Alessandro Berteotti

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mercoledì 5 agosto 2009

Della natura umana

Mi sono chiesto tante volte cosa avrei fatto se fossi nato in Pakistan o in Guatemala, in Cambogia o in Darfur, quale sarebbe stata la mia prospettiva di vita o, per meglio dire, di sopravvivenza. Mi sono chiesto anche come mai tanta gente che vive qui da noi, nella nostra occidentalità, cerchi sempre di migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro. Se hai una casa, una macchina, stai al caldo e non ti manca il cibo, non dovrestri avere preoccupazioni, ansie, invidie che ti opprimono la vita. Eppure non è così: facciamo fatica ad essere felici del molto che abbiamo e rimpiangiamo sempre il nulla che ci manca. Pensiamo che i nostri figli debbano avere il meglio e pretendiamo che le loro cose siano sempre alla moda, altrimenti che figura ci fanno con gli amici?
Ma per chi non ha nulla, tutto questo si capovolge. La felicità si trova nelle piccole cose, tante volte si è felici quando la mattina ci si sveglia e si scopre di essere ancora vivi, di avere vicino i fratelli ed i genitori, oltre ai tanti altri che ti circondano. Non hai paura di stare vicino ad altri, perchè nella tua "tribù" le regole di vita sono semplici: cercare di arrivare a domani nel migliore dei modi. Procurarsi il cibo molte volte richiede sforzi e sacrifici, poi non è quasi mai un'operazione personale, si lavora con gli altri per trovare le risorse per tutti.
Non è un mondo ideale, anzi tutt'altro, e chi ci vive lo sa bene. Noi che stiamo da questa parte del mondo pensiamo che chi sta nella parte meno "civilizzata" non ci conosca, idealizzi una sorta di vita diversa da come noi la intendiamo. Ma chi ha frequentato quei luoghi sa che le cose sono ben diverse, oggi le tecnologie (internet, tv satellitare) permettono di vedere fatti e situazioni che sono poi esportate fino agli angoli più remoti del pianeta.
La vita in Africa è oltre la soglia di povertà per decine di milioni di persone, ogni giorno muoiono migliaia di bambini per la fame e per la sete, cosa che se dovesse succedere da noi sarebbe nei titoli di apertura dei telegiornali. Ma quanto vale una vita umana? Quanto vale se è africana, europea o asiatica? C'è una molla che scatta nella nostra mente, che probabilmente non ci è presente a livello cosciente, ma che applichiamo tutte le volte che vediamo immagini di bambini con il volto scavato, le ossa che affiorano dalla pelle e le pancie enormi, che ci fa provare tenerezza e amarezza per quei piccoli e le loro famiglie, ma non ci indigna, non ci fa urlare di rabbia per il disprezzo della vita, come invece facciamo quando si tratta di staccare una macchina ad un malato terminale per porre fine alle sue sofferenze. E' giusto tutto questo?
E' giusto tenere lontano chi affronta mille difficoltà per scappare da una situazione di fame, di ingiustizia, di guerra, per venire da noi per cercare un minimo di benessere per sè e per la famiglia che lascia nel suo paese?
Sono culture diverse che cozzano, legate a pratiche e religioni che talvolta si odiano e sicuramente si osteggiano, perchè non si considera la persona, la dignità della vita spesso offesa e disprezzata da pratiche abominevoli, come l'infibulazione. Questo ce le rende persone perfino sgradevoli e aumenta il nostro disagio nel trovarci fianco a fianco su di un autobus, quando i colori e gli odori si mescolano.
Classifichiamo le persone per la loro appartenenza etnica e su queste mettiamo delle tare, come con gli zingari e i rumeni: ladri e stupratori. Allora quando un giocatore di calcio segna gol a valanga e fa vincere scudetti all'Inter è un mito da coprire di soldi, quando se ne va ritorna ad essere uno zingaro da coprire di insulti e sputi, ed avete capito di chi parlo. Nelle classificazioni conta poi il genere (maschio o femmina) e la razza (bianca o altro colore): se sei femmina e bianca, vai bene, benissimo perchè se sei giovane puoi prostituirti, se sei di mezza puoi fare la badante, sottopagata e spesso non in regola.
Sappiamo poi che la Lega fomenta questi riti tribali, con manifesti che inneggiano alle riserve indiane e con ministri che teorizzano di usare le navi da guerra per la difesa delle coste italiche dall'invasione delle orde musulmane. Nel quasi completo silenzio della Chiesa, troppo spesso su posizioni di tolleranza a queste ed altre affermazioni quando governa la Destra, e questo mi dà veramente un grandissimo dolore ed un forte senso di disagio.
Eppure se c'è una cosa di cui sono certo è che la società viaggia ad una velocità più grande di quella che noi stessi percepiamo. Già oggi abbiamo aziende che sono di proprietà di persone che dovremmo definire "di origine extracomunitaria", ma che stanno facendo crescere come italiane.
Come già successo nella storia, tra una o due generazioni loro saranno integrati, forse saranno più italiani degli italiani di nascita attuale, addirittura saranno loro che chiederanno allo Stato (governato da un nero? di colore di pelle, intendevo; nel senso politico, lo siamo già oggi) di essere difesi da qualche altra minaccia culturale e razziale (extraterrestri?).
Ammesso che tra un paio di generazioni l'Uomo esista ancora.

