Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!

giovedì 5 marzo 2009

Un esperimento di democrazia telematica

Certe volte le idee più semplici sono quelle più efficaci. Lo abbiamo sperimentato anche ieri sera in commissione crisi, dove alla fine quello che conta non è tanto avere l'idea geniale, quanto fare incontrare la necessità con una soluzione, la migliore possibile.
Credo che l'intero Consiglio comunale debba ricavare qualche insegnamento da questa lezione. Spesso si sentono sostenere in consiglio tesi minime, veramente da "buca davanti al cancello di casa", che pure sono importanti, ma non essenziali per il benessere dell'intera collettività; oppure sentiamo parlare di istanze al mondo intero, o anche "solo" di indirizzo al Parlamento, ben sapendo che al Parlamento di ciò che pensa la città di Busto Arsizio su di un determinato argomento non interessa un fico secco. Allora bisogna essere pratici: affrontiamoci i nostri problemi, se possibile evitanto livelli veramente infimi di discussione, ma cercando di dare un connotato di efficacia e di contenuto alle discussioni.
Un altro elemento di riflessione è che per quanto si cerchi di discutere di tutto, com mille favolose formule, alla fine non si riesce mai ad arrivare alla evasione completa dell'ordine del giorno in discussione, anzi ora giaccono in attesa di dibattito mozioni vecchie di più di un anno. Se il problema esisteva, ormai è diventato cronico.
Quindi occorre esplare altre vie. Faccio allora una proposta ai miei colleghi consiglieri comunali: il consiglio aperto via blog. Visto che un numero crescente di colleghi consiglieri e di cittadini, oltre alla stampa ovviamente, frequenta il mio blog, vi lancio questa proposta:
1. ogni gruppo consiliare rappresentato in consiglio mi può far pervenire uno o più punti da proporre alla discussione, spedendomi il testo entro il venerdì mattina;
2. entro le ore 12.00 sottoporrò ai "capigruppo telematici" (da definirsi) l'elenco delle proposte pervenute, tra le quli ognuno mi segnalerà le tre che ritiene più interessanti, entro il sabato sera; ogni gruppo vale un voto;
3. durante la domenica provvederò a pubblicare sul mio blog le tre mozioni che avranno raccolto più consensi fra gli "e-capigruppo", e da quel momento ognuno, consigliere o cittadino, potrà commentare e dare il suo parere favorevole o contrario.
Un esperimento di democrazia telematica!
Se avrà successo, nel giro di qualche mese potrebbe essere proposto come strumento proprio dell'amministrazione; se fallirà, sarà stato un tentativo di introdurre un briciolo in più di partecipazione ad un organismo che rischia solo di collassare su se stesso.

mercoledì 4 marzo 2009

La storia infinita del nuovo Liceo Artistico di Busto Arsizio

C'era una volta il nuovo Liceo Artistico di Busto Arsizio. Mentre il Preside Monteduro si lamenta dei bus e dei trasporti pubblici che non aiutano gli alunni ad arrivare in tempo a scuola, e con gli altri presidi lancia la proposta di orari differenziati, l'area di fianco all'attuale sede centrale di via Manara, da tempo destinata ad ospitare la nuova struttura, fino ad ieri continuava ad essere tristemente priva di ogni segno di vita.
Oggi pare che finalmente qualcosa si sia mosso: qualche camion per movimento terra ha iniziato a frequentare l'area, forse un primo segnale dell'inizio di quella che dovrebbe essere la fase realizzativa della nuova struttura. Forse.
E qui il condizionale è d'obbligo, pensando alla storia che ha finora ammantanto il tanto sospirato nuovo Artistico che, sarà bene ricordarlo, ospita oggi più di 1.100 allievi su tre sedi sparse per la città e che è l'eccellenza in Lombardia.
La prima pietra posta nel febbraio del 2007 dall'allora Presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni e il neoeletto sindaco di Busto Arsizio Gigi Farioli, in realtà non è mai stata messa. A più di due anni da quella data, l'unica cosa che è successa è che Marco Reguzzoni è stato rieletto Presidente e dopo nove mesi è diventato onorevole ed ora tenta di difendere (sich!) le sorti della padana Malpensa di quel di Roma.
Intanto il primo progetto è fallito, nel vero senso della parola, essendo fallita l'impresa incaricata della realizzazione ed essendo stato completamente stravolto il progetto originale. Un anno fa l'attuale vicepresidente della Provincia di Varese Bottini (nonchè consigliere comunale di Busto Arsizio) aveva annunciato l'inizio dei lavori a ottobre 2008. Risultato: sei mesi di ritardo sul ritardo.
Riprendiamo quindi oggi questa trafila che io feci da giovane, quando studente del Liceo Scientifico Tosi con sede in via Carducci, entrando in prima Liceo nel 1973 ebbi come sede per il primo anno l'oratorio di San Filippo e per il secondo una villa in via Primo Maggio, mentre già era stata annunciata la costruzione del nuovo Liceo, che in realtà avvenne dopo che io presi la maturità scientifica.
Oggi dico per certo a quegli studenti del primo anno del 2007 che videro la posa della "invisibile" prima pietra che potranno stare certi: non potranno mai dire ai loro nipoti di essere stati ospitati dalla nuova sede del Liceo Artistico. Peccato...

