Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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mercoledì 16 novembre 2011

La crisi infinita

Questa mattina alcuni amici sul treno mi hanno chiesto perchè non scrivo qualcosa sulla situazione attuale del Governo sul blog. In particolare, perchè non mi sono dilettato, come hanno fatto in tanti, a parlare male del vecchio Premier e non abbia espresso pubblicamente la mia soddisfazione sulla sua caduta e quella del suo Governo.
Semplice: perchè sarebbe stupido festeggiare il giorno prima di salire sul patibolo. Berlusconi era finito da tempo, ma quest'ultima fase della sua agonia politica ha portato conseguenze gravi che si sommano alle precedenti che già avevano devastato il Paese in questi ultimi anni.
Lui ha governato per nove anni sugli ultimi undici ed ha di fatto impedito che il governo Prodi potesse fare quelle riforme che lui, in tutto questo tempo, non è riuscito a fare. Alla fine perfino Visco è stato rivalutato, e le motivazioni che il centrodestra aveva addotto nel 2008 per farlo cadere sono state fatte proprie da Tremonti.
L'unica vera macchia che aveva contraddistinto il Governo Prodi erano stati i ministri di Rifondazione che erano andati in piazza a contestare se stessi. Per il resto, dobbiamo solo compiangere noi stessi.
Anche il Governo Monti che oggi si presenterà, non sarà la cura di tutti i nostri mali: attenti a non addossare poi a lui soltanto la colpa di ciò che non riuscirà a fare, perchè tutto sarà conseguenza di quanto non fatto o fatto male in questi anni dal precedente governo Berlusconi. Monti eredita una situazione drammatica e compromessa, solo un uomo della sua levatura può tentare di garantire all'Europa una maggiore consistenza della nostra economia, ma senza la certezza di questo fatto.
Bisognava continuare a far lavorare Prodi sul risanamento del debito pubblico e Visco sulla persecuzione degli evasori fiscali. Quando Prodi cadde, nel 2008, il famigerato spread con i bond tedeschi era a 38 (sì, andate a controllare, era a trentotto centesimi di punto sopra i bond tedeschi!). Visco aveva recuperato in 8 mesi 36 miliardi di euro di imponibili sottratti al fisco. Se avessero potuto continuare a lavorare, oggi il nostro debito sarebbe stato sotto i 1.700 miliardi, invece dei 1.887 di ieri, ci sarebbero state più risorse per lo sviluppo economico e lo spread forse sarebbe stato meno di quello francese, non ci sarebbe stata la iniqua e maldestra manovra di luglio, ma solo una finanziaria più aggressiva verso le spese dello Stato e la ripartizione delle risorse fra gli enti.
Forse avremmo avuto già anche la legge che diminuiva o aboliva le province ed i trasferimenti relativi. Forse avremmo avuto anche qualche riforma in più, magari quelle del lavoro e per una nuova fiscalità.
Ma è inutile pensare a ciò che avremmo potuto avere e non abbiamo. Guardiamo alla Spagna: il governo socialista ha fallito, domenica vincerà il centrodestra e si prenderà tre quinti del parlamento. Lo sanno tutti, nessuno contesta, nessuno osa dire nulla, nè da una parte nè dall'altra. Si lavora per salvare la nazione e chi ha sbagliato se ne va.
E' quindi giusto il silenzio che è caduto su Berlusconi ed il mio solo augurio è che se ne esca una volta per tutte dalla politica e non si faccia vedere mai più, anche se temo che siano ancora in molti a credere che l'Italia sia la nazione dei furbi che ce la fanno. Peccato che oramai lo sappiano anche all'estero e ci aspettino al varco.

giovedì 3 novembre 2011

Qualsiasi alternativa è meglio di questo Governo

Sarò banale nel dire che il momento è drammatico, sia economicamente che politicamente. Forse non lo è mai stato in modo così chiaro, limpido e derterminato nelle cause e negli effetti in tutta la storia della nostra Repubblica. Ed anche sapere di chi sia la responsabilità diretta di tutto questo, parrebbe non aiutare a risolvere il problema.
Invece il punto è proprio questo. La debolezza del nostro sistema economico è determinata in campo internazionale dalla fragilità del nostro sistema politico, in particolare dalla fragilità della maggioranza che sta governando il Paese.
Quando il Governo pone la fiducia per assicurarsi una sopravvivenza temporanea fino alla prossima fiducia, compie un'operazione di facciata perchè di fatto esistono due fatti inconfutabili: l'oggetto (qualsiasi esso sia) in approvazione non è condiviso dalle parti che poi lo voteranno e comunque lo faranno solo perchè l'accordo politico fra le parti è sempre frutto di una mediazione al livello più basso possibile.
Di conseguenza le decisioni assunte sono sempre frutto di un'azione di mediazione che lascia sempre più scontente le basi elettorali di PdL e Lega, ormai fra loro distanti anni luce.
Un inciso: non mi sono mai spiegato come mai un partito politico diverso da quelli storici di rappresentanza costituzionale delle minoranze come l'Unione Valdotaine o la SudTirol Volk Partei, privo di una rappresentanza nazionale, possa governare il Paese in nome di una porzione dello stesso (la presunta Padania).
Detto questo, da questo conflitto permanente o pace armata, se preferite, non può venire niente di buono. Questo stato può soddisfare una parte dell'elettorato italiano, ma non inganna l'Europa. la quale però, a sua volta, si trova prigioniera di una situazione di garanzie incrociate che permette all'Italia di andare a vendere fumo e di ottenere riconscimenti alla propria non-azione (si legga in proposito il testo della famosa lettera d'intenti presentata da Berlusconi al Consiglio d'Europa).
Ma i mercati finanziari se ne possono fregare di tutto ciò e mettono l'Italia in castigo con lo spread dei bond, che detto così sembra un film d'azione.
No, da questa situazione si esce solo con un grosso messaggio di discontinuità, di volontà di uscire da questa viscida palude politica. L'attuale governo ha conquistato e mantiene un livello di potere non riconosciuto a livello internazionale e si mantiene solo "comperando" il consenso di ignobili transfughi di partiti di minoranza, assetati di denaro e di una effimera notorietà. Essendo venuto meno quello "spirito di servizio" di De Gasperiana memoria, essendo ormai dimenticata ogni forma di umiltà, vissuta e letta come una debolezza e non come un valore, mai questo governo rassegnerà volontariamente le proprie dimissioni.
In un momento in cui tutti i sondaggi indicano l'inesistenza della maggiornanza attuale nel corpo elettorale, il Presidente del Consiglio non trova altro da dire che "non esiste alternativa a questo Governo".
Il mondo intero invece gli sta dicendo che QUALSIASI ALTERNATIVA E' MEGLIO DI QUESTO GOVERNO, solo lui pare non se ne sia accorto: perfino i suoi stanno ormai suonando la ritirata.

venerdì 21 ottobre 2011

Fine di un dittatore

Tutto il mondo oggi commenta la fine di Gheddafi. I titoli dei nostri giornali sono emblematici della varietà di pensieri che si possono intrecciare su un fatto come questo: "Morto Gheddafi", "Ucciso Gheddafi", "Giustiziato Gheddafi". Se li leggiamo bene, non dicono esattamente la stessa cosa e non esprimono lo stesso livello emotivo.
La morte di un uomo non può essere un fatto che lascia indifferenti, soprattutto se l'uomo di chiama Gheddafi o Saddam o Ceausescu. Tutti i dittatori che possiamo dire di aver visto nella nostra vita recente hanno fatto una brutta fine, segno e conseguenza dell'odio e della repressione che essi hanno per primi posto nella loro azione politica e che sempre portano a conseguenze di questo tipo.
Ma un conto è dire che un uomo è stato ucciso, segno di un atto violento, in questo caso conseguenza delle azioni di un dittatore; un altro che è stato giustiziato. Un uomo non viene mai giustiziato. La giustizia che invoca la morte non è giustizia. La giustizia deve difendere la vita e proteggere i diritti umani di tutti gli uomini. Se si condanna la pena di morte per le persone che hanno commesso anche gravi crimini, la si deve condannare anche nel caso di questi dittatori, spesso sanguinari e repressori della libertà dell'uomo.
Nessun processo potrebbe mai ridare la vita e la libertà alle persone da loro uccise, torturate, seviziate, incarcerate. Per questo, quando un dittatore arriva ad essere catturato vivo, come nel caso di Gheddafi, non potrà mai arrivare alla fine naturale della propria esistenza. Qualcuno si prenderà cura di toglierlo di torno quanto prima.
Però, in questo caso particolarmente, mi viene il sospetto che lo si sia voluto togliere di torno con particolare sveltezza. E se vogliamo dare credito ad alcuni commentatori indipendenti, pare proprio che l'Italia fosse in prima fila nel volerlo far tacere per sempre. D'altra parte, Berlusconi è stato uno degli ultimi capi di stato occidentali a vederlo vivo e a prendere accordi commerciali e politici con lui. Chi non ricorda lo scorso anno la tenda da circo a Villa Borghese, chi non ricorda il baciamano di Berlusconi, la sua sottomissione a colui che oggi disprezza?
Pochi mesi fa lo osannava, poi lo ha bombardato quando ha capito che il vento girava e alla fine, esulta per la fine del crudele dittatore, che gli permette di togliersi anche il fuggevole impiccio di dover rispondere a qualche piccante accusa che l'anziano leader libico (ohps, scusate, aveva sei anni in meno del nostro Premier Berlusconi...) avrebbe sicuramente rivolto al nostro presidente del consiglio.
Forse è meglio così: l'Italia è già abbastanza derisa per lo squallido teatrino che offre quotidinamente il nostro Parlamento, la politica Estera, il bunga-bunga, i faccendieri, le varie "P" (due, tre, quattro...), le escort (che non sono macchine), la lotta per il potere, che un altro scandalo ce lo saremmo anche potuti evitare. Mi viene in mente un film di Woody Allen: "Il dittatore dello stato libero di Bananas"...

