Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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mercoledì 29 giugno 2011

La mamma dei cretini sempre incinta

Ieri sera i pendolari delle Nord che normalmente usano la bicicletta per raggiungere la stazione hanno avuto una sgradita sorpresa: tutte le biciclette sono state bucate. Stamattina una trentina di pendolari lamentavano quanto accaduto ieri, con qualcuno che dichiarava anche il tentativo di furto.

A Busto Arsizio qualche anno fa è stato denunciato un tale che rigava le macchine. Il danno procurato, in questo caso, era molto superiore a quello di bucare una gomma, ma sapete cosa vuol dire per una persona arrivare a casa il 27 giugno dopo (minimo) otto ore di lavoro, sotto la prima vera canicola del periodo estivo e trovare questa sorpresa? Prendersi la bicicletta e farsi una scarpinata di due, tre o più chilometri solo per constatare che la mamma dei cretini è sempre incinta?

A chi denunciare questo fatto? Alla Polizia, ai Carabinieri? A che pro? Hanno cose ben più importanti da fare, credo, che non ricorrere uno o più mascalzoni che non hanno niente di meglio da fare nella loro vita che bucare le gomme delle biciclette in stazione. Sembrerebbe quasi una delle mitiche frasi che Crozza mette in bocca a Bersani: "Non siamo mica qui a bucare le gomme delle biciclette in stazione"...

Eppure, al di là del sorriso che questo può far nascere sulla vostra bocca, restano alcuni fatti ben precisi: primo, da tempo immemorabile l'Amministrazione Comunale non supporta alcun tipo di iniziativa che permetta ai pendolari l'uso della bicicletta in modo più sicuro e razionale, non solo per il parcheggio, ma anche nella normale viabilità. Secondo, non si è fatto alcuno sforzo per integrare questo servizio con altre possibilità, come il Bike Sharing. Nulla. Annunci in periodo elettorale e poi si confida solo nella scarsa memoria del cittadino. Terzo, le strade restano un groviera che andarci con la bicicletta molte volte è come fare il Camel Trophy di antica memoria. Se poi vogliamo, mettiamoci anche un quarto punto che sta nell'attenzione in generale ai problemi dei pendolari. Questa nuova amministrazione è identica alla precedente, quindi possiamo anche parlare di continuità amministrativa e le possiamo fin d'ora addebitare il fatto di trattare in modo differente i pendolari delle due linee di servizio ferroviario, offrendo ad una un parcheggio gratis e all'altra un parcheggio a pagamento per le auto. Non è mai stata portata avanti una politica di attenzione al servizio di trasporto pubblico locale (AGESP prima, STIE dopo) in grado di soddisfare in modo più efficace le esigenze dei cittadini che potrebbero anche usare la linea dei bus di città per arrivare in stazione. Non esiste un collegamento diretto tra le stazioni ferroviarie, questo anche contro le indicazioni regionali.

Di questo, durante i 14 anni trascorsi in consiglio, mi vanto di aver sempre parlato e con insistenza, di questi argomenti in ogni sede dove mi sia stato permesso. Visto che proprio ieri il nuovo Consiglio Comunale si è insediato, chiedo che a questi problemi sia dato ampio spazio e possibilmente qualche risposta concreta per risolvere i problemi dei pendolari. Buon lavoro.

