Alessandro Berteotti

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Non ho verità da regalare, se però pensi che dica cose sensate, dillo ai tuoi amici!

mercoledì 17 giugno 2009

Il Bene Comune, utopia politica

Qualche mese fa annunciai che al termine di questo mandato elettorale non mi sarei più ripresentato candidato alle prossime elezioni amministrative. Qualcuno non ci ha creduto e mi vorrebbe far smentire ciò che dissi: evidentemente non mi conosce.
Ribadisco qui in modo definitivo che non mi ricandiderò alla prossima tornata elettorale per almeno tre buoni motivi: primo perchè sono già stato eletto tre volte in questa carica di consigliere ed alla fine naturale di questo mandato avrò sommato 14 anni di servizio (1997-2011); secondo perchè credo nell'alternanza così come sancito anche dallo statuto del PD, e quindi non ricandidabile comunque; terzo perchè ritengo di dovermi impegnare di più nell'ambito della formazione politica e della crescita del movimento di un partito che ancora non entra nella sua vera e naturale collocazione politica.
Credo quindi che ci siano tutte le ragioni per cambiare il ruolo, ma non l'appartenenza al partito, questo deve essere altrettanto chiaro. Non un disimpegno, ma una maggiore forza ad impegnarmi sul versante della cultura politica, quello che oggi ritengo essere quello rimasto più sguarnito dopo il ciclone PD.
Se abbiamo imparato qualcosa noi, che abbiamo avuto modo di essere presenti nella vita amministrativa di questa città come opposizione, durante questi ultimi 15 anni, , è che lottando solo dai banchi del consiglio comunale sia come difendere Fort Alamo: una battaglia persa in partenza. Questa non è una città normale: qui convivono interessi forti ma occulti. Non si spiegherebbe altrimenti come mai, malgrado tutti i clamorosi fenomeni negativi che qui si sono concretizzati, il Centrodestra possa vantare quasi il 75% dei consensi: 3 cittadini votanti su 4!
La visibilità del consiglio è pressocchè nulla, solo poche decine di affezionati vi partecipano: dov'è il resto della città? Quando vi appare qualche faccia nuova, si scopre dopo pochi minuti che si tratta di persone interessate ad uno specifico argomento all'ordine del giorno, solitamente lottizzazioni e piani urbanistici, qualche volta per eventi di rilevanza maggiore.
Ricordo l'8 marzo 2000, quando una folla di oltre 500 persone invase la sala consiliare per il timore della realizzazione della Tangeziale Ovest; o i coloriti interventi tra il pubblico del Comitato Inceneritore di Borsano contro le azioni in progetto per le varie ristrutturazioni che, nel corso degli anni, sono state annunciate e poi, quasi tutte, realizzate (alla faccia del Comitato).
Oppure le proteste delle maestre degli asili nido, insieme ai genitori, per la mancata o ritardata programmazione dei mesi di luglio; le proteste che ci furono dal mondo della scuola per la realizzazione degli accorpamenti scolastici, fino alla vivace partecipazione dei tifosi della Pro Patria dello scorso inverno per chiedere la realizzazione del nuovo stadio di calcio e rispetto per il Presidente Zoppo. Mai nome fu più azzeccato.
Difesa di interessi di parte, più che di partito, anche perchè a Busto la gente cambia parere politico, eccome; ma sempre dentro il Centrodestra. Da un piccolo calcolo che ho fatto, ci sono più di 8.000 voti che negli ultimi 8 anni si sono spostati tra i partiti della coalizione, in particolare da Lega a PdL e da questo di nuovo verso la Lega. Ma di fatto qui non si muove nulla.
Il Bene Comune, scusate se lo scrivo con le iniziali maiuscole, è però ben altra cosa. Non è nelle piccole beghe di bottega intrapartito, non è nelle rappresentanze corporativistiche, non è nelle battaglie sulle buche o sulle foglie (per quanto rispettabili), non è nemmeno nella falsa, falsissima solidità dell'alleanza di potere di una maggioranza che altrove non riuscirebbe a gestire nemmeno una bocciofila.
E' nel degrado istituzionale, nella fragilità dei ruoli, nella mancanza di autocritica e nella repulsione che la gente prova nei confronti di amministratori di poche idee e di scarsissime qualità che dovremmo ricercare risposte ai tanti perchè della nostra città.
Perchè Busto è diventata così diversa da Legnano o Gallarate, o dalla stessa Castellanza: non hanno giunte dello stesso colore politico? Perchè Busto litiga con Gallarate (lo fanno i sindaci) per chi abbia in realtà la leadership del basso varesotto? Cosa fanno i nostri rappresentanti nelle istituzioni superiori, come ad esempio il nostro onorevole Reguzzoni, se non farsi notare per essere quello più assente tra i nostri deputati al voto in aula di Montecitorio? Come fa a difendere i diritti di Malpensa se non sta in aula? Quali effetti ha dato la sua presenza in quella sede alla nostra città e alla provincia di Varese?
Domande inutili, se non cominciamo a ricostruire delle coscienze politiche. E per fare questo occorre che qualcuno si metta in moto: io ho fatto questa scelta.