venerdì 12 agosto 2011

La più grande provocazione

In nome del Popolo Italiano:
  • constatato che negli ultimi 17 anni, in diversi periodi e per un totale di anni 10, il dottor Berlusconi Silvio ha sottoposto il suo Paese ad ogni forma di malgoverno, godendo di una impunità garantita dal controllo degli organi di stampa anche pubblica, che doveva per prima dare corretta informazione su quello che accade nel Paese;
  • verificato che negli ultimi tre anni il suo Governo ha costantemente operato, diversamente da quanto promesso al Popolo sovrano, per l'aumento di privilegi a singoli soggetti privati o aziende, ovvero con l'assegnazione di cariche istituzionali a persone incapaci o indegne di esserne rappresentanti, tanto da determinare a tutti i livelli una perdita di capacità e di concretezza politica e amministrativa;
  • appurato, per sua medesima affermazione, che egli ha operato azioni nel privato al limite della censura e del reato, in ogni caso mettendo a repentaglio la propria reputazione e quella dell'intera Nazione, e creando i presupposti perchè il mondo politico internazionale abbia a ritenere meno seria l'azione del nostro Governo, classificandoci come il Paese del "Bunga-Bunga";
  • dimostrato di aver assunto atteggiamenti e posture non affni al ruolo istituzionale che ricopre, come nel caso in cui si rivolse a "Mister Obama", suscitando lo sconcerto della Regina Elisabetta, o quando fece "cucù" da dietro un palo alla signora Merkel, sotto l'occhio delle telecamere di tutto il mondo, o quando ospitò recentemente a Roma il colonnello Gheddafi, attirando le ire di tutti i Paesi occidentali;
  • verificata l'incapacità totale della gestione della Cosa Pubblica, diventata origine e fonte di privilegi, attraverso i quali si è allargato il debito pubblico, non si sono ridotte le tasse, si è costretto il Popolo Italiano a sacrificarsi in misure di risanamento che nulla sembrano risanare, non si è protetto il potere di acquisto dei cittadini, non si sono poste misure di contenimento a farabutti che hanno operato ogni sorta di malaffare ai danni dei cittadini;
  • dimostrata l'incapacità a gestiere le risorse finanziarie del Paese e a contenere e controllare in modo efficace che operartori privati potessero arricchirsi alle spalle dei cittadini, soprattutto nell'ambito della gestione delle Energie, del gas, del petrolio e affossando pericolosamente lo sviluppo delle fonti di energia naturale, ecologica e riciclabile;
  • constatato che l'azione di Governo, in un periodo critico per il Paese, è stata inopportunamente concentrata verso misure "ad personam" volte a tutelare la persona e gli interessi del Presidente del Consiglio, oltre che a rendere le sue attività private più remunerative e detassando parte dei proventi da queste generate;
  • considerato che una volta tanto il Presidente del Consiglio Berlusconi Silvio dispone di un ingente patrimonio personale;
tutto questo visto e considerato, il Popolo Sovrano decreta:
  • che a titolo di risarcimento per tutti i danni causati alla Nazione, vengano confiscati tutti i beni di Berlusconi Silvio comunque e dovunque riconducibili alla sua proprietà, e rilevati dal Tesoro come beni demaniali;
  • che al Berlusconi Silvio venga assegnato un appartamento in casa economico-residenziale gestita dall'Aler di Arcore ed un assegno vitalizio pari all'importo di una pensione al minimo, così che possa provare personalmente cosa voglia dire vivere con una pensione da operaio, lui che si dichiarò Presidente Operaio.
Tutto quello che avete letto finora è frutto di fantasia, ma pensate che davvero sia così lontana dalla realtà una ipotesi di questo genere? A voi la sentenza.

martedì 24 maggio 2011

Io sto con Pisapia

Non scopro certo io come il ballottaggio di Milano stia diventando l'ago di una bilancia molto più importante, non solo limitata all'elezione del Sindaco forse più importante d'Italia, ma anche quella cui si legano le sorti di questo Governo e, in ultima analisi, la fine della parabola storica di Silvio Berlusconi.

Questo anche perchè, ormai è quasi lampante, tutti stanno aspettando solo il pretesto per mettere la parola fine a questo quasi ventennio di tragica agonia della democrazia costituzionale.

Da subito vorrei portare alla vostra cortese attenzione le motivazioni per cui è veramente il caso di considerare l'elezione a Sindaco di Milano di Giuliano Pisapia un atto di giustizia.

Gli eventi di queste ultime settimane ci hanno presentato una persona garbata e molto presente ai problemi della città, mai invadente, mai sopra le righe nei modi, ma soprattutto nei contenuti di quanto andava affermando.

Il fatto di essere simpatizzante di una sinistra più a sinistra di quanto oggi sia disposta ad accettare una certa borghesia benpensante, non lo può in nessun modo far confondere con quelle che sono state le frange eversive e terroristiche di qualche decennio fa. La macchina del fango, da sempre nelle mani di una destra incapace di sviluppare un pensiero di governo concreto, si è ora inceppata ed ha trascinato in quello stesso fango proprio chi (anche involontariamente, la Moratti, ne sono certo) l'ha usata senza comprenderne i delicati meccanismi.

L'ultimo delirante attacco all'Arcivescovo di Milano tramite l'organo di stampa della famiglia Berlusconi (Il Giornale) ne è la prova più concreta. Se non ci credete, documentatevi e poi chiedo a certi elettori che si dichiano cattolici come possano pensare di votare per la proposta politica di Centrodestra. Vorrei anche ricordare che Berlusconi era capolista PdL a Milano, tanto perchè qualcuno non dica e non pensi che lui non c'entra in questa storia.

Basterebbe questo a spiegare perchè io sto con Pisapia.

Ma ancora di più, mi convince in questo frangente la becera e goffa campagna elettorale di questo "Centrodestra", sempre meno Centro e sempre più Destra conservatrice e ottusa, volto a denigrare l'avversario, nel personale, nel privato, attribuendo falsità enormi e cercando sempre una materia di odio con la quale rendere antipatico il profilo dell'avversario.

Ebbene, in questo periodo io non ho mai sentito la signora Moratti dire cosa vorrebbe fare per Milano, come costruire la Milano di domani (non quella dell'Expo, quella sappiamo come la vorranno costruire, vero?), se non facendo uscite clamorose e anche un po' inverosimili come quelle sulle cancellazioni delle multe.

Una volta di più si andrebbe a vanificare l'idea di rispetto delle regole e di rigore morale solo per accaparrarsi il benvolere di ristrette fasce della popolazione, cui peraltro questo tipo di concessioni ormai non fanno più molta impressione, visto che poi esistono enormi difficoltà nel trasformare queste battute in azione.

Per cancellare una regola ne serve un'altra, e quando questa ha un riscontro economico a livello di bilancio pubblico, serve una nuova entrata (o una pari riduzione di spesa) per controbilanciare il mancato introito. Questo lo può sapere chi fa (o ha fatto) l'amministratore pubblico, ma lo può facilmente comprendere anche il normale cittadino.

A Milano hanno dato dei torroristi rossi ai giudici e chi lo ha fatto ha raccolto un ben misero bottino. Forse avesse fatto una campagna elettorale classica avrebbe avuto più consensi. Poi hanno dato del criminale incallito al Pisapia e sono andati sotto di oltre 6 punti percentuali.

Ormai questi sistemi non funzionano più. La gente di Milano, l'elettore di Milano è troppo scaltro per essere preso in fallo da queste cose, e l'hanno dimostrato col voto di dieci giorni fa.

Chi non capisce questo non potrà vincere a Milano. Non solo.

Bossi e la Lega hanno ormai scoperto le carte: sapendo di non poter mai diventare forza di Governo autonoma, avevano bisongo di un alleato forte a livello nazionale da imbrigliare e da utilizzare come Cavallo di Troia per raggiungere gli obiettivi cari al "Popolo del Nord".

Ma quando la gente del Nord comincia a capire, e sta arrivando quel momento, che questo giochino ha permesso solo a qualche "gerarca" padano di sistemare la propria progenie incapace di realizzare il proprio futuro in modo autonomo, senza riuscire a rendere stabile ma soprattutto convincente anche per il resto del Paese la propria azione politica, ecco che la fiducia anche nell'alleato si farà meno concreta perchè quando la barca affonderà ognuno cercherà di salvare prima se stesso.

Chiarissima a questo proposito la situazione di Gallarate, dove la Lega è rimasta vittima di se stessa e ora non parteciperà al ballottaggio. A chi andranno i voti leghisti? Solo la PdL? Non credo. Penso che piuttosto vi sarà un'emorragia di voto leghista al ballottaggio.

Stessa condizione a Varese, dove Luisa Oprandi raccoglierà più di quel 30% da cui parte.

E grande è il rammarico per Busto Arsizio, che una volta di più, mentre la partita si fa interessante sotto tutti i profili, resta mestamente alla finestra a veder passare gli altri e a compiangere il neoeletto sindaco, quasi a preparargli un De Profundis che fa assomigliare la sua rielezione vagamente al più triste dei tracolli.

