Alessandro Berteotti
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martedì 27 dicembre 2011
Il sogno della pensione
mercoledì 26 ottobre 2011
Non si gioca con la famiglia
martedì 20 luglio 2010
Una mamma contro la Gelmini
Questo il senso delle prime parole con cui una donna, mamma e pedagoga, ha iniziato una lettera aperta al ministro Gelmini per confutare la tesi di questa, che aveva dichiarato di aver sospeso solo per pochi giorni la propria attività istituzionale dopo il parto e definendo di conseguenza un “privilegio” l’astensione che spetta invece al resto delle mamme lavoratrici.
La lettera mi ha colpito particolarmente, e prima di me aveva già colpito migliaia di persone che hanno avuto modo di leggerla e commentarla, per la serietà delle argomentazioni e per la fiera difesa dei diritti delle mamme e delle donne in generale.
Mia moglie non lavora, ma ha avuto tre figli, ed ho potuto apprezzare (senza oneri né per lo Stato né per l’eventuale datore di lavoro di mia moglie) come questi periodi siano stati particolarmente intensi dal punto di vista emotivo, sia mio che suo.
Ritengo, da maschio che non partorisce, ma segue tutta l’evoluzione del figlio dal concepimento a quando termina lo svezzamento, che sono tantissime le cose che accadono dentro la vita di una famiglia, determinate dalla nascita di un figlio.
Dagli stravolgimenti delle abitudini, dei tempi (soprattutto del riposo notturno), degli equilibri psicologici e di coppia, ma soprattutto di quanto sia intenso il legame fra madre e figlio in quel periodo.
Afferma in proposito Rosalinda Gianguzzi, autrice della lettera: “Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta. Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA”.
Ora, il ministro Gelmini, donna, può decidere che per lei sia più importante la sua carriera politica che la vita da madre, ma ciò non implica che lei abbia il diritto di dettare regole di vita e comportamentali a tutto il genere femminile.
Ed un altro passaggio intenso è dedicato proprio alla famiglia: “Sbaglia chi crede che l'arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita. Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo. Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura. Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé. Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita. L'idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materno e un biberon della tata, è solo nostra. Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l'acido folico, per prevenire la "spina bifida".
Ora mi chiedo: a che pro la Gemini ha potuto fare un’uscita di questo tenore? Per procacciarsi l’attenzione dei media, per dimostrare di essere capace di intendere al proprio compito pur avendo una famiglia da tirare avanti? Mi auguro e le auguro intensamente che lo abbia fatto soprattutto per questo secondo motivo, più di modo che di contenuto, altrimenti dovremo seriamente porre il problema di quanto possano valere le lotte di emancipazione delle donne, tese al riconoscimento dei loro diritti sociali ed economici.
Ma certo, di fronte ad una società che usa del corpo femminile in ogni contesto, per pubblicizzare un cemento edile, ad esempio, o di qualsiasi altro tipo che pure abbia come ricettore finale un uomo, o quel che ne resta, dobbiamo seriamente porci anche il problema dell’uso dell’immagine femminile.
E dovremo anche imparare ad avere una diversa dipendenza dal denaro, perché se una donna butta alle ortiche la propria femminilità, il proprio corpo, la propria maternità, questo ha un nome che riconduce alla professione più antica del mondo.
mercoledì 17 febbraio 2010
Privato o pubblico
venerdì 12 febbraio 2010
La fragilità del giudizio
lunedì 1 febbraio 2010
Un lavoro che soffoca
domenica 24 gennaio 2010
Il lavoro che cambia
Nel terzo trimestre del 2009, ma c’era da aspettarselo, il numero dei disoccupati nel nostro Paese è aumentato; a fornire la stima ufficiale in merito è l’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, che ha rilevato per il terzo quarto di quest’anno un calo delle forze lavoro di 222 mila unità rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Pesante è il bilancio su base annua, visto che i posti di lavoro persi superano quota 500 mila; per l’esattezza, sono 508 mila, frutto della contrazione sia dei dipendenti a tempo indeterminato, sia dei collaboratori e lavoratori autonomi. Contestualmente, sale il numero di persone alla ricerca di un lavoro: nel terzo trimestre 2009 sono infatti pari a 1,814 milioni con un incremento del 18,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Per il 2010, accanto alla “timida ripresa” di cui ogni tanto parla il Governo, è previsto un continuo aumento della disoccupazione che potrebbe innescare tensioni sociali significative.
Intanto cambia anche il rapporto tra operai e impiegati: se fino alla metà degli anni '70 i primi erano numericamente 3 su 5 rispetto ai secondi, ora il rapporto si è più che invertito: gli impiegati sono molti di più degli operai.
