Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
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martedì 9 agosto 2011

Con le pezze al culo

Le notizie di questi giorni si rincorrono per darci il senso di come si distrugga l'economia mondiale. O per meglio dire, di come stia per finire l'epoca del capitalismo mondiale. Ormai non ci sono più Stati virtuosi e Stati spendaccioni, tutti fanno il possibile per parare la prossima mossa di un mercato impazzito, ben sapendo che non ci sono molti margini di manovra.
Se perfino l'America perde la tripla A di S&P, se la Francia la maniene solo perchè ha le redini della Banca Mondiale, se tutti gli altri paesi Europei scoprono che da soli non ce la possono fare, per cui danno una mano più o meno concreta ad Italia e Spagna... beh, provate a pensare a tutti gli Stati che vivono al margine della civiltà, di chi campa con una manciata di euro al giorno qui da noi e con meno di due dollari nel resto del mondo. Poi torniamo a parlare di come si brucino 200 miliardi di euro in poche ore, di quale possa essere la dignità dei nostri governanti di fronte a queste cose, di come ci si possa sentire, se solo si ha una coscienza.
Chi cerca facili guadagni nel mondo azionario, speculando senza muovere un dito e senza meritare un centesimo, ma decidendo le sorti dell'economia mondiale, meriterebbe la galera. Purtroppo il mondo odierno è stato plagiato, la coscienza cancellata e resa incapace di condurre l'azione di governo nella linea del "bene comune"...
Bene, e allora? Si chiederà chi sta leggendo queste righe... La sai davvero lunga, ma allora cosa facciamo? Amico che leggi, se ti è venuta questa domanda, ricordati JFK: "non chiedere cosa può fare il tuo Paese per te, ma chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese". Ora il nostro Paese è il mondo.
Ma anche se ci limitassimo alla nostra povera Italia, chiediamoci (e lo chiedo a chi sostiene da anni questo Governo di incapaci): cosa posso fare per cambiare? La cosa più semplice di tutte: dire a tutti che questo Governo non ti piace! Proprio stamattina, parlando con un amico, mi veniva posta la solita domanda: "ma se mandiamo a casa questi, poi chi ci arriva?". Sinceramente non lo so, ma le regole di questo gioco non mi piacciono, non mi piace che si continui a guardare a questo Governo come il minore dei mali quando invece è un male incurabile.
Nel nostro Paese si è instaurato un gioco di potere che non permette la libera espressione della democrazia. Questa espressione non è tanto dettata dal fatto di avere un sistema elettorale da burla (nel senso che se ne infischia di lasciare scelta all'elettore, essendo figlio di una strategia monocratica di partito, quindi antidemocratica per definizione), da cui poi discendono tutti i giochi di potere, le cariche, le nomine che questo comporta a tutti i livelli, per certe cose con la complicità dell'opposizione (dal momento che una carica non si rifiuta mai). Il vero problema nasce dalla coscienza delle persone, dall'essere ormai corrotti dalla metafora del boia (è un brutto mestiere, ma qualcuno lo deve pur fare... "deve"?), per cui se qualcuno ruba tutti possono rubare, se qualcuno è corrotto tutti possono essere corrotti, e via dicendo.
La cosa più triste per me è che ancora una volta, dentro questo discorso, a rimetterci le ossa, alla fine, saranno le famiglie, quelle che hanno il reddito fisso, quelle che vivono solo con l'assistenza economica dei genitori anziani, quelle che non riescono a formarsi perchè manca il lavoro e non ci sono abbastanza soldi, quelle che hanno bambini o genitori malati, quelle che non possono più godere dell'assitenza sociale perchè questa non c'è più... perchè quelli che lavorano e prendono uno stipendio fisso tra poco saranno solo dei cimeli da cui liberarsi il più presto possibile, perchè gli errori dei padroni li pagano i lavoratori quando perdono il posto.
E poi perchè il Governo anzichè abbassare le tasse o ridurre il debito pubblico (nel nostro paese non si possono fare entrambe le cose), ha deciso di lasciar crescere le tasse e di aumentare il debito pubblico. Questo è il padre di tutti i problemi. Se il meglio che abbiamo dal punto di vista della gestione economica del Governo si chiama Tremonti, siamo messi male.
Il giudizio non è mio, ma del presidente dell'Associazione delle Famiglie numerose.
Dopo 25 anni di battaglia non sono riuscito ad ottenere nessun riconoscimento per le famiglie numerose e monoreddito. Ho speigato decine e decine di volte quali siano le difficoltà in cui si dibatte questa tipologia di famigla, peccato che in Italia tocchi solo il 5% della popolazione e quindi non vi sia alcuna possibilità di avere un riconoscimento del reddito famigliare alla francese, ad esempio, proprio per il principio del Padre dei Problemi: non si può perdere base imponibile, altrimenti addio tasse.
Sempre per questo motivo, non si riuscirà ad estinguere l'evasione fiscale ed il lavoro nero. Anche chi ha pochi soldi se può fa la cresta sulla badante, si arrangia con le fatture del'artigiano che deve fare il lavoretto a casa... altrimenti non ce la fa. Perfino la ditta e l'imprenditore più onesto non può fare a meno di fare qualche acquisto o erogare qualche lavoro in nero, se vuole arrivare a fine mese.
Il sistema sta crollando perchè l'abbiamo drogato a tal punto da non sapere più quali siano le vere regole del gioco. Non sta più in piedi da solo, ecco perchè non ci decidiamo a cambiare Governo: sappiamo che cambiare le perosne potrebbe non bastare, se non si cambia radicalmente l'impronta dello Stato e non si ritrova una valenza di comportamento etico, che detto così sembra una vera utopia.
La nave affonda e l'orchestra suona... proprio come il Titanic. Un'amica mi dice: credo nella profezia degli Antichi Maya, la Terra chiuderà il suo ciclo nel dicembre 2012... vero, forse finirà l'epoca capitalistica, ma ancora non siamo pronti con cosa la potrà sostituire, se non il caos. Londra insegna.

domenica 17 luglio 2011

Vergogna

Questa volta il Governo ha davvero esagerato. La Finanziaria che è stata approvata dalla Camera venerdì scorso 15 luglio è drammaticamente l'affondamento delle speranze di ceti medi e medio-bassi di vedere un minimo di luce in fondo al tunnel.
Lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli imprenditori, commercianti ed artigiani sono i più colpiti da questa manovra, sfacciatamente iniqua e che ancora una volta LASCIA LE MANI DEL GOVERNO DENTRO LE TASCHE DEGLI ITALIANI E IN PARTICOLARE DI QUESTE CLASSI SOCIALI.
Questi tre anni di Governo sono stati un disastro ed hanno dato modo solo al Premier di fare leggi ad personam o ad impresam (Fininvest e Mediaset, oltre alle coperture ed agli aiuti ricevute da Mediolanum), lasciando tutti i cittadini senza alcuna difesa, senza alcuna garanzia.
Mi rivolgo a coloro che hanno votato nel 2008 Berlusconi perchè delusi dalla politica di Prodi: sapete che tutto ciò che accadde in quei mesi fu pilotato dalla comunicazione di potere occulto che Berlusconi poteva ancora esercitare grazie alle sue persone messe in posti chiave? Tutto merito della sua esperienza di Piduista, del fatto di essere il padrone di Mediaset e di aver messo le proprie persone in RAI. Anche il successo delle elezioni del 2008 ed il quasi clamoroso recupero (compiuto negli ultimi giorni di campagna elettorale) su Prodi nel 2006 fu in buona parte dovuto alla gestione delle leve di questo potere occulto.
Poi per tre anni la sua unica preoccupazione fu quella di procurarsi giovani e procaci ragazze per le proprie feste quasi quotidiane, con tutta l'Europa e il mondo che ci guarda ormai con occhi sconsolati e diffidenti.
L'attacco dei cosiddetti "speculatori" non è altro che l'atto finale di una incapacità quasi totale di rispondere in modo adeguato a sollecitazioni internazionali di un livello tale per cui la nostra "cultura padana" non riesce a fornire adeguate interpretazioni. Quindi, una volta concesso ai ricchi di potersi riportare in casa i soldi trafugati all'estero con lo scudo fiscale (si è esasperato il concetto sulla cifra che si è recuperata, mentre il vero dramma è che quel misero 5% sarebbe dovuto essere almeno il 40% se le tasse fossero state pagate per intero), non restava, come a tutti i precedenti governi, mettere sotto torchio i redditi fissi e tassabili (dipendenti e pensionati), gli unici che garantiscono un flusso costante.
Nessuna intenzione di attaccare le fasce di reddito più alte, nessuna intenzione di colpire ville, castelli, patrimoni o altri valori (yacht o barche di valore, ad esempio). No, perchè questi beni ormai se li può permettere solo la Casta.
Dopo il libro di Rizzo e Stella ne sono usciti a decine per denunciare con fatti e circostanze una situazione vergognosa per chi in teoria ci dovrebbe dare l'esempio. L'ultimo fatto emblematico dei giorni scorsi era quello che vede protagonista il mio ex Presidente di Consiglio Comunale, Francesco Speroni, che corre con la sua potente auto a 316 all'ora sulle autostrade tedeche. Al di là del fatto che mi sembra delirante solo a pensarlo (uno come lui potrebbe permettersi di correre anche più forte di così se se ne andasse in pista, lui lo potrebbe fare), nessuno si chiede quale sia la macchina che corre a quella velocità e quanto possa costare? E quanto possa costare compiere simili bravate?
Ma la Casta ne fa di tutti i colori. Vedo spesso Bossi col sigaro in bocca in locali chiusi, nelle hall di hotel, in sale riunioni al chiuso dove è vietato funare ai semplici umani. La legge per lui non vale e con lui non si applica? Lui, Ministro del Governo Italiano, deve rispettare la legge per primo, altrimenti se ne vada, non lo trattiene nessuno.
E poi, tutte le perle di Papa, di Milanese e di tutti coloro che recentemente nella maggioranza sono sotto la lente della magistratura per ogni tipo di reato. Romano, neoacquisto di questo Governo, indagato per reati di mafia compiuti nel 2001...
Ma dove siamo? Certo, anche la minoranza non deve lamentarsi, nè per fatti del passato, nè per altri più recenti. La denuncia poteva essere fatta anche un po' più pressante, un po' più clamorosa. Avete mai pensato che l'aumento del prezzo della benzina di queste ultime settimane sia uno dei volani maggiori della maggiorazione delle spese delle famiglie italiane? Eppure nessuno ha minacciato di darsi fuoco, dentro la casta, magari perchè la tanica di benzina costava troppo perfino per lui?
Ultima perla: c'è chi questa Casta l'ha vissuta da vicino, ed ora trova la forza di parlare. Non so come mai solo ora, forse perchè prima questo gli permetteva di avere un lavoro, voglio pensare che sia così, In ogni caso, in questo momento non aggiunge, a mio giudizio, molto di più a quanto già sappiamo, anche se certi privilegi offendono parecchio chi domani comincierà a pagare l'ennesimo conto al quale non ha partecipato.
Anzi, no, in verità. In qualche modo abbiamo partecipato dando il nostro voto, e chi ha votato per questo Governo più di altri dovrebbe sentire la responsabilità di quella decisione ed in qualche modo dovrebbe pentirsi. A loro chiedo conto di questo ennesimo atto di pirateria finanziaria che colpisce le famiglie, indebolisce un sistema economico già in crisi e non fa pagare nemmeno un centesimo ai veri responsabili della crisi.
Vergogna!