Se Milano cambia, cambia tutta l'Italia. Questa non è una minaccia, ma una speranza. Milano ha la possibilità di fare di più e meglio di quanto non abbiano fatto il 14 dicembre i deputati romani, determinando le sorti di questa legislatura e spazzando via, in un colpo solo, quegli irresponsabili che meglio non hanno saputo fare che darsi il nome meno adatto al momento politico nazionale: "I Responsabili".

Milano, se vuole davvero ritornare la capitale morale d'Italia, deve riprendere il ruolo di leader su Roma non a parole, ma con i fatti: cacciando il folle vecchietto con evidenti perversioni sessuali e tendenza alla mistificazione dalla poltrona più alta del potere reale.

Se vi par poco....

martedì 21 settembre 2010

Alla ricerca di una via di uscita

Ancora una volta ci troviamo a discutere, non senza un vago senso di frustrazione, dell'attuale situazione politica in Italia.
L'occasione arriva dalla pubblicazione dei dati di alcuni sondaggi di diverso orientamento, ma tutti pressocchè d'accordo nel dire che il Governo è in forte ribasso di credito, che Berlusconi è al minimo storico, che l'opposizione "tradizionale" (PD, IdV) è in affanno e che invece si avvantaggiano Lega e UdC.
Un quadro che non facciamo fatica ad immaginare, il valore di questo sondaggio sta solo nella conferma esplicita di questi dati.
Affiora allora, come la punta di un iceberg dal mare, la tesi del Sindaco di Firenze, Renzi, che spinge per un rinnovamento dei quadri del partito (PD), cosa peraltro da me già da tempo segnalata e richiesta (ma da questo blog, chi se la fila?).
Non è solo per una questione di forma, ma anche si sostanza. Chi ha portato l'Italia a questo stato di asfissia politica non può pretendere di continuare a proporsi per il Governo, dopo che in qualche modo si è più volte alternato tra maggioranza e minoranza. Servono forze nuove e in grado di dare un nuvo impulso alla politica.
Ma non è solo questo. Il Presidente Napolitano ha chiesto a viva voce la nomina del Ministro dello Sviluppo Economico, assente ormai da 140 giorni. Ed ha ragione da vendere. In questo momento le pagine economiche ci dicono delle traversie della più grande banca italiana, Unicredit, e del suo manager di spicco, Alessandro Profumo, in rapporto all'entrata di forze libiche nella banca. Si ventila di crisi in Alitalia, con taglio di almeno 1.200 persone. Continua il braccio di ferro tra Marchionne (FIAT) e sindacati, ormai non più solo CGIL, ma con la mossa serba, il manager di Torino è riuscito in qualche modo a ricompattare il fronte sindacale.
La crisi stringe ancora d'assedio l'economia italiana, la finanza fa fatica a trovare sfoghi sicuri alle sue iniziative di finanziamento. il piano casa del Governo cozza contro questa crisi, l'edilizia è comunque sotto il normale livello di attività.
L'Italia ha indici industriali ancora troppo ballerini e, tendenzialmente, negativi. Non ripartendo l'industria, non riparte l'indotto e la piccola impresa ormai rischia davvero di non avere più risorse per una eventuale ripresa, se non in tempi brevi.
Eppure il Governo si balocca in attese da giocatore di scacchi, alla ricerca di una strategia che permetta al Premier di tenersi lontano dalle aule giudiziarie.
Questa è la madre di tutte le nostre disgrazie: avere un Primo Ministro troppo intento a curare i propri affari ed interessi, piuttosto di quelli della nazione intera. Ogni volta si torna a questo concetto, eppure sembra che nessuno riesca a capire l'importanza di liberarsi di un uomo che non permette al Paese di vivere. Il non averlo privato di tutte le risorse economiche, come si fa in tutti i paesi civili e democratici nei confronti dei leader politici, ha lasciato nelle sue mani il potere di "comprare voti", alla stregua del voto di scambio, andando contro sia quella democrazia che spesso ignora, sia contro la volontà degli elettori.
Eppure ben sa, perchè i sondaggi li fa soprattutto lui, che l'opinone pubblica oggi ha un giudizio politico molto distante dal voto espresso nel 2008, che il suo personale gradimento è infimo.
L'unica via di uscita che vedo è antica, ma forse ancora valida: fornire al nostro una specie di salvacondotto per un tranquillo esilio in qualche paradiso terrestre, senza insistere sulle sue tribolazioni giudiziarie. Finchè questa situazione continuerà ad essere al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica, ma senza una vera via di uscita, non saremo mai liberi di pensare al nostro futuro in termini costruttivi e positivi.

mercoledì 15 settembre 2010

Perfino i bambini

In questi giorni ho avuto poco da commentare perchè il quadro politico sembra imbalsamato dalla posizione assunta da Fini e dall'impasse che questo ha creato nel Governo. Berlusconi esterna solo all'estero, anche perchè non ha molti argomenti da trattare e la sua demagogia è ormai al capolinea.
La politica qualche volta scopre nuove strade per confondere la realtà, ma sono solo false traccie che prima o poi scompaiono. La verità resta che in questo momento in Italia c'è un'assenza di potere vero.
Le riprove sono molte.
I fatti accaduti nel Golfo della Sirte dovrebbero far riflettere su parecchie cose: dal fatto che quelle motovedette ai libici le abbiamo date noi, che il rapporto poco istituzionale e molto personalistico che intercorre tra Berlusconi e Gheddafi mette a repentaglio la nostra stessa nazione ed il suo ruolo all'interno della Comunità Europea (tra l'altro, i migliori interlocutori degli affari del Premier Berlusconi sono extracomunitari, comunisti trasformisti e persone di dubbia reputazione personale), che il nostro peschereccio era in acque internazionali e gli hanno sparato addosso. Infine la posizione del Ministro che non chiarisce, anche perchè la situazione è davvero un pasticcio.
La CEI accusa il Governo di immobilismo ed ha ragione. Ma deve scomodarsi la CEI a dire queste cose? I nostri ministri sono sempre così solerti a rispondere agli attacchi dell'opposizione, ma quando parlano alcune istituzioni restano sempre come Pierino dietro la lavagna.
La scuola riprende e si vedono le crepe generate dalle scellerate operazioni che il ministro Gelmini sta portando avanti. Precari restati a casa, scuole in affanno a chiuere gli organici, insegnanti di sostegno limitati, famiglie in difficoltà e via discorrendo. Ecco allora spuntare dal cilindro il conigliotto dell'offerta a perdere: tutti dentro, un po' alla volta. Così bruciamo per decenni la possibilità ai giovani di poter accedere alla carriera scolastica. E ci prepariamo alle elezioni.
Un Governo che non indirizza, ma mette toppe che sono peggio del buco.
Quando poi non ci sono fenomeni da baraccone come un certo onorevole PdL che dice che le donne che si prostituiscono per accedere ad un seggio o a un ministero sono persone a modo.
La prostituzione si manifesta in diversi modi, certo anche in modo intellettuale, ma questo è davvero indegno che venga giustificato e avallato da un rappresentante del popolo italiano, con chiaro intento assolutorio nei confronti del proprio capo partito.
L'offesa arrecata alle donne e, tutto sommato, all'intelligenza delle persone a prescindere dal sesso, è gravissima. Non è un personaggio del Governo, ma sta dentro una maggioranza che per sopravvivere ha bisogno di passare dal supermercato del voto a perdere, il gruppo misto o giù di lì, per trovare i numeri che ormai mancano da tempo.
Questa maggiornanza non lavora più nel nome e nell'interesse di chi li ha votati, ma solo ed unicamente nel proprio interesse. Questo l'hanno ormai capito perfino i bambini, gli unici che ancora resistono pare siano proprio loro, i parlamentari del Pdl.

mercoledì 25 agosto 2010

La negazione dell'evidenza

Ormai siamo alla negazione dell'evidenza. L'editoriale di Famiglia Cristiana che attacca Berlusconi ed il Berlusconismo è il grido del bambino che afferma "Il Re è nudo", dell'antica favola.
A difendere il Premier ecco schierata tutta la prima linea dei Ciellini del PdL, pronti ad onorare e rivendicare l'assoluta mancanza di prevaricazione da parte dell'Ottimo e a dare subito epiteti e minacce a don Sciortino. Esattamente come nel "caso Boffo", richiamato dal settimanale cattolico.
Stanno confermando l'evidenza e lo negano.
A somma tutela di tutti poi si erge la figura stentorea di cattolico illuminato di Bondi. Che, vale la pena di ricordarlo, fu sindaco PCI (quelli che una volta erano detti comunisti, sapete...) di un paesino toscano, prima di avere la rivelazione di imbarcarsi con L'Unto del Signore.
Cos'altro dovrà succedere perchè la gente capisca?
Che Bossi dia dello stronzo a Casini ci sta, non si sono mai amati.
Avrà anche davvero finito il Senatùr di prendere caffè con Fini, cosa che doveva già fare parecchi anni fa e questo gli ha fatto male alla salute. Malgrado tutto, continua imperterrito a fumare il suo sigaro in ogni occasione, anche al chiuso dove sarebbe vietato. Bell'esempio da parte di un Ministro della Repubblica (del Nord?).
Ma ormai dal "Ghe pensi mi" siamo passati al "Ghe pensen lùr". A distruggere la maggioranza, intendo. Questa continua erosione interna ormai ha avuto l'effetto di scavare come un tarlo tutta la polpa di questo esecutivo.
Pensate solo ai numeri che hanno avuto solo due anni fa, sia in termini di consenso elettorale, sia in termini di distacco numerico di parlamentari inflitto alle minoranze. Avrebbe potuto governare senza problemi per tutta la legislatura, se non altro avremmo avuto la possibilità di poter misurare una volta per tutte l'incapacità a governare di Berlusconi. Questo Governo poteva essere granitico, ora è pura carta straccia, senz'anima, destinato a consumare gli ultimi giorni di vita alla ricerca di una mascherina di ossigento (UDC) che non potrà mai arrivare, pena la definitiva rottura anche con Bossi. Ora sappiamo che per distruggere l'immagine di Berlusconi non ci sono voluti nemmeno tutti e 5 gli anni della legislatura, si è autodistrutto, disintegrato.
Tutto questo alle spalle degli italiani, i quali voltandosi dalla parte dell'opposizione vorrebbero vedere almeno un minimo di coesione e di programma politico. Allora, anche correndo il rischio di passare per delirante, ben venga una fase di chiarimento che porti allo scoperto le candidature di Vendola e Chiamparino, se si devono fare si facciano in fretta queste primarie (entro settembre) e poi si vada a votare, se proprio non si riesce a mettere in pista un governo tecnico.
Ma si faccia qualcosa anche nell'opposizione di centrosinistra...

