesso ingnoti alla grande massa, per affermare l'opinione dei partiti.
Scuola, sanità, sicurezza sono state duramente criticate, e ben sappiamo che le "TRE ESSE" sono il fulcro di qualsiasi Stato democratico, insieme alla Giustizia. L'aver rivendicato con forza l'onestà e l'indipendenza della Magistratura dalla politica è stato da sempre il cavallo di battaglia di Di Pietro. La Famiglia dimenticata, trascurata, sbeffeggiata da un Governo che non le ha saputo dare nessuna aiuto concreto, nè in termini di tassazione (PD), nè di "Quoziente Familiare" (Casini): quante volte l'opposizione ha detto queste cose?
Ma soprattutto, dov'era Fini e dov'erano i suoi, nelle file del PdL quando c'erano, a difendere questi diritti, a sostenere queste tesi? Oggi si sentono espulsi, ma fino a ieri erano loro stessi correi di quanto denunciano. E questo non li assolve.
Secondo punto, il Fini istituzionale. Reclama una maggiore sobiretà e minore litigiosità della politica, ed anche qui mi viene da dire che in molte occasioni sono stati lui ed i suoi graduati (visto che si è parlato di generali, colonnelli e capitani) a soffiare o lasciar soffiare sul fuoco delle tensioni, delle accuse e delle smentite.
Ancora ieri, alle domande dei giornalisti sulle tensioni in maggioranza Cicchitto rispondeva serafico che tutto era calmo e sotto controllo, quando era palese a tutti che non fosse così, che attacchi e bave alla bocca di molti esponenti del centrodestra erano di una tale evidenza che non servivano nemmeno commenti.
Le elezioni sono alle porte, ed ancora una volta mi sento di dire che la mia previsione si è rivelata corretta. Un governo ingessato come questo fa solo male al Paese. La notizia odierna di Berlusconi che intende rivolgersi al Capo dello Stato per chiedere di mandare via Fini è in bilico tra ridicolo e anticostituzionalità.
I veri problemi del Paese sono ancora una volta messi da parte. Ci sono migliaia di insegnanti precari che sono, a pochi giorni dall'inizio della scuola, senza un incarico, c'è la scuola che rischia di cominciare nel caos.
La Sanità in ginocchio, l'assistenza che toglie risorse per i ragazzi down, i tagli nella scuola per gli insegnanti di sostegno: fatti nn degni di un Paese civile e la manovra economica non credo potrà essere rispettata, anche perchè viaggia su binari che in molti casi sono discrezionali, le riduzioni di spesa e di cassa sono tutte da verificare e non escludo, benchè Tremonti farà di tutto per evitarlo, una nuova manovra a fine anno.
In ogni caso abbiamo centinaia di migliaia di giovani senza lavoro o con un lavoro talmente precario che non può essere definito tale. Sappiamo per certo che la ripresa in Italia non c'è ancora e forse non ci sarà mai. Abbiamo un debito pubblico tra i più a rischio del mondo, eppure si minimizza su questo punto.
Mi chiedo cosa sarebbe successo se Prodi anzichè un paio di voti maggioranza, la passata legislatura, ne avesse avuti una ventina, giusto il minimo per tirare avanti fino alla fine. Avrebbe concluso il suo mandato la prossima primavera e di certo il debito pubblico sarebbe stato inferiore all'attuale e le condizioni di ripresa del Paese più chiare. Forse perfino le tasse sarebebro potute essere più basse, perchè si stavano per attuare delle disposizioni in materia che avrebbero permesso questo. Durante la crisi non si sarebbero dati soldi a pioggia agli industriali e niente alle maestranze e forse anche la Famiglia avrebbe potuto avere qualche cosa di più.
Inutile piangere sul passato, ma sarebbe stupido nominare oggi Fini capo dell'opposizione.

lunedì 28 giugno 2010

Il fallimento di una nazione

"L'Italia scala la classifica europea (Ue-27) per la pressione fiscale: nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008. L'Italia si colloca così al quinto posto, insieme alla Francia, in Europa per pressione fiscale. Nel 2008 era al settimo posto. E' quanto risulta dai dati sui conti pubblici nel 2009 diffusi oggi dall'Istat. Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l'anno dell'Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%). A pesare una diminuzione del Pil maggiore della diminuzione delle entrate" (fonte: La Repubblica - Affari e Finanza del 28 giugno 2010).
Secondo il quotidiano "Nel 2008 era al settimo posto. E' quanto risulta dai dati sui conti pubblici nel 2009 diffusi oggi dall'Istat". E dopo queste affermazioni la memoria corre al 2008, quando per le medesime ragioni cadde il Governo Prodi. Cosa che in qualche modo viene sottolineata anche dall'articolo, quando afferma: "Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l'anno dell'Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%)".
Ora, ci potrebbe essere chi potrebbe provare ad obiettare che all'epoca dei fatti, tra il 2007 ed il 2008, i ministri della Sinistra (Rifondazione nello specifico) andavano in piazza a protestare contro i loro stessi ministeri e contro il Governo: grande testimonianza di Democrazia? No, alla luce dei fatti, solo un suicidio politico pagato con le elezioni di pochi mesi dopo.
Una delle promesse del programma di Berlusconi fu la riduzione delle tasse, cosa che era già stata esclusa poche settimane fa, ma che adesso appare quanto mai improponibile, anche alla luce del fabbisogno finanziario dello Stato, in rosso malgrado la riduzione dei rendimenti dei BOT.
Grazie a tutte queste promesse non mantenute, adesso non è che la situazione sociale e politica sia migliore: abbiamo i due cofondatori del PdL (Fini e Berlusconi) separati in casa, divisi ormai su tutto, con sgambetti e ripicche che affollano le cronache. Anche se le cose peggiori non vengono divulgate, come la soppressione sul settimanale "Chi" (gruppo Mondadori) della rubrica in difesa delle donne della Bongiorno e Huntziker perchè l'avvocato e deputato Bongiorno, in quota ai Finiani, è stata tagliata perchè non in linea con la politica editoriale del gruppo. Fantastico.
La lotta interna ed intestina si differenzia da quella di tre anni fa solo per il fatto della pubblicità degli eventi, perchè per tutti gli altri aspetti è anche peggiore, e qui arriviamo al terzo aspetto della questione comparativa.
Il Governo Prodi fu criticato per il gran numero di Ministri e Sottosegretari che aveva, ma oggi, o almeno pochi giorni fa, è stato nominato il 24.mo Ministro del Gabinetto Berlusconi. Si tratta di un personaggio alquanto criticato, di nome Aldo Brancher. In quota al PdL, ma strettamente legato agli uomini della Lega, come l'altro ministro Calderoli. Cosa fa questo signore? Poche ore dopo essere stato nominato invoca il leggittimo impedimento per se, allo scopo di eludere il procedimento penale a suo carico presso il tribunale di Milano, tanto che il Pubblico Ministero ha dichiarato in udienza di sentirsi preso in giro.
Scaricato dai suoi e dagli altri, a Brancher non resta che fare marcia indietro, enunciare la frase di rito: "Sono stato frainteso" e cominciare a cercare un'altra strada per arrivare alla decorrenza dei termini. Ma di dimettersi non se ne parla.
Così come non si parla di dimissioni per Abete, il presidente della Federcalcio, malgrado la figuraccia dell'Italia. Chi ha deciso di riprendere Lippi, lo ha sempre sostenuto, gli ha permesso di fare in tutta libertà le sue scelte (giustamente), chi gli aveva già preparato il successore (ad insaputa della sua squadra di club, altro colpo da maestro), non ha adesso il coraggio di assumersi le proprie responsabilità fino in fondo e di dare le dimissioni.
Dimissioni, parola quanto mai priva di significato dal momento che la nostra vita sociale e politica sta perdendo sempre più dignità. Così come la Nazionale è stata accolta nella più fredda indifferenza, che è molto peggio di qualsiasi forma di constestazione, che paradossalmente avrebbe testimoniato passione per la squadra.
Nel luglio del 2006, quando l'Italia vinse il mondiale, era Presidente del Consiglio Romano Prodi. Oggi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, esperto di sport al punto di essere anche presidente del Milan AC, non batte ciglio nè per la vergognosa eliminazione della Nazionale, nè per la vergognosa vicenda Brancher, nè per l'aumento delle tasse.
E gli italiani? Zitti con la lingua in bocca e le mani in mano. Riflettete...

