Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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domenica 16 maggio 2010

La natura democratica

Una delle cose di cui raramente ci si rende conto, è che la politica è ovunque; più noi cerchiamo di starne lontano, più essa ci circonda, ci abbraccia, ci inzuppa.
Esistono varie forme di politica, non solo quella classica che conosciamo fatta sui banchi del Parlamento o di un qualsiasi consiglio di Ente locale: esiste la politica economica, la politica aziendale, la politica sociale, e via dicendo. In pratica ogni aspetto della nostra vita si traduce in politica.
La democrazia è una delle forme di espressione della politca, una delle sue manifestazioni primarie, attuabile proprio nei settori più inattesi: il goveno popolare si può concretizzare, ad esempio, nella gestione delle azioni di un'azienda attraverso l'azionariato popolare.
Io qui vorrei riprende il contenuto di una recente intervista che mi fece Andrea Aliverti qualche giorno fa, sulla presentazione dell'iniziativa di AGESP Energia sui "1.000 tetti fotovoltaici".
Fare in modo che mille famiglie possano dotarsi di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica dal sole, mettendo a disposizione il proprio tetto, fa pensare che si sia voluto fare comunque una scelta politica non democratica: dare questa opportunità ad alcuni è, infatti, una scelta consapevole e discriminate. Perchè?
Perchè se non ho un tetto da mettere a disposizione, non posso accedere a questa offerta. Quindi i cittadini sono discriminati non sulla propria volontà di accedere o meno, ma su quella di avere un determinato tipo di proprietà. Se non avete un tetto su cui mettere il vostro impianto, questa offerta ve la sognate.
Anche per questo motivo non mi è piaciuta questa iniziativa, oltre a quanto avevo già dichiarato a riguardo.
Ho avuto modo di confrontarmi con Broggi, il Presidente di AGESP, il quale mi ha chiesto quale sarebbe la mia idea, la mia proposta su questo argomento. Ho già detto che per me la soluzione è nei campi solari, ampie aree attrezzate con una quantità industriale di pannelli fotovoltaici.
In questo modo si può meglio gestire e sfrutare la potenzialità delle celle, il campo può crescere in modo strutturato e può essere aggiornato con maggiore semplicità ed economicità rispetto ai singoli impianti. E si può dare davvero una dimensione democratica a questo intervento. Come? Semplice.
Basta che ogni cittadino venga messo nella condizione, a prescindere dalla disponibilità di un tetto da adibire a fotovoltaico, di acquistare i propri kilowatt di potenza direttamente dal campo. In altre parole: se io metto in atto un campo fotovoltaico di 3.000 kilowatt, dò la possibilità a 1.000 cittadini di poter avere il beneficio dei classici 3 kilowatt, così come da progetto presentato. Solo che così si allarga a tutti i cittadini la possibilità di aderire all'iniziativa, senza limitarla a chi dispone di un tetto adatto.
Il problema è quello della reperibilità dell'area? Mi sembra che presso la zona industriale di Sacconago abbiamo ampie aree che potrebbero essere adibite a questo scopo; il Comune poi, potrebbe proprio essere uno dei primi interessati a questa proposta.
Un azionariato popolare, dove i cittadini potrebbero avere tutti le stesse possibilità di accesso e godimento, una vera istanza democratica che non sia discriminante all'origine. Se vi pare poco...
Dimenticavo una cosa: il sole è per sua natura democratico. Dà la propria luce ed il proprio calore a tutti, e a nessuno chiede quale sia il colore della pelle, quali siano le proprie idee politiche o se hanno un tetto adatto per il fotovoltaico. Lui fa il suo mestiere e basta, un vero esempio democratico.