mercoledì 4 agosto 2010

Quattro tesi sulla situazione politica

In queste ore si sta consumando uno degli atti più importanti per le sorti di questa legislatura. Probabilmente stasera sapremo se si andrà presto a votare o se inizierà la lenta agonia di un Governo ormai non più in grado di esprimere la propria azione in modo chiaro e convincente. Ammesso che ci sia mai riuscito.
Tutto questo avviene in uno scenario politico alluncinante ed allucianto, quasi tutti avessero assunto in massa una droga chiamata Potere. Questo non permette quindi di capire fino in fondo quanto ciò che sta succedendo sia frutto di un disegno logico e consapevole, quanto invece sia improvvisazione e stress. Tutto questo alle spalle degli italiani.
Malgrado questa necessaria premessa, quattro tesi sono per me chiare e sotto gli occhi di tutti coloro che le vogliono vedere, e vado ad elencarle:
1. Berlusconi non è più il padrone della situazione politica italiana;
2. E' finito il bipolarismo e il bipartitismo;
3. Occorre che qualsiasi decisione venga presa sui prossimi atti della politica cambi la legge elettorale;
4. E' necessario che il Governo torni presto in grado di portare il Paese fuori dalle secche attuali e prenda iniziative decisive in materia finanziaria.
Ed ora analizziamo il contenuto di queste affermazioni.
Berlusconi, nel bene e nel male, per quindici anni ha dettato i tempi della politica italiana ed i suoi scenari in modo talvolta clownesco, spesso spavaldo ed arrogante, ma sempre riuscendo a colpire ed entusiasmare il suo elettorato, fatto anche di persone semplici che volevano avere la possibilità di credere che forse qualcuno sarebbe stato davvero in grado di cambiare la vita e le abitudini di un Paese sempre più rassegnato.
Ma anche per i più grandi (ed il nostro Silvio grande non è nè per statura fisica nè politica, almeno per me), viene il momento della verità, dove si deve dimostrare di essere e non di sembrare. Quel "Ghe pensi mi" pronunciato in modo ieratico, quasi profetico, da salvatore della Patria, risuona ora alle orecchie di molti come una specie di epitaffio del personaggio Berlusconi.
In realtà, da quel momento (ma forse la fase era già avviata da tempo, credo da prima della statuetta del Duomo di Milano che, in tutta onestà, mi è sembrata una montatura) si è cominciato a vedere che la saldezza della struttura intorno a lui scricchiolava, che il suo personaggio "Invincibile" (ma ha perso due volte alle elezioni contro Prodi!) non lo era poi tanto, tanto che anche i suoi più fedeli collaboratori hanno cominciato a vacillare. Fini è troppo intelligente per essere lì a dire cose per caso. Ha preparato questo momento con altri da tempo.
Casini, Fini e Rutelli si frequentano da mesi, anni: la loro alleanza non è nemmeno troppo "segreta", solo che spesso la gente che legge i giornali non memorizza, non elabora, cerca solo certezze ai propri pensieri e così facendo si tranquillizza. Stolti!
La cosa peggiore per Berlusconi è che ormai non è più nemmeno il padrone del partito. L'era del partito-azienda è finita. A proposito, sapete il vero significato di PdL? Posto di Lavoro. Basterebbe contare quanti parlamentari del PdL e di istituzioni sono o sono stati dipendenti del Cavaliere (che si fregia del titolo senza averne maturato le caratteristiche). Decine e decine. Il suo medico, il commercialista, l'avvocato e diversi dirigenti di Fininvest. E cosa fa un lavoratore dipendente quando la ditta scricchiola? Se ne va prima che la baracca affondi. Almeno i più svegli, gli altri non sopravvivono.
Questa è la ragione della seconda tesi. Non è tanto la nascita (o più precisamente, il battesimo) del terzo Polo, quanto piuttosto il ritorno alla trattativa politica, agli accordi espliciti, e non sottobanco come sono avvenuti negli ultimi anni, a sostegno di alleanze mai consolidate. I partiti non nascono nè da collanti ideologici nè da predellini automobilistici. La Politica è ben altra cosa.
Altri "movimenti" stanno per tornare sulla scena politica, magari sotto altre sigle, ma ben pronti a riprendere foga con volgare eloquenza: temo che ci toccherà tornare a sentire sermoni e aneddoti, battibecchi e profezie politiche di nessun valore concreto, se non quello di conquistare quell'uno per cento che permette di governare. Ecco perchè da sempre sono fautore di un sistema elettorale proporzionale con sbarramento "alto", dal 5% in su, e con un sistema di alleanze dichiarate e blindate sul programma, non sugli eletti. Solo questo può dare un minimo di garanzie all'elettore, oltre al ritorno al voto di preferenza. Questa è la sintesi della terza tesi: la legge elettorale serve per non perdere ulteriore tempo, perchè la prossima volta dovremo cambiare non solo un Governo, ma un modo di governare. Dobbiamo far termianre questa pazzia: vincere le elezioni e poi non riuscire a governare un Paese che ha bisogno di essere profondamente rinnovato e riformato.
Rinnovato nella classe poltica di Destra e di Sinistra, così come al Centro. Certi Soloni che ancora si aggirano tra i banchi del Parlamento e del Governo vi erano già ai tempi della Prima Repubblica, hanno fallito allora e continuano a fallire adesso.
Il voto di protesta non ha mai cambiato nulla a lungo andare. La Lega è diventato partito di governo, ma non è riuscita ad assolvere anche solo uno dei obiettivi che si era data più di venti anni fa. Anzi, è diventata lei stessa parte di questo meccanismo politico contorto e perverso, dove ormai ci si fa la guerra tra Nord e Sud ancor più che negli anni Cinquanta e Sessanta, non più chiamando Terroni coloro che arrivavano al Nord in cerca di lavoro, ma volendo perdere addirittura quell'unità d'Italia che permette al Nord di sopravvivere. E su questo dovremmo necessariamente tornare a discutere.
Governare la finanza pubblica sarà la grande sfida del prossimo Governo. Ormai dico prossimo perchè quello attuale non esiste più. Di fatto. Anche se i numeri e la prassi continuerà a dire che non è così. Ma se Bersani arriva a proporre Tremonti per guidare la prossima fase di transizione, vuol dire che senza voler alzare i toni a livello di allarme pubblico, la questione finanziaria potrà diventare addirittura condizione di sopravvivenza della Nazione.
No è solo la questione occupazione, lo strappo contrattuale che FIAT vuole imporre, una certa accondiscendenza sindacale a parlarne, una ripartenza industriale che si affaccia in modo ancora troppo timido e non supportato adeguatamente dalle istutizioni; ci sono centinaia di miliardi di buoni del Tesoro in scadenza a settembre che potrebbero far vacillare la nostra bilancia economica e finanziaria. Molto dipenderà da quello ed una crisi al buio senza possibilità di rilanciare un'azione che renda interessanti i nostri titoli, senza metterci in ginocchio con gli interessi, è d'obbligo. Altrimenti potremo solo seguire la Grecia in misure di contenimento economico che potrebbero spedirci nella serie B del mondo.
Già in passato siamo arrivati a questi limiti, nel 1992 ci pensò Amato, nel 1998 ci pensò Prodi e per quanto la gente possa aver odiato quelle misure, a loro dobbiamo il nostro attuale tenore di vita. Non agire potrebbe essere disastroso.
Queste sono le mie quattro tesi sul quadro odierno della situazione. Consiglio a qualche persona di verificare tra qualche tempo se quello che scrivo ora potrà avere un riscontro nel futuro. Potrebe essere un esercizio interessante.
Ma prima di concludere lasciatemi dire un'ultima cosa, che vuole essere anche un po' il contenitore di tutte queste idee: Berlusconi ha usato nelle ultime settimane il termine "nemico" per parlare di avversari e perfino di alleati (Fini ed i suoi). Credo che questo sia la prova che si sia passato il segno. Se il capo del Governo usa termini di questo tenore senza che qualcuno provi disgusto, senza che chi deve fare informazione non sottolinei nel modo adeguato questo concetto nefasto, significa che hanno anestetizzato così bene i nostri ricettori di pensiero da non riuscire neanche a capire il senso devastante di una frase di questo tipo.
La politica come servizio, la politica espressione della carità, la politica strumento di crescita della democrazia e della persona umana: tutte queste affermazioni, che sono tratte dall'insegnamento di decenni di democrazia, sono spazzate via di colpo se si arriva a definire "nemico" chi ci è politicamente avversario.
Nemico significa radicalmente ostile, avverso a qualcuno e intenzionato a fargli del male: come è possibile questo se l'intenzione è quella di servire lo Stato ed il Popolo? Nemiche potevano essere i NAR, le Brigate Rosse, tutte le mafie, ma non chi a viso aperto affronta il pubblico dibattito.
Tutto ciò non è degno di chi dovrebbe guidare un Paese libero e democratico.

