Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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lunedì 12 settembre 2011

Governo e dignità delle famiglie

Ormai siamo la delirio. Non voglio farla lunga perchè ormai di parole ne sono state dette e scritte fin troppe, mentre avremmo follemente bisogno di azione.
Sto parlando della manovra finaziaria, dell'operato di questo indegno Governo e del suo Presidente. Le notizie odierne sul fatto che non si presenti dal Giudice per rispondere dell'ennesima figuraccia, se non proprio di azione di reato, che lo coinvolge, ormai fa venire il dubbio anche al suo sostenitore più sfegatato che qualche cosina proprio non chiarissima anche il Silvio ce l'abbia.
Ma sostenere di avere dato soldi ad una famiglia in difficoltà fa venire il vostastomaco ai milioni di famiglie italiane che in questi anni di suo malgoverno in difficoltà ci sono e ci rimangono, alla faccia di tutte le promesse di calo delle tasse e di miglioramenti della Pubblica Amministrazione.
Non rispettare le promesse elettorali è quasi un rito a cui nessuno si sottrae, ma vessare con tasse e balzelli sempre i soliti, questo no, non è più accettabile.
Manovra puzzle, l'ha definita un onorevole dell'UDC, forse voleva dire qualcosa di peggio. Infatti non di puzzle stiamo parlando. L'aumento dell'IVA comporterà una aumento indistinto ed ingiustificato dei prezzi, non subito, ma nel giro di due o tre mesi.
Nel frattempo i costi dei servizi pubblici sono aumentati e quelli locali aumenteranno anche di più, vista la stretta data a comuni e regioni. Aboliamo le provincie? Ma questi enti non spariscono in una notte ed anzi, la loro scomparsa, non integrata in un disegno di ridisegno della politica locale attraverso una riforma seria e non in emergenza, potrebbe causare seri danni anche all'economia, oltre che alla pazienza dei cittadini.
Ma torniamo alle famiglie. Questo Governo, come i precedenti d'altra parte, non ha fatto nulla, assolutamente nulla, per difendere il potere d'acquisto delle famiglie e dare una dignitosa collocazione all'impegno familiare. Eppure il buon Silvio si permette di dare mezzo milione di euro ad una famiglia in difficoltà. In cattive acque, forse per questo aveva bisogno di una nuova imbarcazione... per favore!!!
Un Presidente sotto scacco e sotto ricatto è una minaccia per l'intera nazione. Silvio Berlusconi se ne deve andare non solo perchè ha dimostrato ampiamente la sua incapacità a governare la situazione politica attuale e del recente passato, ma perchè ormai non è più uomo delle istituzioni, non ha più credibilità internazionale, ammesso che ne abbia mai avuta.
Chi sta facendo ancora restare a galla questo Paese è il Presidente Napolitano e forse sarebbe ora di smettere di guardare a figure meschine e fragili come quella di Silvio per ricominciare da chi oggi incarna il valore di un Popolo e la dignità di una nazione.
O dobbiamo farci dare lezioni da un ragazzino tedesco, come è stato ieri a Monza, dove Vettel si è messo sul casco il 150 che indica gli anni della nostra storia di Stato? Riflettete, se potete.