martedì 5 gennaio 2010

Una pressione fiscale reale elevatissima

Mi è appena giunto, e ve lo pubblico integralmente, un comunicato di AssoEdilizia, che ritengo estremamente importante. Anche se un po' lunghetto, vi invito a leggerlo con attenzione!
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DENUNCIA: Le anomalie della fiscalita' italiana - PRESSIONE FISCALE REALE AL 51,1 %
  • I cittadini di alcune Regioni, per mantenere il livello di vita medio che si riscontra nel Paese, devono guadagnare di più perche' più caro è il costo della vita: ma in tal modo, con il sistema della progressivita' delle aliquote marginali nella tassazione del reddito, pagano proporzionalmente maggiori imposte.
  • Mantenere un cittadino costa allo Stato più o meno la stessa cifra a Torino ed a Bari, a Bologna ed a Napoli. Ma in Italia alcuni cittadini, a seconda delle diverse aree geografiche, danno allo Stato molto di più di quanto ricevono, mentre per altri è l'inverso.
  • Il federalismo distorto: lo stato trasferisce funzioni e competenze agli enti locali senza trasferire parallelamente agli stessi parte del prelievo fiscale erariale (il 95 % del prelievo fiscale avviene a favore dello Stato) per consentire lo svolgimento del compito.
In tal modo lo Stato costringe gli enti locali a calcare la mano con le tasse e con gli oneri parafiscali di cui hanno la disponibilita' propria. Ed allora ecco nei diversi comuni l'aumento del carico ICI, degli oneri di urbanizzazione e dei contributi di costruzione, delle tasse per l'occupazione del suolo pubblico e per i passi carrabili, della Tarsu, le addizionali Irpef, i riclassamenti catastali, l'ecopass, il ricorso sempre più frequente al project financing, i pedaggi sulle tangenziali, la rigida politica delle contravvenzioni comunali e via dicendo.
Tra imposizione fiscale locale ed oneri parafiscali, si realizza dunque un vero e proprio raddoppiamento delle tasse: una volta allo Stato ed in aggiunta, una volta agli enti locali. Occorrerebbe quanto meno che le imposte locali fossero rese detraibili da quelle erariali.
Una pressione fiscale reale elevatissima.
Essa è pari al 51,1 %. Per il calcolo, infatti, il PIL va depurato della quota presunta di sommerso. Al contribuente italiano a regime, non interessa tanto il dato della pressione fiscale ufficiale, che è ricavato in rapporto ad un PIL teorico (comprendente una quota presunta di economia sommersa), per cui siamo al paradosso che, più alta è l'evasione e minore è il dato indicatore della pressione fiscale.
Questa conclusione si ricava analizzando i criteri esplicitati dall'ISTAT, in relazione alla determinazione del dato indicante la misura del PIL. Al contribuente interessa viceversa il rapporto tra il carico complessivo del prelievo fiscale (imposte dirette ed indirette) e dei contributi sociali da un lato, ed il PIL reale -depurato della quota presunta di sommerso- d'altro lato.
Questo dato è, secondo i calcoli del Centro Studi Economia e Fisco di Assoedilizia, pari al 51,1%.
A determinarlo concorrono peraltro solo coloro che pagano le tasse (gli evasori pagano solo parte di IVA relativa ai consumi correnti) e, fra loro, non tutti allo stesso modo. Alcune categorie sono colpite maggiormente dalla pressione fiscale, a seconda del regime tributario che le riguarda.
Altra anomalia del sistema fiscale italiano rispetto a quelli del resto dell’Europa (ricerca del Centro studi Economia e Fisco) è il rapporto invertito, tra il gettito delle imposte dirette e quello delle imposte indirette. Il primo supera l’altro del 20%; mentre in Francia è l’opposto: il secondo supera il primo di circa il 30%; in Germania di quasi il 50%; in Spagna del 15%; in Portogallo del 100%.La questione non si riduce ad un mero rilievo statistico, ma presenta riflessi pratici di grande portata. Semplificando concettualmente, possiamo dire che nelle imposte dirette rileva la capacità contributiva legata alla produzione, più che al consumo del reddito. Esse, in altri termini, colpiscono nel contribuente non la capacità di spendere, ma quella di guadagnare. Con la conseguenza che, se i redditi non vengono dichiarati o lo sono in modo irregolare, si dà luogo all’evasione fiscale.
Ricordiamo incidentalmente che il nero in Italia è stimato nell’ordine del 24% del PIL; contro il 16% della Germania, il 14% della Francia, il 12% della Gran Bretagna. Solo il Portogallo ci supera con il 30%. (Dati Banca Mondiale). Con le indirette, viceversa, è più facile bypassare i fenomeni di evasione o di elusione, in quanto il reddito viene inciso fiscalmente, non all’atto della sua produzione ed in relazione alla sua dichiarazione da parte del contribuente, ma quando emerge in sede di spesa, di trasferimenti o di investimenti economici.

lunedì 10 agosto 2009

La notte di San Lorenzo

10 agosto, San Lorenzo. Stanotte inizierà il fenomeno delle stelle cadenti, mentre Milano stenta a risvegliarsi, questa mattina. La settimana di Ferragosto è iniziata. Per molti le ferie erano già iniziate almeno la settimana scorsa, per alcuni addirittura prima, e per molti non si sa cosa potrà voler dire il mese di settembre.
Le voci di possibili ulteriori perdite di posti di lavoro (200.000 appunto a settembre) erano nell'aria da tempo, ma come sempre, finchè le cose non si concretizzano, la speranza rimane l'unica cosa che nessuno ci può togliere.
Il posto di lavoro visto e pensato durante la notte di San Lorenzo, quella delle stelle cadenti, quella dei desideri da esprimere. Verrebbe quasi voglia di raccomandarsi al santo e di pregarlo di non fare come qualche nostro leader politico di governo, che preferisce infarcire la gente di balle piuttosto che riconoscere di aver fallito.
I dati sono evidenti: Prodotto interno lordo (PIL) a -6%, livello di disoccupazione che viaggia ormai verso il 9%, calo della produzione industriale a giugno, il mese che tutti pensavano essere il giro di boa della ripresa industriale.
A questo punto Tremonti dovrebbe essere più chiaro: chi vuole prendere in giro?
Confindustria? I lavoratori? I pensionati? Il Paese? Credo che ormai non ci siano molte persone che possono credere alle favole che racconta il Governo. Eppure...
Eppure dal cilindro di questo stupefacente Governo (l'aggettivo è voluto e ricercato) si tirano fuori cose di quarant'anni fa: la Banca del Mezzogiorno e le gabbie salariali. E perchè non la scala mobile detta contingenza? O il cottimo? Oppure pensa di legalizzare il lavoro nero...
Mi fermo perchè non vorrei dare troppi suggerimenti a questo Governo di cialtroni. Chi mi legge solitamente sa che misuro le parole, ma in queste circostanze mi sembra che si sia superato ogni limite.
A cominciare dal fatto che nel corso di un accordo Russo-Turco appaia (a che titolo?) il nostro Berlusconi a benedire l'accordo stesso. Oppure che il governo Libico, ormai amico del nostro paese, avendo messo da parte ogni antico odio coloniale, decida di allargare a 72 miglia il limite delle proprie acque territoriali, arrogandosi il diritto di sequestrare i pescherecci di Mazara del Vallo, in quella che è l'antica rivalità per la pesca nel Canale di Sicilia.
In questo momento pure piove, Governo Ladro. La conoscete l'origine di questo detto? Fu quando il Governo inglese, alla fine dell'Ottocento, introdusse una tassa sull'ombrello. Non ditelo a Silvio, che altrimenti ce la mette subito.
La RAI se ne va dal satellite di SKY, coloro che non possono vedere la RAI attraverso i canali in chiaro perchè il proprio territorio non è raggiunto dal segnale, minacciano di andarsene. Credo invece che sia solo un'opportunità per loro: evitare di vedere notiziari dove per 15 minuti si elogia l'azione del Premier Berlusconi e per 15 si fa gossip. Che tristezza... neanche fossimo in Corea del Nord.
Ma in più di 60 anni di storia repubblicana, si era mai arrivati ad un livello di pratica politica così basso? E soprattutto, siamo mai arrivati ad avere il popolo italiano così distante dalle istituzioni e dalla politica? Perchè questo è il vero motivo della mia indignazione: l'indifferenza della gente, l'incapacità di reazione democratica e civile che, in un contesto di finta libertà come quello odierno, caratterizza questa società.
Ci hanno talmente anestetizzato gli ideali, i valori sociali, la voglia di confronto civile barattandoli con la "poltiica del fare (male)", del decisionismo improvvisato e catastrofico, degli annunci a sorpresa, tanto che ormai siamo come di fronte alle pubblicità: in attesa del prossimo shock.
Ormai siamo come ebeti di fronte a questi annunci: mentre la Lega ritratta sulle gabbie salariali su invito della restante parte della maggioranza, il Leader Maximo annuncia che "si può fare". La smentita che dura un weekend. L'incredibile che diventa vero e la notizia si accartoccia.
Stupore, sorpresa, terrore, reazione? No, semplicemente aspettiamo la prossima stronzata.
Caro San Lorenzo, ne avrai di lavoro stanotte...