lunedì 12 ottobre 2009

L'Energia motore del mondo

Il 21.mo secolo si configura come il secolo dell'Energia: tutti gli scenari internazionali confermano che le lotte economiche e le guerre che sono sul nostro pianeta hanno come interesse centrale quello dell'Energia. Petrolio, carbone (combustibili fossili) e nucleare: potere e ricchezza dipendono da questi beni.
L'Italia è un paese che dispone di pochissime energie di questo tipo, ma ha una grande potenzialità nelle energie rinnovabili, la cui potenzialità è immensa: basti pensare che se riuscissimo ad immagazzinare tutta l'energia solare che riceviamo ogni giorno, avremmo più di 20 volte l'energia che servirebbe alla nostra nazione. Dall'altra parte, i consumi nell’anno 2007 erano cinque volte superiori a quelli del 1963!
Occorre quindi lavorare su due fronti: ridurre (o ottimizzare) i consumi, migliorando e potenziando la produttività. E da questo punto di vista ognuno di noi può fare qualcosa.
Parliamo ad esempio di rifiuti: noi gettiamo ogni giorno tanta ricchezza nella pattumiera, ma non ce ne accorgiamo. Una delle cose che possiamo fare è controllare la filiera del rifiuto, da quando viene prodotto il bene di consumo fino al suo smaltimento. Come?
Oltre il 30% del peso dei rifiuti prodotti è infatti composto dai residui della nostra alimentazione (avanzi dei pasti, bucce, gusci ecc.) a cui possono essere associati, come tipologia, i rifiuti vegetali derivanti da giardini e orti, i cosiddetti "sfalci". Un altro 30% dei nostri scarti è costituito dalla carta. Segue la plastica con l'11% circa. Il vetro con oltre il 10%. Il legno e i tessuti con il 5%. Mentre il restante 10% è costituito da materiale che non è possibile recuperare.
Per diminuire drasticamente la quantità di rifiuti che vengono conferiti in discarica è indispensabile incrementare la percentuale di raccolta differenziata, allungando il ciclo di vita di tutti quei materiali che possono essere riutilizzati o riciclati.
Essenziale è seguire il ciclo degli imballaggi: ridurne la quantità senza perdere di qualità, oggi questo è possibile ed i consumatori possono anche indirizzare le industrie spingendo in questo senso con le loro scelte.
La frazione umida potrebbe diventare un combustibile per alimentare delle centrali a gas naturale prodotto dalla fermentazione di questi scarti: una soluzione potrebbe essere quella di realizzare piccole centrali di quartiere, per la produzione anche di acqua calda.
Solo ciò che non può essere differenziato deve essere mandato in discarica o al termovalorizzatore.
Migliorare la filiera del rifiuto permette quindi di ottenere diversi risultati positivi, ma tutto questo richiede il diretto interessamento e la partecipazione attiva di tutti i cittadini. Insieme si può fare molto.

venerdì 21 agosto 2009

C'è Meno Busto in TV

Anche ieri sera, gurdando la puntata di SuperQuark, mi sono detto che il Comune di Busto Arsizio ha perso l'ennesima occasione di essere in una vetrina nazionale. Veniva presentata l'esperienza del comune di Torraca, in provincia di Salerno (non Treviso o Bergamo) e a parlare era il sindaco della città, Daniele Filizola. Avrei preferito cento volte che a parlare fosse il mio sindaco, di cui non condivido le scelte politiche, ma che come rappresentante della città mi avrebbe ugualmente riempito il cuore di gioia.
Perchè Farioli ha perso questa occasione? Perchè nell'autunno del 2006 io avevo proposto a lui di diventare la prima "città a led" d'Italia (e forse del mondo), nel quadro dell'iniziativa legata alla riqualificazione di MalpensaFiere e del Centro di Ricerca sulle energie rinnovabili.
Ora i numeri dell'iniziativa ce li dà questa amministrazione campana: un risparmio energetico del 65%, una riduzione dei costi di manutenzione del 50% e dell’inquinamento luminoso del 90%.
Alla fine di luglio è stato annunciato dall'Assessore Armiraglio che la città ora passerà a questo tipo di illuminazione: ci sono voluti tre anni di tempo e non è bastato un ex sindaco leghista, membro del consiglio di amministrazione di ENEL per capire l'importanza di questa iniziativa.
Che, sia ben chiaro, nasce sempre da una nostra idea: lo scorso anno, a seguito di una mia interrogazione, ho fatto notare all'Assessore Armiraglio come la nsotra spesa annuale di quasi un milione di euro per l'illuminazione pubblica poteva essere drasticamente ridotta di almeno la metà. Per fortuna Alberto è persona ragionevole, tanto che non ho problemi ad affermare che è anche un amico sincero, ed ha raccolto la mia raccomandazione è l'ha portata avanti.
Qui non si tratta di primogeniture di idee o iniziative, si tratta solo di fare l'interesse della città, che non è solo economico (altrimenti arriva la Corte dei Conti), ma soprattutto di immagine e di autorevolezza: hai voglia a fare tutti i "Più Busto" del mondo, sarebbe bastata questa iniziativa per darci la vetrina di una trasmissione da oltre 5 milioni di spettatori per 10 minuti.
Invece andiamo su trasmissioni di ben altro tenore per 10 minuti al sabato mattina facendo la figura degli imbecilli. Complimenti!