mercoledì 17 febbraio 2010

Privato o pubblico

Nei precedenti post ho trattato di come sia cambiato il lavoro negli ultimi 40 anni, e prendo a riferimento proprio lo statuto dei lavoratori del 1971, della difficoltà nel giudicare il lavoro svolto ed attribuire il giusto riconoscimento.
A questo proposito, vorrei aggiungere una nota alle ormai famose dichiarazioni del Ministro Brunetta in merito al lavoro pubblico: credo che chi oggi lavora nel settore pubblico sia perfettamente comparabile a chi opera nel settore privato. La produttività è misurabile e spesso è superiore alle aspettative. Ad essere inadeguati invece sono certi burocrati, passacarte e tirapiedi che sono più vicini all'area dirigenziale o di conduzione politica della pubblica amministrazione, che non i singoli operatori di più basso livello.
Il Ministro Brunetta ha già dato ampia testimonianza della frase: "Fate quel che dico, non fate quel che faccio"; è il miglior testimonial che le sue parole andrebbero rivolte a chi dirige, piuttosto che a chi opera. E vorrei fare qualche esempio, che tutti ben conoscono: nomi come Cimoli o Catania, che hanno fatto letteralmente dei disastri in Alitalia e in FS/Trenitalia, sono stati coperti di denaro al momento di lasciare il loro incarico, invece di essere chiamati a riparare economicamente i danni che con la loro azione avevano causato alle aziende.
Questa disparità di trattamento, non solo economico, ma anche nel merito delle responsabilità, lascia davvero esterrefatti e rafforzano la percezione che Brunetta abbia voluto, in linea con il suo Governo, fare una facile propaganda populista, legata più ad uno vecchio modo di percepire il lavoro pubblico che ad affrontare i reali problemi di chi opera in questo settore.
In realtà, oggi si resta sconcertati di fronte al diverso modo di operare anche tra realtà vicine, se non prossime. Per fare un esempio sulla nostra pelle locale, una pratica edilizia che a Busto Arsizio richiede tre-sei mesi di tempo per essere istruita, a Legnano o Gallarate viene evasa in tempi molto più veloci, e questo è in buona parte dovuto al fatto che il personale di queste città sa quello che deve fare, mentre quello di Busto Arsizio ha un notevole arretrato di formazione. Tale arretrato diventa profondo ai livelli di maggiore responsabilità, frutto sia dell'assenza di formazione specifica, sia del sistema clientelare che ha regolato per anni gli avanzamenti all'interno dell'amministrazione di Busto Arsizio.
Ciò è reso pubblico dall'esperienza vissuta e documentata dall'ispezione della Corte dei Conti, che è più devastante per i giudizi espressi nel merito del lavoro svolto che non per le sanzioni comminate, pure rese note dai giornali con grande clamore. Questo era ed è il vero problema innescato da quella vicenda che, ancora oggi, mette a nudo in questa città, in molti settori, l'aver attribuito incarichi di responsabilità a persone che ora non sanno più che pesci pigliare per non ricadere nelle ire della Corte.
Quella vicenda tanto terribile per la nostra realtà è, in verità, emblematica di una realtà più vasta e diffusa, a cui il Ministro Brunetta farebbe bene a prestare maggiore attenzione prima di formulare i suoi irosi commenti!

martedì 4 agosto 2009

Il Diluvio sopra di noi


Oggi mi ero preparato per un altro tema, ma c'è un'attualità ed un'urgenza che merita una riflessione approfondita. L'altro tema, che reputo anche più importante, lo riprenderò domani.

Oggi parliamo di acquazzoni tropicali e rete fognaria, ovvero cosa è successo ieri a Busto Arsizio e quali siano gli errori che più frequentemente si commettono perchè non c'è una visione chiara delle cose e degli avvenimenti.

Ma andiamo per ordine. Che da qualche anno i temporali non siano più quelli di una volta lo hanno capito tutti. Assomigliano più a tempeste subtropicali, con grandi rovesci che riversano una quantità di acqua dal cielo che nemmeno l'espressione "acqua a catinelle" riesce più a creare come immagine. Questo cambiamento si accompagna al cambiamento climatico planetario in atto e che rischia di compromettere irreparabilmente l'ambiente nel giro di pochi decenni, creando danni enormi e forse anche devastazioni formidabili. Di fatto però, i singoli cittadini non hanno nè gli strumenti nè la possibilità di intervenire efficacemente.

Possiamo, anzi dobbiamo intervenire, invece, su molte lacune di carattere infrastrutturale che ormai caratterizzano quella che potremmo definire la "gestione Acqua", attraverso l'analisi e la definizione di una politica del territorio in materia di ciclo delle acque. Ne accenno, ma non ne tratto, del fatto che anche la rete idrica ha grossi problemi, con perdite enormi di acqua potabile dalla rete di distribuzione e che ci sono problemi anche con la struttura della rete stessa, con ancora diversi chilometri di tubazione in amianto.