Eppure anche questa tendenza di lungo termine, sembra avere dinamiche interne più complesse: negli ultimi tre/quattro anni è aumentata l'occupazione meno qualificata spinta dagli immigrati e tra i colletti bianchi prevale l'occupazione femminile (+4,2% su base biennale) nelle professioni tecniche e manageriali.
Tutte queste cose hanno una grande importanza per disegnare l'esatto quadro della socialità in generale e capire come alcune di questi fattori possa incidere verso molti altri, dai consumi alla sicurezza, dalla sanità al commercio e perfino sulle politiche scolastiche.
Ora, nel giugno 2009 il Ministro del Tesoro – Giulio Tremonti – usò parole delegittimanti nei confronti dell’istituto nazionale (Istat) e del sistema di rivelazioni utilizzato. Motivo dell’attacco, a cui si affiancarono Scajola (ministro dello Sviluppo Economico) e Sacconi (ministro del Lavoro), furono i dati sulla diminuzione dell’occupazione dopo 14 anni, secondo il ministro non corrispondenti della realtà.
Bene guardatevi attorno e rispondete voi a questa domanda: vi è più o meno disoccupazione, precarietà, cassa integrazione, malessere sociale rispetto ad un paio di anni fa, oppure no?
Soprattutto in momenti come questi l’affidabilità, l’imparzialità e l’accessibilità delle rilevazioni statistiche sono di fondamentale importanza per un sistema d’informazione democratico.
Ora, non so quanta gente lo sappia, dallo scorso mese di ottobre, anche grazie alle velleitarie accuse di questi ministri, L’Ente Nazionale di Statistica ISTAT, istituto pubblico, collaborerà con l’Ipsos, l’istituto di ricerche privato di Nando Pagnoncelli, per la raccolta dei dati sulla forza lavoro in Italia. Praticamente la rilevazione dei numeri sarà compito dell’ente privato mentre l’elaborazione e pubblicazione dei dati resterà affidata all’Istat.
La fiducia nelle istituzioni è alla base della vita di un paese democratico e, piaccia o non piaccia, avere dati freschi e veri sull'andamento dei vari organi della Nazione è di fondamentale importanza anche per chi governa, oltre che per tutte le categorie sociali che di questi dati sono utenti. Perchè il lavoro cambia, cambiano i modelli di partecipazione ma non cambiano le dinamiche economiche e fiscali collegate al lavoro.
Da questo parte la mia riflessione di approfondimento.
venerdì 26 giugno 2009
E pensare che Bennato l'aveva detto
«Io non cambio, gli italiani mi vogliono così. Ho un gradimento del 61%. Mi vogliono così perchè sentono che sono buono, sincero, generoso, leale, che mantengo le promesse».
E' evidente che la gente queste cose non le dice e, soprattutto, non le pensa. Sono pochi coloro che amano veramente e disinteressatamente Berlusconi per la sua persona; chi lo vota lo fa per altre ragioni, in massima parte legate ad interessi di tipo personalistico o economico.
La cosa che mi lascia stupefatto nelle affermazioni del Premier è l'assoluta mancanza di analisi politica, della situazione del Paese, della crisi economica, della situazione dell'imprenditoria, dell'industria, del mondo del lavoro e, non da ultimo, della situazione politica internazionale con casi come quello dell'Iran e della Corea del Nord che preoccupano il mondo. Nemmeno una parola.
venerdì 1 maggio 2009
Il lavoro può cambiarti
Oggi non li guardo più, non mi diverto più a guardare una cosa che era ed è vera. Quelle esagerazioni adolescenziali sono diventate la realtà quotidiana: dalla lotta col mezzo che ti deve portare al posto di lavoro, al capo che impone le sue idee e, quando vanno bene il merito è suo, quando vanno male la colpa è tua.
Da capo ho cercato di non prendere mai questi atteggiamenti, il risultato è stato che il mio capo (quello con le poltrone di pelle umana) mi ha sempre detto che io ero troppo tenero e che dovevo cambiare il mio atteggiamento nei confronti dei sottoposti, cosa che ho puntualmente rifiutato.
Non ho permesso, infatti, e non permetterò che il mio responsabile cambi le mie convinzioni etiche e morali sul lavoro, sulla dignità del lavoro e sulle motivazioni del lavoro, mie personali e di coloro che collaborano con me (non li ho mai chiamati dipendenti, lo sono nei confronti dell'azienda, nei miei confronti collaborano alle comuni attività).
Ho avuto in questi anni persone fantastiche che hanno lavorato con me, e molti di coloro che non sono più nel mio gruppo continuano a ricordarmi e ricordare i momenti del passato. Questo per me è un grande onore, una vera vittoria.