giovedì 5 agosto 2010

Una città deveicolarizzata

Anche ieri si è consumato un dramma della strada: una persona in bicicletta uccisa da un'auto. Un lutto ed un dolore che accomuna tutti, che ci interroga sul senso di queste cose, che fa sprofondare nella disperazione anche chi involontariamente si trova a rendersi responsabile di questi incidenti. Vittime innocenti di una delirante e perversa modalità di concepire la vita, la modernità, il progresso.
Come vi possa essere progresso vero e rispetto della vita quando ancora oggi una decina di persone nella nostra città, ogni anno, perdono la vita in incidenti stradali, questo me lo chiedo da troppo tempo senza trovare il modo di fare qualcosa. Anche perchè prima di fare occorre pensare.
Ed allora ecco un paio di riflessioni su questo tema. La prima è quasi tecnica: se due mezzi si scontrano, è sempre il più debole a rimetterci di più. Così si registrano più vittime tra pedoni, ciclisti e motociclisti che fra automobilisti e guidatori di mezzi pesanti. Questi ultimi, però, sono spesso coloro che fortuitamente generano questi incidenti e ne sono responsabili.
Si dà molta importanza e rilevanza alla velocità, ma personalmente sono convinto che sia molto peggio la distrazione e la disattenzione alla guida, come afferma una campagna pubblicitaria in corso in questi giorni.
Occorre rendersi conto che mettersi al volante di un automezzo oggi vuol dire prendersi una gravissima responsabilità civile e talvolta anche penale, per le conseguenze della propria guida. Ed altrettanto spesso si viene coinvolti in incidenti non per la propria guida, ma per l'incoscienza e la distrazione di altri, ad esempio di coloro che parcheggiano mezzi in luoghi o posizioni che assolutamente non si conciliano con il tipo di traffico che regna nelle nostre città. Ma ne parliamo adesso, oggi perchè c'è un grave motivo e domani riprendiamo il solito stile di guida.
La seconda cosa che mi fa riflettere è invece più morale. In città opera, e credo venga universalmente riconosciuto merito ai suoi volontari (al di là di sterili polemiche politiche) il CAV, Centro Aiuto alla Vita. Esso si occupa di trovare risorse e rifugio per donne in attesa di un figlio in difficoltà, affinchè non pratichino l'aborto, non siano preda di follie assurde e vigliacche, a tutela loro e del bimbo nascente. Perchè faccio questo riferimento? Perchè sento la necessità di avere un identico ente o associazione che si proponga di salvare la vita a tutti coloro che viaggiano sulle strade della nostra città.
Come? Forse è prematuro approfondirlo, servirebbe uno studio più preciso, dettagliato e professionale, ma un'idea ce l'avrei. Prima di esporla, però, mi si faccia dire un'altra cosa, anche se so che qualcuno dirà che sono noioso: abbiamo speso come comune di Busto Arsizio una cifra ragguardevole per elaborare, dopo quindici anni, un Piano Urbano del Traffico (PUT), valido nell'analisi, ma assolutamente inutile e inefficce nell'attuazione perchè riadattato in chiave politica, volta a salvaguardare interessi di bottega più che per risolvere i problemi veri del traffico cittadino.
Così non va. E sarebbe un ennesimo motivo per cui i cittadini di Busto Arsizio dovrebbero svegliarsi da quel torpore politico che li attanaglia per capire come sono effettivamente le cose.
Quindi, ripartendo da quanto afferma questo PUT, credo che la nostra città, sia per l'estensione del territorio (sono circa 30 chilometri quadrati), che per il numero degli abitanti (oltre 80.000) possa costituire un buon banco di prova per arrivare alla realizzazione della "città deveicolarizzata". E' un'idea che ho da tempo, e che si sta componendo faticosamente pezzo dopo pezzo, vedendo come in un puzzle i singoli tasselli andare a posto e configurarsi l'idea finale.
Qui la voglio solamente annunciare, probabilmente ci vorranno diversi post per riuscire ad esporla tutta chiaramente, ma il concetto di base è che non necessariamente il rapporto di vita tra la persona e la città debbe passare attraverso il mezzo privato per eccellenza, l'auto.
Di conseguenza, dovrebbero restare esterni alla città tutti i mezzi pesanti che vi transitano, a qualsiasi titolo. Impossibile? Questa parola non esiste, siamo solo noi uomini a non credere nelle nostre possibilità ed essere schiavi delle nostre abitudini.
Ecco perchè abbiamo tanti insuccessi: perchè giudichiamo prima ancora di aver compreso e sperimentato.
Il mio obiettivo è di salvare la vita o una invalidità o anche solo una lieve ferita a centinaia di persone della mia città, ogni anno. Se non avessi questa pretesa, vi sarà sempre chi continuerà a pensare che il prossimo a cui capiterà qualcosa di grave sarà un altro, mentre invece quel "prossimo" sarà proprio lui.

