Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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martedì 24 maggio 2011

Io sto con Pisapia

Non scopro certo io come il ballottaggio di Milano stia diventando l'ago di una bilancia molto più importante, non solo limitata all'elezione del Sindaco forse più importante d'Italia, ma anche quella cui si legano le sorti di questo Governo e, in ultima analisi, la fine della parabola storica di Silvio Berlusconi.

Questo anche perchè, ormai è quasi lampante, tutti stanno aspettando solo il pretesto per mettere la parola fine a questo quasi ventennio di tragica agonia della democrazia costituzionale.

Da subito vorrei portare alla vostra cortese attenzione le motivazioni per cui è veramente il caso di considerare l'elezione a Sindaco di Milano di Giuliano Pisapia un atto di giustizia.

Gli eventi di queste ultime settimane ci hanno presentato una persona garbata e molto presente ai problemi della città, mai invadente, mai sopra le righe nei modi, ma soprattutto nei contenuti di quanto andava affermando.

Il fatto di essere simpatizzante di una sinistra più a sinistra di quanto oggi sia disposta ad accettare una certa borghesia benpensante, non lo può in nessun modo far confondere con quelle che sono state le frange eversive e terroristiche di qualche decennio fa. La macchina del fango, da sempre nelle mani di una destra incapace di sviluppare un pensiero di governo concreto, si è ora inceppata ed ha trascinato in quello stesso fango proprio chi (anche involontariamente, la Moratti, ne sono certo) l'ha usata senza comprenderne i delicati meccanismi.

L'ultimo delirante attacco all'Arcivescovo di Milano tramite l'organo di stampa della famiglia Berlusconi (Il Giornale) ne è la prova più concreta. Se non ci credete, documentatevi e poi chiedo a certi elettori che si dichiano cattolici come possano pensare di votare per la proposta politica di Centrodestra. Vorrei anche ricordare che Berlusconi era capolista PdL a Milano, tanto perchè qualcuno non dica e non pensi che lui non c'entra in questa storia.

Basterebbe questo a spiegare perchè io sto con Pisapia.

Ma ancora di più, mi convince in questo frangente la becera e goffa campagna elettorale di questo "Centrodestra", sempre meno Centro e sempre più Destra conservatrice e ottusa, volto a denigrare l'avversario, nel personale, nel privato, attribuendo falsità enormi e cercando sempre una materia di odio con la quale rendere antipatico il profilo dell'avversario.

Ebbene, in questo periodo io non ho mai sentito la signora Moratti dire cosa vorrebbe fare per Milano, come costruire la Milano di domani (non quella dell'Expo, quella sappiamo come la vorranno costruire, vero?), se non facendo uscite clamorose e anche un po' inverosimili come quelle sulle cancellazioni delle multe.

Una volta di più si andrebbe a vanificare l'idea di rispetto delle regole e di rigore morale solo per accaparrarsi il benvolere di ristrette fasce della popolazione, cui peraltro questo tipo di concessioni ormai non fanno più molta impressione, visto che poi esistono enormi difficoltà nel trasformare queste battute in azione.

Per cancellare una regola ne serve un'altra, e quando questa ha un riscontro economico a livello di bilancio pubblico, serve una nuova entrata (o una pari riduzione di spesa) per controbilanciare il mancato introito. Questo lo può sapere chi fa (o ha fatto) l'amministratore pubblico, ma lo può facilmente comprendere anche il normale cittadino.

A Milano hanno dato dei torroristi rossi ai giudici e chi lo ha fatto ha raccolto un ben misero bottino. Forse avesse fatto una campagna elettorale classica avrebbe avuto più consensi. Poi hanno dato del criminale incallito al Pisapia e sono andati sotto di oltre 6 punti percentuali.

Ormai questi sistemi non funzionano più. La gente di Milano, l'elettore di Milano è troppo scaltro per essere preso in fallo da queste cose, e l'hanno dimostrato col voto di dieci giorni fa.

Chi non capisce questo non potrà vincere a Milano. Non solo.

Bossi e la Lega hanno ormai scoperto le carte: sapendo di non poter mai diventare forza di Governo autonoma, avevano bisongo di un alleato forte a livello nazionale da imbrigliare e da utilizzare come Cavallo di Troia per raggiungere gli obiettivi cari al "Popolo del Nord".

Ma quando la gente del Nord comincia a capire, e sta arrivando quel momento, che questo giochino ha permesso solo a qualche "gerarca" padano di sistemare la propria progenie incapace di realizzare il proprio futuro in modo autonomo, senza riuscire a rendere stabile ma soprattutto convincente anche per il resto del Paese la propria azione politica, ecco che la fiducia anche nell'alleato si farà meno concreta perchè quando la barca affonderà ognuno cercherà di salvare prima se stesso.

Chiarissima a questo proposito la situazione di Gallarate, dove la Lega è rimasta vittima di se stessa e ora non parteciperà al ballottaggio. A chi andranno i voti leghisti? Solo la PdL? Non credo. Penso che piuttosto vi sarà un'emorragia di voto leghista al ballottaggio.

Stessa condizione a Varese, dove Luisa Oprandi raccoglierà più di quel 30% da cui parte.

E grande è il rammarico per Busto Arsizio, che una volta di più, mentre la partita si fa interessante sotto tutti i profili, resta mestamente alla finestra a veder passare gli altri e a compiangere il neoeletto sindaco, quasi a preparargli un De Profundis che fa assomigliare la sua rielezione vagamente al più triste dei tracolli.

Se Milano cambia, cambia tutta l'Italia. Questa non è una minaccia, ma una speranza. Milano ha la possibilità di fare di più e meglio di quanto non abbiano fatto il 14 dicembre i deputati romani, determinando le sorti di questa legislatura e spazzando via, in un colpo solo, quegli irresponsabili che meglio non hanno saputo fare che darsi il nome meno adatto al momento politico nazionale: "I Responsabili".

Milano, se vuole davvero ritornare la capitale morale d'Italia, deve riprendere il ruolo di leader su Roma non a parole, ma con i fatti: cacciando il folle vecchietto con evidenti perversioni sessuali e tendenza alla mistificazione dalla poltrona più alta del potere reale.

Se vi par poco....

giovedì 19 maggio 2011

Tutti pazzi per il Consiglio

Per dirla con una battuta, quest'anno a Berlusconi non è riuscita l'accoppiata scudetto-elezioni. Ha vinto lo scudetto, ma ha perso le elezioni. Già. E non è una novità, visto che con Prodi ha sempre perso. Io insisto, visto che solo in queste occasioni qualcuno se ne ricorda.


Essendo ormai libero di esprimere le mie opinioni anche sul consiglio comunale di Busto Arsizio, visto che non ne faccio più parte (per mia scelta), oggi mi sono dedicato, avendo un po' di tempo, a leggere i commenti e le dichiarazioni dei consiglieri eletti e anche di coloro che, tra qualche sorpresa, proprio non ce l'hanno fatta a entrare o rientrare in questo consiglio.


Qualche commento mi ha davvero incuriosito. Come ad esempio il rammarico del neoconsigliere Rossi (Gianpietro, classe 1927, già più giovane sindaco d'Italia, ora più anziano candidato sindaco a questa tornata amministrativa nazionale) per la mancata rielezione di Ninetto Pellegatta, insieme al rammarico di quest'ultimo per il fallito record dei 50 anni consecutivi in consiglio.


Il rammarico di Ninetto diventa amarezza quando parla del collega di partito Lista, il quale non ha badato a spese pur di assicurarsi qualcosa di più di 400 preferenze: camion, manifesti elettorali, intere pagine sulla stampa periodica. Insomma, al povero Luciano questa passione per la politica amministrativa deve essere costata un patrimonio! Altrocchè le 150 lettere agli amici di Ninetto. Insomma, due stili a confronto. Ma se la critica arriva dall'interno della maggioranza che ha vinto le elezioni...


Che dovrebbe dire la minoranza? E' vero, al momento non esiste una legge che imponga un limite, un confine accettabile o un minimo garantito tra le propagande elettorali dei vari partiti, ma non c'è dubbio che in un momento di crisi come l'attuale, spendere e spandere come ha fatto il centrodestra in questa città, sinceramente un po' di fastidio lo dà. Anche nell'ottica del ragionamento (sicuramente sfuggito a parte dell'elettorato) che chi è prodigo del suo, lo sarà anche di più del patrimonio pubblico.