lunedì 3 agosto 2009

Un'estate calda e rossa di vergogna

Questo primo fine settimana di vacanze ci lascia un po' perplessi, per diverse ragioni.
La prima è che, nonostante la crisi annunciata, prevista, incipiente (trovate voi l'aggettivo gisuto), quest'anno tutti se ne vanno al mare o ai monti, alla faccia di chi pensa non sia il caso di trastullarsi. L'autunno ci dirà forse come stanno davvero le cose.
La seconda è figlia diretta della prima: visto che nessuno ha voglia di restarsene a casa, allora via sulle strade italiane. Ed allora, ecco che vengono a galla gli eterni problemi infrastrutturali della nostra penisola, dovuti un po' anche alla sua conformazione morfologica e geografica: lunga lunga, stretta stretta e con un grande cappello in testa (le Alpi e la pianura Padana).
Ma questo non basta a spiegare i 32 chilometri di coda al passante di Mestre, non serve a dipanare gli eterni problemi sulla Salerno-Reggio Calabria. A Mestre la situazione ha del paradossale: il passante serviva proprio per non andare ad imbottigliarsi sulla tangenziale, che col traffico pesante diventa una trappola mortale. Ma se non si cambia il modo di gestire i passaggi ai caselli autostradali, i veri generatori di code non appena si alza il livello di traffico, potremo costruire autostrade ad 8 corsie, sul modello americano, ma continueremo ad avere questo pessimo risultato.
Infatti, l'unico strumento in grado di eliminare questo problema si chiama Telepass, l'hanno inventato molti anni fa, ma ancora relativamente in pochi lo usano.
A mio parere, ogni entrata (e conseguente uscita) autostradale andrebbe dotata di telepass, e l'accesso impedito a chi non ce l'ha. Le nuove auto dovrebbero averlo già a bordo come la ruota di scorta o l'air-bag. Se questo avvenisse, ognuno pagherebbe il pedaggio autostradale solo ed unicamente in base ad una tariffa chilometrica stabilita uguale per tutti, e pagherebbe solo per i chilometri percorsi in autostrada, evitando di avere tratte a costi esosi (come il tratto Varese-Milano), mentre altri tratti sono praticamente gratuiti. Un'agenzia unica ridistribuirebbe poi gli incassi ai gestori autostradali, sulla base dei chilometri effettivamente percorsi sulle loro tratte.
Adesso, se qualche onorevole leghista della zona volesse prendersi anche questa idea, gliela lascio volentieri, come quella del Car-Pooling: l'importante è che si faccia qualcosa di concreto e di buono.
C'è poi un altro discorso che vorrei fare sull'efficienza di questo Governo di Centrodestra, che la maggioranza degli elettori italiani hanno voluto, tirandosi la zappa sui piedi. Già, perchè se al precedente Governo Prodi non ne veniva perdonata una e doveva fare tutto e subito, al nostro caro Berlusconi viene perdonato tutto e di più. Forse gli amici italiani dimenticano che dall'aprile 2001 al oggi (vale a dire in 8 anni e mezzo) l'Italia è stata governata per 7 anni (sette) da Berlusconi, eppure c'è qualche ministro (nella fattispecie Tremonti), che fa addirittura pagare al breve periodo di governo Prodi il fatto che non cali la pressione fiscale. Siamo oltre il ridicolo.
Ma soprattutto, la vera vergogna di questa estate vacanziera si chiama CAI-Alitalia. Venerdì sera 31 luglio 2009, durante il telegiornale delle 20.00 è stato trasmesso un servizio dove veniva intervistato l'Amminstratore Delegato di CAI Rocco Sabelli, il quale parlava di conti in pareggio e di efficienza e puntualità della nuova compagnia. Uno spot televisivo enorme, smentito immediatamente dai fatti: sabato e domenica (1 e 2 agosto) sono stati due giorni di tragedia per la compagnia aerea. Con sublime silenzio della prima rete nazionale.
Nel gennaio 2009 Adusbef affermava che il vero comandante di Alitalia era Berlusconi: aveva ragione. Ora il Premier non esita di far leva sulla comunicazione di massa per convincere gli italiani a volare con la vecchia "compagnia di bandiera", per fare in modo che i suoi soci d'affari non restino delusi.
La verità, purtroppo, è che malgrado tutti lo sappiano, a pagare continua ad essere solo Pantalone...

martedì 28 luglio 2009

Lo scudo fiscale allarga la forbice sociale

In queste ore il Governo sta approvando la legge Anticrisi che contiene anche un decreto che passa sotto il nome di "Scudo fiscale". «La norma prevede - si legge nella relazione tecnica - l'istituzione di un'imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato» e a «condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paese dell'Unione europea». Al modico costo del 5% del capitale rimpatriato.
Ora, considerato che chi esporta capitali all'estero debba essere persona facoltosa, imprenditore o libero professionista di un certo livello, non si può dire che questa manovra potrà interessare la maggior parte degli italiani. E se qualcuno ha esportato all'estero, in qualche paradiso fiscale, ingenti somme di denaro, al di la del come se le sia procurate, è evidente che nella maggior parte dei casi si tratta di qualcuno che ha almeno evaso le tasse su questi capitali.
Ecco perchè, come lavoratore dipendente a reddito fisso, impossibilitato per legge ad evadere anche un solo euro del mio reddito dalla tassazione, sono costernato e assai incazzato per queste misure che permettono, in ogni caso, di evadere almeno il 35% delle tasse dovute su quei capitali in qualsiasi modo esportati. E comunque generati.
Questo Governo non ha compiuto alcuna azione a favore della legalità finanziaria, ma ancora una volta, come nel 2002, permette a chi evade il fisco di poter operare nella più assoluta impunità, chiede quasi un favore a chi illecitamente ha esportato capitali affinchè ritornino in patria e consente loro l'impunità a fronte di questi fatti.
Questo Governo non pensa ai lavoratori, milioni di lavoratori e pensionati, che hanno tassato il loro reddito fino all'ultimo centesimo e costituiscono l'ossatura fiscale del Paese, alla faccia di coloro che invece se la filano altrove con i loro capitali chissà come guadagnati.
Dire solo che tutto questo è una vergogna sarebbe parziale, senza chiedersi come mai nessuno dica nulla e gli organi di stampa non facciano altro che assecondare la condotta del Governo, riportando le notizie che anche in altre nazioni europee e mondiali questo "Scudo fiscale" è stato adottato (pur con condizioni assai diverse). Chi governa oggi lo fa con l'appoggio del Quarto potere, alla faccia dei cittadini che non hanno nemmeno il coraggio di protestare, e con blande azioni di replica da parte della stessa opposizione parlamentare.
Il Governo Prodi cadde anche per la politica della pressione fiscale sugli evasori parziali e totali, unica forma di giustizia fiscale applicata in Italia in questo secolo, ma manipolata ad arte da chi ha fatto diventare pressione fiscale generale ciò che era semplicemente recupero di tassazione dovuta. Se le tasse le paghiamo tutti, ne paghiamo meno ed aumenta il beneficio per tutti.
Allora dico ai cittadini che di fronte a questo atto, come di fronte ad altri che indeboliscono la struttura sociale del paese, come l'assoluta mancanza di azioni verso la famiglia ed in particolare le famiglie numerose e monoreddito (tema sul quale sempre si alzerà la mia protesta), è tempo di agire anche attraverso l'azione sociale.
Il periodo di ferie, quest'anno, porti ai cittadini la responsabilità di pensare ad uno stato sociale diverso e più articolato, ma soprattutto fuori da uno schema preordinato di "allargamento della forbice sociale": chi più ha, più avrà. Questa è la più grande ingiustizia di questo Governo.