martedì 12 luglio 2011

Alberto la sa lunga

Alberto Pirani l'aveva detto: "lasciate un po' di tempo e la questione dello spread per i nostri titoli vedrete che ci metterà tutti al tappeto". Alberto è uno che la sa lunga, e avendo lavorato in banca per molto tempo ha avuto modo di conoscere bene l'ambiente.

Quindi può meglio e prima di ogni altro aver capito quelle che erano le dinamiche finanziarie che stavano dietro questa situazione. Già più di un anno fa.

Però Alberto non è un fenomeno da baraccone, non è un mago modello Harry Potter o chissà cosa. E' una persona normalissima, che conosce il proprio mestiere (anche se ora è in pensione) e sa far lavorare bene il proprio cervello.

Cosa che purtroppo non accade a chi ci governa. Anche perchè, lo diceva molto bene ieri sera su RaiTre Oscar Giannino, le colpe di quello che accade sono principalmente del malgoverno a cui siamo stati sottoposti negli ultimi tre anni.

Aver anteposto interessi personali del Premier a quelli del Paese è stato l'errore più grave e più reiterato di questa legislatura, che ormai volge al suo declino definitivo.

Un fatto grave, gravissimo. Ora, l'elettore medio di centrodestra queste dinamiche le conosce, sa benissimo quali tipi di errore (e soprattutto, la portata e l'entità degli errori) ha compiuto questo Governo. Tremonti ha fatto da argine all'inconsistenza sul lato economico e finanziario, apparendone alla fine il salvatore perfino agli occhi della comunità internazionale e gli speculatori non hanno esitato un attimo a scatenare la bufera sui nostri mercati non appena il povero Giulio è stato attaccato ed ha perso di peso politico all'interno del Governo.

Ora siamo davvero in cattive acque. Non siamo ancora al fallimento come qualcuno ventilava già ieri, ma siamo comunque in una situazione difficile, determinata soprattutto dall'entità del nostro debito pubblico.

Sarà una fissa, ma continuo a dire che Prodi aveva iniziato un'azione di risanamento che, se da un lato non mollava la presa delle tasse, dall'altra avrebbe con maggior facilità portato l'Italia in una zona più sicura e non ci avrebbe esposto alla speculazione, soprattutto di origine tedesca e americana.

Già, altro effetto di questa crisi: la cannibalizzazione dei mercati occidentali. Non andiamo contro i colossi dell'Est, Cina e India, ma combattiamo una guerra interna, fratricida, per il mantenimento di uno stato di fatto delle economie occidentali. In questo modo, però, indeboliamo l'intero sistema e arriveremo a perdere i pezzi (Irlanda, Grecia, Portogallo ...) di un'area che ha come riferimento l'Euro.

Inutile chiedere alla Lega di pagare dazio su queste cose: chissenefrega, risponderebbe il suo capo Bossi, sempre incline ai bei modi e alle gentilezze. Peccato che in questo Governo lui ci sia dentro fino al collo e prima o poi dovrà spiegare anche ai suoi elettori perchè non ha difeso gli interessi "padani", lasciando andare in malora l'intero sistema economico nazionale.

mercoledì 15 dicembre 2010

Dopo la fiducia

Dopo gli avvenimenti parlamentari di ieri, il voto di sfiducia negato al Premier Berlusconi, sembra che questo Governo abbia vinto i 200 milioni del SuperEnalotto.
In realtà abbiamo assistito per giorni, settimane, ad un teatrino insulso, al rincorrersi di ipotesi giornalistiche e voci di corridoio, vuoti istituzionali e chiusure di aule parlamentari in attesa che un pugno di deputati potesse essere vilmente comperato con trenta denari.
Nel frattempo, l'Italia ha visto in questi mesi salire il proprio debito pubblico fino a cifre che ormai ci fanno sentire sempre più deboli sul piano internazionale e soprattutto su quello della credibilità finanziaria.
Vorrei ricordare che il debito pubblico di oltre 1.800 miliardi di euro "ruba" alle risorse vere dello Stato italiano qualcosa come 80 miliardi di euro l'anno di interessi, e questo solo perchè i tassi sono in questo momento bassi causa crisi. Calcolando che la manovra di luglio è stata di circa 24 miliardi, possiamo avere un'idea di cosa significhi questo debito.
Sempre su questo piano, nel tentativo di mascherare la nave che affonda, il Governo ha applicato la legge dei tagli, sui quali il popolo non ha un'immediata sensazione di avere le mani nel portafoglio come con una tassa diretta o indiretta, ma se ne accorge quando accede ai servizi della pubblica amministrazione.
Parliamo di Sanità, Scuola, Sicurezza, di enti locali che non ce la fanno più ad andare avanti ed il Governo che dice che ora la mannaia colpisce gli enti che hanno sperperato. Abusi e sperperi ce ne sono sempre stati, ma ora più che mai la situazione si fa drammatica anche per gli enti più morigerati. I ticket aumentano e così i costi dei servizi. Ne sanno qualcosa i pendolari e i minacciati aumenti del prossimo mese...
Queste non sono tasse, ma possono incidere in modo decisivo sull'economia di una famiglia. Può voler dire sacrifici e non sempre questa parola piace, ma sta ritornando in voga.
E allora scopriamo che la pressione fiscale in Italia è cresciuta. Torno a dire, a costo di ripetermi, che Prodi fu messo in croce quando la pressione fiscale era al 42% e almeno un punto e mezzo di questa pressione era determinato dal recupero dell'evasione che la Guardia di Finanza stava riuscendo a portare a casa.
Notizia di oggi, la pressione fiscale è ad oltre il 43%, il terzo paese al mondo. Ma i servizi che otteniamo sono sicuramente per una posizione ben inferiore.
Allora, dobbiamo preoccuparci della sopravvivenza di un Governo che dice di fare ma non fa, o di pensare a mettere a posto i veri problemi della società italiana? Non è la giustizia il primo problema, sono le risorse economiche per il rilancio dell'economia, sono una pressione fiscale più giusta e meno incidente per le famiglie e le classi economiche più disagiate, sono servizi migliori per il cittadino e più efficaci, in linea con i tempi e le tecnologie, una scuola che finalmente impari ad anticipare le necessità del mondo economico/imprenditoriale e sappia formare giovani che sappiano essere professionisti seri e preparati, anche quando la preparazione è tecnica e non arriva alla laurea.
Dobbiamo dare risorse alle forze dell'ordine perchè i fatti come quelli di Roma ieri non si ripetano e perchè gruppi di mascalzoni e delinquenti non diventino dei provocatori che giocano solo la partita di chi detiene il potere. Genova 2001 docet.
Signori, aprite gli occhi e svegliatevi.