giovedì 28 maggio 2009

Il Tutor in autostrada, un nuovo Grande Fratello

La notizia di oggi è "Attenzione al tutor in Autolaghi" e la domanda che sorge spontanea è: perchè? Perchè ci si dovrebbe preoccupare di questo tutor? Per chi non lo sapesse, il tutor è un apparecchio che legge le targhe e rileva il tempo di passaggio fino ad un altro apparecchio identico che rilegge la targa ed il momento di passaggio. Essendo la velocità media determinata dal tempo impiegato per percorrete un certo tratto di strada, se la velocità media è superiore rispetto a quella attesa, vi è la certezza che il mezzo abbia viaggiato sopra il limite e quindi è perseguibile.
Ora, proprio per questo principio scientifico, e per la conoscenza diretta di qualsiasi persona che abbia percorso quell'autostrada, tranne che per le ore centrali della notte e qualche raro momento nell'arco del giorno, l'Autolaghi è sicuramente l'autostrada più intasata d'Italia e forse del mondo.
Basta ascoltare l'Onda Verde alla radio per rendersi conto che non c'è mattina nè sera dell'anno in cui il tratto tra Busto Arsizio e Milano non sia impregnato di auto, ed in questo caso sarebbe anche auspicato che si potesse tenere una media oraria almeno prossima ai 90 all'ora, e non ai 30/40, come di fatto è.
E questa non è l'unica perla di questo tratto stradale, per cui si paga un casello ogni 25 chilometri (facendo pure altra coda) ed il cui costo cresce sempre incredibilmente più delle altre autostrade. Alla faccia del Nord! Alla faccia di quei presidenti di provincia di Varese che avevano minacciato cose turche (sic!) per il penultimo aumento, ma che non hanno ricevuto nemmeno l'attenzione dei propri compagni di partito al parlamento romano (e perciò ladrone).
In compenso, nessuno sistema le protezioni in modo adeguato, in caso di necessità, anche per un piccolo incidente, le code diventano bibliche e i tempi di percorrenza eterni. Certe volte basta la presenza di una pattuglia della stradale a rendere congestionato il transito, e questo non è bello.
Insomma signori, qualcuno doveva vendere questi Tutor come prima qualcuno aveva venduto i TRed, i semafori che facevano le foto col rosso. Invece di puntare all'educazione stradale, alla cura delle persone, lavoriamo sempre di più col Grande Fratello, l'occhio elettronico, la morbosità dentro la tua vita. Non mi piace. Io mi considero un po' più liberale di questo modello. Ed amo la responsabilità delle persone assunta in piena coscienza, anche e soprattutto sulla strada.

mercoledì 18 febbraio 2009

Strade senza pace: anziana muore travolta da un'auto

Ancora una vittima della strada, ancora una volta un pedone, un utente "debole", senza difese, travolto sulle strisce pedonali. Ogni volta che leggo di queste notizie, particolarmente quando esse sono di casa nostra, una profonda tristezza mi coglie ed il più profondo senso di incapacità a risolvere i problemi di questa viabilità assassina si impadronisce di me.
Ieri sera in consiglio abbiamo parlato della viabilità dell'asse di via Quintino Sella, San Michele, Manzoni e tutti si sono sentiti stimolati a dover trovare una soluzione ad una condizione di pericolo vera e potenzialmente molto esplosiva.
Ma questa tensione deve essere per tutto il territorio della nostra città. Finchè possono accadere questi drammi non ci potrà essere serenità sulla strada. La pena che proviamo in questi momenti non deve vincere sulla volontà di rimettere le cose a posto.
Certo, un grado di fatalità esiste sempre nelle cose della vita, ma non è possibile che una società che si vuole definire "civile" possa accettare che, tra tante misure di qualità della vita che sono state immesse nelle nostre attività quotidiane, non si sia dato un giusto peso a quelle che derivano da una delle cause di morte più diffuse oggi nel nostro paese e un po' in tutto il mondo.
Proprio in questo periodo si parla tanto di auto ecologiche, ma perchè lo siano veramente e completamente, è necessario che le misure di sicurezza attive e passive venissero moltiplicate, enfatizzate, specializzate e perfino rese obbligatorie. Una vita non ha prezzo.