Breve inciso politico: a me Franco Girola sta simpatico. Garbato, alla mano, non è certo il tipo di persona che mi sento di aggredire verbalmente accusandolo di essere in malafede. La sua posizione però non è e non può essere quella di chi sembra essere messo lì a fare la figura dell'incapace a vita: ha dichiarato tempo fa di volersi dimettere perchè aveva poco peso nella gestione degli affari dell'Assessorato a lui affidato, da sempre lamenta la grande penuria di risorse economiche destinate al suo bilancio.

Morale: le strade sono piene di buchi, lo stadio non si può sistemare e le fognature sono quelle di due secoli fa. Appunto, due secoli fa le cose le facevano pensando a cosa necessitava allora; perchè oggi non si riesce a fare altrettanto? Perfino i romani riuscivano a compiere più di 2.000 anni fa opere di ingegneria idraulica che ancora oggi funzionano, noi no.

Non ho le conoscenze e le capacità di critica tecnica per poter dire come stiano effettivamente le cose dal punto di vista della struttura fognaria, ma posso senz'altro affermare che, anche a causa delle mutate condizioni meteorologiche ed ambientali, alla progressiva cementificazione di tutta l'area cittadina, alla vetustà della rete fognaria, il sovrapporsi disomogeneo di interventi e della scarsa manutenzione applicata nel corso degli ultimi decenni, gli esiti nefasti di questi ultimi avvenimenti siano la sommatoria di tutti questi fatti.

E qui mi devo rapportare al Sindaco, alla sua Giunta e a tutti i Sindaci e le giunte di questi anni: avete voluto creare la città nuova, ma avete fallito.

Come un chirurgo estetico, avete curato alcuni aspetti esteriori della città, avete investito capitali ingenti senza portare reali benefici, avete modificato il profilo del naso o levato le borse sotto gli occhi della città, come con i Mulini Marzoli, il Museo del Tessile, lo stadio di atletica, la piscina di via Manara, mentre avete trascurato tutte le necessità vere, le infrastrutture (strade, fogne, marciapiedi, verde pubblico, viabilità e tanto altro), che sono i nervi, le arterie e la pelle della città.

Se i cittadini devono prendere in mano scope e catini, devono diventare vigili urbani e pompieri, allora vuol dire che non abbiamo più bisogno di una sovrastruttura pubblica la cui efficienza ed efficacia è stata totalmente azzerata dai fatti.