martedì 3 marzo 2009

Il ritorno del nucleare

Il Ministero dell'Energia, in accordo con quello della Paura, ha comunicato che una delle sedi prescelte per l'installazione delle quattro nuove centrali nucleari previste dall'accordo Italo-francese siglato a fine febbraio 2009, sorgerà sull'area ex Cartiera Vita Mayer in Valle Olona.
I lavori per la preparazione dell'area ai lavori inizieranno a breve, si parla di massimo 3 o 4 anni. La costruzione dovrebbe essere conclusa entro il 2025 e l'entrata in funzione l'anno seguente.
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La notizia che leggete sopra è chiaramente un falso, ma cosa accadrà quando verranno rese note le località dove sorgeranno le nuove centrali nucleari previste dall'accordo Berlusconi-Sarkoszy?
Siamo in Italia, signori, dove la prima legge in questi temi è "non nel mio cortile".
Chi svegliandosi la mattina potrà essere felice nel vedere davanti alla propria finestra un cannone di cemento rivolto verso il cielo alto 100 metri gettare vapori, ma soprattutto svalutare case e campagne nell'intorno di 30 chilometri, perchè "quella è la zona della centrale nucleare"... Pensateci!

lunedì 2 marzo 2009

Rifiuti da salvare

Avevo promesso di tornare sull'argomento Rifiuti per trattarlo non tanto e non solo dalla prospettiva dell'inceneritore, ma per quello che i rifiuti oggi rappresentano nella nostra società.
Essi sono parte della nostra vita quotidiana, sono ciò che scartiamo da quello che è la parte di sostanza che riteniamo più buona ed attuale rispetto al nostro modo di vivere. Il rifiuto rappresenta una metafora del nostro passato, dell'inutilità, del superato, fino a ciò che ormai non ci appartiene o che ci disgusta. In questa prospettiva è difficile associare un'idea di valore al rifiuto, ma se lo rendiamo qualcosa di meno personale e più "industriale", riusciamo a coglierne aspetti che forse prima non potevamo vedere.
Non tutto ciò che è rifiuto per noi lo è anche per altri processi: ad esempio, nell'elettronica di consumo (cellulari, personal computer, televisori ed altre apparecchiature elettroniche) si fa uso di materiali molto pregiati, come oro, platino ed anche il rame o il silicio non sono da disprezzare.
Anche il materiale organico, il rifiuto di cucina (l'umido), può assumere un valore molto grande se trattato in modo opportuno: può diventare gas per alimentare centrali di produzione di energia elettrica e lo scarto finale può diventare fertilizzante per l'industria alimentare.
La carta, la plastica, il ferro o rottame in genere, perfino il legno sono già inseriti nel circuito del materiale da recuperare.
Quello che non riusciamo abitualmente a cogliere dei rifiuti è che se per noi hanno cessato di essere un bene o un prodotto, essi sono inseriti in una catena e che questa catena mantiene un valore, anche di notevole rilevanza, che spesso viene sottovalutato non solo da chi produce rifiuti, ma anche da chi li dovrebbe poi trattare.
Il concetto è spendere per eliminarli nel modo meno problematico possibile, ma se la questione fosse l'inverso, ovvero recuperare il rifiuto per ottenere il massimo da ciò che per noi non serve più in quella forma, ma che costituisce ancora valore per il materiale con cui è costruito e che opportunamente trattato, potrebbe costituire una ricchezza immensa.
Le persone che si lamentano del forno inceneritore di Borsano, giusto per fare un riferimento preciso, ne chiedono lo spegnimento perchè esso costituisce un periocolo reale o potenziale per la loro salute; forse il pericolo viene più da altri elementi, come ad esempio i camion che conferiscono il rifiuto, ma tralasciamo per ora questo particolare.
Credo sarebbe più saggio se essi chiedessero che il forno lavorasse secondo altre logiche, di protezione ambientale (si era parlato di portare una sede ARPA all'interno o nelle vicinanze dell'inceneritore), di raccolta differenziata, di ottimizzazione della catena del rifiuto e di cultura del rifiuto. Sembrano cose simili o ingenue, vi posso assicurare che non lo sono.
Quando sono stato a Casalmaggiore, a settembre dello scorso anno, ebbi materiale dal Sindaco (già protagonista di altre vicende meravigliose, come le fontanelle di acqua gassata in città) riguardo la possibilità di investire per favorire l'erogazione di detersivi, ammorbidenti e saponi attraverso dei dispensatori automatici ai quali accedere con la propria bottiglia. Il risultato è la riduzione dei contenitori di plastica che andremmo a conferire in discarica o alla differenziata.
L'economia prodotta avrebbe diverse ricadute positive: la riduzione del materiale da conferire e quindi il volume totale dei rifiuti, i quali sono composti per la gran parte di materiale di imballaggio. Pensate alle vaschette di polistirolo dove vi mettono le fettine di carne o di formaggio al supermercato, pensate a tutto il film plastico che le avvolge e vi farete un'idea.
Anzi, se ve ne volete fare una più precisa, guardate il vostro sacchetto della pattumiera questa sera, e guardate il vostro bidone dell'immondizia, guardate quello dei vicini, se potete e rendetevi conto di cosa gettate ogni giorno. Quel rifiuto, da qualche parte dovrà pure finire.
Se non andasse all'inceneritore, andrebbe in discarica e questo sarebbe forse peggio.
Dobbiamo cercare una soluzione che non sia, come dicono gli inglesi, non nel mio giardino, ma la migliore possibile per tutti, comprendendo bene cosa significhi in verità, gestire in modo moderno il ciclo del rifiuto solido urbano.

