Alessandro Berteotti
- Benvenuti nel mio blog
- Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!
giovedì 25 giugno 2009
Paghiamo continuamente multe all'Europa
mercoledì 10 giugno 2009
Gheddafi offende l'Italia e Berlusconi tace
giovedì 22 gennaio 2009
Cambiamento, la lezione di Obama
Ho sentito ed ho visto molte persone, anche politicamente lontane da Obama, auspicare questo cambiamento: se l'hanno fatto solo con la bocca e non col cuore lo scopriremo presto.
Il fatto è che anche loro lo sanno che come si è andati avanti nel mondo negli ultimi 25 anni (dalla crisi dell'impero sovietico ed il crollo del muro di Berlino ad oggi) non si potrà più continuare.
La crisi finanziaria, determinata dall'oggettiva assenza se non complicità del sistema dei tre garanti della finanza mondiale non ha più senso, e se in questo mondo manca la fiducia, manca tutto.
Anche ieri Moody's non ha mancato all'appello, demolendo il rating (la quotazione) della RBS, la Royal Bank of Scotland, solo quando l'evidenza dei fatti aveva già fatto dare il giudizio ai mercati finanziari. Non abbiamo più bisogno di yuppies d'assalto, di teste di cuoio della finanza che giostrano a velocità della luce sulle borse mondiali alla ricerca dell'affare del secolo da consumarsi nel tempo di un pranzo. Non serve al risparmiatore la vicinanza di un consulente bancario che fa esclusivamente l'interesse della banca e non dell'investitore.
Casi come Parmalat o Popolare di Lodi, coi furbetti del quartierino, non devono più accadere e non possono più essere tollerati dallo stesso sistema finanziario nazionale ed internazionale. Chi gioca sporco, via e vada in mano alla giustizia, che deve diventare più feroce nel perseguire i criminali finanziari.
Partiamo da qui col cambiamento, perchè ormai la gente capisce più cos'ha nel portafoglio che nel proprio cuore. Quando saremo pronti a tornare a sentirne il battito, ci potremo anche accorgere che la vita è meravigliosamente diversa.
mercoledì 21 gennaio 2009
Riflessioni sul discorso di Obama
venerdì 28 novembre 2008
Il dolore e la speranza
giovedì 6 novembre 2008
La lezione americana
lunedì 3 novembre 2008
La notte di Obama e McCain
domenica 12 ottobre 2008
I cori squadristi un insulto per tutto il Paese
Se non si riesce a comprendere quale sia il significato vero e profondo di questi gesti e di queste parole, forse - almeno sullo stretto ambito sportivo - ha senso, come suggerisce qualcuno dell'ambiente della Nazionale, il semplice gesto di ignorarli perchè "raglio d'asino non sale in cielo".
Per altri, e per me in particolare, toni di questo genere sono assolutamente incompatibili con lo sport e con la vita sociale e politica. Sempre di più si evidenzia la matrice politica di destra di questi idioti travesti da tifosi, facinorosi e violenti, che carattarizzano la propria azione di sostegno alle squadre di calcio. Finora si erano limitati alle partite delle proprie squadre, adesso sono arrivati alla Nazionale di calcio ed hanno manifestato la propria presenza in una partita internazionale, giocata in trasferta e vista anche da numerosi altri Paesi collegati.
A mio parere questo gesto è voluto, inserito in una strategia che vorrei definire "di contesto". Dopo le revisioni storiche sul fascismo, dopo le polemiche sui morti della Repubblica Sociale, quale migliore platea di un incontro di calcio a cui assistono milioni di spettatori in Italia per fare audience sul tema? Per poi ottenere giudizi di blanda condanna, che con l'andare del tempo si trasformano in sopportazione e quindi nella normalità della vita quotidiana.
Non può, chi governa, fare orecchie da mercante a queste situazioni: le minacce di Maroni fanno un po' sorridere, sembrano molto severe, ma rischiano di non essere più di un buffetto sulla guancia di chi, invece, vuole provocare situazioni da guerriglia e riproporre un copione antico. Criminale.
martedì 16 settembre 2008
Il sogno americano si sbriciola
Anche se, forse, dovremmo andare ancora più indietro nel tempo per capire cose successe con Enron e i casi di fallimento di alcune grandi società americane:
"Il fallimento di Enron è il più colossale crack della storia aziendale mondiale (IlSole24ore, 29-11-01).
