Alessandro Berteotti

La mia foto
Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!

mercoledì 12 agosto 2009

Avvenire chiarisce, i cattolici italiani capiranno?

Dal sito di Avvenire, prendo la risposta data dal Direttore, don Dino Boffo, proprio oggi ad un prete, tale don Matteo, che lo sollecita ad una risposta chiara della Chiesa sui recenti fatti che hanno visto protagonista negativo il Presidente del Consiglio Berlusoni:
"Credo che la «ponderazione» di quelle che ci appaiono le condizioni migliori affinché l’annuncio del Vangelo risuoni nitido nella coscienza dei nostri contemporanei non debba mai, proprio mai, abbandonarci. E che questo sia come un assillo che ci tormenta e giudica ogni nostra parola, ogni nostro silenzio. Nessuno dei potenziali interlocutori dovrebbe trovarsi a pensare che parliamo o taciamo per «interesse» personale, per qualche esplicita o inconfessabile partigianeria. Certo, anche noi siamo immersi nella società delle opinioni, spesso caotica e pigra nelle sue analisi. In troppi cedono alla tentazione di reagire con un giudizio netto e definitivo al semplice frammento estrapolato da un discorso ben più complesso. Stiamo al caso nostro. Sull’atteggiamento assunto dalla Chiesa nei riguardi delle scelte «private» del premier Berlusconi sui giornali si sta dicendo un po’ di tutto: «Repubblica» può permettersi un giorno di dire che si è arrivati da parte nostra a «scomunicare» Berlusconi e il giorno successivo asserire il contrario. Opinionisti famosi si alternano e allegramente si contraddicono, senza avvertire minimamente l’esigenza di argomentare la tesi sostenuta. E questa non è una variante indifferente. Ovvio che non si debba parlare soltanto per avere il plauso dei giornali, lo diceva non a caso l’altro giorno il cardinale Bagnasco. Ma nel ponderare le condizioni di innesto del Vangelo non si può trascurare il «contesto». Io ad esempio, per il mestiere che faccio, non posso non tenere conto degli sfottò che mi arrivano nell’arco delle ventiquattr’ore da personaggi del calibro di Francesco Cossiga o di Giuliano Ferrara. Per questi non è certo vero che «Avvenire» abbia parlato flebilmente, e dietro «Avvenire» è chiaro che costoro vedono altri. Voglio dire, don Matteo, che la domanda che conta in queste circostanze è, a mio avviso, la seguente: la gente è riuscita a individuare le riserve della Chiesa? Ebbene, la risposta che a me sembra di poter dare – ma il mio è comunque un ambito di osservazione limitato – è che la gente ha capito il disagio, la mortificazione, la sofferenza che una tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato. I più attenti hanno compreso anche i messaggi specifici lanciati fino ad oggi a più riprese. Non è vero che quelli degli esponenti della Chiesa italiana siano stati interventi casuali o accenni fugaci impastati dentro a testi di tutt’altro indirizzo. Ciò che si è detto, lo si voleva dire. Esattamente in quei termini. Ripeto l’analogia fatta dialogando con il suo confratello don Gornati. Immagini che una situazione simile a quella vissuta in ambito nazionale si verifichi nell’ambiente in cui lei opera. Come parroco, sono certo che intensificherà le occasioni in cui essere ancor più prete, ancor meglio annunciatore delle esigenze del Vangelo. Dubito molto che si metterebbe a sbraitare fino a organizzare la dissidenza, fino a far nascere il dubbio che l’esito politico della faccenda le stia a cuore più della chiarezza del Vangelo. Ecco, questo mi pare il criterio con cui i vertici del nostro episcopato si sono mossi, in una logica magisteriale che è in continuo divenire".