E gli effetti si vedono subito: invece di reclamare qualcosa per la città, i vincitori si buttano a peso morto sulla spartizione delle poltrone disponibili, sia in Giunta che presso le società che offrono posti remunerati. Questo è l'aspetto meno etico ed apprezzabile della politica, e non è e non può essere una giustificazione dire: così fan tutti.


Vorrei ricordare ai Leghisti che se nel 2006 erano scesi al 13% è stato perchè il loro sindaco uscente e rottamato, Luigi Rosa, formò un nuovo movimento politico che raggiunse il 15%, rubando buona parte di quei voti proprio ai vecchi amici di partito. Oggi, riassorbito l'effetto Rosa e del tutto anestetizzato all'intero del PdL, con la di lui bocciatura in questa tornata, quella porzione di voto è tranquillamente tornata là da dove veniva. Non ci sono stati travasi, la Lega non è cresciuta, è tornata a ricomporsi e nemmeno questo movimento ha dato segni di rinnovamento concreti, confermando nelle preferenze il suo esponente locale più radicato, Gianpiero Reguzzoni. Non me ne voglia di questa affermazione Speroni, ma lui ormai sta di casa all'Europarlamento e sarebbe opportuno che lasciasse anche la poltrona di presidente del Consiglio. Magari proprio a Rossi.


Vorrei si considerasse anche la denuncia dei cittadini che ieri hanno dovuto subire il blocco del traffico sui Cinque Ponti, e che molti hanno sottolineato con la frase: "Bravo Farioli, prima ti fai rieleggere e poi ci fai un bel regalo". Il Giro passa tra una settimana, ma se quell'intervento fosse stato fatto la settimana prima delle elezioni, credo ci sarebbe stata anche la possibilità che Farioli non vincesse al primo turno. Ma tant'è...


Nel panorama complessivo di questa elezione, che forse ha visto a Busto Arsizio il record dei candidati (sia sindaci che consiglieri), restano fuori dall'analisi solo i delusi. Chi meno (Stelluti, che un po' se lo aspettava, ma sperava comunque nel ballottaggio), chi più, come Iadonisi, Porfidio e Corrado. Il primo deluso o ingannato dalla commissione elettorale: personalmente gli faccio gli auguri. Tutto sommato, le regole devono essere definite prima e applicate dopo il voto, non interpretate al momento. Ho letto anche dell'analisi del voto a Porfidio e Corrado (o del mancato voto alla loro proposta politica) e sinceramente non sono d'accordo. Essendo stato in questi anni loro collega di consiglio, ed avendo assistito a tutti i consigli (in 14 anni ne ho persi solo 3, per motivi di lavoro), posso dire che entrambi hanno interpretato in chiave personalistica un consenso frazionario. Non è in questo modo che ci si radica nella cittadinanza e si crea un'opinione politica. Sta tramontando l'epoca del "Leaderismo", mentre loro sono sempre stati interpreti di questo tipo di politica, senza dare in realtà un contenuto concreto alle proprie proposte.


Non basta chiamarsi "Voce della Città" per esserlo davvero. Molto spesso le urla di Porfidio hanno solo disturbato l'audio consiliare (qui il gioco di parole è obbligato). Così come questo benedetto Articolo Tre non si è capito bene a quali altri due articoli seguisse, in ordine a quale regolamento. E si sa quale sia l'antipatia degli italiani ai regolamenti...


Io la metto un po' sull'ironico, ma in realtà ci sarebbe poco da ridere, anche a denti stretti.


Sappiamo che tutti questi commenti, tutte le illazioni, tutti i progetti potrebbero essere spazzati via tra pochi giorni a seguito di un cambiamento di rotta della politica nazionale di cui si vedono già le prime (e pure le seconde) avvisaglie: la fine dell'epoca Berlusconi, da lui stesso evocata con il discorso di Milano del 7 maggio, la rottura con la Lega, lo sgretolamento di un centrodestra che senza leader-padrone tornerà sul pianeta Terra e potrebbe avere una più che brutta sopresa da questo impatto.


Milano è origine e ragione di questo disastro imminente. Oltre trent'anni fa, Busto Arsizio ha voltato pagina e da città industriale e indipendente ha deciso di diventare satellite del capoluogo regionale, seguendone anche i destini sociali e politici. Il vento del cambiamento potrebbe arrivare fino qui, nel profondo Nord.

martedì 17 maggio 2011

La città cristallizzata

Questo è il primo post che scrivo da ex-consigliere. In quanto scelta ponderata da tempo, non mi pesa darmi questa definizione, con la quale ho aggiornato il sottotitolo del mio blog.

Dopo 14 anni potrebbe essere tempo di bilanci, ma credo che prima di dedicarsi alle memorie, abbia ancora voglia di commentare il presente. Ieri abbiamo potuto vedere i primi risultati di questo turno elettorale ed oggi siamo alla loro valutazione.

Vediamo allora che in quadro nazionale di grande fermento, in una zoan che ha prodotto i casi Gallarate (scontro aperto tra PDL e Lega) e Varese (Fontana costretto al ballottaggio dalla grande Luisa Oprandi -Vai Luisa!-), a Busto Arsizio, medesima provincia di Varese, non pare essere successo assolutamente nulla, tanto che il candidato sindaco uscente Farioli si riconferma con la medesima percentuale dello scorso turno. Solita sconfitta del Centrosinistra che proprio non ce la fa a decollare da questa strana città, ma nemmeno gli altri, quelli che dovevano cambiare la politica dall'interno (Porfidio e Corrado) ce la fanno ed escono mestamente dal consiglio comunale, nemmeno troppo a testa alta. Un vero disastro per loro.

Invece, una nota di plauso va al Movimento 5 Stelle, che pone in consiglio il proprio candidato sindaco, con un ottimo 5,5%. Adesso per loro comincia però la fase più delicata, quella di trasformare il disagio politico in vera opposizione e, in prospettiva, in logica di governo.

Chi ha già tracciato questa strada fu la Lega, proprio cominciando come movimento di protesta per arrivare alle poltrone di Roma Ladrona, conquistate e mai più cedute. Si vede che sono comode.

Tutto a posto? Non credo proprio.

Ci sono almeno due fattori da indagare e scoprire: il primo è legato alle tensioni che sono ormai palpabili tra Bossi e Berlusconi. La resa dei conti potrebbe portare, come conseguenza, che l'esperimento di Gallarate possa essere un elemento di misurazione del potere della Santa Alleanza PDL-Lega, ammesso che esista ancora.

Il secondo è la tenuta del confermato sindaco Farioli, che, come fu già scritto e detto da diverse persone addette ai lavori, ha più nemici nel proprio orticello che altrove. Di certo peseranno in questo contesto le numerose teste coronate che non potranno entrare in consiglio nè potranno sedere sui banchi della Giunta comunale. Tra i "trombati" troviamo il decano dei consiglieri, Pellegatta, quello a cui questa bocciatura fa meno male, considerando l'età non più giovanissima. Poi, il folto gruppo degli ex-consiglieri PDL bocciati: Bottini, Fantinati, Chiesa, Cicero, Cislaghi, Fontana, Lattuada, Rosa e Rosanna (li ho scritti secondo l'ordine alfabetico presente nella scheda elettorale). Ma ci sono anche gli ex consiglieri leghisti trombati: Albè, Buzzi, Cronista, Ferrario Attilio, Gadda, Gallazzi e Gorini. In totale 16 ex che potrebbero chiedere un posto al sole.

Ma la cosa che più mi rattrista è il fatto che dopo queste elezioni, a parte pochi casi isolati, ci troviamo con "i soliti noti": un consiglio che, sebbene ridotto nei ranghi da 30 a 24 consiglieri, si ritrova con una maggioranza riconfermata per 12 elementi su 14 e la stessa minoranza di centrosinistra ha 5 su 7 (volendo considerare Stelluti un novizio, almeno del nostro consiglio), ma soprattutto si arriva all'ex "Sindaco della città", il senatore Giampiero Rossi, il quale dimostra allo stesso Pellegatta che, alla fine, lui stesso può essere considerato un giovanotto con ancora qualche speranza per la prossima tornata elettorale. Che si può anche pensare non sia poi così lontana.