domenica 19 aprile 2009

L'iniziativa Beghelli nasce da una nostra idea

In questi giorni possiamo vedere in televisione, su tutti i canali nazionali, uno spot che pubblicizza il prodotto di una grande azienda italiana, la Beghelli, la quale propone un sistema di illuminazione stradale utilizzando lampade a led, alimentate da pannelli solari.
Questa medesima idea era stata da me lanciata nel pacchetto che avevo presentato come "Busto Città Solare", quando proposi, nell'autunno del 2006, l'istituzione di un centro di ricerca sulle energie alternative presso Malpensa Fiere. Una testimonianza pratica che quell'idea non era proprio così pellegrina, che con una collaborazione industriale ben progettata e valutata sarebbe stato possibile davvero dare un impulso innovativo e forse perfino rivoluzionario all'impianto industriale di tutta la nostra zona.
Forse oggi avremmo avuto l'immagine di Busto Arsizio a fare da sfondo a quella pubblicità.
Chiedo scusa se a qualcuno sembrerà che queste mie parole vogliano dare vanto alla mia idea: se da un lato questo è vero, perchè diversamente sarebbe difficile attendere un riconoscimento pubblico da parte degli organi di governo cittadino e provinciale, è anche la denuncia forte, vibrante e senza appello ad una classe politica che governa senza cuore e senza una prospettiva di vero progresso, interessata solo agli affari locali che stanno nell'egemonia dell'edilizia sopra tutte le altre attività industriali e nella gestione di un patrimonio pubblico che rischia di essere estinto in poco tempo a danno dell'intera comunità.
I recenti consigli comunali hanno dato ampia evidenza di queste cose, così come Busto non sia governata dalla politica locale, ma da interessi che vengono da fuori.
Anche gli eventi internazionali spingono fortemente nella direzione che io avevo indicato in tempi non sospetti e che facevano parte, voglio ricordare anche questo con estrema chiarezza e puntualità, nel programma di governo della città a sostegno della candidatura di Valerio Mariani, allora come Ulivo, oggi come Partito Democratico.
Molte altre idee sono state da noi proposte per primi, ma poi realizzate con successo da altri. Cito solo, sempre per essere chiaro, l'iniziativa di bike sharing, posta più volte all'attenzione del consiglio comunale, già realizzata a Varese e a Milano. Ma potrei anche ricordare Liberalastrada, per abbassare il numero di auto private sul percorso autostradale della A8. Oppure la sostituzione delle lampade di illuminazione stradale, che porterebbero ad un risparmio vicino ai 500.000 euro l'anno! Ed abbiamo anche un consigliere comunale nel consiglio di amministrazione di ENEL...
Tutte iniziative lodate, ma mai rese concrete. Perchè quindi continuare a predicare nel deserto?