domenica 8 febbraio 2009

Sul caso Eluana solo speculazioni e disumanità

Ancora questa mattina alcuni amici mi chiedevano cose ne pensassi del caso Eluana. Anche a loro ho espresso il mio imbarazzo in materia, non avendo cognizione dei fatti reali. Chi di noi conosce realmente il caso di questa ragazza, intendo il caso clinico, le sue reali condizioni, le ragioni della giustizia che in ogni ordine di giudizio ha espresso parere favorevole a quello che a tutti appare esattamente per quello che è, ovvero una eutanasia?
Qual è il limite tra scienza e coscienza? Ma può la ragione andare oltre a quelli che sono i limiti stessi della natura umana? Può qualcuno decidere per la vita o la morte di altri?
Ciò che dice la Chiesa è da sempre in antagonismo con la Scienza, così come ragione e Fede appaiono su piani completamente differenti. Io come cattolico impegnato in politica mi sento di dire che la vita non vada mai spenta volontariamente, finchè la natura non abbia fatto il suo corso.
Ma qui ci troviamo di fronte ad un caso limite. Mi sono sforzato di capire qualcosa, ma l'unica cosa che mi sembra chiara è che si sia speculato su questo argomento in modo vigliacco e disumano. Esatto, disumano.
Venerdì sera il telegiornale delle 20 ha parlato per 18 minuti su 30 del caso Eluana. Si dedicano pochi secondi per dire che un barcone di immigrati si è rovesciato causando la morte di almeno 30 persone. Si sono dedicati 13 minuti per descrivere i momenti più gravi della crisi di Gaza. Non è speculazione, questa?
Vi sono interviste a personaggi eminenti, il cui giudizio vale più per la notorietà del nome dell'intervistato più che per la qualità di ciò che va affermando. Uno di questi personaggi ha affermato che ad Eluana sono state sospese inopinatamente le cure: per quanto mi risulta Eluana da anni non subisce alcuna terapia particolare. Lo stesso ha detto che lei ha il diritto di vivere la sua vita: una persona normale è in grado di alimentarsi e bere da sola, lei no. Quindi anche mangiare e bere per lei sono una terapia. Ma questo non è ancora sufficiente per comprendere il dolore di una famiglia, che in realtà è l'unica che ha la possibilità di dire qualcosa di sensato.