sabato 10 gennaio 2009

Un ufficio di collocamento tutto al maschile

Sinceramente ieri pensavo di aver fatto una lunga elencazione di argomenti e di dati che avrebbero dovuto far riflettere il nostro sindaco, il giorno dopo la presentazione della nuova giunta. Nuova, si fa per dire, perchè è poco più di un rimescolamento di deleghe con un paio di facce nuove.
Eppure, ancora una volta, le critiche più feroci arrivano proprio da dentro la maggioranza, segno di una irrequietezza e di un nervosismo che, nel corso di questi anni, è stato lungamente mascherato, ma che ora non riesce più ad essere contenuto solo dalla sfera dei partiti.
Il rilievo che durante tutta l'amministrazione Farioli non vi sia stato posto per donne in giunta è un fatto. Ma è anche un fatto che la maggioranza con 19 consiglieri abbiano portato solo 2 donne in consiglio, mentre il solo PD su sette consiglieri originari ne poteva annoverare ben 3. In tutto 5 donne su 31, poco più del 15%. Il problema della presenza femminile nella politica è grave e deve fare riflettere, non solo per avere una equa distribuzione fra i sessi, ma perchè hanno una sensibilità molto diversa da quella maschile, questo è un dato di fatto scientifico.
La seconda "piaga" interna a questa amministrazione è quella di Gigi Chierichetti, assessore silurato ed a cui è stato proposto il ripiego di una presidenza in un Ente controllato. A lui va tutta la mia solidarietà, non tanto per il siluramento ingiusto (sa benissimo che queste cose succedono), ma quanto per non essersi piegato alla logica della perequezione delle cariche pubbliche alle spalle dei cittadini. La sua testimonianza avvalora le mie parole di ieri, e rafforza anche delle accuse di Cornacchia.
Forse la convinzione che nel fortino di Busto Arsizio le cose non possono cambiare hanno dato una dose in più di arroganza a questa giunta, che a parte i modi e le parole imbonitrici che spesso il sindaco usa, nella sostanza procura più danni che guadagni.
Prova ne sia che la patata bollente dello stadio, ieri volutamente da me dimenticata, sia invece ora un banco di prova della tenuta di questa giunta. E' notorio che vi sono dei consiglieri di maggioranza che sono anche sostenitori della Pro Patria, e che sono spinti dagli amici dello stadio per avere credito e poter coronare il sogno di uno stadio nuovo e di una Pro rinata agli antichi splendori. Ma sicuramente torneremo su questo tema.
Vorrei solo chiudere il ragionamento istituzionale. Tosi ha amministrato con 6 assessori e la municipalizzata non era ancora SpA, Rosa aveva 8 assessori e già sembravano troppi, Farioli ha 10 assessori ed una società di Servizi che opera attraverso il criterio dell'In-house providing, che sarebbe come dire "ho una società per azioni di cui sono l'unico azionista", ed a cui è stata delegata una ampia fetta di attività che prima erano di competenza dell'amministrazione comunale.
Se leggiamo bene le deleghe assessorili, vediamo che, al di là delle parole, molte sono quasi prive di contenuti reali. Il fatto che tutti gli assessori abbiano il TSO (trattamento sanitario obbligatorio) e la celebrazione matrimoni, sembra più che altro un trucchetto per riempire un po' tutti di qualcosa da fare.
L'importante non sono i titoli, le invenzioni, ma il lavoro che si fa, che deve essere quantificato e misurabile anche per un assessore. E' ora di smetterla con gli assessori che prendono uno stipendio fisso per fare poco o nulla, abbiamo spostato quello che una volta era l'ufficio collocamento nella giunta comunale?
Ma che razza di città siamo diventati?

mercoledì 17 dicembre 2008

Sognando un Natale luminoso

Ritorna Natale, ma anche quest'anno, non per tutti. La città per le feste si divide: il centro (o i centri, perchè anche Sacconago e Borsano godono di questo privilegio) illuminato con festoni e luninarie, le periferie grigie e, se non fosse per gli addobbi che ogni cittadino pubblicamente espone, non vi sarebbe alcun segno evidente della festività.
Le luminarie costano, ci dicono, servono sponsor e i commercianti partecipano alle spese. Ma oggi vi sono alcune possibilità che permetterebbero (vedi luci a led che non consumano nulla) di abbassare notevolmente il costo di questa operazione.
Si dice che le luminarie siano il segno del consumismo (visto che le sponsarizzano i commercianti...) ed in parte è vero, ma ormai fanno parte della tradizione e credo che non siano nemmeno tra le pratiche più scandalose. Il Natale è una festa cristiana (si celebra la nascita di Gesù, e da qui la presenza del Presepio "inventato" da San Francesco) e della tradizione nordica (da cui l'albero di Natale illuminato, prima dalle candele, ora da luminarie elettriche), che certamente hanno a che fare con i riti ancestrali legati all'astronomia (sono i giorni più brevi dell'anno).
Sono quindi parte della nostra storia e della nostra coscienza culturale e religiosa. Non si capisce coma mai, allora, vi debbano essere queste differenze tra quartiere e quartiere. Le tasse le paghiamo tutti, fare un contratto di allacciamento con l'ENEL (visto che un nostro consigliere comunale è anche consigliere di amministrazione dell'ente) che comprenda più punti di allaccio non dovrebbe essere nè difficile nè oneroso, anzi si potrebbe sfruttare commercialmente il fatto di proporre la "luminaria a basso consumo" (almeno si potrebbe provare).
All'impresa che piazza le luminarie si darebbe qualche strada in più da gestire ed anche qui la spesa non dovrebbe essere ingente; la gente potrebbe addirittura decidere di autotassarsi per questo (se vi fossero i comitati di quartiere in grado di fare da ammortizzatore tra Amministrazione e cittadini).
Insomma, ancora una volta, con questa provocazione voglio dire che si può fare di tutto, basta volere ed avere un pizzico di fantasia.... ma siamo a Busto e quindi: fine del sogno.