venerdì 23 luglio 2010

Ghe pensi mi

"Ghe pensi mi", aveva detto pubblicamente due settimane fa Berlusconi al ritorno dal suo viaggio istituzionale, dove diceva di aver ottenuto straordinari successi per il nostro Paese: siamo qui ancora oggi a cercare di capire di quali successi egli parlasse in realtà.
Le sue dichiarazioni lapidarie sono ogni giorno più lontane dalla realtà, tanto che perfino qualcuno dei suoi comincia a dare chiari segnali di insofferenza e a pensare che forse Fini non abbia tutti i torti nel cercare di salvare il salvabile cercando di recuperare una dignità politica ormai perduta da tempo.
Le frasi ad effetto possono aiutare a mascherare un disagio per qualche tempo, ma quando il male è profondo, serve molto di più di una semplice promessa o di uno scioglilingua. Servono fatti.
Il PdL si sta sfasciando, e per quanto questo possa solo farmi piacere, dall'altra parte mi preoccupa non poco l'eventuale vuoto di governo ed amministrativo che si verrà a creare, anche per il fatto di non avere una vera opposizione che riesca a catalizzare l'interesse del Paese, e dal momento che il Monarca Berlusconi non ha dato spazio a quello che una volta veniva definito "il delfino", colui che sarebbe stato destinato a seguire le orme del leader.
Questa cultura si è persa da tempo, ammazzata dalla necessità di avere "un uomo solo al comando", uccisa dal Leaderismo. Uno dei tanti effetti collaterali negativi di questo modo di sviluppare la politica è proprio quello di fare terra bruciata intorno, di non far crescere persone capaci ma solo servi fedeli, di non dare profondità all'azione politica ma creare solo "effetti demo" derivati da un inquietante marketing politico.
"Ghe pensi mi", questa volta, rischiano di essere le "ultime parole" politiche di un leader agonizzante dentro il suo magnifico partito di plastica, dove non esistono le correnti, non vi sono pareri diversi, dove tutti aderiscono alla linea del Premier. Stante che se anche tutto questo fosse vero, mi verrebbe qualche dubbio di non essere stato catapultato a mia insaputa in qualche paese dell'Est Europa di qualche decennio fa; ma considerato che non è vero, proprio ieri sentivo a Radio24 qualcuno, che non sono riuscito ad identificare, ma sicuramente senatore PdL, affermare che l'attuale PdL altro non sarebbe che la riedizione moderna della vecchia DC.
Ora, se quella formula avesse funzionato, sarebbe ancora in auge adesso, invece essa non funziona nemmeno per l'opposizione, figurarsi per questa maggioranza realizzata col collage di tanti vecchi partiti e partitini (una volta definiti cespugli - Bush in inglese, per la cronaca - ), a cui se ne sono aggiunti tanti altri di diversa definizione.
Qualche esempio? La Nuova DC di Rotondi, i Popolari Liberali (che strano, PL!) di Giovanardi, gli ex Socialisti di Cicchitto (pure ex-P2), un manipolo di ex Socialdemocratici, i cattolici di CL con il loro rappresentante di sempre, Formigoni, ma anche tanti altri sparsi qua e là. E la lista potrebbe continuare.
"Ghe pensi mi", ormai sta diventando un'ossessione, quasi una maledizione, per chi ha voluto rubare una frase dell'umorismo storico di Tino Scotti. I più giovani faranno perfino fatica a ricordare chi fosse costui, ai meno giovani forse tornerà in mente il Confetto Falqui e gli effetti che induceva la sua assunzione: faceva cagare! Lo stesso effetto a cui induce oggi il suo replicante.

mercoledì 14 luglio 2010

Guardando più in là

Salta Cosentino e con lui fanno tre: lui, Scajola e Brancher. Il momento è davvero difficile per Berlusconi, accerchiato dai suoi, con i Finiani a fargli la guerra dall'interno: se così si può dire, due parti di un insieme che ormai non si riconoscono più.
Tutti e tre i dimissionari sono più che altro dimissionati, visto che la loro presenza era diventata troppo ingombrante per l'opinione pubblica; ma non saranno gli ultimi.
Troppi infatti hanno copiato il capo, troppi si sono scoperti convinti che ci sarebbe stata una soluzione che avrebbe permesso di mettere un sigillo di garanzia ad ogni propria azione, per quanto illegale. Troppo profondo il trauma verso la nazione, e questo declino lento, inesorabile, assoluto è solo come visto al rallentatore per il fatto che non esiste un'opposizione compatta e credibile, non esiste una vera alternativa (ancora) a questo stato di cose.
Troppi affari, troppa corruzione, troppa criminalità dentro la politica, apparati condotti in modo superficiale, dilettantesco e talvolta perfino sfacciato. Fin troppo facile per la magistratura arrivare ad identificare le ragioni, i dati, i rilievi che permettono poi di inchiodare questi soggetti alle loro responsabilità.
Perfino Cosentino era diventato ingiustificabile. Le parole di consolazione sembrano come la sua definitiva condanna.
Su molte, troppe iniziative pubbliche la stampa si è messa il bavaglio prima ancora che il Governo lo mettesse alla stessa stampa. Noi poveri blogger, giornalisti da strapazzo senza nemmeno fonti sicure o gole profonde dentro il sistema, dobbiamo basare il nostro commento solo sulle nostre sensazioni e su ciò che altri ci dicono.
Non pretendiamo di essere la verità, ma di poter confrontare idee in modo libero, quello sì.
E definire che la Stampa, che già Orson Welles aveva immortalato in Quarto Potere, non sia un diritto assoluto, significa negare una delle libertà costituzionalmente definite.
D'altra parte, questa Costituzione il Nostro la vorrebbe appallottolare e gettare nel cestino per disfarsi di tanti fastidi. Ma non gli sarà possibile, perchè il popolo glielo impedirà con il sacro potere del voto.
La democrazia non è in vendita, l'Italia non è un'azienda e Berlusconi non ne è il padrone. Nè mai lo sarà.

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lunedì 28 giugno 2010

Il fallimento di una nazione

"L'Italia scala la classifica europea (Ue-27) per la pressione fiscale: nel 2009 il peso del fisco sul prodotto interno lordo è stato del 43,2%, in aumento rispetto al 2008. L'Italia si colloca così al quinto posto, insieme alla Francia, in Europa per pressione fiscale. Nel 2008 era al settimo posto. E' quanto risulta dai dati sui conti pubblici nel 2009 diffusi oggi dall'Istat. Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l'anno dell'Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%). A pesare una diminuzione del Pil maggiore della diminuzione delle entrate" (fonte: La Repubblica - Affari e Finanza del 28 giugno 2010).
Secondo il quotidiano "Nel 2008 era al settimo posto. E' quanto risulta dai dati sui conti pubblici nel 2009 diffusi oggi dall'Istat". E dopo queste affermazioni la memoria corre al 2008, quando per le medesime ragioni cadde il Governo Prodi. Cosa che in qualche modo viene sottolineata anche dall'articolo, quando afferma: "Per tornare ad una pressione fiscale più alta in Italia, bisogna tornare indietro al 1997, l'anno dell'Eurotassa (ma nel 2007 la pressione del fisco era stata comunque pari al 43,1%)".
Ora, ci potrebbe essere chi potrebbe provare ad obiettare che all'epoca dei fatti, tra il 2007 ed il 2008, i ministri della Sinistra (Rifondazione nello specifico) andavano in piazza a protestare contro i loro stessi ministeri e contro il Governo: grande testimonianza di Democrazia? No, alla luce dei fatti, solo un suicidio politico pagato con le elezioni di pochi mesi dopo.
Una delle promesse del programma di Berlusconi fu la riduzione delle tasse, cosa che era già stata esclusa poche settimane fa, ma che adesso appare quanto mai improponibile, anche alla luce del fabbisogno finanziario dello Stato, in rosso malgrado la riduzione dei rendimenti dei BOT.
Grazie a tutte queste promesse non mantenute, adesso non è che la situazione sociale e politica sia migliore: abbiamo i due cofondatori del PdL (Fini e Berlusconi) separati in casa, divisi ormai su tutto, con sgambetti e ripicche che affollano le cronache. Anche se le cose peggiori non vengono divulgate, come la soppressione sul settimanale "Chi" (gruppo Mondadori) della rubrica in difesa delle donne della Bongiorno e Huntziker perchè l'avvocato e deputato Bongiorno, in quota ai Finiani, è stata tagliata perchè non in linea con la politica editoriale del gruppo. Fantastico.
La lotta interna ed intestina si differenzia da quella di tre anni fa solo per il fatto della pubblicità degli eventi, perchè per tutti gli altri aspetti è anche peggiore, e qui arriviamo al terzo aspetto della questione comparativa.
Il Governo Prodi fu criticato per il gran numero di Ministri e Sottosegretari che aveva, ma oggi, o almeno pochi giorni fa, è stato nominato il 24.mo Ministro del Gabinetto Berlusconi. Si tratta di un personaggio alquanto criticato, di nome Aldo Brancher. In quota al PdL, ma strettamente legato agli uomini della Lega, come l'altro ministro Calderoli. Cosa fa questo signore? Poche ore dopo essere stato nominato invoca il leggittimo impedimento per se, allo scopo di eludere il procedimento penale a suo carico presso il tribunale di Milano, tanto che il Pubblico Ministero ha dichiarato in udienza di sentirsi preso in giro.
Scaricato dai suoi e dagli altri, a Brancher non resta che fare marcia indietro, enunciare la frase di rito: "Sono stato frainteso" e cominciare a cercare un'altra strada per arrivare alla decorrenza dei termini. Ma di dimettersi non se ne parla.
Così come non si parla di dimissioni per Abete, il presidente della Federcalcio, malgrado la figuraccia dell'Italia. Chi ha deciso di riprendere Lippi, lo ha sempre sostenuto, gli ha permesso di fare in tutta libertà le sue scelte (giustamente), chi gli aveva già preparato il successore (ad insaputa della sua squadra di club, altro colpo da maestro), non ha adesso il coraggio di assumersi le proprie responsabilità fino in fondo e di dare le dimissioni.
Dimissioni, parola quanto mai priva di significato dal momento che la nostra vita sociale e politica sta perdendo sempre più dignità. Così come la Nazionale è stata accolta nella più fredda indifferenza, che è molto peggio di qualsiasi forma di constestazione, che paradossalmente avrebbe testimoniato passione per la squadra.
Nel luglio del 2006, quando l'Italia vinse il mondiale, era Presidente del Consiglio Romano Prodi. Oggi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, esperto di sport al punto di essere anche presidente del Milan AC, non batte ciglio nè per la vergognosa eliminazione della Nazionale, nè per la vergognosa vicenda Brancher, nè per l'aumento delle tasse.
E gli italiani? Zitti con la lingua in bocca e le mani in mano. Riflettete...