Il dialetto e l'intelligenza

Una volta c'erano i governi balneari, governi che venivano nominati a giugno per durare fino a settembre. In pratica, servivano solo per passare istituzionalmente l'estate. Poi i governi sono diventati più duraturi ed hanno sfruttato alcune settimane estive per andare in vacanza.
Ma siccome la stampa ha sempre bisogno di notizie perchè i giornali si fanno anche d'estate, sono nate le notizie balneari, le news sotto l'ombrellone della politica. Sembravano cose innocue, più che altro a sottolineare aspetti consueti di vita familiare che rendevano i personaggi più vicini ai normali cittadini: dalla bandana di Silvio alla barca di D'Alema.
Ma adesso non si va più in ferie nemmeno ad agosto, non si concede ai cittadini nemmeno una piccola pausa alle sparate della politica. L'ultima in questo senso arriva da un ministro della Lega, che propone le fiction in dialetto. Quella immediatamente precedente è di Berlusconi che chiede privacy per se e la famiglia (e questo è un suo sacrosanto diritto), e per questo pensa di mettere mano alla legislazione. E no, ancora una legge ad personam non si può tollerare!
Ma torniamo al nostro ministro leghista Zaia, che chiede le fiction in dialetto. A parte che la cosa cade a pennello con l'apertura dei teatri di posa di Milano alla ex Manifattura Tabacchi e con la proposta di trasformazione di MalpensaFiere in MalpensaStudios, la cosa ha qualcosa di inquetante in se. Vorrebbe forse dire che il prossimo Montalbano sarà unicamente recitato in siciliano? O che Don Matteo 7 sarà doppiato in stretto dialetto umbro?
No, in realtà credo proprio che il riferimento sia a sfruttare le nuove piccole e grandi Cinecittà lombarde per far nascere una sorta di nuova cultura televisiva "del Nord".
Ma se si ascoltano le voci di Milano, si potrebbe avere una grossa sorpresa. Credo che Milano sia la città più cosmopolita d'Italia, si sentono tante lingue e tanti dialetti, ed in realtà il dialetto milanese è forse quello meno presente. Ormai lo parlano solo le persone anziane, pochissime sono le persone giovani che lo adottano come parlata comune.
Diverso il discorso nelle piccole città, soprattutto tra Bergamasca e Bresciana (per limitarci alla Lombadia), ma a voler ben vedere, alcuni passaggi di questi dialetti sono quasi incomprensibili al resto degli stessi lombardi. Volete provare? Fate una gita a Bergamo Alta (località stupenda, per cui da sola varrebbe la pena del viaggio) e cercate di parlare con un cittadino locale nel suo dialetto. Credo possa essere impresa ardua, eppure Bergamo dista meno di 50 chilometri da Milano.
Ora pongo io una domanda: ma perchè onorevoli, deputati, senatori, ministri ed eminenti personalità, almeno per quindici giorni d'estate, non si godono le vacanze come tutti gli altri umani che popolano questa penisola e la piantano di rompere i maroni, non intendendo il Ministro, ovviamente? Perchè i cittadini devono mantentenere questi personaggi con un mucchio di soldi per sparare scemenze a ripetizione e senza risolvere (anzi negando) i gravissimi probemi che affliggono l'Italia? Perchè non se ne vanno in Afghanistan a trovare le truppe e non si fanno anche un paio di giorni di pattuglia sui mezzi blindati, così da capire cosa vuol dire stare in territorio di guerra? Perchè non provano a campare con tutta la famiglia con 1.200 euro al mese di agosto, per vedere come si sta? Perchè non rinunciano a fare le proprie ferie e non vanno a dare una mano ai terremotati in Abruzzo? Perchè non fruttano questi pochi giorni di pace per pensare magari ai propri di problemi, alla propria famiglia, ai figli se ne hanno, alla propria vita fuori dal dorato mondo dei palazzi romani? Perchè non provano a stare zitti due ore ad ascoltare solo il silenzio, alla ricerca di segnali di intelligenza e di dignità personale riguardo la propria azione politica?
Questa è la parte di democrazia che apprezzo di meno.