lunedì 29 settembre 2008

Convocato il Consiglio Comunale, Giunta ancora "zoppa"

Domani sera alle ore 21.00 è convocato il Consiglio Comunale per la discussione della prima revisione di Bilancio; tale evento è previsto dalle attuali normative vigenti e quindi può essere considerato un passo "dovuto".
Non lo è invece alla luce di almeno due elementi di rilievo: il primo, che si rivedrà pesantemente la struttura dei mutui e la destnazione delle opere per cui sono stati accesi (quindi la realizzazione di una strategia politica diversa rispetto a quanto previsto a suo tempo); il secondo, che ciò avviene in assenza di un Assessore incaricato per il Bilancio, ma attraverso l'interim del Sindaco.
Stiamo assistendo ormai da lungo, lunghissimo tempo a questo stucchevole fatto della manovra di Giunta perpetua, ma oggi, proprio alla luce di questi elementi, essa assume una dimensione nuova e più grave.
Se consideriamo i fatti della Corte dei Conti e l'assenza di un Assessore al Personale, la criticità dei rapporti sindacali, l'insicurezza generata nei dipendenti pubblici dalle affermazioni del Ministro Brunetta e le preoccupazioni per gli eventuali esiti della vicenda CdC, direi che siamo scivolati al di là di ogni ragionevole tempistica.

mercoledì 3 settembre 2008

Un comune fuori dal comune

Il Comune di Casalmaggiore, in provincia di Cremona, è sicuramente fuori dal comune. E' un comune "riciclone", il terzo in Lombardia e tra i primi 10 in Italia: nel 2006 ha riciclato il 71% dei propri rifiuti. Ma evidentemente questo, agli amministratori locali, non basta.
Già da qualche anno, Casalmaggiore è divenuto un simbolo come comune ecologista, in quanto ha fatto mettere in piazza una fontana che eroga acqua (e fin qui tutto normale), minerale, liscia e gasata. Sì, proprio così: gasata.
Posto nella bassa padana, comune di quasi 15.000 abitanti (esattamente delle dimensioni di Castellanza), ha nel sottosuolo una discreta acqua, ma di certo non migliore di quella nostrana, che in questo modo diventa "buonissima", tanto che i cittadini ne vanno a fare scorta portandosi le bottiglie.
Certo, acqua frizzante gratis, già questo fa notizia; ma il bello è che facendo così la gente evita di acquistare acqua imbottigliata, quindi di aumentare la massa dei rifiuti dovuti al materiale di confezionamento delle bottiglie (che non è "plastica", ma pet, un derivato della cellulosa e quindi di origine vegetale e non minerale). Ecco dove il comune realizza il suo guadagno: riduce il volume di rifiuti conferiti in discarica e quindi diminuisce i costi di smaltimento.
Visto che la cosa ha funzionato, si è dato da fare anche con altri contenitori che affliggono i nostri sacchetti di rifiuti, quelli dei detersivi e, primo comune in Italia, ha investito 6.000 euro per mettere in negozi convenzionati dei distributori di detersivo liquido.
Detersivi per i piatti, lavastoviglie, igiene personale, bucato, insomma tutti i detersivi liquidi possibili possono essere acquistati portandosi una tanica da casa, ovviamente riciclata. E se ne acquista la quantità voluta.
Gli impianti self-service di Casalmaggiore, sono totalmente finanziati per il primo mese dal Comune e poi costano 300 euro al mese ai commercianti, sono piazzati all' interno dei principali supermercati, garantendo al consumatore sia la qualità del prodotto, sia un risparmio di oltre il 20%.
Busto Arsizio, autodefinitosi comune riciclone, promotore della campagna "Io mi rifiuto", vuole raccogliere la sfida? Allora caliamo il carico: mettiamoci anche i dispenser di latte fresco.
A Milano ormai, anche nelle stazioni principali, oltre a trovare bibite fresche e bevande calde è possibile acquistare latte; e in via Rodari, all'esterno di una cascina prossima alla comunità Marco Riva già è possibile eseguire questo acquisto in modalità self-service. Non escludo, anche se non ne ho notizia diretta, che questo sia attivo anche in altre zone della città.
Vogliamo provare anche noi a fare qualcosa in questo senso? Marketing ne abbiamo già fatto fin troppo, adesso sarebbe il caso di raccogliere qualche sfida e provare ad innovare: non serve essere necessariamente i primi, si può essere anche buoni secondi. Lo spirito olimpico insegna.