venerdì 22 gennaio 2010

I problemi degli italiani

Il Senato approva la legge sul Processo Breve. Berlusconi è tornato; dopo un breve periodo dove sembrava potersi vedere uno spiraglio per il ritorno ad una politica fatta di confronti e non di scontri, ecco subito l'atto di forza che spegne la speranza.
Chiaramente per lui questo è un bisogno, una necessità: togliersi di torno questi fastidiosi giudici che non lo lasciano in pace, minacciando un giorno sì e l'altro pure la sua immagine di politico, costruita giorno per giorno sulla base di un marketing perfetto e costosissimo. E per fare questo non ha nemmeno la remora di concedere un regalo enorme, in questa operazione di cosmesi giudiziaria, a tanti altri che sicuramente sono molto meno "perseguitati" di lui, consolidando la percezione che in Italia l'unica cosa ad essere sicura è l'incertezza della pena.
In realtà, il problema è un altro: in questo quadro così elaborato e surreale, la politica del Governo è prigioniera del suo Capo, continuando a produrre leggi personalistiche, che poco hanno a che fare con i bisogni reali della gente, i quali appaiono e subito scompaiono dalla scena.
Faccio un paio di esempi molto concreti: la crisi non c'è o sta terminando, quando il Governo parla agli imprenditori e alle associazioni di categoria, ricompare in tutta la sua evidenza quando si parla dei conti dello Stato. Complimenti...
Un altro: il giorno prima le tasse vanno diminuite, il giorno dopo non possono essere diminuite. E per fortuna non si tira in ballo il Governo Prodi, perchè il punto diventerebbe ridicolo.
Eppure io credo che i bisogni reali degli italiani siano proprio su tre fronti ben visibili: Fisco, Famiglia e Lavoro. Se sei lavoratore dipendente, te li ritrovi tutti e tre insieme tutti i mesi, quando attiva il cedolino paga.
Ecco che allora su questo fronte io vorrei entrare più in dettaglio: allargare l'analisi, prospettare una tesi ed una soluzione. Dire a tutti, anche a quei pochi che mi leggono, che c'è un'alternativa da costruire, una realtà da riscoprire e da risistemare perchè essere riformisti, essere innovatori, vuol dire percorrere nuove strade, cercare nuove soluzioni, se quelle che ci sono non funzionano. E che vi sia malcontento nella società, è fuor di dubbio.
D'altra parte, esiste un giochino verbale che fanno i bambini: ti fanno ripetere dieci volte la parola "forchetta" e poi ti chiedono con cosa mangi la minestra. Meccanicamente, i più rispondono "con la forchetta". Questo meccanismo, ripetuto con persone che hanno imparato ad apprendere il mondo solo per quello che ci dice la televisione e non per i fatti e le persone reali che ci circondano, ci porta a pensare che, siccome al Parlamento si danno un gran daffare con questa storia della Giustizia, questo sia davvero il primo problema degli italiani, mentre per me semmai il vero dramma è l'indifferenza del Governo ad affrontare temi di largo respiro e l'abitudine a rispondere a sollecitazioni del momento, magari con misure sproporzionate o assurde, come nel caso delle ronde o della lotta all'alcoolismo alla guida.
Una nota a margine: ho letto che, a seguito dell'interrogazione sulle "Cartelle TARSU" presentata con la collega D'Adda, per conoscere come abbia agito l'amministrazione su questo tema, qualcuno ci ha accusato di difendere gli evasori. Nulla di più falso.
I consiglieri di opposizione possono solo svolgere il loro compito di controllori dell'azione di chi amminstra, ed è quello che abbiamo fatto con questa interrogazione. I fatti ci dicono che le cartelle colpiscono le tasche dei cittadini, le nostre domande chiedono la garanzia che ciò che avviene sia chiaro, trasparente e corretto, al di sopra di sospetti che, considerate le vicende anche recenti che hanno investito l'amministrazione, sia assolutamente nei termini di legge e garantisca un trattamento giusto ai cittadini.

domenica 29 novembre 2009

Quanto dista il vero dal reale

Da qualche tempo sto cercando di disintossicarmi dalle tossine che hanno intossicato il mio cervello, costringendomi a pensare che vi sia sempre un "nemico" dietro ad ogni cosa che succede (mi sto rifererendo alla politica, ovviamente) ad ogni situazione che troviamo nella nostra vita.
Temo che avrò qualche difficoltà a portare a termine la mia impresa. Non passa giorno che il mio tentativa venga messo a repentaglio da dichiarazioni assurde e ormai fuori controllo che devo imputare solo a colui che questa situazione ha generato: il Dottor Silvio Berlusconi, il Primo Ministro di questa sgangherata Italia.
Guardiamo solo a quanto successo tra ieri ed oggi: prima una battuta infelice (ormai non fa più ridere nemmeno i più stretti collaboratori) sulla Mafia e coloro che anche solo con una fiction, cercano di far riflettere la gente e tengono vivo l'argomento. Lui li strozzerebbe. Visto che è un gran barzellettiere, più che un politico, mi ricorda quella famosa battuta del cacciatore che, dopo l'ennesima scarica di doppietta andata a vuoto, dice al proprio compagno di caccia: "Quando fanno così li ammazzerei".
Il nostro confonde favola e realtà, così come cerca di farsi passare per educanda quando è la tenutaria del bordello. Lui di Mills non sa nulla, è un perseguitato ed i magistrati sono dei delinquenti. Attenti però poi a parlare di mafia, perchè un certo stalliere siciliano che lui si era portato fino ad Arcore, non solo i magistrati sanno bene chi fosse in realtà. E delle connivenze con la mafia di alcuni suoi "picciotti", ora nelle fila del suo partito, altrettanto bene sanno i magistrati che indagano su certe faccende del Sud della nostra Italia.
Una persona perbene ed un politico a modo non dovrebbe avere nè certe frequentazioni, nè certe esternazioni. Personalmente mi sono stancato di questa storia, di questa pagina della nostra storia che vorrei vedere girare il più presto possibile. E mi auguro che anche le rilevazioni dicano il vero.
Le ultime rilevazioni danno il Premier in calo, ma non dicono di quanto. Ve lo dico io: il suo gradimento è appena sopra il 30%, una percentuale così bassa non l'ha mai rilevata nemmeno l'ultimo Prodi, con tutti gli attacchi infami che gli furono portati.
Ma chi semina vento raccoglie tempesta, e qui stiamo per arrivare alla resa dei conti.
Inutile tentare di far ingoiare l'amaro boccone agli italiani: ormai hanno capito che la ripresa non è vicina, che si dovrà fare i conti con un 2010 ancora triste in termini di risultati economici.
Vorrei anche far capire a qualcuno che insiste nell'ottimismo a tutti i costi, che se ho fatto un risultato che ha portato a perdere il 50% del mio patrimonio, alla ripresa se guiadagno il 50% rispetto al punto a cui sono precipitato sarò al 75% rispetto al punto da cui ero partito.
Quando la televisone vi dà dei numeri, dovreste cercare di capire rispetto a cosa li dà: se al momento in cui la crisi è iniziata o rispetto al minimo raggiunto. I valori in campo sarebbero estremamente diversi.
L'Italia ha bisogno di verità, ma in questo panorama il vero è lontano dalla realtà.

domenica 22 novembre 2009

Il sultanato delle banane

Slittamento progressivo del potere legislativo dai rami del parlamento all'esecutivo. E' quanto sta avvenendo legislatura dopo legislatura dall'inizio della cosiddetta seconda repubblica in poi. Come?
Realizzando il programma di governo attraverso decreti legge d'urgenza e disegni di legge di iniziativa governativa combinati alla richiesta di fiducia. Risultato? Tempi contingentati, blocco di emendamenti di qualsiasi tipo in aula e votazione. Fino a oggi nel corso di questa legislatura è stata chiesta la fiducia per 26 volte - l'ultima sulla privatizzazione dell'acqua - e il lavoro delle camere è ridotto sempre più a una ratifica di decisioni prese dal governo.
In Germania, dall'inizio della storia della repubblica federale, la fiducia è stata chiesta in tutto per 5 volte e i decreti d'urgenza non esistono, o meglio si ricorre a questi solo in caso di guerra o grandi catastrofi.
In Francia con la revisione costituzionale del 2008 le assemblee parlamentari hanno visto rafforzarsi il proprio ruolo, tuttavia Segolene Royal, prima delle ultime elezioni presidenziali, di fronte a quella che è una crisi delle rappresentanza dei cittadini in politica, lanciò una sfida: una terza camera di cittadini sorteggiati in un campione molto vasto, in modo da rappresentare efficacemente la società, a cui governo e parlamento deve rendere conto. Successe un finimondo da destra a sinistra, partito socialista compreso. Attualmente la Royal sta sperimentando la democrazia partecipativa a Poitiers nella regione che presiede.
In un sistema democratico - comunque - la tripartizione dei poteri - esecutivo, legislativo, giudiziario - e la loro indipendenza è la condizione fondamentale della dialettica democratica.