martedì 11 agosto 2009

Bagnasco: finalmente parole chiare

"Sembra che il bene e il male dipendano dall'opinione pubblica", come se "ciò che è morale o immorale dipendesse, in fondo, dai numeri" da quello che gli altri, "rappresentati come maggioranza, pensano sui valori".
E' quanto afferma l'arcivescovo di Genova e presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco, sottolineando - nell'omelia per la festa di San Lorenzo - che quello dell'opinione pubblica è forse "il più subdolo e strisciante" dei "poteri ingiusti che vorrebbero imprigionare la libertà della Chiesa e dei cattolici". "A dire il vero - prosegue il cardinale - c'é anche chi ritiene e proclama che non ha più senso parlare di moralità e di immoralità, poiché, essendo impossibile, essi pensano, conoscere la verità delle cose, ognuno decide individualmente e assolutamente ciò che è bene o meno, basta non disturbare troppo gli altri".
Come è esperienza di tutti, col passare del tempo questo "disturbare non troppo" restringe sempre di più il suo campo, e la libertà individuale, coincidente con le voglie e le emozioni individuali, si allarga sempre di più nell'affermazione di sé".''E' questa una vera e propria ideologia - afferma il cardinale Bagnasco - che mina alla radice la costruzione della persona: essa, in questo modo, non e' riconosciuta responsabile di se', ma e' consegnata in balia di se stessa, senza punti di riferimento etici, senza principi di fondo universali e assoluti. Si trova smarrita e frantumata''. L'opinione pubblica ''minaccia la liberta' del credente'', e' una ''vera e propria ideologia che mina alla radice la costruzione della persona''. ''San Lorenzo - afferma Bagnasco - ha resistito di fronte alle pretese ingiuste dell'imperatore Valeriano che gli intimava di consegnargli tutti i beni della Chiesa di Roma. Ma ha dato la vita''. All'imperatore, che in quel momento storico aveva la pretesa di ''definire il bene e il male in modo arbitrario'', oggi corrisponde, secondo Bagnasco, il dominio dell'opinione pubblica, forse ''il piu' subdolo e strisciante'' dei ''poteri ingiusti che vorrebbero imprigionare la liberta' della Chiesa e dei cattolici''.
Agenzia ANSA del 10.8.2009 - Finalmente una parola chiara della Chiesa, dopo i tanti "detto e non detto" dei mesi passati. Credo che ogni riferimento alla situazione politica italiana attuale sia assolutamente voluto e, di conseguenza, deriva un netto giudizio anche alla moralità del Presidente del Consiglio. E' ora che i cattolici riflettano su queste cose non solo dal punto di vista del loro interesse economico e sociale, ma prima di tutto della moralità richiesta come fedeli.
E' da tempo che mi batto per questo, forse senza avere un seguito folto, ma convinto che le mie idee ed i valori che ho appreso durante la mia vita mi obblighino a dire queste cose anche se fossi rimasto l'ultima persona sulla Terra ad affermare questi principi.
Mi piacerebbe che potessero riflettere su queste cose soprattutto coloro che meno di altri potranno essere raggiunti, ovvero pensionati e casalinghe che hanno come unica fonte di informazione la televisione, che purtroppo tende a non fornire elementi di giudizio su questi argomenti. Allora invito i figli ed i nipoti di queste persone a diventare protagonisti della loro informazione: portate queste notizie e questi spunti di riflessione a chi è raggiunto da notizie date a senso unico, perchè oggi è facile instaurare un regime basandosi solo sulla disgregazione dei valori e sulla leva di una opinone pubblica addomesticata.

lunedì 10 agosto 2009

La notte di San Lorenzo

10 agosto, San Lorenzo. Stanotte inizierà il fenomeno delle stelle cadenti, mentre Milano stenta a risvegliarsi, questa mattina. La settimana di Ferragosto è iniziata. Per molti le ferie erano già iniziate almeno la settimana scorsa, per alcuni addirittura prima, e per molti non si sa cosa potrà voler dire il mese di settembre.
Le voci di possibili ulteriori perdite di posti di lavoro (200.000 appunto a settembre) erano nell'aria da tempo, ma come sempre, finchè le cose non si concretizzano, la speranza rimane l'unica cosa che nessuno ci può togliere.
Il posto di lavoro visto e pensato durante la notte di San Lorenzo, quella delle stelle cadenti, quella dei desideri da esprimere. Verrebbe quasi voglia di raccomandarsi al santo e di pregarlo di non fare come qualche nostro leader politico di governo, che preferisce infarcire la gente di balle piuttosto che riconoscere di aver fallito.
I dati sono evidenti: Prodotto interno lordo (PIL) a -6%, livello di disoccupazione che viaggia ormai verso il 9%, calo della produzione industriale a giugno, il mese che tutti pensavano essere il giro di boa della ripresa industriale.
A questo punto Tremonti dovrebbe essere più chiaro: chi vuole prendere in giro?
Confindustria? I lavoratori? I pensionati? Il Paese? Credo che ormai non ci siano molte persone che possono credere alle favole che racconta il Governo. Eppure...
Eppure dal cilindro di questo stupefacente Governo (l'aggettivo è voluto e ricercato) si tirano fuori cose di quarant'anni fa: la Banca del Mezzogiorno e le gabbie salariali. E perchè non la scala mobile detta contingenza? O il cottimo? Oppure pensa di legalizzare il lavoro nero...
Mi fermo perchè non vorrei dare troppi suggerimenti a questo Governo di cialtroni. Chi mi legge solitamente sa che misuro le parole, ma in queste circostanze mi sembra che si sia superato ogni limite.
A cominciare dal fatto che nel corso di un accordo Russo-Turco appaia (a che titolo?) il nostro Berlusconi a benedire l'accordo stesso. Oppure che il governo Libico, ormai amico del nostro paese, avendo messo da parte ogni antico odio coloniale, decida di allargare a 72 miglia il limite delle proprie acque territoriali, arrogandosi il diritto di sequestrare i pescherecci di Mazara del Vallo, in quella che è l'antica rivalità per la pesca nel Canale di Sicilia.
In questo momento pure piove, Governo Ladro. La conoscete l'origine di questo detto? Fu quando il Governo inglese, alla fine dell'Ottocento, introdusse una tassa sull'ombrello. Non ditelo a Silvio, che altrimenti ce la mette subito.
La RAI se ne va dal satellite di SKY, coloro che non possono vedere la RAI attraverso i canali in chiaro perchè il proprio territorio non è raggiunto dal segnale, minacciano di andarsene. Credo invece che sia solo un'opportunità per loro: evitare di vedere notiziari dove per 15 minuti si elogia l'azione del Premier Berlusconi e per 15 si fa gossip. Che tristezza... neanche fossimo in Corea del Nord.
Ma in più di 60 anni di storia repubblicana, si era mai arrivati ad un livello di pratica politica così basso? E soprattutto, siamo mai arrivati ad avere il popolo italiano così distante dalle istituzioni e dalla politica? Perchè questo è il vero motivo della mia indignazione: l'indifferenza della gente, l'incapacità di reazione democratica e civile che, in un contesto di finta libertà come quello odierno, caratterizza questa società.
Ci hanno talmente anestetizzato gli ideali, i valori sociali, la voglia di confronto civile barattandoli con la "poltiica del fare (male)", del decisionismo improvvisato e catastrofico, degli annunci a sorpresa, tanto che ormai siamo come di fronte alle pubblicità: in attesa del prossimo shock.
Ormai siamo come ebeti di fronte a questi annunci: mentre la Lega ritratta sulle gabbie salariali su invito della restante parte della maggioranza, il Leader Maximo annuncia che "si può fare". La smentita che dura un weekend. L'incredibile che diventa vero e la notizia si accartoccia.
Stupore, sorpresa, terrore, reazione? No, semplicemente aspettiamo la prossima stronzata.
Caro San Lorenzo, ne avrai di lavoro stanotte...