domenica 1 febbraio 2009

Rispetto e dignità alla base della vita

Domenica sotto un nevischio che per ora non attacca per terra. Giornata grigia, che dovrebbe indurre a qualche riflessione. Sicuramente sul fatto che oggi sia la giornata per la vita, che quindi vi dovrebbe essere una particolare attenzione (e si spera non solo oggi) alla vita in tutte le sue forme e momenti, non solo dal concepimento, ma fino alla morte naturale.
Allora riflettiamo insieme su quanto, in realtà, la vita sia davvero rispettata e protetta. Prima però dovremmo chiederci quanto vale una vita umana, se tutte le vite valgono alla stessa maniera, se le discriminazioni razziali, di colore della pelle, culturali possono portare a valutare diversamente il peso ed il valore di una vita.
Come facciamo a restare indifferenti quando le organizzazioni umanitarie parlano di milioni di bambini che ogni anno muoiono di fame e di sete, quando noi con pochi euro potremmo dare loro una speranza di vita più consistente? Come possiamo pensare alla vita, ed alla dignità della vita, quando i nostri governi mantengono rapporti con paesi che negano le libertà civili ed i diritti più elementari alla popolazione? Il diritto alla libertà ed alla cultura non è meno importante del diritto alla vita, anzi lo integra in maniera essenziale.
Come possiamo mantenere rapporti con paesi che pensano che lo stato abbia il diritto di giudicare della vita e della morte di un uomo? Possiamo definire civili paesi che adottano la pena di morte? Non è anche questo un diritto alla vita?
E da noi? Parliamo di aborto. E' possibile fare in modo che una donna possa evitare di abortire? O forse si dovrebbe dire, più correttamente, una coppia. Come la società aiuta chi soffre ed ha bisongo di aiuto, spesso non solo economico? Vi sono anche qui molte contraddizioni. Dal vorrei ma non posso, al fatto che noi pensiamo spesso che tutto sia solo una questione di denaro, forse sbagliando in modo clamoroso.
Il Comune di Busto Arsizio mette da un paio d'anni a disposizione una cifra di qualche migliaio di euro per le madri in difficoltà, ed è stata dura far cambiare l'impostazione che voleva assegnare i contributi solo alle madri indigene o al più di eurolandia. Le madri in difficoltà provengono per lo più da paesi extracomunitari. Ma la vita non è la stessa, come si diceva all'inizio?
Tocco l'ultimo tema, quello in questo momento più difficile: malati terminali e diritto alla morte. E' questo un problema relativamente recente, per gli stili di vita che portano a vivere più a lungo e quindi ad avere un numero maggiore di malati di malattie neurodegenerative, di cancro e di altre patologie simili. Oppure, incidenti che generano traumi atroci e profondissimi, senza uccidere.
Ogni riferimento al caso Eluana è puramente voluto. Io non so trovare una risposta, come potrei? Ma la domanda è sempre lì: se capitasse a me, cosa farei? E in quel "capitasse a me" non metto me stesso, ma ad una persona cara. Credo che la risposta stia nella coscienza di ognuno: per cui non esiste una risposta sola capace di comprendere il sentimento di tutti.
Così come non esiste una verità, una giustizia, ma tante verità e tante giustizie. La vita chiede rispetto e dignità, dovremmo essere sempre in grado di assicurare questo alla vita.

mercoledì 17 dicembre 2008

Sognando un Natale luminoso

Ritorna Natale, ma anche quest'anno, non per tutti. La città per le feste si divide: il centro (o i centri, perchè anche Sacconago e Borsano godono di questo privilegio) illuminato con festoni e luninarie, le periferie grigie e, se non fosse per gli addobbi che ogni cittadino pubblicamente espone, non vi sarebbe alcun segno evidente della festività.
Le luminarie costano, ci dicono, servono sponsor e i commercianti partecipano alle spese. Ma oggi vi sono alcune possibilità che permetterebbero (vedi luci a led che non consumano nulla) di abbassare notevolmente il costo di questa operazione.
Si dice che le luminarie siano il segno del consumismo (visto che le sponsarizzano i commercianti...) ed in parte è vero, ma ormai fanno parte della tradizione e credo che non siano nemmeno tra le pratiche più scandalose. Il Natale è una festa cristiana (si celebra la nascita di Gesù, e da qui la presenza del Presepio "inventato" da San Francesco) e della tradizione nordica (da cui l'albero di Natale illuminato, prima dalle candele, ora da luminarie elettriche), che certamente hanno a che fare con i riti ancestrali legati all'astronomia (sono i giorni più brevi dell'anno).
Sono quindi parte della nostra storia e della nostra coscienza culturale e religiosa. Non si capisce coma mai, allora, vi debbano essere queste differenze tra quartiere e quartiere. Le tasse le paghiamo tutti, fare un contratto di allacciamento con l'ENEL (visto che un nostro consigliere comunale è anche consigliere di amministrazione dell'ente) che comprenda più punti di allaccio non dovrebbe essere nè difficile nè oneroso, anzi si potrebbe sfruttare commercialmente il fatto di proporre la "luminaria a basso consumo" (almeno si potrebbe provare).
All'impresa che piazza le luminarie si darebbe qualche strada in più da gestire ed anche qui la spesa non dovrebbe essere ingente; la gente potrebbe addirittura decidere di autotassarsi per questo (se vi fossero i comitati di quartiere in grado di fare da ammortizzatore tra Amministrazione e cittadini).
Insomma, ancora una volta, con questa provocazione voglio dire che si può fare di tutto, basta volere ed avere un pizzico di fantasia.... ma siamo a Busto e quindi: fine del sogno.