martedì 7 settembre 2010

Cosa c'è che non va

Domenica sera ero anch'io tra coloro che hanno ascoltato con attenzione il dicorso di Gianfranco Fini da Mirabello. Era forte la mia curiosità di sentire gli elementi di novità che eventualmente il suo discorso avrebbe portato, sia in considerazione della sua posizione istituzionale, che la sua veste di neo-leader di un neo-invisibile-partito.
Un particolare ha però attirato la mia attenzione: una platea mediatica enorme per un evento politico che si è bevuta per un'ora e mezzo il discorso di Fini, senza alcuna interruzione pubblicitaria. Cosa accaduta a mia memoria solo per le dirette di Paolini su LA7.
E proprio LA7 ha trasmesso in diretta l'evento, insieme a SKY, RaiNews e non so se altre emittenti si siano unite al coro, ma di certo so che queste lo hanno fatto.
A questo punto, dobbiamo dirlo con sincerità, si pone davvero un problema di visibilità della vera opposizione, già mortificata nella comunicazione durante tutta l'estate, secondo i numeri forniti sempre da LA7 sull'occupazione mediatica delle reti nazionali da parte dei singoli partiti.
Se dobbiamo parlare di par condicio questo deve essere possibile non solo durante la campagna elettorale, ma durante tutto l'anno. Ho potuto apprezzare in queste sere il nuovo telegiornale di Mentana, che mi ha un po' riconciliato con il giornalismo, perchè finalmente vedo qualcuno che se dice un'opinione afferma che sta dicendo una sua opinione e non un fatto, che riporta le fonti quando cita qualcuno, che fornisce dati e chiarisce responsabilità, non a capocchia, ma secondo le reali attribuzioni. Cosa che purtroppo non vedo più nel servizio di stato della RAI e non ho mai visto nei vari telegiornali del Presidente del Consiglio.
Questo per quanto riguarda la comunicazione.
Circa i contenuti di quanto ha detto Fini, mi vengono due considerazioni di base: la prima è quella del politico che parla più da opposizione al leader che da alleato. E non da opposizione interna, su questo ha ragione Bossi, ma d'altra parte, lo ricordo ancora, lui non doveva più prendere caffè con Fini da molto tempo. Adesso gli farà solo bene alla salute, viste le sue condizioni.
Fini attacca tutti i punti del programma di governo, dando praticamente dell'incapace a Berlusconi, con dovizia di particolari e di tesi; peccato che nessuno dei punti che egli tocca sia in realtà, originale. Tutti sono stati, nel corso delle ultime settimane, ripresi e analizzati da tutti i leader dell'opposizione vera, da Bersani a Casini, da Di Pietro a Vendola a Chiamparino e a moltissimi altri che, durante il periodo estivo, si sono alternati, spesso ingnoti alla grande massa, per affermare l'opinione dei partiti.
Scuola, sanità, sicurezza sono state duramente criticate, e ben sappiamo che le "TRE ESSE" sono il fulcro di qualsiasi Stato democratico, insieme alla Giustizia. L'aver rivendicato con forza l'onestà e l'indipendenza della Magistratura dalla politica è stato da sempre il cavallo di battaglia di Di Pietro. La Famiglia dimenticata, trascurata, sbeffeggiata da un Governo che non le ha saputo dare nessuna aiuto concreto, nè in termini di tassazione (PD), nè di "Quoziente Familiare" (Casini): quante volte l'opposizione ha detto queste cose?
Ma soprattutto, dov'era Fini e dov'erano i suoi, nelle file del PdL quando c'erano, a difendere questi diritti, a sostenere queste tesi? Oggi si sentono espulsi, ma fino a ieri erano loro stessi correi di quanto denunciano. E questo non li assolve.
Secondo punto, il Fini istituzionale. Reclama una maggiore sobiretà e minore litigiosità della politica, ed anche qui mi viene da dire che in molte occasioni sono stati lui ed i suoi graduati (visto che si è parlato di generali, colonnelli e capitani) a soffiare o lasciar soffiare sul fuoco delle tensioni, delle accuse e delle smentite.
Ancora ieri, alle domande dei giornalisti sulle tensioni in maggioranza Cicchitto rispondeva serafico che tutto era calmo e sotto controllo, quando era palese a tutti che non fosse così, che attacchi e bave alla bocca di molti esponenti del centrodestra erano di una tale evidenza che non servivano nemmeno commenti.
Le elezioni sono alle porte, ed ancora una volta mi sento di dire che la mia previsione si è rivelata corretta. Un governo ingessato come questo fa solo male al Paese. La notizia odierna di Berlusconi che intende rivolgersi al Capo dello Stato per chiedere di mandare via Fini è in bilico tra ridicolo e anticostituzionalità.
I veri problemi del Paese sono ancora una volta messi da parte. Ci sono migliaia di insegnanti precari che sono, a pochi giorni dall'inizio della scuola, senza un incarico, c'è la scuola che rischia di cominciare nel caos.
La Sanità in ginocchio, l'assistenza che toglie risorse per i ragazzi down, i tagli nella scuola per gli insegnanti di sostegno: fatti nn degni di un Paese civile e la manovra economica non credo potrà essere rispettata, anche perchè viaggia su binari che in molti casi sono discrezionali, le riduzioni di spesa e di cassa sono tutte da verificare e non escludo, benchè Tremonti farà di tutto per evitarlo, una nuova manovra a fine anno.
In ogni caso abbiamo centinaia di migliaia di giovani senza lavoro o con un lavoro talmente precario che non può essere definito tale. Sappiamo per certo che la ripresa in Italia non c'è ancora e forse non ci sarà mai. Abbiamo un debito pubblico tra i più a rischio del mondo, eppure si minimizza su questo punto.
Mi chiedo cosa sarebbe successo se Prodi anzichè un paio di voti maggioranza, la passata legislatura, ne avesse avuti una ventina, giusto il minimo per tirare avanti fino alla fine. Avrebbe concluso il suo mandato la prossima primavera e di certo il debito pubblico sarebbe stato inferiore all'attuale e le condizioni di ripresa del Paese più chiare. Forse perfino le tasse sarebebro potute essere più basse, perchè si stavano per attuare delle disposizioni in materia che avrebbero permesso questo. Durante la crisi non si sarebbero dati soldi a pioggia agli industriali e niente alle maestranze e forse anche la Famiglia avrebbe potuto avere qualche cosa di più.
Inutile piangere sul passato, ma sarebbe stupido nominare oggi Fini capo dell'opposizione.