Alla faccia di coloro che dicono che il capo deve essere odioso e odiato; mi capitò tempo fa di avere di fianco un dirigente dell'azienda ad una festa per gli auguri di Natale, che era davvero simpatico e divertente, direi "alla mano". La mattina dopo entrando in azienda l'ho salutato cordialmente, lui non ha fatto finta di vedermi. Siccome non lascio mai le cose a metà, nel pomeriggio sono passato nel suo ufficio (avevamo già prima un minimo di confidenza) e gli ho chiesto il perchè di quel comportamento: "E' la mia maschera aziendale", mi disse, continuando sulla necessità di assumere un profilo distaccato e neutro nei confronti delle persone.
Gli dissi che era molto triste. "Non farai carriera, altrimenti", fu la sua replica, ed infatti carriera così come la intendeva lui non l'ho fatta. Ma non lo rimpiango.
Oggi, primo maggio, mi piace ricordare questi episodi della mia vita professionale. Sono i momenti in cui mi manca di più la famiglia, dal momento che passo più tempo in ufficio che con loro. Su questo nessun contratto lavorativo potrà mai fare qualcosa...
domenica 7 dicembre 2008
Il lavoro disperso
Pensate a quante ore di lavoro, quanta potenzialità vi è in questo universo di persone.
Il giorno che riusciremo a sfruttare questo capitale, avremo a disposizione una ricchezza gigantesca. Eppure sembra che questa cosa non interessi a nessuno, prima di tutto a chi offre il servizio primario, quello ferroviario, secondariamente a tutte le istituzioni pubbliche e private, sindacati, imprenditori, sindaci, province, regioni, eccetera.
E' possibile che nessuno si renda conto di queste cose, e con un po' di fantasia non provi a cercare di trovare qualcosa che possa essere innovazione? Lancio la sfida, vediamo chi la raccoglie!
Approfitto di questo tema per ricordare anch'io i lavoratori della Thyssen Krupps ad un anno dalla tragedia che ha lacerato il mondo del lavoro, e insieme a loro gli oltre 1.000 morti che da quel giorno si sono aggiunti alla lista più ingiusta che uno stato moderno e civile potrebbe svolgere.
venerdì 29 agosto 2008
Alitalia vola sopra un mare di debiti
giovedì 28 agosto 2008
Alitalia o Alitaglia? Di certo Alivergogna!
lunedì 18 agosto 2008
L'effetto Brunetta potrebbe essere un fuoco di paglia
L’effetto, ripreso con grande attenzione e larga pubblicità dai mezzi di comunicazione, è stata la riduzione di oltre il 30% delle giornate di assenza dei lavoratori pubblici durante il mese di luglio.
Tutto bene? Direi di no.
Premetto che un giro di vite sulle assenze dal lavoro per motivi di salute doveva essere data, prima o poi: a fronte di tanti casi leciti ve ne sono purtroppo anche di illeciti, e sappiamo bene che il senso di responsabilità degli italiani non sempre è così limpido e cristallino.
Però ritengo questo risultato poco significativo in rapporto a quelle che sono le esigenze vere degli utenti della Pubblica Amministrazione, addirittura potrebbe avere un effetto negativo sulla bilancia dell’efficienza complessiva della macchina amministrativa, se da questa decisione dovessero nascere poi elementi peggiorativi per quanto riguarda la valutazione ed i premi di tutti i dipendenti pubblici.
Il cittadino chiede una amministrazione pubblica più efficace e questo si traduce in minore burocrazia, maggiore efficienza e conoscenze da parte di chi opera allo sportello, unite ad una più sensibile attenzione all’utente, sopratutto nei rapporti interpersonali.
Una maggiore presenza fisica del personale non dà nessuna garanzia in merito al miglioramento del livello di servizio della pubblica amministrazione; serve invece una riforma della Pubblica Amministrazione, strutturale ed organizzativa, che comporti una reale maggiore efficienza, a tutti i livelli, del sistema pubblico.
Ho avuto già modo di sottolineare in tempi non sospetti (13 giugno 2008, articolo pubblicato su questo blog http://berteotti.blogspot.com/2008/06/rinviata-fine-anno-la-chiusura-degli.html) la questione che senza una riduzione degli enti inutili non si possono reimmettere energie nel sistema, siano esse tanto economiche quanto umane.
La circolare Brunetta fa leva sull’emotività, ma la razionalità dice altre cose.
Dice, ad esempio, che richiedere una visita fiscale domiciliare per chi lamenta anche solo un giorno di assenza rischia di essere un costo enorme per le pubbliche amministrazioni, che finiranno con l’ignorare questo provvedimento nel giro di poco tempo.