Quando si dice il paese delle banane si pecca di ottimismo. Di Pietro aveva definito l'ipotesi di questo governo Berlusconi come una "dittatura dolce", così si sta dimostrando.
L'Italia rischia di passare dal sogno all'incubo senza nemmeno accorgersene, ma soprattutto coloro che sostengono le tesi dell'attuale Governo non sembrano essere coscienti di ciò che sta accadendo, anche perché sono diventati minimalisti o almeno particolaristi, nel senso che a loro frega solo che siano soddisfatte le loro piccole pretese, senza curarsi del fatto che questo metta in ginocchio l'intero Paese. Grazie di cuore, signori!

mercoledì 18 novembre 2009

Ricordando il futuro

Penso sia arrivato il momento di pensare seriamente al futuro. Se continuiamo a pensare a questo presente, non combineremo niente di niente. I messaggi della politica sono deludenti: chi si affanna ad essere più realista del re, cercando di essere alternativo, di essere innovatore, di essere diverso da ciò che in realtà tutti vorrebbero essere; chi invece si ostina a cercare in un passato tante volte rinnegato, ma altrettante volte poi rimpianto, la formula magica per vincere al centro, per recuperare consenso in un modo tradizionale e rassicurante.
Proprio ora che il sovrano Berlusconi sta perdendo consenso e senso pratico, ostinandosi a negare l'evidenza, ovvero che non sta governando l'Italia, ma unicamente sta cercando di salvare se stesso da un destino ormai segnato da tempo, e nel fare ciò non pare avere il minimo ritegno a salvare fior di farabutti, proprio ora occorre pensare al futuro.
C'è chi lo sta facendo, come Fini, che pare avere improvvisamente guadagnato il lume della ragionevolezza, e questo gli va riconosciuto, anche se personalmente credo debba ancora affrontare qualche piccola verifica il suo voler rappresentare una visione di destra europea moderna.
C'è chi lo vorrebbe fare, se non fosse impegnato tutti i giorni a battibeccare sugli argomenti di attualità, ma anche di estrema povertà politica. Serve dignità e schiena dritta, spirito di servizio, iniziativa e concretezza.
Strano, ma quanto passato ci sarebbe in un futuro migliore...

mercoledì 7 ottobre 2009

Allora sono di sinistra

Questa sera la Consulta ha annullato il Lodo Alfano. Oggi sembra facile dire che eravamo convinti che questo era il solo esito cui questo organo di Giustizia sarebbe potuto arrivare perchè la Costituzione parla chiaro, ma non è proprio così.
Ci si dovrebbe chiedere come mai nei 2001 Silvio Berlusconi si fece confezionare il Lodo Schifani su misura, proprio per annullare gli effetti della Magistratura: nessun Presidente del Consiglio aveva osato farsi una legge su misura come fece lui.
Già allora la Consulta aveva spento quel principio di incendio istituzionale.
Appena ripreso il potere (in questo momento mi sembra che questa sia l'unica definizione adatta al nostro), eccolo riproporre, prima ancora di accertarsi dei veri problemi del Paese, un nuovo lodo, il lodo Alfano, con lo stesso intento del precedente: impedire alla magistratura di fare il suo corso.
Proprio in questi giorni il suo omologo Fini ha rinunciato alle possibilità che il lodo gli offriva, ed ha accettato di essere sottoposto al giudizio ordinario. Una lezione di stile.
Ma qui forse non è nemmeno questione di stile, ma di mero interesse, della paura concreta che durante un processo qualcuno dica qualcosa che non dovrebbe menzionare, che un giudice non addomesticato a dovere possa usare liberamente il proprio cervello e dare forma concreta a quelle paure che agitano i sonni del Cavaliere.
Le offese che ha rivolto questa sera al Presidente Napolitano, sono infime, non degno di una figura istituzionale. Soprattutto perchè allude ad un fatto noto a tutti, quasi fosse di per se una cosa squallida, ovvero che il Presidente provenga da un partito di opposizione. Questo è veramente vergognoso.
Ma non solo. Ormai qualsiasi cosa che sia contro di lui è di sinistra, anzi, sinistra.
E' di sinistra la Consulta che boccia il suo amato Lodo, è di sinistra il Presidente Napolitano, è di sinistra la stampa, è di sinistra l'opposizione, tutta.
Allora sono anch'io di sinistra. Ma è di sinistra anche tutta la stampa estera, tutte le maggiori testate internazionali riportano la notizia con evidenza e senza mezzi termini lodano la decisione della Consulta, alla faccia di chi (i TG nostrani) da tempo hanno cancellato questa opinione dal proprio palinsesto.
Viva la Costituzione, viva la vera Libertà.

El Constitucional abre la puerta al procesamiento de Silvio Berlusconi (El Pais)
Berlusconi fights for career as court ends immunity
(The Times)
Italian Court Rejects Prime Minister’s Immunity (The New York Times)
Italie : les Sages invalident la loi d'immunité protégeant Berlusconi (Le Monde)

mercoledì 19 agosto 2009

Berlusconi sotto accusa

Vorrei partire da un video. Per vederlo cliccate qui.
Se siete riusciti a vederlo (mi auguro di sì), a prescindere dalle vostre idee politiche, mi auguro che almeno vi siate chiesti se non esiste un problema di libertà costituzionale violato. Io credo che anche chi sta in maggioranza abbia il dovere di indignarsi, a prescindere dai contenuti, perchè la libertà di manifestare le proprie idee ed opinioni, nel rispetto delle leggi, è sancito dalla carta costituzionale: "Art. 19 : Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere" .
Mi accorgo che ultimamente sono costretto a richiamare con una certa frequenza la nostra Costituzione, ad appellarmi all'unica carta istituzionale alla quale tutti dobbiamo rispetto e che ancora ci garantisce i diritti fondamentali della convivenza civile.
Nello specifico, da L'Aquila attendo notizie più certe e di prima mano da parte dei ragazzi che la scorsa settimana hanno dedicato una settimana delle proprie ferie per andare ad assistere questi concittadini terremotati, per sapere da loro quale sia la reale situazione e quale sia la loro percezione delle cose. Meglio da loro che da certe fonti così inquinate.
D'altra parte, Berlusconi ha ben ragione di essere preoccupato. L'intervento di ieri contro Avvenire manifesta apertamente la sua paura di essere abbandonato dall'area di voto cattolica. Ho già avuto modo di chiarire (vedi) che almeno il 75% dei cattolici vota centrodestra; personalmente appartengo al 25% che la pensa diversamente. E l'opinione di Avvenire non è così balzana come la descrive il Premier: abbiamo visto con quanta cautela il quotidiano dei Vescovi sia arrivato a definire la propria posizione, c0n quale prudenza si siano pesate le parole.
Per questo Berlusconi più che intervenire contro Avvenire, ha voluto mandare un messaggio al proprio elettorato: non rinuncio alla battaglia. Nei modi e con le armi che gli sono solite, l'offesa e la menzogna. Ma di questo è giusto che ormai se ne occupi la Gliustizia ordinaria, ci sono degli atti che gli inquirenti stanno vagliando e se abbiano rilevanza penale o meno lo decideranno loro (sempre che ancora una volta non li si voglia accusare a priori come toghe rosse).
Ma andiamo avanti. Tutti sappiamo che Berlusconi è anche il presidente del Milan, ed in quella veste ha manifestato le proprie ansie riguardo giocatori che pretendono ingaggi milionari che sono un insulto per i cittadini anche in rapporto al grave momento di crisi che stiamo vivendo. Per questo chiede un tetto alle retribuzioni e dice di averne parlato anche con Platini.
Ma allora la crisi esiste! Ma allora anche per il calcio, il dio supremo dei divertimenti, questo è un momento sul quale riflettere! Mentre quando egli parla in veste di Presidente del Consiglio la crisi non esiste, è superata, siamo meglio degli altri paesi... Beh, non vi presento qui tutti i filmati e gli audio che documentano le sue affermazioni, le potete facilmente ritrovare negli archivi di RAI e altre fonti giornalistiche.
Purtroppo credo che tutto questo ancora non basti a convincere in modo concreto gli italiani che Berlusconi sia persona inaffidabile e pericolosa per la democrazia. La sua capacità mediatica di superare la realtà con la propria ieratica presenza riesce ad ipnotizzare ogni e qualsiasi persona che abbia, di base, un'avversione ad un'idea di Sinistra, anche labile. Queste persone hanno solo bisogno di una presenza in grado di "proteggerli" da questa minaccia, dal comunismo (quasi solo un'icona, ormai), da un socialismo reale che non esiste più nemmeno in Cina, tanto che i maggiori paesi del globo, Italia in prima fila, fanno a gara per avere relazioni commerciali con lei.
No, amici. Così non può andare avanti, non ci sono ragioni che possano giustificare questo modo di interpretare la realtà, di manipolare l'informazione, di gestire il potere, di passare messaggi falsi al Paese, di ingannare la gente. Questo credo che sia il messaggio di Avvenire quando dice, attraverso il suo direttore: "la gente è riuscita a individuare le riserve della Chiesa? Ebbene, la risposta che a me sembra di poter dare – ma il mio è comunque un ambito di osservazione limitato – è che la gente ha capito il disagio, la mortificazione, la sofferenza che una tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato". Questo è un atto di accusa chiarissimo.
Queste sono le parole che turbano Berlusconi, queste sono parole che non possono lasciare in pace l'animo di alcuno che abbia a cuore la verità ed il rispetto della democrazia.