lunedì 2 marzo 2009

Rifiuti da salvare

Avevo promesso di tornare sull'argomento Rifiuti per trattarlo non tanto e non solo dalla prospettiva dell'inceneritore, ma per quello che i rifiuti oggi rappresentano nella nostra società.
Essi sono parte della nostra vita quotidiana, sono ciò che scartiamo da quello che è la parte di sostanza che riteniamo più buona ed attuale rispetto al nostro modo di vivere. Il rifiuto rappresenta una metafora del nostro passato, dell'inutilità, del superato, fino a ciò che ormai non ci appartiene o che ci disgusta. In questa prospettiva è difficile associare un'idea di valore al rifiuto, ma se lo rendiamo qualcosa di meno personale e più "industriale", riusciamo a coglierne aspetti che forse prima non potevamo vedere.
Non tutto ciò che è rifiuto per noi lo è anche per altri processi: ad esempio, nell'elettronica di consumo (cellulari, personal computer, televisori ed altre apparecchiature elettroniche) si fa uso di materiali molto pregiati, come oro, platino ed anche il rame o il silicio non sono da disprezzare.
Anche il materiale organico, il rifiuto di cucina (l'umido), può assumere un valore molto grande se trattato in modo opportuno: può diventare gas per alimentare centrali di produzione di energia elettrica e lo scarto finale può diventare fertilizzante per l'industria alimentare.
La carta, la plastica, il ferro o rottame in genere, perfino il legno sono già inseriti nel circuito del materiale da recuperare.
Quello che non riusciamo abitualmente a cogliere dei rifiuti è che se per noi hanno cessato di essere un bene o un prodotto, essi sono inseriti in una catena e che questa catena mantiene un valore, anche di notevole rilevanza, che spesso viene sottovalutato non solo da chi produce rifiuti, ma anche da chi li dovrebbe poi trattare.
Il concetto è spendere per eliminarli nel modo meno problematico possibile, ma se la questione fosse l'inverso, ovvero recuperare il rifiuto per ottenere il massimo da ciò che per noi non serve più in quella forma, ma che costituisce ancora valore per il materiale con cui è costruito e che opportunamente trattato, potrebbe costituire una ricchezza immensa.
Le persone che si lamentano del forno inceneritore di Borsano, giusto per fare un riferimento preciso, ne chiedono lo spegnimento perchè esso costituisce un periocolo reale o potenziale per la loro salute; forse il pericolo viene più da altri elementi, come ad esempio i camion che conferiscono il rifiuto, ma tralasciamo per ora questo particolare.
Credo sarebbe più saggio se essi chiedessero che il forno lavorasse secondo altre logiche, di protezione ambientale (si era parlato di portare una sede ARPA all'interno o nelle vicinanze dell'inceneritore), di raccolta differenziata, di ottimizzazione della catena del rifiuto e di cultura del rifiuto. Sembrano cose simili o ingenue, vi posso assicurare che non lo sono.
Quando sono stato a Casalmaggiore, a settembre dello scorso anno, ebbi materiale dal Sindaco (già protagonista di altre vicende meravigliose, come le fontanelle di acqua gassata in città) riguardo la possibilità di investire per favorire l'erogazione di detersivi, ammorbidenti e saponi attraverso dei dispensatori automatici ai quali accedere con la propria bottiglia. Il risultato è la riduzione dei contenitori di plastica che andremmo a conferire in discarica o alla differenziata.
L'economia prodotta avrebbe diverse ricadute positive: la riduzione del materiale da conferire e quindi il volume totale dei rifiuti, i quali sono composti per la gran parte di materiale di imballaggio. Pensate alle vaschette di polistirolo dove vi mettono le fettine di carne o di formaggio al supermercato, pensate a tutto il film plastico che le avvolge e vi farete un'idea.
Anzi, se ve ne volete fare una più precisa, guardate il vostro sacchetto della pattumiera questa sera, e guardate il vostro bidone dell'immondizia, guardate quello dei vicini, se potete e rendetevi conto di cosa gettate ogni giorno. Quel rifiuto, da qualche parte dovrà pure finire.
Se non andasse all'inceneritore, andrebbe in discarica e questo sarebbe forse peggio.
Dobbiamo cercare una soluzione che non sia, come dicono gli inglesi, non nel mio giardino, ma la migliore possibile per tutti, comprendendo bene cosa significhi in verità, gestire in modo moderno il ciclo del rifiuto solido urbano.