venerdì 7 agosto 2009

Bustywood: manca solo la collinetta

I giornalisti sono bravi a fiutare le notizie. Prendiamo il Piano di Comunicazione del Comune: era come un faro che splendeva nella notte, quasi a richiamare la loro attenzione di navigatori nel mare delle informazioni. Come non incuriosirsi dopo le nostre osservazioni e gli atti depositati per il consiglio comunale?
Così i numeri hanno cominciato ad assumere anche una sostanza diversa, dei contorni meno generici e "buonisti". Il biscottino della pagina per le opposizioni nasconde la torta, più consistente e sostanziosa, della comunicazione gestita come arma della maggioranza alle spalle dei cittadini contribuenti.
Quello che colpisce di più è proprio la proposta di destinare MalpensaFiere alla cinematografia, traformandolo in Teatro di posa, in "Studios" tipo Hollywood. Il Presidente di MalpensaFiere non ne sapeva niente, eppure il piano di comunicazione data Novembre 2008.
Che in tutto questo periodo non si sia detto nulla alle minoranze, può anche passare, tanto questo è la norma, succede anche per atti ben più importanti: nessuna notizia fino a una settimana prima del Consiglio, quindi di corsa perchè bisogna deliberare e siccome le cose sono economicamente rilevanti occorre non perdere l'occasione.
La fissa del cinema pare essere un pallino della Lega: Bossi in persona ha voluto trasformare la Manifattura Tabacchi di Milano nel centro di produzione di fiction, sceneggiati e film della nuova capitale del Nord. Ora, come al solito, il sole ha bisogno di satelliti e allora trasforma una fiera (che aveva un senso inserita in un determinato contesto storico-industriale) in una sala di produzione cinematografica. Come dire: Bustywood. Manca solo la collinetta dove mettere il marchio.
Ovviamente questo progetto non è quotato nel piano di comunicazione, pur ingente e che a mio giudizio costerebbe tra i 300.000 e i 400.000 euro entro la fine legislatura di Farioli, e vale molto di più di queste cifre. La stessa MalpensaFiere è una struttura pubblica di ingente valore, la Camera di Commercio credo che ne sappia poco di questo progetto (forse ne sa qualcosa adesso).
Cosa possa centrare un progetto di questo tipo con un Piano di Comunicazione dell'Amministrazione davvero non si capisce. Anche il fatto che si faccia riferimento al Piano d'Area Vasta, altra bufala dell'Amministrazione, non chiarisce le finalità di questa onerosa e disgregante operazione. L'unica cosa che appare chiara è che si è passati dalla celebrazione dell'operosità bustocca (Museo del Tessile, Mulini Marzoli), alla celebrazione del Grande Nulla, dell'Illusione fine a se stessa, proprio con iniziative di grande impatto mediatico come Più Busto e questa cattedrale del Cinema, ma di nessuna sostanza e prospettiva per la crescita della città e del suo ruolo di riferimento per il territorio.
E allora? La questione non finisce certo qui, anche perchè nel piano ci sono altre sorprese...

METEO