Non ci sono segnali che facciano pensare ad un futuro brillante e stabile per questo nuovo esecutivo. Mi godrò la partita da spettatore, anche se nel frattempo mi dedicherò a fare la conta di 14 anni spesi bene. Alla prossima...

giovedì 13 maggio 2010

Il groviglio della TARSU

Visto che torno a scrivere, tanto vale farlo alla grande. E quindi riparto da quanto mi chiedeva il signor Mario in un precedente post del 6.5.2010, nel quale presenta la sua posizione riguardo la questione Tarsu. Per chi non lo sapesse, TARSU sta per TAssa Rifiuti Solidi Urbani.
Al signor Mario, come ad altre centinaia e centinaia di cittadini di Busto Arsizio è stata emessa una cartella esattoriale a seguito della verifica in corso sulla quesitone dalla società Andreani di Macerata, che ha ricevuto in concessione dall'Amministrazione comunale di effettuare questa indagine a tappeto su dovuto e pagato, che si andrà ad esaurire nel giro di due anni.
L'Amministrazione comunale percepirà per questa operazione due milioni di euro netti, qualsiasi sia l'esito delle verifiche; ma tutto quello che sarà riscontrato in più, sarà guadagno di questa società: soldi di Busto che finiscono lontani dalla città.
E' dunque evidente che sia interesse della società Andreani arrivare ad accertare quanto più possibile, fino al limite del lecito. Anche se evidentemente i cittadini non la pensano così.
Anche perchè i cittadini hanno presentato in questi anni le loro dichiarazioni per la Tarsu seguendo un regolamento che indicava i parametri per la denuncia di stato, mentre ora le verifiche pare vengano fatte in un altro modo, comparabile ma diverso (superficie lorda totale invece che utile calpestabile).
Altra cosa assai grave, oltre al livello sempre più crescente di malcontento dei cittadini, è che la parte politica (Consiglio Comunale) ben poco sapeva di questa cosa prima che io per primo ne parlassi al consiglio del 12 gennaio 2010, ed allora la cosa fu presa quasi come una storiella di poco conto. Oggi siamo quasi all'insurrezione popolare.
Chi ha deciso questa cosa? Il palleggio delle responsabilità è tra uffici e assessorato; in ogni caso, la decisione è stata presa, a mio giudizio, solo ed unicamente sulla base di un facile riscontro economico e non ponderando l'effetto di ricaduta sulla città.
Per la verità, la scelta di mettere le amministrazioni locali alle strette dal punto di vista delle risorse economiche viene dal Governo in carica, che per ottenere un consenso popolare immediato (più populista che popolare) si è inventato l'abolizione dell'ICI sulla prima casa senza pensare ad una misura di compensazione economica che potesse permettere una più agevole gestione della finanza locale.
Il risultato è stato, alla fine, l'arte di arrangiarsi: dovendo far fronte ad una esigenza economica non più coperta da entrate ordinarie, si è pensato di trovare qualche entrata "straordinaria". Di qui il groviglio immane dal quale pare difficile riuscire a dipanare la matassa.
I ricorsi sembrano in alcuni casi improponibili, perchè a fronte della contestazione di 25/30 euro le persone trovano ridicolo spenderne almeno 15 solo in carta bollata e pagano; meno semplice la situazione di chi se ne trova contestate 500, 1000, 5000 e più, per i quali il ricorso è quasi d'obbligo. Senza contare il tono intimidatorio che ha la lettera che riceve il cittadino "moroso".
Ma quali sono le situazioni per le quali scatta la sanzione?
Credo ci siano tre tipologie di "evasori": 1) L'evasore totale, quello sfuggito a tutte le verifiche e che non ha mai eseguito la denuncia degli stabili ai fini della Tarsu, e per cui la sanzione è sacrosanta; 2) l'evasore ignaro, a cui viene sollevata una contestazione errata (la più ricorrente sembra essere la ristrutturazione dei sottotetti), o per dimenticanze in buona fede o per pura non conoscenza delle regole; 3) l'evasore incolpevole, che riceve la contestazione di minore entità, dovuta proprio a minime diversità nei conteggi tra presunto e reale, imputabili proprio ai differenti metodi di calcolo.
Stranamente, ma non troppo, la terza tipologia di "evasore" è quella che tende a pagare subito, per evitare guai maggiori, ma è anche quella che, a ragion di logica, è quella più in regola; la seconda richiederebbe una distinzione, più difficile senza un puntuale accertamento, tra le due categorie, ed anche qui si corre il rischio di veder pagare subito proprio chi avrebbe maggior titolo a resistere, mentre per la prima categoria non esistono giustificazioni, devono solo pagare.
Purtroppo non si è utilizzato questo metodo di approccio, anzi, se vogliamo essere precisi, per una quindicina d'anni il comune si è proprio dimenticato di queste cosucce e le ha lasciate invecchiare, generando anche l'idea di un certo lassismo, lasciando all'onestà del singolo cittadino la corretta applicazione delle regole.
Non ottemperando ad un proprio dovere di controllo, l'Amministrazione ha creato un danno a se stessa, soprattutto per aver utilizzato la politica dell'alleggerimento della pressione fiscale come arma per raccogliere consenso elettorale e non come strumento di equa partecipazione al sostentamento della pubblica amministrazione.
Non si risolve ora la questione semplicemente sanzionando i cittadini per sopperire alle difficoltà economiche correnti.
Occorre invece fare una sana autocritica e rivedere (non senza difficoltà, anche tecniche, dovute alla burocrazia) le regole di queste contestazioni e quindi l'attività in atto da parte del concessionario Andreani (il quale, a mio parere, sta solo svolgendo il proprio qualificato lavoro), eventualmente rimborsando o modificando sostanzialmente gli addebiti per i cittadini "evasori" ignari e incolpevoli.

venerdì 21 agosto 2009

C'è Meno Busto in TV

Anche ieri sera, gurdando la puntata di SuperQuark, mi sono detto che il Comune di Busto Arsizio ha perso l'ennesima occasione di essere in una vetrina nazionale. Veniva presentata l'esperienza del comune di Torraca, in provincia di Salerno (non Treviso o Bergamo) e a parlare era il sindaco della città, Daniele Filizola. Avrei preferito cento volte che a parlare fosse il mio sindaco, di cui non condivido le scelte politiche, ma che come rappresentante della città mi avrebbe ugualmente riempito il cuore di gioia.
Perchè Farioli ha perso questa occasione? Perchè nell'autunno del 2006 io avevo proposto a lui di diventare la prima "città a led" d'Italia (e forse del mondo), nel quadro dell'iniziativa legata alla riqualificazione di MalpensaFiere e del Centro di Ricerca sulle energie rinnovabili.
Ora i numeri dell'iniziativa ce li dà questa amministrazione campana: un risparmio energetico del 65%, una riduzione dei costi di manutenzione del 50% e dell’inquinamento luminoso del 90%.
Alla fine di luglio è stato annunciato dall'Assessore Armiraglio che la città ora passerà a questo tipo di illuminazione: ci sono voluti tre anni di tempo e non è bastato un ex sindaco leghista, membro del consiglio di amministrazione di ENEL per capire l'importanza di questa iniziativa.
Che, sia ben chiaro, nasce sempre da una nostra idea: lo scorso anno, a seguito di una mia interrogazione, ho fatto notare all'Assessore Armiraglio come la nsotra spesa annuale di quasi un milione di euro per l'illuminazione pubblica poteva essere drasticamente ridotta di almeno la metà. Per fortuna Alberto è persona ragionevole, tanto che non ho problemi ad affermare che è anche un amico sincero, ed ha raccolto la mia raccomandazione è l'ha portata avanti.
Qui non si tratta di primogeniture di idee o iniziative, si tratta solo di fare l'interesse della città, che non è solo economico (altrimenti arriva la Corte dei Conti), ma soprattutto di immagine e di autorevolezza: hai voglia a fare tutti i "Più Busto" del mondo, sarebbe bastata questa iniziativa per darci la vetrina di una trasmissione da oltre 5 milioni di spettatori per 10 minuti.
Invece andiamo su trasmissioni di ben altro tenore per 10 minuti al sabato mattina facendo la figura degli imbecilli. Complimenti!