Non interviene invece il DL, nel suo complesso, su quello che è il recupero di efficienza legato all’addestramento delle risorse pubbliche, all’adeguamento delle strutture tecnologiche e sulla possibilità di ammodernare gli Enti Pubblici locali e centrali, di dare banche dati ed informazioni più precise a chi amministra il patrimonio pubblico, per arrivare ad una migliore qualità generale del servizio all’utenza.
La comunicazione mediatica ancora una volta ha dato prova di fermarsi all’aspetto emotivo della notizia, senza scavare, senza cercare di capire i veri contenuti. Basti leggere a tale proposito i tantissimi commenti presenti in internet a questa notizia, reperibili sia su blog che su siti pubblici e privati. Alcuni sono estremamente particolareggiati e ricchi di osservazioni che dovrebbero essere colte proprio dagli organi di stampa.
Il recupero vero di risorse è dato, se non altro, da un minor numero di giornate di lavoro rimborsate dall’ENPDEP, ma il resto è tutto da verificare.
Mi piacerebbe che le Amministrazioni Pubbliche indicassero, oltre al numero di giornate di lavoro recuperate, quante ore di coda in meno abbiano fatto i propri utenti, quante pratiche in più siano state portate a compimento nei tempi attesi, come sia migliorata la qualità dei servizi erogati per un minor numero di reclami/contestazioni.
Se questo avvenisse sarebbe davvero un ottimo risultato.
giovedì 26 giugno 2008
Movibus: qualcosa cambia nello scenario locale del trasporto pubblico
Movibus è una nuova società di trasporto pubblico che nasce dalla unione tra ATM, ATINOM e STIE, aziende specializzate nel settore ed operanti nell’area dell’Altomilanese. A seguito di questa unione, Movibus andrà a produrre quasi 61 milioni di chilometri l’anno di copertura dei mezzi, avendo a disposizione circa 210 autisti: una media di 30.000 chilometri l’anno su percorsi per lo più extraurbani. La preoccupazione sindacale è per il basso numero di addetti (250 in tutto) rispetto al servizio prodotto e la sicurezza del salario, volendo continuare a garantire il servizio di trasporto, ma nel rispetto dei diritti dei lavoratori.
Questa iniziativa non tocca direttamente la nostra città, ma è ovvio che essendo STIE socia al 40% di AGESP Trasporti, è ipotizzabile che nel prossimo futuro una soluzione di bacino di trasporto e di forma consortile per l’espletamento del servizio possa essere ipotizzata. Personalmente, ma credo di poter parlare anche a nome dei colleghi consiglieri, staremo tutti con le orecchie ben aperte in proposito.
venerdì 13 giugno 2008
Rinviata a fine anno la chiusura degli Enti inutili
mercoledì 28 maggio 2008
Il Consigliere non è dipendete comunale
Spesso e volentieri mi capita di sentirmi apostrofare da persone che mi conoscono e sanno che sono consigliere comunale con frasi del tipo: “Lei che lavora in Comune…”. Niente di più falso.
Io sono di pendente di una multinazionale dell’industria alimentare con sede in Milano, ed ogni giorno mi sveglio alle 6.30 per andare in ufficio, prendo solitamente il treno alle Nord (7.36 o 8.02) ed arrivo nel mio ufficio intorno alle 9.00
Mi occupo di Sistemi Informativi, comunicazione e sicurezza e torno a casa normalmente verso le ore 19.30/20.00; solo nel dopocena mi posso occupare di politica, e molte sere sono dedicate fino a tarda ora a questo servizio.
Dunque, in Comune ci vado relativamente poco, solo il sabato o nei giorni di consiglio o commissione. E’ evidente che non frequento uffici, non conosco funzionari se non per il fatto che ci vediamo nelle occasioni ufficiali, moltissimi dipendenti comunali non mi conoscono e non sanno nemmeno chi sono.
Questo capita anche alla maggior parte degli altri consiglieri e assessori: credo tutti siano lavoratori privati o autonomi, professionisti, esercenti, che vivono del loro lavoro e non dei compensi (sempre più magri) che forniscono i gettoni di presenza o le indennità di funzione.
Io ho scelto liberamente e ben prima del caos generato dalla pubblicazione dei redditi del 2005 da parte dell’Agenzia delle Entrate, di dichiarare il mio reddito personale, evidenziando cosa percepisco dal lavoro dipendente e quanto dall’attività politica: basta andare sul mio sito per trovare questi dati, aggiornati di anno in anno
( http://www.alessandro.berteotti.name/P_REDDITI_PERSONALI.htm ).