Enron aveva un giro d'affari superiore ai 100 miliardi di dollari all'anno. Il gigante texano dell'energia Enron è crollato in poche settimane, distrutto da un management spregiudicato che ha truccato per anni i bilanci aziendali. ... il direttore finanziario era al tempo stesso azionista di innumerevoli società esterne che contribuivano a finanziare il gruppo... (la Repubblica, 30-11-01)".
Sette anni fa l'America dovette fare i conti con la corruzione, l'affarismo che attornia il mondo della politica, in altre parole visse la sua Tangentopoli.
Questo fatto ha causato, insieme al crollo delle torri gemelle, il più grande e violento choc nella coscienza americana, che però ebbe poco tempo per riflettere perchè gli avvenimenti della guerra con l'Afghanistan prima e con l'Iraq poi hanno concentrato di nuovo l'attenzione verso altri fatti.
Ma il male di fondo è rimasto, si è trascinato sommessamente fino a qualche mese fa, quando i problemi economici di Fanny Mae e Freddie Mac, i due colossi finanziari dei mutui americani, hanno cominciato a diventare di dominio pubblico.
Fannie Mae fu creata nel 1938 dopo il decennio della Grande Depressione: figlia del New Deal di Franklin Roosevelt, è la prima banca di natura semipubblica che ha per unico scopo l'erogazione di mutui-casa a "prezzi politici" controllati dal governo. Insieme con Freddie Mac, la sua istituzione gemella, queste due maxi-banche di credito fondiario sono state ora "statalizzate", cioè il Governo americano si è preso carico dei debiti di queste due banche. I loro prestiti valgono 5.200 miliardi di dollari. Per avere un'ordine di grandezza, quel volume di prestiti è pari al 58% dell'intero debito pubblico americano, il più grande del mondo.
Scrive oggi Guglielmo Zucconi (>>>vedi intero articolo<<<): "la Lehman Brothers, quarta banca d'affari americana, fallita, due settimane dopo il salvataggio governativo di Freddie Mac e Fannie Mae, la fine di Bear Stearns, di Merrill Lynch - la numero uno risucchiata dalla Bank of America - nell'assalto in atto al titano delle assicurazioni Aig, nella febbre che sta facendo rabbrividire marchi stellari come Goldman Sachs, Morgan Stanley, Jp Morgan, c'è semplicemente l'altra faccia del "sogno americano". L'incubo americano.
Il governo Bush, dopo avere contribuito a salvare la Bear Stearns promuovendo l'assorbimento e nazionalizzando, con nobile sprezzo dell'ideologia liberista, le due grande agenzie di mutui, è stata costretta a chiamarsi fuori".
Difficile dire se siamo di fronte ad una nuova crisi del '29, cosa probabile, ed ancora più difficile dire quando le cose potranno assestarsi. Questo ciclone rischia di trascinare con se ogni cosa e di fatto peserà enormemente sulla battaglia per la Presidenza degli Stati Uniti, lasciando una grandissima responsabilità in mano al vincitore.
venerdì 5 settembre 2008
Busto Arsizio alla deriva
mercoledì 20 agosto 2008
La crisi NATO-Russia mette in ginocchio la politica estera italiana
giovedì 14 agosto 2008
La crisi in Ossezia è anche una nostra preoccupazione
In questi giorni assistiamo ai drammatici fatti dell'Ossezia e della Georgia. La diplomazia internazionale ha tentato un intervento immediato, dettato anche dalla concomitanza dell'inizio della crisi con l'inaugurazione dei Giochi Olimpici.
Però questa crisi sta mettendo in luce alcuni aspetti estremamente importanti. Il primo è che gli Stati Uniti, ed in particolare la figura del Presidente Bush, non sono in grado di poter gestire questa crisi, malgrado la voce grossa fatta nelle ultime dichiarazioni. Il secondo è che l'Europa è il vero mediatore di questa situazione, anche grazie all'azione della Francia ed il terzo è che l'Italia, ed in particolare il Ministro Frattini, sono rimasti assenti da questo importantissimo frangente.
