Alessandro Berteotti

La mia foto
Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
Visualizzazione post con etichetta diritti umani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritti umani. Mostra tutti i post

martedì 20 luglio 2010

Una mamma contro la Gelmini

Non occorre avere una laurea in pedagogia per capire che il periodo di tempo riservato alle mamme lavoratrici, chiamato “astenisone obbligatoria post partum”, retribuito per i primi mesi, non sia un privilegio ma un diritto inalienabile , obbligatorio e previsto dalla legge.
Questo il senso delle prime parole con cui una donna, mamma e pedagoga, ha iniziato una lettera aperta al ministro Gelmini per confutare la tesi di questa, che aveva dichiarato di aver sospeso solo per pochi giorni la propria attività istituzionale dopo il parto e definendo di conseguenza un “privilegio” l’astensione che spetta invece al resto delle mamme lavoratrici.
La lettera mi ha colpito particolarmente, e prima di me aveva già colpito migliaia di persone che hanno avuto modo di leggerla e commentarla, per la serietà delle argomentazioni e per la fiera difesa dei diritti delle mamme e delle donne in generale.
Mia moglie non lavora, ma ha avuto tre figli, ed ho potuto apprezzare (senza oneri né per lo Stato né per l’eventuale datore di lavoro di mia moglie) come questi periodi siano stati particolarmente intensi dal punto di vista emotivo, sia mio che suo.
Ritengo, da maschio che non partorisce, ma segue tutta l’evoluzione del figlio dal concepimento a quando termina lo svezzamento, che sono tantissime le cose che accadono dentro la vita di una famiglia, determinate dalla nascita di un figlio.
Dagli stravolgimenti delle abitudini, dei tempi (soprattutto del riposo notturno), degli equilibri psicologici e di coppia, ma soprattutto di quanto sia intenso il legame fra madre e figlio in quel periodo.
Afferma in proposito Rosalinda Gianguzzi, autrice della lettera: “Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta. Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA”.
Ora, il ministro Gelmini, donna, può decidere che per lei sia più importante la sua carriera politica che la vita da madre, ma ciò non implica che lei abbia il diritto di dettare regole di vita e comportamentali a tutto il genere femminile.
Ed un altro passaggio intenso è dedicato proprio alla famiglia: “Sbaglia chi crede che l'arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita. Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo. Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura. Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé. Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita. L'idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materno e un biberon della tata, è solo nostra. Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l'acido folico, per prevenire la "spina bifida".
Ora mi chiedo: a che pro la Gemini ha potuto fare un’uscita di questo tenore? Per procacciarsi l’attenzione dei media, per dimostrare di essere capace di intendere al proprio compito pur avendo una famiglia da tirare avanti? Mi auguro e le auguro intensamente che lo abbia fatto soprattutto per questo secondo motivo, più di modo che di contenuto, altrimenti dovremo seriamente porre il problema di quanto possano valere le lotte di emancipazione delle donne, tese al riconoscimento dei loro diritti sociali ed economici.
Ma certo, di fronte ad una società che usa del corpo femminile in ogni contesto, per pubblicizzare un cemento edile, ad esempio, o di qualsiasi altro tipo che pure abbia come ricettore finale un uomo, o quel che ne resta, dobbiamo seriamente porci anche il problema dell’uso dell’immagine femminile.
E dovremo anche imparare ad avere una diversa dipendenza dal denaro, perché se una donna butta alle ortiche la propria femminilità, il proprio corpo, la propria maternità, questo ha un nome che riconduce alla professione più antica del mondo.
Chiudo ancora con le parole di Rosalinda (alla fine mi sembra di essere diventato un po’ suo amico): “Si dovrebbe impegnare signor ministro di più nell'analisi dei problemi, per evitare valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il Paese. Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, "non poteva arrecare grossi danni", soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo a minare il futuro di un'intera generazione. Un'ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola”.