venerdì 26 giugno 2009

E pensare che Bennato l'aveva detto

Torno ancora una volta sul fenomeno Berlusconi non per morbosa curiosità, ma per mettere in luce lo stridente contrasto tra lui e la realtà e tra lui e i leader veri della politica.
«Io non cambio, gli italiani mi vogliono così. Ho un gradimento del 61%. Mi vogliono così perchè sentono che sono buono, sincero, generoso, leale, che mantengo le promesse».
E' evidente che la gente queste cose non le dice e, soprattutto, non le pensa. Sono pochi coloro che amano veramente e disinteressatamente Berlusconi per la sua persona; chi lo vota lo fa per altre ragioni, in massima parte legate ad interessi di tipo personalistico o economico.
La cosa che mi lascia stupefatto nelle affermazioni del Premier è l'assoluta mancanza di analisi politica, della situazione del Paese, della crisi economica, della situazione dell'imprenditoria, dell'industria, del mondo del lavoro e, non da ultimo, della situazione politica internazionale con casi come quello dell'Iran e della Corea del Nord che preoccupano il mondo. Nemmeno una parola.
Va a preparare un G8 che potrebbe essere difficile col sorriso sulle labbra e rilasciando interviste sul proprio recente passato da supposto mandrillo, con una veemenza nella difesa che richiama il vecchio detto latino: "Escusatio non petita, accusatio manifesta".
Eppure tutti gli indicatori sociali ed economici continuano a dare segnali inquietanti, ma su questi si stende (da parte di tutto il Governo) un pietoso velo di silenzio.
Il deficit che si incrementa dell'1% al mese, il PIL in calo tra il 3 ed il 5% su base annua ci dovrebbero fare intravvedere una situazione da Terzo Mondo. Prosegue il calo dell’occupazione ad aprile. L’indice generale nelle grandi imprese è sceso dello 0,4% su base congiunturale al netto della cassa integrazione guadagni mentre è diminuito del 4,1% su base tendenziale, la flessione maggiore almeno da gennaio 2001, quando inizia la serie storica. Lo comunica l’Istat. Al lordo della cig si registra invece una flessione dello 0,1% si base mensile e dell’1,3% su base annua. Da gennaio ad aprile 2009, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, la variazione è stata negativa del 3,3% al netto della cig e dell’1,1% al lordo.
Questi sono dati, non parole vane, non atteggiamenti o vagheggiamenti.
C'è una canzone di Edoardo Bennato che si intitola E-A-A, appartiene alla sua prima produzione e sta nell'album "Io che non sono l'imperatore"; concludo riportandone le parole, per una riflessione che vorrei seria da parte di tutti gli italiani.
EAA ma come andiamo forte
eaa ormai nessuno ci può fermar
EAA giù per la discesa
eaa ormai nessuno ci può fermar
EAA dritti verso il burrone
eaa ormai nessuno ci può fermar
EAA ho parlato col conducentee mi ha detto in un orecchio
che ha i freni rotti e che non vanno più
EAA mi hanno detto che non è sua la colpa
ma che lui farà il suo dovere fino in fondo
e poi si vedrà
EAA giù per la discesa, dritti verso il burrone
ormai nessuno ci può fermar
EAA mi sono distratto per un momento
e il conducente ha premuto un bottone
e si è catapultato giù.
EAA ma chi se lo aspettava
che era un pullman così attrezzato
che quello si catapultava giù
EAA gli altri continuano a intonare cori
non si sono ancora accorti di niente
e continuano a cantar
EAA vorrei prendere io in mano il volante
però poi ripensandoci bene
ma chi me lo fa far
EAA qui le cose si mettono male
quasi quasi premo anch'io quel bottone
e mi catapulto giù
EAA ma come vanno forte
non si sono ancora accorti di niente
e continuano a cantar
(quelli che cantano adesso siamo noi....)

giovedì 25 giugno 2009

Paghiamo continuamente multe all'Europa

La Commissione europea ha deciso di aprire una nuova procedura d'infrazione contro l'Italia per non essersi adeguata alla sentenza della Corte di Giustizia Ue che prevede l'equiparazione dell'età pensionabile tra uomini e donne nel settore pubblico (Fonte: Sole24Ore).
Ecco una dimostrazione che L'Unione Europea non è una cosa tanto pellegrina. L'Italia paga milioni di euro ogni giorno all'UE per le frequentissime infrazioni a cui siamo andati incontro in questi ultimi anni in tema di politiche agraria, giustizia, sicurezza, ambiente...
Abbiamo affrontato le ultime elezioni europee come se fossero un fatto interno, ed invece sono basilari per definire le politiche a livello comunitario, che rappresenta ormai la nostra "casa comune".
Paesi che non hanno firmato la Costituzione Europea hanno comunque un atteggiamento meno banale nei confronti di questa istituzione di quanto non abbia l'Italia, e credo che la resposnabilità di tutto questo sia in capo al Governo di Centrodestra che dal 2001, con una breve pausa di 19 mesi, guida la nostra nazione. Tra l'altro, proprio quei 19 mesi hanno rappresentato una felice parentesi europea, essendo calato il debito pubblico ed avendo assunto iniziative che, se fossero state portate a conclusione, avrebbero portato un notevole beneficio proprio in questo momento di crisi.
Purtroppo così non è stato...

giovedì 21 maggio 2009

L'incubo derivati ed i sogni dei bustocchi

L'incubo dei derivati insiste sopra le nostre teste. Poco a poco, anche le persone meno ferrate sul tema hanno cominciato a capire cosa siano questi benedetti derivati: una spece di slot-machine, partita da una idea positiva, terminata con una roulette russa per le amminsitrazioni locali che hanno intravisto in questa soluzione la possibilità di risolvere buona parte dei propri problemi finanziari a breve.
Cosa significa questo, ad esempio, per la realtà di Busto Arsizio? Il tentativo iniziale era semplice: spalmare i debiti acquisiti dalla gestione un po' corsara della Lega (che aveva portato il debito da 36 a 150 miliardi di lire tra il 1994 ed il 2002), in un periodo di circa 25 anni. Allungare il brodo, insomma, permettendo da un lato di avere a disposizione maggiori risorse ma, dall'altro, aggravare il debito per le amministrazioni future.
In pratica, i nostri figli che amministreranno la città tra 15/20 anni dovranno pagare i nostri debiti, mentre noi oggi ci godiamo un minore carico. Ma poi abbiamo voluto esagerare, siamo andati verso la parte più difficile da cogliere di questa operazione, arrivando a scommettere che avremmo avuto una forbice (con un tetto, "cap", ed un minimo, "floor") entro la quale si sarebbero mossi i tassi di interesse.
Abbiamo perso la scommessa. Purtroppo le cose (come tutti sappiamo) sono andate in modo diverso ed ora stiamo perdendo un bel po' di soldi, per cui uscire da quella operazione ci costerà parecchio, almeno qualche centinaio di migliaia di euro.
E considerando lo stato delle nostre finanze, questo significherà che ancora di più pagheremo gli errori del passato, non solo in termini di investimenti sbagliati, di scelte fuori dalla realtà, di errori tattici e strategici.
I Cinque Ponti, le passerelle, lo stadio di atletica, il Borri, la ex caserma della Finanza: solo questi sono costati alle casse della città 10 milioni di euro. Letteralmente buttati via.

domenica 17 maggio 2009

La crisi c'è, eccome. Ecco i numeri.

In queste ultime settimane tutti gli indicatori finanziari ed industriali danno chiarissimi segni che la crisi è ancora molto lontana dall'essere risolta. L'ultima notizia riguarda il potere di acquisto dei salari in Italia: con un salario netto di 21.374 dollari, l'Italia si colloca al 23/o posto della classifica dei 30 paesi dell'Ocse.
Questo significa che il costo del lavoro nel nostro paese è già sotto la media internazionale, mentre il costo dei beni è decisamente più alto. Questo significa anche che in qualche modo i lavoratori italiani si barcamenano quando hanno un lavoro, ma sono davvero in difficoltà quando il lavoro non c'è più.
In queste condizioni dovrebbe essere interessante per investitori di altri paesi venire ad investire in Italia, se non fosse per le tasse che si pagano, visto che la manodopera è tra le più qualificate del mondo e la produzione ha nicchie di assoluta eccellenza; eppure tutto questo non sembra bastare per farci restare ai bordi della crisi.
Un altro fattore che ha fatto da ammortizzatore per la nostra economia è la situazione del credito delle nostre banche, le quali hanno avuto difficoltà anche grandi solo perchè nei loro portafogli erano presenti notevoli quantità di titoli "spazzatura", quelli sui quali tutte hanno fatto speculazione e che adesso sono solo carta straccia. Ma in Italia il credito era da sempre a basso rischio proprio perchè le banche hanno sempre avuto un atteggiamento molto cauto (ed uso un eufemismo) nei confronti degli investitori.
Ma questi sono gli unici indicatori positivi, ammesso che prendere una paga inferiore agli altri paesi possa essere positivo... Tutto il resto dice solo di un pauroso arretramento ad ogni verifica degli indici sia interni che internazionali.
Il PIL, il prodotto interno lordo crolla nei primi tre mesi dell'anno. Va giù del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2008 e del 2,4% nel confronto con i tre mesi precedenti. E' il peggior risultato da 29 anni a questa parte ed esattamente dal 1980, quando ha inizio la nuova serie storica confrontabile. E' il quarto calo consecutivo per l' economia. Secondo i calcoli dell'Istat, il ribasso già acquisito per l' intero anno è del 4,6%: significa che questa sarà la performance finale del Pil se le variazioni dei prossimi trimestri saranno nulle.
Pesante anche il crollo delle entrate fiscali nei primi due mesi dell'anno. Azzoppato dalla crisi economica e dalla recessione, il gettito di gennaio e febbraio è diminuito, rispetto allo stesso periodo del 2008, del 6,6 per cento: all'appello delle casse dello Stato mancano 4 miliardi riducendo gli incassi a 56,8 miliardi. L' Iva, l'indicatore più sensibile al calo dei consumi (ma potrebbe risentire anche di un aumento dell' evasione), è crollata del 9,7 per cento perdendo 1,3 miliardi. L'Ires, pagata dalle imprese, è precipitata del 64,2 per cento. Regge l'Irpef, sostenuta soprattutto dal lavoro dipendente, con un calo del 2,2 per cento. Calo generale comunque per tutte le voci legate in qualche modo al tenore di vita: dall' imposta di consumo sul gas metano (9,5%) all' imposta di registro (14,9%).
Tutti questi dati dovrebbero far tremare le vene ai polsi dei nostri governanti, se aggiungiamo l'onere derivante dal terremoto in Abruzzo. Anche qui l'altalena politica sui contributi della Comunità Europea è stata patetica: non li vogliamo, ma se ce li danno li prendiamo.
Ed i costi per la ricostruzione richiedono fondi che oggi non ci sono. Anzi, a questo proposito, la situazione del debito pubblico è assai preoccupante, anche perchè quasi tutti i paesi industrializzati hanno preso sulle spalle del debito pubblico buona parte degli oneri derivanti dai vari "buchi" creati da banche, assicurazioni e privati. Stando alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il rapporto tra il debito pubblico e il Pil negli Stati Uniti passerà dal 63% del 2007 al 107% nel 2014; in Giappone, dal 188% al 234%; dal 66% al 91% in Eurolandia; e dal 103% al 129% in Italia. Sono solo stime, ma rendono l' idea dell'enorme espansione del debito che sta avvenendo contemporaneamente nel mondo.
Io credo che la crisi sia in realtà ora in una fase di stallo, che il prossimo passaggio possa essere una piccola ripresa, ma il fatto è che non ci sono segnali certi nè di quando nè per quanto essa possa avvenire. Di certo il 2009 non potrà rimontare tutto il disavanzo che abbiamo accumulato: sarà un anno di sofferenza e di speranza per il futuro, ma sarà anche il caso che il Governo Pinocchio la smetta di tenere questo atteggiamento nei confronti dell'Italia e degli italiani e si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, attuando finalmente misure in grado di essere un correttivo efficace a questa situazione.