venerdì 7 agosto 2009

Bustywood: manca solo la collinetta

I giornalisti sono bravi a fiutare le notizie. Prendiamo il Piano di Comunicazione del Comune: era come un faro che splendeva nella notte, quasi a richiamare la loro attenzione di navigatori nel mare delle informazioni. Come non incuriosirsi dopo le nostre osservazioni e gli atti depositati per il consiglio comunale?
Così i numeri hanno cominciato ad assumere anche una sostanza diversa, dei contorni meno generici e "buonisti". Il biscottino della pagina per le opposizioni nasconde la torta, più consistente e sostanziosa, della comunicazione gestita come arma della maggioranza alle spalle dei cittadini contribuenti.
Quello che colpisce di più è proprio la proposta di destinare MalpensaFiere alla cinematografia, traformandolo in Teatro di posa, in "Studios" tipo Hollywood. Il Presidente di MalpensaFiere non ne sapeva niente, eppure il piano di comunicazione data Novembre 2008.
Che in tutto questo periodo non si sia detto nulla alle minoranze, può anche passare, tanto questo è la norma, succede anche per atti ben più importanti: nessuna notizia fino a una settimana prima del Consiglio, quindi di corsa perchè bisogna deliberare e siccome le cose sono economicamente rilevanti occorre non perdere l'occasione.
La fissa del cinema pare essere un pallino della Lega: Bossi in persona ha voluto trasformare la Manifattura Tabacchi di Milano nel centro di produzione di fiction, sceneggiati e film della nuova capitale del Nord. Ora, come al solito, il sole ha bisogno di satelliti e allora trasforma una fiera (che aveva un senso inserita in un determinato contesto storico-industriale) in una sala di produzione cinematografica. Come dire: Bustywood. Manca solo la collinetta dove mettere il marchio.
Ovviamente questo progetto non è quotato nel piano di comunicazione, pur ingente e che a mio giudizio costerebbe tra i 300.000 e i 400.000 euro entro la fine legislatura di Farioli, e vale molto di più di queste cifre. La stessa MalpensaFiere è una struttura pubblica di ingente valore, la Camera di Commercio credo che ne sappia poco di questo progetto (forse ne sa qualcosa adesso).
Cosa possa centrare un progetto di questo tipo con un Piano di Comunicazione dell'Amministrazione davvero non si capisce. Anche il fatto che si faccia riferimento al Piano d'Area Vasta, altra bufala dell'Amministrazione, non chiarisce le finalità di questa onerosa e disgregante operazione. L'unica cosa che appare chiara è che si è passati dalla celebrazione dell'operosità bustocca (Museo del Tessile, Mulini Marzoli), alla celebrazione del Grande Nulla, dell'Illusione fine a se stessa, proprio con iniziative di grande impatto mediatico come Più Busto e questa cattedrale del Cinema, ma di nessuna sostanza e prospettiva per la crescita della città e del suo ruolo di riferimento per il territorio.
E allora? La questione non finisce certo qui, anche perchè nel piano ci sono altre sorprese...

venerdì 10 luglio 2009

Presentazione del PUT in conferenza stampa: perchè non in Consiglio Comunale?

Era un caldo pomeriggio del giugno dello scorso anno, quando l'Assessore Lista convocò i consiglieri per presentare lo studio del PUT; una presentazione tecnica, con passaggi anche interessanti, ma che lasciava molti aspetti della questione in sospeso.
La promessa fu di sentire di nuovo i commissari entro le vacanze estive, pianificare una serie di incontri ed arrivare ad una stesura "condivisa" del PUT. Promessa vana.
Proprio in questi minuti si sta presentando un PUT in conferenza stampa. Noi consiglieri non abbiamo avuto modo di vederlo, non possiamo quindi commentarlo nè essere consapevoli di quanto, a questo punto assumendosi in proprio tutte le responsabilità, l'Amministrazione andrà a presentare alla città.
Sono 12 anni che la città aspetta, è da un anno che aspettiamo di essere convocati come consiglieri e di portare il nostro contributo che, anche da queste pagine e da innumerevoli interventi in consiglio comunale, non abbiamo mai fatto mancare e che, in termini di confronto, potremmo sicuramente portare ad un livello di approfondimento molto maggiore, a beneficio dell'intera città.
Ciò che sta avvenendo mi lascia senza parole, non tanto per il fatto che non possa parlare, quanto per l'affronto che viene fatto alla città, e questa settimana questa catena si sta dimostrando lunghissima e pessima, per approccio e risultati.
La tesi non potrà che essere tecnicistica, i problemi visti da esperti "pilotati" dalla giunta, lontani dalla sensibilità dei cittadini e dalle idee che essi vogliono portare attraverso i loro rappresentanti.
L'assenza di confronto è di per se una grave perdita per la costruzione della città.
Ma cos'altro potremmo fare se non denuciare questo stato di cose ai cittadini? Badate bene: non stiamo blaterando come spesso fanno i politici romani, stiamo indicando un modo di affrontare i problemi e, possibilmente di risolverli, a cui teniamo in modo particolare partecipare ed essere presenti. Per cui lo saremo anche in conferenza stampa e diremo chiaramente la nostra, da consiglieri che devono ancora una volta apprendere notizie di rilevanza istituzionale da una conferenza stampa, piuttosto che da uno spettacolo pubblico o da un comunicato del comune...
Fulgidi esempi di democrazia partecipativa... ammesso che qualcuno sappia cosa vuole dire!

domenica 15 marzo 2009

Le bugie hanno le gambe corte, nessun campo nomadi

Nei giorni scorsi il quartiere del Redentore è stato messo in subbuglio dalla notizia della realizzazione di un campo nomadi in via Vesuvio. Sono girati anche fogli di raccolta di firme per chiedere al Sindaco di impedirne la realizzazione. Forte l'emozione tra la gente del quartiere, ma durante le messe domenicali è accaduto qualche cosa che dà un quadro nuovo alla questione.

Don Giorgio, parroco del Redentore, alla fine delle messe di sabato e domenica ha voluto riferire ai propri fedeli che non vi è nulla di cui aver timore. "Non voglio prendere le parti della politica, lo dico solo per giustizia e rispetto delle persone", afferma don Giorgio, "ma la questione non sta nei termini in cui è stata posta. Non si tratta di un campo nomadi, ma della richiesta di una famiglia di giostrai italiani che da anni è presente nella nostra parrocchia, di poter acquisire un lotto di terreno (700 metri quadrati) che permetta di insediare in modo non precario, ma soprattutto non abusivo, le loro roulotte".

In effetti, risulta che la famiglia in questione ha pagato già da un anno l'affitto anticipato; la Giunta aveva concesso l'area con una delibera assunta già da due anni, ma poi non aveva dato seguito alla propria decisione, e sulla base di questi documenti essa ha fatto ricorso fino al Giudice di Pace, che ha dato torto al Comune, chiedendo di dare luogo alle decisioni assunte.

Chiaro che la politica ha avuto il suo ruolo, tanto che questa mattina alcuni attivisti della Lega Nord erano davanti alla Chiesa del Redentore per volantinare sull'argomento, ma le dichiarazioni del parroco hanno sicuramente spiazzato la situazione: molte persone hanno infatti rifiutato il volantino o lo hanno gettato senza nemmeno leggerlo, dopo aver dato appena un'occhiata.

Un vero autogol per la Lega Nord, che questa volta ha voluto esagerare. Si è parlato di campo nomadi, di zingari, di rom. La famiglia in questione è regolare, italiana, perfettamente inserita nel tessuto sociale; da anni viene seguita dalla San Vincenzo parrocchiale, anche perchè non è facile vivere in condizioni di perenne precarietà.

Aggiungo questo mio commento a quanto ho pubblicato su Altomilaneseinrete, perchè in quella veste faccio giornalismo dilettantesco, cercando di restare entro i fatti, ma qui mi sento di dire che siamo in una situazione al limite, sia del buon senso, sia della legittimità. Mistificazioni, politica della paura, sciacallaggio morale, mettetela come volete, ma siamo di fronte a persone che non sono un pericolo, anzi chiedono di vedere rispettato un loro diritto legittimo.