lunedì 10 agosto 2009

La notte di San Lorenzo

10 agosto, San Lorenzo. Stanotte inizierà il fenomeno delle stelle cadenti, mentre Milano stenta a risvegliarsi, questa mattina. La settimana di Ferragosto è iniziata. Per molti le ferie erano già iniziate almeno la settimana scorsa, per alcuni addirittura prima, e per molti non si sa cosa potrà voler dire il mese di settembre.
Le voci di possibili ulteriori perdite di posti di lavoro (200.000 appunto a settembre) erano nell'aria da tempo, ma come sempre, finchè le cose non si concretizzano, la speranza rimane l'unica cosa che nessuno ci può togliere.
Il posto di lavoro visto e pensato durante la notte di San Lorenzo, quella delle stelle cadenti, quella dei desideri da esprimere. Verrebbe quasi voglia di raccomandarsi al santo e di pregarlo di non fare come qualche nostro leader politico di governo, che preferisce infarcire la gente di balle piuttosto che riconoscere di aver fallito.
I dati sono evidenti: Prodotto interno lordo (PIL) a -6%, livello di disoccupazione che viaggia ormai verso il 9%, calo della produzione industriale a giugno, il mese che tutti pensavano essere il giro di boa della ripresa industriale.
A questo punto Tremonti dovrebbe essere più chiaro: chi vuole prendere in giro?
Confindustria? I lavoratori? I pensionati? Il Paese? Credo che ormai non ci siano molte persone che possono credere alle favole che racconta il Governo. Eppure...
Eppure dal cilindro di questo stupefacente Governo (l'aggettivo è voluto e ricercato) si tirano fuori cose di quarant'anni fa: la Banca del Mezzogiorno e le gabbie salariali. E perchè non la scala mobile detta contingenza? O il cottimo? Oppure pensa di legalizzare il lavoro nero...
Mi fermo perchè non vorrei dare troppi suggerimenti a questo Governo di cialtroni. Chi mi legge solitamente sa che misuro le parole, ma in queste circostanze mi sembra che si sia superato ogni limite.
A cominciare dal fatto che nel corso di un accordo Russo-Turco appaia (a che titolo?) il nostro Berlusconi a benedire l'accordo stesso. Oppure che il governo Libico, ormai amico del nostro paese, avendo messo da parte ogni antico odio coloniale, decida di allargare a 72 miglia il limite delle proprie acque territoriali, arrogandosi il diritto di sequestrare i pescherecci di Mazara del Vallo, in quella che è l'antica rivalità per la pesca nel Canale di Sicilia.
In questo momento pure piove, Governo Ladro. La conoscete l'origine di questo detto? Fu quando il Governo inglese, alla fine dell'Ottocento, introdusse una tassa sull'ombrello. Non ditelo a Silvio, che altrimenti ce la mette subito.
La RAI se ne va dal satellite di SKY, coloro che non possono vedere la RAI attraverso i canali in chiaro perchè il proprio territorio non è raggiunto dal segnale, minacciano di andarsene. Credo invece che sia solo un'opportunità per loro: evitare di vedere notiziari dove per 15 minuti si elogia l'azione del Premier Berlusconi e per 15 si fa gossip. Che tristezza... neanche fossimo in Corea del Nord.
Ma in più di 60 anni di storia repubblicana, si era mai arrivati ad un livello di pratica politica così basso? E soprattutto, siamo mai arrivati ad avere il popolo italiano così distante dalle istituzioni e dalla politica? Perchè questo è il vero motivo della mia indignazione: l'indifferenza della gente, l'incapacità di reazione democratica e civile che, in un contesto di finta libertà come quello odierno, caratterizza questa società.
Ci hanno talmente anestetizzato gli ideali, i valori sociali, la voglia di confronto civile barattandoli con la "poltiica del fare (male)", del decisionismo improvvisato e catastrofico, degli annunci a sorpresa, tanto che ormai siamo come di fronte alle pubblicità: in attesa del prossimo shock.
Ormai siamo come ebeti di fronte a questi annunci: mentre la Lega ritratta sulle gabbie salariali su invito della restante parte della maggioranza, il Leader Maximo annuncia che "si può fare". La smentita che dura un weekend. L'incredibile che diventa vero e la notizia si accartoccia.
Stupore, sorpresa, terrore, reazione? No, semplicemente aspettiamo la prossima stronzata.
Caro San Lorenzo, ne avrai di lavoro stanotte...

martedì 28 luglio 2009

Lo scudo fiscale allarga la forbice sociale

In queste ore il Governo sta approvando la legge Anticrisi che contiene anche un decreto che passa sotto il nome di "Scudo fiscale". «La norma prevede - si legge nella relazione tecnica - l'istituzione di un'imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato» e a «condizione che le stesse vengano rimpatriate in Italia da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paese dell'Unione europea». Al modico costo del 5% del capitale rimpatriato.
Ora, considerato che chi esporta capitali all'estero debba essere persona facoltosa, imprenditore o libero professionista di un certo livello, non si può dire che questa manovra potrà interessare la maggior parte degli italiani. E se qualcuno ha esportato all'estero, in qualche paradiso fiscale, ingenti somme di denaro, al di la del come se le sia procurate, è evidente che nella maggior parte dei casi si tratta di qualcuno che ha almeno evaso le tasse su questi capitali.
Ecco perchè, come lavoratore dipendente a reddito fisso, impossibilitato per legge ad evadere anche un solo euro del mio reddito dalla tassazione, sono costernato e assai incazzato per queste misure che permettono, in ogni caso, di evadere almeno il 35% delle tasse dovute su quei capitali in qualsiasi modo esportati. E comunque generati.
Questo Governo non ha compiuto alcuna azione a favore della legalità finanziaria, ma ancora una volta, come nel 2002, permette a chi evade il fisco di poter operare nella più assoluta impunità, chiede quasi un favore a chi illecitamente ha esportato capitali affinchè ritornino in patria e consente loro l'impunità a fronte di questi fatti.
Questo Governo non pensa ai lavoratori, milioni di lavoratori e pensionati, che hanno tassato il loro reddito fino all'ultimo centesimo e costituiscono l'ossatura fiscale del Paese, alla faccia di coloro che invece se la filano altrove con i loro capitali chissà come guadagnati.
Dire solo che tutto questo è una vergogna sarebbe parziale, senza chiedersi come mai nessuno dica nulla e gli organi di stampa non facciano altro che assecondare la condotta del Governo, riportando le notizie che anche in altre nazioni europee e mondiali questo "Scudo fiscale" è stato adottato (pur con condizioni assai diverse). Chi governa oggi lo fa con l'appoggio del Quarto potere, alla faccia dei cittadini che non hanno nemmeno il coraggio di protestare, e con blande azioni di replica da parte della stessa opposizione parlamentare.
Il Governo Prodi cadde anche per la politica della pressione fiscale sugli evasori parziali e totali, unica forma di giustizia fiscale applicata in Italia in questo secolo, ma manipolata ad arte da chi ha fatto diventare pressione fiscale generale ciò che era semplicemente recupero di tassazione dovuta. Se le tasse le paghiamo tutti, ne paghiamo meno ed aumenta il beneficio per tutti.
Allora dico ai cittadini che di fronte a questo atto, come di fronte ad altri che indeboliscono la struttura sociale del paese, come l'assoluta mancanza di azioni verso la famiglia ed in particolare le famiglie numerose e monoreddito (tema sul quale sempre si alzerà la mia protesta), è tempo di agire anche attraverso l'azione sociale.
Il periodo di ferie, quest'anno, porti ai cittadini la responsabilità di pensare ad uno stato sociale diverso e più articolato, ma soprattutto fuori da uno schema preordinato di "allargamento della forbice sociale": chi più ha, più avrà. Questa è la più grande ingiustizia di questo Governo.

domenica 17 maggio 2009

La crisi c'è, eccome. Ecco i numeri.

In queste ultime settimane tutti gli indicatori finanziari ed industriali danno chiarissimi segni che la crisi è ancora molto lontana dall'essere risolta. L'ultima notizia riguarda il potere di acquisto dei salari in Italia: con un salario netto di 21.374 dollari, l'Italia si colloca al 23/o posto della classifica dei 30 paesi dell'Ocse.
Questo significa che il costo del lavoro nel nostro paese è già sotto la media internazionale, mentre il costo dei beni è decisamente più alto. Questo significa anche che in qualche modo i lavoratori italiani si barcamenano quando hanno un lavoro, ma sono davvero in difficoltà quando il lavoro non c'è più.
In queste condizioni dovrebbe essere interessante per investitori di altri paesi venire ad investire in Italia, se non fosse per le tasse che si pagano, visto che la manodopera è tra le più qualificate del mondo e la produzione ha nicchie di assoluta eccellenza; eppure tutto questo non sembra bastare per farci restare ai bordi della crisi.
Un altro fattore che ha fatto da ammortizzatore per la nostra economia è la situazione del credito delle nostre banche, le quali hanno avuto difficoltà anche grandi solo perchè nei loro portafogli erano presenti notevoli quantità di titoli "spazzatura", quelli sui quali tutte hanno fatto speculazione e che adesso sono solo carta straccia. Ma in Italia il credito era da sempre a basso rischio proprio perchè le banche hanno sempre avuto un atteggiamento molto cauto (ed uso un eufemismo) nei confronti degli investitori.
Ma questi sono gli unici indicatori positivi, ammesso che prendere una paga inferiore agli altri paesi possa essere positivo... Tutto il resto dice solo di un pauroso arretramento ad ogni verifica degli indici sia interni che internazionali.
Il PIL, il prodotto interno lordo crolla nei primi tre mesi dell'anno. Va giù del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2008 e del 2,4% nel confronto con i tre mesi precedenti. E' il peggior risultato da 29 anni a questa parte ed esattamente dal 1980, quando ha inizio la nuova serie storica confrontabile. E' il quarto calo consecutivo per l' economia. Secondo i calcoli dell'Istat, il ribasso già acquisito per l' intero anno è del 4,6%: significa che questa sarà la performance finale del Pil se le variazioni dei prossimi trimestri saranno nulle.
Pesante anche il crollo delle entrate fiscali nei primi due mesi dell'anno. Azzoppato dalla crisi economica e dalla recessione, il gettito di gennaio e febbraio è diminuito, rispetto allo stesso periodo del 2008, del 6,6 per cento: all'appello delle casse dello Stato mancano 4 miliardi riducendo gli incassi a 56,8 miliardi. L' Iva, l'indicatore più sensibile al calo dei consumi (ma potrebbe risentire anche di un aumento dell' evasione), è crollata del 9,7 per cento perdendo 1,3 miliardi. L'Ires, pagata dalle imprese, è precipitata del 64,2 per cento. Regge l'Irpef, sostenuta soprattutto dal lavoro dipendente, con un calo del 2,2 per cento. Calo generale comunque per tutte le voci legate in qualche modo al tenore di vita: dall' imposta di consumo sul gas metano (9,5%) all' imposta di registro (14,9%).
Tutti questi dati dovrebbero far tremare le vene ai polsi dei nostri governanti, se aggiungiamo l'onere derivante dal terremoto in Abruzzo. Anche qui l'altalena politica sui contributi della Comunità Europea è stata patetica: non li vogliamo, ma se ce li danno li prendiamo.
Ed i costi per la ricostruzione richiedono fondi che oggi non ci sono. Anzi, a questo proposito, la situazione del debito pubblico è assai preoccupante, anche perchè quasi tutti i paesi industrializzati hanno preso sulle spalle del debito pubblico buona parte degli oneri derivanti dai vari "buchi" creati da banche, assicurazioni e privati. Stando alle previsioni del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il rapporto tra il debito pubblico e il Pil negli Stati Uniti passerà dal 63% del 2007 al 107% nel 2014; in Giappone, dal 188% al 234%; dal 66% al 91% in Eurolandia; e dal 103% al 129% in Italia. Sono solo stime, ma rendono l' idea dell'enorme espansione del debito che sta avvenendo contemporaneamente nel mondo.
Io credo che la crisi sia in realtà ora in una fase di stallo, che il prossimo passaggio possa essere una piccola ripresa, ma il fatto è che non ci sono segnali certi nè di quando nè per quanto essa possa avvenire. Di certo il 2009 non potrà rimontare tutto il disavanzo che abbiamo accumulato: sarà un anno di sofferenza e di speranza per il futuro, ma sarà anche il caso che il Governo Pinocchio la smetta di tenere questo atteggiamento nei confronti dell'Italia e degli italiani e si assuma fino in fondo le proprie responsabilità, attuando finalmente misure in grado di essere un correttivo efficace a questa situazione.

