Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!

giovedì 6 agosto 2009

Un'Orda vi sommergerà

Continuo il filo logico del post di ieri con una attualizzazione forte, fatta da un grande giornalista italiano che si chiama Gian Antonio Stella. Ho avuto l'occasione di incontrarlo lo scorso anno a Marciana Marina, come potete ricordare. La lettura del libro "L'Orda", in un primo tempo fatta forse con uno spirito "vacanziero", più distaccato, è diventata invece quasi un tormento nei mesi successivi, quando misuravo ciò che mi accadeva intorno con quanto descritto nel libro e vedevo che le situazioni che facevano stringere il cuore se lette in chiave patriottica, cioè di quello che accadeva ai nostri connazionali tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento, ma fino agli anni '60 e '70 del secolo scorso, oggi accade a tanti immigrati stranieri exrtacomunitari che troviamo nelle nostre strade, nella nostra vita.
Non voglio dire che in alcuni casi la loro presenza non sia ingombrante e perfino noiosa o peggio, ma anche gli italiani rubano, truffano, rapinano, violentano e uccidono. Solo che, come al solito, fa più rumore un albero che cade, piuttosto che una foresta che cresce.
Non si è ancora capito che a lungo termine questa immigrazione è inarrestabile, per quanto si possa e si voglia fare per respingerla. Sarebbe molto più produttivo ed efficace cercare di integrare questi immigrati facilitando la loro introduzione nell'ambiente sociale e lavorativo, creando scuole di lingua per stranieri come quella splendida del nostro De Mattei, creando sportelli di accoglienza nelle strutture pubbliche e facilitando il dialogo attraverso l'opera di mediatori culturali. Se la famiglia si integra, sarà più facile che anche i figli nati in Italia possano frequentare le scuole senza bisogno di differenziare il percorso di studi ed ottenendo per loro risultati migliori nello studio e, di conseguenza, nell'essere cittadini italiani a pieno titolo.
Ricordate sempre ciò che avviene nelle adozioni: il figlio rifiutato piò diventare fantastica occasione di gioia per la famiglia che lo accoglie e per lui stesso. Non rinunciamo a questi valori.
Se non avete voglia di leggere il libro di Stella, almeno date un'occhiata al sito che fu preparato per il lancio del libro. Vi trovere immagini, testi e testimonianze che sono sicuramente molto istruttive.
Chiudo questo breve post riprendendo una notizia di attualità: la Lega vuole mettere i simboli regionali nella bandiera nazionale. La bandiera non si tocca! E' ora di smetterla con queste farneticazioni, mentre i problemi degli italiani sono altri. Siate finalmente più seri e smettetela di fare gli oppositori interni al vostro stesso Governo, per il bene di tutti e non solo di una parte.