mercoledì 29 aprile 2009

I derivati, questi sconosciuti

Sta facendo un certo clamore la vicenda dei derivati di Milano, dove la magistratura ha dimostrato qualcosa di più di un semplice interessamento, mandando la Guardia di Finanza presso le sedi della Deutesche Bank a verificare se le condizioni di gestione abbiano causato seri danni economici agli enti che li hanno sottoscritti.
Anche Busto Arsizio ha trattato la sua parte di derivati con DB, per cui risulta particolarmente interessata a questa vicenda. La Corte dei Conti ha già denunciato in passato un uso scellerato di questi strumenti finanziari da parte degli enti locali, a cui n0n si può togliere parte delle responsabilità che hanno condotto a questa situazione.
Facendo una battuta, sarebbe stato meglio per qualcuno tentare con quote del superenalotto che avventurarsi in questo vicolo, che ora appare anche cieco. Abbiamo pagato meno per pagare di più, diceva oggi un quotidiano nazionale.
I meccanismi che regolano questi derivati sono apparentemente semplici, in realtà non banali. Non mi fermo ora a descrivere il contesto, chi vuole può facilmente documentarsi, ma semplificando dico che ci sono due limiti, uno superiore ed uno inferiore, corrispondenti al minimo e al massimo di tasso su cui si "scommette". L'importante è stare nella forbice per avere un equilibrio; se i tassi salgono e si supera il limite superiore, i comuni pagano comunque i tassi fino al limite, avendone un vantaggio. Ma se i tassi scendono sotto il limite inferiore i comuni pagano comunque il tasso stabilito da questo limite.
Oggi siamo tre punti abbondanti sotto il limite inferiore, quindi i comuni ci stanno perdendo un mucchio di soldi in interessi maggiori che possono sì ricontrattare, ma pagando subito una penale molto alta.
Gli esperti dicono che la questione può solo migliorare se i tassi risaliranno, cosa improbabile per il 2009 e forse buona parte del 2010.
Vedremo...

sabato 7 marzo 2009

Una crisi anche culturale

La Commissione Crisi sta lavorando e qualche risultato lo sta portando, se non altro perchè si parla di questa commissione e di ciò che rappresenta, delle risposte che si sta cercando di dare da parte dei commissari, ma soprattutto si parla di ciò che questa crisi rappresenta e della seria volontà che tutti hanno di volerla battere, anche se non sarà una cosa facile nè breve.
Queste sono le guerre dei paesi industrializzati nel XXI secolo. Lo avevamo già visto nel secolo scorso, anche se in realtà sono passati pochi anni: in Europa non si combatte una guerra vera e devastante dal 1945, anche se i fatti di Bosnia di dieci anni fa non furono esattamente fiorellini di campo.
Ma i motivi per cui si facevano le guerre sono ancora presenti in queste crisi: potere, denaro, ricchezze, controllo strategico delle risorse, e via dicendo. Oggi non si combatte per le terre irredente, per l'Alsazia e Lorena, non ci sono le guerre dei cent'anni o delle due rose, ma petrolio, gas, risorse naturali e prossimamente (secondo me in alcune zone si combatte già anche per questo) l'acqua potabile.
Cosa c'entrano tutte queste cose con la crisi di casa nostra? Molto. Questa crisi, è ovvio, non l'abbiamo generata noi. L'hanno generata l'ingengeria economica creativa, quella che ha promosso mutui facili e senza grandi garanzie, che ha aperto alla commistione tra banche e assicurazioni, al punto che c'erano banche che assicuravano e assicurazioni che prestavano soldi.
Quando alcuni giochini finanziari sono saltati, anche le sicurezze economiche sono saltate. Oggi si rischia che di fronte a tutte queste cose gli impreparati o coloro che vengono presi dal panico siano, ad esempio, quelle persone che il nuovo sistema ha imposto come mediatori nei confronti della clientela bancaria, i promoter finanziari, il cui reddito dipende dalla quantità di risorse che riescono a tenere strette o ad avvicinare ai rispettivi istituti.
Dovrebbero consigliare i propri clienti, ma in realtà pilotano flussi di denaro in modo "politico", per assicurare un risultato alla propria azienda. Non ce l'ho con loro, ovviamente: in moltissimi casi sono solo dei giovani laureati costruiti apposta per fare questo mestiere, ma con chi li ha voluti così, con chi oggi insiste in questa linea.
Se si vorrà cambiare qualcosa dopo questo periodo, si dovranno cambiare alcune leggi non scritte ed alcune scritte. Si dovrà aumentare la tutela delle persone perchè non è possibile mettere a repentaglio capitali accantonati per una serena vecchiaia; occorre che il mondo capitalizzato capisca che il capitale vero non sono le ricchezze accumulate, ma il benessere che da esse deriva e che queste non possono essere esclusiva di poche persone. Giusto tassare chi ha redditi enormi: se togliete 100 euro al mese a chi ne guadagna 1000, gli riducete le sue esigenze primarie, se togliete un milione al mese a chi ne guadagna 10 milioni, non compromettete il suo avvenire.
Eppure la percentuale è la stessa.

lunedì 19 gennaio 2009

Anche Almunia ammette la gravità della situazione

L'Europa di Maastricht è in crisi. La crescita è negativa, la disoccupazione cresce, soprattutto nelle fasce deboli (lavoratori precari e a termine), ma anche per molti a tempo indeterminato, nel caso di chiusura delle aziende che davano occupazione.
Meno ricchezza, ma anche più debito: per l'Italia i nuemri sono chiari. Il Commissario europeo Almunia oggi ha fornito le stime per Europa e singoli stati, ed il quadro non è certo allettante. Ma chi mi legge con regolarità, questo già lo sapeva; la sorpresa sarà per chi ha dato sempre retta al nostro Premier Berlusconi.
"La crescita del Belpaese nel 2009 sarà fortemente negativa (-2%), in linea con la previsione pubblicata la scorsa settimana da Bankitalia. Per il 2010 si attende una modesta ripresa dello 0,3% comunque minacciata da mille variabili negative.
Non stupisce dunque che il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010. Ma la notizia ancora più allarmante arriva dal debito, il vero fardello del Belpaese (è il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%". (La Repubblica)
Almunia raccomanda prudenza, sostenere l'economia senza dissanguarsi in inutili sostegni generici, in quanto anche le banche potrebbero avere bisogno di un aiuto dovuto proprio a questa fase dell'economia: insomma, cercare di reagire ma senza creare nuovo deficit e debito.
Sono sempre più convinto che Padoa Schioppa ci serviva adesso più che mai...