lunedì 20 ottobre 2008

Il pianeta dei rifiuti

Wall-E è l'ultimo film Pixar, dove il protagonista è un robottino che vive su quello che rimane della Terra, un pianeta ormai ricoperto di uno strato di rifiuti che lo rende invivibile agli esseri umani.
Un film che si annuncia bellissimo, e che usa questa ambientazione per raccontare una storia di sentimenti ed emozioni. Ma l'idea di un pianeta ricoperto dai rifiuti è un'immagine drammatica che tutti noi ci portiamo appresso, in qualche modo, come una specie di visione di un futuro imminente.
Abbiamo avuto tragiche rivelazioni di pentiti di camorra su navi riempite di ogni sorta di rifiuto tossico e affondate volontariamente nel Mediterraneo, in grado di generare disastri ecologici degni dei maggiori affondamenti di navi da trasporto e petroliere di cui si abbia avuto notizia nel passato.
Abbiamo rifiuti tossici che sono stati sotterrati in moltissimi punti della Campania, che qualora dovessero essere rintracciati (ammesso di riuscire ancora a recuperare parte o tutti i recipienti), impiegherebbero moltissime risorse economiche per la bonifica dei terreni.
Per non parlare dell'Africa, da molto tempo ormai impiegata come discarica del mondo consumista.
Cosa possiamo fare per non morire soffocati dai rifiuti? Nel nostro piccolo possiamo fare molto.
Una delle principali fonti di inquinamento sono gli imballi che confezionano buona parte dei beni dei consumo che acquistiamo ogni giorno, dall'alimentare, all'elettronica di consumo, agli elettrodomestici e così via. Quasi tutti gli imballi finiscono nel nostro sacco nero o in discarica, mentre si potrebbe agire su almeno due fronti: quello di costruire imballi riutilizzabili, che possano essere di utilità per diversi beni e per diverse volte, e quello di utilizzare contenitori di plastica o vetro per l'acquisto di beni di largo consumo come i detersivi o il latte.
Mentre per i primi serve una "ingegnerizzazione" dell'imballo, che proprio in provincia di Varese vede la presenza di proposte d'avanguardia, per la seconda sono necessari dei dispenser sul modello di quelli che ho visionato nella visita di settembre al comune di Casalmaggiore >>>leggi<<<.
Proprio questa riflessione mi dà l'opportunità di riprendere anche questo discorso: non è che abbia rimosso tutti i buoni propositi determinati dalla visita al sindaco del comune del cremonese, ma il fatto è che ora, con il rimpasto di Giunta in corso, non ho la possibilità di potermi confrontare con alcun Assessore che possa essere sicuro di mantenere il proprio incarico nel prossimo periodo. Questa lunga fase di attesa compromette anche questo tipo di attività e di proposta.
E purtroppo non è la sola: che ne sarà del PUT, il favoloso Piano Urbano del Traffico, se sarà rimosso l'assessore Lista? e del PGT, se fosse rimosso Reguzzoni? In ogni caso, qualsiasi sarà la scelta su chi e con quali deleghe opererà nella futura Giunta, c'è da aspettarsi un rallentamento delle attività (se mai fosse possibile!) in carico ai vari assessorati. che eventualmente venissero sostituiti. L'unico che dovrà agire celermente, ma perchè determinato dalla legge, sarà l'assessore al Bilancio.
Dunque abbiamo ancora un po' di tempo prima di trovare il giusto interlocutore e quindi potremo continuare a riflettere sulla questione rifiuti prima di arrivare ad una proposta. Ma vi posso assicurare che, almeno per parte mia, la questione è di una chiarezza cristallina.

sabato 5 luglio 2008

Busto Arsizio, città senza coraggio e visione del futuro

Ci voleva il costo del petrolio a 150 dollari al barile per far svegliare la comunità internazionale ed anche i cittadini di Busto Arsizio intorno al problema dell'energia, ed in particolare della possibilità di sfruttare le fonti di energia alternativa.

Dei dubbi sul nucleare abbiamo già trattato anche in questo blog, avete avuto modo di esprimervi anche con un sondaggio che ha dimostrato come non esista una idea chiara circa la linea di condotta cui quale fare riferimento.