mercoledì 5 agosto 2009

Della natura umana

Mi sono chiesto tante volte cosa avrei fatto se fossi nato in Pakistan o in Guatemala, in Cambogia o in Darfur, quale sarebbe stata la mia prospettiva di vita o, per meglio dire, di sopravvivenza. Mi sono chiesto anche come mai tanta gente che vive qui da noi, nella nostra occidentalità, cerchi sempre di migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro. Se hai una casa, una macchina, stai al caldo e non ti manca il cibo, non dovrestri avere preoccupazioni, ansie, invidie che ti opprimono la vita. Eppure non è così: facciamo fatica ad essere felici del molto che abbiamo e rimpiangiamo sempre il nulla che ci manca. Pensiamo che i nostri figli debbano avere il meglio e pretendiamo che le loro cose siano sempre alla moda, altrimenti che figura ci fanno con gli amici?
Ma per chi non ha nulla, tutto questo si capovolge. La felicità si trova nelle piccole cose, tante volte si è felici quando la mattina ci si sveglia e si scopre di essere ancora vivi, di avere vicino i fratelli ed i genitori, oltre ai tanti altri che ti circondano. Non hai paura di stare vicino ad altri, perchè nella tua "tribù" le regole di vita sono semplici: cercare di arrivare a domani nel migliore dei modi. Procurarsi il cibo molte volte richiede sforzi e sacrifici, poi non è quasi mai un'operazione personale, si lavora con gli altri per trovare le risorse per tutti.
Non è un mondo ideale, anzi tutt'altro, e chi ci vive lo sa bene. Noi che stiamo da questa parte del mondo pensiamo che chi sta nella parte meno "civilizzata" non ci conosca, idealizzi una sorta di vita diversa da come noi la intendiamo. Ma chi ha frequentato quei luoghi sa che le cose sono ben diverse, oggi le tecnologie (internet, tv satellitare) permettono di vedere fatti e situazioni che sono poi esportate fino agli angoli più remoti del pianeta.
La vita in Africa è oltre la soglia di povertà per decine di milioni di persone, ogni giorno muoiono migliaia di bambini per la fame e per la sete, cosa che se dovesse succedere da noi sarebbe nei titoli di apertura dei telegiornali. Ma quanto vale una vita umana? Quanto vale se è africana, europea o asiatica? C'è una molla che scatta nella nostra mente, che probabilmente non ci è presente a livello cosciente, ma che applichiamo tutte le volte che vediamo immagini di bambini con il volto scavato, le ossa che affiorano dalla pelle e le pancie enormi, che ci fa provare tenerezza e amarezza per quei piccoli e le loro famiglie, ma non ci indigna, non ci fa urlare di rabbia per il disprezzo della vita, come invece facciamo quando si tratta di staccare una macchina ad un malato terminale per porre fine alle sue sofferenze. E' giusto tutto questo?
E' giusto tenere lontano chi affronta mille difficoltà per scappare da una situazione di fame, di ingiustizia, di guerra, per venire da noi per cercare un minimo di benessere per sè e per la famiglia che lascia nel suo paese?
Sono culture diverse che cozzano, legate a pratiche e religioni che talvolta si odiano e sicuramente si osteggiano, perchè non si considera la persona, la dignità della vita spesso offesa e disprezzata da pratiche abominevoli, come l'infibulazione. Questo ce le rende persone perfino sgradevoli e aumenta il nostro disagio nel trovarci fianco a fianco su di un autobus, quando i colori e gli odori si mescolano.
Classifichiamo le persone per la loro appartenenza etnica e su queste mettiamo delle tare, come con gli zingari e i rumeni: ladri e stupratori. Allora quando un giocatore di calcio segna gol a valanga e fa vincere scudetti all'Inter è un mito da coprire di soldi, quando se ne va ritorna ad essere uno zingaro da coprire di insulti e sputi, ed avete capito di chi parlo. Nelle classificazioni conta poi il genere (maschio o femmina) e la razza (bianca o altro colore): se sei femmina e bianca, vai bene, benissimo perchè se sei giovane puoi prostituirti, se sei di mezza puoi fare la badante, sottopagata e spesso non in regola.
Sappiamo poi che la Lega fomenta questi riti tribali, con manifesti che inneggiano alle riserve indiane e con ministri che teorizzano di usare le navi da guerra per la difesa delle coste italiche dall'invasione delle orde musulmane. Nel quasi completo silenzio della Chiesa, troppo spesso su posizioni di tolleranza a queste ed altre affermazioni quando governa la Destra, e questo mi dà veramente un grandissimo dolore ed un forte senso di disagio.
Eppure se c'è una cosa di cui sono certo è che la società viaggia ad una velocità più grande di quella che noi stessi percepiamo. Già oggi abbiamo aziende che sono di proprietà di persone che dovremmo definire "di origine extracomunitaria", ma che stanno facendo crescere come italiane.
Come già successo nella storia, tra una o due generazioni loro saranno integrati, forse saranno più italiani degli italiani di nascita attuale, addirittura saranno loro che chiederanno allo Stato (governato da un nero? di colore di pelle, intendevo; nel senso politico, lo siamo già oggi) di essere difesi da qualche altra minaccia culturale e razziale (extraterrestri?).
Ammesso che tra un paio di generazioni l'Uomo esista ancora.

martedì 4 agosto 2009

Il Diluvio sopra di noi


Oggi mi ero preparato per un altro tema, ma c'è un'attualità ed un'urgenza che merita una riflessione approfondita. L'altro tema, che reputo anche più importante, lo riprenderò domani.

Oggi parliamo di acquazzoni tropicali e rete fognaria, ovvero cosa è successo ieri a Busto Arsizio e quali siano gli errori che più frequentemente si commettono perchè non c'è una visione chiara delle cose e degli avvenimenti.

Ma andiamo per ordine. Che da qualche anno i temporali non siano più quelli di una volta lo hanno capito tutti. Assomigliano più a tempeste subtropicali, con grandi rovesci che riversano una quantità di acqua dal cielo che nemmeno l'espressione "acqua a catinelle" riesce più a creare come immagine. Questo cambiamento si accompagna al cambiamento climatico planetario in atto e che rischia di compromettere irreparabilmente l'ambiente nel giro di pochi decenni, creando danni enormi e forse anche devastazioni formidabili. Di fatto però, i singoli cittadini non hanno nè gli strumenti nè la possibilità di intervenire efficacemente.

Possiamo, anzi dobbiamo intervenire, invece, su molte lacune di carattere infrastrutturale che ormai caratterizzano quella che potremmo definire la "gestione Acqua", attraverso l'analisi e la definizione di una politica del territorio in materia di ciclo delle acque. Ne accenno, ma non ne tratto, del fatto che anche la rete idrica ha grossi problemi, con perdite enormi di acqua potabile dalla rete di distribuzione e che ci sono problemi anche con la struttura della rete stessa, con ancora diversi chilometri di tubazione in amianto.