lunedì 9 marzo 2009

La politica della casa, del lavoro e della famiglia al tempo della Grande Crisi

Continuando il nostro ragionamento sulla crisi e sulle reazioni a questo momento di difficoltà, non solo economica, ma anche di relazioni e di costume, dobbiamo fermarci un attimo a riflettere sulla condizione della famigla di fronte alla crisi.
La prima preoccupazione è quella del reddito familiare: chi ha assunto debiti nel passato, non solo recente, quali mutui per la casa o per l'auto, oggi corre seriamente il rischio di non avere soldi per provvedervi, rischiando di perdere ciò che ha faticosamente tentato di costruire in anni di lavoro.
Ma più banalmente, ad essere immediatamente costrette a "tirare la cinghia" sono le famiglie con figli ancora in casa che hanno perso il lavoro precario, genitori che magari hanno fatto sforzi e sacrifici per far studiare figlio che oggi si lo ritrovano alla soglia dei trent'anni senza ancora una prospettiva di lavoro sicuro; che stanno pensando a loro volta di farsi una famiglia, ma che con queste prospettive non riusciranno a vedere avverato il loro sogno in tempi brevi.
Penso ai pensionati al minimo o comunque privi di una rete solidale che possa provvedere anche alle loro necessità minime, quelli che chiudono le persiane per non far vedere ai vicini le loro difficoltà, e con grande dignità tentano di sopravvivere. Perchè vivere è un'altra cosa.
Una signora anziana mi confidava questo qualche giorno fa: "vorrei che il Signore mi aiutasse a togliermi di mezzo, ormai sono più un impiccio che altro". Mi si è stretto il cuore pensando che chi ha speso una vita per dare un futuro ai propri figli si trovi, per un verso o l'altro, a vivere solo e non trovi alcuna consolazione da parte di chi gli vive accanto, inteso come la parete accanto.
La nostra società si è impoverita di valori e di solidarietà.
Per questo mi sembra assolutamente perfetto quanto ha affermato monsignorAgnesi nel suo passaggio alla Commissione Crisi: chi riceve un aiuto economico dalle istituzioni lo deve restituire in tempo e disponibilità verso gli altri. La gratuità pagata dalla gratuità. Solo così si potrà imporre un ciclo virtuoso che porti ad assicurare anche a coloro che non hanno risorse proprie un'assistenza, un aiuto essenziale e, se questo meccanismo avrà funzionato, anche quando torneremo ad una vita più tranquilla questo esercizio avrà segnato la nostra coscienza con una esperienza che davvero arricchisce più che con il denaro.
Mi permeto anche di segnalare una particolare categoria a rischio: le famiglie numerose monoreddito. Due o più figli, un solo stipendio (prevalentemente procurato dal padre), sono i tratti caratteristici della famiglia più a rischio che si possa immaginare. Perdere quella forma di sostentamento sarebbe drammatico, nel vero senso della parola.
In questi ultimi vent'anni numerosi Governi hanno cercato di trovare (spesso solo a parole) una soluzione alla questione della famiglia, ma soprattutto hanno dimenticato questo schema di famiglia, tra l'altro uno dei più diffusi fino a qualche lustro fa. Adesso c'è difficoltà a creare nuove famiglie? Certo! Si convive, nel precariato non solo del lavoro, ma anche degli affetti e la questione della casa e del lavoro insieme costringono a scelte eroiche. Non tutti sono eroi, però.
Quale sarà la politica del lavoro, della casa e della famiglia di questo Governo? Chi lo può dire, soprattutto se guardiamo ai fatti concreti e non solo alle promesse elettorali o ai proclami politici?

domenica 8 marzo 2009

Una crisi terribile, ma non diciamolo

La situazione è grave ma non drammatica, secondo il Premier. Peccato che a dare la dimensione della crisi non sia tanto la nostra stampa, ma enti come la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Mondiale e qualche altro centinaio di fonti mondiali.
La cosa peggiore che potrebbe capitare all'Italia è che in una situazione come questa si minimizzi, quasi che la cosa fosse passeggera, che nel giro di qualche settimana si possa riprendere come se si trattasse di una crisi di Borsa... In America un gigante come la Genereal Motors sta scomparendo.
In Giappone Nissan e Sony sono alle corde, in Italia FIAT chiede aiuti di stato come un po' tutte le grandi fabbriche di auto, il settore più colpito dalla crisi.
Evitare di affrontare la crisi con tutti gli strumenti necessari significa impedire ad un'intera nazione di rispondere in modo adeguato. Se vi ricordate, nella vicenda Alitalia però qualcuno aveva tentato di mettere una piccola norma a protezione di quelli che una volta si chiamavano "boiardi di stato", i quali sebbene avessero commesso gravissimi errori ed inefficienze nel loro operato, se ne sono andati da enti primari per il tessuto dello Stato con liquidazioni milionarie in euro.
Oggi ci troviamo ad affrontare una crisi che sta colpendo centinaia, migliaia di aziende. Per la particolare conformazione della nostra economica, i primi a pagare sono stati i lavoratori precari, quelli a tempo determinato o a contratto, i quali non si sono visti rinnovare i contratti. Poi è toccato ai lavoratori dipendenti delle piccole e medie aziende che lavoravano per le grandi come terzisti, che progressivamente hanno visto perdere le commesse ed hanno iniziato a far ricorso alla cassa integrazione fin dagli ultimi mesi dello scorso anno.
Adesso tocca alle grandi aziende, per concludere il ciclo. Anche i "mostri sacri" multinazionali stanno programmando la cassa integrazione e chi vi scrive lo sa molto bene.
Stiamo entrando nella fase più critica di questa crisi, quella della "resistenza". Se riusciremo a resistere abbastanza a lungo rispetto a quella che sarà la lunghezza effettiva di questa crisi, forse riusciremo ad uscirne abbstanza velocemente e già dalla fine dell'estate dovremo vedere qualche segno tangibile di recupero. Altrimenti dovremo aspettare il 2010 e a quel punto sperare.
Sperare di non essere spazzati via.
Sperare che non si vada ad incidere sulle pensioni, perchè se si dovrà tirare la cinghia per troppo tempo non avremo più risorse per cassa integrazione e pensioni, soparttutto se i nostri prodotti finanziari non fossero più appetibili dal mercato internazionale. Una situazione grave e molto complessa, che il nosto Premier farebbe meglio a non giocare solo in chiave delle prossime elezioni europee: non potrà sempre cavarsela come ha fatto finora.