Ciò che mi dà più dolore è comunque sapere che molte persone, anche all'interno della parrocchia e dell'oratorio, si sono prodigate per raccogliere firme contro questo "insediamento", dimostrando esattamente il contrario di ciò che vogliono rappresentare con la loro appartenenza alla fede cattolica. Accoglienza, fraternità e condivisione non sono parole che trovano spazio nel loro vocabolario.

venerdì 27 febbraio 2009

La crisi alle porte

Ci sono momenti in cui la gente ha il diritto di chiedersi che cosa stia succedendo. Ieri sera il consiglio comunale ha prodotto uno di questi momenti. Vediamo di chiarire.
Il Sindaco Farioli ha portato in Consiglio una delibera apparentemente innocua, che chiedeva "di incaricare il Sindaco di rinegoziare la “Convenzione” in essere tra il Comune di Busto Arsizio e
Accam S.p.A. per giungere ad una nuova disciplina dei rapporti da sottoporre all’approvazione del Consiglio Comunale
".
Rinegoziare la convenzione significa dare forma concreta al revamping e alla spesa di 35 milioni di euro, preventivata in parte per ammodernare il forno ed in parte per ottenere le certificazioni che permettono di accedere agli incentivi regionali. Questo però avviene a fronte dei patti intercorsi nel 2006 che hanno permesso di ottenere da parte di ACCAM il nuovo contratto di affitto, una una tantum a sanatoria del periodo intercorso tra la scadenza della precedente convenzione trentennale del 1971 (2001) e la chiusura dell'impianto nel 2019.
In mezzo a tutto questo ci stanno: il Comitato Inceneritore di Borsano, che da sempre reclama per la salute dei cittadini, gli altri comuni minori, i quali hanno senz'altro un potere contrattuale inferiore rispetto a quello delle città maggiori, essendo il sistema di potere ripartito in maniera percentuale al numero totale dei cittadini.
Mi permetterò di fare in seguito un altro ragionamento sul discorso "rifiuti"; per ora mi limito alle convenienze politiche, così come sono uscite dai discorsi di ieri sera. Se la Lega non si presenta ed il 40% di Forza Italia non si presenta, ciò significa che buona parte della maggioranza (8 su 19), non pensano sia opportuno partecipare al voto. Scusate, nel numero ci sono anche degli assenti giustificati, ma è già successo che si sia andati a prendere moribondi a casa pur di farli votare.
Vista l'impossibilità di agganciare questa ipotesi, l'alternativa politica è stata quella di chiedere (qui si!) la stampella politica dell'opposizione e poi di criticarne il silenzio.
Ma cos'altro c'è da dire sulla questione? Una delibera proposta dalla maggioranza che essa stessa non riesce a sostenere, dal momento che è stata definita quasi un favore fatto al consiglio, non poteva e non doveva sollevare tutte le questioni che invece ha evidenziato.
Segno chiaro, questo sì, che tanto innocua tale delibera non era, che il coinvolgimento politico del consiglio c'era, eccome, e che la sua mancata approvazione a questo punto mette a nudo tutti i problemi di maggioranza che da sempre andiamo manifestando e denunciando.
Come sapete, cerco da queste pagine di dare una spiegazione politica, per quanto possibile asettica, delle cose locali, col solo intento di appassionare qualche cittadino in più alla politica. In questo caso devo schierarmi perchè la questione è di una importanza vitale per la stessa Giunta. La richiesta formulata di dimissioni del Sindaco, a fronte di questo fatto, non è così balzana e andrebbe considerata molto attentamente anche dal diretto interessato.
Si ricordi il Sindaco delle parole di sua madre nell'intervista di un paio d'anni fa: si guardi dagli amici, sono più onesti gli avversari politici...

mercoledì 21 gennaio 2009

Quando i nodi vengono al pettiine

Leggendo al cronaca locale, due sono i titoli che durante questo mese si sono rincorsi maggiormente: il nuovo stadio e la querelle all'interno di Forza Italia tutta raccolta dentro la famiglia Castiglioni-Fraschini.
Del primo tema non ne parlo ora, ma vi consiglio di leggere l'editoriale odierno della Prealpina a firma di Vincenzo Coronetti. E di Vincenzo devo dire che è il più grande giornalista che abbiamo a Busto e forse nella provincia, peccato che stia alla Prealpina. Meriterebbe di più e di meglio che non fare da zerbino al suo padrone.
Sulla seconda questione, vorrei correggere chi oggi ha scritto che è una pratica interna a Forza Italia per la questione di un voto. Balle. E' una questione morale vera e propria, che da troppo tempo viene lasciata dormire, con buona pace di tutti. Io avevo sollevato la questione fin dallo scorso mese di settembre, quando si fece per la prima volta il nome di Castiglioni come assessore.
Castiglioni è l'esponente di un gruppo di potere del partito che ha fatto convergere i propri voti sulla moglie. Se adesso la moglie si ritirasse o venisse estromessa, essi perderebbero il loro rappresentante diretto. Ma d'altra parte sarebbero in buona compagnia: altri gruppi di Forza Italia hanno perso il loro rappresentante (vedi caso Chierichetti & Bandello).
La questione morale è emersa nello scorso consiglio comunale del 22 dicembre 2008 ed ha già provocato l'emersione dei franchi tiratori, probabilmente stufi di una certa situazione. Per questo la proposta Cornacchia di incompatibilità tra parenti ed affini di primo grado, in un primo tempo ritirata e poi fatta propria dal collega Grandi, ha causato una "confusione" al voto, che però è stata palese manifestazione di una intolleranza anche fra le fila della maggioranza.
La giustificazione non richiesta di Bottini avvalora questa ipotesi più di ogni altro fatto. Le baruffe di maggioranza sono indice di tensioni non più governabili, derivanti da una insostenibile situazione di potere che si è venuta a creare nel tempo, con i casi AGESP, ACCAM, PSTL e le questioni di Giunta. Ma i nodi vengono sempre al pettine.

giovedì 15 gennaio 2009

Opposizione, se ci sei batti un colpo

E da noi a Busto Arsizio? Rispetto al precedente post, anche la nostra giunta locale non può che essere il asse col Governo. Infatti, apprendiamo dalle fonti di stampa (La Provincia del 15.1.2009) che l'assemblea degli iscritti di Forza Italia è stata gelida col Sindaco di fronte alla sua relazione programmatica dopo il rimpasto di Giunta e le nomine in AGESP Servizi.
La corrente di Libero Confronto senza rappresentanti, dopo l'estromissione di Chierichetti e le "dimissioni"di Bandello e di Angelucci. Moti carbonari in vista? Nemmeno l'UDC è stata trattata così...
La questione Fraschini-Castiglioni (moglie e marito) aperta come una ferita sanguinante, rimandata al prossimo incontro del 20 gennaio.
Aggiungerei anche i rapporti tesi con i partner di giunta e la sensazione sempre meno vaga di delusione da parte dei cittadini verso l'azione di questa amministrazione.
La formula giusta è: "Opposizione, se ci sei batti un colpo"!