martedì 10 febbraio 2009

Maroni querela Famiglia Cristiana: indegno di un ministro

La notizia è freschissima, ma è di quelle che fa meditare. Famiglia Cristiana attacca Maroni sul decreto contro i clandestini con parole di dura condanna, e lui replica attraverso i suoi legali, querelando il settimanale cattolico.
All'origine del contrasto le affermazioni del ministro varesino, di Lozza per la precisione, pronunciate ad Avellino (che strano, girando le targhe si ha che VA diventa AV...), quando incalzato da Beppe Pisanu (parlamentare di Forza Italia, non di qualche partito della sinistra estrema), che accusa la Lega di fare "discorsi da osteria", rispose che "per contrastare l'immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti ma cattivi".
Ora, se la Chiesa prende posizione per Eluana in difesa della vita, perchè non dovrebbe farlo anche per difendere quella di migliaia di poveracci che arrivano sulle nostre coste, vittime di novelli negrieri e della povertà indotta da un mondo consumista e capitalista, alla ricerca di una felicità forse remota, forse impossibile, ma verso la quale non abbiamo nessun diritto di negazione a fronte del solo fatto di essere noi nati qua e loro là?
Mi meraviglierei sinceramente del contrario, ovvero se la Chiesa dovesse assecondare un giudizio di questo genere. Nel decreto anti clandestini è vero che il testo iniziale è stato cambiato e da obbligo di denuncia si è passati a possibilità di denuncia, ma questo viola il principio e l'essenza stessa del medico, che fin da Ippocrate ha fatto un giuramento di dedizione alla vita umana.
Chiedere che questi diventino i cani da guardia che abbaiano al clandestino mi sembra davvero uno schiaffo alla moralità, inaccettabile non solo professionalmente, ma soprattutto umanamente.
Se dunque Famiglia Cristiana <leggi articolo> ritiene di paragonare questa legge alle ben tristi leggi razziali, ne ha giusta ragione, e voglio vedere quale sarà il giudice che la condannerà.
E qualora lo facesse, egli condannerà anche tutti i cattolici che credono nella libertà che viene dalla legge di Dio, dall'uguaglianza dei diritti dell'uomo e dalla dottrina cattolica, ad una sudditanza nei confronti di una legge violenta e irresponsabile. Come fu appunto per le leggi razziali. Non parliamo di ebrei oggi, ma di afroasiatici e sudamericani.
Eppure in questa provincia c'era nel centrosinistra anche chi guardava alla Lega come ad un possibile alleato: forse sarebbe il caso di ricredersi pubblicamente, anche qualora Maroni fosse un amico personale.

domenica 15 giugno 2008

Pericolo prostitute: apriamo il dibattito

La questione è vecchia come il mondo, anzi dicono che sia la professione più antica. Oggi voglio affrontare un tema che in questi giorni è stato al centro di discussioni dovute al fatto che il Governo proponeva il carcere per le prostitute clandestine; ora invece tale provvedimento pare stralciato e addolcito nella sostanza, trasformato in una espulsione immediata nell'arresto e detenzione solo nel caso di recidive.

Per capire come la gente percepisca questo argomento, ho deciso di introdurre sul tema il sondaggio di questa settimana, che sono sicuro non mancherà di stimolare la discussione.

Fate girare la voce...

Il mio parere sull'argomento prostituzione

Nell'anno in cui nacqui, venne promulgata la famosa legge Merlin che chiudeva le case di tolleranza, fino a quel momento legali. Non posso quindi dire come fosse la situazione allora, ma so che oggi passando lungo molte strade di tutte le città d'Italia, di giorno e di notte, col sole e con la pioggia, si possono trovare delle signore che, in atteggiamento inequivocabile, fanno merce del loro corpo.

Il provvedimento che il Governo ha (o aveva) in animo di adottare era rivolto ad espellere le prostitute clandestine, ma qui nasce il dubbio: esse sono criminali, come sostiene qualcuno dell'attuale maggioranza di Governo, o vittime?

La cronaca nera ci illumina: esistono organizzazioni criminali che operano una sorta di tratta di giovani donne, prelevate con mille promesse dai paesi di origine e trasferite in Italia per essere avviate alla prostituzione, con minacce e percosse dirette a loro ed ai loro familiari rimasti nei paesi di origine. Si tratta, quindi, a tutti gli effetti, di schiave.