giovedì 27 novembre 2008

L'elemosina di Natale

Credo sia necessario commentare la notizia che viene riportata oggi dalla stampa circa la "card" offerta ai più bisognosi con 40 euro al mese. Unica condizione per averla è di essere praticamente sotto la soglia di povertà. Questo dovrebbe far riflettere per diverse ragioni.
La prima è che si rischia di buttare 450 milioni di euro dalla finestra senza avere costruito nulla, se non avere dato un "tozzo di pane" a chi lo richiede, riuscendo a dimostrare in qualche modo di essere davvero senza reddito. Chiediamoci anche quanto costerà gestire questa distribuzione di denaro, che qualcuno ha già chiamato elemosina.
Se si volevano investire 450 milioni di euro, perchè non si è pensato di ridistribuire le aliquote IRPEF, magari sgravando tutti i redditi e non solo quelli che appaiono i più indigenti? Mi permetto di dire "appaiono" perchè, non facciamoci illusioni, sappiamo bene che poi ci saranno i soliti furbetti del quartierino che facendo finta di niente si metteranno in coda per avere la loro bella card. Tanto poi, chi controlla e come? Non siamo mica italiani per niente...
Poi questo sembra proprio un bel regalo di Babbo Natale: non è che il 24 dicembre vedremo un nuovo Berlusconi, vestito di rosso con tanto di barba bianca, col sacco sulle spalle, volare nei cieli delle nostre città? No, è troppo anche per me.
In verità io mi preoccupo di tutti coloro che sono troppo orgogliosi e dignitosi e che non andranno mai a chiedere la card. Ma dove la mettiamo la dignità delle persone? Anche solo presentarsi davanti ad uno sportello a chiedere di avere il modulo per richiedere l'elemosina di Stato è un vergogna intollerabile. E sicuramente queste sono le persone che ne avebbero avuto più bisogno.
Dico buttare i soldi dalla finestra perchè così si costringe la gente a due azioni: la prima è di obbligare a spendere quello che viene dato, la seconda è di far abituare inconsciamente i cittadini all'uso di una carta di credito dei poveri. E quando ci si presenterà alla cassa del supermercato per pagare, la cassiera farà finta di non riconscere la carta indigenti? Non è un classificare le persone con questo sistema?
Quindi i 450 milioni servono per alimentare il sistema consumistico, non per fare del bene alle persone socialmente più deboli. Cosa si potrebbe fare con 450 milioni nell'ambito dell'abbattimento sociale della povertà? forse dovrebbero rispondere gli operatori del settore, sicuramente più competenti di me, ma credo che vi siano tante possibilità. Non dimentichiamo che il Nobel dell'economia di due anni fa fu dato ad un indiano che aveva creato il sistema per sostenere la catena della solidarietà economica con chi voleva iniziare un'attività nei paesi del terzo mondo. E le statistiche dicono che nessuna bolla speculativa si è mai verificata in quel settore, mentre sono i nostri operatori immobiliari ad avere generato l'attuale stato di crisi.
Riflettiamo, gente.