sabato 7 marzo 2009

Una crisi anche culturale

La Commissione Crisi sta lavorando e qualche risultato lo sta portando, se non altro perchè si parla di questa commissione e di ciò che rappresenta, delle risposte che si sta cercando di dare da parte dei commissari, ma soprattutto si parla di ciò che questa crisi rappresenta e della seria volontà che tutti hanno di volerla battere, anche se non sarà una cosa facile nè breve.
Queste sono le guerre dei paesi industrializzati nel XXI secolo. Lo avevamo già visto nel secolo scorso, anche se in realtà sono passati pochi anni: in Europa non si combatte una guerra vera e devastante dal 1945, anche se i fatti di Bosnia di dieci anni fa non furono esattamente fiorellini di campo.
Ma i motivi per cui si facevano le guerre sono ancora presenti in queste crisi: potere, denaro, ricchezze, controllo strategico delle risorse, e via dicendo. Oggi non si combatte per le terre irredente, per l'Alsazia e Lorena, non ci sono le guerre dei cent'anni o delle due rose, ma petrolio, gas, risorse naturali e prossimamente (secondo me in alcune zone si combatte già anche per questo) l'acqua potabile.
Cosa c'entrano tutte queste cose con la crisi di casa nostra? Molto. Questa crisi, è ovvio, non l'abbiamo generata noi. L'hanno generata l'ingengeria economica creativa, quella che ha promosso mutui facili e senza grandi garanzie, che ha aperto alla commistione tra banche e assicurazioni, al punto che c'erano banche che assicuravano e assicurazioni che prestavano soldi.
Quando alcuni giochini finanziari sono saltati, anche le sicurezze economiche sono saltate. Oggi si rischia che di fronte a tutte queste cose gli impreparati o coloro che vengono presi dal panico siano, ad esempio, quelle persone che il nuovo sistema ha imposto come mediatori nei confronti della clientela bancaria, i promoter finanziari, il cui reddito dipende dalla quantità di risorse che riescono a tenere strette o ad avvicinare ai rispettivi istituti.
Dovrebbero consigliare i propri clienti, ma in realtà pilotano flussi di denaro in modo "politico", per assicurare un risultato alla propria azienda. Non ce l'ho con loro, ovviamente: in moltissimi casi sono solo dei giovani laureati costruiti apposta per fare questo mestiere, ma con chi li ha voluti così, con chi oggi insiste in questa linea.
Se si vorrà cambiare qualcosa dopo questo periodo, si dovranno cambiare alcune leggi non scritte ed alcune scritte. Si dovrà aumentare la tutela delle persone perchè non è possibile mettere a repentaglio capitali accantonati per una serena vecchiaia; occorre che il mondo capitalizzato capisca che il capitale vero non sono le ricchezze accumulate, ma il benessere che da esse deriva e che queste non possono essere esclusiva di poche persone. Giusto tassare chi ha redditi enormi: se togliete 100 euro al mese a chi ne guadagna 1000, gli riducete le sue esigenze primarie, se togliete un milione al mese a chi ne guadagna 10 milioni, non compromettete il suo avvenire.
Eppure la percentuale è la stessa.

sabato 14 febbraio 2009

Io credo nella commissione crisi economica

Giovedì sera 12 febbraio 2009 si è insediata la Commissione sulla crisi economica e prima ancora di iniziare i lavori si è già scatenata una polemica: mi sembra quanto meno fuori luogo. A differenza dei miei colleghi di opposizione presenti in questa commissione, io mi sento di poter affermare con serietà e serenità che questa è una commissione importante, un banco di prova della serietà non tanto dell'amministrazione, ma prima di tutto del Consiglio comunale, in quanto si tratta di commissione consiliare.
Non dico questo perchè ne sono stato eletto vicepresidente (su indicazione della maggioranza, non mi vergogno a dirlo); dico che le polemiche di chi voleva che questa commissione diventasse operativa fin dalla prima convocazione, non conosce i regolamenti: infatti la prima convocazione serve solo per eleggere gli organi direttivi, Presidente e vice, dopodichè il Presidente convoca con pieni poteri la prima riunione con relativo ordine del giorno, rispettando anche qui i termini per la convocazione previsti dal regolamento.
Questa prassi burocratica non può certo diventare elemento di giudizio sulla qualità del lavoro che la commissione andrà a svolgere. E questo un po' mi preoccupa, perchè significa che in questi pochi giorni intercorsi tra la deliberazione in consiglio e l'attivazione della commissione, sono bastati per farne temere gli effetti. Di certo non è il mio caso.
Da parte mia suggerirò che le riunioni della commissione possano essere pubbliche, invitando alla partecipazione l'intera cittadinanza, o almeno chi fra i cittadini di Busto vuole venire a sentire quali siano le ragioni di questa crisi e cosa si stia facendo per renderla meno dura.
Se la commissione fallisse dovranno essere i cittadini a rendersi conto di persona delle cause e delle responsabilità del fatto. E' ora di finirla di parlare a vanvera, è il caso che si cominci a lavorare seriamente.
Le parti sociali dovranno essere convocate e qualsiasi decisione non potrà essere assunta prima di avere sentito sindacati, industriali, artigiani, commercianti, Terzo e Quarto settore, volontariato sociale, tenendo presente il lavoro già avviato in sede di Servizi Sociali, considerando i documenti di cui abbiamo conoscenza e l'attività di altri organi istituzionali, primi fra tutti lo Stato, la Regione Lombardia e la Provincia di Varese, altrimenti le soluzioni saranno solo funzione del personalismo che sempre di più trova spazi nell'assemblea civica, e non solo tra le fila dei piccoli partiti, i quali sono sicuramente troppo autoreferenziali.
La città ci guarda, non dobbiamo deluderla.

sabato 7 febbraio 2009

Gli italiani traditi dal governo

Ogni giorno arrivano notizie funeree per la nostra economia: quella odierna è del Fondo mondiale monetario che prevede un periodo "tetro" per l'Italia. i dati che vengono forniti dicono di una crisi che si potrarrà anche per il 2010.
In questo quadro sembra non avere nemmeno più importanza la notizia che la pressione fiscale in Italia ha raggiunto lo stesso livello del 2007, il 43,7%. Prodi per questo fatto ci ha rimesso la Presidenza del Consiglio, Berlusconi grazie all'abilità del suo staff e del fatto che la stampa soggiace alle sue direttive, oggi riesce a mitigare le conseguenze di questo fatto e nessuno sembra interessarsene più di tanto.
Che tristezza! Ancora una volta dobbiamo ricordare agli italiani (vedete che sfrontatezza che ho!) il tradimento di quelli che erano i presupposti che hanno portato a questo Governo, il quale sta nei fatti contraddicendo pesantemente tutti i presupposti che aveva messo nella sua campagna elettorale. Ma a chi importa tutto ciò?

domenica 25 gennaio 2009

La rivoluzione economica prossima ventura

Ringrazio un amico che mi ha posto la domanda che mi permette di trattare l'argomento odierno. Essa suona così: parliamo di una grande trasformazione del sistema economico prossimo venturo, ma io non mi sono reso conto nemmeno di quello precedente...
Qui credo che la nostra zona possa meglio di altre spiegare quella che fu la trasformazione da sistema industriale a sistema consumistico. Fino alla fine degli anni '70 la nostra zona aveva un altissimo numero di operai ed impiegati occupati in aziende di produzione e trasformazione e relativamente pochi nel commercio e nella grande distribuzione, terziario e terziario avanzato, ovvero servizi alla persona.
Nel giro di pochi anni le grandi industrie hanno chiuso, sono sopravvissute solo piccole e pochissime medie industrie in tutto l'Altomilanese. Nello stesso tempo, sono cresciuti via via il numero di supermercati ed ipermercati, centri commerciali, agenzie di viaggio, palestre e fitness, negozi di ogni genere e per ogni genere di bene di consumo. Si parla di beni di largo consumo, di beni durevoli e via dicendo.
Molta della ricchezza prodotta oggi deriva dal commercio e dalla catena lunga del commercio. Cosa si intende per "catena lunga"? Il fatto che raramente abbiamo vendite dirette costituite da produttore - commerciante - cliente, ma il passaggio da produttore a cliente avviene attravereso due, tre e anche più passaggi. Per ognuno di questi passaggi abbiamo una entità di lavoro che deve essere retribuita e quindi incide sul costo del prodotto.
Nel settore industriale, invece, la crisi degli anni '80 ha provocato l'affinamento della catena produttiva, arrivando da una parte ad ottimizzare i cicli produttivi, introducendo l'automazione ed il concetto di qualità, certificazione e garanzia al consumatore. Dall'altra ha cercato di ottimizzare la catena della materia prima, creando centrali di acquisto per le materie prime e razionalizzando la logistica, fino al concetto di "just in time", ovvero di merce che arriva al reparto produttivo nelle quantità e nei tempi ottimali per la produzione, quasi senza necessità di magazzini per lo stoccaggio delle merci.
Questi due meccanismi si intersecano proprio nel lato occupazionale. Le forze di lavoro espulse trent'anni fa dai reparti produttivi hanno costituito gli elementi di valorizzazione del commercio e dei servizi. Oggi la contrazione del mercato crea problemi giganteschi a questo sistema, perchè l'affievolirsi della richiesta genererà un ritorno negativo su tutta questa catena, che perderà punti di vendita, che causeranno una contrazione dei distributori secondari, che ricadranno sui distributori primari o concessionari, che porteranno ad un calo delle vendite delle aziende e conseguentemente a minori quantitativi di prodotti e servizi acquistati e attraverso questi, di nuovo verso altre aziende dirette o terziste, fornitrici di materiali, servizi o personale indiretto.
Quando le aziende vanno sotto un certo limite di tolleranza e non dispongono di risorse proprie di autofinanziamento e laddove le banche non siano in grado di intervenire, le aziende chiudono o falliscono.
So che ho semplificato molto i concetti, ma credo che anche gli economisti più qualificati possano avallare questa spiegazione e semmai potranno contribuire a chiarire come intervenire e dove intervenire. La sollecitazione a non calare con i ritmi di consumo per non far collassare il sistema si dovrebbe coniugare con la certezza del reddito. In un clima abbondantemente pervaso dalla paura (e chi oggi predica ottimismo proprio ieri ne spargeva a piene mani), sarà molto difficile impedire che la crisi si approfondisca.
La questione è che ad essere colpite profondamente da questo stato di cose, che si è originato tra l'altro proprio dai grandi capitalismi, siano oggi proprio le banche, le uniche che in un sistema economico "sano" potrebbero fare qualcosa per salvare l'industria ed il commercio.
Sarà una dura e lunga lotta, dalla quale per forza di cose emergerà un nuovo sistema economico.