Breve inciso politico: a me Franco Girola sta simpatico. Garbato, alla mano, non è certo il tipo di persona che mi sento di aggredire verbalmente accusandolo di essere in malafede. La sua posizione però non è e non può essere quella di chi sembra essere messo lì a fare la figura dell'incapace a vita: ha dichiarato tempo fa di volersi dimettere perchè aveva poco peso nella gestione degli affari dell'Assessorato a lui affidato, da sempre lamenta la grande penuria di risorse economiche destinate al suo bilancio.

Morale: le strade sono piene di buchi, lo stadio non si può sistemare e le fognature sono quelle di due secoli fa. Appunto, due secoli fa le cose le facevano pensando a cosa necessitava allora; perchè oggi non si riesce a fare altrettanto? Perfino i romani riuscivano a compiere più di 2.000 anni fa opere di ingegneria idraulica che ancora oggi funzionano, noi no.

Non ho le conoscenze e le capacità di critica tecnica per poter dire come stiano effettivamente le cose dal punto di vista della struttura fognaria, ma posso senz'altro affermare che, anche a causa delle mutate condizioni meteorologiche ed ambientali, alla progressiva cementificazione di tutta l'area cittadina, alla vetustà della rete fognaria, il sovrapporsi disomogeneo di interventi e della scarsa manutenzione applicata nel corso degli ultimi decenni, gli esiti nefasti di questi ultimi avvenimenti siano la sommatoria di tutti questi fatti.

E qui mi devo rapportare al Sindaco, alla sua Giunta e a tutti i Sindaci e le giunte di questi anni: avete voluto creare la città nuova, ma avete fallito.

Come un chirurgo estetico, avete curato alcuni aspetti esteriori della città, avete investito capitali ingenti senza portare reali benefici, avete modificato il profilo del naso o levato le borse sotto gli occhi della città, come con i Mulini Marzoli, il Museo del Tessile, lo stadio di atletica, la piscina di via Manara, mentre avete trascurato tutte le necessità vere, le infrastrutture (strade, fogne, marciapiedi, verde pubblico, viabilità e tanto altro), che sono i nervi, le arterie e la pelle della città.

Se i cittadini devono prendere in mano scope e catini, devono diventare vigili urbani e pompieri, allora vuol dire che non abbiamo più bisogno di una sovrastruttura pubblica la cui efficienza ed efficacia è stata totalmente azzerata dai fatti.