Ieri sera al telegiornale delle 20.00 di RaiUno, Frattini ha dichiarato di aver seguito la crisi dalle Maldive tramite i moderni mezzi di telecomunicazione: una giustificazione accettabile solo da chi ci vuole credere comunque. In realtà, la presenza fisica personale è fondamentale, sia per l'immagine che per la sostanza, per avere il supporto degli uffici e poter tenere efficacemente i contatti con gli interlocutori internazionali.
Il commento di Le Monde verso il Presidente Bush è maligno: "Mentre scambiava alcuni colpi in spiaggia con le ragazze della squadra americana di beach-volley alle Olimpiadi di Pechino, la Georgia - la migliore amica degli Stati Uniti nell'ex blocco dell'Est, salutata come 'faro della liberta' durante una visita del 2005 a Tbilisi - veniva schiacciata dalla Russia", si legge nel commento del giornale parigino. Se a Bush e Pechino sostituiamo Frattini e Maldive, l'equazione si risolve con lo stesso risultato.
La Georgia in argomento non è lo stato americano, ma un stato indipendente della ex URSS nel quale passa il più grande oleodotto russo, quindi ha una posizione strategica nello scacchiere delle energie mondiali. L'Europa dipende in buona parte dalle energie russe, basti ricordare il peso della crisi tra Russia ed Ucraina per il gas naturale negli ultimi due inverni e le minacce di quest'ultima di chiusura dei gasdotti.
L'Europa ha una grande occasione di diventare mediatore di questa crisi e di governare il futuro delle relazioni internazionali; per i prossimi sei mesi l'America non potrà essere incisiva sul piano internazionale, trovandosi nel momento delle elezioni del nuovo Presidente. Esserci è essenziale, restare in vacanza alle Maldive è demenziale. L'Italia e l'Europa dipendono dall'energia russa, ma devono riuscire a difendere la democrazia a tutti i costi, perchè il futuro a lungo termine dipende più dagli assetti politici che dallo sfruttamento dell'energia.
martedì 12 agosto 2008
Politica economica occidentale al capolinea?
Diventa allora importante capire chi e cosa determina questo momento, che non è più solo un frangente passeggero.
La crisi del petrolio è pesantissima per tutto il mondo occidentale, ed ad innalzarne il costo sono la speculazione internazionale e le richieste crescenti da parte dei paesi emergenti, India e Cina. In questi paesi le produzioni sono però in buona parte originate dai produttori occidentali, Nord Americani ed Europei. La Cina e l'India non hanno prodotti di grande esportazione verso l'Occidente; anche la Tata, azienda del settore auto compartecipata FIAT, non ha ancora mercato nè in Italia nè nel resto d'Europa. In India però vi è una concentrazione di cervelli impressionante, molte aziende multinazionali si affidano a centrali di servizi operanti in India, soprattutto nel settore delle telecomunicazioni e tecnologie informatiche.
Se percorriamo questo ragionamento fino in fondo, otteniamo che il grande sviluppo di questa parte del mondo è stata voluta dal mondo occidentale, costantemente alla ricerca di mercati in grado di produrre a basso costo gli stessi prodotti che faremmo noi. Naturalmente le tecnologie sono state introdotte dalle nostre imprese, mentre le materie prime sono per lo più reperite in loco. Ecco quindi che anche la filiera della qualità ogni tanto denuncia qualche episodio di gravissima rilevanza, come nel caso dello scorso anno delle vernici al piombo usate per un notissimo modello di bambola, molto in voga anche tra le nostre bambine.
Chissà quanti e quali altri tipi di danno o inefficienza lamentano questi prodotti, ma non è questo l'argomento che volevo trattare. Restiamo nel tema economico: abbiamo espulso molte produzioni dal nostro paese per rincorrere il sogno di una maggiore competitività internazionale, costi produttivi più bassi, per tenere presso di noi la ricerca e sviluppo. Però poi si realizza la "fuga di cervelli" che spesso denuncia Piero Angela nelle sue trasmissioni, facendoci intendere che così perdiamo un capitale ed una ricchezza, anche solo potenziale, enorme.