domenica 18 gennaio 2009

I dolori di Tremonti, i dolori degli italiani

Un amico mi chiede come mai mi sia venuta la fissa dell'economia e della finanza. Forse perchè non ci siamo mai trovati in una situazione simile a questa negli ultimi 50 anni, e se qualcuno non facesse di tutto per intrattenerci su altri temi, avremmo già da tempo tutti capito verso cosa stiamo lentamente, ma inesorabilmente scivolando.
Scivolando perchè tutta la trasformazione non avverrà in pochi giorni, ma in mesi, se non in anni. Tutti sappiamo che il 2009 sarà molto duro, ma ancora non sappiamo se il 2010 sarà l'anno in cui riemergeremo dalla crisi e in che stato. Nell'ultima settimana ho speso molto tempo nel cercare di capire e nel relazionare, spero in modo chiaro, sulla questione. Oggi credo possa aiutare tutti noi ad approfondire questo argomento l'articolo di Eugenio Scalfari, che vi rimando < clicca qui > alla lettura integrale. Per chi non avesse tempo di leggere tutto il pezzo e si fidasse delle mie capacità di sintesi, metto qui sotto alcuni passaggi del suo articolo:
"Tremonti teme che nell'anno terribile che abbiamo appena cominciato a percorrere il Tesoro non riuscirà a raccogliere sul mercato italiano ed europeo i denari necessari a finanziare il fabbisogno necessario per le casse esangui dello Stato. Teme - ed ha ragione di temere - che i titoli italiani non troveranno sottoscrittori, attratti dai titoli emessi dagli altri paesi membri dell'Unione europea e in particolare dalla Germania e dalla Francia. Ci sarà, in questo 2009, una marea di nuove emissioni per finanziare i deficit dei bilanci europei, tutti in grave disavanzo per arginare con maggiori spese e con sgravi fiscali la recessione ormai in atto. I risparmiatori chiamati a scegliere a quale titolo affidare i loro risparmi preferiranno i "bond" tedeschi e francesi o addirittura i "Treasury bond" del Tesoro americano, a quelli italiani. Non inganni l'andamento delle ultime aste, dove la domanda di Buoni del Tesoro a tre mesi è stata superiore all'offerta. Si trattava di importi relativamente modesti e Germania e Francia dal canto loro non avevano ancora inondato il mercato con emissioni massicce. Ma nel prossimo futuro non sarà più così. L'incubo di Tremonti è questo: fare la fine della Grecia, dell'Irlanda, della Spagna e della stessa Inghilterra".
In questo passaggio possiamo trovare riflessa la tesi del nostro Alberto Pirani riguardo l'attenzione alle emissioni straniere. Ma Scalfari traccia anche una mappa delle conseguenze:
"La Grecia, se non interverrà a tenerla in piedi il Fondo Monetario internazionale, finirà addirittura fuori dall'euro; l'Irlanda corre lo stesso rischio. L'Italia è ancora lontana da quella soglia, ma il pericolo non è immaginario, esiste ed è concreto".
Tremonti cerca, secondo Scalfari, di arrivare alla costituzione di un Fondo Sovrano Europeo per difendere gli stati più deboli, ha già dato per scontato che affrontare l'innovazione nel settore automobilistico richiede un ingente sforzo, che però possono fare solo i privati, ed attende nuove da Obama, che mai come in questo periodo pare possa essere il suo mentore.
Ma ha anche sbagliato mosse strategiche quando tutto il mondo (e soprattutto chi dovrebbe avere sensibilità particolari prima che a tutti siano evidenti) era ormai sull'orlo del baratro: "Il suo peccato originale fu di consentire nel giugno scorso l'abolizione dell'Ici, l'operazione Alitalia, lo sperpero d'un paio di miliardi in regalie varie, un totale di otto-dieci miliardi di euro che oggi sarebbero stati preziosi anche se insufficienti. Peccato di omissione, mancata resistenza alla fuga in avanti del suo "boss". Di qui il suo tormento. Come persona fa tenerezza, come responsabile politico dell'economia si trova in una difficilissima posizione che lo spinge a sottovalutare in pubblico la gravità d'una situazione a lui perfettamente nota".
Quindi si passa al commento politico: "Veltroni ha detto l'altro giorno una verità nota da sempre agli specialisti ma mai resa esplicita nel dibattito pubblico: ogni volta che Berlusconi è stato al governo la spesa è aumentata di due punti di Pil. Aumentata e dissipata, con diseguaglianze che hanno ora contagiato anche il Nord. C'è un Nord ricco di fronte ad un Sud povero, ma anche un Nord ricco di fronte ad un Nord povero in via di progressivo ulteriore impoverimento. Tremonti ha certamente un piano per superare l'anno terribile; quale sarà lo si è capito da tempo: trasferire risorse da Regioni e Comuni al Bilancio dello Stato. Queste risorse serviranno a triplicare il finanziamento della Cassa integrazione, che per far fronte al crollo della produzione dovrà passare da 1,2 miliardi a quattro; ma almeno altri due miliardi gli serviranno per estendere gli ammortizzatori ai licenziati e licenziandi che vengono dal lavoro precario e anche dal lavoro nero. Infine gli sgravi fiscali per sostenere le famiglie e i loro consumi".
Questo sono le parti che focalizzano in modo netto quanto noi avevamo già disegnato in queste settimane, ed una volta tanto non faccio il modesto: la mossa populista di togliere l'ICI senza aver valutato bene le conseguenze e senza aver trovato altre fonti di finanziamento, alla lungo metterà in ginocchio l'intero tessuto degli Enti Locali. In questo senso sarà urgente fin dal prossimo bilancio, che le province, dal momento che si vuole mantenere questo istituto (dopo che in tutta la campagna elettorale si è detto il contrario) facciano un piano di aiuto straordinario serio ed integrato con i comuni per trovare il modo di essere sussidiari alle iniziative comunali che diversamente non avrebbero possibilità di finanziamento. Cerchiamo di essere innovativi, perchè se non cambieremo, saremo destinati all'estinzione.

martedì 13 gennaio 2009

Nè liberisti, nè liberali: siamo "poco liberi"

Altre brutte notizie per l'Italia, bocciata in liberta' economica. L'Indice pubblicato ogni anno dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal, in collaborazione con altri Istituti tra cui, per l'Italia, l'Istituto Bruno Leoni vede il nostro paese classificarsi al settantaseiesimo posto, rispetto al sessantaquattresimo posto dell'anno scorso.
In valore assoluto, il livello di liberta' economica viene valutato al 61,4%, l'1,2% in meno rispetto a 2008. L'Italia viene definita "moderatamente libera" ed e' pericolosamente vicina al limite del 60%, al di sotto del quale inizia la categoria dei paesi "poco liberi". L'Indice censisce il grado di apertura rispetto a dieci indicatori, che descrivono la liberta' con cui gli operatori economici possono muoversi in ciascun paese del mondo. Nonostante un lieve miglioramento in quattro di essi - liberta' d'impresa, liberta' dal fisco, liberta' dalla corruzione e liberta' monetaria - il nostro Paese ha segnato decisi arretramenti in due settori chiave: la liberta' dallo Stato e quella del lavoro. La prima scende al 24,7%, dal 29,4% dell'anno scorso, la seconda dal 74,5% al 61,3% (fonte: La Repubblica).

sabato 3 gennaio 2009

I guai economici dell'Italia si leggono nei numeri

Riprendo l'articolo di Repubblica on-line pubblicato ieri; peraltro mi limito ai dati, in corsivo, che ho verificato identici su tutti i siti di informazione, tralasciando i commenti:

"Il fabbisogno del settore statale chiude il 2008 a quota 52,9 miliardi di euro, in deciso rialzo rispetto ai 26,5 miliardi del 2007. Per trovare un risultato peggiore bisogna tornare indietro di tre anni e risalire al 2005".
La prima e più ovvia osservazione è: chi governava nel 2005? Berlusconi e soci. Cosa è successo tra il 2007 e il 2008? Il cambio del Governo tra Prodi e Berlusconi. Qui stiamo parlando di fabbisogno statale, quindi quanto l'Italia ha già speso per mantenere le proprie iniziative, che nello specifico corrispondono al soddisfacimento di alcune promesse elettorali, quelle più urgenti, e più avanti meglio identificate, quelle che non soddisfano le necessità di tutti gli italiani. Questo, tra l'altro, significa che il famoso bonus di 40 euro al mese per le famiglie più bisognose difficilmente sarà erogato, in quanto una delle condizioni per farlo è che vi siano gli adeguati strumenti economici.