lunedì 1 settembre 2008

Appunti sul "caso Gelmini"

Ringrazio coloro che hanno voluto prontamente partecipare al post che trovate di seguito, anche se vorrei ricordare per l'ennesima volta che se volete mettere un commento diretto, questo verrà pubblicato e reso visibile cliccando sul campo "commenti" (se il numero a fianco è maggiore di zero, ovviamente).
In ogni caso, facendo un po' di sintesi, la prima vostra osservazione è legata al numero di insegnanti che potrebbero risultare in esubero dopo il ripristino del maestro unico. Se la matematica non è un'opinione, a fronte di 250.000 insegnanti ora occupati nella scuola primaria (elementari), ce ne potremmo trovare almeno 100.000 disoccupati dal prossimo anno; ovviamente questo detto senza conoscere i termini applicativi di questo decreto.
La seconda: non è che si sta facendo tanto baccano sulla scuola per distogliere l'attenzione dai tagli di Alitalia? Ohibò, bella domanda. Bisognerebbe girarla al nostro Presidente del Consiglio, se si fosse ripreso dalla bastosta di ieri allo stadio. Qual è la vostra opinione?
La terza, che mette insieme le prime due: ma come si pensa di far fronte a tutti questi esuberi nello Stato? Chi se ne farà carico? La scuola privata? Le Poste? No, non credo, visto che la scuola privata ha già i suoi problemi. Ma è chiaro che ad un certo punto si dovrà smettere di fare puro terrorismo e si dovrà iniziare a ragionare coi numeri, ed allora occhio a Brunetta!
Da ultimo, una mia personale nota. Nel mio intervento ho cercato di evitare questo tipo di polemica proprio perchè la ritengo poco seria rispetto ai veri problemi della scuola, che ho cercato di illustrare. Capisco però che il tema è molto sensibile per chi opera nel settore, anche considerando che proprio oggi, ufficialmente, inizia l'anno scolastico 2008-09.
Allora facciamo in modo di parlare di queste cose, di sensibilizzare i colleghi e l'opinione pubblica, di attivare iniziative che presentino la questione in modo completo, come ad esempio, il fatto che riducendo i costi diretti della scuola, togliendo gli insegnanti, non si garantisce che ciò comporti un recupero di risorse economiche, ma queste potrebbero seguire direttamente ed in modo improduttivo le persone, come costi di mobilità, quando esse dovrebbero essere impiegate con miglior profitto. Adesso dite voi.

domenica 31 agosto 2008

Ripartire dalla semplificazione nell'Amministrazione

Ho presentato una interrogazione in Consiglio comunale per conoscere, alla luce delle "disposizioni urgenti" del decreto legge n.112, art.31, del 25.6.2008, quale sia la posizione dell'Amministrazione in merito alla semplificazione burocratica e, in particolare, quale sia la sua intenzione rispetto alla Carta di Identità Elettronica (CIE).
Perchè interessarsi di questi temi?
Perchè dopo le tante parole spese in queste settimane estive su temi più da gossip che da Pubblica Amministrazione, credo sia arrivato il momento di riprendere seriamente a lavorare per la città, e credo che, per quelle che sono le mie competenze, questo terreno costituisca la base della mia azione.
Cosa si intende per CIE Carta di Identità Elettronica?
La CIE ha la consistenza e le dimensioni di un bancomat. Viene emessa certificata dall'Istituto Poligrafico di Stato, equivalente a un documento in bianco. A tale procedura segue la formazione, che è la fase in cui il Comune imprime sulla carta i dati identificativi del titolare.
Per conoscere l'identità della persona non sarà necessario introdurre la carta in un lettore: le generalità e la fototessera del titolare saranno stampate sulla carta e saranno quindi leggibili chiaramente.
La carta è dotata di una banda ottica a lettura laser e di un microprocessore, contenente delle chiavi che permettono al titolare della carta di identificarsi in maniera sicura presso sistemi automatici. Una migliore protezione dei dati presenti è assicurata dal PIN, il codice personale di sicurezza.
Il processore potrà contenere in futuro anche dati e servizi aggiuntivi, in particolare un servizio di firma digitale. Portanno inoltre essere registrati sulla CIE dati sanitari del soggetto, come il gruppo sanguigno e informazioni su eventuali malattie o allergie, o indicazioni preziose per un trattamento sanitario d'urgenza.
Senza contare che questo documento potrà anche contenere le impronte digitali dell'intestatario!