lunedì 21 giugno 2010

La paura dentro e fuori di noi

Sabato sera, durante la Messa Vespertina celebrata da Padre Giulio Berutti alla chiesa del Redentore, ho sentito pronunciare delle parole che da tempo, troppo tempo non sentivo. Non tanto e non solo per il messaggio che trasmettono, ma quanto il ragionamento profondo che sta alla loro base.
La frase più importante è: "Bisogna avere paura della paura. Chi ha paura è ricattabile, quindi meno libero". Dal momento che le ho ascoltate, queste parole mi continuano a tornare in mente, mi sollecitano, mi turbano. Quindi è questo un segno che sono parole di verità.
Se ascolti una frase e ti lascia come prima di averla ascoltata, vuol dire che non ti ha arricchito, che non ti ha scosso, quindi non era parola di verità. Ma se tu non ci dormi la notte, vuol dire che quella frase ti ha assorbito, è diventata tua e ti spinge come una molla verso la lettura del vero significato.
Ne avevo già parlato in altri post, ma che cos'è la paura per noi? Difficile dirlo a parole. Potremmo cercare mille definizioni, ma sappiamo che quando arriva la paura, il nostro cervello non ragiona più, si perde progressivamente lucidità, si affacciano istinti primordiali, non riusciamo più a controllare le nostre reazioni. Anche senza poterla descrivere, solo la parola ci mette angoscia, il nostro umore diventa negativo.
La paura soprattutto si collega ad una intensa percezione di pericolo, ad uno stato ansioso che ci fa temere che dietro il cigolìo di una porta ci sia la figura di un criminale pronto a massacrarci, come spesso accade nei film del terrore. Un effetto ben studiato e molto utilizzato proprio nel settore cinematografico, teatrale e televisivo, che fa leva proprio su questo aspetto della nostra natura per ottenere un effetto sensazionale, anche se poi dalla porta si affaccia un gattino ancora più impaurito di noi.
Ma se si lavora con più cinismo su questo aspetto, si possono raggiungere effetti mediatici davvero devastanti, tanto da confondere realtà e fantasia, tanto da incutere nelle persone uno stato perenne di paura, di diffidenza, di pessimismo, come lo stesso Leopardi non sarebbe riuscito ad immaginare.
Si possono rendere le persone ricattabili con una sola ombra di dubbio, con un sinistro cigolìo; si può far credere in un imminente pericolo così come nella necessità di avere protezione per combattere la nostra ansia, come la mano materna accarezza il capo del bambino agitato per la febbre o per un brutto sogno.
Si può far credere che la propria libertà possa essere ridotta o amputata per lasciare spazio ad una libertà più grande, più ampia; si può fare in modo che la ricerca di una propria maggiore sicurezza possa essere proporzionale ad una minore libertà, come capita quando per difendere un proprio patrimonio ci si circondi di gorilla o di allarmi di ogni genere, senza accorgerci che proprio così limitiamo la nostra libertà.
Oggi la nostra paura più grande e più diffusa è di perdere la nostra ricchezza, di perdere il nostro stato sociale, di perdere i diritti acquisiti (tra l'altro, spesso non da noi ma da chi ci ha preceduti). Abbiamo paura di perdere qualcosa per cui non abbiamo fatto fatica ad acquisirne il possesso, e diamo o rinnoviamo fiducia solo a chi ci promette di difendere questo nostro "diritto".
Vogliamo più sicurezza nella nostra vita, ma in realtà non sappiamo nemmeno se siamo minacciati e da chi e che cosa. Però basta che ci dicano che le cose stanno così, e banalmente siamo più portati a credere che effettivamente qualcuno ci stia minacciando piuttosto che credere che non corriamo alcun pericolo. A farci decidere è proprio la paura.
Potremmo per assurdo dire che siamo liberi di aver paura.
C'è anche chi dice che la paura ci fa vivere più a lungo. Sarà anche vero, ma come? Quale può essere la qualità di una vita vissuta prigionieri della paura? Ma ce ne rendiamo conto?
C'è un romanzo di Asimov che parla di un'astronave che arriva sulla terra, e come una spece di circo spaziale, offre a caro prezzo la visione di ogni genere di essere vivente raccolto nella galassia. La gente passa dietro una spessa lastra di cristallo, protetti da una salutare grata di robusto ferro; passa lungo questo corridoio e resta discosta dalla superficie del vetro, quasi inorridita di quelle strane figure che si vedono oltre la trasparenza del cristallo. Molti hanno paura, ma è proprio questo che rende più emozionante lo spettacolo.
Dall'altra parte del vetro, alcuni di questi esseri strani commenta: "Abbiamo proprio speso bene i nostri soldi! Valeva davvero la pena di arrivare fin qui per vedere quanto strani siano gli abitanti di questo pianeta!". Chi è davvero in gabbia? Chi dovrebbe avere paura?
Riflettete...

mercoledì 22 luglio 2009

ECCO COSA REALMENTE DICE IL “ DDL SICUREZZA ” SUL “ PERMESSO di SOGGIORNO ” E SUE CONSEGUENZE

Abbiamo voluto sviscerare il senso e le parole esatte del decreto all’art.45, comma 1, lett. F !!!

Ecco il testo e le spiegazioni dell’ articolo della legge che parla del “permesso di soggiorno”:

1) L'art. 45, comma 1 lett. F del “pacchetto sicurezza”, ossia del Disegno di legge 733-B, approvato dal Senato, dice testualmente: “all’articolo 6, comma 2 (riferendosi all'art- 6 del D.Lgs 286/98, la legge Bossi-Fini, per intenderci), le parole: «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» sono sostituite dalle seguenti: «e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35»”.

Ora, cosa diceva l'art. 6, comma 2 della Legge Bossi-Fini?
2.) Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi, i documenti inerenti al soggiorno di cui all'articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.