I pericoli del nucleare sono ancora ben presenti nella mente di coloro che hanno vissuto Chernobil e l'utilizzo dei pannelli solari sia per il riscaldamento domestico ed industriale di acqua, che per la produzione di energia elettrica, non sembrano ancora in grado di assicurare una quantità tale di energia da dire che abbiamo invertito la rotta.

Un po' meglio va con l'eolico, che però ha una dimensione solo industriale, e molti paesi hanno puntato molto su questo (vedi la Danimarca che si è resa indipendente dal combustibile fossile grazie al vento), e ora altri hanno deciso di scegliere questa strada.

In queste ultime settimane si è discusso di questi temi anche nella nostra città, con alcuni qualificati relatori che si sono messi a disposizione per spiegarne segreti e problematiche.

Io avevo da tempo (2006 – http://www.alessandro.berteotti.name ) suggerito che la nostra amministrazione si dovesse porre nella condizione di essere protagonista a livello pubblico della nascita di un polo scientifico per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie atte allo sfruttamento delle energie riciclabili. In realtà esistono molti progetti che sono stati sviluppati in questi anni, ma solo a livello teorico, che potrebbero dare grande impulso ad una nuova industria locale dell'energia ecosostenibile.

In altre parole, la mia idea era di arrivare a chiudere l'anello tra la ricerca universitaria e l'industria pubblica e privata, dove il comune impegno potesse garantire uno sviluppo immediato sia al territorio che alle imprese che si sarebbero appropriate di questo potenziale. Il progetto “Busto città dell'energia”.

Purtroppo non è stato così. E' mancata la forza di prendere in mano e sviluppare un modello che, in linea di principio, era anche condiviso da molti, ma tutti senza la possibilità reale di generare valore. Questo è il primo problema di Busto Arsizio: avere una classe dirigente pubblica e privata senza coraggio e visione del futuro.

sabato 31 maggio 2008

Piove, piove... ma quanto piove?

In questi giorni diamo molta attenzione al cielo sopra di noi. Piove da inizio mese con una intensità ed una continuità che non ricordavamo da anni. Lo scorso anno, ad esempio, come anche in alcuni degli anni precedenti, guardavamo alla pioggia in questo periodo come antidoto all'incipiente siccità, tanto che molte colture erano a rischio e l'agricoltura contendeva l'acqua alle centrali idriche per avere nel periodo estivo il minimo di acqua per chiudere i raccolti.

Le alluvioni del Piemonte di questi giorni, i danni, ma soprattutto le vittime, ci ricordano che la natura è ancora fuori dal nostro controllo e reagisce alle nostre azioni distruttive dell'ambiente senza preavviso.

La nostra provincia ha uno dei serbatoi idrici naturali più grandi di tutto il Nord Italia, che è in grado di darci una chiara indicazione dello stato di fatto del bilancio idrico di questo periodo. Esiste anche una rete di controllo dello stato di laghi e fiumi di tutta la Lombardia e non solo che assicura un monitoraggio costante su tutti i corsi d'acqua della nostra zona.

Come potrete facilmente rilevare da questi dati, che tra l'altro sono pubblici ed accessibili al sito http://www.laghi.net/Ticino/index.asp?Disp=idrometro la situazione del lago Maggiore è in decisa crescita: in una settimana il livello è cresciuto di circa 65 centimetri, il volume totale dell'invaso del lago è pari a quasi 550 milioni di metri cubi d'acqua, corrispondenti al 70% in più rispetto al normale ed il Ticino sta erogando più di 1000 metri cubi d'acqua al secondo, oltre il doppio del normale. Questi dati indicano una situazione meteorologica molto critica.

Da un altro punto di vista, questo carico di acqua nelle nostre riserve assicura un'estate tranquilla sia dal punto di vista agroalimentare che per la produzione di energia elettrica, che non avrà bisogno di scaricare forzatamente gli invasi per alimentare il Po.

giovedì 29 maggio 2008

Decollerà in autunno lo sportello per l’Energia.