giovedì 22 gennaio 2009

Cambiamento, la lezione di Obama

Dopo il giuramento di Obama tutti si aspettano grandi cose. Change, la parola più ripetuta, cambiamento. Ma il primo cambiamento dobbiamo averlo dentro di noi.
Ho sentito ed ho visto molte persone, anche politicamente lontane da Obama, auspicare questo cambiamento: se l'hanno fatto solo con la bocca e non col cuore lo scopriremo presto.
Il fatto è che anche loro lo sanno che come si è andati avanti nel mondo negli ultimi 25 anni (dalla crisi dell'impero sovietico ed il crollo del muro di Berlino ad oggi) non si potrà più continuare.
La crisi finanziaria, determinata dall'oggettiva assenza se non complicità del sistema dei tre garanti della finanza mondiale non ha più senso, e se in questo mondo manca la fiducia, manca tutto.
Anche ieri Moody's non ha mancato all'appello, demolendo il rating (la quotazione) della RBS, la Royal Bank of Scotland, solo quando l'evidenza dei fatti aveva già fatto dare il giudizio ai mercati finanziari. Non abbiamo più bisogno di yuppies d'assalto, di teste di cuoio della finanza che giostrano a velocità della luce sulle borse mondiali alla ricerca dell'affare del secolo da consumarsi nel tempo di un pranzo. Non serve al risparmiatore la vicinanza di un consulente bancario che fa esclusivamente l'interesse della banca e non dell'investitore.
Casi come Parmalat o Popolare di Lodi, coi furbetti del quartierino, non devono più accadere e non possono più essere tollerati dallo stesso sistema finanziario nazionale ed internazionale. Chi gioca sporco, via e vada in mano alla giustizia, che deve diventare più feroce nel perseguire i criminali finanziari.
Partiamo da qui col cambiamento, perchè ormai la gente capisce più cos'ha nel portafoglio che nel proprio cuore. Quando saremo pronti a tornare a sentirne il battito, ci potremo anche accorgere che la vita è meravigliosamente diversa.

martedì 20 gennaio 2009

Gianni, è tornato l'Ottimista...

Berlusconi torna a parlare della situazione economica, e gli italiani tornano a fare gli scongiuri.
«La crisi non è così drammatica come tutti pensano. Il -2% che l’Europa indica per l’Italia nel 2009 significa che torniamo indietro di due anni e due anni fa non mi sembra che stavamo così male». Secondo Berlusconi si tratterà di superare «un momento di riflessione in un’epoca consumistica: non penso che possa essere drammatico». Il futuro dell’economia, aggiunge, «sta nelle nostre mani. Bisogna avere paura soltanto di aver troppa paura».(La Stampa, 20.1.2009)
Non si capisce da dove arrivi tanto ottimismo, leggendo altre fonti, ad esempio il Corriere di oggi: Crollano a novembre gli ordinativi dell'industria italiana. Il calo rispetto a novembre 2007 è stato del 26,2% (-26% sul mercato interno e -26,5% su quello estero). Rispetto ad ottobre 2008 la contrazione è stata invece del 6,3% (-5,6% sul mercato nazionale e -7,5% su quello estero). Lo comunica l'Istat. Male anche il fatturato dell'industria italiana che a novembre 2008 è diminuito del 13,9% rispetto allo stesso mese del 2007 e del 3,9% rispetto ad ottobre 2008. L'Istat precisa che il calo annuale deriva da una contrazione del 13,1% sul mercato interno e del 15,7% su quello estero. I cali tendenziali rilevati a novembre per il fatturato e gli ordinativi dell'industria italiana sono i peggiori dal gennaio del '91.
Di nuovo, ecco la contrapposizione tra i dati ufficiali e rigorosi degli Istituti italiani e internazionali preposti a fornire dati ufficiali riguardo le condizioni e le prospettive dell'economia, ed il nostro premier che al solito ci propone un panorama roseo e privo di preoccupazioni.
Io gli suggerirei di lanciare un nuovo slogan: Italiani, siete tutti ricchi! Sottotitolo: non preoccupatevi del futuro, finchè ci sarò io! Già, perchè non appena lui non ci sarà più dovremo cominciare davvero a raccattare i cocci per rimettere insieme ciò che resta della nostra imprenditorialità. L'esempio di CAI è evidente: ha dato la polpa a pochi, ha dato la buccia agli italiani, e che razza di buccia! Quasi tre miliardi di debiti nella bad company, ovvero il marcio va al nostro Ministero del Tesoro. E già si affacciano le voci sul sistema pensionistico...

lunedì 19 gennaio 2009

Anche Almunia ammette la gravità della situazione

L'Europa di Maastricht è in crisi. La crescita è negativa, la disoccupazione cresce, soprattutto nelle fasce deboli (lavoratori precari e a termine), ma anche per molti a tempo indeterminato, nel caso di chiusura delle aziende che davano occupazione.
Meno ricchezza, ma anche più debito: per l'Italia i nuemri sono chiari. Il Commissario europeo Almunia oggi ha fornito le stime per Europa e singoli stati, ed il quadro non è certo allettante. Ma chi mi legge con regolarità, questo già lo sapeva; la sorpresa sarà per chi ha dato sempre retta al nostro Premier Berlusconi.
"La crescita del Belpaese nel 2009 sarà fortemente negativa (-2%), in linea con la previsione pubblicata la scorsa settimana da Bankitalia. Per il 2010 si attende una modesta ripresa dello 0,3% comunque minacciata da mille variabili negative.
Non stupisce dunque che il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010. Ma la notizia ancora più allarmante arriva dal debito, il vero fardello del Belpaese (è il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%". (La Repubblica)
Almunia raccomanda prudenza, sostenere l'economia senza dissanguarsi in inutili sostegni generici, in quanto anche le banche potrebbero avere bisogno di un aiuto dovuto proprio a questa fase dell'economia: insomma, cercare di reagire ma senza creare nuovo deficit e debito.
Sono sempre più convinto che Padoa Schioppa ci serviva adesso più che mai...