Rispetto a quarant'anni fa, si è invertito il rapporto tra impiegati e operai, e questo anche perchè molte produzioni ormai sono fatte con macchinari che richiedono tecnici sulle linee produttive.
Però sulle impalcature edili, dove è impossibile esportare la produzione all'estero, importiamo mano d'opera straniera, per lo più extracomunitaria, troppo spesso non in regola e clandestina.
Nelle fonderie, ma anche nelle aziende meccaniche e chimiche, così come nel tessile e nei trasporti, sempre più vediamo persone extracomunitarie ricoprire soprattutto le mansioni più umili, faticose e pericolose, mentre noi siamo sempre più reticenti a lasciare che i nostri figli facciano un'esperienza lavorativa di questo tipo.
Queste persone ormai fanno parte del nostro tessuto civile, anche se continuiamo a tenerle ai margini della società, producono parte non indifferente del nostro PIL, il Prodotto interno lordo, quello che determina la nostra ricchezza. Chi oggi ha trent'anni di lavoro, molto probabilmente tra vent'anni dovrà dire grazie a queste persone se potrà continuare ad avere una pensione.
Non si può sintetizzare in poche righe un argomento così difficile, c0mplicato, complesso e delicato, ma mi piacerebbe avere una risposta da coloro che più di vent'anni fa iniziarono questo percorso verso l'industrializzazione dell'Estremo Oriente e contro l'immigrazione: oggi fareste ancora le stesse scelte, oppure questa corsa disperata al paese che lavora a prezzi sempre più bassi può ancora continuare senza una nuova forma di orientamento dell'economia globale?
La globalizzazione ed il capitalsmo sono definitivamente falliti e si può cominicare a ragionare in termini di società solidale e società a rete? Aspetto graditi commenti...
domenica 18 maggio 2008
Cina e Myanmar, catastrofe, aiuti e dittature

La domenica è il giorno laicamente e religiosamente consacrato al riposo, ma anche alla riflessione. Nel mio blog la domenica sarà dedicata a guardasi intorno, in Italia e nel mondo, alla ricerca di ciò che la settimana ci ha proposto come temi di attualità.
Ed oggi non possiamo fare a meno di pensare alle due catastrofi che in pochi giorni hanno colpito il territorio asiatico facendo un numero impressionante di morti.
In Myanmar, ex Birmania, le ultime fonti (Reuter) parlano di 133.000 morti, ma secondo funzionari britannici, l'attuale bilancio potrebbe già essere superiore a 200.000. La situazione permane grave causa le piogge monsoniche che continuano ad insistere sul delta dell'Irrawaddy e per il colera, che purtroppo è una malattia abituale.
Il vero problema però è dato dall'esercito, che governa incontrollato da 46 anni, e che continua ad insistere di essere in grado di gestire la distribuzione di aiuti, temendo che l'influenza degli stranieri possa indebolire il proprio potere. Come per i fatti dello scorso settembre, quando i monaci furono massacrati per il loro tentativo di ribellarsi al regime; ma la loro sfortuna è di non avere petrolio o altre ricchezze naturali, tali da convincere gli Stati occidentali ad essere meno accondiscendenti con i militari e più continui nella pressione politica verso questi stati.
In Cina la situazione è parimenti drammatica. Il peggior terremoto che abbia colpito la nazione negli ultimi 60 anni, un'altra catastrofe di almeno 100.000 morti, che potrebbero anche in questo caso diventare di più per le condizione geologiche instabili della zona, per il grappolo di scosse che ancora si stanno accanendo con una violenza terribile, per i pericoli derivanti dalle dighe danneggiate e per la lentezza dei soccorsi. Anche qui il regime non offre possibilità di interventi diretti stranieri e questo accade proprio nell'anno delle Olimpiadi.
Tra i due disastri la distanza è di meno di 2.000 chilometri, quasi a significare che su quelle povere popolazioni la catastrofe, seppure diversa nel tempo e nelle circostanze, abbia voluto colpire chi già vive nel dolore.
Per questo la nostra solidarietà non può mancare, né con il pensiero, né con l'azione concreta.