martedì 16 giugno 2009

Elezioni europee: un fiasco su tutta la linea

Ho voluto prendermi qualche giorno di rilfessione dopo il turno elettorale appena conclusosi e prima di affrontare un altro problema che è politicamente rilevante, prima di tutto per un aspetto di democrazia, come quello del referendum.
Sul primo: direi che ad uscirne sconfitto in modo eclatante è lo spirito europeista. Cosa che purtroppo si è notata un po' dappertutto, ma in particolare in Italia. Qui da noi, la competizione elettorale non era sull'elezione dei nostri rappresentanti al Parlamento Europeo, quella è diventata semmai una conseguenza che tocca ed interessa esclusivamente gli eletti, ma ha gravitato in modo pressocchè esclusivo sul tema del plebiscito al Popolo delle Libertà ed all'annientamento del PD.
La prova di questo la si è avuta da un piccolo fatto di cronaca accaduto durante il comizio del PD di Bologna: una starlette di basso profilo, che già aveva invaso il teatro Ariston durante il Festival di Sanremo, non ha trovato di meglio che esibire le proprie nudità coperte solo con un filo di pennarello indelebile dove aveva scritto sul seno destro la previsione per il PdL (43%) e quella per il PD (23%), per fortuna rivelatesi errate entrambe.
Ma chi ha speso una parola per dire quale sarà la linea politica che i partiti italiani terranno all'interno degli schieramenti europei? Quali saranno le linee di indirizzo della politica comunitaria che i partiti italiani andranno a sostenere? A tempo scaduto abbiamo appreso che il PD confluirà nella nuova formazione dei "Socialisti e Democratici"; forse valeva la pena di dirlo prima, ed oltre al nome sarebbe forse valsa la pena di dire quali fossero gli obiettivi che la formazione andava a proporre.
Interviste ne sono state fatte tantissime, ma una che vale per tutte (anche per capire lo spirito di alcune) è quella che è stata fatta poche ore prima della chiusura della campagna elettorale a Franceschini su Radio24: sette domande tutte incentrate sui temi della politica italiana, dal caso Noemi alle controversie sui giudici, per chiudere con un commento: "Ma lei onorevole non ci ha ancora parlato dell'Europa". Cosa dire? Faziosi.
Faziosità che a mio giudizio si esplicita molte volte come sudditanza del singolo giornalista, più che di testata, forse attratto dal momento, dall'occasione, che lo pone di fronte al politico di potere che potrebbe, qualora risultasse una buona intervista che lo ponesse in buona luce, ricordarsi più avanti di questo "bravo giornalista". Non sarebbe la prima volta, e se poi fosse donna e fosse pure bella...
Dunque, nessuna traccia d'Europa. Ed anche fra i candidati, hanno fatto notizia più i nomi dei promossi e dei bocciati più che dei valori che essi mettono in campo. Mastella, anche se avrà per tutto il periodo alle calcagna l'ex magistrato De Magistris col quale i conti non sono ancora chiusi, si è ripreso 5 anni di paga sicura e di immunità dalla italica giustizia, seppur lontano da casa, ma si sa, basta non frequentare troppo quei paesi uggiosi al Nord delle Alpi... Anche Ciriaco De Mita trova a 81 anni suonati ancora passione per farsi quasi 2.000 chilometri per raggiungere Bruxelles dalla natia Nusco. Stress evitato invece ad un baldo giovane come il principe Emanuele Filiberto, che potrà evitare d'ora innanzi di avvalersi dei solerti suggerimenti di Cesa anche nella propria vita privata.
Mandiamo al Parlamento Europeo persone che nemmeno conosciamo, che non abbiamo mai visto nè conosciuto, ma che ci hanno detto di votare. Anch'io ho suggerito dei nomi, ma si tratta di persone che conosco e che posso contattare e, sono sicuro, se dovesse servire potrebbero senz'altro rendersi disponibili: due su tre sono state elette e si tratta di Patrizia Toia e Antonio Panzeri. Meno fortunato è stato Francesco Ferrari, ma oggi come oggi 2 su 3 rappresentano quasi un record.
Ora, credo che se qualcuno di voi avesse un quesito, un suggerimento o un appello di valenza europea, volesse saperne semplicemente di più sull'attività di questi nostri rappresentati, può fare riferimento a me per far arrivare le istanze a questi nostri amici.
Non ci saranno probabilmente molte occasioni per tornare su questi argomenti nei prossimi cinque anni, ma sarebbe bene non perdere il contatto con chi abbiamo comunque eletto e lavorerà per noi in quelle sedi.