venerdì 26 settembre 2008

Rinascere si può, anzi si deve

Cosa può fare una città come Busto Arsizio quando si rende conto di essere amministrata poco e male, quando esiste qualcosa di più che il sospetto di una mala-amministrazione, quando la simpatia di alcuni politici locali non basta a risollevarne le sorti? Una cosa sola: accontentarsi.
La città e la maggioranza dei suoi cittadini elettori (questa precisazione è fondamentale) si accontenta di avere una classe politica mediocre. E dentro questo giudizio mi ci metto anch'io che da quasi 11 anni siedo in consiglio. Penso di avere avuto nel passato qualche buona iniziativa, ma spesso essa è rimasta troppo teorica, non ha inciso, non è diventata un patrimonio di tutti perchè non si è trovato il modo di rendere queste idee fatti concreti. Questa l'autocritica.
Vi tormenterò per qualche giorno con ciò che ho visto e imparato nella mia visita di mercoledì a Casalmaggiore, ma credo che ne possa valere la pena, soprattutto se questo servirà a far capire che il mondo non si ferma alle soglie della nostra città. Per anni ci hanno illuso sul ruolo di Busto Arsizio, ma in realtà il nostro reale peso sul territorio è andato riducendosi e non possono rilanciarlo operazioni come quelle della cosiddetta "Area Vasta", che rischiano di essere solo spettacolari ma poco o per niente incisive nel tessuto locale.
La domanda che ci dobbiamo porre è invece, per ogni iniziativa che prendiamo, come ed in che misura essa potrà essere utile alla città, quale obiettivi realizza rispetto ad un piano di attività che può essere il programma elettorale, il piano delle opere, il bilancio preventivo.
Invece troppo spesso le iniziative nascono e si sviluppano solo per il compiacimento di qualcuno, senza un ritorno reale per la città ed i cittadini. Tutti, elettori e non elettori.
Il sindaco di Casalmaggiore mi ha donato un libro, che è acquistabile in libreria: "Nostra Eccellenza", edito da Chiarelettere, autori sono le voci della trasmissione radiofonica Caterpillar, in onda su RadioDue, Massimo Cirri e Filippo Solibello. Raccoglie esempi di buona amministrazione pubblica, iniziative private e anche di cittadini che sono riusciti a cambiare qualcosa in positivo, a dare un segnale che l'Italia è viva e vitale, che, cito: "non sembra Italia, che fa venire la voglia di esultare e di fare la ola, ... perchè c'è sempre l'intuizione di un uomo, di una donna, di un sindaco, di un imprenditore, di un prete, a dirci che l'Italia non è solo quella che raccontano i telegiornali".
Anche i cittadini potranno fare qualcosa, se capiranno che essi decidono, principalmente quando votano, ma anche giorno per giorno nella loro vita, facendo sentire la loro voce.