lunedì 18 agosto 2008

L'effetto Brunetta potrebbe essere un fuoco di paglia

Il ministro Brunetta ha emanato la circolare n.7/2008, la quale determina il comportamento della pubblica amministrazione (Decreto legge 112 art.71 - assenze dal servizio dei pubblici dipendenti) nei confronti dei dipendenti pubblici assenteisti: ad essi deve essere richiesta visita fiscale anche per le assenze di un solo giorno.
L’effetto, ripreso con grande attenzione e larga pubblicità dai mezzi di comunicazione, è stata la riduzione di oltre il 30% delle giornate di assenza dei lavoratori pubblici durante il mese di luglio.
Tutto bene? Direi di no.
Premetto che un giro di vite sulle assenze dal lavoro per motivi di salute doveva essere data, prima o poi: a fronte di tanti casi leciti ve ne sono purtroppo anche di illeciti, e sappiamo bene che il senso di responsabilità degli italiani non sempre è così limpido e cristallino.
Però ritengo questo risultato poco significativo in rapporto a quelle che sono le esigenze vere degli utenti della Pubblica Amministrazione, addirittura potrebbe avere un effetto negativo sulla bilancia dell’efficienza complessiva della macchina amministrativa, se da questa decisione dovessero nascere poi elementi peggiorativi per quanto riguarda la valutazione ed i premi di tutti i dipendenti pubblici.
Il cittadino chiede una amministrazione pubblica più efficace e questo si traduce in minore burocrazia, maggiore efficienza e conoscenze da parte di chi opera allo sportello, unite ad una più sensibile attenzione all’utente, sopratutto nei rapporti interpersonali.
Una maggiore presenza fisica del personale non dà nessuna garanzia in merito al miglioramento del livello di servizio della pubblica amministrazione; serve invece una riforma della Pubblica Amministrazione, strutturale ed organizzativa, che comporti una reale maggiore efficienza, a tutti i livelli, del sistema pubblico.
Ho avuto già modo di sottolineare in tempi non sospetti (13 giugno 2008, articolo pubblicato su questo blog http://berteotti.blogspot.com/2008/06/rinviata-fine-anno-la-chiusura-degli.html) la questione che senza una riduzione degli enti inutili non si possono reimmettere energie nel sistema, siano esse tanto economiche quanto umane.
La circolare Brunetta fa leva sull’emotività, ma la razionalità dice altre cose.
Dice, ad esempio, che richiedere una visita fiscale domiciliare per chi lamenta anche solo un giorno di assenza rischia di essere un costo enorme per le pubbliche amministrazioni, che finiranno con l’ignorare questo provvedimento nel giro di poco tempo.
Non interviene invece il DL, nel suo complesso, su quello che è il recupero di efficienza legato all’addestramento delle risorse pubbliche, all’adeguamento delle strutture tecnologiche e sulla possibilità di ammodernare gli Enti Pubblici locali e centrali, di dare banche dati ed informazioni più precise a chi amministra il patrimonio pubblico, per arrivare ad una migliore qualità generale del servizio all’utenza.
La comunicazione mediatica ancora una volta ha dato prova di fermarsi all’aspetto emotivo della notizia, senza scavare, senza cercare di capire i veri contenuti. Basti leggere a tale proposito i tantissimi commenti presenti in internet a questa notizia, reperibili sia su blog che su siti pubblici e privati. Alcuni sono estremamente particolareggiati e ricchi di osservazioni che dovrebbero essere colte proprio dagli organi di stampa.
Il recupero vero di risorse è dato, se non altro, da un minor numero di giornate di lavoro rimborsate dall’ENPDEP, ma il resto è tutto da verificare.
Mi piacerebbe che le Amministrazioni Pubbliche indicassero, oltre al numero di giornate di lavoro recuperate, quante ore di coda in meno abbiano fatto i propri utenti, quante pratiche in più siano state portate a compimento nei tempi attesi, come sia migliorata la qualità dei servizi erogati per un minor numero di reclami/contestazioni.
Se questo avvenisse sarebbe davvero un ottimo risultato.