sabato 10 gennaio 2009

Un ufficio di collocamento tutto al maschile

Sinceramente ieri pensavo di aver fatto una lunga elencazione di argomenti e di dati che avrebbero dovuto far riflettere il nostro sindaco, il giorno dopo la presentazione della nuova giunta. Nuova, si fa per dire, perchè è poco più di un rimescolamento di deleghe con un paio di facce nuove.
Eppure, ancora una volta, le critiche più feroci arrivano proprio da dentro la maggioranza, segno di una irrequietezza e di un nervosismo che, nel corso di questi anni, è stato lungamente mascherato, ma che ora non riesce più ad essere contenuto solo dalla sfera dei partiti.
Il rilievo che durante tutta l'amministrazione Farioli non vi sia stato posto per donne in giunta è un fatto. Ma è anche un fatto che la maggioranza con 19 consiglieri abbiano portato solo 2 donne in consiglio, mentre il solo PD su sette consiglieri originari ne poteva annoverare ben 3. In tutto 5 donne su 31, poco più del 15%. Il problema della presenza femminile nella politica è grave e deve fare riflettere, non solo per avere una equa distribuzione fra i sessi, ma perchè hanno una sensibilità molto diversa da quella maschile, questo è un dato di fatto scientifico.
La seconda "piaga" interna a questa amministrazione è quella di Gigi Chierichetti, assessore silurato ed a cui è stato proposto il ripiego di una presidenza in un Ente controllato. A lui va tutta la mia solidarietà, non tanto per il siluramento ingiusto (sa benissimo che queste cose succedono), ma quanto per non essersi piegato alla logica della perequezione delle cariche pubbliche alle spalle dei cittadini. La sua testimonianza avvalora le mie parole di ieri, e rafforza anche delle accuse di Cornacchia.
Forse la convinzione che nel fortino di Busto Arsizio le cose non possono cambiare hanno dato una dose in più di arroganza a questa giunta, che a parte i modi e le parole imbonitrici che spesso il sindaco usa, nella sostanza procura più danni che guadagni.
Prova ne sia che la patata bollente dello stadio, ieri volutamente da me dimenticata, sia invece ora un banco di prova della tenuta di questa giunta. E' notorio che vi sono dei consiglieri di maggioranza che sono anche sostenitori della Pro Patria, e che sono spinti dagli amici dello stadio per avere credito e poter coronare il sogno di uno stadio nuovo e di una Pro rinata agli antichi splendori. Ma sicuramente torneremo su questo tema.
Vorrei solo chiudere il ragionamento istituzionale. Tosi ha amministrato con 6 assessori e la municipalizzata non era ancora SpA, Rosa aveva 8 assessori e già sembravano troppi, Farioli ha 10 assessori ed una società di Servizi che opera attraverso il criterio dell'In-house providing, che sarebbe come dire "ho una società per azioni di cui sono l'unico azionista", ed a cui è stata delegata una ampia fetta di attività che prima erano di competenza dell'amministrazione comunale.
Se leggiamo bene le deleghe assessorili, vediamo che, al di là delle parole, molte sono quasi prive di contenuti reali. Il fatto che tutti gli assessori abbiano il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e la celebrazione matrimoni, sembra più che altro un trucchetto per riempire un po' tutti di qualcosa da fare.
L'importante non sono i titoli, le invenzioni, ma il lavoro che si fa, che deve essere quantificato e misurabile anche per un assessore. E' ora di smetterla con gli assessori che prendono uno stipendio fisso per fare poco o nulla, abbiamo spostato quello che una volta era l'ufficio collocamento nella giunta comunale?
Ma che razza di città siamo diventati?

venerdì 9 gennaio 2009

La Casta bustocca si conferma nella "nuova" Giunta

Alla fine la montagna partorì un topolino! Ogni riferimento alla nuova giunta, presentata dal Sindaco Farioli nella giornata di ieri, è voluto e non casuale. Nella sostanza, una nuova giunta assolutamente priva di coraggio e di innovazione.
Mi permetta, Signor Sindaco, una volta tanto di rivogermi a Lei con lo strumento della "Lettera aperta". Forse anche il periodo meteorologico non le ha facilitato il compito: forse un segno dal cielo. Il pericolo non è quello di scivolare sul ghiaccio, come peraltro capita a molti concittadini, bensì quello di fare dell'ovvietà una pratica, quasi una religione. Ed in questo ha perfettamente centrato l'obiettivo.
Da mesi vado indirizzando, da questo mio "rifugio informatico", un pensiero alla nuova giunta, che avrei sperato innovativa nei nomi e nei contenuti; non ultimo, perfino nei numeri. Lei, Signor Sindaco, non ha dato alcun segnale in questo senso.
Lei ha fatto melina su questi nomi, che peraltro circolavano fin dalla scorsa estate, togliendo, tagliando, cambiando, ma alla fine rimettendo, senza dare una sua impronta. Questa giunta è il risultato della mediazione delle segreterie partitiche, prima che politiche, ed è anche il segno del suo fallimento per quanto riguarda la gestione dei partiti di maggioranza, prima ancora del governo della città.
Avere imposto Fazio non significa nulla, forse glielo avrebbero concesso comunque, dal momento che quella posizione richiedeva una persona con particolari competenze. Poi è diventata solo una questione di equilibri, giocati tutti -purtroppo- solo ed unicamente alle spalle dei contribuenti, parte della cui IRPEF andrà ancora a foraggiare uno stipendio da Assessore (che è di circa 40.000 euro l'anno).
Si è perso tempo, si sono perse occasioni, mentre il mondo intorno corre veloce. EXPO2015 sta già tirando le sue conclusioni, e la nostra città è ancora al balcone. Il Piano Urbano del Traffico e tutti i suoi accessori (davvero tanti ed importanti) sono ancora in attesa (secondo l'Assessore Lista, nella presentazione dello scorso mese di giugno, tutto doveva essere concluso entro il 2008, in realtà non si è mossa una virgola). La situazione dei Lavori Pubblici è deficitaria nella struttura, nelle disponibilità economiche e perfino nella progettualità. La città non ha una sua fisionomia urbanistica, alcune opere attese da decenni sono ancora di là da venire (vedi sotto o sovrapasso di sant'Anna), mentre altre (Cinque Ponti, passerelle) si sono completate in maniera del tutto inefficace e costosa rispetto al problema. Si fa molta filosofia, come nel caso del nuovo Ospedale con Gallarate, ma senza avere una chiara visione di ciò che accadrà realmente nel futuro in questo settore. Ma a soffrire sono zone come l'area industriale, eterna incompiuta, e le zone artigianali, strutture fondamentali per l'occupazione e la ricchezza -non solo economica- dell'intero territorio.
Da ultimo Le ricordo due dolorose spine nel fianco: AGESP e ACCAM. Proprio AGESP, che è considerata la parte gestionale dell'Amministrazione, fa ritenere inappropriato e troppo alto il numero di 10 assessori, avendo delegato alla Servizi una fetta consistente di attività.
Ha ragione Cornacchia, ne bastano molti meno; ma perchè i colleghi consiglieri di maggioranza, che pure borbottano sulla questione nei corridoi, non decidono di aver uno scatto di orgoglio e dire basta a questa situazione? Tanto di carriere, pur restando con questa maggioranza, non se ne faranno molte e non credo che alla lunga possa bastare il titolo di consigliere comunale per sentirsi realizzati. Almeno fate qualcosa di utile per la città!
ACCAM farebbe bene a metterla fra le tre priorità della futura agenda di questa Giunta. E' un vero pasticcio, non ancora chiarito e che potrebbe esplodere in un nuovo caso da giustizia ammnistrativa. Ma anche non fosse così, resterebbe comunque un problema da risolvere nei prossimi due anni, con molto coraggio e vincendo anche alcuni tabù.
Guardi Lei, Signor Sindaco. La storia giudicherà quello che faremo domani e coi suoi predecessori non è stata tenera. Certo, aver rimesso Castiglioni in giunta soddisfa requisiti di partito, ma non è opportuna per la città. Non so se sia mai successo prima che marito e moglie fossero in così stretti rapporti anche nell'amministrazione civica. Io l'ho detto parecchio tempo fa, e mi pare di non essere stato il solo: è una questione di opportunità e di etica politica. Termini che oggi la politica dovrebbe riscoprire.

sabato 27 dicembre 2008

La neve agli irti colli...