venerdì 11 luglio 2008

Presentate le prime analisi del Piano Urbano del Traffico

E' stato presentato ieri sera il primo passo del Piano Urbano del Traffico (PUT). Si tratta solo dei primi risultati delle analisi che la società TAU, incaricata dal Comune, ha voluto ieri sera condividere con i membri consiliari.
Il PUT è uno dei documenti per i quali mi batto con più convinzione. La legge prevede che questo piano venga rivisto ogni due anni per adattarsi alle necessità di mobilità che la città presenta. Dal 1996 siamo in attesa di avere la nuova stesura e, di ritardo in ritardo, siamo arrivati all'evento di ieri. Ma non facciamoci illusioni: ci vorranno ancora mesi per vederne i risultati e forse anni per completare gli interventi.
Limitandoci quindi a quanto presentato, i rilievi dimostrano che in città entrano oltre 13.000 auto al giorno (il 15% in più rispetto a 4 anni fa), che i parcheggi sono aumentati (soprattutto quelli a pagamento), ma che non bastano per le necessità, in particolare al mattino (scuole e pendolarismo pesano notevolmente).
Gi incidenti sono apparentemente stabili come numero, ma la sensazione è che questa rilevazione sia parziale e priva di molti riferimenti (rilievi della sola polizia urbana, mancano Polizia e Carabinieri e non ci sono i tanti piccoli incidenti che non vengono rilevati). Caso emblematico il Sempione, passato da 4 a 18 incidenti nel giro di 4 anni; inoltre manca un'analisi della gravità degli incidenti.
Un aspetto di critica da parte dei consiglieri presenti è stata la viabilità intorno all'Ospedale, piazza Solaro e Via Formazza in testa, sia per la pericolosità degli attraversamenti pedonali, che per la sosta dei bus di città. Legato a questo aspetto, è mancato un riferimento al peso e alla dimensione della circolazione dei mezzi pubblici in città, visto anche la necessità di coordinare l'attività del PUT a quello del piano della mobilità dei mezzi pubblici predisposto dalla provincia di Varese.
Sempre su questo tema, è stato sollevato il problema della viabilità in relazione alle città nostre vicine, tema da me ampiamente toccato nei post dei giorni precedenti, e che le rilevazioni presentate in linea di massima confermano e, in qualche modo, amplificano.
Ora partiranno le osservazioni: singoli cittadini, associazioni, sindacati, enti, privati e politici potranno dire la loro per contribuire a rendere migliore la viabilità e la sicurezza delle nostre strade.
Ma di certo sarà un percorso lungo e difficile, visto come la cosa è stata gestita fino ad oggi.

lunedì 30 giugno 2008

Una città a misura di passeggini


Se anche avessi avuto qualche dubbio sulla validità di aprire un dialogo diretto con i cittadini attraverso questo blog, credo proprio di essermelo tolto del tutto grazie alle vostre sollecitazioni ed osservazioni quasi quotidiane.

Ieri mattina, domenica 29 giugno, ho avuto il piacere di camminare per la città con una persona eccezionale, che mi ha dimostrato come le cose possano essere molto diverse, in funzione del punto di vista da cui le guardiamo.

Essere genitori, aver bambini piccoli da portare in passeggino, oppure essere adulto non autosufficiente e quindi dover vivere la città a bordo di una sedia a rotelle, così come molti anziani nella nostra città, sempre in maggior numero: per un paio d'ore ho provato a vivere questa situazione insieme a Marianna.

Lei ha potuto vedere il mondo anche fuori da Busto, non è nata qui. Per fortuna nostra, può raccontare l'esperienza di altre realtà, dove l'attenzione è alle persone e la politica non si occupa delle buche nelle strade o del taglio del verde.

"Perchè questa è normale amministrazione, la politica è altro". Vero, ma da noi pare proprio che sia il contrario: la politica è occuparsi del quotidiano, rinunciando alla progettualità, a pensare al futuro, ad orientare le risorse vere, non solo economiche ma soprattutto intellettuali, per lo sviluppo della città.

Basterebbe che qualche quotidiano locale la smettesse di rincorrere il parere effimero del politico di turno e si dedicasse di più a comprendere la realtà, facendo qualche intervista "non teleguidata", solo per sostenere una tesi già ben definita, per rendersi conto di dove siano davvero i problemi.

In attesa (temo purtroppo lunga) che si realizzi questo sogno, può succedere che un politico (non di razza, altrimenti sarebbe a pontificare altrove) si prenda la libertà di fare quello che altri potrebbero fare meglio di lui e "se la cacci" per la propria città.
Dico un enorme grazie a Marianna per il tempo che mi ha voluto dedicare e spero di essere all'altezza di raccontare le tante cose che mi ha indicato, per tradurle in azione per il bene della città.

Metto solo un'immagine delle tante raccolte ieri: credo sia il simbolo di una città ormai alla frutta, che non può fare altro che sentirsi obbligata con le spalle al muro...

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