lunedì 3 agosto 2009

Un'estate calda e rossa di vergogna

Questo primo fine settimana di vacanze ci lascia un po' perplessi, per diverse ragioni.
La prima è che, nonostante la crisi annunciata, prevista, incipiente (trovate voi l'aggettivo gisuto), quest'anno tutti se ne vanno al mare o ai monti, alla faccia di chi pensa non sia il caso di trastullarsi. L'autunno ci dirà forse come stanno davvero le cose.
La seconda è figlia diretta della prima: visto che nessuno ha voglia di restarsene a casa, allora via sulle strade italiane. Ed allora, ecco che vengono a galla gli eterni problemi infrastrutturali della nostra penisola, dovuti un po' anche alla sua conformazione morfologica e geografica: lunga lunga, stretta stretta e con un grande cappello in testa (le Alpi e la pianura Padana).
Ma questo non basta a spiegare i 32 chilometri di coda al passante di Mestre, non serve a dipanare gli eterni problemi sulla Salerno-Reggio Calabria. A Mestre la situazione ha del paradossale: il passante serviva proprio per non andare ad imbottigliarsi sulla tangenziale, che col traffico pesante diventa una trappola mortale. Ma se non si cambia il modo di gestire i passaggi ai caselli autostradali, i veri generatori di code non appena si alza il livello di traffico, potremo costruire autostrade ad 8 corsie, sul modello americano, ma continueremo ad avere questo pessimo risultato.
Infatti, l'unico strumento in grado di eliminare questo problema si chiama Telepass, l'hanno inventato molti anni fa, ma ancora relativamente in pochi lo usano.
A mio parere, ogni entrata (e conseguente uscita) autostradale andrebbe dotata di telepass, e l'accesso impedito a chi non ce l'ha. Le nuove auto dovrebbero averlo già a bordo come la ruota di scorta o l'air-bag. Se questo avvenisse, ognuno pagherebbe il pedaggio autostradale solo ed unicamente in base ad una tariffa chilometrica stabilita uguale per tutti, e pagherebbe solo per i chilometri percorsi in autostrada, evitando di avere tratte a costi esosi (come il tratto Varese-Milano), mentre altri tratti sono praticamente gratuiti. Un'agenzia unica ridistribuirebbe poi gli incassi ai gestori autostradali, sulla base dei chilometri effettivamente percorsi sulle loro tratte.
Adesso, se qualche onorevole leghista della zona volesse prendersi anche questa idea, gliela lascio volentieri, come quella del Car-Pooling: l'importante è che si faccia qualcosa di concreto e di buono.
C'è poi un altro discorso che vorrei fare sull'efficienza di questo Governo di Centrodestra, che la maggioranza degli elettori italiani hanno voluto, tirandosi la zappa sui piedi. Già, perchè se al precedente Governo Prodi non ne veniva perdonata una e doveva fare tutto e subito, al nostro caro Berlusconi viene perdonato tutto e di più. Forse gli amici italiani dimenticano che dall'aprile 2001 al oggi (vale a dire in 8 anni e mezzo) l'Italia è stata governata per 7 anni (sette) da Berlusconi, eppure c'è qualche ministro (nella fattispecie Tremonti), che fa addirittura pagare al breve periodo di governo Prodi il fatto che non cali la pressione fiscale. Siamo oltre il ridicolo.
Ma soprattutto, la vera vergogna di questa estate vacanziera si chiama CAI-Alitalia. Venerdì sera 31 luglio 2009, durante il telegiornale delle 20.00 è stato trasmesso un servizio dove veniva intervistato l'Amminstratore Delegato di CAI Rocco Sabelli, il quale parlava di conti in pareggio e di efficienza e puntualità della nuova compagnia. Uno spot televisivo enorme, smentito immediatamente dai fatti: sabato e domenica (1 e 2 agosto) sono stati due giorni di tragedia per la compagnia aerea. Con sublime silenzio della prima rete nazionale.
Nel gennaio 2009 Adusbef affermava che il vero comandante di Alitalia era Berlusconi: aveva ragione. Ora il Premier non esita di far leva sulla comunicazione di massa per convincere gli italiani a volare con la vecchia "compagnia di bandiera", per fare in modo che i suoi soci d'affari non restino delusi.
La verità, purtroppo, è che malgrado tutti lo sappiano, a pagare continua ad essere solo Pantalone...

domenica 2 agosto 2009

Busto città dell'immagine e dell'immaginario

Busto Arsizio sarà presto illuminata dai led, la nuova tecnologia che permette di ottenere luce a basso costo e con un bassissimo impatto ambientale. L'annuncio arriva dall'Assessore Armiraglio, col quale ho un rapporto di amicizia che va oltre la politica (sapete che non nascondo nulla).
Lo scorso anno, con lui abbiamo visto che ogni anno il Comune spende quasi un milione di euro per l'illuminazione pubblica, e che si poteva cercare di risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro utilizzando le nuove tecnologie. D'altra parte, questo era parte del mio progetto sul Centro di Ricerca e Busto capoluogo delle nuove tecnologie.
Sono convinto che le idee dell'opposizione siano spesso applicate dalla maggioranza come idee proprie, ma per la città sono comunque felice se si attuano iniziative che permettono efficienze e risparmi all'avanguardia, per il bene dei cittadini.
Il mio solo rammarico è che questa soluzione arriva con quasi quattro anni di ritardo e che il Malpensa Fiere, che avevo suggerito diventasse la centrale operativa del Centro di Ricerca, in realtà nel futuro diverrà una sorta di Cinecittà Lombarda, a fare il paio con la Manifattura Tabacchi di Milano.
Mi sembra che siamo arrivati al punto che è più importante un polo della cinematografia (quindi della fantasia, dell'illusione) che non un Centro di Ricerca sulle Nuove Tecnologie e le Energie riciclabili, più vicino alla storia del nostro territorio che per centinaia di anni a vissuto di tessile, meccanica e chimica.
Già, ma questo sembra essere il periodo del "voltar pagina", del dimenticarsi delle tradizioni storiche del territorio, anche di quelle imprenditoriali. Busto città satellite di Milano, ma non solo: satellite di Castellanza (LIUC), da cui molti studenti arrivano cercando casa; Busto città satellite di Gallarate e Legnano, dove i nostri giovani vanno a cercare locali alla moda e dove trovano un centro rinato e di gran lunga migliore di quello della nostra città.
La città dove c'è "Più Busto" è un'icona da cartolina, nulla più. Indifendibile la posizione del Sindaco, anche dopo le martellanti settimane del tabellone che in centro raccontavano le storie dei cittadini (a proposito, che fine ha fatto tutto questo?).
Busto città dell'immagine e dell'immaginario. Ma la realtà, purtroppo, è ben diversa.

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