mercoledì 10 giugno 2009

Gheddafi offende l'Italia e Berlusconi tace

Arriva il Colonnello Gheddafi e si presenta con l'immagine di un "eroe" libico anti italiano, tale Mukhtar, ucciso dai fascisti. Certamente un personaggio storico, una persona che ha combattuto per la libertà del suo popolo, come fu per tanti partigiani italiani durante la guerra di liberazione dal nazifascismo.
Però questo gesto fatto oggi mi mette un po' i brividi, per diversi motivi.
Primo: perchè come italiano del 2009 credo di non dover chiedere personalmente scusa a nessuno, men che meno ad uno che qualche anno fa ci tirava missili su Lampedusa (è vero, fu quasi una farsa, però ci ha provato).
Secondo: perchè la politica richiede modi e toni consoni alle circostanze, modi e toni che non sono propri di un colonnello libico che della libertà ne fa carta straccia al suo paese senza problemi da decenni, ed ora invece viene riverito dal nostro Governo! Vergogna!
Insegni democrazia e libertà al suo popolo, prima di venire da noi con certe pretese: se non fosse per le sue risorse energetiche, ce ne potremmo anche fregare di lui e della sua politica.
Ma qualcuno preferisce perdere la faccia. Una domanda alla Lega: ma questo Gheddafi non è un extracomunitario? Ed una al Popolo delle Libertà: ma questo non è uno sporco comunista come Putin? Ah no? Questi sono amici del Berlusca..... ah, già!
Italiani, aprite bene gli occhi per vedere che stiamo strisciando ai piedi di una persona che, qualche anno fa, avremmo tranquillamente messo a giudizio per il caso Itavia o Lockerbee, per i MIG che si sono schiantati in Calabria o affondati nel mar Tirreno, portandosi dietro oltre 80 dei nostri connazionali.
Il mio orgoglio nazionale (ebbene sì, ne possiedo uno anch'io) mi fa dire che questa cosa mi mette il voltastomaco: un conto è essere in affari (con una buona dose di ipocrisia) con la Libia, un altro vendere la nostra dignità nazionale senza dire una sola parola.

martedì 9 giugno 2009

Senza la profezia, rimane la complicità

Si è conclusa la prima tornata elettorale, si torna alla vita normale. Normale si fa per dire. E la voglia di commentare entrambe le cose sarebbe fortissima da parte mia.
Però preferisco affidarmi a questo testo, forse un po' lungo, ma che vi consiglio di leggere integralmente, qualsiasi sia il vostro pensiero politico. E' di un prete. Un prete che pone delle domande al suo Vescovo (Bagnasco, non un vescovo qualsiasi), ma molte di più ne pone a noi.
Vi ringrazio per la lettura.

Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.
Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: «troncare, sopire … sopire, troncare».
Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una «bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di «emergenza educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del «velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

Don Paolo Farinella lauree in Teologia Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. I suoi ultimi libri: ” Bibbia, parole, segreti, misteri ” e ” Ritorno all’antica Messa “, sempre editore Gabrielli.

mercoledì 3 giugno 2009

Votiamo per l'Europa, ma non se ne parla

Approfitto del messaggio di Alessandro, che riprendo condividendolo in pieno, per ricordarvi l'appuntamento col voto del prossimo fine settimana. Anche se naturalmente la comunicazione su questo evento è ridotta al minimo... quasi si avesse timore di affrontare l'argomento!

Sabato e domenica andremo a votare per eleggere chi ci rappresenta in Europa. Tranne rare eccezioni, il dibattito si è concentrato - a volte in maniera becera - sui temi di politica interna. Si è parlato di Noemi, della sentenza Mills e dei respingimenti alla frontiera (ora gli sbarchi sono ripresi, ma nessuno ne parla più!), lasciando sullo sfondo il tema della crisi economica.

Non si è parlato di Europa, percepita come qualcosa di completamente lontana dal nostro vivere quotidiano, a volte dannosa. Quando, invece, avremmo come non mai bisogno di più Europa per rispondere alle grandi sfide a cui gli stati singolarmente non sono più in grado di far fronte.


Siamo o non siamo più efficaci se a lottare contro la criminalità organizzata ci sono strutture di polizia e giudiziarie che si muovono liberamente in tutta Europa; siamo o non siamo più efficaci nell'affrontare i fenomeni legati all'immigrazione clandestina avendo una polizia con uomini, mezzi e risorse europei a presidiare i confini terrestri e quelli nel mediterraneo o avendo organismi europei a farsi carico delle delicate questioni legate alla concessione dello status di rifugiato; siamo o non siamo più efficaci nel lottare contro i grandi cambiamenti climatici grazie alla spinta dell'Europa ad abbassare il livello di emissione dei gas o alle risorse comunitarie messe in campo per incentivare le energie rinnovabili. Senza ricordare che una parte dei soldi per finanziare la cassa integrazione arrivano oggi dall Europa.

Berlusconi e Bossi non hanno mai guardato con favore all'Europa, vista come un ostacolo o peggio come il capro espiatorio della propria incapacità ad affrontare i problemi di politica interna. Nella lista del Partito Democratico, invece, abbiamo candidato donne e uomini che hanno cercato di parlare di Europa e di come l'Europa possa aiutarci a superare la crisi economica che stiamo vivendo.

Come sapete per le elezioni europee si possono dare tre preferenze. Ho scelto - sebbene ci fossero anche altre persone che stimo per la loro competenza e serietà - di sostenere i tre europarlamentari uscenti lombardi:

Patrizia Toia
Antonio Panzeri
Francesco Ferrari

Li conosco personalmente da anni, li ho apprezzati per il lavoro svolto al Parlamento europeo e per la passione con cui hanno parlato di temi europei in questa difficile campagna elettorale.

Con l'occasione, oltre ad esprimere il mio sostegno ai tre europarlamentari lombardi, voglio ringraziare tutti coloro che hanno deciso di mettersi in gioco per il proprio Comune, consapevole che il radicamento del Partito Democratico passa soprattutto da un buon risultato alle elezioni amministrative.

Perciò, in bocca al lupo a tutti per lo sprint finale!

Alessandro Alfieri

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