Qualcuna di esse ha avuto il coraggio di scappare e denunciare gli aguzzini, ma di chi non ce la fa non ne avremo mai notizia. Così come non sapremo direttamente se le minacce di morte nei confronti di familiari siano poi messe in pratica.

Ma vi sono anche altri elementi da considerare, primo fra tutti il fatto che se esiste un mercato così fiorente del sesso a pagamento è perché la clientela abbonda.

Probabilmente molti di coloro che pubblicamente disprezzano, privatamente apprezzano.

Qual è la differenza tra una prostituta clandestina ed una indigena? Chi è di Busto Arsizio o zone limitrofe avrà sentito parlare della “mitica” Bersagliera, che a ottant'anni suonati pare sia ancora all'opera...

Qual è la speranza di una povera ragazza che arriva in Italia, liberamente o costretta, e si trova a vivere la vita della strada, per finire magari massacrata come accadde qui vicino alle tre ragazze dell'est uccise da un probabile serial killer? Don Benzi ha aiutato per anni e anni le prostitute della costiera romagnola ad avere questa speranza; lui è morto, ma il suo pensiero no e sta anche a noi tenerlo vivo ora.

lunedì 2 giugno 2008

Tanti auguri, signora Repubblica

Una signora di 62 anni, molto ben portati e che molti ci invidiano, ma che noi abbiamo lentamente fatto scivolare in secondo piano. Credo sia più che giusto soffermarsi oggi a riflettere sulla nostra Repubblica Italiana e sulla sua Costituzione, atto fondante del nostro essere cittadini italiani oggi.

Una Costituzione che qualcuno vorrebbe cambiare, addirittura stravolgere, ma che invece attira l'ammirazione e l'interesse di molti paesi nel mondo ancora oggi. Partendo dall'articolo 1, che afferma: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, l'Associazione Mazziniana Italiana ha diffuso un comunicato in cui, tra l'altro, si può leggere: “La traduzione delle prime parole della nostra Costituzione in alcune delle principali lingue dell'immigrazione vuole ricordare a noi italiani, innanzitutto, come il lavoro sia quotidianamente tradotto nelle nostre città in tante lingue straniere.

Il richiamo all'integrazione degli stranieri in un contesto di legittimità e di legalità è evidente. Continua: “Ma il nostro manifesto vuole anche presentare, con le prime parole introduttive, la nostra intera Carta Costituzionale a persone che provengono da paesi diversi, spesso lontani dalla democrazia. E' un segnale, un richiamo a loro come a noi, per scoprire - o riscoprire - i valori forti della Repubblica, quelli che tengono insieme una Nazione e che la fanno diventare Patria.

A loro come a noi: questo è il punto. La Costituzione non viene più insegnata nelle scuole, come l'educazione civica, ed il risultato è il lento ma costante scomparire dei principi fondanti della carta costituzionale dal tessuto sociale. Non abbiamo bisogno di ronde per sentirci più sicuri.

Famiglia Cristiana di questa settimana attacca duramente questi atteggiamenti e punta il dito: “Il megafono della Lega sulle paure degli italiani”. Si legge, tra l'altro: “E' più sicura una città senza immigrati o Roma, dove si rischia di morire ogni sera, travolti da pazzi italiani ubriachi o drogati al volante? E' più sicuro un territorio senza extracomunitari o intere regioni in mano a mafia e camorra?”. Poi l'accusa si fa precisa: “Diamo atto al sottosegretario alla Famiglia, Carlo Giovanardi, d'essere stato l'unico nel Governo a dire che il reato di immigrazione clandestina è una follia, ... ma gli altri cattolici, Rotondi, Scajola, Gianni Letta, non hanno nulla da dire?”.

Questo è anche il problema di tutti i cattolici: professare la propria fede che dice di amare il prossimo e poi fermarsi a coloro che ci stanno più vicini. L'appello è allora anche ai media, perchè non enfatizzino singoli fatti di cronaca, seppur gravi, ricordando che anche i nostri nonni emigrarono per fame.

Da ultimo, ricordando che gli immigrati producono il 9 per cento del PIL e che spesso fanno quei lavori sporchi e umili che non permettiamo più di fare ai nostri figli, ecco emergere il decreto “salvabadanti”. Si sta preparando un decreto flussi ad hoc per regolarizzare le lavoratrici straniere che si occupano dell'assistenza di persone non autosufficienti. Certo, altrimenti come potrebbero gli onesti cittadini italiani continuare a produrre ricchezza per se e per garantirsi un adeguato tenore di vita?

Ecco perchè è essenziale far comprendere e assimilare agli stranieri che restano sul nostro territorio il testo della nostra Costituzione, per permettere di accedere, da cittadini italiani a tutti gli effetti, alla nostra vita sociale.

Garantire l'integrazione a loro è la migliore assicurazione per la continuità dei valori dei nostri padri.


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