venerdì 14 agosto 2009

Il valzer dei direttori dell'informazione privata

Un mio amico mi suggerisce che agosto è il mese giusto se devi fare qualche cosa che sfugga all'opinione pubblica, troppo distratta dalle ferie di agosto. Lo scorso anno il Governo fece la porcata della privatizzazione dell'acqua, oggi è la volta del cambio dei direttori delle testate fedeli al Governo. Con un gioco di trottola mica da ridere.
Vediamo: cominciamo con il piatto forte, il rientro di Vittorio Feltri come direttore al Giornale, quotidiano di famiglia di Berlusconi e del partito; al suo posto, a Libero (chissà perchè questi nomi mi suonano falsi) prende la direzione ad interim Gianluigi Paragone, già vice di Feltri e prima direttore de La Padania, quotidiano leghista, e di Rete55, la televisione locale più vicina ai fatti di Busto Arsizio.
Paragone però è in attesa di un riscontro definitivo per un posto in RAI, come vicedirettore di TGUno. Risolto in qualche modo il caso Paragone, a Libero entrerà Maurizio Belpietro, altro nome famoso della cerchia del Premier, proveniente da Panorama. A lasciare il Giornale è Mario Giordano, che assumerà la guida del telegiornale di Canale5, il TG5. Pare proprio che parte della responsabilità di questo frullato di direttori sia stato innescato dalla reticenza con la quale Giordano abbia sostenuto il Premier nelle recenti vicende che lo hanno visto protagonista dello scandalo rosa dell'estate.
D'altra parte Giordano è tutt'altro che stupido e incoerente. Cattolico e padre di famiglia (ha quattro figli), non può aver digerito bene la questione dei festini di Berlusconi, ormai supportati da una abbondante documentazione anche giudiziaria. La sua reticenza è stata punita.
A chiudere il giro dei direttori rimane Giorgio Mulè, che assume la direzione di Panorama proveniendo da Studio Aperto, il telegiornale di Italia1.
Il tutto, ma qui siamo nel pettegolezzo, condito da stipendi milionari, smentiti dai diretti interessati (si parla di 3 milioni a Feltri, 5 a Belpietro, oltre a svariati premi milionari) senza però precisare quanto effettivamente percepiranno di stipendio e premi.
Mi vengnono spontanee alcune considerazioni.
Uno: giornali di famiglia, emittenti televisive di famiglia...tutto questo balletto ruota intorno all'informazione targata Berlusconi, unico Presidente del Consiglio di un paese occidentale inserito nell'Unione Europea e nella NATO in grado di avere al proprio servizio stampa e televisione. Infatti, oltre a controllare direttamente queste testate, controlla la RAI, televisione di Stato, e la raccolta pubblicitaria, vero motore di tutto il sistema dell'informazione.
Due: il valzer dei direttori sta anche a significare che se qualcuno sgarra, paga. O si è fedeli alla linea, o si salta. E per farlo, non ci sono mezze misure. Questo però si riversa sulle redazioni e su tutti i collaboratori ed il personale di queste testate. Chi è dentro queste cose e le conosce (anche senza scomodare Montanelli: rileggetevi cosa disse di Berlusconi quando lasciò il Giornale dopo averlo fondato), sa quali siano i sistemi coercitivi che vengono esercitati sui lavoratori. Uso con forza questo termine, per sottolineare che lavorare in un'azienda di informazione non vuol dire necessariamente condividerne le linee politiche (più che editoriali, anche se spesso coincidono), ma che così si rischia di vedere applicate forme di mobbing se si espimono pareri ed idee diverse da quelle attese.
Tre: nascosto in mezzo a tutto questo ritorna a Il Giornale un certo Renato Farina, ex agente segreto con il nomignolo di "Betulla" e giornalista già espulso dall'ordine, colui che recuperò il filmato con l'uccisione di Quattrocchi e che ora è parlamentare del PdL. Condannato a sei mesi per favoreggiamento sul caso Abu Omar, ebbe la condanna trasformata in una multa di 6.800 euro.
Per questo chiudo questo mio post augurando a tutti coloro che avranno avuto la benevolenza di leggermi fino qui i migliori auguri per un sereno Ferragosto e con il quarto punto, forse quello più importante: l'articolo 21 della Costituzione Italiana. L'articolo che sancisce la libertà di stampa e, considerati i tempi che cambiano, la libertà di informazione. Quello che nella costituzione americana è il Primo Emendamento.
Noi ce ne scordiamo spesso, chi governa con queste leve tra le mani può cambiare le regole del gioco ed aver citato Farina sta a sottolineare questo: fu espulso dall'Ordine dei Giornalisti perchè inventò notizie false sul conto dei politici del Centrosinistra ed in particolare Prodi. Ma questo l'opinione pubblica non lo sa, e lui è ora parlamentare. Non so se domani sarà fra coloro che andranno a visitare i carceri italiani, ma penso che in ogni caso egli dovrebbe riflettere.
Fatelo anche voi. Auguri.

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni. »
(Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21)

mercoledì 12 agosto 2009

Avvenire chiarisce, i cattolici italiani capiranno?

Dal sito di Avvenire, prendo la risposta data dal Direttore, don Dino Boffo, proprio oggi ad un prete, tale don Matteo, che lo sollecita ad una risposta chiara della Chiesa sui recenti fatti che hanno visto protagonista negativo il Presidente del Consiglio Berlusoni:
"Credo che la «ponderazione» di quelle che ci appaiono le condizioni migliori affinché l’annuncio del Vangelo risuoni nitido nella coscienza dei nostri contemporanei non debba mai, proprio mai, abbandonarci. E che questo sia come un assillo che ci tormenta e giudica ogni nostra parola, ogni nostro silenzio. Nessuno dei potenziali interlocutori dovrebbe trovarsi a pensare che parliamo o taciamo per «interesse» personale, per qualche esplicita o inconfessabile partigianeria. Certo, anche noi siamo immersi nella società delle opinioni, spesso caotica e pigra nelle sue analisi. In troppi cedono alla tentazione di reagire con un giudizio netto e definitivo al semplice frammento estrapolato da un discorso ben più complesso. Stiamo al caso nostro. Sull’atteggiamento assunto dalla Chiesa nei riguardi delle scelte «private» del premier Berlusconi sui giornali si sta dicendo un po’ di tutto: «Repubblica» può permettersi un giorno di dire che si è arrivati da parte nostra a «scomunicare» Berlusconi e il giorno successivo asserire il contrario. Opinionisti famosi si alternano e allegramente si contraddicono, senza avvertire minimamente l’esigenza di argomentare la tesi sostenuta. E questa non è una variante indifferente. Ovvio che non si debba parlare soltanto per avere il plauso dei giornali, lo diceva non a caso l’altro giorno il cardinale Bagnasco. Ma nel ponderare le condizioni di innesto del Vangelo non si può trascurare il «contesto». Io ad esempio, per il mestiere che faccio, non posso non tenere conto degli sfottò che mi arrivano nell’arco delle ventiquattr’ore da personaggi del calibro di Francesco Cossiga o di Giuliano Ferrara. Per questi non è certo vero che «Avvenire» abbia parlato flebilmente, e dietro «Avvenire» è chiaro che costoro vedono altri. Voglio dire, don Matteo, che la domanda che conta in queste circostanze è, a mio avviso, la seguente: la gente è riuscita a individuare le riserve della Chiesa? Ebbene, la risposta che a me sembra di poter dare – ma il mio è comunque un ambito di osservazione limitato – è che la gente ha capito il disagio, la mortificazione, la sofferenza che una tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato. I più attenti hanno compreso anche i messaggi specifici lanciati fino ad oggi a più riprese. Non è vero che quelli degli esponenti della Chiesa italiana siano stati interventi casuali o accenni fugaci impastati dentro a testi di tutt’altro indirizzo. Ciò che si è detto, lo si voleva dire. Esattamente in quei termini. Ripeto l’analogia fatta dialogando con il suo confratello don Gornati. Immagini che una situazione simile a quella vissuta in ambito nazionale si verifichi nell’ambiente in cui lei opera. Come parroco, sono certo che intensificherà le occasioni in cui essere ancor più prete, ancor meglio annunciatore delle esigenze del Vangelo. Dubito molto che si metterebbe a sbraitare fino a organizzare la dissidenza, fino a far nascere il dubbio che l’esito politico della faccenda le stia a cuore più della chiarezza del Vangelo. Ecco, questo mi pare il criterio con cui i vertici del nostro episcopato si sono mossi, in una logica magisteriale che è in continuo divenire".

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