La tregua di Natale è terminata. Messi da parte i buonismi e i buoni propositi natalizi restano solo le tante mezze verità e i tanti problemi messi a nudo in questo periodo.
Provo farne solo un breve elenco, i contenuti li discuteremo in prossimi post: AGESP Servizi, il rimpasto (eterno) di giunta, la chiusura dell'affare Corte dei Conti, la preparazione del bilancio preventivo, il piano urbano del traffico e molte altre.
Ma la notizia di oggi sa davvero di danno oltre la beffa. Parliamo dei Cinque Ponti.
La scorsa notte una piccola bufera di neve ha sparso qualche centimetro di neve e ghiaccio (non più di tre o quattro) sulle strade. Nessun mezzo si è mosso, anche se era la vigilia di Natale i mezzi dovevano essere pronti. Fatto sta che il sottopasso delle meraviglie si è bloccato per il ghiaccio ed il traffico è stato bloccato. Forse si poteva pensare di attrezzare al volo una pista di bob, considerata anche la dimensione della strada.
Lo spettacolo non è stato diverso nel resto della città. Certo, il freddo è stato polare, se tre giorni dopo in periferia si vede ancora parte di quella spolverata di neve. Bianco Natale.
Ma questo non giustifica l'ennesima brutta figura dell'amministrazione. Nessun mezzo pronto ad uscire per spargere sale o sabbia, oppure mezzi spartineve. Nell'occasione della precedente nevicata si era disposto che ogni cittadino provvedesse a liberare lo spazio davanti la propria casa dalla neve; praticamente una dichiarazione di fallimento da parte dell'amministrazione. Seguendo questo ragionamento, prossimamente ogni famiglia dovrà provvedere a manutenere il verde, l'asfalto e il marciapiede davanti a casa; e nel caso si spegnessero i lampioni, a mettere qualche lampada a olio per illuminare la via. Sono ironico, ovviamente, lo preciso perchè non vorrei che qualcuno lo prendesse come un buon suggerimento.
I Cinque Ponti sono l'emblema di questo stato di cose a Busto Arsizio. Un percorso tortuoso e incomprensibile a chiunque abbia il pregio di non capire nulla di viabilità.
Le passerelle ciclabili sono la ciliegina sulla torta. Rubo l'idea ad un amico e faccio una proposta: nel momento in cui tutta la città ride o si vergogna di quell'orribile opera, facciamo una bella operazione di marketing e diciamo al mondo che abbiamo realizzato la pià grande opera d'arte moderna inserita ed integrata in un contesto urbano.
Forse con questa idea riusciremo a salvare almeno le apparenze.

martedì 23 dicembre 2008

Il miracolo non c'è stato, mica siamo a Napoli

Non bisognava essere indovini per dire, il giorno dopo, che quanto avevo previsto ieri si sarebbe puntualmente verificato. Il punto, lo ricordo per chi non volesse rileggersi il posto di ieri, erano i mal di pancia in maggiornaza che non avrebbero impedito un voto positivo ai punti in discussione durante il consiglio comunale di ieri sera.
Io sono arrivato tardi per motivi personali e preannunciati, ma ugualmente sono riuscito ad arrabbiarmi e a rilevare come, ancora una volta, questa Giunta (peraltro ancora la stessa, ndr) dica delle bugie degne di Pinocchio.
Si è arrivati a convocare un consiglio comunale il 22 dicembre, terminato ben oltre la mezzanotte del 23 (antivigilia di Natale). La giustificazione addotta per una così tarda convocazione è stata che gli uffici avrebbero così potuto provvedere a redigere delle delibere in maniera adeguata e tecnicamente ineccepibile.
Abbiamo invece riscontrato delibere lacunose e, ma questo lo si sapeva, non condivise dalla stessa maggiornanza. Il punto specifico su cui sono intervenuto è stato l'emendamento alla delibera sul Piano Integrato di Intervento di piazza Vittorio Emanuele II dello stesso assessore Giampiero Reguzzoni, il quale faceva addirittura riferimento ad un tempo "entro l'ultima revisione di bilancio", avvenuta il 30 novembre scorso. Segno che l'emendamento non è stato nemmeno riletto prima di essere rilasciato per il consiglio.
Che dire? Solo che nel corso del mio intervento ho ribadito la mia personale contrarietà allo spostamento del monumento ai caduti da piazza Vittorio Emanuele a piazza Trento e Trieste, per il fatto che la sistemazione della piazza come ipotizzato comporta un grosso intervento nella viabilità di tutto il centro urbano e che tale fatto comporta una revisione ulteriore dell'ormai scomparso Piano Urbano del Traffico. Desaparecido.

lunedì 22 dicembre 2008

Il Consiglio dei Miracoli?

Quello che andremo a vivere stasera rischia di essere uno dei consigli più difficili tecnicamente e politicamente, degli ultimi 20 anni. Eppure rischia anche di essere il solito noioso consiglio.
Perchè?
Il motivo è semplice: le delibere che arrivano alla votazione del consiglio su disegno della Giunta, non sono apprezzate nemmeno dalla stessa maggioranza, che dovrebbe digerirsi alcuni passaggi (soprattutto su AGESP Servizi, ma anche sulle partecipazioni con privati e sul PGT), che non piacciono ad alcuni consiglieri di maggioranza.
Ma i partiti invocano (e pretendono) un voto compatto. Non votare queste delibere da parte di qualche consigliere di maggioranza potrebbe far suonare il suo de profundis politico.
Da qui le difficoltà tecniche e politiche. E da qui anche la consapevolezza che dopo le discussioni appassionate, i distinguo, le precisazioni e le puntualizzazioni, sarà molto probabile che il voto finale si risolva nel più classico dei voti.
Eppure io sono convinto che questo voto peserà al di là di ciò che, nei rispettivi schieramenti, le segreterie imporranno come voto; la libertà non è praticata in questi schemi di voto e che da sempre affermo il termine "Libertà" come non appartenente ai partiti (per cui farebbero meglio a cancellarla proprio dalle sigle partitiche).
Non è solo per l'approssimarsi del Natale, ma per motivi molto meno spirituali, anche se non meno ideali, che potrebbe avvenire questo miracolo del rinsavire dei consiglieri.
E' che a tenere compresse dentro un contenitore politico anche anime che non guardano solo al mondo degli affari e dei potenti, ma che hanno e dimostrano sensibilità più vicine al vivere quotidiano, si può arrivare ad una crisi che potrebbe, alla fine, diventare anche istituzionale. Non voglio parlare per perifrasi, girando intorno ai problemi, ma se esiste davvero la sensibilità che percepisco intorno a temi delicati come questi, non passerà molto tempo e qualche cosa accadrà.
Non sarà solo per l'opportunità persa piuttosto che per la fiducia tradita o la voce non ascoltata; sarà perchè questo stato di potere non piace più nemmeno a chi lo interpreta in prima persona, perchè senza coscienza civile chiudiamo baracca e burattini, non ci sarà futuro per nessuno, nè in maggioranza, nè in minoranza.
La città si aspetta, nel silenzio, decisioni rispettose e serie, non semplici affari o comodi accordi: libertà non a caso fa rima con responsabilità.

venerdì 19 dicembre 2008

Le nomine dell'amministrazione: flessibilità morale

Oggi avrei tante cose da scrivere, ma ho poco tempo e devo fare una promessa: quella di cercare di essere più breve. Alcuni tra di voi mi hanno scritto dicendomi di fare post più stringati, puntando all'essenziale e semmai riprendendoli più avanti. Cercherò di accontentarli, ma intanto invito anche queste persone a pubblicare le loro osservazioni. Non è difficile e se si vuole si può anche mantenere l'anonimato, anche se personalmente avrei piacere di conoscere i vostri nomi.
Dunque, l'argomento di oggi è vecchio di mesi e, se giriamo la boa del 31 dicembre, possiamo dire di essere entrati nel terzo anno dall'annuncio del famigerato rimpasto di giunta.
L'elemento nuovo è il più antico di tutti: la lotta per le poltrone.
In questo quadro l'UDC blinda il nuovo assessore Fazio ad accettare l'incarico (voluto personalmente dal Sindaco) solo se al partito verrà concessa una poltrona in AGESP. Alla faccia della partitocrazia, della partecipazione e perfino della democrazia. Ormai non esiste più alcun ritegno a chiedere ed ottenere poltrone per gestire il potere sotto gli occhi di tutti, senza nemmeno cercare di mitigarne la forma.
Così la richiesta di Cornacchia di avere il rispetto delle incompatibilità per motivi di parentela, può essere accettata se questa si limita al primo grado (colpendo Castiglioni e Fraschini, marito e moglie), e preservando il terzo grado, che implicherebbe l'incompatibilità di Paola Reguzzoni.
Dunque, principi flessibili. Elastici. Applicabili ad personam. Il Presidente del Consiglio insegna.
La questione morale si approfondisce.

mercoledì 10 dicembre 2008

L'ottimismo è il sale della vita...