"Il risultato, fornito dal Tesoro, è più elevato anche rispetto all'ultima stima ufficiale che ammontava a 45,2 miliardi ed è stata pubblicata nella Relazione previsionale e programmatica per il 2009. Sempre secondo i dati forniti dal ministero dell'Economia, ad essere in forte discesa è l'avanzo primario: a dicembre è stato di 2,9 miliardi di euro, mentre nel dicembre 2007 si attestò attorno ai 15 miliardi di euro".
L'avanzo primario è il famoso "tesoretto". C'era, c'è sempre stato finchè c'erano Prodi ed il famigerato Padoa Schioppa. Certo, loro non hanno fatto nulla per apparire simpatici agli italiani, come coprirli di promesse di ricchezza a piene mani, ma hanno curato e salvaguardato gli interessi dello Stato e la sua consistenza. Nel giro di pochi mesi, il signor Tremonti ha mandato all'aria tutto quanto il precedente Governo (il quale, per carità, ha avuto anche grosse colpe che personalmente non ho mai negato, tipo mandare i propri ministri a protestare in piazza) aveva fatto di buono. E forse oggi ci si renderà conto che allora non si erano alzate le tasse; visto che con lo stesso sistema impositivo si perdono denari, significa solo che chi ci amministra oggi ha le mani bucate!

"A determinare il fabbisogno, spiega il Tesoro, sono gli effetti della scelta operata per legge di consentire una riduzione della percentuale del secondo acconto Ires e Irap, l'attenuazione del cuneo fiscale e l'esenzione Ici per la prima casa. Sul lato della spesa, il ministero elenca numerosi fattori che hanno influenzato il risultato: maggiori rimborsi fiscali, l'anticipazione a favore delle Regioni per l'estinzione dei debiti sanitari, i maggiori prelievi delle amministrazioni locali, il rinnovo del contratto per il pubblico impiego, i maggiori interessi sul debito pubblico".
E' veramente assurdo che un ministro del calibro di Tremonti arrivi a lasciare intendere che tutto questo accada quasi all'improvviso, senza preavviso. Inutile anche cercare di dare la colpa alla crisi finanziaria, come appare da altre dichiarazioni dello stesso ministro: gli effetti della crisi hanno avuto un'incidenza marginale sul risultato di quest'anno, ma avranno conseguenze profonde su quello del prossimo anno.

Anche se so che per "partito preso" pochi condivideranno questa mia affermazione, in tutta onestà io mi sento di farla: abbiamo cambiato il Governo giusto (Prodi) nel momento sbagliato. Per gestire questa crisi non ci vuole un Tremonti, con teorie liberiste sorpassate e ormai fuori da ogni controllo, come dimostrano i numeri, ma sarebbe stato molto più opportuno un tandem Prodi-Padoa Schioppa, che forse avrebbe fatto tirare un po' la cinghia, ma ci avrebbe permesso un'uscita più efficace da questa situazione.
Ora abbiamo il Governo sbagliato nel momento meno opportuno della storia d'Italia recente.

domenica 28 dicembre 2008

L'economia potrà essere salvata dai piccoli risparmiatori

La crisi finanziaria internazionale che si è manifestata nella sua forma più virulenta durante lo scorso mese di settembre e che ha sconvolto il panorama internazionale, non è finita, anzi proprio ora cominciano a rendersi evidenti gli "effetti collaterali" di questa crisi.
Dovrei dedicare svariate pagine per chiarire anche solo gli elementi più semplici e comprensibili di ciò che sta accadendo e, ancora di più, di ciò che accadrà prossimamente, ma manca tempo e spazio. Cercherò solo di determinare cause ed effetti che potranno coinvolgere nel breve la vita dei cittadini di Busto Arsizio e dell'amministrazione comunale.
Mi scuso per la lunghezza di questo testo, ma sono sicuro che avrete la pazienza di leggere tutto fino alla fine.
I numeri parlano da soli: la crisi finanziaria ha bruciato circa 1.500 miliardi di euro, togliendoli dai patrimoni privati consolidati in azioni e fondi, mentre l'effetto su BOT, CCT e titoli di Stato in genere si andrà a sentire con le future scadenze. Già oggi vediamo che rispetto a tre mesi fa si è perso più di un punto percentuale nei cosiddetti "pronti contro termine", paragonabili ai BOT a sei mesi.
Questo è in linea con quanto rende noto il Ministero dell’Economia nelle sue “Linee guida della gestione del debito pubblico per il 2009”. Quindi almeno un quarto degli interessi futuri da questi titoli è stato compromesso, e si tratta di solito dei risparmi impegnati da pensionati o lavoratori dipendenti "prudenti". Ben diverso il discorso per chi ha investito in titoli e fondi, che hanno comportato perdite comprese fra il 35 ed il 75% dei valori iniziali. Molte di queste perdite sono solo nominali perchè i titoli non sono stati riscossi, per cui esiste ancora una speranza di rientrare, anche solo parzialmente, nel medio termine (almeno 2 anni).
L'effetto della crisi finanziaria sui risparmi è dunque devastante, ma rischia di esserlo anche di più nel medio-lungo termine nel settore economico ed imprenditoriale, sul quale ancora gli effetti non si sono chiaramente manifestati, ma è meglio non farsi illusioni.
Uno degli effetti indotti dalla crisi, oltre che la contrazione dei consumi, è infatti la carenza di credito. Per l'Italia questo vale solo parzialmente, perchè le nostre banche sono sempre state molto prudenti nel distribuire mutui e fidi ai propri clienti, per cui il rischio è minimo; ma molte banche hanno anche distribuito ai propri clienti i tanti "titoli spazzatura", oppure li hanno nei propri portafogli, ed ora stanno cercando di uscirne senza far crollare quel minimo di fiducia che ancora rimane ai risparmiatori. Per questo la crisi finanziaria non può dirsi conclusa.
Ora gli imprenditori che chiederanno un prestito alle banche avranno condizioni più dure che in passato, sarà più difficile rientrare dal credito inesigibile, si ridurranno le commesse e buona parte delle innovazioni progettate dovranno essere rimandate se le aziende non hanno la possibilità di autofinanziarsi o non hanno un bilancio più che solido.
Anche le grandi multinazionali avranno un grosso contraccolpo e perfino i classici imperi del consumo (come ad esempio gli ipermercati, le grandi catene, i mega centri commerciali) dovranno fare i conti con questa crisi. In Inghilterra, ad esempio, oggi chiude un quarto degli storici negozi Woolworths: 30mila senza lavoro tra pochi giorni. Questo sarà l'aspetto più drammatico di questa crisi.
La contrazione del mondo del lavoro causerà la chiusura di aziende e gruppi anche di portata internazionale, oltre a sfoltire il panorama delle piccole aziende terziste che pagheranno per la carenza di lavoro. Chiusura o riduzione dell'occupazione anche per loro.
Guardando al mondo del lavoro, è naturale che ad essere colpiti per primi saranno i precari (in una condizione di crisi, la parola precario costitusce già anche un giudizio di merito), cui non saranno rinnovati i contratti e che difficilmente potranno trovare un canale di riciclo. Quindi rischiano, in ordine decrescente, i lavoratori a tempo determinato in scadenza di contratto, le consulenze soprattutto quelle costose o su progetti che verranno congelati, infine i lavoratori dipendenti meno protetti dai contratti di lavoro.
Tutta questa precarietà si tradurrà, nel 2009, in un forte aumento della richiesta di pubblica assistenza, soprattutto a carico degli enti locali, a cui verranno progressivamente a mancare le risorse economiche (per la contrazione degli oneri di urbanizzazione, dove calerà la richiesta di nuove costruzioni), e ben difficilmente si potranno introdurre nuove tasse o aumentare quelle che già esistono.
Di conseguenza, le amministrazioni pubbliche faranno la scelta di ridurre gli investimenti e le opere già programmate rischieranno pericolosi scivolamenti nel tempo. Se poi sono opere che attendono da decenni... ecco perchè serve iniziare fin d'ora a preparare il prossimo bilancio preventivo, e mai come quest'anno è opportuno che esso venga costruito insieme tra maggioranza e opposizione, guardando ai veri bisogni della città e non solo agli interessi di una parte.
Noi non eravamo preparati a questo scenario, ma sarebbe anche più deleterio di quanto sta accadendo cercare di mascherare la crisi solo dicendo di non ridurre i consumi: i consumi si ridurranno di fatto. La cosa più importante e finora poco pubblicizzata è come i risparmiatori possano rispondere a questa crisi, che non potrà essere superata solo con l'intervento dei governi e delle banche centrali, ma soprattutto dal piccolo risparmiatore.
Esso dovrà trovare il coraggio di rilanciare economia e finanza dando nuove risorse monetarie, evitando di ricadere nelle forme protezionistiche del risparmio tipo "soldi sotto il materasso", perchè inefficaci e limitatrici delle vere possibilità del Paese.
L'economia potrà essere salvata dai piccoli risparmiatori, più che dalla Grande Finanza. Non escludo anche che si possa arrivare a qualche iniziativa di rilancio diretta, senza intermediazioni, anche se oggettivamente più rischiosa e priva di garanzie istituzionali. Ma non inesplorabile.
Di certo a tre/cinque anni, nulla sarà più come prima nel mondo occidentale e forse questo momento storico è rapportabile solo con la caduta del muro di Berlino: stiamo assistendo alla fine del capitalismo.