venerdì 6 giugno 2008

Ex municipalizzate, dove siete andate a finire?

Oggi è San Norberto e colgo l’occasione per fare gli auguri di buon onomastico a don Norberto Brigatti, parroco uscente di Santa Maria Regina in Busto Arsizio. Un ottimo prete e un grande uomo, che ricorderemo e apprezzeremo anche nel suo futuro e non facile impegno pastorale a Casciago.
E da oggi ricorderò, a piede di articolo, il santo del giorno, così se qualcuno si è dimenticato di fare gli auguri a qualche persona cara, potrà velocemente recuperare.
Ma il tema (ostico) che volevo toccare oggi è quello del “servizio pubblico locale”.
La definizione di "servizi pubblici locali" è contenuta nell’art. 112 del D. Lgs 267/2000 “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti Locali”: sono tali, infatti, “i servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”.
Ci sarebbe un grosso discorso da fare, parlando di ente pubblico, del concetto di mercato, di concorrenza, di affidamento in gara che oggi sono richiamati dalla normativa vigente; una volta il servizio pubblico cercava di dare servizi essenziali ai cittadini a prezzi minori di quelli di mercato, o comunque vantaggiosi per i cittadini o ancora, impraticabili per qualsiasi azienda privata.
Da questo punto di vista, è chiaro che molte “ex municipalizzate” lavoravano in perdita; essendo diventate società per azioni, quindi private, devono avere per statuto l’obbligo minimo del pareggio di bilancio.
Di conseguenza non fanno più l’interesse del cittadino, ma quello dell’azionista, che è, in tutto o in parte, l’Ente pubblico stesso.
La “tutela della concorrenza” ha fatto esprimere la Corte Costituzionale (sentenza 272/2004) per l’incostituzionalità della lettera b) del comma 5 dell’art. 113 d. lgs 267/00 sulle società miste nelle quali il socio privato deve necessariamente essere scelto attraverso la procedura dell’evidenza pubblica. E’ il caso, ad esempio, di AGESP Trasporti.
Ben diversa, invece, quella prevista dalla lettera c) del comma 5 dell’art. 113 TUEL: si tratta, infatti, del modello “in house providing” nel senso che la Pubblica Amministrazione per produrre beni e servizi non si rivolge all’esterno ma si avvale di società costituite per lo scopo fissato.
In tal caso, in deroga alla procedura dell’evidenza pubblica, l’affidamento del servizio pubblico locale è gestito direttamente dalla società che risponde integralmente all’ente stesso: è il caso della “Global Service” del comune di Busto Arsizio.
La Corte di Giustizia (atto 6/4/2006 C-410/04) è stata chiara nel ritenere che l’affidamento diretto costituisce una eccezione alle regole generali della concorrenza, per cui, i requisiti indicati nel comma 5 dell’art 113 TUEL devono essere interpretati restrittivamente e la loro effettiva sussistenza deve essere dimostrata in concreto da chi intende avvalersene.
Questi sono i fatti. Immagino che non sia stato semplice per voi essere arrivati fino a qui nella lettura, ma se lo avete fatto, ora cosa ne pensate della care, antiche Municipalizzate e dei rapporti col Mercato della Pubblica Amministrazione?

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