domenica 18 gennaio 2009

I dolori di Tremonti, i dolori degli italiani

Un amico mi chiede come mai mi sia venuta la fissa dell'economia e della finanza. Forse perchè non ci siamo mai trovati in una situazione simile a questa negli ultimi 50 anni, e se qualcuno non facesse di tutto per intrattenerci su altri temi, avremmo già da tempo tutti capito verso cosa stiamo lentamente, ma inesorabilmente scivolando.
Scivolando perchè tutta la trasformazione non avverrà in pochi giorni, ma in mesi, se non in anni. Tutti sappiamo che il 2009 sarà molto duro, ma ancora non sappiamo se il 2010 sarà l'anno in cui riemergeremo dalla crisi e in che stato. Nell'ultima settimana ho speso molto tempo nel cercare di capire e nel relazionare, spero in modo chiaro, sulla questione. Oggi credo possa aiutare tutti noi ad approfondire questo argomento l'articolo di Eugenio Scalfari, che vi rimando < clicca qui > alla lettura integrale. Per chi non avesse tempo di leggere tutto il pezzo e si fidasse delle mie capacità di sintesi, metto qui sotto alcuni passaggi del suo articolo:
"Tremonti teme che nell'anno terribile che abbiamo appena cominciato a percorrere il Tesoro non riuscirà a raccogliere sul mercato italiano ed europeo i denari necessari a finanziare il fabbisogno necessario per le casse esangui dello Stato. Teme - ed ha ragione di temere - che i titoli italiani non troveranno sottoscrittori, attratti dai titoli emessi dagli altri paesi membri dell'Unione europea e in particolare dalla Germania e dalla Francia. Ci sarà, in questo 2009, una marea di nuove emissioni per finanziare i deficit dei bilanci europei, tutti in grave disavanzo per arginare con maggiori spese e con sgravi fiscali la recessione ormai in atto. I risparmiatori chiamati a scegliere a quale titolo affidare i loro risparmi preferiranno i "bond" tedeschi e francesi o addirittura i "Treasury bond" del Tesoro americano, a quelli italiani. Non inganni l'andamento delle ultime aste, dove la domanda di Buoni del Tesoro a tre mesi è stata superiore all'offerta. Si trattava di importi relativamente modesti e Germania e Francia dal canto loro non avevano ancora inondato il mercato con emissioni massicce. Ma nel prossimo futuro non sarà più così. L'incubo di Tremonti è questo: fare la fine della Grecia, dell'Irlanda, della Spagna e della stessa Inghilterra".
In questo passaggio possiamo trovare riflessa la tesi del nostro Alberto Pirani riguardo l'attenzione alle emissioni straniere. Ma Scalfari traccia anche una mappa delle conseguenze:
"La Grecia, se non interverrà a tenerla in piedi il Fondo Monetario internazionale, finirà addirittura fuori dall'euro; l'Irlanda corre lo stesso rischio. L'Italia è ancora lontana da quella soglia, ma il pericolo non è immaginario, esiste ed è concreto".
Tremonti cerca, secondo Scalfari, di arrivare alla costituzione di un Fondo Sovrano Europeo per difendere gli stati più deboli, ha già dato per scontato che affrontare l'innovazione nel settore automobilistico richiede un ingente sforzo, che però possono fare solo i privati, ed attende nuove da Obama, che mai come in questo periodo pare possa essere il suo mentore.
Ma ha anche sbagliato mosse strategiche quando tutto il mondo (e soprattutto chi dovrebbe avere sensibilità particolari prima che a tutti siano evidenti) era ormai sull'orlo del baratro: "Il suo peccato originale fu di consentire nel giugno scorso l'abolizione dell'Ici, l'operazione Alitalia, lo sperpero d'un paio di miliardi in regalie varie, un totale di otto-dieci miliardi di euro che oggi sarebbero stati preziosi anche se insufficienti. Peccato di omissione, mancata resistenza alla fuga in avanti del suo "boss". Di qui il suo tormento. Come persona fa tenerezza, come responsabile politico dell'economia si trova in una difficilissima posizione che lo spinge a sottovalutare in pubblico la gravità d'una situazione a lui perfettamente nota".
Quindi si passa al commento politico: "Veltroni ha detto l'altro giorno una verità nota da sempre agli specialisti ma mai resa esplicita nel dibattito pubblico: ogni volta che Berlusconi è stato al governo la spesa è aumentata di due punti di Pil. Aumentata e dissipata, con diseguaglianze che hanno ora contagiato anche il Nord. C'è un Nord ricco di fronte ad un Sud povero, ma anche un Nord ricco di fronte ad un Nord povero in via di progressivo ulteriore impoverimento. Tremonti ha certamente un piano per superare l'anno terribile; quale sarà lo si è capito da tempo: trasferire risorse da Regioni e Comuni al Bilancio dello Stato. Queste risorse serviranno a triplicare il finanziamento della Cassa integrazione, che per far fronte al crollo della produzione dovrà passare da 1,2 miliardi a quattro; ma almeno altri due miliardi gli serviranno per estendere gli ammortizzatori ai licenziati e licenziandi che vengono dal lavoro precario e anche dal lavoro nero. Infine gli sgravi fiscali per sostenere le famiglie e i loro consumi".
Questo sono le parti che focalizzano in modo netto quanto noi avevamo già disegnato in queste settimane, ed una volta tanto non faccio il modesto: la mossa populista di togliere l'ICI senza aver valutato bene le conseguenze e senza aver trovato altre fonti di finanziamento, alla lungo metterà in ginocchio l'intero tessuto degli Enti Locali. In questo senso sarà urgente fin dal prossimo bilancio, che le province, dal momento che si vuole mantenere questo istituto (dopo che in tutta la campagna elettorale si è detto il contrario) facciano un piano di aiuto straordinario serio ed integrato con i comuni per trovare il modo di essere sussidiari alle iniziative comunali che diversamente non avrebbero possibilità di finanziamento. Cerchiamo di essere innovativi, perchè se non cambieremo, saremo destinati all'estinzione.

venerdì 16 gennaio 2009

Il vecchio modello industriale può essere riscoperto

Per il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, le previsioni di Bankitalia secondo cui il Pil nel 2009 scenderà del 2% sono «realistiche». Con la crisi economica «non è la politica giusta sostenere la domanda facendo nuovo debito», ha poi sottolineato il ministro dell'Economia. «Abbiamo fatto troppo debito - ha spiegato - soprattutto nel settore privato, e la cura non è aumentare il debito pubblico. La cura è risparmiare, investire, lavorare». (Sole24Ore) E su questo sono perfettamente d'accordo con lui <leggi mio post del 28.12.2008>.
Ma dove sono gli imprenditori oggi? Dieci anni fa scappavano tutti in Cina e India, appena potevano. Molti sono pentiti, stanno tornando o vorrebbero tornare; il costo del lavoro in Italia, si scopre ora, è uno dei più bassi in Europa e conviene venire qui a produrre.
E allora perchè chiudiamo Cargo City? Nel cuore del triangolo d'oro della produzione industriale, le province di Milano, Varese e Como, o più ampiamente, Torino, Milano e Genova (pure con lo sbocco sul mare), perchè il nostro paese continua a perdere in produttività?
Perchè non si fa un piano di rilancio industriale a brevissimo, con investimenti nelle infrastrutture di base recuperando tutto il potenziale di cui (ancora) disponiamo? Sembra un piano da prima industrializzazione anni '60? Se funziona, chissenefrega? Adattiamolo alle tecnologie del XXI secolo, perchè no?

giovedì 15 gennaio 2009

Guardare la realtà per quello che è

L’osservatorio provinciale di Cgil ha tracciato una mappa dei lavoratori impiegati nelle aziende a rischio e il quadro fa rabbrividire: «Ogni giorno arrivano richieste di cassa integrazione ordinaria o straordinaria, anticamera di ristrutturazioni, cessazioni di attività o fallimenti – spiega Franco Stasi, segretario di Cgil Varese -. Tutti i settori sono in difficoltà, sia dell’industria che dell’artigianato». A pagare il prezzo più alto sono i precari, gli stagionali o i lavoratori con contratti interinali: in Lombardia sono già stati lasciati a casa in 180 mila, 6 mila dei quali del Varesotto (Fonte: VareseNews).
Mi sono dato l'obiettivo di proporvi ogni giorno una istantanea della situazione economico-finanziaria per cercare di farvi capire che il mondo reale è molto diverso dalle mielate immagini che qualcuno vorrebbe proporvi. Non c'è proprio niente da ridere, e l'unica cosa da fare è affrontare la questione con realismo e razionalità.
Il prossimo 22 gennaio vi sarà consiglio comunale straordinario a Busto Arsizio, richiesto da una parte dell'opposizione (ma condiviso da molti) proprio per parlare della crisi nella nostra città e cominciare a parlare di quello che sarà l'impianto del Bilancio preventivo 2009, uno dei più spinosi del secondo dopoguerra.
So che queste espressioni sul filo del catastrofismo non piaccio a molti, ma non posso dire altro che "peggio per voi se non volete capire". In realtà non piacciono nemmeno a me.
Ma il nostro senso civico di amministratori locali deve saper cogliere le esigenze di un territorio in sofferenza, ormai da troppo tempo, e senza veri sbocchi occupazionali da troppi anni. In zona industriale molte ditte hanno fatto un mese di chiusura, dal 7 dicembre al 7 gennaio, e qualcuna non ha nemmeno riaperto, stiamo cercando di capire la situazione reale.
Proprio la zona industriale doveva essere il grande trampolino di Busto Arsizio verso il XXI secolo; proprio Malpensa doveva rappresentare il riscatto di tutta la provincia di Varese... da ieri Cargo City è praticamente ferma, tutti i cargo vanno a Parigi e delle 450.000 tonnellate di flusso di merci, quante ne resteranno in brughiera? Qualcuno si è reso conto che per le nostre imprese, e proprio per quelle della zona industriale, Malpensa rappresentava un porto di scambio (prendere materiale e consegnare prodotto finito), che generava valore aggiunto? cosa è stato fatto in difesa di queste cose? Il Governo si è preoccupato solo della parte di Alitalia che è ben visibile al grande pubblico televisivo, ma del vero valore per la nostra zona, chi se ne è occupato?
Forse quel Marco Reguzzoni, ora deputato di questa legislatura, che da buon leghista ha lasciato dopo nove (dico nove) mesi la carica di Presidente della Provincia di Varese per andare a Roma?
Io ormai non ho fiducia più in nessuno di questi personaggi; non chiedo che necessariamente ne abbiano in me o in qualcuno dei miei, ma almeno si guardi la realtà per quello che è.

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