giovedì 4 dicembre 2008

L'incosciente scelta di un Governo privo di energia

Personalmente non avevo alcun dubbio sull'incapacità che avrebbe avuto questo Governo nel relazionarsi con le reali necessità del Paese e seguire una logica coerente in un contesto internazionale, non solo di politica estera (peraltro sempre ed unicamente ancorata alle scelte degli Stati Uniti, durante l'era Bush-Berlusconi), ma soprattutto in termini di sviluppo economico.
Ciò che in questi ultimi giorni ha fatto riflettere più di un elettore di centrodestra è stato il provvedimento dei tagli sugli sgravi fiscali a sostegno dell'efficienza energetica, e questo per diversi motivi. Infatti, anche se ieri è stata cancellata la retroattività del provvedimento - cosa quanto mai iniqua e destabilizzante - la gente resta sconcertata dalla povertà delle argomentazioni che stanno alla base del provvedimento, tutte e sole di carattere finanziario.
In un contesto di crisi energetica, dove l'Italia dipende fortissimamente dall'energia importata (oltre l'80% delle fonti energetiche che utilizziamo provengono da fuori dei nostri confini: gas, petrolio, perfino la stessa energia elettrica per oltre il 15% del nostro fabbisogno), è sembrato coerente che il precedente Governo andasse a sviluppare questo tipo di politica incentivante nei confronti di una maggiore attenzione ai risparmi energetici, favorendo, una volta tanto, l'intervento e la scelta del singolo cittadino piuttosto che una categoria o distribuendo soldi a pioggia.
Dal punto di vista tecnico, infatti, va rilevato che il risparmio energetico è, a tutt'oggi, l'unica possibilità vera di poter ottenere benefici sensibili (in termini percentuali) nel breve periodo, mentre la tecnologia sta accelerando verso la ricerca di innovazioni in grado di migliorare l'efficienza dei sistemi di produzione, in particolare il solare e il geotermico, ma con tempi più lunghi.
Dunque, il taglio di questi incentivi incide pesantemente, vista anche la crisi economica, sulla possibilità delle famiglie di adeguare le strutture per alleggerire la bolletta energetica. Viene allora da chiedersi se è eticamente accettabile che ENEL ed ENI, sostenute personalmente dallo stesso Premier nei momenti più neri della crisi finanziaria, possano permettersi di ottenere attività miliardarie dalla gestione dell'energia, mentre il cittadino è in ginocchio per le bollette di gas, elettricità e per il pieno dell'auto. Il prezzo del petrolio è calato, ma i prezzi comparati sono ancora più alti; e poi, chi ci spiega la magia del gasolio che, grazie a questa crisi, si è allineato al costo della benzina verde? Chi ha goduto di questo allineamento, dal momento che il costo di produzione di un litro di gasolio è inferiore rispetto ad uno di benzina?
Altro aspetto di questa misura, dal punto di vista economico, è quello di deprimere il mercato e soprattutto i produttori di impianti di solare termico e fotovoltaico, un settore nel quale operano migliaia di persone e di piccole aziende, che ora rischiano gravi ripercussioni. Anche gli amministratori di condominio si trovano in cattive acque, dal momento che devono ora spiegare come interventi fatti e realizzati o in via di realizzazione non porteranno i benefici economici attesi. Un vero problema.
Dal punto di vista politico, invece, dobbiamo rilevare l'insensibilità di questo Governo al problema ambientale che, in termini assoluti, non è certo un tema che può essere messo in capo ad una forza politica, ma che ormai ha molti sostenitori anche nel centrodestra. Non solo: se dobbiamo continuare a guardare agli Stati Uniti, non sarà sfuggito che la prima decisione di Obama come Presidente (incaricato) è stata quella di un ingente investimento pubblico a favore delle imprese del settore energetico e delle energie riciclabili che, secondo le stime, genereranno 2,5 milioni di posti di lavoro nei prossimi tre anni. Noi no, noi il mercato lo deprimiamo.
Personalmente sono profondamente amareggiato per l'incoscienza, politica economica ed ambientale, che il nostro Governo ha manifestato in questo frangente, un esempio di incompetenza e di assurdità economica, che dimostra ancora una volta come la politica dei tagli che sta mettendo in mostra sia, in realtà, la politica che taglierà le gambe alla nostra economia.

martedì 7 ottobre 2008

L'Euro paracadute della nostra finanza

Per anni abbiamo dovuto sentire il ritornello del Centrodestra che urlava agli italiani le devastanti "colpe" del Governo Prodi per l'entrata nell'Euro e per i rincari, i sacrifici, le penitenze patite dai cittadini per inseguire questo sogno della moneta unica europea.
In questi ultimi giorni, ed in particolare ieri, in occasione della giornata nera delle borse continentali, in diverse occasioni, e per ultimo a Matrix, tutti: politici, economisti e perfino semplici cittadini, si sono trovati d'accordo nell'affermare che se l'Iitalia non è ancora andata in crisi profonda lo deve solo alla scelta di essere entrata nell'Euro, e che questo ci sta proteggendo, al di là degli errori ed orrori delle nostre banche, ben oltre le possibilità dell'antica eppure ancora amata Lira.
Non sarebbe allora il caso di fare ammenda e, almeno per una volta, riconoscere che Prodi aveva ragione, che gli sforzi fatti avevano un senso, che la politica monetaria sbagliata era di chi si contrapponeva a questa scelta? No, temo che nessuno avrà il coraggio di riconoscerlo.

mercoledì 17 settembre 2008

La sfiducia mette in ginocchio la finanza mondiale

Infuria la tempesta sui mercati finanziari e le Borse di tutto il mondo. Una crisi causata primariamente dalla sfiducia: visti i tracolli di Fanny Mae e Freddie Mac, il salvataggio in extremis di AIG, prima società di assicurazioni del pianeta, da parte della Federal Reserve, il fallimento di Lehman Brothers e di altre banche, lo stato di salute non certo felice di molte altre aziende di credito. Nessuno si fida più di nessuno.
Questo crea un generale clima negativo e, ci racconta la storia della Borsa, le crisi più nere si sono ingigantite proprio per motivi emozionali più che razionali. Ecco perchè non vi è certezza nè per la durata, nè per la profondità di questa crisi, che comunque è strutturale.
La cautela è d'obbligo, in queste condizioni. Per questo mi risulta particolarmente difficile comprendere la posizione del ministro Tremonti, il quale soffia sul fuoco dicendo che il tutto potrebbe anche peggiorare. Bella iniezione di fiducia!
Mette talmente avanti le mani, il nostro ministro, che già arriva a dire che la riduzione delle tasse avverrà "durante il corso di questa legislatura", quindi c'è da scommettere che, sempre ammesso di poter credere a queste profezie, la riduzione delle tasse non avverrà prima del 2012. E sempre ammesso che questa legislatura duri fino al suo naturale compimento.
Proprio la parte economico-finanziaria potrebbe essere il tallone d'Achille dell'attuale Governo Berlusconi, più che la forza dell'opposizione. E questo è un altro problema che affronteremo nei prossimi giorni.
In realtà, una larga parte della popolazione che ha votato questo Governo lo ha fatto anche pensando che fosse l'unico antidoto ad una situazione economica difficile, dove l'estro creativo di alcuni espontenti "storici" avrebbe dato un colpo di spunga alla sfortuna e generato nuove condizioni per la ripresa delll'economia.
Alcuni forse, sperano in interventi sulla falsariga del precedente quinquennio berlusconiano, dove sono stati messi in atto rimpatri scontati dei capitali, reinvestimenti detassati di utili in azienda, condoni ed altre azioni "una tantum".
Ma oggi queste misure non risulterebbero utili per rilanciare il mercato, dare fiducia e aumentare i consumi. Nel frattempo non ci si è accorti che nel mondo accadevano altre cose ed oggi è davvero molto difficile dare una prospettiva economica positiva ai cittadini. Certo, difficile lo sarebbe per chiunque, ma com'è che statisticamente i peggiori eventi del globo siano avvenuti con Berlusconi al Governo? L'11 settembre, lo Tsunami, le guerre in Afghanistan e Iraq, ora la crisi economica più grave del nuovo e, forse, del vecchio millennio... Non è che dobbiamo pensare che il Berlusca porti un tantino sfiga?

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