La news di oggi è di cronaca. Una mia vecchia mozione, presente all’Ordine del Giorno del Consiglio Comunale da circa un anno, chiedeva di aprire presso il Comune uno Sportello Energia per i cittadini, con la finalità di aiutarli a destreggiarsi tra leggi e burocrazia per accedere a quelli che sono e saranno i decreti per il risparmio energetico e Casa Clima.
Finalmente, nella serata del 27 maggio essa è stata discussa in Consiglio e tanto il Sindaco Farioli quanto l’Assessore Armiraglio hanno dato ampia e piena assicurazione che l’ipotesi di lavoro è quella di prevedere nell’ambito di AGESP Energia proprio questo sportello e fare in modo di soddisfare queste esigenze dei cittadini. E’ stata recepita positivamente senza votazione ed è stata data garanzia di una soluzione operativa che si attuerà entro l’autunno: Armiraglio relazionerà in Commissione al più presto.
In sostanza si tratta di favorire l’accesso alle facilitazioni fiscali previste dalla legge nelle varie forme, sia per quanto riguarda i tetti fotovoltaici, la produzione di energia dal sole, sia per i progetti di ristrutturazione o di nuova edificazione di stabili nel rispetto delle norme di risparmio energetico che richiedono, evidentemente, tutta una serie di adempimenti per poterne ricevere i benefici previsti. Non è facile districarsi in mezzo a questo ginepraio di norme, eppure è assai urgente, e lo diventa ogni giorno di più, dare almeno in parte soluzione al problema enorme dell’energia e possibilmente arrivare al miglior utilizzo dell’energia pulita.
Quasi a fare da staffetta con questa mozione ho appena presentato una interrogazione in merito alla posizione del Comune di Busto Arsizio circa il nuovo piano energetico regionale, che ricalca esattamente queste posizioni e costituisce un ulteriore elemento di volano per lo sviluppo di questo progetto.

domenica 25 maggio 2008

Il ritorno del nucleare

E' di questa settimana l'annuncio del Governo di voler tornare al nucleare, di voler ripartire con un progetto che porti a mettere la prima pietra di nuove centrali di terza generazione entro cinque anni. L'argomento meriterebbe ben più che queste poche righe, ma come al solito il mio intento è getttare il sasso nello stagno per scuotere le coscienze e attivare la discussione.

Dico subito che personalmente sono fermamente contrario al nucleare almeno fino a quando non verranno risolti i problemi delle scorie. Queste hanno due grossi difetti: il primo è che impiegano 10.000 anni a dimezzare la loro carica nucleare, il secondo che sono il combustibile di base per la fabbricazione di ordigni nucleari, compresi quelli cosiddetti “sporchi” che tanta paura fanno ai servizi segreti di tutto il pianeta.

Lo stoccaggio delle scorie è il primo vero grande ed irrisolto problema del nucleare, non dimentichiamocelo.

Su problema come tale, al di là delle mie personali considerazioni, è assolutamente necessario che una decisione di questo tipo non venga presa solo dall'attuale Governo, ma esso agisca di concerto con tutte le forze politiche sul piano di medio-lungo termine. Infatti, il mandato governativo dura solo cinque anni e non vi è alcuna certezza sul fatto che tra cinque anni ve ne sia uno dello stesso colore e delle stesse convinzioni dell'attuale. Si rischierebbe di vedere buttati al vento anni di tempo e miliardi di euro senza raggiungere alcun risultato.

La questione diventa imbarazzante se si tiene conto che nelle stesse ore in cui il Governo faceva questo annuncio, le agenzie internazionali battevano la notizia che nel mondo l'eolico aveva superato il nucleare in termini di investimenti ed efficienza.

Se calcoliamo i progressi fatti negli ultimi cinque anni dalla politica di sviluppo delle fonti alternative al fossile (petrolio-carbone) e le prospettive di crescita a livello mondo, scopriamo che in termini di efficienza-sviluppo tra 10 anni, ovvero il tempo necessario affinchè la prima centrale del nuovo corso nucleare italiano prenda l'avvio, potremmo trovarci con progressi tali da parte delle energie riciclabili che renderebbero inutile il nucleare. Sarebbe davvero una beffa, considerando anche che non abbiamo ancora la tecnologia per spegnere il nucleo dei reattori...Voi cosa ne dite?

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