Ora, il nuovo testo dell'articolo suona così:
2.) Fatta eccezione per i provvedimenti riguardanti attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie di cui all’articolo 35, i documenti inerenti al soggiorno di cui all'articolo 5, comma 8, devono essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse dello straniero comunque denominati.
Cioè: si toglie di mezzo l'eccezione alla regola generale, (regola: obbligo di esibizione del permesso di soggiorno), eccezione che era stata fatta per le questioni riguardanti lo stato civile ed i pubblici servizi ove, se prima, per ovvie ragioni, non veniva chiesto il permesso di soggiorno, adesso lo è.
Solo un esperto in questa materia lo sa, così come solo un esperto può capire cosa si nasconde dietro queste parole apparentemente innocue. Ecco invece il vero significato:

3) “per compiere qualsiasi atto di stato civile, non solo per il matrimonio di un cittadino o cittadina straniera o tra cittadini stranieri, ma per ogni atto di stato civile, dovrebbe preventivamente essere esibito il titolo di soggiorno del richiedente. Diversamente non si potrebbe perfezionare l’atto di stato civile. Si tratta di atti che riguardano l’esercizio dei diritti fondamentali delle persone, in quanto esseri umani, indipendentemente dalla regolarità o meno del soggiorno.

Per esempio, questi atti riguardano la registrazione della nascita di un figlio, o la registrazione della morte, anche se ovvio, l’omissione di quest’ultima produrrebbe danni meno gravi (anche se potrebbe comportare problemi ai fini ereditari o pensionistici).
La registrazione della nascita, come pure il riconoscimento del figlio naturale da parte di uno o dell’altro o di entrambi i genitori, sarebbero impediti dalla mancata esibizione del permesso di soggiorno, condannando alla morte civile chi ha il “torto” di nascere da genitori privi del titolo di soggiorno. Oppure, nel caso di figlio nato da regolarmente soggiornante e da padre irregolare, con quest’ ultimo privato della possibilità di riconoscere la propria paternità.
Le conseguenze di questa preclusione sono ancora tutte da comprendere anche perchè bisognerebbe immaginare che se un bambino nasce da una coppia di cosiddetti “clandestini” su suolo italiano, non essendo riconoscibile da parte dei genitori, sarebbe figlio di nessuno ed in questo caso l’art. 1 della legge 91 del 92 in materia di cittadinanza prevede che ad egli venga riconosciuta la cittadinanza italiana per nascita. Così come accadrebbe se la legge del paese d’origine dei genitori non prevedesse l’automatico acquisto della cittadinanza di quel paese nel caso di nascita all’estero. Che rapporto si verrebbe a creare tra due genitori naturali, effettivi, ed un figlio cittadino italiano fin dalla nascita?

Quello che risulta fin troppo evidente è la violazione della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo che prevede espressamente l’obbligo di registrazione della nascita di un qualsiasi bambino nato in qualsiasi paese che abbia sottoscritto la Convenzione stessa, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori e ovviamente dalla regolarità del loro soggiorno. Si tratta in buona sostanza di una disposizione aberrante che non produrrebbe nessuna utilità dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico. Il figlio nato da una coppia di genitori che intendono riconoscerlo, ma non possono farlo, ancorché irregolari, non sarebbe a loro carico, ma diventerebbe figlio di nessuno e completamente a carico delle strutture pubbliche italiane. Semmai quindi, le conseguenze si tradurrebbero in aumenti di spesa pubblica, oltre che ovviamente in una violazione drammatica dei diritti del fanciullo.

Carissimi amici tutti, di fronte a questa legge, che viola i diritti dei bambini, come possiamo tacere? Vescovi, sacerdoti, suore, cristiani, possiamo continuare a tacere e non renderci conto di quanto succede nel nostro paese ? Con questo articolo della legge si è voluto solo castigare e punire degli innocenti. Si è voluto infierire sui diritti fondamentali dei bambini di tutto il mondo per fare paura agli stranieri e agli italiani. Per dire con chi si può avere un figlio e con chi no!! Varrebbe più un pezzo di carta che non l’amore di una famiglia ?

Cominciamo a chiamare le cose con il loro nome: questa azione lancia del fango sul nome dell’Italia e sulla nostra tanto vantata civiltà. I principi assoluti di difesa del bambino e del suo diritto ad avere un padre e una madre sono stati volutamente violati !
Ora succederà che mamme senza permesso di soggiorno, compiranno parti privati, con pericolo di morte per emorragia nei casi complicati, … sempre per paura di andare all’ospedale ed essere denunciati come clandestini o di perdere il proprio bambino nelle grinfie della burocrazia !!
Si possono avere divergenze di opinioni, ma ormai è messa in crisi la dignità stessa di tutti gli italiani. Con premesse di questo genere, tutto può succedere !
Purtroppo è già successo nella storia! I Faraoni insegnano! Come è possibile continuare a tacere?

Roma 20 luglio 2009 Presentato da: P. Claudio Crimi, cittadino italiano, sacerdote e Missionario Comboniano

METEO