domenica 1 marzo 2009

Tutti pazzi per Facebook - seconda parte

Torno a parlare di Facebook visto che ho ricevuto alcune mail che mi chiedono di approfondire l'argomento, in particolare quando parlo di privacy e ruolo dei genitori, soprattutto quando i ragazzi sono praticolarmente giovani.
Non si tratta di fare allarmismi esagerati, per questo basta il mitico "Ministero della Paura" evocato da Albanese e molto ben interpretato dall'attuale Governo italiano. Ma si tratta comunque di tutelare i più giovani, evitando di prestarsi a terribili equivoci.
Cominciamo allora dalla privacy: una cosa molto comune dei Social Network (categoria a cui Facebook appartiene) è quello di lasciare dare libero sfogo a tutta l'esteriorità che ognuno di noi vorrebbe avere, soprattutto in un'epoca in cui l'apparenza se non è tutto, è almeno buona parte dell'essere di molte persone.
Quindi normale mettere foto proprie o dei propri amici su Facebook, senza porsi troppi problemi del tipo che l'amico di turno possa essere d'accordo o meno. Dobbiamo anche ricordarci che le scelte altrui possono essere diverse dalle nostre, così come dobbiamo pretendere ed ottenere riservatezza per la nostra immagine, perchè esiste un diritto all'immagine e alla riservatezza che spesso dimentichiamo. Inoltre, un'immagine messa su internet o su di un Social Network equivale a perderne il controllo, chiunque può "rubarla" ed usarla non sempre per usi innocui.
Impossibile rincorrere un'immagine una volta che viene pubblicata. Così come è molto difficile cancellare i propri dati una volta che li abbiamo messi o registrati in uno di questi contenitori.
Una cosa che forse non è chiara è che le società che gestiscono questi strumenti sono solitamente all'estero e non sempre le leggi sulla privacy sono uguali in tutti i paesi. Chiedere di essere cancellati da una lista o che ne vengano cancellati i nostri dati potrebbe non significare nulla.
Ecco perchè è bene limitare i dati che mettiamo in rete a quelli che riteniamo assolutamente pubblici e che non danneggino la nostra privacy.
Un altro elemento critico è quello dei genitori che vogliono difendere i propri figli da attacchi o molestie informatiche. Qui vale la pena di ricordare sempre che la Polizia Postale svolge un'azione di controllo e indagine efficace, per cui i genitori devono segnalare a questo ente ogni eventuale dubbio o evidenza di violazione. Sul sito della Polizia Postale potranno inolte trovare indicazioni per difendere al meglio i figli che restano soli davanti al computer. Vi sono alcuni siti che parlano di come difendere i minori quando stanno utilizzando internet, ve ne propongo un paio solo per stimolare la vostra attenzione:
Internet e la rete sono strumenti eccezionali, sono quella parte di tecnologia che sta cambiando il mondo e le nostre azioni, potranno anche essere la base della nuova economia che nascerà da questa crisi, ma non dobbiamo dimenticare che sono anche agenti nuovi, con i quali dobbiamo fare i conti. Se vogliamo essere genitori attenti all'educazione dei nostri figli, volenti o nolenti dobbiamo informarci sull'uso di questi prodotti e servizi, dobbiamo essere certi che offriamo ai minori occasioni di studio, di svago, di comunicazione lecite e sicure, e per questo occorre attuare poche e semplici regole. Il lupo cattivo ormai arriva anche attraverso la rete!

Leggi Tutti pazzi per Facebook - prima parte

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