La neve odierna è una perfetta parafrasi della situazione politica. La neve cala e copre tutto di uno splendido manto bianco; questa mattina al risveglio era bellissimo vedere il pezzo di città che ho davanti alle finestre di quel coloro uniforme ed i fiocchi che cadevano e creavano una specie di alone intorno ai fanali delle strade, vorticando al passaggio delle auto.
Ma anche questo non è che uno "sbiancante ottico". La neve così bella da vedere in realtà copre lo strato di schifezza che si trova lungo le strade, copre i rifiuti, le buche nella via e sui marciapiedi, copre ostacoli che ci sono ma così diventano invisibili.
Tutto è bello e poetico, ma per strada si scivola, si rischiano cadute.
Così noi abbiamo la possibilità di celebrare, festeggiare, pasteggiare, come se nulla fosse; anzi, come nulla è. Perchè alla fine, se continuiamo a ripetere che le cose vanno male, la gente ci crede, si incupisce e non consuma, e se non consuma la recessione diventa visibile ed allora qualcuno potrebbe cominicare a pensare che questo Governo, che questa Amministrazione cittadina non vada bene, non vada così bene come dovrebbe.
Il pessimismo o almeno, una sana dose di realismo, non abita da queste parti. Allora, per non rattristare troppo i nostri concittadini, vai con i fuochi artificali nel sabato dei consumi alle bancarelle che simulano una tradizione altoatesina. Vai col finto, perchè la realtà non soddisfa.
"L'abbiamo fatto per non deprimere i nostri concittadini", afferma l'assessore Azzimonti. Eh, si! E' Natale, perchè dovremmo dare loro un dispiacere?
Eppure quei fuochi sono come la neve di dicembre. Con la loro luce coprono la realtà e regalano la gioia, la certezza che se il Comune spende soldi per pagare pranzi a ministri, concerti alla cittadinanza, fuochi d'artificio, bande, spettacoli, ricchi premi e cotillion, la situazione è grave ma non drammatica.
Perchè allora fare un consiglio comunale sulla povertà? Perchè porsi il problema?
I soliti pessimisti comunisti...

martedì 9 dicembre 2008

La linea verde non passa per Busto

Apro il commento odierno constatando le molte facce della realtà (o della bugia): ieri è scaduto l'ultimatum al Sindaco per la presentazione della nuova Giunta e conseguentemente dei nuovi assessori, ma nulla è accaduto. Anzi, molto è accaduto: che l'ultimatum non era un ultimatum, che gli ostacoli sono molti di più di quelli che è possibile elencare, che abbiamo già i nomi dei nuovi assessori, alla faccia della discrezionalità (ma erano settimane che si sapevano i nomi...), che il Sindaco fa affermazioni di spessore ("Nominerò quando sarà il momento"), che nessuno crede più a quanto dice il Sindaco, che Busto è telecomandata da fuori... volendo, potremmo continuare.
In effetti qui si sta continuando a giocare col fuoco, e che fuoco!
Una volta si diceva che le bugie hanno le gambe corte, forse questo è il momento di acchiapparne qualcuna. Prima di tutto il numero degli assessori: se vengono nominati i due nuovi assessori si torna al numero di 10, massimo provinciale. Come si fa a chiedere sacrifici alla gente se poi non si riesce a governare un minimo di risparmio a livello di Giunta?
Ma poi, di quali sacrifici parliamo? Oggi la stampa rileva che ci sono almeno due interventi che rischiano di costare molto di più del beneficio che producono: il primo è la variante al sovrapasso di via Piombina (costo previsto 1,6 milioni di euro), l'altro è la nuova palestra del Liceo Scientifico, il cui costo preventivo è passato da 1,2 a 2,3 milioni di euro (tra l'altro, non è chiaro il contributo provinciale che fine abbia fatto).
In totale si parla di circa 4 milioni di euro, una cifra tutt'altro che esigua, per due opere importanti ma anche con serie alternative. Per via Piombina l'alternativa è un sottopasso alla linea ferroviaria delle Nord, che ha già avuto il beneplacito del consiglio, il quale congiungerà la rotatoria di via Molinelli con la zona industriale; per la palestra dello Scientifico, a quel costo, l'edificazione di una nuova palestra e non un semplice ampliamento. Non ci credete? Allora sappiate che la parrocchia Redentore sta costruendo una nuova palestra con tanto di spogliatoi con meno di 500.000 euro!
Da queste scelte si comprende la politica di una amministrazione, non dalle parole che vengono spese.
Ad esempio, sempre oggi leggiamo della situazione alle scuole Pascoli, ma se qualcuno andasse a vedere la situazione alla palestra che si trova appena dietro la scuola, si scoprirebbe che per le attività agonistiche che vi si svolgono, o va il riscaldamento, o l'illuminazione. Il risultato è che gli allenamenti si fanno al freddo e che per le partite all'inizio si muore di caldo (perchè il riscaldamento viene messo al massimo per saturare l'ambiente), poi progressivamente si va verso una temperatura normale (di solito a metà incontro), quindi si finisce al freddo e al gelo al termine della partita.
Questo perchè il contratto con l'ENEL è stato fatto al risparmio ed ora manca qualche kilovatt di potenza. Bel risparmio! C'è qualche squadra che si allena alle De Amicis, i cui spogliatoi sono stati appena "risistemati", che poi gioca alle Pascoli. La precarietà ha fatto il nido anche nello sport.
Ultimo appunto: i due assessori in via di nomina, insieme, sommano un'età di intorno ai 140 anni.
La linea verde resta una metropolita di Milano... che non passa per Busto!

sabato 29 novembre 2008

Rissa in Comune sulla questione Corte dei Conti

Al suo apparire, molti l'avevano sottovalutata. Io ero tra quelli che si erano sentiti correre un brivido lungo la schiena, solo al pensare alle conseguenze che si sarebbero potute aprire a fronte di un elemento esterno forte che veniva a "disturbare" la serena quiete della ineffabile Busto Arsizio.
In effetti la questione dei superstipendi, delle promozioni facili e degli avanzamenti automatici ha sconvolto la pacifica convivenza di una città che da quindici anni ha imparato a fare da se. Ma non per tre. E giusto per continuare coi luoghi comuni, sapendo che tutti i nodi vengono al pettine.
Ieri durante l'assemblea dei lavoratori si è rischiato lo scontro fisico, tra dipendenti, Sindaco e sindacati. Malgrado la radice linguistica, Sindaco e sindacati sono arrivati ad un faccia a faccia duro e senza possibilità di soluzione.
Accuse di diversa natura e di diverso tenore, che alla fine hanno fatto dire al Sindaco di essere pronto alle dimissioni. Perchè?
Quando le cose vanno bene, quando non ci sono problemi di grande impatto, quando ti lasciano lavorare tranquillo, tutti sono capaci di fare il capo o, nello specifico, il Sindaco; ma quando il gioco si fa duro, come direbbe John Beluschi, i duri devono cominciare a giocare e far valere il proprio gioco non perchè imposto, ma perchè effettivamente migliore.
Alle prime vere difficoltà il Sindaco che a parole non riesce più a convincere nessuno, si fa voltare le spalle dai dipendenti e dai sindacati. Questo vuol dire che egli non ha credibilità, che non ha autorevolezza. Quindi il problema non è che le cose che dice il Sindaco siano giuste o meno, ma il fatto è che non riesce a dirle in modo convincente, e quindi si lascia andare a reazioni emotive ingiustificabili.
Questo non aiuta nè il personale già dilanianto dal fatto di essere stati condotti fino al limite del baratro da persone incompetenti e personalmente coinvolte, nè il Sindaco nel cercare di dare credibilità alle proprie posizioni, che poi sono le posizioni dei suoi consulenti.
Dover pagare cifre da auto di media cilindrata non per demeriti o errori particolari, ma per la cattiva gestione di persone la cui responsabilità è precisa e individuata, ma altrettanto distante dalle conseguenze, disturba e non poco.
Penso che la posizione del PD, già espressa in molte occasioni, consiglio comunale compreso con un paio di mozioni sempre contestate e respinte, fino alla richiesta di una commissione di indagine su questo tema, per fare chiarezza e dare le giuste responsabilità in capo alle persone, in questo momento non possa che essere rivalutata e riconsiderata dalle stesse parti in gioco.
Ci auguriamo che le posizioni possano riavvicinarsi, non tanto perchè il Sindaco rinunci ai propositi di dimissione, ma nell'interesse esclusivo dei dipendenti, perchè la decisione che verrà assunta possa essere quella più giusta e corretta per salvaguardare gli interessi di tutte le parti in gioco e che chi ha prodotto questo scandaloso disastro sia effettivamente colpito e paghi il giusto della propria colpa. Come dovrebbe sempre essere.

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